modellare le loro azioni, ed i loro pensieri al grado del più mostruoso
fanatismo, e del livore irrazionale che desso inspira; in mancanza di
imputazioni solidamente fondate, o reali ricorrevasi alle calunnie le
più nere, o alle più assurde congetture; allorchè, per esempio, l'ordine
fisico delle Cose fosse stato alterato al segno di produrre qualche
sventura, se ne riportava immediatamente l'origine a' soli ebrei:
infatti non è forse ad essi che fu attribuita l'assoluta cagione della
frenesia dalla quale fu attaccato Carlo VI. Re di Francia? E per
ispiazione di tale sognato fallo, questi sventurati non sobirono
l'esilio? (ved. _Villar. Hist. de France l'an 1393._) Quando una penuria
generale, o qualche epidemico malore angustiava uno stato, o carpiva da'
viventi una parte de' suoi abitatori, non dicevasi essere gli ebrei la
sola efficiente cagione di simile flagello avvelenando le sorgenti? Non
è certamente da supporsi una persecuzione più forsennata nè più inumana
di quella che videro gli ebrei suscitare in una quarta parte del mondo
contro di essi l'anno 134[?] allorchè un Contagio presso che universale
devastò in quell'epoca funesta quasi tutta l'Europa; in Francia, in
Alemagna, in Italia, e nella Svizzera il popolo furibondo si lanciò
sopra di essi, gli abbruciò, ne fece uno scempio crudele, persuaso di
mitigare lo sdegno del Cielo, annientando dalla terra la stirpe d'Israel
(ved. _Bush. Hist. de la Rel. Juive_); oltre a tutto ciò ogni tratto di
cattiva fede, ogni soperchieria ed ogni frode, non furono esse in ogni
tempo, e lo sono attualmente ancora, altrettante criminose invenzioni
che, a senso de' nemici d'Israel, partono dagl'intrighi, e dalla
cupidigia di questo Popolo. O perfidia inaudita, estr[ema] o malvagità
senza esempio!
Cap. X.
Si dimostra che laddove è permesso agli ebrei d'illuminarsi, lo stato
il quale rende loro questo atto di giustizia (che natura non ricusò
giammai a verun ente ragionevole) acquista ne' medesimi de' Cittadini
oltremodo utili nelle arti, nelle scienze, e nel Commercio. Esempi
rimarcabili di questa verità.
Chi potrà mai senza delirio, immaginarsi di dovere esigere dall'uomo,
ciò ch'esso moralmente nè fisicamente non è in situazione di potere
dare, ovvero pretendere dal medesimo quello appunto di cui noi lo
mettiamo nell'assoluta impossibilità di somministrare in modo alcuno?
Quale mostruosa, e assurda contraddizione! Rigettare, avvilire,
opprimere l'ebreo per non riconoscere in esso i requisiti necessarj
all'ottimo, all'illuminato Cittadino, ed allontanarlo nel tempo medesimo
da ogni mezzo efficace ad acquistarli, frapponendogli ancora tanti
ostacoli differenti per impedirli a divenirlo; e pure in seguito di
tutto quanto fu da noi significato fino ad ora, chiaro apparisce tale
essere stato in ogni epoca il forsennato reprobo contegno di certe
nazioni, se-dicenti illuminate, relativamente a questo popolo, e già pur
troppo rimarcammo con orrore quali ne fossero le funeste conseguenze che
risultare si videro, bene diverse però da quelle che derivare mirarono
gli ebrei dalle procedure più filantrope, più umane, più sensate con cui
agivano alcune altre al loro riguardo; e laddove quelli avevano per
iscopo di distinguerli colle attribuzioni le più ignominiose, e colle
prerogative le più umilianti, si prefiggevano queste di fare ad essi
gustare gli ameni vantaggi della società, dividerne cogli altri
individui i diritti, e i doveri; ed il successo coincidendo
perfettamente nell'uno ed altro caso, o coll'indulgenza, o coll'asprezza
con cui erano i medesimi trattati, o colle Leggi o tiranniche, od umane
