sono, sia tutto qua, in questo caso per cui ti domando ajuto? Io,
io, domandare ajuto, per questo, alla scienza, — io! — a te, che
della scienza.... sì, ti servi per campar la vita — mentre io l’amo
disinteressatamente, la scienza! la venero a costo di tanti sacrifizi!
PULEJO.
Oh sai? se ti paresse di profanarla....
PAOLINO.
No! Intendimi! Io dico, esser costretto a ricorrere.... (_sbuffa_).
Ufff.... Tutte le viscere mi si torcono dentro, credi! Esser preso
così.... senza saper come.... — per niente.... — per un po’ di pietà
verso una donna che vedi piangere e che non te ne vuol dire, in prima,
il perchè.... Tu la forzi a dirtelo.... La.... la conforti.... oggi....
domani.... E.... e poi.... sissignore, ti trovi stretto così — per la
feroce e beffarda crudeltà d’un manigoldo, ecco qua — in una necessità
come questa — buffa, sì, ti pare che non lo senta? Tu ne ridi.... ne
hai riso....
PULEJO.
Eh, veramente.... Ma no!
PAOLINO.
Ma sì! ma sì! E t’ho fatto ridere io — perchè voglio....
PULEJO.
Che il Capitano faccia il suo dovere di marito....
PAOLINO.
Perchè non posso voler altro — tu lo capisci!
PULEJO.
La morale, la morale, sì....
PAOLINO.
Ma non la mia! La vostra! Come la volete voi! Perchè io, invece, lo
ucciderei — e ti giuro, sai, che lo uccido, io! — se non fa l’obbligo
suo questo signor capitano! — Tu devi sentirlo veramente, perdio, che
sono uri uomo onesto, io, e che me la sposerei, io, se stesse in me,
quella signora, subito, per riparare!
PULEJO.
Sì, sì.... Ma andiamo; non discutiamo più, adesso....
PAOLINO.
Andiamo, sì, andiamo. — L’uccido, ti giuro!
PULEJO.
Ma no! speriamo che non ce ne sarà bisogno.
PAOLINO.
Di’: venti basteranno?
PULEJO.
Che cosa?
PAOLINO.
Venti paste?
PULEJO.
Uh, anche troppe!
PAOLINO.
Ne compro trenta, sai? trenta, quaranta.... (_si avvia con Pulejo, e
sta per uscire, quando scoppia un gran fracasso all’uscio in fondo tra
grida altissime_).
_Le voci di_ GIGLIO _e_ BELLI.
Professore! Professore! Apra, perdio! Ci lascia qua?
PAOLINO
(_al dottore_).
Ah, già.... Aspetta!... Gli scolari!... Chi ci pensava più? (_corre ad
aprire l’uscio_).
GIGLIO e BELLI vengono fuori scapigliati, con le facce
congestionate, furibondi, scaraventando per terra libri e dizionari
e protestando a coro:
GIGLIO e BELLI.
— Questa è soperchieria! prepotenza!
— Siamo asfissiati!
— Non verremo più!
PAOLINO
(_cercando di placarli_).
Abbiate pazienza! abbiate pazienza!
TELA.
ATTO SECONDO.
Tinello in casa del Capitano Perella. Veranda in fondo, con ampia
vista sul mare. Due usci laterali a sinistra: quello prossimo
al proscenio è la comune; l’altro dà nella camera da letto del
Capitano. Tra un uscio e l’altro un portafiori con cinque vasi
bene in vista. Lateralmente a destra, un altro uscio. Vetrine con
stoviglie da tavola, credenza, e poi divano, con sulla spalliera
uno specchio; poltrone, un tavolinetto. La tavola è apparecchiata
in mezzo, con cura, per quattro. Alla parete, quadri rappresentanti
marine, vecchie fotografie, e qua e là oggetti esotici, ricordi
dei viaggi del capitano Perella. Lo stesso giorno del primo atto.
