Ah.... perchè ha qui anche la moglie, volete dire?

GRAZIA.

Che moglie e moglie! Non la guarda nemmeno la moglie!

MARINAJO.

E allora? Ohè! Ne sapreste forse qualche cosa anche voi?

GRAZIA.

Lasciatemi sbrigare qua, v’ho detto!

MARINAJO

(_ride_).

Ah! ah! ah! ah! Sarebbe da ridere....

GRAZIA.

Insomma, ve n’andate?

MARINAJO.

Sì vado, vado. Ritornerò più tardi.... Ma avvertitela la signora, che

son venuto per la roba.... che la prepari.... A rivederci eh?

GRAZIA.

A rivederci.

Il MARINAJO esce per la comune. GRAZIA ritorna a cercar tra le

pieghe della tovaglia per terra qualche piatto o bicchiere rimasto

sano e, trovandone qualcuno e levandosi per posarlo sulla tavola,

rifà il gesto per esprimere l’indolenzimento delle reni. Si sente

poco dopo — grottescamente di nuovo esagerato — il rumore del

paletto tratto dall’uscio della camera del Capitano.

GRAZIA.

Eccolo qua, che esce dalla gabbia, la belva!

SCENA SECONDA.

DETTA _e il_ CAPITANO PERELLA.

Il CAPITANO vien fuori, tutto ammaccato dal sonno, con gli occhi

pesti e un umore più che mai bestiale.

PERELLA

(_scorgendo Grazia per terra_).

Ah.... tu, costì? Con chi parlavi?

GRAZIA.

Col marinajo, parlavo....

PERELLA.

È andato via?

GRAZIA.

È andato via.

PERELLA.

E che era venuto a fare, a quest’ora?

GRAZIA.

Era venuto per la roba da portare a bordo. (_Pausa_).

PERELLA.

E tu non sai augurare il buon giorno al tuo padrone?

GRAZIA.

Già! Per giunta! Eccolo qua, il mio buon giorno! (_indica i cocci per

terra_).

PERELLA.

Lo fai adesso, codesto servizio? Che hai fatto tutto jersera?

GRAZIA

(_gli lancia una lunga occhiataccia, poi torna al suo servizio senza

rispondere_).

PERELLA.

Rispondi! (_Le viene innanzi, minaccioso_).

GRAZIA

(_si leva, lo guarda di nuovo, poi dice_):

Lo domanda a me, che ho fatto? (_Breve pausa_). Lei strappa; lei rompe;

lei (_sottolineando in modo ambiguo_) obbliga la gente a servizi, a cui

non è tenuta....

PERELLA.

Io voglio subito il caffè!

GRAZIA.

Ancora non è pronto.

PERELLA

(_facendolesi sopra con la mano levata_).

Ah, così mi rispondi?

GRAZIA

(_sfuggendo_).

Non mi s’accosti! non mi tocchi o grido, sa!

PERELLA.

Vai subito a preparare il caffè! Non sai che voglio trovarlo pronto,

appena mi alzo dal letto?

GRAZIA.

Potevo difatti immaginare, che proprio questa mattina lei si dovesse

levare all’alba.... dopo che....

PERELLA.

Insomma! La finisci di rispondere? Vai subito per il caffè!

GRAZIA.

Vado.... Vado....

Via, per l’uscio a sinistra.

SCENA TERZA.

_Il_ CAPITANO PERELLA _solo, poi il signor_ PAOLINO _e_ GRAZIA.

PERELLA

(_tentennando il capo_).

Ma guarda un po’!...

Con la faccia più che mai aggrondata e disgustata, gli occhi cupi

e truci, sta un po’ a pensare; poi sbuffa; poi si brancica gli

abiti addosso, smaniosamente, e accompagna l’atto con una specie

di rugghio bestiale nella gola; scrolla il capo e va un po’ per la

stanza. Ha caldo! ha caldo! si sente soffocare!... Va alla veranda;

s’affaccia alla finestra in fondo; guarda il mare e trae un ampio

respiro; poi finge di guardare in giù nella strada e di scorgervi

il signor PAOLINO; fa un atto di sorpresa e si china a parlare.

