Ma io inerisco a giudicare niente di meno che l'antidoto a questo gran

male non opererà facilmente e lascerà per lungo tempo le traccie della

sua venefica infezione. I mali dello spirito saranno mai sempre i più

lenti e i più difficili a guarire, specialmente se dessi trassero

sorgente dagli usi e dalle massime palliate con viluppo seducente della

Religione, e profondamente inveterate (42).

Una gran parte delle nostre vaghe, ed opime contrade fornisce

attualmente uno spettacolo penetrante e pare che somministri delle

speranze fondate; ma vi è motivo sufficiente ancora da temere

l'influenza fatale delle pessime abitudini, e la debole attività delle

conferite Istruzioni. Se l'Italiano specialmente non lasciasi guidare

per se stesso dalla convinzione felice di cui esso ha estremo bisogno;

s'egli non tenta di ogni mezzo possibile per procurarsela, egli

ondeggerà ben tosto in un pelagio d'incertezze, che dovrà un giorno

esporlo, senza scampo, a tutti i disordini immaginabili, e la minima

sventura che gli potrà soppraggiugnere sarà quella di risentire i

timori, i rincrescimenti, e le debolezze di un essere sfuggito

piuttosto, per qualche breve istante al baratro infernale della

superstizione, dell'ignoranza, che nato per la coltura dello spirito, e

per gustare le soavi delizie delle scienze: _C'est l'éducation_ (dice

_G. G. Rousseau_//)\\ {{nel}} suo _Emilio_) _qui doit donner aux ames la

forme qui leur convient dans les société, & diriger tellement leur

opinions, qui elles soient sages par inclination, par passion, par

necessité._

Questa è una verità che noi dobbiamo fare intendere sensibilmente agli

ebrei italiani in particolare, i quali sebbene appariscano cotanto

proclivi agli smarrimenti della ragione, per altro, confessare dobbiamo

ch'essi non mancano di quella dose d'acume necessaria per distinguere i

pregj, ed i vantaggi; noi dobbiamo ispirargliela ancora, per che i

medesimi sono divenuti fino ad un certo punto amanti della novità. Ma

l'esecrabile pregiudizio, l'abitudine imperiosa, e intollerante, la

cieca macchinale venerazione che si ha regolarmente da' medesimi per le

opinioni ricevute: questi sono gli alberi funesti che l'Italiano in

generale giugne difficilmente a sradicare e intanto che i germi

pestilenziali di questi alberi non saranno a gran forza diffinitivamente

svelti, i rampolli venefici ripulluleranno, e si mischieranno agli

arboscelli che loro si farà con tante sostituiti (43).

Ecco dunque, in breve, quale dovrà essere lo scopo primario, ed

essenziale che ora tento prefiggermi; ecco il solo punto centrale dove

tutti i miei fraterni disegni hanno concorso lusingato dal buon esito

degli altri omai fin quì tentati; sebbene io non ignori quanto ogni

proposizione di riforma tanto nel Culto quanto relativamente a' Costumi

sia stata sempre mai riguardata dall'ebraismo generalmente in uno de'

suoi medesimi individui come una temerità punibile ad ogni

riguardo (44); io però, senza bilanciare sull'intrinseco valore di

simile contegno, non vi oppongo frattanto che una semplice osservazione

morale, ed è questa precisamente quella che allontanando dal suo spirito

qualunque renitenza in contrario, mi ci fece risolutamente determinare;

or se l'uomo (tali furono i miei ponderati riflessi) dee la verità

unicamente alle sottili ricerche dell'uomo, che può esporla senza timore

al chiaro giorno (45); se la fondata cognizione di quella è sempre utile

al mondo; se chiunque interessato ad illuminare gli esseri che riconosce

appartenere alla sua specie, ha diritto di proporre ciò ch'esso reputa

potere essere di qualche utilità per i medesimi ogni Cittadino dunque,

amico de' suoi simili, ed illibato, per gli stessi imponenti motivi ha

esso un diritto inappellabile di progettare alla medesima sua nazione

della quale fa parte, tutto ciò ch'egli riconosce idoneo a potere

contribuire alla di lei felicità permanente, e universale (46).

Ma senza digredire di soverchio in altre prove, o argomenti, il nuovo

metodo interessante d'Istruzione morale che noi passiamo a stabilire,

senza ritardo, farà più sensibilmente conoscere l'integrità delle

filantropiche intenzioni, e la ferma solidità de' miei principj ad un

tempo medesimo, prevenendo però non avere io rivolti i miei disegni alla

parte di una coltura universale, o di una enciclopedica letteratura, nè

credasi già che con tale metodo io aspiri a formare degl'individui

Israeliti, o di tutti coloro, che al pari di essi ne hanno duopo estreme

un consorzio di filosofi, o di genj versati in qualunque ramo di

Letteratura; a me basta soltanto di potere somministrare con esso il

mezzo più agevole onde accrescere il numero degli uomini saggi, utili

alla patria, e illuminati, facendo loro conoscere ancora quanto le

sublimi cognizioni riescano vantaggiose, e necessarie a tutta la specie

umana a cui non mancano certamente abbondanti risorse in questa

parte (47).

Entrando dunque nello sviluppo analitico del metodo in proposito, noi ne

ridurremo la vera pratica alle ristrette classificazioni seguenti.

Prima; gionto sia il fanciullo all'età di 4. anni si cominci ad

iniziarlo nella cognizione de' caratteri epistolari, e delle cifre

arabe, e de' numeri, facendosi compitare gli uni, e calcolare le altre,

e nel tempo medesimo gli si farà contrarre l'abitudine di servirsi non

meno quelli di queste; notando però che da questa età potrebbe

cominciare a farsi luogo ancora lo studio della Religione, il quale si

dovrebbe fare consistere da principio per i fanciulli ebrei nella

spiegazione, e compitazione de' Caratteri ebraici punteggiati indi a

quella di alcuni brevi preci quotidiane, affinch'esso possa mettersi a

portata un giorno d'intenderne il valore, e di usarvi così maggiore

cautela, ed attenzione quando le recita.

Da queste prime macchinali operazioni due solidi vantaggi risultare noi

vedremo; l'uno sarà quello di fare applicare i fanciulli per varie ore

consecutive del giorno accostumandogli, come per gradi, a sfuggire

l'ozio, ed a conoscere, per isperienza, ciò che sia per se stesso

metodo, assiduità e disciplina; l'altro sarà poi quello di farci

scuoprire per tempo le loro inclinazioni naturali nello sviluppo

successivi delle idee che di una in altra lezione vederemo succedere in

essi, onde poterli un giorno destinare a quel genere di vita a cui essi

inclinano maggiormente.

Tutte queste elementari lezioni dovranno compirsi tutto al più nello

spazio di un solo biennio.

Seconda; renduto che avremo il fanciullo, col mezzo di si fatte

preparazioni, a sufficienza pratico di una nitida calligrafia, di un

esatta aritmetica, ed intelligente di una parte dell'idioma ebraico, e

del volgare gli si farà distribuire il suo tempo ora nella Spiegazione

del Pentateuco, ed ora nell'esatta Cognizione della sua lingua patria,

che dovrà essergli insegnata per principj; è allora che bisogna fare a

poco, a poco esercitare la sua memoria, in particolare sugli elementi

della morale, i quali ridotti ad altrettanti precetti si avrà cura di

farglieli ripetere sì di frequente, che infine gli restino indelebili

nella memoria; lavoro che per felicemente riuscirci esiga per lo meno il

completo intervallo di altri due anni.

Terza; qui avrà luogo la topografia del proprio paese che si dee

supporre noto già per pratica agli alunni, e quella farà introduzione

alla Geografia parziale, e generale; indi la medesima darà accesso

facile alle istruzioni della sfera, nel modo che questa incamminerà agli

elementi della Geometria, la quale al parere di Loke, dee essere

meccanica, e ridotta alle dimostrazioni solide, e materiali, e non già

nè di soverchio astratte nè troppo poco contemplative; è anche oltremodo

necessario d'instruirlo nell'Istoria, cominciando da quella del proprio

suo paese, poscia de' limitrofi, in seguito de' più lontani, e

discendere finalmente alla storia universale del mondo conosciuto.

Per altro, il tempo più opportuno sembrami questo di fare apprendere a'

giovani anche le lingue viventi le più comuni quali sarebbero la

francese, l'Inglese, la tedesca, e la spagnuola col soccorso dell'idioma

Italiano, di cui dobbiamo a quest'ora crederli mediocremente

intelligenti; e questo utile esercizio dunque appiana loro il difficile

sentiere alla vasta cognizione delle così dette Lingue morte, ovvero di

quelle che ora più non si parlano nel Commercio della vita.

Contemporaneamente all'applicazione di questi ameni studj non debbono i

fanciulli ebrei porre in abbandono, o trascurare quello importante della

Religione, la Lettura, e la spiegazione de' Profeti, degli scritti che

ci restano di Salomone (48), de' salmi di David, del patetico, ma

energico, e sublime poema di Job, e di tutto ciò che resta dell'intera

_Mikrà_; cimentandoli a fare delle ponderate osservazioni sullo stile,

ed i pensieri di ognuno di questi sacri scrittori, e metterli a portata

di trarne le conseguenze le più esatte, e le più giuste, e le metodiche

induzioni. Tutto questo Corso, sia di uno, sia di altro ramo inserito da

noi nella terza classe potrebbe, senza dubbio effettuarsi entro lo

spazio di sei anni, termine in cui l'età del giovine conterebbe anni

quattordici (49).

Quarta; il destino de' talenti comincia quì a decidersi, e l'accorto

Institutore si può accignere con qualche sicurezza a calcolarvi, e a

pronunziarlo; ma qui fa duopo essenzialmente di una rigorosa

circospezione, affine di non ingannarsi nelle tendenze naturali de'

giovani (50); quì entra l'adolescenza, età nella quale succede l'intero

sviluppo della ragione dei fanciulli; è ora che indagare ci è duopo la

loro intima inerenza, e conforme il sentiere dove questa gli conduce,

dirigere così le nostre mire, e i loro passi; ad un semplice negoziante,

per esempio, è sufficiente quanto fu indicato nelle tre prime Classi,

nel sacro non meno che nel profano; ma per coloro che fossero chiamati

dal proprio genio a qualche professione più elevata, questo è il tempo

il più opportuno di fare loro apprendere l'idioma {{greco, ed il}}

latino co' precetti più semplici, e più brevi; indi si faccia loro un

corso ragionato di eloquenza, di poesia, e di Mitologia per abituarli a

conoscere, a leggere con profitti, ed a gustare i poeti antichi; quindi

la Logica, e la metafisica succederanno alle accennate didascaliche

applicazioni, e volendo procurare a' giovani alunni, che manifestassero

un denso trasporto per lo studio, qualche piacevole distrazione, ora è

quando si potrebbe renderli edotti de' capi d'opera di scoltura, di

pittura e di disegno, siccome ancora di architettura, dove lo spirito

de' medesimi troverebbe insieme utilità, e sollievo; non tacendo essere

questi parimenti il tempo in cui i fanciulli ebrei che inclinano alla

professione rabbinica, possono accoppiare a tutti quegli studj letterarj

le lezioni misniche, e talmudiche, così pure che la cognizione de' più

insigni Commentatori della scrittura _Kimhi_, _Jarki_, _Maimonide_,

_Abenesdra_, _Abravanel_, e alcuni altri. Per compiere questo Corso di

una, o di altra erudizione, noi assegneremo loro il periodo di Anni

otto; ciò che farebbe due terze parti dell'adolescenza di tali

fanciulli.

Quinta: l'ultima sarà questa delle classificazioni, sotto le quali

abbiamo ridotta la pratica del nostro nuovo metodo di educazione

{{universale}}. Ora già più non si tratta di elementari principj, nè di

superficiali rudimenti; lo studente pervenuto agli anni venti due di sua

età, corredato di tutte quelle amene, utili, ed interessanti cognizioni,

apprese nelle tante varie Lezioni gradatamente decorse, gli uni sdegna

come inutili, rigetta come spregevoli gli altri, e niente adatte ad

occuparlo; aprirsi ei mira sotto il di lui passo il teatro

incommensurabile dell'umana sapienza; ardito esso innoltravi allora lo

sguardo indagatore, ed ampliamente ritrova di che inalzarsi sopra se

stesso, e pascolare con profusione lo spirito, e il Cuore; le

matematiche, l'astronomia, la fisica, la chimica; la storia naturale,

l'etica razionale, purchè metodicamente coltivate, faranno dello

studente uno scienziato egregio, un filosofo distinto, ed aggiugnendo a

queste scienze le Instituzioni mediche, la notomia, la botanica, queste

lo renderanno successivamente un perito medico teorico, ed un clinico

perfetto; gli esercizi pratici, e regolari di una parte di queste

scienze coll'ostetricia unite, ne faranno un abile chirurgo; inclinando

esso poi alla Giurisprudenza, gli s'insegnerà il diritto Civile, e

canonico, le pandette, l'arte notarile, ed una breve teorica, e pratica

criminale, il tutto sul piede, e sulla formula del Codice, e delle Leggi

patrie. La diplomatica, e l'economia pubblica finalmente, lo formeranno

un esimio ministro di stato, un accorto, sottile, ed ottimo Governante

di Città, o di Provincia.

Il vasto metodo da noi fin quì delineato non ha per iscopo che

//schiarirci\\{{dimostrarci}} delle idee troppo generali, ed assai

profonde sul sistema regolare da tenersi periodicamente co' fanciulli

dalla prima loro infanzia fino allo stato virile in cui essi dovranno

stimolati, dal proprio loro intimo declivio, eleggersi diffinitivamente

una professione, o religiosa, o civile, o politica, o militare: ma

questo metodo, per altro, quantunque sufficientemente vantaggioso per se

stesso, ha duopo frattanto di un regolamento determinato, non meno per

quanto concerne la distribuzione delle materie didascaliche, le quali

debbono costituire le ingerenze analoghe spettanti ad ogni Professione,

che per tutto ciò che riguarda la solida Instituzione delle scuole, i

fondi necessarj, ed intangibili, per conservarle, e la congrua esatta

disciplina per dirigerle, ed ordinarle.

