96. =Capretto alla cacciatora.= — Come l’agnello. Vedi N.º 63.

Nei campi si vive e in casa si

muore.

97. =Capretto fritto.= — Tagliate il capretto a pezzetti, fate bollire

questi una trentina di minuti nel brodo a cui avrete aggiunto delle

erbe, involgeteli nell’ovo sbattuto e nel pangrattato e friggeteli

nell’olio bollente o nello strutto.

98. =Coratina di capretto.= — La coratina o frittura di capretto,

cioè il cervello, il polmone e il fegato bene lavati si tagliano a

fettoline e infarinati si gettano in una cazzaroletta dove si avrà

sciolto del burro, e si fanno saltare a fuoco ardente in pochi minuti,

cioè muovendoli di continuo con un mestolino e salandoli alla fine.

Il cuore, che è più duretto, si fa bollire un pochino nell’acqua o nel

brodo.

99. =Maniera di spellare il coniglio.= — Come la lepre (vedi più sotto

N.º 106), soltanto non si leva la seconda pelle.

100. =Coniglio lesso (per il brodo).= — Il coniglio lesso dà buon

brodo. Esso impiega per cuocersi bene ore 1 1/2 — 2 secondo l’età.

Le carni si fanno poi rosolare in un soffrittino di cipolle, lardo,

prezzemolo e erbe odorose, ma è bene unire anche all’acqua in cui

si cuoce un condimento rosolato di burro e cipolle, nonchè

prezzemolo, grani di pepe, timo, alloro e un po’ d’aceto.

101. =Coniglio in umido.= — Tagliatelo a pezzi convenienti e salatolo

e infarinatolo, lo disporrete in una cazzarola dove avrete sfatto un

bel pezzetto di burro o di strutto misto col burro, aggiungendovi una

fesina d’aglio che poi leverete e un cucchiaio di ramerino pestato;

quando, cuocendo, ha preso colore, coprite il recipiente e bagnatelo

di tratto in tratto coll’acqua o col brodo freddo per ottenere un po’

di sugo. Se vi piace, versatevi da ultimo un po’ di salsa di pomodoro.

Potete anche rosolare, da principio, col grasso, 3-4 cipollette,

un po’ di prezzemolo, di sedano e una carotina tritati insieme, ciò

per accrescere il sapore del coniglio. Un po’ di vino nero non gli

nuoce. Allo strutto e al burro potete sostituire l’olio. Cottura ore

1 1/2 — 2.

Chi sa far fuoco sa far casa.

102. =Coniglio cotto col latte.= — Sciogliete in una cazzarola un

bel pezzetto di burro, fatevi soffriggere alcune fettoline di lardo,

disponetevi il coniglio tagliato a pezzi, salato e infarinato. Quando

la carne ha preso colore, copritela di latte e lasciatela cuocere due

ore adagio unendovi anche qualche presina di pepe. Se vi piacciono

le spezie non dimenticate uno scrupolo di garofani o di cannella in

polvere. Potete scarseggiare col sale e mettervi una sardella o due ben

pulite con mezzo limone, il quale alla fine della cottura si leva via.

103. =Coniglio marinato.= — Tagliate un coniglio a pezzi, collocate

questi in una pentola di terra e versatevi sopra la seguente marinata

che avrete fatta bollire mezz’ora e lasciata intiepidire:

Un bicchiere di vino nero, un bicchiere d’aceto, due cipolle, mezzo

limone, una carota, una radice di sedano, una fesa d’aglio, tre chiodi

di garofano, due bacche di ginepro.

Voltate il coniglio ogni dì e in capo a 2-3 giorni cuocetelo arrosto o

in umido come indicano le ricette del capretto N.i 94 e 95.

104. =Coniglio arrosto.= — Come il capretto (vedi N.º 94). S’intende

che tanto il coniglio come il capretto riescono bene allo spiedo, bene

lardellati e bagnati con un po’ di burro. Per il coniglio farete bene

d’aggiungere un po’ di cipolla.

105. =Coniglio a uso «Gulasch».= — Come il manzo (vedi N.º 9), tagliato

a pezzi regolari.

106. =Maniera di spellare la lepre.= — Fate un taglio circolare nella

pelle intorno alle zampe, staccatela dalle coscie, dal dorso e dal

ventre aiutandovi con un coltello e badando di non ferire la carne,

rovesciatela come un guanto e fatela uscire dalla testa a cui avrete

reciso gli orecchi.

Recidete quindi le zampe e la testa col collo fin dove cominciano i

filetti del dorso e, se non avete intenzione di allestire la lepre

ripiena, asportate le costole del petto e la pelle del ventre senza

estrarre i rognoni e mettetele da parte colle zampe posteriori ben

pulite.