PERELLA.

Oh — buon giorno, professore!... E come, fuori a quest’ora? da queste

parti?... (_Tendendo l’orecchio_). Che?... — Già, già.... — anch’io!...

Un po’ d’aria.... Questo venticello.... sì. Delizioso. — Vuol venire

su?... — Venga, venga.... — Le offro una tazza di caffè.... — Sì,

bravo, venga!

Rimane ancora un po’ sulla veranda; poi viene incontro al signor

PAOLINO, che entra per la comune con una faccia da morto ansiosa,

gli occhi lividi, lampeggianti di follia, come se, non avendo

trovato il segno alla veranda, avesse deciso di commettere un

delitto.

PERELLA.

Ih, che sveltezza! È salito di corsa?

PAOLINO.

Sì. Mi dica. Ha visto che tornavo dallo Scalo?

PERELLA.

L’ho vista col naso in su, che guardava qua, da me....

PAOLINO.

Sì. Ma ero di ritorno. Sono arrivato fino allo Scalo. Nel passare

davanti la sua casa, la prima volta, andando, c’era giù un crocchio

di gente che gridava. — Dica un po’: che sia caduto, per caso, dalla

finestra là, della veranda, qualche vaso di fiori?

PERELLA

(_stordito_).

Vaso di fiori?... Giù nella strada?

PAOLINO.

Sì — da quella finestra!

PERELLA.

Ma no.... Ch’io sappia....

PAOLINO.

No?

PERELLA.

Io non so di vasi.... — Ma perchè?

PAOLINO.

Perchè mi parve di vedere giù, sotto la finestra tra quel crocchio di

gente che gridava, un mucchio.... non so.... di cocci per terra; e ho

immaginato che gridasse per questo....

PERELLA.

Io non ho inteso nulla....

PAOLINO.

Non c’era proprio nessun vaso là, quando lei si è affacciato?

PERELLA.

Nessuno.... Eccoli là, i vasi (_indica il portafiori_) — tutti e cinque.

PAOLINO.

Sono stati sempre cinque?

PERELLA.

Cinque, sì. Non vede? non c’è posto, qua, per altri vasi....

PAOLINO

(_quasi tra sè addolorato, friggendo_).

E allora.... allora.... niente....

PERELLA

(_squadrandolo_).

E come? Oh bella! Pare che lei sia dolente, che non sia caduto davvero

nessun vaso....

PAOLINO

(_subito, riprendendosi_).

No; io? che! — È che.... che m’ero figurato che.... che dovesse

esserci, quel vaso....

PERELLA.

Perchè la gente gridava sotto?

PAOLINO.

Già.... Sa com’è, quando uno s’immagina una cosa? L’ho creduto

proprio come una realtà, passando e sentendo gridar quella gente. —

«C’era un vaso — mi son detto — alla finestra là del Capitano, e sarà

caduto....».

PERELLA.

Ma no! che vaso! È curioso che io di là non ho sentito affatto gridare

giù in istrada....

PAOLINO.

Non ne parliamo più! — Ma scusi, lei... (_e s’interrompe come se gli

notasse in faccia qualche segno impressionante_).

PERELLA

(_turbato, non comprendendo_).

Io... che cosa?

PAOLINO.

Sì, dico.... lei.... (_e s’interrompe di nuovo per spiarlo più

intensamente nella faccia ammaccata_).

PERELLA.

Che cosa? — Oh sa che lei ha un curioso modo di guardarmi?

PAOLINO.

No, niente.... Perchè.... perchè la vedo.... sì, la vedo....

PERELLA.

Come mi vede?

PAOLINO.

Niente.... no.... Vedo che.... che si è levato per tempo, ecco....

PERELLA.

Già, ma anche lei, mi pare, — molto prima di me, se è già fuori di casa

a quest’ora, ed è arrivato fin allo Scalo....

PAOLINO.