Pomeriggio. A poco a poco si farà sera e, sul finire dell’atto,
entrerà dalla veranda un bel chiaro di luna.
SCENA PRIMA.
_Il signor_ PAOLINO, NONÒ, _poi_ GRAZIA.
Il signor PAOLINO, seduto al tavolinetto con NONÒ accanto sfoglia
un quaderno di versioni latine e segna con un lapis rosso e
turchino i voti sotto ogni versione.
PAOLINO.
E qua possiamo segnare un bel nove.
NONÒ.
Un altro nove? (_Batte le mani, esultante_) Che bellezza! E così fanno:
tre otto, un dieci e due nove!
PAOLINO.
Sì, e tu lo mostrerai a papà, appena arriva, questo quaderno.
NONÒ.
Eh altro! eh altro! (_Si mette a fare un conto sulle dita_).
PAOLINO.
Perchè — bada, Nonò! — devi far di tutto quest’oggi per lasciar
contento papà....
NONÒ
(_senza badargli, seguitando a contare_).
Sì.... sì....
PAOLINO
(_seguitando_).
E non dargli il minimo pretesto d’inquietarsi! Ma che conti stai
facendo?
NONÒ.
Aspetta.... Tre (_e si tiene con la destra tre dita della mano
sinistra_) poi quattro e cinque (_e mostra le cinque dita della
sinistra_) sei e sette (_e mostra l’indice e il pollice della destra_)
otto, nove e dieci (_e mostra a uno a uno le altre tre dita della
destra_): Mezza lira! mezza lira!
PAOLINO.
Che vuol dire mezza lira?
NONÒ.
Ma sì, mezza lira! Che bellezza! Perchè papà mi dà un soldo per ogni
otto: sono tre: tre soldi, dunque. Poi due soldi per ogni nove: sono
due: quattro soldi. Tre soldi per ogni dieci. Dunque: tre e quattro,
sette; e tre: dieci, che fanno mezza lira!
PAOLINO.
Ah, benissimo! Sei contento?
NONÒ.
Eh, io sì! Figurati! Ma lui no!
PAOLINO
(_restando male_).
Come come? Lui non sarà contento?
NONÒ.
Eh no.... Prima mi dava tre soldi per ogni nove e cinque per ogni
dieci. Ma poi, visto che tu li semini gli otto, i nove e i dieci....
PAOLINO.
Ah sì? t’ha detto così? che io li semino?
NONÒ.
Sì, ha preso il quaderno, l’ultima volta, e l’ha buttato all’aria....
così (_eseguisce, con sprezzo_) gridando: Ma perdio, li semina questo
professore, gli otto, i nove e i dieci....
PAOLINO.
E s’è arrabbiato?
NONÒ.
Tanto! E ha ribassato la tariffa!
PAOLINO.
(_subito_).
Ah, ma allora.... (_riprende il quaderno e ritorna a sfogliarlo in
furia_) aspetta.... aspetta, Nonotto mio.... ribassiamo noi subito i
punti.... segniamo cinque.... segniamo sei.... segniamo sette....
NONÒ
(_con un grido, come se si sentisse strappare un dente_).
Come! No! E la mezza lira?
PAOLINO.
Ma te la darò io, Nonò! Ecco.... ecco.... (_cava la borsetta dal
taschino_) te la dò io.... te la dò io....
NONÒ.
No.... no....
PAOLINO.
Ma sì, figliuolo mio! M’immaginavo che papà dovesse esserne contento!
Se mi dici che s’arrabbia, invece! Ecco, prendi.... Per te è la stessa
cosa che te la dia io o che te la dia papà, non è vero?
NONÒ
(_pestando i piedi_).
No, no: io voglio i tre otto, i due nove e il dieci!
PAOLINO.
Ma non te li meriti, in coscienza, figliuolo mio! Non te li meriti
proprio!
NONÒ.
E perchè allora me li davi?
PAOLINO.
