SIGNORA PERELLA
(_con un grido, vedendo ruzzolare Nonò e accorrendo per sollevarlo_).
Ah! Nonò mio!
PAOLINO
(_accorrendo anche lui e sollevando da terra Nonò che piange_).
Ti sei fatto male, Nonotto?
PERELLA.
Non s’è fatto nulla! (_a Nonò_) Zitto là! Zitto! Smetti di piangere!
(_Nonò smette di piangere, vedendosi sopra, minaccioso, il padre_).
(_A Paolino_) Mio padre, caro professore, quando avevo poco più di sei
anni, per punirmi di non avere ancora imparato a nuotare, sa che fece?
m’afferrò per la cuticagna e mi buttò a mare, vestito, dalla banchina
del molo, gridando: — «O morto, o nuotatore!».
PAOLINO.
E lei non morì!
PERELLA.
Imparai a nuotare! Questo per dirle, che non sono d’accordo con lei
circa al metodo, caro professore. Troppo dolce è lei, troppo dolce!
PAOLINO.
Dolce? io? Ma no, scusi, perchè? Anch’io, creda, all’occorrenza....
PERELLA.
Che occorrenza! che occorrenza! Tempra, tempra ci vuole! Le dico che
lei è troppo dolce, e me lo vizia, me lo vizia, quel ragazzo là....
PAOLINO
(_subito, con calore_).
No! Ah no! scusi.... questo no, questo non me lo deve dire, signor
Capitano; perchè il vero guajo qua, se vuol saperlo, è un altro; e lei
avrebbe già dovuto capirlo da un pezzo!
PERELLA.
La madre?
PAOLINO.
No, non la madre! Viene di conseguenza, scusi, che il ragazzo si vizii:
è figlio unico!
PERELLA.
Ma niente affatto! Che unico! Lo dice lei!
PAOLINO.
Come, scusi, non è unico?
PERELLA
(_forte, riscaldandosi_).
Bisogna saperlo educare!
PAOLINO.
Sì! certo.... Ma se fossero due!...
PERELLA
(_infuriandosi, col sangue agli occhi_).
Non lo ridica neanche per ischerzo, sa! Neanche per ischerzo! Ne ho
d’avanzo d’uno!
PAOLINO
(_subito, rimettendosi_).
Non si inquieti.... non si inquieti, per carità! Dicevo.... dicevo per
scusarmi....
PERELLA.
Un altro figlio! Starei fresco, starei....
Mentre si svolge questo dialogo tra PERELLA e il sig. PAOLINO,
dietro, se ne svolge un altro, muto, tra NONÒ e la madre. NONÒ,
finendo di piangere sotto l’imposizione del padre, è andato
per rifugiarsi presso la madre; ma subito s’è arrestato con gli
occhi e la bocca sbarrati nello scorgerla conciata a quel modo.
La madre, allora, ha congiunto pietosamente le mani per pregarlo
di non gridare il suo spavento e il suo stupore; poi, assalita
dalla solita contrazione viscerale ha spalancato la bocca come un
pesce e s’è recato subito il fazzoletto alla bocca, lasciando NONÒ
sbigottito a scuotere le manine per aria.
PERELLA
(_come pentito chiamando_).
Qua, Nonò! (_Si volta, scorgendolo nell’atto di scuotere le manine_)
Oh! e che fai? (_Guarda verso la moglie_) Che cos’è? (_Scorgendola
così dipinta e scollata_) Oh! e come.... tu?.... (_Scoppia in
un’interminabile, fragorosa, faticosissima risata, durante la quale il
signor Paolino, alle sue spalle, serra le pugna, convulso; le apre,
artigliate, per la tentazione di saltargli addosso e strozzarlo;
mentre la signora Perella, avvilita, mortificata, atterrita, guarda
a terra_) Come ti.... come ti sei impiastricciata? ah! ah! ah!
ah! una bertuccia.... ah! ah! ah! ah!... una bertuccia vestita,
sull’organetto.... parola d’onore! (_Le s’appressa, la prende per una
mano; e la contempla sempre ridendo_) Uh.... ma guarda!... (_Le vede
il seno scoperto_) Uh.... abbondanza!... E che cos’è? (_voltandosi
verso il signor Paolino_) Professore!... Ah! ah! ah! ah! E non ne è
sbalordito anche lei, di questo magnifico spettacolo?