Ecco propriamente ciò che più di ogni altr'oggetto si richiede ora

necessario per giugnere felicemente al propostoci disegno, qual è quello

d'imprimere nelle menti de' fanciulli ebrei, per quanto è in poter

nostro, de' principj sistematici di radicata Coltura, e di scelta

morale, a scapito de' moltiplici funesti pregiudizj che hanno tentato

sempre, e ovunque di allontanarveli.

(42) A detto de' moralisti i mali dello spirito riescono tante volte per

l'uomo assai più molesti delle malattie fisiche medesime, le quali

sovente altro non sono che l'immediata conseguenza di quelli: quindi è

per ciò chiaramente provato che la nostra infelicità nasce da' primi più

che da queste; massime quando la Religione v'ha qualche influenza: noi

non istiamo quasi mai con noi medesimi, non esistiamo presso che mai nel

momento pressante. L'immaginazione ci tiene assiduamente sempre occupati

fuori di noi, nel passato, o nell'avvenire: ecco infatti la positiva

origine de' nostri mali morali; ed il più efficace rimedio che i

filosofi vi assegnano si è di richiamare l'animo travviato

dall'immaginazione alla sensazione fisica degli affetti. In tal guisa

l'abbacinata fantasia dell'uomo ritroverà essa pure un antidoto possente

contro i malefici prestigj di una supposta Religione.

(43) Il lungo spazio di venti anni completi di ammaestramenti

scientifici, e letterari esercitati da me nelle più ragguardevoli città

dell'Italia, mi hanno renduta questa verità come troppo espressamente

dimostrata. Tutte le mie più accurate diligenze usate assiduamente per

il progresso de' giovani di cui la prima educazione fu la più

negligentata, mi riuscirono sempre inutili, e del pari sarebbero esse

riuscite inconcludenti se quelli avessero avuti anche per istitutori gli

stessi Quintiliano, Dalembert, Fenelon, o Condillac; gli enormi difetti

che l'ignoranza crassa de' primi loro maestri, e l'apatia riprovabile

de' propri loro genitori hanno fatto ad essi miseramente contrarre,

riprodurre si vedrebbero incessantemente in mezzo delle salutari lezioni

di questi celebri precettori nella guisa medesima che io vedea

riprodursi fatalmente ad ogni istante nelle mie, senza rimedio di

reprimerli, nè di allontanarli.

(44) Tutti coloro che hanno tentato di riformare il Culto ed i Costumi

degli ebrei si sono in ogni tempo attirati l'odio, e l'anatema di questi

senza speranza di riconciliazione, e finirono in ultima col desistere da

un impresa, che riconoscevano del tutto inutile, e di un esito infelice,

e restarne interamente segregati, come avvenne appunto alla setta de'

Caraiti, allo Spinosa, ed a vari altri.

(45) Non si è difensore della verità, dice S. _Ambrogio_, se dal primo

istante che ci è accordata la grazia di ravvisarla, di conoscerla non

assumiamo l'impegno commendevole di propalarla fra gli uomini senza

//riguardo\\{{vergogna}}, nè timore: _Ille veritatis defensor esse debet

qui cum recté sentit loqui non metuit nec erubescit._

Infatti qual dono funesto per l'essere umano sarebbe mai la verità,

s'essa non fosse sempre buona a dirsi? Quale appannaggio superfluo

riuscirebbe la ragione, se questa fosse fatta per essere cattivata, o

subordinata, e non sarebbe un degradare enormemente la specie umana,

volendo sostenere sì ripugnanti, e sì assurdi principj? Credere che v'ha

delle verità ch'è meglio lasciare eternamente sepolte nel seno della

natura, che produrle al chiaro giorno, è lo stesso che favoreggiare

l'errore, la barbarie, e l'ignoranza.

(46) Il più leggiadro, ed il primo Drammatico dell'Italia (_Metastasio_)

disse con sublime ingegno

_Inutilmente nacque_

_chi sol vive a sostegno_

Sia di ciò la verità, a che mai servirebbero tutte le cognizioni le più

profonde, tutti i talenti ancora più elevati che potesse l'uomo

d'altronde fondatamente vantare, s'egli non impiegasse gli uni ad

illuminare i suoi simili, e le altre ad instruirli, e restandosene

spettatore neghittoso de' loro smarrimenti non cercasse la via la più

pronta e la più sicura di sottrarveli? _Ce serait souvent manquer

essentiellement à la société que devoir les hommes s'enfouir dans le

gouffre des erreurs, sans les soustraire, & les detromper_; ci

lasciarono scritto i più insigni filosofi del mondo. Quindi è che io

presi coraggio di porre sotto gli occhi de' miei connazionali tutto ciò

che ho creduto efficace a potere contribuire al loro meglioramento, e

imperturbabile, non già perchè io mi reputi il più illuminato fra quelli

nè dotato di entrambi gli accennati requisiti necessarj per condurre ad

ottimo fine una sì ardua impresa; questo mostruoso egoismo fu sempre mai

ripugnante al mio cuore, come affatto straniere alla mia mente, ma

indotto dalla sola ragione di conoscere per isperienza quanto basta i

loro inveterati travviamenti a questo riguardo.

(47) Sono ben pochi quegli uomini, osserva ingegnosamente _Elvezio_, co'

quali la provvida natura sia stata così tiranna di non lasciare loro la

capacità conveniente di potere liberamente spiccare nell'una, ovvero

nell'altra scienza. Non si può di proposito negare esservi in qualunque

mente umana una certa piega, o inerenza per le cognizioni scientifiche,

che con agevole maniera può essa da uno studio regolare, scortato già da

solidi principj ricevere accrescimento, ed attenzione.

Quindi si può con qualche probabilità fondatamente dedurre che

l'ineguaglianza di spirito, che sovente sembra di rimarcare nella varia

specie degli uomini, non dipenda d'altra parte se non che o dal Governo

più o meno saggio, e illuminato al quale sono sommessi, o dal clima che

respirano, o dal secolo più o meno colto in cui nascono, o

dall'istruttiva educazione ottima, o perniciosa che loro viene

somministrata, o dalla brama più, o meno intensa che hanno essi di

distinguersi nella società, o dalle idee più, o meno vaste, e feconde

delle quali formano i medesimi l'oggetto principale di ogni loro studio,

ed il primo luogo delle loro più assidue meditazioni. Tali sono le cause

che si possono assegnare alla diversità de' progressi dell'uomo.

(48) Tutte le opere di Salomone pervenute oggi fino a noi si riducono

alla Cantica de' Cantici, agli esempi, o proverbi, e all'eclesiaste. Ma

essendo esso quale rappresentato ci viene dalla scrittura, il più

scienziato di tutti gli uomini, così per grazia speciale accordatagli

prodigiosamente dall'Essere Supremo, non pare verosimile che i suoi

scritti si limitassero a sì poco soggetto: e infatti i Rabbini, siccome

ancora i Dottori cristiani sostengono d'accordo, che avendo Salomone

conseguita da Dio la scienza infusa, egli dovea essere un uomo

completamente versato nella scienza universale della natura, e in quella

del Cielo, e della terra; e per conseguenza esso dee avere scritto sulle

piante, e le loro virtù medicinali, sulla medicina, sull'astronomia,

sulla fisica, sulle matematiche, nel modo che il libro de' Re ne fa

espressa menzione; ma che le infauste crisi moltiplici, alle quali

soggiacque il Popolo ebreo durante la serie complicata de' secoli

decorsi da questo monarca fino al presente, avranno senza dubbio, fatto

smarrire quelle utili, ed interessanti produzioni. Essi gli

attribuiscono ancora l'arte di espellere i de[mo]nj, in maniera c'essi

più non ritornassero fra gli uomini; e _Flavio_ rapporta (_antich. Lib.

VIII. Cap. II p. 257_) che un certo nomato Ezechiello cacciava i demoni

alla presenza di Vespasiano, col mezzo di una radica che diceva indicata

dallo stesso Salomone per tal effetto; esso recitava in seguito i

sortilegj immaginati da questo Principe, e il demonio più allora non

compariva; e così che sedotti da questo pregiudizio gli ebrei, ed i

cristiani gli attribuiscono la _clavicola_, dove sono contenuti i

segreti di questa grand arte cabalistica.

(49) Recherà forse ad alcuni stupore, come pervenuti alla terza classe,

io non abbia fatto ancora menzione di sorte alcuna dello studio, e

dell'applicazione della lingua {{greca, e}} latina, dopo di avere

insinuato quello delle lingue dotte. Questo silenzio non dee già

ripetersi per che io consideri tale applicazione come inutile, o

indifferente; ma per che io la riguardo avanti l'indicata età presso che

del tutto sterile, inconseguente, e per lo più di un incerto successo,

massime col metodo lunghissimo, e tormentoso, che a scapito della

gioventù si tiene attualmente per insegnarle nelle scuole dell'Italia; a

quale disegno di fare stancare miseramente un debile fanciullo i //tre o

quattro\\ {{cinque o sei}} migliori anni della sua età verdeggiante

sullo studio di due Lingue, che non giugne in verun tempo a possedere a

perfezione (e se gli esempi in contrario ve n'ha, questi si annoverano a

dito) sia per che mancagli l'esercizio per poterle familiarmente

coltivare nel Commercio della società, sia per l'indole della

costruzione delle medesime {{e specialmente dell'ultima}} sì vasta, e sì

complicata che adattabile non è a verun altra? Questa penosa

applicazione noi abbiamo //dunque stimato\\ {{stimato dunque}} opportuno

riserbarla all'età dell'adolescenza, come la più capace a ritenere, e la

meno sensibile a soffrire.

(50) Se le determinazioni alle quali appigliasi, per l'ordinario, un

fanciullo dipendono talvolta dal proprio genio, e da quel recondito

declivio che in esso infonde la natura, quelle procedono frequentemente

dall'arbitraria volontà de' propri genitori che prescrivono

fortuitamente i destini de' loro figli, avanti ch'essi manifestino

veruna specie d'inclinazione. Quindi è che noi veggiamo si sovente nella

carriera dell'uomo tante professione male esercitate, innumerabili

talenti soffocati, o resi inutili, tante braccia che sarebbero per molte

parti proficue oltre modo alla società ridotte inerti; in somma un

affluenza incalcolabile di malcontenti, o sventurati, per avere, come si

disse equivocata, o male intesa la vocazione della natura. Qualche volta

n'è cagione la sordida avarizia de' respettivi genitori, e sovente

dall'ambizione, o dal fanatismo de' medesimi un inconveniente sì

pernicioso giustamente si ripete.

Cap. VII.

Seguito del medesimo Soggetto: Vantaggi della pubblica educazione

sulla particolare: Regolamento generale per la fondazione di un nuovo

Instituto elementare per i fanciulli Israeliti

Dopo tutto ciò che tante celebri penne hanno dottamente dissertato sulla

preferenza notabile di una pubblica educazione morale a qualunque

domestica Instituzione particolare, cosa mai aggiugnere io potrei per

farne risentire i moltiplici evidenti vantaggi, per dimostrarne

l'importanza di gran lunga preponderante che ha quella, per ogni

riguardo sopra questa? uno de' più rimarcabili vantaggi che si può

ritrarre dalla prima si è, senza dubbio, quell'intensa emulazione

ch'essa misura; il più sicuro mezzo di alimentare l'amore de' talenti, e

della virtù, comparando il fanciullo gli uni, e le altre con quelle

ch'esso per esperienza riconosce allignare ne' suoi propri

condiscepoli (51); mezzo che assolutamente gli verrebbe a mancare nella

seconda infatti come prenderebb'egli fra i vezzi di una madre, la

condiscendenza di un padre, i riguardi di un precettore, la sommissiome

de' domestici, un risoluto gusto per la fatica, e per il metodo ne' suoi

studj; come ritrovarvi quello stimolo possente che scuote le anime, e le

svelle alla loro naturale inerzia, che forma gli uomini eroi, ed i

sapienti; in una parola, come mai l'emulazione si farebb'ella sentire

nel Cuore di un fanciullo, il quale non ha nella Casa paterna nè un

rivale a superare nè un concorrente a temere? Un proposito stesso non

solo può tenergli sullo studio delle scienze in generale; ma esso dee

inoltre applicarsi all'Esercizio parimenti delle arti: infatti, in quale

languore brutale non ricadrebbero esse mai, privandole di ciò che

potrebbe farle solo esaltare nella società; cosa diverebbe mai ogni

talento, ogni sforzo, ed ogni zelo umano, senza l'efficace

incoraggiamento dell'emulazione? L'Intelligenza, e l'industria

retrograderebbero a passo di gigante verso la culla de' loro grossolani

saggi primitivi, e quanti altri inconvenienti non se ne risulterebbero

ancora (52)? Dove rivolgere mai lo stato si potrebbe per ritrovare

Ingegneri esatti, accorti militari, nautici esperti de' quali ha esso sì

estremo bisogno per mantenere il suo decoro, per suo sostegno, e sua

difesa, se gli studi necessari a questi utili soggetti fossero stati

fatti sotto gli occhi de' propri genitori, testa a testa con un solo

Professore domiciliario, ed anche molti? Non avvi che il penetrante

esempio altrui che lanci, per così dire, gli alunni nel sentiere delle

scienze, e delle più elevate cognizioni, che faccia loro superare

qualunque ostacolo che vi si opponga, e gl'incammini a gran passi verso

la gloria: non abbiamo che gettare uno sguardo sulle scuole pubbliche

nelle quali s'insegna le cognizioni utili, e necessarie al servizio

della patria per restare ampliamente convinti non esservi alcuna cosa da

potervi surrogare in vece dell'emulazione che vi regna, onde riportarne

sicuramente identici successi con eguale celerità (53).

Un altro vantaggio, non meno certo che salutare del primo si è

l'intelligenza de' Professori, la quale difficilmente si spiegherebbe in

tutta la sua energia, e vastità esternandosi ad un solo scolare sotto il

tetto paterno nella breve lezione di un ora per giorno fossero anche

due.