Sì.... mi.... mi.... mi son difatti levato anch’io per tempo....

PERELLA

(_lo guarda e scoppia a ridere_).

Ah! ah! ah! ah! Ma com’è strano lei questa mattina!

PAOLINO.

Sono un po’ nervoso....

PERELLA.

E s’è fatta una passeggiatina al fresco? — Fa bene, fa bene....

igienico, igienico passeggiare di buon mattino!

PAOLINO.

Igienico, già!... (_tra sè appena il Capitano si volta_) (Io l’uccido!

Parola d’onore, io l’uccido!).

PERELLA.

Non c’è di meglio, quando uno è nervoso.... Fuori, all’aperto,

svaporano tutte le ubbìe....

PAOLINO.

Difatti, sì.... Non.... non ho dormito bene, questa notte e....

PERELLA.

Ah! Neanche lei? — Non me ne parli!

PAOLINO.

Non.... non ha dormito bene, dunque, neanche lei?

PERELLA

(_con rabbia_).

Non ho dormito per nulla, io!

PAOLINO

(_in ansia_).

Ah.... — e...?

PERELLA.

Che cosa?

PAOLINO.

Si, dico.... vedo.... — guardavo or ora, difatti, che lei è molto

sbattuto.... un po’... sì.... un po’ pesto, ecco.

PERELLA

(_c. s._).

Se non ho chiuso occhio, le dico! Una nottataccia d’inferno! Il caldo,

forse.... io non so!

PAOLINO.

Caldo, già.... ha fatto un gran caldo, un gran caldo, questa notte....

PERELLA.

Da impazzire!

PAOLINO.

E si sarà.... si sarà alzato di letto, forse?

PERELLA

(_lo guarda, poi_):

Anche, sì....

PAOLINO.

Eh me lo immagino! Quando.... quando il letto comincia a scottare....

Col caldo.... lì (_indica la sua camera_) le.... le sarà parsa un

forno, quella sua camera, suppongo!

PERELLA.

Un forno! un forno, proprio!

PAOLINO.

E ne sarà uscito, no? m’immagino....

PERELLA

(_torbido, dopo averlo guardato un po’_).

Si.... difatti — ne sono uscito un po’... perchè.... — perchè a un

certo punto, mi pareva proprio di soffocare.... (_Vedendo entrare

Grazia con un vassojo, su cui è una tazza di caffè_). Ah, ma ecco qua

il caffè.... Brava, Grazia.... — Ma come! ne porti una tazza sola? — E

per il signore qui?

GRAZIA

(_aggrondata, sgarbatissima_).

E che ne so io, se debbo portargli o non debbo portargli il caffè, se

nessuno me lo ordina?

PERELLA.

Non rispondere così, ti ho detto! C’è bisogno che ti si ordini? Ma

guarda un po’ che confidenza osa prendersi!

GRAZIA

(_facendo gli occhiacci e masticando_).

Confidenza.... confidenza.... Sono io che mi piglio, ora, la

confidenza; è vero?

PERELLA.

È impudente questa donna! Bada che ti caccio via su due piedi, sai?

GRAZIA.

Mi caccia? Chi caccia? Badi lei piuttosto, che io posso mettermi a

gridare, e se mi metto a gridare quello che lei ha fatto....

PAOLINO

(_quasi tra sè, basito, all’orribile sospetto che gli balena, guardando

ora il Capitano, ora la serva_).

Oh Dio.... Oh Dio.... — possibile?

PERELLA.

Professore, ma la sente?

PAOLINO.

Sento, vedo.... sì....

PERELLA

(_a Grazia, per troncare, sulle furie_).

Vai a prendere subito un’altra tazza di caffè! (_a Paolino_). Ecco, lei

prenda questa, Professore.... (_gli offre la tazza_).

PAOLINO.

No.... grazie, no!... — (_a Grazia_). Non.... non v’incomodate....

PERELLA.

Ma che incomodarsi! — Prenda!

PAOLINO.

Grazie, le dico! no! proprio non ne desidero. — Mi.... mi farebbe

male....