Ma perchè.... perchè non sapevo che costassero soldi e un dispiacere a
papà! Non dobbiamo far dispiacere a papà, Nonò! E oggi, oggi dobbiamo
esser lieti tutti! Anche tu, con la tua mezza lira, che ti dà in
premio, di nascosto, il tuo professore — (oh, non dirne nulla a papà,
bada!) — te la dò, perchè se non ti meriti i nove e i dieci, un premio
pure te lo meriti per i progressi che fai....
NONÒ.
Come mi hai scritto nel libro?
PAOLINO.
Ecco, sì.... benissimo! Come ti ho scritto nel libro.
Entra GRAZIA dalla comune. È una vecchia dalla burbera faccia
cavallina.
GRAZIA.
La signora non c’è?
PAOLINO
(_indicando l’uscio a destra_).
La signora credo sia di là, Grazia.
GRAZIA.
E allora ci vada lui (_indica Nonò_) ad avvertirla che è venuto il
marinajo.
NONÒ
(_subito, scattando_).
Il marinajo? È arrivato papà! Vado a bordo! vado a bordo! (_s’avvia
correndo per la comune_).
PAOLINO.
No, che fai, Nonò? Vieni qua! Bisognerà prima avvertirne la mamma.
NONÒ.
La mamma lo sa! lo sa! (_fa per uscire_).
PAOLINO.
Férmati, ti dico! (_A Grazia_) Andate voi, vi prego, ad avvertir la
signora.
NONÒ.
Ma se lo sa, Dio mio!
GRAZIA
(_andando a picchiare all’uscio a destra, borbotta_).
Quante storie! quante storie! (_picchia all’uscio e, senza neanche
aspettar la risposta, entra_).
SCENA SECONDA.
DETTI, _la_ SIGNORA PERELLA, _il_ MARINAJO.
NONÒ
(_che s’è fermato presso la comune, grida verso l’interno_).
Marinajo! Marinajo! vieni qua!
MARINAJO
(_entrando subito_).
Eccomi qua! (_Si piega sulle gambe e apre le braccia per ricevere sul
petto Nonò, che spicca un salto e gli s’appende al collo_). Ah! Viva
l’ammiraglio!
NONÒ.
Portami da papà! Subito subito!
Entra dall’uscio a destra la signora PERELLA abbigliata con una
certa cura straordinaria che la fa apparire più goffa.
MARINAJO
(_a Nonò che gli sta in braccio_).
Aspettiamo che ce lo dica la mamma! (_Si toglie il berretto_). Ai
comandi, signora!
SIGNORA PERELLA.
È già entrato in porto il vapore?
MARINAJO.
Stava per entrare, signora. A quest’ora sarà entrato!
NONÒ.
E andiamo allora subito! Voglio veder la manovra!
MARINAJO.
Eh, durerà un pezzo, prima che abbassino la scala!
SIGNORA PERELLA.
Mi raccomando, per carità, Nonò! Lo affido a voi, Filippo!
MARINAJO.
Non dubiti, signora! Al vecchio Filippo può affidarlo! A rivederla!
Andiamo, ammiraglio!
Via per la comune con NONÒ in braccio.
SCENA TERZA.
_La_ SIGNORA PERELLA _e il signor_ PAOLINO.
PAOLINO
(_appena andati via Nonò e il Marinajo, voltandosi verso la signora
Perella, pudicamente afflitta nel goffo impaccio del suo straordinario
abbigliamento_).
Ma no! ma no, cara! no! Come ti sei combinata? Così no!
SIGNORA PERELLA.
Mi.... mi sono acconciata....
PAOLINO.
Ma che acconciata! No! Ci vuol altro!
SIGNORA PERELLA
(_guardandosi addosso_).
Perchè?
PAOLINO.
Ma perchè così no! non va!
SIGNORA PERELLA.
Più di così?... Dio sa quanto m’è costato!
PAOLINO.
Lo vedo! Ma così non va, anima mia! Tutto dipenderà, forse, dal primo
incontro! A momenti egli arriva.... Ti deve trovar piacente! Ora così
non va.... Capisco, capisco che ti dev’esser costato! Ma ancora non
basta!