PAOLINO
(_frenando a stento l’indignazione, con sorrisi spasmodici_).
Nien.... niente affatto!... Scusi, perchè? Vedo che.... che la signora
s’è.... s’è messa con una certa cura....
PERELLA.
Cura? La chiama cura, questa, lei? S’è mascherata! S’è.... (_accennando
al seno scoperto_) s’è scodellata tutta! Ah! ah! ah! ah!
SIGNORA PERELLA.
Ma Francesco.... Dio mio.... scusa....
PERELLA.
Ti sei forse mascherata così, per me? No, no, no, no, no! Ah, grazie!
No, no, no, no, no! (_Accennando al seno di lei_) Puoi pure chiudere
bottega! Non ne compero! (_Voltandosi al signor Paolino_) Passò quel
tempo, Enea, caro professore! Non me ne sento più neanche toccar
l’ugola!... (_Alla moglie_) Grazie, cara, grazie! Va’ va’ a lavarti la
faccia, va’... Voglio andare subito a tavola, io! subito!
SIGNORA PERELLA.
È tutto pronto, Francesco....
PERELLA.
Pronto? Ah, brava! Possiamo allora sedere? Lei, professore, è con noi?
PAOLINO.
Ma.... sì, credo....
SIGNORA PERELLA.
Sì, sì, Francesco.... il professore è invitato....
PERELLA.
Mi fa piacere. Venga, venga, professore..., segga! Ma non si
scandalizzi, perchè, mangio io, sa? mangio!... E si vede, eh? si
vede.... (_mostra l’epa; poi, rivolgendosi alla moglie che fa per
sedersi dirimpetto a lui_) No, no, cara: fa’ il piacere, senti.... Se
non vuoi andare a lavarti, non mi seder di fronte, così conciata! Mi
metto a ridere di nuovo, e qualche boccone, Dio liberi, mi può andar di
traverso.... Ma che idea t’è venuta, di’?
SIGNORA PERELLA.
Oh Dio, nessuna idea, Francesco....
PERELLA.
E come, allora? così? (_fa un gesto espressivo con la mano per
significare: è stato un estro? e ride_) Ah! ah! ah! ah! Possibile che
lei, sul serio, professore, dica che....
PAOLINO
(_interrompendo_).
Ma si! dico che lei dovrebbe riconoscere, scusi, che la signora, così,
sta benissimo!
PERELLA.
Benissimo, si.... Non dico di no! Ma se fosse un’altra, ecco! Se fosse
un’altra.... lei m’intende!... Come moglie, no.... scusi! È buffa, è
buffa come moglie, così, via, dica la verità: è buffa! (_Scoppia di
nuovo a ridere_) Niente! Rido! Abbia pazienza, professore: la faccia
sedere qua, al suo posto; e segga lei di fronte a me.
PAOLINO
(_alzandosi e prendendo il posto della signora_).
Oh, per me.... come vuole....
PERELLA.
Scusi, sa, grazie.... (_Alla moglie_) Oh, dunque, si mangia?
(_Voltandosi verso Nonò che sta ingrugnato e tutto aggruppato sul
divano_) Ohi, Nonò, a tavola!
NONÒ.
No, non vengo, no!
PERELLA
(_dando un pugno sulla tavola_).
A tavola, dico! Subito! Ubbidisci senza replicare!
PAOLINO.
Nonò via, vieni!
PERELLA
(_dando un altro pugno sulla tavola_).
