Roma, la Macedonia e l’Egitto durante la guerra annibalica.
Era scoppiata intanto la prima guerra macedonica[93]. Filippo
Vº, secondo il grandioso piano di Annibale, doveva essere uno dei
principali ingranaggi della coalizione antiromana, che egli avea sempre
sperato di comporre in Oriente ed in Occidente. Se non che Roma,
sfruttando i malumori dei piccoli stati greci contro la dominazione
macedone, li avea rivolti contro Filippo, e si era alleata formalmente
con gli Etoli, ai quali erano state fatte promesse più che liberali.
Così, partecipando solo con un contingente minimo di forze, i Romani,
sin dal 215, tenevano a bada un avversario potente, contro cui, allora,
non potevano sperperare le proprie forze.
Al 209 o 208[94], parecchie delle potenze neutrali della Grecia e
dell’Oriente intervennero come mediatrici[95]. Tra esse figurava
l’Egitto.
Gli ambasciatori inviati a tal uopo incontrarono Filippo a Falara, dove
egli si era ritirato, dopo aver battuto a Lamia gli Etoli ed inseguito
i medesimi sin nel loro territorio. Pare che della mediazione sia stata
data notizia anche all’ammiraglio romano P. Sulpicio Galba[96]; se
non che questi dichiarò di non essere rivestito dei poteri necessari a
comporre la vertenza. Era infatti interesse di Roma, procurando impacci
a Filippo, di non rinunziare a tenere un piede nella Grecia, sì che un
sincero consenso ai desideri degli intervenuti sarebbe in quel momento
equivalso a procurare volontariamente il proprio danno. In tali termini
Sulpicio scrisse al senato, che, concorde al generale, vietò ogni
composizione, e tornò a rispedire milizie agli Etoli.
Questi intanto avevano a Falara conchiuso un armistizio di trenta
giorni, rimettendo le deliberazioni circa la pace definitiva alla
prossima loro assemblea generale[97], che fu tenuta ad Egio in Acaia.
Quando si pensa che mediatrici erano tutte potenze marittime, che dal
prolungamento della guerra venivano danneggiate nei loro interessi
commerciali, si capisce subito come questo dovette essere il precipuo
movente della corte di Alessandria. Vi si aggiungeva il doppio scopo
di tenere lontani dagli affari di Grecia la sempre avversata Macedonia
ed il nuovo temuto alleato della republica romana. Se non che, mentre
ad Egio si discuteva della necessità di porre fine alla guerra,
l’ammiraglio romano ed Attalo, re di Pergamo, si erano affrettati a
comprometterne l’esito, l’uno con l’occupazione di Naupacto, l’altro
con l’invasione di Egina. Ciò bastò perchè gli Etoli sollevassero
la misura delle loro pretese, e, con lo scioglimento dell’assemblea,
andasse a vuoto ogni tentativo di composizione.