SIGNORA PERELLA.
Oh Dio! E come allora?
PAOLINO.
È enorme, sì, anima mia, lo intendo, enorme il sagrifizio che devi
compiere, tu casta, tu pura, per renderti appetibile a una bestia come
quella! Ma bisogna che tu lo compia, intero!
SIGNORA PERELLA
(_esitante, con occhi bassi_).
Più.... più scollata?
PAOLINO.
Più! sì, più! molto, molto più!
SIGNORA PERELLA.
No, no.... Dio mio....
PAOLINO.
Sì! Per carità! Tu hai grazie, tesori di grazia nel tuo corpo, che
tieni gelosamente, santamente custoditi. Bisogna che tu ti faccia un
po’ di violenza!
SIGNORA PERELLA.
No, no.... Dio, Paolino, che mi dici? Sarebbe inutile poi, credi! Non
ci ha mai badato!
PAOLINO.
Ma dobbiamo appunto forzarlo a badarci! forzarlo, quest’animale che
non capisce la bellezza modesta, pudica, che nasconde i suoi tesori di
grazia! Presentarglieli, ecco — lascia fare a me — metterglieli sotto
gli occhi, almeno un po’.... (_Appressandosi con le mani avanti_)
Guarda.... così, permetti?
SIGNORA PERELLA
(_arretrando, spaventata, e con ribrezzo riparandosi il seno_).
Ma no! Li sa, Dio mio, Paolino!
PAOLINO
(_incalzando_).
Ricordarglieli!
SIGNORA PERELLA
(_c. s._).
Ma se non se ne cura!
PAOLINO.
Lo so; ma perchè tu, anima mia, e questo è il tuo pregio, bada, per me!
quello per cui io ti ho cara e ti stimo e ti venero! codesti tesori,
tu, non hai saputo mai farli valere....
SIGNORA PERELLA
(_quasi inorridita_).
Farli valere? E come?
PAOLINO.
Come? Vedi, tu non te l’immagini neppure, come! Eh, altro! Tante lo
sanno bene!
SIGNORA PERELLA
(_c. s._)
Ma che fanno? come fanno?
PAOLINO.
Niente. Non.... non nascondono così, ecco! E poi.... Via, non farmi
disperare! Credi che costi a te soltanto, del resto? Costa anche a me,
perdio, predisporti, acconciarti perchè tu possa piacere a un altro!
(_alzando le braccia al cielo_) preparare la virtù, Dio, per comparire
davanti alla bestia! Ma bisogna, per la tua salvezza e per la mia!
Lasciami fare! Non abbiamo più tempo da perdere. Prima di tutto, via
codesta camicetta! È funebre! Viola, colore deprimente! Una rossa, che
strilli!
SIGNORA PERELLA.
Non ne ho!
PAOLINO.
E allora quella di seta giapponese, che ti sta tanto bene!
SIGNORA PERELLA.
Ma è accollata....
PAOLINO.
Scòllala! In nome di Dio, scòllala! Non ci vuol nulla.... Ripieghi
in dentro i due lembi, qua davanti; ci appunti su, giro giro, un
merletto.... Ma àprila bene, mi raccomando!... molto, molto! almeno fin
qua.... (_indica sul seno di lei, molto giù_).
SIGNORA PERELLA
(_inorridita_).
No! Tanto?
PAOLINO.
Tanto! Tanto! Da’ ascolto a me!
SIGNORA PERELLA
(_c. s._).
Ma tanto, no!
PAOLINO.
Tanto, sì; Se no, ti dico che è poco! E pèttinati un po’ meglio, per
carità! con qualche ricciolino sulla fronte. Uno lungo, qua, in mezzo
alla fronte, a gancio! E due altri qua, che s’allunghino sulle gote, a
gancio!
SIGNORA PERELLA
(_c. s. non comprendendo_).
A gancio? Oh Dio, come a gancio? Perchè?
PAOLINO.