PERELLA.

Ma che male! — (_a Grazia_) Vai a prendere l’altra tazza!

PAOLINO.

Sono eccitato, Capitano, per carità! Sono eccitato.... — eccitato;

nervoso!

GRAZIA.

Insomma — sì? — no?

PERELLA.

Vai al diavolo! (_Grazia, sulle furie, se ne va; e allora, gridandole

dietro fino all’uscio_). E smetti codeste arie, sai? — Se no, te le

faccio smettere io!

PAOLINO.

Sfido: scusi; se si dà.... se si dà troppa confidenza a una serva!...

PERELLA.

Non si dovrebbero tenere troppo in casa, le serve, ecco!

PAOLINO.

Ma mi faccia il piacere! No! quando si sanno tenere ai loro posto....

che non abbiano a prendere arie da padrone....

PERELLA

(_stupito dall’aria indignata che assume il signor Paolino_).

Ohè, che dice, Professore?

PAOLINO

(_frenandosi a stento_).

Dico che... che.... sono.... sono meravigliato, ecco.... sono

veramente.... non so come dire.... — stupito....

PERELLA.

Dell’arroganza di questa donna?

PAOLINO.

Già! E che lei....

PERELLA.

Che io?

PAOLINO.

Che lei.... sì, la possa sopportare! Mi.... mi pare incredibile, che

vuole che le dica? Inverosimile, ecco: inverosimile, arrivare.... Dio

mio.... arrivare fino a questo punto!... — possibile?

PERELLA

(_lo guarda, torbido, poi, abbassando gli occhi_).

Già.... è.... è enorme!

PAOLINO.

È enorme!

PERELLA

(_quasi umile_).

Ma non glie l’ho detto il perchè? È da troppo tempo per casa!

(_Arrabbiandosi_). La colpa è di mia moglie!

PAOLINO.

Ah, sì? anche? ne ha colpa sua moglie?

PERELLA.

Sissignore, sissignore! Che me la tiene ancora tra i piedi! perchè ha

visto nascere Nonò! perchè sa gli usi di casa! per il diavolo che se li

porti via tutti quanti!

PAOLINO

(_friggendo_).

Ma scusi, e lei per questo?...

PERELLA.

Che, per questo? Oh, insomma, sa che lei, professore, mi assume certe

arie, che io non tollero?

PAOLINO.

No, è che.... scusi, mi.... mi pare troppo, ecco, che per questo lei

debba pigliarsela con la sua signora.

PERELLA.

Me la piglio con tutti, io! Perchè è una disperazione questa maledetta

casa per me! — Vi soffoco, vi soffoco! Maledico sempre il momento che

vi rimetto i piedi! Neanche dormire quieto vi posso! Sarà stato anche

il caldo!... Una smania.... E quando io non dormo, sa? quando non

riesco a prender sonno, — .... arrabbio, arrabbio....

PAOLINO.

Già.... ma che colpa, scusi?... che.... che colpa ci hanno gli altri,

scusi?

PERELLA.

Di che?

PAOLINO.

Eh.... se dice che s’arrabbia?... Con chi si arrabbia? con chi se la

piglia, se fa caldo?

PERELLA.

Con me, me la piglio! me la piglio col tempo! e me la piglio anche con

tutti, sissignori! Perchè io voglio aria! aria! io sono abituato al

mare! (_Poi, calmandosi_). E la terra, caro professore, specialmente

d’estate, la terra non la posso soffrire.... — la casa.... le

pareti.... gli impicci.... le donne....

PAOLINO.

Anche.... anche le donne?

PERELLA.

Prima di tutto le donne! Del resto, le donne, con me.... — Sa? Si

viaggia.... si sta tanto tempo lontani.... — Non dico ora, che sono

vecchio.... Ma quando ero giovanotto.... Le donne.... Ci ho avuto però

sempre questo di buono, io — che quando voglio, voglio.... ma quando

non voglio, non voglio (_ride orgogliosamente_). Il padrone sono

restato sempre io!