alle quali essi erano soggetti, vedevansi gli ebrei riescire o abbrutiti
orribilmente, o in superior grado illuminati. L'odioso confronto già da
noi riportato (_Cap. 8._) sopra tale soggetto, n'è una dimostrazione
incontrastabile, che le sole autentiche Istorie possono renderci sicura,
ed evidente, imponendo un vergognoso perpetuo silenzio a' detrattori
snaturati del popolo d'Israel: si scorrino dunque senza prevenzione, ad
occhio terso dall'orrida nube di pregiudizj, parlino i Filoni, i Flavii,
i Bustorfi, i Surenusii, i Prideaux, ed i Basnage, e tanti altri, e
questi ci additeranno per obbrobrio eterno de' nemici del Giudaismo,
come un popolo il quale fattosi da tempo immemorabile la vittima della
tirannia, lo scherno del fanatismo, ed il bersaglio dell'ignoranza possa
in ogni epoca del mondo essere gionto a meritare i ragguardevoli favori
de' più illuminati, e de' più formidabili monarchi della terra, non
escludendo lo stesso Maomettano, e come abbia esso potuto vedere
scaturire in ogni tempo dal suo seno, malgrado gli ostacoli funesti che
per tutto facevano argine ineluttabile al felice Corso de' suoi utili
progressi, de' Medici sublimi, de' politici eruditi, de' vasti
Letterati, de' filosofi profondi (87)?
Prescindendo dall'antichità, e senza sormontare col pensiero fino a'
secoli da noi troppo remoti per investigare minutamente i gradi
luminosi, ed i parziali favori de' quali furono gli ebrei colmati sotto
i felicissimi Governi di Dario (A), di Alessandro (B), di Giulio
Cesare (C), di Augusto (D), di Onorio (E), di Costantino (F), di Carlo
Magno (G), e di molti altri delle grazie de' quali in vantaggio de'
medesimi generalmente ne forniscono amplia certezza i più classici
scrittori di quale predilezione considerabile non gli hanno colmati
Ferdinando 1º., 2º., e 3º. quali distinti privilegj di giurisdizione, di
gloria, e di onore non hanno i medesimi goduti sotto il pacifico dominio
di sifatti sovrani (88). La Spagna stessa, e il Portogallo, benchè
restate fossero entrambe sempre sepolte nella ferina barbarie an[ti]ca,
avanti che il fanatismo religioso contaminasse il loro Cielo col suo
recondito veleno, non affidarono entrambe quelle monarchie a tre
distinti ebrei le incombenze le più cospicue, le più gelose, e le più
importanti dell'uno, e dell'altro Stato (89)?
Ma se più oltre avanzare si volesse intorno a ciò le nostre sottili
ricerche, migliaia di esempi noi vedremmo concorrere a dimostrarci la
fedeltà saggia, e costante con cui l'industriosa Nazione ebrea prestò
sempre i suoi servigj a tutti quegli stati dove le Leggi non confondono
giammai la setta col parziale carattere del settario, nè gli usi, le
cerimonie o i dogmi di essa collo zelo, i talenti, e la capacità di
questi (90); non escludendo già da quelli la stessa di Roma Pagana della
prisca età (91) non meno che la Cattolica de nostri tempi, in qualità di
ministri di stato, di medici, di filosofi, d'instruiti vassalli, e di
soldati? Il Rabbino Sechiel non fu creato sopr'intendente delle finanze
di Alessandro Quarto (A); Roffiet non fu segretario intimo di Selim
Secondo (B); David Zonana non fu egli tesoriere della Porta, siccome lo
era pochi anni sono il di lui figlio (C)? Chi fu egli mai il medico di
Cristina sovrana della Svezia, se non l'ebreo De Castro (D)? A chi
dovette mai la sua vasta erudizione il rinomato Pico delle Mirandola, se
non se al Rabbino Aleman che fu suo Precettore (E)? E quanti altri genj
sublimi non ebbe il popolo ebreo negli ultimi secoli decorsi dopo
Maimonide, il più esimio soggetto forse che vantasse il Secolo XIII?