Perchè sì! Da’ ascolto a me! Non farmi perder tempo in spiegazioni! A
gancio è così (_glielo mostra col dito, contraendolo_) insomma, come un
punto interrogativo sottosopra! Uno qua; uno qua e uno qua (_indica la
fronte, poi la guancia destra, poi la sinistra_). Se non sai farteli,
te li faccio io! Vai, vai, cara.... (_La spinge verso l’uscio a
destra_). E scolla, scollala molto, la camicetta!... Io intanto esamino
qua la tavola se non ci manca nulla per il pasto della belva!
La signora PERELLA esce per l’uscio a destra, lasciandolo aperto.
PAOLINO si reca alla tavola apparecchiata in mezzo; la esamina,
aggiusta qua e là, posate, bicchieri.
PAOLINO
(_eseguendo_).
Così.... così.... così.... E quella marmotta di Totò, intanto, che
ancora non viene! Mi disse fra cinque minuti.... eccoli qua, i cinque
minuti del signor farmacista! Un’ora! È passata un’ora!
SIGNORA PERELLA
(_dall’interno, strillando_).
Ahi!
PAOLINO
(_accorrendo davanti all’uscio_).
Che hai fatto?
SIGNORA PERELLA.
Mi sono punta un dito, con lo spillo!
PAOLINO.
Ti esce sangue?
SIGNORA PERELLA.
No. Non ne ho più nemmeno una goccia nelle vene!
PAOLINO.
Eh, lo so! E dovresti averne tanto, anima mia per dare un po’ di colore
alle tue guance bianche.
SIGNORA PERELLA.
M’ajuterà la vergogna, Paolino....
PAOLINO.
Non ci contare! Hai tanta paura, che la tua vergogna non avrà nemmeno
il coraggio d’arrossire! Ma ho qua l’occorrente: non temere! L’ho
portato con me.... (_trae di tasca una scatoletta di belletto e
altri oggetti per la truccatura e li depone sul tavolinetto_) Ho qua
tutto.... Dico di quell’imbecille di Totò che non mi porta ancora le
paste! Sono sulle spine.... A fidarsi!... Se non fa a tempo! Ma mi
disse: Vai, fra cinque minuti sarò da te....
SIGNORA PERELLA
(_dall’interno, piangendo_).
Dio.... Dio.... Dio....
PAOLINO.
Che cos’è? Un’altra puntura? Piangi? (_guarda nell’interno della soglia
e arretra_) Ah! È spaventoso! Apre di nuovo la bocca!
SIGNORA PERELLA
(_c. s., in un gemito_).
Che avvilimento!... che avvilimento!...
SCENA QUARTA.
DETTO, GRAZIA e il signor TOTÒ.
Si sente picchiare all’uscio a sinistra.
GRAZIA
(_dall’interno_).
Permesso?
PAOLINO.
Avanti.
GRAZIA
(_entrando, con voce sgarbata_).
C’è un signore con un involto, che domanda di lei.
PAOLINO.
Ah, Totò.... meno male!... Fatelo, fatelo entrare.
GRAZIA.
Qua?
PAOLINO.
Qua, sì.... se non vi dispiace....
GRAZIA.
Ma che vuole che mi dispiaccia, a me!... Se dice qua, lo faccio entrare
qua, e basta!
PAOLINO.
Ecco, sì.... qua.... scusate....
GRAZIA.
Oh, quante storie! (_esce_).
PAOLINO.
Ingozziamo, Paolino! (_Poi, recandosi in fretta a chiudere l’uscio a
destra, annunzia verso l’interno_). Le paste! le paste!
TOTÒ
(_dall’interno_).
Permesso?
PAOLINO.
Vieni, vieni avanti, Totò. Cinque minuti, eh?
Il signor Totò entra tenendo sospeso per il cappio un involto, col
braccio alzato all’altezza del mento, e il collo torto.
TOTÒ.