PAOLINO.

Ah, sempre? — (_tra sè_) (l’uccido! l’uccido!).

PERELLA.

Sempre che ho voluto, s’intende! — Lei no, eh? Lei forse si lascia

prendere facilmente?

PAOLINO.

Non parliamo di me, la prego!

PERELLA

(_ride forte_).

Ah! ah! ah! ah! — Un sorrisetto.... una mossetta....

PAOLINO

(_friggendo_).

La prego, Capitano. La prego....

PERELLA

(_con altra risata_).

Eh! eh! eh! — Me lo figuro.... me lo figuro come deve essere con

lei.... — Un’aria umile.... vergognosetta.... — Dica, dica la verità,

eh?

PAOLINO.

Per carità, smetta, Capitano.... sono veramente nervoso....

PERELLA

(_ride ancora_).

Pieno.... pieno di scrupoli ideali deve esser lei in amore.... — Dica

la verità!

PAOLINO

(_scattando_).

Ebbene! vuole che le dica la verità? E allora le dico che io, se avessi

moglie....

PERELLA

(_scoppia a ridere di nuovo più forte_).

Ah! ah! ah! ah!

PAOLINO

(_perdendo ogni freno_).

Non rida, per Dio. Non rida!

PERELLA.

Ma perchè si adira così? Ah! ah! ah! ah! Come c’entrano adesso le

mogli, scusi? Noi stiamo a parlare delle donne....

PAOLINO.

E che non sono donne, le mogli? Che cosa sono?

PERELLA.

Ma saranno anche donne.... qualche volta.... sì!...

PAOLINO.

Ah.... qualche volta, sì! Lo.... lo ammette dunque, che qualche volta

il marito deve pur considerarla come donna, la moglie!

PERELLA.

Certo, sì! certo! Ma non abbia paura che ci pensa lei, la moglie, a

farsi considerar come donna da altri, se suo marito se ne dimentica!

PAOLINO.

Un marito saggio, dunque, non se ne dovrebbe mai dimenticare!

PERELLA.

Ma sì! Ci penserà lui, a questo! Lei, intanto, non ne ha, caro

professore; e io le auguro per il suo bene di non averne mai!

PAOLINO

(_irritatissimo, cercando il pretesto per litigare_).

Ma questo è in contraddizione con ciò che lei ha detto or ora di me!

PERELLA.

Che cosa ho detto?

PAOLINO.

Che io sono pieno di scrupoli.... non so quali....

PERELLA

(_stordito_).

Ah, lei desidera allora di prender moglie?

PAOLINO.

No! Non dico questo! Dico che lei s’inganna sul conto mio!

PERELLA.

M’inganno?

PAOLINO.

Sissignore! E commette anche la più crudele delle ingiustizie!

PERELLA.

Verso chi? Verso lei? Verso le mogli?

PAOLINO.

Verso le mogli, sissignore!

PERELLA.

Lei le difende?

PAOLINO.

Le difendo, sissignore!

PERELLA.

Ah! ah! ah! ah! — Le difende!... — Sa perchè le difende lei? Perchè

non ne ha! E si serve — ci scommetto — di quelle degli altri!... — Ecco

perchè le difende!

PAOLINO.

Io? Io? Lei dice questo a me? osa dire questo a me? Lei?

PERELLA

(_richiamandolo costernato_).

Professore! (_E lo richiamerà così altre volte durante la battuta

seguente, sempre più costernato_).

PAOLINO.

Lei m’insulta! Sono un uomo onesto io! Sono un uomo di coscienza io!

Sono un uomo, per sua regola, che si può anche trovare, sì — senza

volerlo, — in una situazione disperata. Sì!, ma non è vero, non è vero

che vorrei servirmi delle mogli degli altri! Perchè se fosse così non

le avrei detto, come le ho detto or ora, che un marito non dovrebbe mai

trascurare la moglie! E le aggiungo ora, che un marito che trascura la

moglie, per me, commette un delitto! e non uno solo! più delitti! più

delitti! Sì, perchè non solamente costringe la moglie — che può anche

essere una santa donna — a venir meno ai suoi doveri verso sè stessa,

verso la sua onestà, ma anche perchè può costringere un uomo, un

altro uomo, ad essere infelice per tutta la vita!... Sì! sì! legato a

soffrire di tutto il martirio di quella povera donna! E chi sa! chi sa!