Questi cascami di lepre generalmente si marinano per farli poi cuocere

in umido, ma hanno poco valore. Il rimanente si allestisce nelle più

svariate maniere.

Il vento non è buono che a mandar

navi e mulini.

107. =Lepre arrosto.= — Quando la lepre è bene spellata, avrete cura

di levarne diligentemente le pelletiche con un coltellino fino senza

guastare la carne, poi la guernirete qui e lì di filettini di lardo,

introducendoveli con un coltello (se non possedete il lardatoio) e la

metterete allo spiedo colle gambe posteriori incrociate. (In genere

si lascia da parte il pezzo davanti che serve per fare un umido). Poi

la farete girare sulla brace viva che val meglio del fuoco di legna,

la salerete a metà cottura abbondantemente e la bagnerete tre volte

a intervalli regolari con burro fuso. La durata della cottura dipende

dall’età dell’animale. S’esso fosse vecchio converrebbe fargli subire

prima la stessa marinatura del coniglio (vedi N.º 103). Un leprotto si

cuoce in poco più di mezza ora, una lepre adulta ha bisogno d’una buona

ora. In ogni modo occorre che la lepre sia molto bene infrollita.

Volendo invece allestirla al forno, la preparerete nello stesso modo e

la cuocerete entro una cazzarola ovale disponendovi sotto un battutino

di lardo e alcuni fiocchetti di burro. Cottura ore 1 1/4 circa.

108. =Coratina di lepre.= — Colla coratina della lepre, cioè col cuore,

coi polmoni e col fegato si può allestire una buona salsa da gustarsi

colla polenta o colla pasta. Anzi tutto conviene marinarli (se non

si ha già marinata la lepre, nel qual caso si mettono nella stessa

pentola) con un po’ d’aceto. Trascorsi un paio di giorni si passano

allo staccio e si mettono poi in una cazzarolina dove si avrà soffritto

in un pezzetto di burro un po’ di cipolla e di prezzemolo bene tritati,

aggiungendovi un amaretto e alcune bacche di ginepro bene schiacciate,

pepe e sale. Il composto va diluito col sugo della lepre o con un

po’ di brodo buono misto di vino bianco. La salsa deve poi bollire

lungamente (circa ore 1 1/2) e molto adagio. La coratina si fa

anche rosolare nel burro alla semplice.

Chi ha l’arte ha ufficio e

beneficio.

109. =Polli, capponi, galline, piccioni, lessi.= — I polli si pelano

in genere appena scannati mentre sono ancora caldi; se sono freddi

s’immergono due tre volte nell’acqua bollente, badando di tenerveli

appena un paio di secondi a ciò non si scottino. I piccioni in genere

sono sempre bagnati perchè usa affogarli. Nel pelare tutti questi

volatili abbiate cura di non romperne la pelle. Accostateli poi alla

fiamma rivoltandoli spesso per abbrustiarne le ultime pennine che

vi fossero rimaste. Quindi per vuotare i volatili grandi taglierete

loro la parte inferiore dal becco e fatta una incisione nel collo,

verso il dorso, estrarrete la lingua, il gozzo, l’esofago e i

polmoncini liberandoli con due dita dai filamenti che li fanno aderire

internamente al petto. Voltato quindi l’uccello sul dorso gli farete

un’incisione non troppo lunga dal basso all’alto presso la coscia

destra, badando di non ferire l’intestino, ed entrando con due dita nel

vano, estrarrete prima di tutto il grasso, se ve n’è, e lo metterete

nell’acqua fresca.

Afferrerete quindi per di dietro lo stomaco tirando fuori tutto

l’intestino colle interiora e guardandovi bene dal rompere il sacchetto

del fiele che comunicherebbe un cattivo sapore alle carni. Questo

sacchetto, i polmoncini, gl’intestini (a meno che non si voglia aprirli

e pulirli), la cui estremità si recide, vanno gettati via: lo stomaco

si apre, si vuota e si fa poi bollire nel brodo, per unirlo più tardi

ai così detti fegatini, che sono il fegato e il cuore e che formano

assieme alla cresta e ai granelli dei galli le così dette rigaglie.

Per poter godere gl’intestini dei polli li aprirete con un coltello

o con l’apposito fusetto di legno e, lavatili diligentemente, li

cuocerete insieme al volatile stesso, o a parte con burro, sale e pepe

bagnandoli con poco brodo.

L’operazione del vuotare un volatile o un altro animale si chiama

sbuzzare.

Quando il volatile è così preparato gli mozzerete le zampe, le ali (la

testa non si porta in tavola) per cuocerlo a lesso. A questo scopo

farete bollire dell’acqua col sale necessario e con l’aggiunta di

quelle erbe che più vi piacciono, siano radici o piantine odorose, e

quand’è bollente v’immergerete il volatile facendolo cuocere a norma

della sua grandezza e qualità tre quattro ore, se si tratta d’una

gallina vecchia, due e mezzo d’un cappone, due d’un pollo, uno dei

piccioni.

