L’ambasceria egizia in aiuto di Roma contro la Macedonia.
La recente, succitata ambasceria egizia possiede un’importanza
singolare, in quanto segna un rivolgimento nei rapporti di Roma con
l’Egitto.
Essa, dicemmo, era stata motivata dal fatto che ambasciatori ateniesi
si erano a lor volta recati alla corte di Alessandria, chiedendo
aiuto contro Filippo. L’Egitto era allora alleato di Atene, e avrebbe,
senza esitazione, potuto immischiarsi negli affari della Grecia. Ma la
corte di Alessandria fu di diverso parere. Mandò a Roma a chiederne
il permesso con l’esplicita dichiarazione che essa era pronta ad
astenersene, qualora ciò fosse spiaciuto al senato.
Per quanto l’ambasceria fosse formulata in termini molto abili ed
avesse dichiarato, cercando di porlo in evidenza, che, qualora Roma
non avesse avuto nulla in contrario, il re sarebbe stato pronto a
incaricarsi egli stesso dell’impresa, tutto dava ad intendere che
l’Egitto, la prima delle potenze orientali, non aveva voglia di
cacciarsi in un conflitto di preminenza con Roma in quelle acque
dove pur ne aveva diritto, e che la republica del Lazio, ora sovrana
dell’Occidente, era venuta ad intorbidare.
Era altresì palese come la corte Alessandrina tendeva ad escludere da
quella spedizione così pericolosi alleati[126]. E il senato replicò
con la sorridente prepotenza, che ispirano tutti gli atti di umiltà.
Dichiarandosi pronto ad aiutare gli Ateniesi, esso ringraziava il re
d’Egitto del gentile pensiero, aggiungendo che il popolo romano sapeva
bene di poter contare su di lui come su fedele alleato. Così, dietro
il velo di una galanteria, la corte alessandrina subiva tacitamente
il divieto di ingerirsi negli affari d’Oriente. Era quella la
prima umiliazione, ma di essa, fra breve, se ne sarebbero scorte le
conseguenze.