XIV.

Guerra romano-siriaca. Ultima ambasceria egiziana.

La sorte delle armi riescì sfavorevole ad Antioco, e la battaglia delle

Termopili (191) inaugurò la serie delle sue disfatte.

Poco dopo, nuovi ambasciatori tornavano a Roma dalla corte di

Alessandria. Questa volta, a nome del re e della regina, la figliuola

stessa di Antioco, essi si congratulavano della vittoria delle

armi romane, aggiungendo la preghiera e la raccomandazione, che si

pensasse subito a tragittare in Asia un esercito. Tutto lo stato di

Antioco si trovava, a sentir loro, invaso da terrore, e i re d’Egitto

si profferivano pronti a tutto ciò che il senato avesse potuto

richiedere[198] (190).

La vecchia astuzia della corte alessandrina riappariva questa

volta parecchio sciupata in seguito alla sorte delle due precedenti

ambascerie, di cui l’odierna non era che un triplicato. La risposta

di Roma non aveva quindi a subire variazione alcuna, e, per la terza

volta, esso tornò a ringraziare, a rifiutare e a donare sontuosamente

gli ambasciatori egiziani.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 33 / 118 题