No! La prego, professore!
PAOLINO.
Scusi, scusi....
PERELLA.
Lei me lo vizia, gliel’ho detto! Deve obbedire, senza sollecitazioni!
Ho detto a tavola; e dunque, a tavola! (_Si alza e va a prenderlo di
peso dal divano_).
SIGNORA PERELLA
(_piano, nel frattempo, a Paolino, quasi per piangere_).
Dio mio.... Dio mio....
PAOLINO
(_piano, c. s. alla signora Perella_).
Coraggio!... Pazienza!... Sorridente.... sorridente!... Ecco....
così.... come me!
PERELLA
(_calando a seder di forza Nonò sulla seggiola, a tavola_).
Qua! così! Sederai e non mangerai, per castigo! Dritto, su! Dritto,
dico! Dritto, o con un pugno.... (_lo minaccia; e, come Nonò,
spaventato, si raddrizza_) Così! E fermo lì! (_Rivolgendosi alla
moglie_) Insomma, dico, si mangia, sì o no?
SIGNORA PERELLA
(_vedendo entrare Grazia dalla comune, con la zuppiera fumante_).
Ecco, ecco, Francesco....
Grazia servirà dalla credenza in tavola e durante il pranzo uscirà
e rientrerà parecchie volte.
PERELLA.
Finalmente! (_A Paolino, rimasto dopo il consiglio dato alla signora
Peretta, con un sorriso involontario rassegato sulle labbra_). Oh,
senta professore, gliel’avverto perchè la tratto da amico! Lei mi
farebbe proprio un gran piacere, se non sorridesse, quando faccio
qualche rimprovero al ragazzo o a mia moglie!
PAOLINO
(_cascando dalle nuvole_).
Io? sorrido? io?
PERELLA.
Lei, sì, mi pare! Ha la bocca atteggiata di sorriso anche adesso!
PAOLINO.
Sì? Proprio? Sorrido?
PERELLA.
Sorride! sorride!
PAOLINO.
Oh Dio.... E allora io non lo so!... Le giuro, capitano, che ho proprio
paura di non essere io.... Perchè io, le giuro, non sorrido!...
PERELLA.
Ma come non sorride, se sorride?
PAOLINO.
Ah sì? Ancora? Non sono io! non sono io! può crederci! non sono io!
Ho tutt’altro che intenzione di sorridere io, in questo momento! Se
sorrido, saranno.... che vuole che le dica!... saranno i nervi.... i
nervi, per conto loro!...
PERELLA.
Lei ha i nervi così sorridenti?
PAOLINO.
Già! Pare.... Sorridenti!...
PERELLA.
Io no, sa!
PAOLINO.
Neppure io, veramente, di solito.... Si vede che oggi ha preso loro
così.... Nervi! (_Si mette a mangiare — Pausa_).
NONÒ
(_a cui Grazia ha posto già da un pezzo davanti la scodella_).
Posso mangiare, papà?
PERELLA.
Ti avevo detto di no! (_Alla moglie_). Chi l’ha servito?
SIGNORA PERELLA.
L’ha servito Grazia, Francesco....
PERELLA.
Non doveva!
PAOLINO.
Veramente.... ecco, forse.... non lo sapeva....
PERELLA.
E allora lei (_indica la moglie_), doveva dirglielo! (_A Nonò_). Basta!
Per questa volta, mangia!
Nonò si agita sulla seggiola, senza mangiar la minestra.
SIGNORA PERELLA.
Mangia, mangia, Nonò (_Nonò fa il suo solito cenno col dito_).
PERELLA
(_scorgendolo_).
Che significa?
NONÒ.
Non dicevo per la minestra, io, papà....
PERELLA.
E perchè dicevi allora? Ora si mangia la minestra!
NONÒ
(_esitante, birichino_).
Eh.... Vedo una cosa!
SIGNORA PERELLA
(_in tono di lamentoso rimprovero_).