L'ultimo, che vale forse per tutti si è l'urbanità che vi s'impegna, il

metodo che vi si tiene, la fermezza che vi si conserva, ed altri simili

requisiti, che la domestica educazione potrebbe raramente garantire,

almeno per lungo tempo, e ciò per due efficaci motivi; il primo per che

l'Istruzione domestica, come lo pensa Elvezio, non inspira mai un deciso

coraggio; infatti i genitori solo interessati più del fisico che del

morale del fanciullo temono di stancarlo coll'applicazione sedentaria, e

non si occupano che della conservazione meramente del di lui Corpo con

detrimento del suo spirito, ed a spese de' suoi studj; e ciò che v'ha

qui di peggio si è ch'essi defferiscono a tutti i suoi puerili capricci,

dando a questa vile compiacenza il falso titolo di amore paterno; il

secondo, per che nè i metodi regolari in proposito di studio, e di

coltura si possono giammai tenere privatamente atteso il tempo, e la

diligenza che si richiede nel comunicarli, nè la politezza de' Costumi

verrà insinuata giammai completamente a' fanciulli nella stessa loro

abitazione, e alla presenza de' loro propri genitori (54).

Tale è dunque l'utilità radicale che ricavare noi realmente possiamo

dalla pubblica Istruzione, e tali sono, in una parola gl'imponenti

motivi che sempre mai la renderanno in ogni maniera preferibile a

qualunque siasi educazione particolare, anche la più assidua che

immaginare possiamo, la più metodica, e la più istruttiva.

Ma tutti questi edificanti vantaggi per che mai non furono essi qualche

volta partecipati all'ebreo, per che non gli hanno i figli d'Israel in

alcun tempo risentiti? Eppure ovunque esistono de['] pubblici Licei, e

de' Collegi dove chiunque può concorrere a suo migliore piacere a

profittarvi; ma d'altronde quale giovamento recavano e gli uni, e gli

altri mai agli altri sventurati fanciulli di questa nazione, accostumati

a riguardare con ripugnanza qualunque Instituzione sociale che avesse

potuto allontanarli da certe superstiziose cerimonie, e da quello strano

metodo di vita a cui furono tenacemente attaccati dal primo istante che

cominciarono ad esistere, e a pensare? E l'accanito disprezzo con cui

sarebbero stati quelli riguardati anche dagli altri alunni concorrenti

malignamente impressionati da' rispettivi loro genitori contro il solo

nome, ed il carattere di ebreo, non dovea essere questo al loro speciale

riguardo un motivo sufficiente di più per considerare con orrore la

religione di tali Condiscepoli (55)?

Ecco probabilmente quali furono gli ostacoli funesti che impedirono già

ne' tempi andati i fanciulli ebrei di profittare de' vantaggi moltiplici

che dimostrammo ritrarsi da' pubblici Instituti, ostacoli che saranno

eternamente ineluttabili fino a tanto che il metodo ripugnante

dell'odierna educazione morale rigenerato non venga completamente da noi

sulle basi radicali già fissate, e per il Culto, e per l'Istruzione, e

pe' Costumi (56).

Ma siccome non avvi male nella natura, al detto de' moralisti, senza

qualche opportuno rimedio, così quello che applicare noi possiamo con

successo a questo pernicioso inconveniente, sarebbe un fondato

stabilimento di pubblica Istruzione destinato per i soli fanciulli

ebrei, dove questi potessero attignere, senza detrimento del Culto, nè

timore di cristiana persecuzione, tutto ciò che si rende al grado

massimo necessario per illuminare la mente delle verità più

interessanti, e ad un tempo medesimo corredare lo spirito delle più

proficue, ed erudite cognizioni (57).

Un Instituto di tale natura potrebbe dunque fissarsi nel centro di ogni

capo luogo di Dipartimento. Un vasto locale dovrebbe esservi destinato a

simile importante stabilimento che potesse contenere tante camere

segregate quante saranno le Classificazioni de' generi di studi che vi

si dovrebbero insegnare; cioè quelle altrove riportate nella pratica del

metodo già descritto nel Capitolo antecedente, //eccettuate\\{{ad

eccezione}} però dell'ultima la quale non può appartenere a questo

nostro nuovo stabilimento, giacchè le scienze che vi si racchiudono

debbono essere di spettanza unicamente della prima Scuola del paese,

quale sarebbe la pubblica università. Quattro Professori mi

sembrerebbero forse bastanti per compiere esattamente tutti gli studi

che comprendono le cinque testè indicate classi, oltre però un maestro

per ogni dodici alunni, destinato ad insegnare i principj elementari di

scrittura, e lettura ebraica, e volgare, con una nitida Caligrafia di

purgata pronuncia, e delle prime operazioni di Aritmetica; notando

altresì che in questa //ultima\\{{infima}} classe non dovrebbonsi

ammettere i fanciulli dell'età minore di quattr'anni, nè maggiori di

sette, nè trattenerli oltre i due anni.

Il primo Professore dovrà insegnare le Lingue viventi, cioè, l'Italiana,

la francese, l'Inglese, la Tedesca, e la Spagnuola; esso detterà, e

spiegherà inoltre Eloquenza Italiana, e francese, somministrerà i

principj fondamentali della Poesia Italiana, {{ed}} i precetti della

Poetica; egli potrebbe inoltre supplire all'istruzione della mitologia,

senza la quale il linguaggio de' poeti riuscirà sempre un enigma, e per

conseguenza del tutto impossibile ad intendersi. La di lui classe sarà

aperta ore sei per ciascun giorno, eccetto soltanto il giorno di Sabato,

e tutte le altre feste d'intero precetto disegnate nel nostro nuovo

piano di Riforma.

Vi si assegnerà un secondo per lo studio della Religione in generale la

di cui ingerenza sarà 1.º La chiara, e metodica spiegazione in Italiano

(se non fosse possibile in francese) di tutte le preghiere che più sono

usitate dagli ebrei; 2.º quella del Pentateuco, delle Profezie, e degli

altri libri ammessi per canonici da noi; 3.º quella di alcune paragrafi

più facili, come sarebbero i Commenti di _Rascì_, o Jarki, e quelli di

_Radak_, o Kimhi; ed incaricando per tali urgenti lezioni qualche

Rabbino colto, e perito nel ramo importantissimo dell'istruzione, esso

potrebbe anche supplire all'ammaestramento di molti altri classici

Commentatori ebrei, siccome pure alla spiegazione della misnah, e del

Talmud. Quattr'ore periodiche del giorno dovrà una tale classe essere

esposta agli alunni concorrenti colle medesime vacanze della prima.

L'ispezione del terzo Professore sarà l'insegnamento dell'Istoria

antica, e moderna non meno sacra che profana, quello della Cosmografia,

e della Geografia elementare, esso spiegherà nel temo medesimo la sfera

Armillare, sviluppandone i tre sistemi differenti che fecero maggiore

strepito nel mondo Letterario, cioè, quello di Tolomeo, quello di

Copernico, e quello di Tico Brahe: lo studio della Lingua Latina, e

quello della Lingua Greca potrebb'essere affidato a questa classe. Sei

ore per giorno dovranno essere impiegate in tali amene didascaliche

Lezioni.

L'assunto importantissimo d'investigare la verità e di comunicarla agli

altri di regolare la vita umana, e perfezionare i suoi Costumi dovrà

essere l'occupazione di un quarto Professore, il quale col metodo il più

sicuro, e il più conciso sarà destinato all'insegnamento elementare

dell'Etica Razionale, dell'arte critica, della Logica, delle

Matematiche, e della Metafisica, con tutte le scienze astratte che vi si

racchiudono; ma siccome abbiamo riconosciuto che queste filosofiche

Instituzione riguardare non possono lo stabilimento da noi quivi

fissato, così questi Professore potrà limitarsi a conferire a suoi

alunni le nozioni meramente preliminari delle testè indicate scienze,

rimettendone l'esercizio profondo, e universale, in tutta l'estensione

della quale possono quelle essere suscettibili, alla sola pubblica

università, unitamente alla storia naturale, alle fisiche, ed a tutte

quelle altre scienze che ne derivano.

Tale è dunque il numero de' Professori de' quali dovrebbe comporsi

questo nuovo Instituto Isralitico, eretto sotto i benefici possenti

auspicj del nostro eccelso Monarca dalla cui augusta deliberazione

dipenderà unicamente la nomina di quelli non meno che l'elezione di un

Direttore (quale ingerenza potrebbe essere conferita al primo de'

quattro destinati Professori al quale incumberà la vigilanza per

l'esecuzione degli ordini nel metodo, e qualità delle Istruzioni da

conferirsi a' giovani studenti, siccome ancora per fare loro eseguire

gli essenziali doveri della Religione, e nel caso poi di malattia, di

assenza, o di morte di questi, uno degli altri Professori ne compirà le

veci provvisoriamente fino a tanto che venga dal Governo provveduto alla

nuova Installazione di altro Direttore.

Ciascuno di si fatti Institutori, per tutto quello che riguarda le sue

scientifiche, o didascaliche applicazioni dovrà avere terminato il di

lui Corso co' rispettivi studenti della sua classe nell'intervallo tutto

al più di un triennio durante il quale non si ammetteranno altre vacanze

fuori di quelle già menzionate, ed un giorno per ogni settimana da

fissarsi a comodo, e piacere de' medesimi Institutori. Nel termine di

ogni anno tutte le scuole dovranno dare pubblicamente i loro saggi in

quella materia che formò il soggetto dell'applicazione decorsa di

quell'anno; vi si fisserà l'incoraggimento di emulazione solito a

distribuirsi a coloro che più si distingueranno per talento, per genio,

e per coltura (58); ed è solo in questo caso che il Direttore, dietro la

fede del rispettivo Professore accorderà a quel tale studente un

Certificato nelle forme, comprovante la di lui capacità, la sua morale

ed i suoi irreprensibili Costumi; e con cui esso potrà quindi abilitarsi

a passare da una in altra classe, e da questa infine alla grande

università pubblica (la quale si potrebbe anche stabilire non doverlo

accogliere in verun modo, se munito esso prima non fosse di un tale

indispensabile documento) a compiere la sfera delle scienze delle quali

egli non apprese che le sole nozioni superficiali, riportate da noi

nella quarta classificazione del nostro metodo, e destinarsi a quel

genere di vita, o professione alla quale più esso inclina. E ad oggetto

di cimentare con successo migliore l'impegno de' figli d'Israel a

profittare de' considerabili vantaggi che risulterebbero immediatamente

da un simile Instituto, si potrebbe inoltre stabilire, che niuno fra

questi potrà giammai aspirare fondatamente a verun grado nella società,

nè conseguire avanzamenti nella patria di sorte alcuna durante la sua

vita, s'egli non produce l'attestato autentico emanato da una, o da

varie delle suddette scuole da cui apparisca la sua capacità in qualche

ramo di amena Letteratura, sia nella cognizione di due lingue almeno,

ovvero nel possesso di qualunque siasi altro ramo di proficua

erudizione.

In quanto poi agli annui emolumenti da fissarsi a tali Professori, ed

alle altre spese indispensabili da erogarsi per uso del medesimo

Instituto, non meno gli uni che le altre potranno essere regolati della

della maniera seguente:

F. 2400. al Direttore dell'Instituto, e {{suo}} 1. Professore.

4200. A' tre altri Professori, calcolati F. 1400. annui per

ciascheduno.

600. All'Instruttore di Caligrafia, di Lettura ebraica, e

volgare, di Aritmetica &

600. A due Inservienti Ispettori destinati a presedere alla

pulizia ed al buon ordine delle scuole, in ragione di

f. 300. annui per ciascheduno.

_F. 7800._

Ciò che nella totalità monterebbe alla somma di F. 7800 la quale

dovrebbe essere a carico de' più facoltosi ebrei di quel Dipartimento

dove tali scuole si potrebbero fissare, che o quotizzandosi un tanto per

{{ogni}} famiglia, o consecrando per una sol volta un fondo solido, e

intangibile per il mantenimento di esso, e per la sua durabile

conservazione, vedrebbero a grado a grado quest'utile quanto

urgentissima stabilimento prendere possanza e vigore, con vantaggi

considerabili, e decoro del Popolo d'Israel.

Per altro, non debbo io già ommettere di avvertire che una si fatta

Instituzione non dovrebbe avere luogo se non se in quel Dipartimento

laddove il numero degli ebrei abitanti eccedesse //il numero di\\ tre

mila {{individui}}, ed il capo luogo di esso ne contenesse per lo meno

la metà, giacchè quelli che contengono una quantità più modica, e più

ristretta, o potrebbero unirsi con qualche altro Dipartimento limitrofo,

ovvero limitare la sfera degli studj, attenendosi unicamente alle

Istruzioni più utili, e più essenziali, come sarebbero le Lingue

viventi, l'eloquenza, e la Geografia.

Eccoci finalmente pervenuti all'estremo termine delle nostre

interessanti osservazioni sulla coltura de' fanciulli ebrei, a vantaggio

de' quali sembrami di avere dimostrato quanto basta ne' Capitoli

precedenti la necessità pressante ch'essi hanno d'istruirsi, e

d'illuminarsi, e di scuotersi una volta da quel torpore macchinale in

cui gemere fatalmente si veggono; ciò che riescire mai non vedremo fino

a tanto che i pubblici stabilimenti de' quali parlammo non venghino

eretti, e generalmente basati sul sistema che accennata abbiamo, e dove

questa classe d'individui la più proficua, e la più interessante di ogni

altra, cogli affluenti considerabili vantaggi che può la medesima per

tante parti ricavarvi, possa felicemente giugnere ad illustrarsi un

giorno nella società degli enti ragionevoli, e non essere mai più

considerata come una frazione inutile della medesima.

E voi o uomini che superbi andate del soave attributo di genitori,

l'opera memorabile da voi soli si compia, studiatene i doveri!

Procurate, per quanto vi è possibile, di rendervi più degni di un tanto

raro pregio di cui la natura volle fregiarvi; ma fino a quando mai

vorrete voi essere sordi, ed insensibili al suo linguaggio penetrante?

Consultatela di buon senno, e voi allora sentirete con quale improperio

essa giustamente condanna la vostra insensibile negligenza intorno a ciò

che relativamente a vostri propri figli più dovea per ogni motivo

interessarvi. Se coll'avere solo gettati, per così dire, i primi germi

elementari della loro macchina, se coll'averli soltanto generati,

supponete di avere acquistato sopra di essi un merito reale, un assoluto

patrocinio, erroneamente vi lusingate; con ciò presso che nulla voi

avete operato in loro giovamento fino ad ora nulla essi debbono a voi,

ma tutto alla natura; voi non vi contribuiste per la loro esistenza, che

solo con un azione meramente organica, accidentale, cui lascerà sempre

ambiguo il giudizio, se avesse per obbjetto la vostra sensuale

concupiscenza, ovvero fosse diretta a procreare un ente ragionevole.