Quell'egregio Maimonide che si è superiormente distinto nel mondo in
qualità di filosofo, di medico, di giureconsulto, di Teologo, e di
Politico, che i Classici Scrittori distinguono il Luminare dell'oriente,
e dell'occidente, e che il celebre Clavernig, il quale ha con somma
erudizione tradotte alcune delle di lui opere lo decanta superiore della
stesso S. Tommaso d'Aquino (F) Con quale alta riputazione il profondo
Abenesdra che da' più rinomati Autori viene chiamato per eccellenza il
savio, ha esso professato nel mondo l'Astronomia, la medicina, e le
matematiche (G)? E Manasse Ben Israel non era esso considerato uno de'
più illuminati filosofi, e de' più accorti politici dell'Europa,
consultato sovente da' più classici giureconsulti de' suoi tempi (H)?
Oltre un Chimhi, un Jarki sì rinomati per la loro erudizione universale,
quali talenti peregrini non si videro scaturire da questo popolo, anche
nelle nostra età recenti (92)?
Ma che diremo già noi, se uno sguardo rivolgiamo nell'Alemagna odierna,
non meno che nell'Inghilterra, nella Francia, nella Prussia, e
nell'Olanda là dove il prezioso deposito delle scienze è senza ostacolo
accordato all'ebreo del pari che ad ogni altro settario che inclina alla
felicità di possederle? Quali talenti elevati non si mirarono risorgere
in quelli e in altri stati pure a' nostri giorni dal grembo della
Comunione degli ebrei, degni di meritare i favori di una illuminata
nazione, capaci e per probità, e per ingegno, e per dottrina di
contendere la palma a' più celebri filosofi del mondo, sempre che non
venghino quelli, per altro, illaqueati, o combattuti dalla furibonda
superstizione del cattolico ignorante, o che tolti non sieno eglino i
mezzi di potersi elevare fino alla classe benemerita di que' genj fatti
per illustrare il secolo in cui vivono? Non è forse nella Prussia dove
si osserva i fecondi rari talenti di un Mendelshon, quello stesso che
l'Alemagna distingue per _Platon Moderno_ formare il pascolo dello
spirito d'un filosofo regnante del Salomone del Nord, e le di lui
ammirabili produzioni fastosamente coronate dalle più sapienti accademie
dell'Europa? E le sublimi cognizioni del dottissimo Weissell non gli
fecero meritare la confidenza intima del più gran genio dell'Austria,
d'un Giuseppe Secondo? E fra i suoi Matematici sublimi, e Astronomi
profondi del secolo passato non annovera il Tamigi, un David Nieto, quel
celebre Autore del Calendario ebraico perpetuo, il solo conosciuto, e
seguitato attualmente, con ottimo successo dall'intera sinagoga ebrea?
Le prediche dell'Eloquente Rabbino Saraval di Venezia possono essere
messe al confronto con quelle di Bourdaloue, e la facondia del Rabbino
Casess parimenti di Venezia ugguaglia, senza contrasto quella del
Segueri.
Ma io non finirei per lungo tempo ancora se tutti per detaglio
annoverare quì mi prefiggessi tutti gli uomini egregj che il popolo
d'Israel ci presenta in tutta l'estensione dell'universo civilizzato,
ovunque si rivolga il nostro sguardo; per altro, chi fosse avido di
conoscerli partitamente rivolgere si potrebbe al Dizionario critico
degl'Illustri Ebrei scritto con molta erudizione, e pubblicato
recentemente in Parma dall'Abate De Rossi.