Abbi pazienza: cosa delicata, Paolino. C’è pure di mezzo la mia
responsabilità, capirai.... quella di mio fratello.... Qua c’è un
innocente....
PAOLINO
(_investendolo_).
Un innocente? Chi? chi è l’innocente? Ah, tu vieni a dire a me che qua
c’è un innocente? Lui, l’innocente? Quando siamo tutti qua, anche tu,
per costringerlo a fare il suo dovere, nient’altro che il suo dovere, a
costo di farmi scoppiare il cuore, dalla rabbia, dall’angoscia, dalla
disperazione!... Uno come me, che non ha mai finto, che ha gridato
sempre in faccia a tutti la verità, costretto a usare un inganno di
questo genere, col concorso d’un imbecille come te!
TOTÒ.
Ma no! Che pensi? Io dicevo per il ragazzo, Paolino! Non c’è un ragazzo
qua, scusa?
PAOLINO.
Ah, tu parlavi del ragazzo?
TOTÒ.
Ma sì, del ragazzo. Se dico un innocente, scusa....
PAOLINO.
Scusami, scusami tu, allora! Scusami, caro.... Sono in uno stato
d’animo.... Hai portato intanto ciò che dovevi portarmi?
TOTÒ.
Ecco, ti volevo dire appunto.... Essendoci un ragazzo.... — tu capirai
— ho pensato.... se Dio liberi....
PAOLINO
(_comprendendo_).
Già.... già.... sì....
TOTÒ.
E non ho voluto.... non ho voluto assolutamente....
PAOLINO
(_restando_).
Come! Non hai voluto? E che hai fatto allora?
TOTÒ.
Delle paste? Me le sono mangiate.
PAOLINO.
Tu? Te le sei mangiate tu? Quaranta paste?
TOTÒ.
Metà. E metà le ho conservate per mio fratello, stasera.
PAOLINO.
Come! E allora? Che mi hai portato costì?
TOTÒ.
Eh, non ci hai perduto nulla, non temere! Ci hai guadagnato, anzi! Un
bel pasticcetto di crema, squisito.
PAOLINO.
Da leccarmene le dita, già. Perchè difatti sarà un festino per me!
TOTÒ.
No, non dico questo; non t’arrabbiare! Dico per spiegarti il ritardo.
Ho dovuto prepararlo.... Guarda.... (_lo posa sul tavolinetto e lo
svolge_).
PAOLINO.
Ma.... Oh! (_e gli fa un cenno d’intelligenza_).
TOTÒ.
Non dubitare! (_Lo mostra_) Condizionato a meraviglia, perchè non
si possa sbagliare.... Vedi? Metà bianco.... e questa metà è per
il ragazzo.... per te, se vorrai mangiarne. E metà nero, crema di
cioccolato! Niente al ragazzo, di questa; mi raccomando! Sta’ attento,
veh!
PAOLINO.
La nera, sì, va bene! Ma.... (_cenno come sopra_).
TOTÒ.
Non dubitare!
PAOLINO.
Bene. Vai, vai, allora, amico mio! È già tardi! Il vapore è arrivato!
Vai, vai.... E speriamo! Speriamo bene!
TOTÒ.
Stai sicuro!
PAOLINO.
Come vuoi che stia sicuro! (_Subito, staccando_) Oh, tomba, siamo
intesi!
TOTÒ.
Puoi dubitare di me?
PAOLINO.
Mi sei amico.... E il caffè te lo darò ogni mattina, sai? Puoi
contarci. Vàttene! Vàttene!
TOTÒ.
Sì, sì, grazie. Addio, Paolino. (_Esce per l’uscio a sinistra_).
PAOLINO
(_va a prendere il pasticcio per collocarlo, con solennità sacerdotale
in mezzo alla tavola, altare della Bestia, e tenendolo prima sollevato
come un’ostia consacrata_).
Oh, Dio, fa’ che valga! fa’ che valga! La sorte d’una famiglia, la
vita, l’onore d’una donna, Dio, la mia stessa vita, tutto è sospeso
qui!