Ridotto all’estremo limite della sua sofferenza, anche la libertà, la

libertà può perdere quest’uomo! glielo dico io! glielo dico io, signor

Capitano!....

Il signor PAOLINO dirà tutto questo con foga man mano crescente,

facendosi quasi sopra al CAPITANO, che lo ascolta sbalordito.

Pare a un certo punto, che il signor PAOLINO debba da un momento

all’altro, trarre un’arma dalla tasca e uccidere il Capitano.

Si schiude allora l’uscio a destra e compare la SIGNORA PERELLA,

atterrita, disfatta, con tutta la truccatura andata a male sulla

faccia squallida. Non ha forza nè di muoversi, nè di parlare.

SCENA QUARTA.

_La_ SIGNORA PERELLA _e_ DETTI.

SIGNORA PERELLA.

Oh Dio.... che cos’è? che cos’è?

PERELLA.

E chi ne capisce nulla? Il professore qua è montato su tutte le furie,

discutendo delle mogli e dei mariti....

PAOLINO.

Ma perchè io dicevo....

SIGNORA PERELLA.

Calma! Calma! Per carità.... Non dica.... non dica più nulla,

professore.... Guardi, piuttosto.... — mi ajuti.... (_s’avvicina al

portafiori e fa per prendere un vaso_).... m’ajuti, la prego....

PAOLINO

(_raggiante_).

Ah.... sì? (_Prende il vaso_). Questo vaso? Vuole, vuole che lo porti

alla veranda?...

SIGNORA PERELLA.

Sì.... ma lo dia a me, questo.... lo porto io.... — Ne.... ne prenda un

altro lei.... Se non se n’ha a male....

PAOLINO.

Un altro? A male, io? Ma che dice? Fe.... felicissimo!

SIGNORA PERELLA.

E allora.... la prego.... (_va a collocare il vaso sul davanzale della

finestra sulla veranda_).

PAOLINO.

Ecco.... ecco.... (_eseguisce_). Lo mettiamo qua? (_lo posa accanto al

primo_). Così?

SIGNORA PERELLA.

Sì, grazie.... (_E seguita per suo conto a prendere e a portare al

davanzale il terzo e il quarto vaso; mentre Paolino, esultante, si

precipita ad abbracciare il Capitano che guarda ancora sbalordito_).

PAOLINO.

Ah! Mi scusi, mi scusi tanto, caro Capitano, mi scusi!

PERELLA.

E di che?

PAOLINO.

Ma di tutte le bestialità che poc’anzi mi sono scappate di bocca! Ero

così nervoso!... Ma è stato uno sfogo, che mi ha tanto giovato!... M’è

passato tutto.... Sono contento ora.... tanto contento.... Mi scusi e

grazie, grazie, signor Capitano! Con tutto il cuore! Guardi, là.... che

azzurro!... che bella giornata s’è fatta! e quei.... (_con stupore che

è quasi terrore_) uh! cinque, cinque vasi là!

SIGNORA PERELLA

(_che ha il quinto vaso tra le mani, che contiene un magnifico giglio,

mostrandolo, vergognosa, con gli occhi bassi_).

Ridanno la vita....

PAOLINO

(_subito_).

A una casa, già!... Grazie, grazie, Capitano! Scusi!... — Sono

veramente una bestia!

PERELLA

(_scrollando il capo, sentenzioso_).

Eh, caro professore, bisogna essere uomini!... (_e si tocca più volte

il petto col dito_).

PAOLINO.

A lei è facile, Capitano — con una signora come la sua: la Virtù in

persona!

TELA.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

L'uomo, la bestia e la virtù · 第 4 / 4 段