Ma che cosa, Nonò....
PAOLINO
(_sulla brace_).
Benedetto ragazzo....
NONÒ
(_indicando con un rapido gesto, subito ritratto, il pasticcio in mezzo
alla tavola_).
Eccola là!
PERELLA.
Che c’è là?... (_Guarda_). Ah, un pasticcio?
PAOLINO.
Già.... mi.... mi sono permesso, signor capitano....
PERELLA.
Ah, l’ha portato lei?
PAOLINO.
Sì.... mi.... mi scusi.... mi sono permesso....
PERELLA.
La scuso? E come? Oh bella! Debbo scusarla d’avermi regalato un
pasticcio? Ma io debbo ringraziarla, invece, caro professore!
PAOLINO.
No, che dice? per carità.... debbo io, debbo io, signor capitano,
ringraziare lei....
PERELLA.
D’averla invitata a tavola? Ebbene, vuol dire che ci ringrazieremo,
all’ultimo, a vicenda!
PAOLINO
(_con un’esclamazione che gli scappa spontanea_).
Eh!... Speriamo!
PERELLA.
Come, speriamo?
PAOLINO
(_cercando di rimediare_).
Sì.... dico che.... che sia di.... di suo gradimento, ecco.... speriamo
che.... che le piaccia!
NONÒ.
A me, tanto, sai? tanto! (_Si mette ginocchioni sulla sedia_). Guarda!
Questa qui! Questa qui! Questa nera!
PERELLA.
Giù a sedere, perdio! (_Nonò eseguisce_).
PAOLINO
(_sudando freddo_).
E non facciamo storie, Nonò! Non cominciamo con quella nera; se no,
mi fai pentire d’averlo portato! Tu di quella nera lì non devi neanche
assaggiarne!
NONÒ.
Perchè?
PAOLINO.
Perchè no! Perchè mamma mi ha detto che.... che soffri di un po’
di riscaldamento, è vero, signora? qui, allo stomaco.... ed il
cioccolatto, per te, in questo momento....
NONÒ.
Ma no!... io?... La mamma! Soffre di stomaco la mamma, non io!
PAOLINO
(_subito_).
Nonò!
SIGNORA PERELLA
(_con altra voce_).
Nonò!
PERELLA
(_con altra voce_).
Nonò! insomma, finiamola!
PAOLINO.
Se l’ho fatto fare apposta, figliuolo mio, così, metà e metà....
NONÒ.
Ma a me piace quella col cioccolatto!
PERELLA.
E avrai di quella col cioccolatto, sta’ zitto! A me non piace!
PAOLINO
(_spaventato, subito_).
Come! A lei non piace? a lei non piace il cioccolatto?
PERELLA.
No.... cioè, così.... poco! Preferisco quell’altra....
PAOLINO
(_sentendosi cascar l’anima e il fiato_).
Oh Dio!...
PERELLA.
Che cos’è?...
PAOLINO.
Niente.... Niente.... vedo che.... mi.... mi sono ingannato.... e....
PERELLA.
Ma non si confonda! Mangio di tutto, io!... mangio di tutto!... La
questione è, che qui, mi pare che si mangiano soltanto chiacchiere!
Dov’è Grazia? Che fa? che fa? (_scrolla la tavola_). Che fa?
Grazia rientra con l’altro servito.
SIGNORA PERELLA.
Eccola, eccola, Francesco.
PERELLA
(_a Grazia_).
Io veglio esser servito a tamburo! T’ho detto mille volte che a tavola
non voglio aspettare! Da’ qua! (_Le strappa il bislungo dalle mani con
tale violenza, che il contenuto sta per rovesciarglisi addosso; balza
in piedi, buttando il bislungo sulla tavola e rompendo, se càpita,
qualche piatto e qualche bicchiere_). Ah, perdio! Come lo porgi?
GRAZIA.
Se lei me lo strappa!
