XI.

Nuove pratiche.

La novella ambasceria romana era destinata a peripezie maggiori delle

precedenti. Dapprima P. Villio, uno dei suoi componenti, dovette

attendere a lungo ad Efeso, mentre Antioco era diretto a guerreggiare

contro i Pisidi. Essendosi quindi affrettato a raggiungerlo presso

le fonti del Meandro, le trattative furono tosto interrotte sotto

il pretesto che la corte era in lutto a cagione della morte di un

membro della famiglia reale, e Villio si trovò costretto a tornarsene

a Pergamo. Più tardi, quando Antioco fu tornato ad Efeso, Villio

e i suoi compagni si affrettarono a seguirlo. Ma agli ambasciatori

romani, tutt’altro che concedersi un abboccamento col re, fu giocoforza

accontentarsi di una conferenza con Minio, uno dei suoi ministri.

Questi cominciò coll’osservare con fine ironia come i Romani, che in

questa, come nella precedente vertenza con Filippo, l’aveano posato

a cavalieri dell’ellenismo, tenevano, ciò non ostante, soggette e

tributarie Napoli, Reggio, Taranto etc., città non meno greche di

Smirne e di Lampsaco. Continuò quindi col dichiarare che il suo re non

si sentiva da tanto da rinunziare alle città eolie ed ioniche dell’Asia

Minore, compreso Smirne, Lampsaco e Alessandria della Troade, tutti

antichi possedimenti dei suoi antenati. Che però, ove i Romani avessero

voluto stringere alleanza con Antioco, questi era pronto a riconoscere

come autonome Rodi, Bisanzio e Cizico, la concessione più grande che

potevano attendersi dal re[195].

Gli ambasciatori romani risposero al solito altezzosamente, ma senza

pervenire a nascondere la fragilità delle proprie ragioni. Le città

greche, possedute da Roma, non le avevano mai negato codesto diritto,

nè l’esercizio del medesimo aveva subito interruzioni sia pure in

grazia di interventi stranieri. Non così le città asiatiche, di cui

alcune, dopo la conquista dei re di Siria, erano passate a Filippo o a

Tolomeo, altre aveano goduto di una libertà incondizionata. Del resto

la causa della loro libertà non poteva essere difesa da altri meglio

che dagli ambasciatori delle medesime, per cui si richiese venissero

introdotti. Ma, come quattro anni prima a Lisimachia, tale atto decise

della fine della conferenza (192).

Essa non avea contenuto una sola parola dei dritti della corte

alessandrina, non una sola imposizione che a questa venissero

restituiti i territori recentemente usurpati.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 30 / 118 题