Siate sensibili una volta per la porzione di voi medesimi procurate a'

vostri figli una vita felice, adempiendo all'obbligo pressante che vi

corre di bene educarli. Cessino infine {{di predominarvi}} l'avarizia, e

il fanatismo nell'importante ricerca di saggi, colti, ed illuminati

Professori (59); togliete da' vostri fattizj, e chimerici bisogni ciò di

che possiate supplire all'educazione de vostri propri figli, e così

vedrete voi rinascere in essi gli antichi luminari della discendenza

d'Israel, che tanto degni si resero dell'ammirazione universale di tutti

i popoli, altrimenti da quale acerbo rimorso non dovrà essere lacerata

l'anima vostra un giorno allorchè fattosi avanti la tradita ragione,

querula, e dolente vi farà tutti quanti impallidire co' suoi troppo

fondati sensibili rimproveri? Giunga la sua voce salutare a scuotervi

una volta da quel turpe letargo in cui la rea superstizione vi tiene

sepolti, e fatevi a riflettere per tanto che un anima senza educazione è

quale appunto sarebbe una gemma informe nella sua rozza cava, i di cui

pregj peregrini restare dovranno sempre sepolti fino a tanto che la mano

industre dell'opifice accorto ripulendone le deformità, purificandone

ciò che v'ha di migliore, non ne scuopra tutto quanto vi si asconde di

magnifico, e di raro, per quindi produrla a tutta quella nitida

perfezione di cui può essere la medesima suscettibile: Infatti, quanti

uomini celebri giacciono sovente palliati, o nascosti fra que' tanti

regolarmente avviliti, e disprezzati, per che un ingiusta sorte fa loro

avere la sembianza d'individui plebei i quali sarebbero forse un giorno

riusciti uomini distinti o nelle scienze, o nelle arti, se l'industre

esercizio di una istruttiva educazione gli avesse purificati e quindi

prodotti felicemente al giorno (60). O Genitori! esclamerò, per ultimo,

con _Aristippo_, ecco il più cospicuo, il più dovizioso, ed il più

solido retaggio che voi possiate mai trasmettere un giorno a' vostri

propri figli: esso di gran lunga più fermo, e più durevole di qualunque

pingue ed opulente patrimonio, contrastato sovente da funesti inopinati

avvenimenti, da avverse crisi, per che non può essere peribile giammai,

nè può andare in alcun tempo soggetto a naufragio mentre non è mai

suscettibile di ciechi imprevisti accidenti della sorte.

(51) L'emulazione, purchè sensatamente diretta, è la prima virtù morale

dello Spirito umano, senza di essa i talenti languiscono

nell'avvilimento, e nel torpore; con essa si rendono vasti, colti, e

illuminati, nè alcun ostacolo dee essere capace a rallentarla; essa

giova a' fanciulli, ed agli adulti, a' dotti, ed agli inscienti; la sola

difficoltà consiste di sapere allontanare per tempo i malefici

pregiudizj, e le passioni depravate che potrebbero sovente contaminare

gli effetti consolanti, e salutari che dalle medesime assolutamente

derivano.

(52) L'Istoria ci dice, che il celebre Licurgo non ha sdegnato di

adottare da' Cretesi il loro famoso sistema di educazione Comune. Questo

Legislatore profondo conosceva bene quali impressioni riceve il cuore

dell'uomo da tutto ciò che lo circonda; esso avea esperimentato che i

doveri praticati per abitudine diventano più forti allorchè vengono

modellati sul percuotente esempio altrui; quindi è che ignorare ei non

potea la somma importanza di questa vicendevole azione la quale fissata

una volta fra gli uomini gli rende come surveglianti della condotta

l'uno dell'altro, il modello, il precettore: _Dans une éducation

particulière_, dice uno Scrittore illustre, _un enfant lachement

abandonné aux flatteries de ses parents, et de leurs esclaves se croit

distingué de la foule, parcequ'il en est separé; dans l'éducation

commune l'émulation est plus générale, les états s'égalisent, & se

rapprochent; c'est là qu'un Jeune homme apprend chaque jour, à chaque

instant, que le mérite & le talent peuvent seule donner une superieurité

réelle._ _Voy. du Jeun. Anach. Cap. 6._

(53) _C'est l'émulation_, si potrebbe quì ripetere con _Elvezio_ (_De

l'Hom. T. III. Cap. 6._) _qui produit les genies, & c'est le desir de

s'illustrer qui crée les talents; c'est du moment où l'amour de la

gloire se fait sentir à l'homme, & se developpe en lui, qu'on peut dater

les progrès de son esprit._

Ed io col soccorso dell'esperienza ho molto sovente rimarcato che la

scienza dell'educazione altro per se stessa forse non è che la scienza

di bene conoscere i mezzi ond'eccitare l'emulazione; tanto in teoria

agevole a compirsi quanto ne riesce oltremodo ardua l'esecuzione.

(54) Varie sono, e discrepanti le opinioni degli eruditi per rapporto a

questo importantissimo soggetto; v'ha chi pretende che l'educazione

istruttiva che si dà pubblicamente ne' Collegi dee essere preferita a

quella che ricevono i fanciulli privatamente nelle loro {{proprie}}

case; e ve n'ha chi sostiene, al contrario, che la gioventù può ritrarre

maggiore profitto dall'ultima che da quella; moltiplici sono alla verità

i vantaggi solidi, che questa offre in preferenza dell'altra, ed i

successi felici che risultare se ne videro sovente, concorrono ad

avvalorare questa opinione, la quale è alla prima ovunque finalmente

prevaluta: ma taluni, per altro, poco persuasi, o indifferenti a simili

vantaggi, sono tenacemente attaccati all'uso di educare i propri figli

nelle loro case, malgrado ne riconoscano la lentezza de' progressi, e il

danno irreparabile che ne risulta contro di essi.

(55) È un barbaro costume generalmente inveterato nella cristianità

d'imbevere i fanciulli appena cominciano ad intendere, ed a parlare

delle massime le più detestabili contro l'ebreo in generale; quest'odio

inesplicabile si trasmette da' padri a' figli, e in conseguenza da

questi al linguaggio susseguente con lo stesso metodo, e accanimento con

cui si fa da' medesimi tradizionalmente passare tutti que' prestigj

religiosi de' quali restano un giorno essi pure le vittime, e ciò che di

peggio ancora si è che il loro vano forsennato livore non solo si

estende ad impressionare i propri figli contro il morale di esso, ma

giugnere lo fanno fino a denigrarlo anche nel fisico, rappresentandolo

come un essere straordinario, un mostro di natura: non è tutto al più

che un mezzo secolo da quando l'imbecille spagnuolo, ed il truce

portoghese delineavano la figura di un Israelita a' propri figli un

animale bipede con lunga coda pendente nell'estremità delle reni. Se il

Cattolico romano poi delle nostre parti non delinea oggi l'ebreo con

tale arnese, esso tenta di ogni mezzo per avvilirlo, e renderlo il più

spregevole degli esseri umani, ciò che noi metteremo al più chiaro

giorno, con orrore, ne' Capitoli seguenti.

(56) Fino a tanto che l'uomo dovrà sempre lottare contro i perniciosi

errori di una depravata educazione di genitori fanatici, e ignoranti, o

contro le viziose lezioni di stolti, o malpratici maestri, qualunque

progetto di riforma, sia alla parte dell'Istruzione, sia relativamente a

quella del Culto, che si potrebbe presentargli, saranno affatto inutili

per esso, ed egli finirà, in ultimo, coll'esserne il bersaglio, se non

si procura, per tempo, di svellerlo al baratro di quella, e di

sostituire a queste i sublimi ammaestramenti di una sana instruttiva

educazione.

(57) Siccome niente avvi assolutamente che più sia capace di paralizzare

lo spirito umano di ciò che lo è il disprezzo che dimostrasi per esso, e

la persecuzione irrazionale che si esercita sovente contro di quello,

così fino a tanto che gli uomini dalla loro parte, divenuti meno

superstiziosi, e più illuminati, non si determinino d'accordo ad usare

coll'ebreo un trattamento più equo, più sociale, più fraterno, indarno

spereranno di vedere sostituire a' pregiudizj di questo popolo i lumi, e

le virtù necessarie per metterlo a livello delle nazioni le più colte,

le più distinte a cui esso potrebbe fondatamente aspirare, se lasciare

ei si vedesse libero il campo all'esercizio del suo Culto, ed alla

coltivazione de' suoi talenti, poich'egli è ormai riconosciuto da

infinite prove convincenti che solo da una vasta latitudine accordata

non meno all'uno, che all'altra, noi possiamo aspettare la solida

permanente Rigenerazione del Popolo d'Israel.

(58) Due sorta di prezzi relativamente all'emulazione possono

distinguersi molto efficaci ad eccitare i desideri dell'uomo; cioè, la

stima di se stesso, ed il suffragio degli altri, quella è il primo de'

beni, e l'istromento essenziale della felicità, ma il di cui valore

inestimabile non è conosciuto che dal più tenue numero, e l'emulazione

ch'essa inspira è soltanto quella de' saggi; questa ha un impero

maggiore sulla generalità degli uomini. Da questa potenza

dell'ascendente dell'opinione (come lo rimarca un dotto moderno),

risulta che l'emulazione ch'esso dà è assai più generale; che la

medesima si dilata sopra un orizzonte più vasto; ch'essa è molto più

adeguata a sviluppare detagliatamente le passioni comuni, ed insieme le

interne tendenze ordinarie dell'uomo sociale. (_Ess. sur l'Emulat. Chap.

1._)

(59) Se i genitori non possono per eglino medesimi dar a' propri figli

quella instruttiva educazione della quale abbisognano, ad esempio di

Paolo Emilio, di Crisippo, di Lefebre, e di vari altri, atteso che per

loro fatale disgrazia la massima parte di essi più de' propri figli

sarebbe in circostanza di essere educata, mentre vive in una crassa

ignoranza eziandio de' propri doveri; ma non posso d'altronde astenermi

dal condannare quale opposto alle Leggi della natura, ed oltremodo

esecrabile l'idea che da taluni, per qualche loro abominevole disegno si

reputa vantaggiosa, qual'è quello di mantenere sepolto lo spirito di un

fanciullo per otto e dieci anni ancora entro il vortice di una totale

ignoranza, e scevro interamente ancora della benchè minima superficiale

nozione di lettura, o di scrittura; indi affidare l'educazione di esso

forse per altrettanti anni alla stupida insofficienza di un ignaro

pedante dal di cui abominevole insegnamento la tradita gioventù sorte

assai peggiore di ciò ch'essa era quando vi è entrata, per che

unitamente agli assurdi che la medesima vi contrae, s'imbeve ancora di

vizj che difficilmente giugne a cancellare. E quale di questa ritrovare

si può mai cecità più deplorabile! E ben vero che il grato prezzo rende

più triviali e più comuni le cose le più rare; ma un calcolo sì

stravagante non si fa in simile caso che da uomini all'eccesso ignoranti

unicamente i quali non potendo giugnere a conoscere il grave nocumento

che apporta un simile risparmio a' propri figli, giusta l'acuta sentenza

di un dotto Inglese, cadono insieme co' medesimi nel baratro il più

orrido, e inevitabile: _Some persons employ such masters as these to

save expenses, others for want of knowing them_: ed indi conchiud'esso

giustamente: _These are blind people who suffer themselves to be led by

others, that are also blind, and all of them fall down the precipice

together_. _Johnson's Works_.

Si può egli mai fare in poche parole un ritratto più genuino, e più

veritiero dell'educazione depravata che usualmente si conferisce dalla

massima parte de' genitori de' nostri tempi?

(60) Io credo di potere con ogni fondamento assicurare dice _Montagne_

(_Ess. IV._) che di Cento individui v'ha più di novanta che sono ciò

ch'essi sono morigerati, o viziosj; inutili, o proficui al consorzio

degli uomini; dotti, o ignoranti finalmente in rapporto all'ottima, o

depravata educazione morale che hanno essi ricevuta. Se così è dunque

solo da questa unicamente dipende la discrepanza notabile rimarcata fra

i medesimi e sia ch'essa tende alla parte della virtù, o a quella della

depravazione, non dobbiamo ripeterci l'assoluta cagione solo che da noi

stessi che ne siamo gli autori. Per altro, se fosse vero, come lo

pretende alcuno, che l'organizzazione contribuisce il più a farci quasi

in intero ciò che noi siamo, non vi sarebbe certamente allora un motivo

adeguati di rimproverare a' genitori la stupidità de' propri loro figli,

nè al maestro l'ignoranza de' suoi respettivi alunni; mentre sopra quale

fondata base imputare all'istruzione il torto che ripetere unicamente

dovremmo dalla sola natura? Indotti che noi siamo per necessità ad

ammettere un si fatto principio, come negarne di proposito la

conseguenza immediata? Ma il più delle volte l'esperienza stessa

concorre a dimostrarci del tutto erroneamente, il principio, ed affatto

inverosimile la presunta deduzione.

Cap. VIII.

L'Intolleranza di alcune Leggi, e la superstizione di certi popoli,

hanno entrambe fin qui sempre delusi gli sforzi della filosofia ad un

tale riguardo.