D'altronde se accuratamente riflettere vogliamo sopra tutti questi
uomini singolari che a forza di un declivio energico, di un genio
naturale, e di un assiduità infaticabile, s'inalzarono dal seno di
questa Classe (che l'orgoglio, l'ignoranza, e il fanatismo religioso si
sono si sovente sforzati di rendere l'ultima, e la più abbietta) al
primo rango de' filosofi e degli scrittori che hanno illustrato
l'universo, non si può egli asserire di proposito che il loro memorabile
esempio dovrebbe coprire d'ignominia, e di confusione coloro che si
ostinano accanitamente a delineare gli ebrei come di soverchio avviliti,
ed incapaci di potere produrre giammai una classe di uomini stimabili? A
tali orride illusioni di fatto io potrei aggiugnere moltissime altre
dimostrative del pari, oltre quelle tante già da me per reiterate volte
precedentemente riprovate nel corso di quest'opera, per sostenere che
non si ha cessato mai d'imputare agli ebrei le loro calamitose
peripezie, ed altrettante Colpe denigranti, od a criminosi delitti,
senza che fra i moltiplici detrattori, che sempre colpiranno in mille
foggie a loro danno, alcuno vi fosse, che o volesse, o potesse,
attentamente esaminare, colle Istorie autentiche alla mano, i rapporti
politici o morali ne' quali si è questo popolo ritrovato in varie
epoche, ed in paesi differenti; l'influenza reciproca delle nazioni fra
le quali esso ha vissuto e de' vari governi politici a' quali egli fu
sottomesso, quella ch'esso ebbe sull'industria, sul commercio, sui
Costumi, e sul progresso delle Istruttive Cognizioni, e delle scienze; e
le complicate vicissitudini finalmente che hanno sobito l'indole
omogenea del medesimo ed il proprio suo genio originario. In una parola,
i gran soggetti, non solo fra gl'Israeliti, ma presso qualunque altro
popolo si faranno sempre distinguere in ogni ramo a vantaggio della
società, laddove questa riconosca l'urgente necessità di apprezzarli, e
sostenerli, ovvero cadere si vedranno miseramente nell'obblio, se
avviliti, o non curati si trovano (93).
Quindi se gli avversari inesorabili di questa nazione fossero stati
capaci di tali giuste accurate indagini, queste gli avrebbero in ultimo
condotti all'espressa quanto positiva dimostrazione, che i popoli, e le
Leggi formano il genuino carattere costante degli ebrei, e che per
conseguenza, questi considerati come uomini, e come Cittadini, non
furono mai tanto corrotti, o degenerati, se non se in quanto che si ha
loro ingiustamente contrastate le prerogative dell'uomo, e che ricusati
furono ad essi i diritti legittimi del Cittadino.
(87) Persino da' tempi di Aristotile gli ebrei avevano de' filosofi che
hanno molto superato i Greci medesimi, e di fatti lo stesso Aristotile
ricercato un giorno da Clearco sulla Dottrina degli ebrei, disse che
durante il suo domicilio nell'Asia, esso ricevea delle visite molto
frequenti da un ebreo si sapiente, e di una sì profonda erudizione, che
al di lui confronto gli stessi Greci sembravano ignoranti (ved. _Basn.