PERELLA.
E tu me lo rovesci addosso, animale? — Mangiate voi! — Non voglio più
mangiare (_Fa per avviarsi alla sua camera_).
PAOLINO
(_correndogli appresso_).
No, guardi.... per carità, signor capitano....
SIGNORA PERELLA
(_correndogli appresso anche lei_).
Pensa, pensa che abbiamo un ospite a tavola, Dio mio, Francesco....
PERELLA
(_a Paolino_).
Mi si fa dannare, caro professore, mi si fa dannare in questa casa! Lei
vede?
PAOLINO.
Io la prego d’aver un po’ di pazienza.
PERELLA.
Ma che pazienza! Me lo fanno apposta!
SIGNORA PERELLA.
Noi cerchiamo di far di tutto per lasciarti contento....
PERELLA
(_notando di nuovo il volto di lei così impiastricciato_).
Guarda che faccia.... guarda che faccia....
PAOLINO.
Venga.... sia buono.... venga.... lo faccia per me, signor capitano....
Sono di confidenza, è vero, ma.... ma dopo tutto, sono un invitato....
PERELLA
(_arrendendosi_).
Per lei, sa! Mi arrendo per lei! Ma non garantisco che arriviamo alla
fine!...
PAOLINO.
No! non lo dica!... Speriamo.... speriamo che non troverà più ragione
da lamentarsi!
PERELLA.
Che vuole sperare! Non mi riesce più da anni, a casa mia, d’arrivare
alla fine del pranzo! (_Rivolgendosi alla moglie_). È inutile, oh,
sai, ripetermi che abbiamo un ospite a tavola! Quand’io m’arrabbio,
professore, deve scusarmi, perdo la vista degli occhi, e non bado più a
chi c’è o a chi non c’è! Per non fare uno sproposito, me ne scappo!
Durante questa scena, Nonò, rimasto a tavola, si sarà pian piano
accostato alla tavola, si sarà messo ginocchioni sulla seggiola, e
come un gattino con la zampetta avrà assaggiato il pasticcio, dalla
parte del cioccolatto.
PERELLA
(_scorgendolo_).
Ecco qua! Lo vede? lo vede? Se questo è il modo d’educare il ragazzo!
(_Afferra Nonò per un orecchio e lo trascina verso l’uscio a destra_)
Vai subito a letto! subito a letto, senza mangiare! subito! (_Appena
arrivato davanti all’uscio lo spinge dentro col piede_). Via!
(_Tornando a tavola_). Ma io non resisto, sa! Non resisto! Vede come mi
tocca di mangiare ogni volta?
SIGNORA PERELLA.
Benedetto ragazzo! (_a Paolino_). Non se n’è mica mangiato poco....
PAOLINO.
Ma sì, via.... poco.... non vede? un tantino appena appena di qua....
PERELLA.
Professore, per carità, non me lo faccia vedere! Mi viene la tentazione
di prenderlo e d’andarlo a buttare di là! (_fa per prenderlo, indicando
la veranda_).
PAOLINO
(_riparandolo_).
No!... Per carità! Mi vuol fare quest’offesa, signor Capitano?
PERELLA.
E allora mangiamocelo subito!
PAOLINO.
Subito! subito! Ecco, sì bravo! Questa è una bella pensata! E se
permettete, taglio io.... faccio io le parti eh? Ecco.... subito,
subito! (_eseguisce_) alla signora, prima! ecco qua! Questa, alla
signora.... così!
SIGNORA PERELLA.
Troppo!
PAOLINO.
No, che troppo! (_Rivolgendosi al capitano_). Ora, se permette....
badi, dico se permette, perchè, se non permette, niente! in qualità di
professore, solo in qualità di professore....
PERELLA.
Ne vorrebbe dare a Nonò?
PAOLINO.
Non oggi! ah non oggi! Lei l’ha castigato, e ha fatto benone! Dico,
conservargli la sua porzione, se lei permette, badi! per domani.