È cosa ormai troppo generalmente esperimentata che l'ignoranza, e la

schiavitù sono fatte per rendere gli uomini ad un tempo medesimo

perversi, e disgraziati; siccome l'esperienza concorre parimenti a

dimostrarci, che le scienze, la ragione, e l'amplia libertà delle

Coscienze possono sole emendare i loro errori, e renderli felici. Ma

quando si troncano loro i mezzi di avanzarsi nell'una, di usare

dell'altra, di profittare dell'ultima, a che servono mai le risorse de'

talenti i più elevati, nè lo stimolo ancora il più pressante di

qualunque perspicace disposizione, sia per correggere i propri

travviamenti, sia per aspirare al solido possesso di una felicità

imperturbabile? Noi fin quì, per reiterate volte riprovammo, è vero, la

depravata educazione dell'ebreo Italiano specialmente, la sua ripugnanza

per le scienze, e la torpida pigrizia che desso apparve sempre

dimostrare per lo sviluppo delle sue proprie facoltà intellettuali; ma

dicasi di grazia francamente la genuina colpa che gli fa essere tali, è

dessa forse tutta di questi? E quando ancora l'individuo Israelita

mostrato avesse qualunque forte declivio per coltivare i suoi talenti, e

illuminare il suo spirito, i quale maniera avrebb'esso potuto

effettuarlo giammai con ottimo successo? Ogni specie di scuola di

scienze, o di arti liberali era chiusa per esso lui, qualunque

Letteraria Instituzione gli era vietata, per tutto ei non trovava che

ostacoli tenaci e ineluttabili tendenti ad abrutirlo, ed a farlo

allontanare dall'acquisto di quelle utili, e necessarie cognizioni che

ogni ente dotato di ragione ha diritto di pretendervi. E se anche

qualche ebreo dovizioso avido di fare instruire i propri figli avesse

tentato in parte superarli, provvedendosi di un abile maestro nella

propria sua casa, quanti altri disordini non gli restavano a riparare,

quanti funesti argini a vincere? O il metodo delle sue lezioni era

inesatto o esso procurava malignamente di tenere allo scuro l'infelice

scolare delle cognizioni le più urgenti ad acquisire, e le più proficue

a ritenere; o egli usava di ogni artifizio proditorio per indurlo, o

colla persuasione, o colla violenza, o coll'inganno ad abjurare la

religione de' suoi avi, ed attirarlo quindi alla sua fede (61); aveano

un bel declamare d'accordo la filosofia, e la natura contro questi abusi

tirannici, esecrabili, antisociali; essi erano frattanto autorizzati, e

protetti dalle barbare leggi che gli facevano, con violenza ovunque

valere: si sa bene, d'altronde, che il sovrano forma il popolo, e le

leggi fanno i suoi Costumi (62).

E quale meraviglia dunque se gli ebrei a' quali un barbaro destino avea

dato per patria il Piemonte, Modena, la Romagna, il Parmigiano, o

qualche altro angolo tenebroso dell'Italia, erano sì alieni dallo studio

delle scienze, si poco inerenti alla coltura dello spirito, ma tutti

dediti, al contrario, al lucro, al Commercio, e sovente forse anche

all'usura. E come potevano quelli mai non essere tali, soggetti quali

gli erano agl'infamanti statuti de' superstiziosi regnanti di Savoia,

alle condizioni antisociali della sede apostolica romana, ed alle

insensate Leggi degradanti di vari altri regoluzzi dell'Italia? Perche

mai gli ebrei, non dirò già i Francesi, gl'Inglesi, i Tedeschi, i

Prussiani, e gli Olandesi i quali hanno la felicità di vivere sotto que'

limpidi Cieli dove non alligna giammai quella densa caligine da cui

mirasi adombrato fatalmente l'orizzonte dell'Italia; ma gli ebrei

abitatori della Toscana contano fra essi anche a' nostri giorni de'

medici periti, degli abili chirurgi, degli energici poeti, degli ottimi

Letterati che inutilmente si cercherebbero fra gli altri? Ciò avviene

per che questi avevano per loro sovrano un Leopoldo il quale conoscendo

perfettamente l'intimo prezzo dell'umana ragione, e convinto che

unicamente sullo sviluppo di essa è basata la vera gloria del Regnante,

e la felicità del vassallo, ricusare non le potea i suoi diritti

qualunque ne fosse il possessore sia che si nomasse Giovanni, opure

Abramo; quando gli altri all'opposto, ignorandone il valore, o prendendo

la demenza per ragione, o la riguardando come superflua nell'ebreo,

ovvero come affatto incapace di averne, chiunque fosse alieno, o

separato dalla loro Comunione (63)//; e di ciò\\{{.}} Inoltre sotto quel

Principe Filosofo, più dedito ad accrescere di proseliti alla virtù, che

premuroso di reclutare anime per la fede (64), gli ebrei che avevano la

sorte di essergli sudditi potevano chiamarsi Cittadini, quando,

all'opposto, altro non erano che miseri abitanti tollerati sotto

l'impotente regime degli altri zelanti devoti della vergine, e nemici

accaniti del genere umano; sempre intenti ad usare di ogni mezzo che la

violenza, e l'inganno potevano fornire affine di svellere l'individuo

Israelita dalla credenza de' suoi progenitori, e da' ten[eri] amplessi

dell'innocente sua famiglia di cui esso era la guida, ed il sostegno per

farne un Catecumeno (vedi l'_annot. 61._) E quale impressione dovevano

mai fare gli esempi si funesti, e si ributtanti nell'animo de' popoli?

Questi seguitavano certamente con macchinale sommissione le infami

traccie medesime de' loro _cristianissimi_ padroni. E allora che lo

stendardo criminoso della superstizione, dell'Intolleranza, si spiegò

impunemente contro quelli sventurati che gemere si facevano sotto le

vessazioni le più crudeli, dopo di avere per infinite volte futilmente

tentato di cancellarli dalla categoria di esseri umani, per renderli

abrutiti come ci riuscirono, pur troppo in molte parti, ed in tante

guise differenti (65).

Or in seguito delle innegabili verità esposte, quale fondata risorsa,

domando, potrà dunque restare ad un orda sciagurata profuga, e dispersa

quà, e là sulla superficie della terra, senza patria, senza amici, di

cui l'industria era di continuo in lotta colle più acerrime calamitose

peripezie, la virtù screditata, cambiati i costumi, ed i talenti

sospetti (66)? E vi sarà egli ancora che osi ricercare di proposito,

perche sì alieno apparisse l'ebreo Italiano fino ad oggi allo sviluppo

delle sue proprie facoltà intellettuali, sì straniere cogli altri

popoli, e sì poco merente al fasto, ed alla gloria? Se alcuno per

accidente ve n'ha, rivolgere si potrebbe a tutte le differenti nazioni

che abitano la terra presso le quali esso ritroverebbe agevolmente la

positiva soluzione di simile problema, per tante replicate volte

agitato, e tutta via oscuro, e impercettibile per l'uomo. D'altronde,

troppo evidente, che l'intolleranza e la superstizione vi ebbero gran

parte //(67)\\ {{se non ne}} furono almeno la sola, e l'immediata

cagione (67).

Ma senza più oltre divagare col pensiere fra le ipotesi, e le

congetture, che non tutte le volte ci conducono al vero; si può in

ultimo conchiudere, col soccorso dell'esperienza, che rare volte

inganna, che lo spirito di setta, per l'ordinario, non si alimenta che

di oppressioni, e finisce coll'{{eccesso di}} esaltarsi in un trasporto

di maniaco entusiasmo, e di pericoloso fanatismo, il quale sovente gli

fa perdere infine in un istante tutti que' proseliti che lo snaturato

suo zelo attirati avea nel suo grembo in dieci secoli. In prova

convincente di questa verità io ne attesto le terribili dissenzioni

scismatiche suscitate già ne' secoli decorsi da _Nestorio_, da

_Giuliano_, da _Arrio_, da _Hus_, da _Wiclef_, da _Lutero_, da

_Calvino_, e da pochi altri denominati _apostati_ volgarmente, come in

chiari sensi ho altrove dimostrato (A), i quali benchè altro non

facessero a fondo che opporre assurdi nuovi a' vecchi assurdi, ridussero

frattanto l'intero cattolicismo quasi all'estremo periodo di una totale

irreparabile dissoluzione; questi scismi, dico, sarebbero essi mai forse

accaduti, se i fautori del cristianesimo in vece di allarmarsi contro di

essi, e le loro differenti opinioni, avessero tentato di persuadere gli

uni colla ragione, convincere le altre con quello spirito di _carità_, e

d'_indulgenza_, che sempre vollero esclusivamente attribuirsi, e che

vantano sovente fino alla nausea, //\\{{ne saprei per verità}} sopra

quale base (68)? E l'Israelismo se predominato esso pure non fosse stato

un tempo dalla smania esecrabile di persecuzione quanti scismi avrebbe

un tal popolo soffocati ancora, quante dissenzioni prevenute che

accelerarono infine la sua caduta estrema, e resero sì lungo tempo

durabile nel mondo il suo triste avvilimento, e la sua penosa

dispersione? Prescindendo da tanti scismi de' quali abbiamo diffusamente

ragionato altrove (T. 1.) suscitati nell'antica sinagoga, la moderna

potrebbe oggi annoverare un _Ben Israel_, un _Ben Eliahu_, un _Uriel

Accosta_ con tutta la vastissima Setta del Caraismo per la quale si

dichiararono, e sovra di ogni altro essa vanterebbe attualmente il

possesso di uno Spinosa che al pari de' Maimonidi, de' Chimhi, degli

Abenesdra, degli Abravanel, e de' Menasse Ben Israel avrebbe consolidato

il decoro di questo Popolo che l'ortodossa persecuzione dell'età

dell'ignoranza faceva penuriare di uomini scienziati; ma le furibonde

oppressioni degli stessi zelanti connazionali, alimentate

dall'intolleranza rabbinica fecero perdere a quella nazione, unitamente

a tanti celebri Letterati, il più insigne filosofo che avesse potuto

giammai forse vantare dal secolo dell'Egregio _Rambam_ fino al presente.

Dal che può illativamente dedursi quanto l'intolleranza resti delusa

nelle insensate mire che si prefigge, e come avvenga ch'ella stessa

inghiotta la massima parte della sua letale preparazione, poichè

l'insana fierezza che la trascina ciecamente a violentare le opinioni

degli uomini per renderli fautori del suo partito, gli allontana

intieramente, non solo, ma gli trasforma sovente in atei, e gli fa

presso che sempre miscredenti alla rinfusa di tutto, cioè, non meno di

quello che abominare si dovrebbe, come pregiudicevole, o assurdo, che di

ciò che ammettere ci è duopo come necessario, e salutare (69); nè dee

recarci stupore che di tanto sia capace quell'orrida produzione

dell'umana demenza, se ci faremo a riflettere anche di slancio che le

opinioni fra gli uomini tanto più divengono forti, e dilatate, quanto

sono più tenaci le persecuzioni che si esercitano per costringerli a

rinunziarvi. Quale infame vittoria! Quali odiosi trofei (70)!

Ma se la religione (mi si permetta d'interrogarvi entrambi) come

ciascuno di voi con tutta forza insiste, e come il filosofo stesso ne

conviene di buon grado, non fu accordata agli uomini che ad oggetto solo

di riunirli, donde dunque procede che dalla Religione medesima, veggiamo

sorgere appunto quelle acerrime dissenzioni, e que' furibondi partiti

che inaspriscono i cuori, che abrutiscono l'uomo, rendendolo sì sovente

il manigoldo crudele del proprio suo simile, ed eternizzano fra i popoli

lo spirito irascibili di astio, e di vendetta inconciliabili (71)?

Inoltre oserei anche soggiugnere ammettendo, come dobbiamo, che una si

fatta religione sia un dono assoluto dell'Autore della natura, per che

dunque violentare uno straniere adottarla, mentre tale per se medesima

essendo, impossibile gli riesce di sentirne la possanza, di apprezzarne

l'intimo valore, di gustarne i vantaggi, senza l'immediata predilezione

del donatore? A quale oggetto dunque sempre turbolenti e inquieti

empiere il mondo di furori, e di eccessi per tormentare chi non vi

nuoce, e per erigere l'edifizio di una setta sulle calamità di un altra,

che se della vostra il caso la renderà forse più debole per ispignervi

ella sarà senza dubbio, più forte per l'attaccamento a' suoi principj,

per commiserarvi, e per soffrire con decisa inalterabile fermezza le

vostre ingiurie? _Non est religionis cogere religionem, quæ sponte

suscipit debet, non vi_: scrivea Tertulliano a Scapola governatore di

Africa, il quale ferocemente perseguitava i Cristiani (72).

E quante altre ricerche di tale fatta non si potrebbero qui avanzare ad

un simile proposito in eterna confusione de' perturbatori delle

coscienze, e delle religiose opinioni? Se io mi proponessi di

abbandonare il soggetto interessante di cui mi occupo attualmente ed in

sua vece mi prefiggessi di rediggere quì l'Istoria spaventevole delle

tante inumane persecuzioni che lo zelo irrazionale di un apparente

religione ha fatto in ogni secolo suscitare nelle quattro parti

dell'universo, vi si vedrebbe ora gli uni, ora gli altri, quando

superbi, e quando vili, ma sempre feroci per sostenere la propria causa,

perseguitati, e persecutori alternativamente (73): tanti filosofi

distinti aveano un bel declamare contro questa massima detestabile, ad

ogni riguardo, che fa fremere la natura; essi non erano ascoltati, e

frattanto il cruento furore di persecuzione profondevasi ovunque,

divenuto già era l'arbitro dominatore della terra, al di cui cenno solo

illaqueato restava il cuore di ogni mortale; l'uso sterminatore infine,

s'introdusse così generalmente in sistema, sul quale tutte le nazioni

pretesero in seguito fondare i loro particolari diritti di dovere non

solo sterminare i così detti da quelli apostati, cioè gli uomini che

conoscono l'intima estimazione della ragione e che ne sono guidati, ma

quelli altresì che osavano giustificarli, o che tentavano di

risparmiarli alla falce crudele de' devoti che ne erano in agguato per

mietere la preda, e quindi a braccio armato distruggersi l'una l'altra

mutuamente senza idea di pietà, nè di riserva (74).

Mi si condoni, di grazia, una soverchia digressione, che la verità, e la

giustizia mi eccitarono quì a dovere fare in loro tributo, onde rendere

meglio contestato il grave torto che ad esse fanno sconsigliatamente i

popoli della terra aggravando gli ebrei di que' difetti de' quali la

minima colpa forse è la loro, altro questi non essendo realmente che

l'opera dell'Intolleranza, e del fanatismo, che tutti gli spiega, e gli

comprende: _nous avons le pouvoir en mains_, dice l'eloquente

_Mirabeau_, _nous l'avons toujours eu, c'etait donc, & c'est encore à

nous à guerir le Juif de ses préjujés, qui sont notre ouvrage, en nous

dégouillant des nôtres_ (_Reflex. Polit. des Juifs. p. 71._). verità che

infiniti esempi concorrono a provarci d'accordo, e che io propongo di

rendere con evidenza più sensibile dimostrata ne' capitoli che debbono

immediatamente seguitare.

