_Le antiche mura che ancor teme ed ama, E trema il mondo_,[6] andarono
disperse in polvere per tutti i venti della terra, quasi cenere di
parricida. — Roma insana di dolore si cacciò, come Catone, da se stessa
le mani dentro le viscere, e le stracciò in brani, aborrente di
sopravvivere ai suoi fati; — poi scese una grande adunanza di Barbari a
flagellarla legata alla colonna, — a ferirla di lancia inchiodata sopra
la croce della necessità,[7] — e parvero eroi a cagione dell'agonia
della nemica; — ancora, si assembrarono in numero infinito per vedere se
fosse morta bene, e se bene stesse chiusa dentro il sepolcro, rompendo
orribilmente il cadavere per assicurarsi meglio: — nè ciò bastando (chè
la tomba stessa metteva spavento), si congregarono un'altra volta per
seppellirne il sepolcro. — In verità, le ire della fortuna, la
onnipotenza dei fati, e la paura dei popoli, hanno sepolto prima il
cadavere, poi la sepoltura![8]