Tutta questa bianca! Gliel’avevo promesso in premio, ecco.... come
professore....
PERELLA
(_battendo con la nocca di un dito sulla tavola, tutto contento della
freddura che sta per dire_).
Vede? vede? Non gliel’ho detto io, che il suo metodo è troppo dolce?
Eh, più dolce di così!
PAOLINO.
Ah.... già.... benissimo.... E di questa metà qua, ora, ecco, facciamo
così....
PERELLA.
Ma che così! La dà tutta a me?
PAOLINO.
A me basta così!...
PERELLA.
Ma no!
PAOLINO.
La prego! Perchè sa? la crema, a me.... mi.... mi.... non mi....
insomma, non mi.... come dico?... ecco, sì.... mi.... mi fa acidità,
ecco.... acidità di stomaco.... Quanto meno ne mangio, meglio è, Lei ha
mangiato poi così poco!...
PERELLA
(_mangiando a gran bocconi_).
Buona.... buona.... Ah, buona,... buona.... buona.... buona! Bravo,
professore!
PAOLINO.
Lei non sa il piacere che mi sta facendo....
SIGNORA PERELLA.
Ne fa tanto anche a me, quando lo vedo mangiare così di buona voglia....
PAOLINO.
Vuole anche quest’altro pezzo? Guardi, non l’ho ancora toccato!...
PERELLA.
No.... no....
PAOLINO.
Per me, senza cerimonie.... Mi farebbe male, gliel’assicuro!
PERELLA.
Ne prendo, se mai, un tantino della porzione di Nonò. Mi sembra troppa!
PAOLINO.
No, guardi, proprio mi fa un piacere, se prende la porzione mia....
PERELLA.
Oh! Se a lei fa male.... dia qua! (_la prende e mangia anche quella_).
Non c’è pericolo che faccia male a me! Ne potrei mangiare due volte
tanto, tre volte tanto, non mi farebbe niente! (_Alla moglie_). Che mi
dài da berci su adesso?
SIGNORA PERELLA.
Ma.... non so....
PERELLA.
Come, non sai? Non c’è neanche un po’ di marsala?
SIGNORA PERELLA.
Non ce n’è, Francesco....
PERELLA
(_infuriandosi apposta, rivolto al signor Paolino, per piantare al
solito la moglie e andare a chiudersi in camera_).
Ha visto? S’invita uno a tavola e non si prepara neanche un po’ di
marsala!
PAOLINO.
Oh, sa, se è per me....
PERELLA.
Ma è per la cosa in sè stessa! per tutto quello che manca di
previdenza, d’ordine, di buon governo a casa mia! La signora pensa a
lisciarsi!
SIGNORA PERELLA
(_ferita_).
Io?
PERELLA.
Ah no? Lo negheresti?
SIGNORA PERELLA.
Ma è la prima volta, Francesco....
PERELLA
(_afferrando la tovaglia, strappandola giù con tutto quello che vi sta
sopra e balzando in piedi_).
Ah, perdio!
PAOLINO
(_spaventato_).
Capitano.... capitano!
PERELLA.
Osa rispondermi, perdio!
SIGNORA PERELLA.
Ma che ho detto?
PERELLA.
È la prima volta? Sia l’ultima, sai! Perchè, tanto, con me, è inutile!
Non mi pigli! non mi pigli! non mi pigli! Piuttosto mi butto dalla
finestra! Va’ al diavolo!
Corre, così dicendo, verso l’uscio della sua camera, si caccia
dentro, e si sente il rumore del paletto, che sarà bene esagerare
grottescamente.
SCENA SETTIMA.
PAOLINO, _la_ SIGNORA PERELLA _e_ GRAZIA.
Restano tutti e due, come basiti, a guardarsi un pezzo, nella
crescente penombra. Entra GRAZIA dalla comune, vede lo scompiglio e
lo scempio di tutta la suppellettile da tavola per terra, e scuote
in aria le mani, tentennando il capo.