SCENA QUINTA.
_La_ SIGNORA PERELLA _e_ DETTO.
La signora PERELLA rientra dall’uscio a destra più che mai
vergognosa con le spalle voltate verso PAOLINO, il capo basso,
gli occhi a terra, ambo le mani parate a nascondere il seno. È
scollatissima, e s’è fatti i tre ricci a gancio, uno in mezzo alla
fronte; gli altri due alle gote.
SIGNORA PERELLA.
Paolino.
PAOLINO
(_accorrendo_).
Ah! Hai fatto? Brava, brava.... Lasciati vedere!
SIGNORA PERELLA
(_schermendosi_).
No.... no.... Muojo di vergogna.... no....
PAOLINO.
Ma che vorresti stare così davanti a lui? E allora perchè ti sei
scollata? Via, giù, codeste mani!
SIGNORA PERELLA
(_c. s._).
No.... no....
PAOLINO.
Ma non capisci che bisogna che egli veda?
La signora PERELLA si reca allora le mani al volto, sollevando
di qua e di là le braccia per scoprire abbondantemente il seno
imbandito.
SIGNORA PERELLA.
Èccoti, èccoti....
PAOLINO.
Ah.... be.... benissimo.... sì.... be.... benissimo.... (_Se non che,
la signora Perella, col volto così nascosto, scoppia in pianto_). Che?
Piangi? Ma no! Piangi? E brava, sì! Piangi, adesso! Sciupati anche gli
occhi! (_Subito, intenerendosi e abbracciandola_) Anima mia, anima mia,
perdonami! credi, soffro più di te, più di te, di codesto tuo strazio,
che è atroce! M’ucciderei, credi, m’ucciderei per non veder codesto
spettacolo della virtù che deve prostituirsi così! Su, su.... È il tuo
martirio, cara!... Bisogna che tu lo affronti con coraggio! E tocca a
me di fartelo, il coraggio!
SIGNORA PERELLA.
Giovasse almeno!
PAOLINO.
Così no, di certo! Devi persuadertene! Così non giova a nulla! No!
Sorridente.... sorridente, cara! Provati, forzati a sorridere!
SIGNORA PERELLA.
E come, Paolino?
PAOLINO.
Come? Ecco.... così.... guarda.... (_sorride a freddo, smorfiosamente_).
SIGNORA PERELLA.
Ma non posso, così....
PAOLINO.
Sì.... sì.... Ecco.... guarda.... Che vuoi che ti faccia per farti
ridere? qualche piccolo lezio da scimmia, (_eseguisce_). Ecco vedi?...
sì, sì.... così, eh? sì!... ridi! Mi gratto.... eh eh.... (_La signora
Perella ride tra le lacrime d’un riso convulso_). Ridi.... sì....
brava, così.... ridi! E guarda, ora mi butto per terra, eh?... così
gattone! (_eseguisce e la convulsione di riso della signora Perella
cresce_). Brava, così!... ridi.... ridi.... ridi.... E ora faccio salti
da montone! (_eseguisce e la convulsione della signora arriva fino allo
spasimo_). Viva la bestia! viva la bestia!
SIGNORA PERELLA
(_mentre Paolino seguita a saltare come un montone, torcendosi dalle
risa_).
Basta.... per carità.... non ne posso più.... non ne posso più.... (_E
trapassa subito dal riso al pianto di nuovo_).
PAOLINO
(_cessando subito di saltare e accorrendo, frenetico_).
Come! ti rimetti a piangere? Ridevi così bene!... Ah è la disperazione,
lo so. Su, su, basta! Finiscila, perdio! Mi fai impazzire! (_In preda
a una frenesia crescente, la scrolla con rabbia e la rimette su a
forza, come un fantoccio che tra le mani gli caschi a pezzi_). Mi fai
impazzire! Su! stai su! zitta! Voglio che stia zitta e su! Così! così!
Ti debbo dipingere!
SIGNORA PERELLA
(_stordita dagli scrolloni, atterrita, sbalordita_).