(61) //Fra le tante pratiche detestabili conosciute e autorizzate ne'

secoli di barbarie, e d'ignoranza dal Cattolico romano specialmente

sotto il Cielo dell'Italia, una si era quella di abilitare qualunque

siasi persona di questa Setta a conferire a' non cattolici l'immersione

batezzimale fin anche a' bambini entro la Culla. Infatti quante volte si

vide in questa _cristianissima_ regione i più oscuri individui dell'uno,

ed altro sesso della feccia del popolo, ed anche i più ignoranti non

solo, ma i più infami, e lordati di esecrabili delitti introdursi

furtivamente nelle case degli ebrei con un ampollina di acqua mistica

preparata per tale oggetto, e quindi battezzarvi a nome della Trinità i

bambini anche nelle fascie: avevano un bel declamare Giovanni, Bernardo,

Tertulliano, Lattanzio, ed il Gesuita Mariana, che _Nihil tam est

voluntarium quam religionem profiteri in qua, si animus adversus est,

jam sublata, jam nulla est_: volendo con ciò tutti d'accordo

probabilmente inferire che la violenza forma i falsi devoti, non i veri

credenti. Ma frattanto le pie istituzioni cristiane autorizzavano senza

riserva si fatte violenze brutali, di cui cercherebbero invano le tracce

presso que' popoli ancora che l'Istoria ci rappresenta i più feroci, ed

i più insensati.\\

(62) //Non v'ha che l'Istoria la quale possa dare a questo sentimento il

grado di certezza che gli conviene; essa ci dimostra in mille foggie

come il destino delle nazioni dal solo Carattere omogeneo del sovrano

che le governa unicamente dipende, nella guisa che i costumi delle

medesime saranno sempre ciò che vogliono le leggi alle quali sono quelle

sottommesse. Perche mai i popoli della Spagna, e del Portogallo furono

sempre, e si conservano tuttavia sì feroci, sì fanatici, e ignoranti?

Ciò è per che tali erano appunto coloro da' quali erano essi quattr'anni

avanti governati, e per che lo spirito delle loro antiche Leggi non era

in massima rivolto che a confermarli viemaggiormente nello stato

deplorabile medesimo in cui oggi si scorgono. Perche mai gl'Inglesi, ed

i francesi sono attualmente le due nazioni le più civilizzate, e le più

colte dell'universo? Quest'è per che i primi sono diretti da Leggi le

quali non inspirano che lumi, tolleranza, e disinganno, e perchè gli

altri sono felicemente governati da un monarca filosofo, che sarà sempre

mai il modello de' Regnanti della terra, ed il più prezioso monumento

de' secoli avvenire.\\

(63) Questo è un difetto che da uomo illuminato non può assolutamente

compatirsi agl'Italiani senza indignazione; quando loro si parla di

alcuni uomini scienziati, i quali si sono distinti superiormente in

qualche ramo di coltura nell'una, od altra Città di Europa, essi non

esitano tosto di ricercare se sono buoni apostolici romani, se sono pii,

e zelanti ortodossi; ma se per avventura loro si dice, che questi sono

Giansenisti, Riformati, arabi, o ebrei, allora presso di essi _Le Clerk_

passa per uno stupido, _Bayle_ un forsennato, _Elvezio_ un mentitore,

_Averoe_ un visionario, e il rabbino _Leon di Modena_ un ignorante; la

loro fantasia sovvertita dall'illusione dal fanatismo gli trascina

miseramente fino all'eccesso deplorabile di opinare che non solo non

debbasi essere dotti, ed instruiti di sorte alcuna, non appartenendo

alla loro setta, ma che non si possa avere senso comune da quando uno è

straniere a' loro dogmi, e separato dalla loro Comunione. Quale orribile

infamia!

(64) Tutta la Casa Medici di Toscana che precedette di circa mezzo

secolo nella sovranità di quel Ducato Leopoldo di cui parliamo, non

occupavasi di altro che di fare carpire de' bambini ebrei per

battezzarli, ed in mancanza di questi essa non lasciava mezzo intentato,

affine di attirare al medesimo partito non solo gli adulti, ed i

provetti, ma ancora i più spregevoli individui di questa nazione i quali

scevri affatto sovente di ogni mezzo di risorsa adescati dalle

moltiplici lusinghe, promesse di lucro d'impieghi, o di onori che loro

non mancavano di far sedotti da qualche tenue moneta che aveasi

l'accortezza di offrire loro anticipatamente, cadevano finalmente a

ricevere l'immersione battezimale: ma siccome non conosceva questa per

base, che lo stimolo pressante del bisogno, o l'eccesso della

disperazione, ovvero la remota speranza di un vantaggio futuro, così

cessato il primo, instigata la seconda, e svanita la fiducia

nell'ultimo, essi vi rinunziavano interamente, riassumendo il pubblico

esercizio della loro credenza natia. E gl'innumerabili catecumeni che lo

zelo fanatico di Ferdinando di Parma ha reclutati così p[ure] per la

gregge apostolica romana non ebbero {{certamente}} un successo migliore.

(65) Prescindendo dal tirannico Decreto con cui il Re Sigebut obbligò

gli ebrei domiciliati in Ispagna a farsi Cristiani sotto pena d'uscire

dallo stato (_Isid. Hispalens_ Chron _pag. 396. 402. Concil. Tolet. IV.

Can. 37. Quæst. 1._); e dall'altro non meno spietato di Dagobert 1. il

quale risolvette di estirpare il Giudaismo dalla Francia, e comandò con

{{pubblico}} editto che gli ebrei venissero battezzati, in difetto

banditi con pena di morte, se {{più}} rientravano nel paese, e da tanti

altri feroci Decreti simili, che non attentavano a meno che a

distruggere onninamente dalla Categoria de' viventi il nome d'Israel,

leggasi il Cap. IX. susseguente con tutte le annotazioni che vi si

contengono e noi avremo sufficienti motivi di raccapricciare

osservandoci a quale eccesso la barbarie degli uomini si lascia

trucemente trasportare a tale riguardo.

(66) Non abbiamo che richiamare tutto ciò che a questo riguardo fu già

da noi di proposito ragionato nella nostra Introduzione Preliminare per

restarne quanto è duopo ampliamente convinti che gli ebrei in generale

avranno in ogni epoca, e per tutto una giustificazione valida, e molto

bene fondata della loro Condotta infaccia della società, in quella delle

Leggi alle quali sono i medesimi soggetti, e nelle moltiplici barbare

maniere differenti di procedere verso di loro di que' popoli fra i quali

essi vivono.

(67) L'Intolleranza non va quasi mai disgiunta dalla superstizione;

l'una forma la base della tirannia, l'alimento dell'altra è l'ignoranza;

queste sono entrambe fra d'esse concordi, e inseparabili, per cospirare

insieme la depravazione de' popoli, e lo sterminio della specie umana.

Il popolo ebreo ha per lungo tempo risentiti sopra la terra gli orrori

dell'una, e le calamità dell'altra; lo spirito persecutore che deriva da

questa, non si vide mai allignare presso un popolo umano, colto, e

sviluppato; siccome i sentimenti feroci che inspirati vengono da quella

non furono mai l'appannaggio d'un monarca giusto, e illuminato. Federigo

Secondo era filosofo, e per ciò il più tollerante de' sovrani: gli

Spagnuoli, e i Portoghesi sono superstiziosi, e ignoranti e quindi

nemici persecutori inesorabili di tutti coloro che non pensano com'essi,

e per conseguenza i più intolleranti di tutti i popoli. In Prussia, in

Batavia la prosapia d'Israel ritrovò protezioni, umanità, giustizia: in

Ispagna, e in Portogallo, roghi, confische, proscrizioni, massacri. Io

lascio a' sensati fautori della ragione il trarre le giuste induzioni da

sì odioso confronto.

(A) ved. L. _annot. 88._ dl _T. II._ delle _Not. Campe._

(68) La Religione degli ebrei Talmudisti de' nostri tempi è appunto ciò

che era la Cattolica nel suo nascere. Allorchè i Cristiani erano in

ristretto numero, ignoranti, poveri, e soggetti agli stati stranieri,

non parlavano che d'umiltà, e di pazienza, non ispiravano che la

tolleranza, ed il candore; ma dal momento che il loro numero si

accrebbe, essi predicarono ferocemente ovunque l'intolleranza, divennero

sanguinarj, ambiziosi, e inesorabili, come diverebbero precisamente gli

ebrei, se ne avessero il necessario potere per eseguirlo: chi potrebbe

in simile caso trattenere il loro accanito furore, e la loro religiosa

intolleranza? Se gli ebrei potessero fare risorgere dalle tombe i loro

_unti teocratici_ antichi di quali eccessi religiosi non sarebbero essi

mai capaci, specialmente contro i loro stessi connazionali, se alcuno

fra questi vi fosse il quale dotato di lumi sufficienti tentasse di

svellerli all'inganno e di rischiarare la loro abbacinata ragione? Si

vedrebbero a mano armata combattere tutto ciò che potesse fare contrasto

a' venefici progressi della loro superstizione nel modo appunto che i

cattolici fecero al primo cambiamento propizio di loro Crise, allorchè

col ferro, e coll'intrigo tentarono la distruzione universale del

Paganesimo, e costrinsero i frisoni, i sassoni e quasi tutto il nord ad

abbracciare il loro vangelo quindi allora si vedrebbe l'ipocrito zelo di

taluni farisei moderni rinnovare sopra la terra que' feroci supplizi

medesimi già in uso presso gli antichi contro di coloro ch'essi

distinguevano coll'odioso attributo di (_Kofferim_) _eretici_. In una

parola finalmente se i cristiani, solea dire _Belarmino_, non

detronizzarono i _Neroni_, i _Diocleziani_, e tanti altri simili

Principi che non favoreggiavano troppo lo stabilimento della loro setta,

non è già per che non ne fossero avidamente disposti, ma per la sola

cagione della deficenza di forze opportune ad effettuarlo; quindi

l'esperienza ci contesta in mille incontri, che non hanno i medesimi

esitato lungamente a farne uso da quando essi hanno potuto.

(69) L'esempio percuotente dello stesso Spinosa n'è una prova certa, e

irrefragabile; questo filosofo ebreo mentre vivea fra i di lui

connazionali in Amsterdam sua patria ebbe a lottare colle più barbare

vessazioni per parte de' medesimi, per che la mente peregrina di questo

genio sublime non potea contenersi dal reprimere gl'innumerabili abusi

riguardati da essi come sacri, e le tante superstizioni delle quali

mirava orribilmente aggravata la credenza della posterità di Jacob; ma

in ricompensa del suo filantropo zelo dopo di farsi una sera sentito

vibrare di repente intorno d'esso un fiero colpo di coltello, che

l'accidente resi fallito al braccio proditorio del devoto Aggressore, si

vide scomunicato juridicamente dal Rabbino _Abuab_, capo della sinagoga

di Amsterdam, senza speranza di riconciliazione ed ecco infatti la vera,

e sola cagione che fare determinare Spinosa a rinunziare al giudaismo,

bench'ei non si determinasse per niun altra setta, ma bensì contro tutte

(_vie de Spin._ par _Coler._ _p. 21. e seg._)

(70) Si vuole che una fazione qualunque prenda radicalmente possanza, e

vigore fra gli uomini? Non v'ha, per riuscirvi, altro mezzo che

perseguitarla. Senza i massacri della S. Bartolomeo, e de' vespri

Siciliani le riforme di Lutero, e di Calvino conterebbero a' nostri

giorni pochi proseliti nel mondo; e gli scritti di Voltaire, di Elvezio,

di Montesquieu, e di tanti altri, avrebbero trovati uno scarso numero di

acquirenti, sarebbero stati letti da pochi, se non fossero stati

proibiti, condannati e abbruciati da tribunali, da parlamenti, da

Inquisizioni. Tale è il destino delle cose umane; la privazione fomenta

il desiderio, siccome la pienezza genera l'indifferenza, e sovente

l'avversione. Questo non è già il solo de' mali che le prosecuzioni

cagionano alla specie umana; esse producono sempre, o l'ipocrisia o il

fanatismo, o per meglio dire l'uno, e l'altro nel tempo medesimo: come

l'uomo sarebb'esso mai in sicurezza, circondato da tali orribili mostri?

Oltre a ciò essa porta la tristezza ne' Cuori la quale si converte

poscia in una malincolia epidemica; malattia più pericolosa in un clima

che in un altro ma che lo è per tutto. Alcuna specie di persecuzione non

irrita questo male come la persecuzione religiosa che lo fa degenerare

in mania, e in fanatismo, per che nè la miseria, nè l'oscurità, nè la

virtù nè i talenti possono garantirci da si fatta persecuzione, e le

Leggi, (come lo riflette dottamente _Montesquieu_) il rifugio

dell'innocenza sono ciò che l'innocenza ha sovente il più da temere: _Il

n'y a point de plus cruelle tirannie que celle que l'on exerce à l'ombre

des Lois, & avec les couleurs de la Justice, lorsqu'on va, pour ainsi

dire, noyer des malheureux sur la planche même sur la quelle ils

s’étaient sauvés._ _Montesq. Grand des Rom. Chap. 14._)

(71) Se i popoli della terra si fossero consecrati per tempo con un

animo integro alla ricerca della pura, e vera religione per esercitarla

qual essa è, questa avrebbe in ogni tempo formata la loro più sicura, e

perenne felicità; ma indifferenti per il loro proprio giovamento: essi

hanno d'accordo follemente supposto di ritrovarlo nella pratica delle

più insensate superstizioni, che ne rappresentarono il carattere, e

tenere ne fecero le veci, e la condizione dell'uomo frattanto si si rese

così di giorno in giorno peggiore _on peut dire_ (ci lasciò scritto un

pensatore illustre) _que le genre humain s'est fait plus de maux par sa

superstition, que tous les déluges, & tous les embrassemens de la terre

n'ont été capable de lui en faire_; questa è una verità che l'esperienza

ci dimostra pur troppo ad ogn'istante; la natura si è riparata, ma lo

spirito umano non lo è mai stato, per ch'esso ha da se medesimo

alimentata una piaga della quale ha renduta la guarigione incurabile.

(72) Ben lungi, dice _Lattanzio_, dal marcare i riguardi che sono dovuti

alla religione con uno zelo snaturato con cui si è per tante volte

ferocemente tentato di costringere alcuno ad abbracciare la credenza di

un altro popolo, non si fa che trasgredirla, imbrattarla, e disonorarla

enormemente: _si sanguine, si tormentis, si malo religionem deffendere

velis, jam non deffendetur illa, sed polluetur, & violabitur._ _Latt.