Repub. des Hebr. Edit. de Hol. p. 19._) E lo stesso autore fa inoltre
espressa menzione di un altro ebreo non meno dotto del primo, il quale
era l'amico il più virtuoso che avesse Platone (_Ib. p. 53_)
(A) _Esdra C. 1. v. 7._
(B) _Gantz fol. 13 p. 1._
(C) _Flav. Guer. Giud. Lib. XIV. Cap. 19. p. 58._
(D) _Ibid. Cap. 8._
(E) _Cod. Theod. T. 6. Lib. XX. p. 237._
(F) _Ibid. Lib. XIV. Tit. 8._
(G) _Gantz Lib. II. p. 56._
(88) Il primo di questi oltre le infinite grazie delle quali esso colmò
il totale della nazione ebrea il medesimo concesse parimenti al rinomato
Rabbino _Keill di Worms_ in particolare la primazia sopra tutti i di lui
Connazionali dell'Impero, creandolo ancora membro delle più distinte
accademie della Germania (ved. _Piasr. T. 9. Lib. 14. p. 247._)
Una speciale gratitudine verso questa medesima nazione mosse il secondo
di questi principi a favoreggiarla, memore della prode difesa fatta da
essa nella Città di Gradisca assediata strettamente dalle armate venete
(ved. _Wagenz. Exer. 3. pag. 103._)
Eccitato fu l'ultimo infine dallo stesso sentimento di riconoscenza in
favore di questo popolo, in contemplazione del valore che ha il medesimo
//spiegato\\ spiegato quando si accinse a liberare la Città di Praga
l'anno 1648. dall'incursione degli svedesi (_Ibid. p. 108._)
(89) Carlo Quinto nell'epoca delle di lui alterne vertenze con Solimano
Secondo, non ritrovò soggetto più abile in tutta la sua Corte per
incaricarlo d'una importante missione diplomatica di _Daniel Virga_, il
quale trasferitosi in Asia per comando del suo Sovrano evase le
affidatigli incombenze con una capacità insuperabile (ved. _Basn. Hist.
des Juifs T. 6. C. 16. p. 474._)
Il celebre Abravanel fu creato Primo Ministro di tutti gli stati di
Ferdinando il Cattolico, indi passò in Portogallo, dove Alfonso Quinto
allora ivi regnante, lo fece suo intimo Consigliere di stato (ved.
_Dict. Bayle_, _Mor._ e _Ladi._) non tacendo però che questo Regno
medesimo avea già tre secoli avanti esperimentati gli utili servigj
degli ebrei, conferendo il comando in capo delle sue armate a _Salomone
Jachia_, il più distinto filosofo de' suoi tempi, ed il più accorto
militare ch'esistesse in Portogallo. (ved. _Bart. Bibl. Rabb. T. 4. C.
20._)
(90) Io ho per reiterate esperienze osservato sovente che non solo nella
nazione degli ebrei, ma in tutte le altre popolazioni che vivono in uno
stato cattolico apostolico romano, sono assai più rari gli uomini
celebri (a meno che questi non vi avessero in parte rinunziato) di ciò
che lo siano fra quelli che abitano una provincia Protestante. E da
quale ostacolo ripetere giustamente dobbiamo un inconveniente pur troppo
sì verificato e sì funesto? Il fanatismo religioso, e la persecuzione
che ne viene in conseguenza, sono le due barriere invincibili, le quali
avendo più che in un paese riformato nello stato romano influenza
maggiore, formano d'accordo l'argine fatale alle sublimi scoperte che
producono lo studio, e la meditazione: e quale meraviglia? Non dee così
appunto accadere laddove un uomo scienziato è costretto di adattare la
sua filosofia al sistema intollerante del paese in cui vive, e alla
follia deplorabile di quegli uomini che ne reputano un azione
all'eccesso criminosa l'abitudine del raziocinio nell'ente ragionevole?
Se i suoi sentimenti sono efficaci ad illuminare il mondo, per una parte
quegli etiopi lo scomunicano; i terribili magistrati inquisitoriali lo
esiliano per l'altra, o confinato crudelmente lo rendono durante la sua
vita entro un Carcere angusto, da cui spera in vano d'uscire fino a
tanto che gli resta un alito di forza: e vi sarà egli ancora chi domandi
la genuina cagione di sì notabile differenza? L'Immortale _Galilei_ fu
condannato in Toscana per avere il primo scoperti gli antipodi, il
celebre _Newton_ fu ricompensato in Londra per averli dimostrati.