GRAZIA.
Al solito, eh?
SIGNORA PERELLA
(_risponde appena al tentennio del capo, poi dice_):
No, vai, Grazia. Sparecchierai domani.... (_Accenna all’uscio della
camera del marito_). Non far rumore....
GRAZIA.
Accendo?
SIGNORA PERELLA.
No, lascia.... lascia....
GRAZIA
(_ritirandosi_).
Ogni volta, così!... (_esce per la comune_).
SCENA OTTAVA.
DETTI, _meno_ GRAZIA.
Si avviva a poco a poco sempre più dalla finestra aperta della
veranda un raggio di luna, che investe principalmente i cinque vasi
del portafiori tra i due usci laterali di sinistra.
SIGNORA PERELLA.
Hai sentito? Dice che piuttosto si butterebbe dalla finestra!
PAOLINO.
Eh!... Aspetta!... Bisogna aspettare!...
SIGNORA PERELLA.
Tu ci speri? Io non ci spero, no, Paolino....
PAOLINO.
Mi hanno detto tutt’e due i fratelli di non dubitare.... di star sicuro!
SIGNORA PERELLA.
Sì. Ma io dico per lui! Non lo conoscono!... Non lo conosci neanche tu,
Paolino!... Piuttosto davvero si butterebbe dalla finestra....
PAOLINO.
Oh, senti.... Se tu vai incontro alla prova con quest’animo....
SIGNORA PERELLA.
Io?... Io sono qua, Paolino.... Aspetto.... aspetterò tutta la notte....
PAOLINO.
Ma devi aspettar con fiducia!
SIGNORA PERELLA.
Ah, no, credi, invano.
PAOLINO.
Ma bisogna che tu la abbia, almeno, un po’ di fiducia! Può giovare,
credi, se ne hai, ad attirarlo! Sì! sì! Io credo nella forza dello
spirito!... E tu devi averne! devi averne! Pensa che, se no, c’è
l’abisso aperto per noi! Io non so che faccio, non so che faccio
domani!... Per carità, anima mia....
SIGNORA PERELLA.
Ma sì.... ecco.... vedi? io mi metto qua.... così....
Siede su un seggiolone a bracciuoli, antico, rivolta verso l’uscio
della camera del marito, in modo che se questi aprisse, se la
troverebbe davanti, in atteggiamento di «Ecce Ancilla Domini»
circonfusa nel raggio lunare.
PAOLINO.
Sì.... sì.... ecco.... così.... Oh santa mia!... Io ti prego, ti prego
di farmi trovare uni segno domani, demani all’alba.... Questa notte io
non dormirò. Verrò domattina all’alba, davanti alla tuia casa. Se è sì,
fammi trovare un segno...; ecco, guarda, uno di questi vasi di fiori,
qua, alla finestra della veranda, là, perchè io lo veda dalla strada
domani all’alba! Hai capito?
SIGNORA PERELLA.
Io sono qua.
PAOLINO
(_contemplandola_).
Ah! Mi sembri veramente una santa!... (_Arretra verso la comune_).
SIGNORA PERELLA.
A domani, Paolino....
PAOLINO
(_già presso la comune, congiungendo le mani_).
Così sia!
TELA.
ATTO TERZO.
La stessa stanza dell’atto precedente. È l’alba del giorno
appresso. _Sul davanzale della finestra, nella veranda in fondo,
nessun vaso di fiori._ Sono ancora per terra la tovaglia e la
suppellettile da tavola rovesciate dal capitano Perella.
SCENA PRIMA.
GRAZIA, _poi il_ MARINAJO.