Dipingere?
PAOLINO.
Sì! Asciugati bene gli occhi! Le guance! Sei pallida! sei smorta! Come
vuoi che la bestia capisca la finezza del bello delicato, la soavità
della grazia malinconica? Ti dipingo! Alza la faccia.... così! (_gliela
alza_).
SIGNORA PERELLA
(_come un automa, rimanendo con la faccia alzata, mentre Paolino prende
dal tavolinetto gli oggetti per la truccatura_).
Ah Dio, fa’ di me quel che vuoi....
PAOLINO
(_cominciando a imbellettarla, a bistrarla, sulle gote, negli occhi,
alla bocca, con spaventosa esagerazione_).
Ecco, aspetta. Prima le guance.... Così!... così!... Per lui, che
non capisce altro, devi esser come una di quelle!... Così!... La
bocca, adesso!... Dov’è il cinabro?... Qua, ecco.... Schiudi un po’
le labbra.... Ecco, aspetta.... così.... Non piangere, perdio! Sciupi
ogni cosa!... Così.... così.... Gli occhi, adesso! Devo annerirti gli
occhi.... Ci ho tutto qua.... ci ho tutto.... Chiudi gli occhi, chiudi
gli occhi.... Ecco.... così.... così.... così.... E ora ti rafforzo
col lapis le sopracciglia.... Così.... così.... così. Lasciati vedere
adesso!
La signora PERELLA quasi stralunata, mostra il volto
spaventosamente dipinto, come quello d’una baldracca da trivio.
PAOLINO
(_mostrandola, come ubriacato dall’orgasmo, con grottesca aria di
trionfo_).
E ora mi dica il signor capitano Perella, se vale più quella sua
signora di Napoli!
SIGNORA PERELLA
(_dopo essere rimasta lì un pezzo, esposta come uno sconcio pupazzo
da fiera, si alza e si reca a guardarsi allo specchio sul divano,
inorridita_).
Oh Dio!... Sono uno spavento!
PAOLINO.
Sei come devi essere per lui! (_E intanto si mette a nascondere gli
oggetti da truccatura_).
SIGNORA PERELLA.
Ma non sono più io!... Non mi riconoscerà!...
PAOLINO.
Non deve più riconoscerti difatti! Deve vederti così!
SIGNORA PERELLA.
Ma è una maschera orribile!
PAOLINO.
Quella che ci vuole per lui!
SIGNORA PERELLA
(_con strazio_).
E Nonò?... Nonò?... Io sono una povera madre, Paolino!
PAOLINO
(_intenerendosi fino alle lagrime, abbracciandola_).
Sì, sì.... hai ragione, povera anima mia, sì! hai ragione! Ma che vuoi
farci? Ti vuole lui, così! Non ti vuole madre! E tu la darai a lui,
codesta maschera, alla sua bestialità!... Sotto di essa, sei poi tu,
che ne spasimi; tu come sei per te stessa e per me, cara! E tutto il
nostro amore!...
SCENA SESTA.
DETTI, NONÒ, _il_ CAPITANO PERELLA, _poi_ GRAZIA.
Dall’interno si sente la voce di NONÒ che grida, accorrendo.
_La voce di_ NONÒ.
Ecco papà! ecco papà!
PAOLINO
(_staccandosi subito dall’abbraccio e allontanandosi dalla signora
Perella_).
Eccolo!... Mi raccomando!
SIGNORA PERELLA.
Oh Dio.... Oh Dio....
PAOLINO.
Sorridente! Sorridente, cara!... Sorridente!...
NONÒ
(_dall’interno ancora, riprende a gridare_).
È arrivato pa.... (_quando un calcio del capitano lo manda a ruzzolare
sulla scena troncandogli in bocca la parola_).
Spunta il CAPITANO PERELLA che ha l’aspetto d’un enorme sbuffante
cinghiale setoloso.
PERELLA
(_a Nonò accompagnando il calcio, che gli appioppa dietro_).