Lib. X. Justit. C. 20._ E presso di noi si vide per tante volte porre in

sistema la violenza, la crudeltà, e l'inganno, come fu già da noi

diffusamente rimarcato, per accrescere de' proseliti a quella medesima

comunione, di cui lo stesso Lattanzio sforzavasi di correggere le

massime, e i costumi.

(73) Non avvi devoto il quale seguendo il suo detestabile temperamento o

non abomini, o non oltraggi, o non riguardi con occhio d'insultante

commiserazione i fautori d'una setta differente dalla sua. La Religione

così detta _dominante_ (la quale non è infatti che quella del sovrano, e

delle armate) quante volte ne' secoli barbari specialmente, ha fatto

ella sentire la di lei assoluta superiorità di un modo non meno crudele

che ingiurioso alle sette più avvilite, e le più deboli? Ed oggi ancora

ogni nazione, qualunque popolo della terra, non si reputa esso il solo

amico, il solo protetto, e favorito del Dio dell'universo ad esclusione

di tutti gli altri? E per fare valere questo preteso favore, si

allarmano ferocemente tutti d'accordo; perseguitano, e sono

perseguitati; il Cattolico romano inferisce trucemente contro tutti

coloro che tali non lo sono, mentre che questi è sotto il Cielo

musulmano oppresso, e trattato da giumento, la stessa sorte può

aspettarsi un calvinista in Roma, siccome di un papista in paese

protestante.

(74) Ciò che dee sembrare molto straordinario si è riconoscere per

isperienza che queste orribili scene non si videro suscitare giammai fra

i filosofi, che il mondo volgarmente denomina _Deisti_; ma esse si

mirano altresì rinnovare bene di frequente fra coloro che baldanzosi

arrogansi l'esimio attributo di veri credenti per eccellenza: Ma quale

diversità enorme fra la truce maniera di credere degli uni, ed il sacro

ponderato sistema di osservanza degli altri! un filosofo è quello che

dice a Dio: io vi adoro, io seguito la vostra volontà eterna, e che non

cessa di ripetere al Russo, al Chinese, al musulmano: io vi amo come

esseri simili a me: un settario poi è quello che crede non potere

altrimenti servire l'Essere Supremo, e adorarlo che massacrando i suoi

simili, e che arrogante dice ad un altr'uomo, o pensa come io penso, o

che io ti uccido. Da questa rimarcabile opposizione di sentimenti

agevole ci riuscirà il decidere quale di entrambi questi individui sia

il più pernicioso alla società, il più degno dell'abominio e

dell'esecrazione universale.

Cap. IX.

L'Avvilimento a cui soggiacque il Popolo d'Israel per tanti secoli nel

mondo non deesi ripetere che da due sole cagioni: 1º. dalla sua

soverchia compiacenza //\\nella di lui cattività: 2º. dalle ingiuste

Leggi che l'opprimevano in mille guise differenti, affine di prendere un

barbaro pretesto di depravarlo.

_Deux obstacles_ (dice un erudito anonimo) _presqu'également invincibles

s'opposent au bonheur de l'homme; son ignorance qui le place où il n'est

pas; sa faiblesse qui l'empêche de l'aller trouver où il est._

Infatti non è egli appunto questo lo stato dell'Israelita gemente sotto

la soma aggravante de' pregiudizj suoi, e de' suoi ceppi, non li

abbraccia esso entrambi? Lo spirito del giudaismo infetto miseramente da

fantasmi spaventevoli, e diretto da uomini interessati a perpetuare la

sua ignoranza, le sue debolezze, i suoi timori, come in tale infelice

situazione avrebb'egli giammai potuto fare qualche progresso, come

aspirare, con fondamento, a divenire più saggio, più libero e migliore?

Costretto a vegetare nella sua stupidità primitiva di cui lo stesso

David, e i Profeti lo rimproverano sovente; //quale meraviglia,\\ quale

meraviglia, se l'ebreo fu, e restò sempre un fanciullo senza esperienza,

uno schiavo senza coraggio, uno stupido che paventa di contrarre

l'abitudine del raziocinio, e che sottrarsi giammai egli non seppe

dall'orrido labirinto in cui lo avevano fatto smarrire gl'ingannati suoi

predecessori? Egli è creduto astretto a gemere in perpetuo sotto il

giogo ferale de' suoi Talmudisti che per altro canale ei non conobbe che

per l'influenza de' suoi rabbini; questi dopo averlo, per così dire,

manettato co' lacci indissolubili dell'opinione si sono renduti i suoi

arbitri dominatori, che fecero in seguito, quale automata macchinale,

gestire, risolvere, e pensare a loro capriccio. Quindi è che l'ebreo

miseramente infatuato delle più bizzarre opinioni, più non riconobbe se

stesso, dubitò delle sue proprie facoltà intellettuali, si diffidò

dell'esperienza, paventò la verità, sdegnò la sua ragione, e l'abbandonò

per seguire ciecamente le visioni tradizionali da esso lui riguardate

come altrettante intenzioni discese prodigiosamente dalle impenetrabili

regioni della Divinità. In tale guisa dunque l'ebreo condotto sempre da

schiavo delle stravaganti opinioni altrui, non dee recare dunque

sorpresa se in ogni tempo, e ovunque desso ne portò sempre i vizi, ed il

Carattere. Ecco propriamente la vera, e l'unica sorgente fatale della

prima causa assegnata all'avvilimento, ed alla corruzione de' Costumi

del popolo d'Israel (75).

Or tutto cospirando pertinacemente fino ad ora a rendere l'individuo

Israelita sempre più indifferente nella sua cecità, a perpetuare il suo

infortunio, ed a confermarlo nel tumulto de' suoi propri smarrimenti,

illuso da' suoi rabbini, pervertito da' suoi simili, soggiogato dalle

infamanti catene dell'Intolleranza de' suoi tiranni, come mai la

depravazione de' suoi costumi potea non essere la conseguenza immediata,

fino a rendere le sue laceranti calamità ognora più abituali, e quasi

ancora necessarie, e indispensabili (76)?

E dunque così che a tale orribile stato ridotto in vece di condurre lo

sguardo sulle cause naturali, e visibili della proprie sue miserie,

questo popolo attribuiva unicamente il loro concorso alla conseguenza

immediata della sua Cattività, esso offriva al Cielo i fervidi suoi voti

per impetrarne l'estremo termine senza potere accorgersi giammai, che

quelli non erano realmente dovuti che alla sua propria smodata

credulità, alla superstizione de' suoi venerati conduttori, alla alla

follia di una gran parte delle sue instituzioni, alla stravaganza de'

suoi usi, agl'insensati prestigj de' quali era ogn'individuo Israelita

radicalmente imbevuto fino dalle fascie, alla confidenza cieca ch'essa

riponeva interamente ne' prodigj, tutto aspettando da' medesimi colla

massima freddezza, anche in mezzo a più pronti, e rovinosi pericoli, e

nulla dalle sue facoltà, dal suo valore che reputava un delitto

d'averne, o dalle sue cognizioni, e da' suoi lumi, che non curavasi mai

di acquistare (77). Se l'ebreo avesse riempito di buon ora lo spirito di

vere, giuste, e metodiche idee; se cultivata si avesse per tempo la sua

ragione, se foss'egli stato diretto da uomini interessati di stirpare i

suoi pregiudizj, e d'illuminarlo, esso gionto sarebbe omai a conoscere

la cagione primaria de' suoi mali senza avere avuto bisogno d'opporre al

torrente de' medesimi la barriera impotente della sua cattività. Chi non

riconoscerebbe da tutto ciò la causa positiva, e incontrastabile

dell'avvilimento d'Israel, nel modo che aggiugnendo que' barbari

trattamenti che alcune spietate leggi facevano esercitare contro d'esso

in tutto il mondo, chi non rileverebbe gli altri genuini motivi della

triste degradazione alla quale il medesimo soggiacque dopo una sì lunga,

ed una sì complicata rivoluzione di secoli? Per quante parti, non si è

da quelle tentato mille volte di combatterlo, di umiliarlo, se non di

sradicare onninamente dalla terra finanche il nome, e la reminiscenza di

questo popolo? Vi fu egli mai strage, o tormento di cui fatta ei non ne

fosse la vittima, delitto di cui non foss'egli imputato, o disonoranti

mancanze che non gli venissero malignamente attribuite (78)?

Prescindendo dalle feroci costituzioni alle quali resero gli ebrei

soggetti la Spagna, e il Portogallo, ed i terribili roghi che la truce

Inquisizione di tali stati avea eretti per distruggerli senza

commiserazione, senza ritegno, le tiranniche leggi de' Visigoti non

tendevano esse parimenti allo sterminio universale di questo popolo ed

all'annientamento radicale della sua religione, nella guisa medesima che

quella di tanti stati altri avevano per solo scopo di ridurlo agli

estremi della miseria ed alla più spregevole abbiezione (79).

Che diremo noi di quelle Leggi, non saprei se dettate da mente umana,

oppure se da spirito diabolico create, le quali garantivano l'assoluta

impunità a chiunque si fosse fatto l'assassino, o l'aggressore d'un

ebreo (80)? Sono questi forse i principj salutari che insinua la Legge

di grazia? Per quanto a me sia noto, G. Cristo non gli ha mai

consecrati; si ha un bel ripeterci che _Ecclesia nescit sanguinem_,

mentre oltre che tutto ciò resta smentito da infiniti monumenti che ci

fanno raccapricciare[;] non è ella in ogni senso un illusione

condannabile di sostenere, che la chiesa non ha temperato per tante

volte le proprie sue mani nel sangue di coloro specialmente che ne erano

separati (81), quando essa fece armare in mille incontri il braccio

secolare per la severa punizione di coloro che avea già essa crudelmente

condannati (82)? E allora quando questi fieri tormenti non so per quale

rara sconosciuta clemenza loro erano risparmiati, non si faceva supplire

la lingua nelle pubbliche tribune? E là che colle diatribe le più

mordaci e co' più insultanti sermoni udivasi rappresentare l'ebreo, come

la più spregevole delle creature terrigene, degna del vilipendio

universale, astrignendolo ancora ad intervenirvi con sua stessa

presenza, udire freddamente, acquiescerle, e confermarle (83): è la che

l'eco tramandava la massima perniciosa, e antisociale del Vescovo

d'Hippona, che spoliare si debbono gli eretici de' loro beni, giacchè

tutto ciò ch'essi hanno non non è che illegittimamente posseduto. È

sopra que' pergami finalmente dove miravasi Crisostomo spignere ad un

eccesso tale il suo livore contro la sinagoga ebrea, fino a proferire

che desse erano case di dissolutezze, altrettanti ricetti di bestie

feroci, e il domicilio de' demonj (_Chrysost. Adv. Jud. Homel. 1. pag.

391. Homel. 3. p. 439_). È questi forse il linguaggio edificante che dee

tenere un Dottore della Chiesa, un pastore de' popoli? Quale forsennato

potrebbe mai agitare un proposito di questo più stravagante, nè più

insano?

In seguito di un quadro sì affliggente vi sarà egli chi ricerchi la

seconda cagione dell'avvilimento d'Israel, ovvero chi si sorprenda di

vedere questo popolo persistere tutta via negli stessi travviamenti di

spirito de' secoli barbari decorsi? E come avrebbe potuto mai non

discendere l'ebreo alla più umiliante prostituzione, come poteva esso

mai non dedicarsi al lucro anche illecito qualche volta, ed all'usura,

s'era comunque considerato come non suscettibile di morale nè di virtù,

se per tutto eragli interdetto qualunque mezzo d'onesta sussistenza?

Ridotto sempre ad errare quale forsennato da una in altra provincia,

ovvero a battere l'uno, e l'altro mare ad oggetto di procacciarsela;

riguardato per tutto incapace di possedere de' beni stabili, e di fruire

di qualunque siasi pubblico impiego; esso era necessariamente costretto

a disperdersi, profugo, e ramingo da regione in regione, da uno in altro

Cielo, senza potere fissare giammai in alcun paese un domicilio

permanente per mancanza di potere, di lumi e d'appoggio; fu allora che

l'arte del Commercio da qualche tempo negligentata, e vilipesa dalla

massima parte dell'Europa, divenne per gli ebrei la più fondata, la più

opima, e l'unica risorsa, ne' tempi specialmente in cui a tutt'altro

pensavasi fuori che al Commercio ed essendo questi allora i soli a

professarlo, essi si arricchirono considerabilmente senza gran pena; ed

ecco il momento in cui l'invidia spiegò il suo recondito veleno contro

questi sventurati, trattandoli da usuraj, da truffatori, da infami,

senza considerare i moltiplici vantaggi rimarcabili ch'essi avevano

procurati alle nazioni le quali avessero inclinato ad imitarli

nell'esercizio di un arte sì onorifica, e sì lucrosa (84). I sovrani di

que' barbari tempi non osando frugare nelle casse de' propri loro

sudditi, sia che trattenuti venissero dal timore di allarmarli, o

disgustarli, sia che arrestati fossero da qualche altro disegno,

riserbato solo ad essi, non esitarono di mettere alla tortura gli ebrei

ch'essi non riguardavano nè come sudditi, nè come Cittadini, or senza

inoltrare di soverchia le nostre opprimenti ricerche ad un tale

riguardo, è da credersi di proposito, che ciò che professarono gli ebrei

nell'Inghilterra può somministrarci un idea presso che certa delle

crudeli vessazioni che i medesimi provarono in altri stati (85):

aggiungasi a tutto ciò gli stravaganti pregiudizj che concorsero per

infinite volte nel mondo, colle Leggi atroci da noi testè riportate,

tutte in massima tendenti a vieppiù aggravare la loro sorte, ed invece

di recarci stupore l'avvilimento, e la desolazione del popolo ebreo,

dovremo a più fondata ragione meravigliarci, come possa esistere ancora

in sembianza umana un solo individuo di questo sventurato lignaggio

sulla superficie della terra (86). _Voltaire_ ha rimarcato più volte

sensatamente che l'espulsione fatta si sovente degli ebrei da quasi

tutti gli stati del mondo, non è servito che a maggiormente diramarli

per tutte le Città, e le province dell'universo.