Al levarsi della tela, GRAZIA, tutta scarduffata, con l’occorrente
per far pulizia, è curva a raccogliere i cocci del vasellame rotto
e i piatti, i bicchieri rimasti sani, che poserà a mano a mano
sulla tavola. Raddrizzandosi di tratto in tratto, si stirerà,
contraendo il volto, per significare che ha tutta la persona
indolenzita, segnatamente le reni; protenderà allora una mano a
pugno chiuso in direzione dell’uscio della camera del Capitano e
borbotterà qualche inintelligibile imprecazione.
GRAZIA.
Guardate qua.... guardate qua che rovina!... piatti.... bicchieri....
E tutto insozzato!... povera tovaglia! Neanche una stalla sarebbe per
lui!... Il porcile.... il porcile.... per lui!... Ah, manco male....
una bottiglia è sana.... (_Raddrizzandosi_) Ahi, ahi, ahi!... Non mi
reggo più su, le reni.... Sfasciate.... ahi, ahi, ahi.... spezzate....
Suono di campanello alla porta.
Chi sarà?... (_Avviandosi per aprire_). Ahi, ahi, ahi....
Gesto verso la porta del Capitano, un borbottamento, ed esce per la
comune. Poco dopo rientrerà in scena col MARINAJO.
GRAZIA.
Ma se vi dico che la signora non m’ha lasciato nulla per voi!
MARINAJO.
E allora il Comandante non riparte oggi?
GRAZIA.
Che ne so io, se riparte o non riparte?
MARINAJO.
Ma sì, che deve ripartire oggi! E la roba, la signora, deve averla
preparata jersera....
GRAZIA.
Jersera, sì!... Aveva proprio testa da pensare a preparar la roba,
jersera....
MARINAJO.
Gran putiferio?
GRAZIA.
Il diavolo a quattro!
MARINAJO.
Uh, e ha rovesciato tutto, al solito?
GRAZIA.
Questo solo?... Cose.... cose dell’altro mondo!... cose, vi dico, che
non si sono mai nè viste nè sentite!...
MARINAJO.
Ah sì? Che ha fatto? che ha fatto?
GRAZIA.
Che ha fatto!?... ha fatto che....
MARINAJO.
Dite, dite....
GRAZIA
(_facendogli gli occhiacci_).
Non lo so!
MARINAJO.
Maltratti alla signora, mi figuro!... sgarbi al ragazzo!... Se l’è
presa anche con voi?
GRAZIA
(_lo guarda; sta per dire chi sa che cosa; ma taglia corto_).
Lasciatemi, lasciatemi fare qua....
MARINAJO.
Anche con voi? Eh! a chi i confetti e a chi i dispetti! Da una parte le
piglia e dall’altra le dà!
GRAZIA.
Che dà? che piglia?
MARINAJO.
Le piglia! le piglia! (_fa cenno di busse con la mano_). Ah, se le
piglia! Da quell’altra — a Napoli. — Qua fa il lupo; con quell’altra,
invece, è più mansueto d’un agnellino!
GRAZIA.
Ma che agnellino! (_piano, con gli occhiacci_). Un majalone è! ecco
quello che è!
MARINAJO.
Sì, va bene; ma quella lì lo sa far stare a dovere.... Lo so io! Fin
da quando ero imbarcato al suo servizio.... Ci sono andato poche volte
io, in casa di quella signora! Tutti i giorni, fin tanto che si stava
a Napoli: E ho assistito a certe scene! Ma al contrario, le faceva lei
a lui! Un donnone, se vedeste! Due quintali! E brutta, oh!... Certi
occhiacci.... Ma chi sa come gli sembrerà bella, a lui! Una rovina,
poi! Un figlio all’anno! Glien’avrà fatti altri cinque, sei.... da
allora!
GRAZIA.
Com’è, giovane?
MARINAJO.
Giovane, giovane... Dev’essere ancora giovane, sotto la trentina....
GRAZIA.
Ah! E non gli basta?
MARINAJO.
A chi? A lei?
GRAZIA.
Dico a lui! dico a lui!
MARINAJO.