La piccola _ménagère_ che avesse dell’abilità potrebbe rendere il lesso

più vantaggioso preparando i polli con un ripieno di noci. Per far ciò

le necessiterebbe allestire un composto del genere che segue e, dopo

averlo introdotto nel volatile tanto dalla parte del collo (sopprimendo

sempre la testa) che dalla parte dell’intestino, cucire il taglio con

un filo forte, e involgere l’animale per la cottura in un pannolino.

È un’operazione abbastanza complicata, ma, se si trattasse di un giorno

di festa, anche una semplice operaia, cui la buona sorte concede un

certo largo, non deve rifuggire dal lavoro quando ciò serve al suo

tornaconto e a soddisfazione della famiglia.

_Ripieno._ — Inzuppate nel latte o meglio nel brodo, se vi fa comodo,

200 gr. di pane passandolo poi allo staccio con una cinquantina di noci

grattate, coi fegatini del pollo, e il suo grasso se ne aveva, oppure

80 gr. di midollo di manzo, un ovo intero, un po’ di noce moscata e di

cannella, se v’aggrada. Rimestate un momento il composto sul fuoco, in

una padella, bagnandolo con latte o con brodo se fosse troppo asciutto,

e servitevene quand’è freddato.

Il mondo senza pace è il denaro del

soldato.

110. =Pollo arrosto.= — Sbuzzato che abbiate il volatile come indica

la precedente ricetta, lo soffregherete internamente col sale, poi

lo adagerete in una tegghia mettendogli intorno qualche fiocchetto di

burro e lo collocherete al forno, voltandolo spesso, salandolo quando

comincia a fare la schiuma e irrorandolo col suo grasso. Se non fosse

grasso vi converrebbe aggiungere un po’ di lardo pestato. Il pollo

deve prendere un bel colore dorato pur restando morbido. Se vi piace

di allestirlo col ripieno e se avete delle castagne a disposizione, ne

cuocerete una cinquantina al forno, e pestatele con un po’ di mollica

di pane (30 gr. circa) bagnata nel brodo o nel latte, coi fegatini

del pollo, due tre belle fette di salame o di salsiccia, sale, pepe,

prezzemolo e noce moscata, e legatele con un uovo, ne riempirete il

pollo come indica la precedente ricetta per poi cuocerlo al forno.

S’intende che la cottura allo spiedo lo rende ancor migliore, ma pochi

possiedono quest’arnese e un focolare adatto.

Non metter bocca dove non ti tocca.

111. =Pollo in umido alla cacciatora.= — Sciogliete dello strutto in

un tegame, fatevi soffriggere alcune cipollette mondate e tritate,

collocatevi sopra il pollo tagliato a pezzi, lasciatelo rosolare un

pochino, poi versatevi della salsa dì pomodoro e tiratelo lentamente a

cottura salandolo a metà di essa.

112. =Pollo in intingolo.= — Tagliatelo a pezzi, infarinate questi

dopo averli bene salati e metteteli a fuoco vivo con alcuni pezzetti

di burro crudo; quando coloriscono bagnateli con brodo o con un po’

di vino bianco alternativamente o con semplice acqua, rallentando il

calore. Cottura ore una circa. Se vi gradisse, potreste aggiungervi un

paio di cipollette intere e una presina di paprica; ciò lo renderebbe

più piccante.

113. =Pollo colle verdure.= — Mettete un pollo intero in una cazzarola

grande dove avrete sfatto del grasso (strutto o strutto e burro misti)

e lasciatevelo rosolare un quarto d’ora; contornatelo quindi di tutte

le verdure di cui disponete: cavoli, rape, cavolfiore, cipollette,

carote, sedani, finocchi, porri, patate, pomidori; coprite il composto

d’acqua o meglio di brodo e lasciatelo cuocere adagio ore 1 1/2

circa. Le verdure più delicate o che si sfanno facilmente le metterete

da ultimo.

114. =Pollastri alla gratella.= — Tagliate i pollastri (dopo averli

bene sbuzzati) per il lungo, dalla parte del dorso, schiacciandoli

bene col mazzuolo, e preparato un composto di erbe odorose trite,

pepe, sale e olio fateveli giacere un paio d’ore prima di collocarli ai

ferri. Appena sono rosolati da una parte li volterete, mettendovi, se

occorresse, ancora un po’ di sale.

115. =Pollastri fritti.= — Lessateli fino a metà cottura (sempre dopo

averli preparati come indica la ricetta N. 109), tagliateli a pezzi,

involgeteli nell’ovo sbattuto e nel pangrattato e friggeteli nuotanti

nello strutto o nell’olio bollente.