Tale è, senza ombra di dubbio, la vera, o piuttosto l'unica sorgente

dell'umiliazione degradante del Popolo d'Israel, e della depravazione

generale de' suoi costumi: ma siccome non meno l'una che l'altra non è

che (nella guisa che fu da noi testè chiaramente dimostrato) l'opera o

delle tiranniche insensate Leggi alle quali fu quel popolo molte volte

soggetto, o del fanatismo brutale di certe nazioni fra le quali ei

visse; così dalle prime sole dipende arrestarne il progresso fatale

dell'una, riducendole più eque, più filosofiche, più sagge, identiche a

quelle che servono di norma, di freno, e di sostegno agli altri sudditi

dello stato, nella guisa medesima che alle ultime concerne unicamente il

sanare l'ebreo dalla corruzione del suo spirito, spoliandosi elleno le

prime di quegl'insani pregiudizj da' quali sono esse medesime

orribilmente predominate; tanto è questa una verità senza eccezione,

quanto che noi ci disponghiamo a renderla più evidentemente dimostrata

cogli esempi memorabili di tanti uomini celebri che si fecero sempre

distinguere in ogni ramo di coltura fra gli ebrei per tutto dove le

Leggi provvide, ed umane loro accordarono una patria, e considerati

furono da' popoli come Cittadini capaci di meritarla ad ogni riguardo,

non meno per zelo, che per talenti e per saggi Costumi.

(75) Non si può negare che la misera condizione a cui si vide soggetta

la Nazione d'Israel da tanti secoli fino ad ora, non fosse tale per ogni

ragione, da ridurla a quello stato di avvilimento dove soggiacque in

tante guise differenti, e ovunque; ma ciò che ha molto contribuito a

renderla sempre peggiore, si è lo stravagante sentimento che ha questo

popolo in //sempre\\ {{ogni tempo}} nutrito, di riguardare le sue

sofferenze come un tributo espiatorio in alleviamento di tutte quelle

peripezie che la tradizione lo minaccia di dovere necessariamente

soffrire, fino all'epoca memorabile da esso lui attesa colla più

sommessa rassegnazione, nella quale per la via di segnalati prodigj esso

confida di vedere finalmente trasformare la sua sorte, e porre l'estremo

termine alle sue Calamitose peripezie, ed alle sue pene.

(76) Un certo Rabbino fanatico, e visionario, capo di piccola Comunità

di ebrei d'uno de' paesi del Piemonte dopo alcuni anni di servizio in

tale qualità fece un giorno convocare i capi rappresentanti questo

Corpo, ad oggetto di domandare loro il congedo, aducendo per motivo che

i suoi principj religiosi non gli permettevano di abitare più a lungo in

un paese dove l'individuo Israelita fosse risparmiato dal גלות (galuth),

cioè _cattività_, o persecuzione di altri Cittadini, rendendosi questa

come necessaria, ed essenziale allo stato di esilio in cui ritrovasi

questo popolo dal di lui vetusto suolo di promissione, e che sifatto

galuth venivagli a mancare in quel paese soggetto alle sozze

intolleranti Leggi della Francia. Quell'infelice gregge che soddisfatto

mostravasi del servizio di simile pastore, e di cui avrebbe troppo

rincresciuta la perdita, non seppe ritrovare altro mezzo per

distoglierlo da sì strana risoluzione, che eccitare un incirconciso

devoto, e folle al pari di esso, a proferire contro del medesimo delle

ingiurie e delle villanie fino a farlo vergognosamente fuggire, e

ritrarsi nel recinto della sua nazione. Ciò che essendo stato dal

medesimo eseguito l'accennato rabbino se ne ritornò contento in grembo

a' suoi, i quali lo posseggono anche attualmente a sì vilissimo prezzo.

Si può spignere più oltre l'imbecillità, e il delirio umano!

(77) Un popolo, dice sensatamente Mably, sarebbe per ogni parte

soggiogato da quando esso più non cura di difendersi contro gli

stranieri che vengono ad attaccarlo fino entro i suoi propri recinti,

come seguì appunto al popolo ebreo il quale assalito fino entro le porte

del tempio di Gerusalem da Pompeo, si lasciò massacrare piuttosto che

difendersi, indotto dal ridicolo pregiudizio, che essendo quello giorno

di sabato, non era permesso di fare la benchè minima operazione che

alterasse il riposo consecrato ad un tale giorno; e così quegl'infelici

preferirono di rimirare con indolenza il barbaro saccheggio del tempio,

unitamente alla città, e così rendersi vittime del furore inesorabile di

un possente nemico, alla difesa di essi medesimi de' propri diritti, e

delle loro sostanze.

(78) I nemici dell'ebraismo vanamente lusingati di palliare agli occhi

del mondo illuminato le accanite persecuzioni, e gli oltraggi proditorj

co' quali i medesimi procedevano incessantemente a danno di esso,

s'immaginavano riuscirvi facendo tenere le veci di ragione alle calunnie

più nere, e le più insultanti; ora imputandoli di negromanzia, ora

d'immolare de' fanciulli cristiani; quì di avvelenare sorgenti, colà di

calpestare le immagini, altrove di bestemmiare cristo, e la vergine, e

per tutto miravasi fare di ogni sforzo per espellerli dalle Città, dalle

provincie, non lasciandoli rientrare che mediante le più onerose

imposizioni, e nel tempo medesimo che in qualche territorio erano essi

tollerati a si fatte umilianti condizioni, si facevano distinguere dagli

altri abitanti colle marche dell'infamia, e della prostituzione: tale

era dunque, pur troppo, lo stato eccessivamente deplorabile a cui

ridotti per lungo tratto di tempo si videro sopra la terra fra i popoli

miseri avanzi della prosapia d'Israel.

(79) Di tutte le leggi detestabili che si prefissero la totale

perdizione del giudaismo, non ve n'a forse alcuna che con maggior sforzo

tendesse a compiere questo perfido sanguinario disegno di quelle de'

_Visigoti_ (ved. _Leg. Wisigoth. Lib. XII. T. 2._ e _3._ e in _Georigis.

Corp. Jur. Germ. aut. 2155._ e seg.). Infatti quali trame restavano mai

della religione degli ebrei, togliendo loro l'osservanza del sabato, e

quella di tutte le altre feste; vietando loro di contrarre matrimonio

secondo il rito mosaico, e di regolare il loro cibo, conforme lo

spirito, e le prescrizioni di questo Culto, e sopprimendo loro ancora il

rito essenziale della Circoncisione? Tali erano gli ordini comandati da

queste Leggi esecrabili (_Ibid. Lib. XII. Tit. 2. Lib VIII. Tit. 7._) e

le pene ordinate contro i trasgressori di queste Leggi, erano o l'ultimo

Capitale supplizio, il quale dovea essere inflitto da medesimi ebrei, o

la lapidazione, o l'atroce condanna di essere abbruciato vivo. Quelle

provocate da' Papi erano alla verità meno crudeli, ma spregevoli del

pari, mentre desse gli dichiaravano del tutto incapaci di rendere

testimonianza in giustizia, e di essere rivestiti d'impieghi pubblici

(_Can. X. De Judæis, & Heret._). Le altre varie Leggi che non gli

tiranneggiavano a questo eccesso, gli riducevano all'orlo

dell'indigenza, e della disperazione cogli aggravi enormi che loro erano

imposti i quali di gran lunga eccedevano sovente l'ammontare delle loro

stesse facoltà, e ritrovando qualche renitenza dalla parte dell'infelice

Contribuente, passavasi allora, senza ritegno alle più inumane

procedure, ad oggetto di sortirne più agevolmente il bramato detestabile

intento. (ved. la seg. annot.)

(80) Sotto Giovanni il Rosso duca di Bretagna si giunse fino alla truce

inaudita barbarie di pubblicare una Legge, la quale dichiarava

formalmente innocenti tutti coloro che ucciderebbero _cristianamente_

qualche ebreo, proibendo nel tempo medesimo a' giudici di qualunque

siasi tribunale, sotto Comminatorie fulminanti di prenderne la benchè

minima parte, o contezza in veruna maniera (ved. _Cod. Theol. Lib. XVI.

T. 1º._) E si oserà poscia sostenere che il cattolico papista non fu mai

sempre sitibondo del sangue Israelita!

(81) Niente è più adeguato ad autenticare la verità di tutto ciò che

abbiamo {{quì}} esposto, quanto di richiamare colle istorie alla mano

gli orribili eccessi de' quali si resero i cristiani per tante volte

colpevoli sopra la terra: infatti, v'ha egli strage o persecuzione che

non sia stata da medesimi commessa contro di coloro che non erano

cristiani; v'ha forse azione criminosa della quale non si sieno i

medesimi lordati per costringere i così detti _infedeli_ a seguitare le

loro massime ad adottare i loro principj? Fra i moltiplici attentati che

fanno vergogna all'umanità, si potrebbe quì citare i massacri delle

valli del Piemonte, quelli della Valtellina a' tempi di Carlo Borromeo;

le stragi contro gli anabatisti massacrati in Allemagna, lo scempio de'

Luterani dal Reno fino agli estremi del Nord; le Carneficine d'Irlanda,

e di Scozia al tempo di Carlo 1º. egli stesso massacrato; i flagelli

ordinati dall'insensibile Maria ed approvati da Enrico VIII. di lei

padre; il cruento Massacro della Vigilia di S. Bartolomeo in Francia

decretato da Carlo IX. e fatto eseguire dalla mostruosa Caterina de'

Medici sua madre; e 40. anni finalmente d'altri spietati

//massacri\\{{maccelli}} umani commessi i Parigi dall'epoca fatale di

Francesco secondo fino all'ingresso di Enrico IV. in quella Capitale,

senza menzionare quelle inaudite Carneficine fatte _devotamente_

eseguire dalla feroce Inquisizione, la quale sola ne sorpasserebbe il

numero. Per verità, se inoltrare noi più vorremmo quest'affliggente

pittura, vieppiù essa farebbe inorridire ogni anima sensibile. Io voglio

credere, per altro, che questi orrori infernali, e tanti altri di tal

guisa, siano unicamente l'abuso della religione cristiana, e non già lo

spirito di questa; ma essi frattanto furono infinite volte commessi, e

per quanto ci accorgiamo se non di ordine espresso, almeno d'intera

quiescenza della chiesa medesima che lo stesso che dire de' sinodi, e

de' Concilj, che ha essa in ogni tempo autorizzati di rappresentarla.

(82) Quali calunnie, quali atroci persecuzioni non hanno i cattolici

esercitati in ogni tempo contro tutti que' grandi uomini che non sono

stati di loro sentimento, dopo Giuliano fino ad Enrico IV. e quali

delitti ancora più enormi non ha la loro intolleranza autorizzati

sovente, tutte le volte che hanno essi creduto di potere trarre

impunemente un vantaggio considerabile per il loro partito? Io ne

attesto le tre Lettere scritte da S. Gregorio, così nomato il _grande_

al tiranno _Phocas_ il più detestabile di tutti i mostri della terra,

felicitandolo del di lui avvenimento al Trono, da cui dopo di avere

fatto deporre l'Imperatore Maurizio suo benefattore, fece scannare in

sua presenza cinque suoi figli, ed in seguito commise il barbaro

massacro del Genitore, per essersi questi dichiarato in favore del

Patriarca di Costantinopoli.

(83) In Roma non è che tre anni appena, erano gli ebrei astretti dalla

forza ad intervenire nelle chiese de' Cristiani in certi giorni

determinati dell'Anno per esservi uditori pazienti delle ingiurie, e

degli oltraggi, che il predicatore vomitava a gran forza contro di essi,

i loro riti, le loro cerimonie, i loro costumi, e durante questo

disgustoso sermone, uno sgherro //staffilatore\\ in abito di chiesa

{{collo staffile alla mano}}, era destinato a fare de' ripetuti giri

attorno di essa, percuotendo fieramente con una sferza tutti quegli

ebrei che, o avesse ritrovati sorpresi dal sonno, o che avesse osservati

poco attenti alle esecrabili bestemmie che udivano proferire dalla bocca

dell'accennato predicatore contro la religione venerabili de' loro avi:

ma gli ebrei più facoltosi //si\\ //se\\{{si}} //ne\\ liberavano

agevolmente da questa vessazione mediante una somma che contribuivano

annualmente all'erario papale. E il Pontefice Gregorio XIII. non comandò

egli che tutti gli ebrei maggiori di 12 anni, abitanti in tutta

l'estensione della sede pontificia fossero entro la loro propria

sinagoga istruiti da qualche cristiano de' principj fondamentali del

Cattolicesimo? _Bull. 52. apud Lorinum in act. apostol. Cap. 7. v. 52._

(84) Anche nello stato di proscrizione, e di angoscia in cui trovavansi

gli ebrei, essi rinvennero argutamente il mezzo certo di salvare le loro

fortune, ad eludere in tale maniera la vigilanza de' loro domestici

aggressori. Espulsi dalla Francia da Filippo il Lungo nel 1318, essi si

rifugiarono in Lombardia, ivi dettero a' negozianti delle Lett. sopra

coloro a' quali avevano essi confidate le loro sostanze allorchè vennero

costretti di partire; e queste Lett. furono immediatamente accolte, indi

a tempo debito estinte. Ecco dal seno della dispersione scaturire

felicemente l'ammirabile invenzione delle Lett. di cambio da cui il

Commercio ha successivamente risentiti tanti numerosi ragguardevoli

vantaggi.

(85) Il Re Giovanni d'Inghilterra trovandosi in estremo bisogno di

denaro per supplire non so a quali spese urgenti, e non osando

ricercarlo agli altri suoi vassalli, fece carcerare i più opulenti ebrei

del suo regno; uno di essi, a cui si svelse sette denti l'uno dopo

l'altro, affine di avere le di lui sostanze, dette mille marche

d'argento quando erasi sul punto di sradicarli l'ottavo. Enrico III.

trasse con eguale violenza da _Aaron_ ricco ebreo di York 14,000. marche

d'argento, e 10,000 per uso della regina: esso vendè gli altri ebrei del

suo stato al di lui fratello Riccardo per il termine d'un Anno, ad

oggetti che questo Conte sventrasse coloro di questa nazione, che il re

di lui fratello avea già precedentemente scorticati, come dice _Mathieu

Paris_.

Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo II · 第 2 / 9 题