116. =Piccioni.= — I piccioni pelati, lavati e sbuzzati come i polli

si possono cuocere tanto a lesso colle erbe, come in umido o alla

gratella. Le ricette indicate per i polli servono anche per i piccioni.

Le buone parole ungono e le cattive

pungono.

117. =Tacchino lesso.= — Il tacchino si cuoce pure lesso; le parti più

adatte a questo scopo sono il petto e le ali, tuttavia potete metterlo

al fuoco intero (dopo averlo debitamente vuotato; vedi N.º 109). Se

fosse vecchio, vi converrebbe farlo bollire parecchie ore, e non senza

l’aggiunta (oltre le solite erbe, vedi ancora N.º 109) di un battutino

di lardo.

118. =Tacchino arrosto.= — Come il pollo, soltanto lo cuocerete più a

lungo secondo la grandezza dell’animale, dalle due alle tre ore.

I tacchini giovani si possono cuocere ai ferri come i pollastri e i più

adulti anche in umido seguendo sempre le stesse regole del pollo.

119. =Folaghe.= — Le folaghe sono grandi uccelli acquatici che si

possono gustare anche nei giorni di magro in umido o arrosto come

i polli. Esse hanno un sapore alquanto nauseante, conviene quindi

marinarle, 3-4 giorni, con mezzo bicchiere di vino, mezzo bicchiere

d’aceto e mezzo d’acqua che avrete fatto bollire insieme a una cipolla,

mezzo limone, tre chiodi di garofano, una fesa d’aglio, cinque bacche

di ginepro e una carotina. Questa marinata, cioè questo liquido,

compresi i suoi ingredienti, si versa tiepida sull’uccello pelato e

sbuzzato.

120. =Oca lessa.= — Come il pollo, tanto intera come a pezzi, con molte

erbe e droghe a piacere. Cottura dalle due alle quattro ore secondo

l’età dell’uccello.

L’ubbidienza è santa.

121. =Oca arrosto.= — Usa spesso cuocere l’oca al fuoco con un ripieno

di mele crude tagliate a fettoline finissime e miste con un po’ di

zucchero. Regolatevi secondo la ricetta N.º 109 per la maniera di

mettere il ripieno.

122. =Anitra lessa.= — Come l’oca. Le anitre selvatiche hanno qualche

volta un sapore disgustoso che si toglie colla marinata come alle

folaghe. Vedi ricetta N.º 119.

123. =Anitra arrosto.= — Sciogliete del burro in una cazzarola, fatevi

soffriggere due cipollette e un cucchiaio di prezzemolo pestato.

Adagiatevi sopra l’anitra preparata secondo la regola del pollo (vedi

N.º 109) badando però di salarla e d’infarinarla tutta. Quando ha

preso un bel colore da tutte le parti nel forno, versatevi sopra

un po’ di zucchero e, quando questo si è sciolto e arrossato, 3-4

cucchiai d’aceto e continuate a bagnarla col suo intinto. Cottura ore

1 1/2 — 2 secondo la grandezza.

Uccello che non canta non dà

augurio.

124. =Uccellini allo spiedo.= — Preparate gli uccellini, pelandoli

secondo la regola, recidendo loro le zampine e senza vuotarli,

infilzateli in uno spiedo fino dividendoli con due fettine di lardo

separate alla lor volta da una foglia di salvia e girate lo spiedo

in fretta dinanzi ad una fiamma leggera di sarmenti, bagnandoli di

quando in quando con burro fuso. Quando cominciano a fare la schiuma,

salateli, poi spolverizzateli di pangrattato finissimo, tirateli quindi

a cottura sulla brace viva finchè sono rossicci senza riescire troppo

croccanti. Potete anche omettere il lardo, e aumentare un pochino la

quantità del burro, che si raccoglie in una cazzaroletta e si versa

sulla polenta la quale si serve cogli uccelli. Cottura 25-30 m.

125. =Uccellini in tegghia.= — Infilzate gli uccellini a due a due in

piccoli stecchini di legno, dividendoli e guernendoli dalle parti colla

salvia e col lardo, se esso vi conviene, collocateli in una tegghia

con alcuni pezzetti di burro e fateli rosolare sul fornello, salandoli

e cospargendoli di pangrattato quando cominciano a fare la schiuma.

Quando li levate dalla tegghia, asciugatene l’intinto con fette di

polenta. Cottura 30 m.

In questo modo si cucinano anche gli uccelli più grossi, come le

quaglie, i tordi, le cesene, ecc. ecc.; soltanto questi in parecchi

paesi si vuotano per mettervi un ripieno di lardo e di salvia.

Nell’Italia media usa cuocerli coll’olio invece del burro e farli in

umido colla salsa di pomodoro.

Il piccolo focolare: Ricette di cucina per la massaia economa · 第 37 / 94 题