(91) E quì da notarsi che gli ebrei divenuti la conquista delle aquile
romane, essi vi si resero utili al segno di conseguire da quello stato
delle esenzioni assai distinte, e de' privilegj considerabili, come
l'ammissione a tutti gl'impieghi sia civili, sia militari, e sopra tutto
la libera facoltà di vivere secondo le loro proprie Leggi, come il
_Dohm_ lo ha chiaramente provato con due passaggi di _Origene_ (ved.
_Lib. 6. Cap. 1. in Epist. ad Rom._ e _p. 243. Epist. ad Afric._) E
quanti altri mai fra noi essi non si sono inalzati fino all'apice delle
dignità le più Cospicue fino anche alla stessa Prefettura onoraria (ved.
_Lib. 22. Cod. Theod. De Jud._) _fastigio dignitatum_ dice il passaggio
parlando del patriarca _Gamaliel_. E quali alti rimarcabili servigj
degni di essere trasmessi alla più tarda posterità non resero a Roma
Ircano, Erode, Agrippa ed Antipatio? Le storie ce ne convincono ad ogni
tratto.
(A) _Basnage Hist. des Juifs Lib. 9. p. 317._
(B) _Ibid. p. 836._
(C) _Morp. Disc. Lett. p. 46._
(D) _Basn. Lib. 9. c. 864._
(E) _Ibid. 855._
(F) _Bust. Bibl. Rabb. e Gior. Ganz Traduzione dell'Etica di Maimon._
(G) _Hist. crit. du V. Testam._
(H) _Groz. Epist. 244. p. 564._
(92) Il dotto Rabbino Haipsik fu pubblico Professore di Metafisica,
Logica, e matematica in Toledo, indi con universale riputazione occupò
una cattedra di medicina in Amsterdam (ved. _Racc. di Lett. Pat._ Parigi
1765.)
L'illustre Gomez, oltre a varie opere d'amena Letteratura da esso lui
pubblicate, ha scritto un Dizionario ebraico, Latino, Caldeo, e Italiano
di cui fino ad ora ne contano varie differenti edizioni, e che non già
per la mole, ma per la precisione non la cede al Dizionario del
Castelli, e per l'esattezza può stare in comparazione collo stesso
Lexicon del Bustorfio.
Is. Abensid fu l'Autore delle Tavole alfonsiane (_Basn. T. 6. Cap. 33.
p. 271._)
Il Rabbino Profant è stato pubblico Professore d'Astronomia nel secolo
16 nell'accademia di Montpellier (_Lett. d. mil. p. 19._)
Ed il colto Rabbino Jehudah Mentz finalmente non morì egli in
quest'ultimo secolo pubblico Rettore dell'Accademia di Padova, e per
suffragio concorde di tutti gli uomini scienziati suoi Contemporanei,
non fu esso ammirato generalmente come uno de' più vasti genj de' suoi
tempi? (_mem. accad. T. 2. p. 208._)
(93) In qualunque Governo dove gli utili talenti saranno profusamente
ricompensati, queste ricompense, a guisa de' denti del serpente di
Cadmo, produrranno degli uomini. Se i Descartes, i Corneille illustrano
il Regno di Luigi XIII. I Racine, i Bayle quella di Luigi XIV. I
Voltaire, i Montesquieu, i Fontanelle quello di Luigi XV. Ciò procede
per che le arti, e le scienze furono sotto questi Regni differenti
successivamente protetti da Richelieu, da Colbert, e dal fu Duca di
Orleans Reggente: _Les grands hommes_ (riflette giustamente Elvezio)
_quelque chose qu’on ait dit, n'appartiennent ni au Regne d'Auguste, ni
a celui de Louis XIV. mais au Regne qui les protège_ (_De l'hom. Sect.
II. C. XII. p. 179._)
Cap. XI.
Della Riforma politica tentata l'anno 1753. nella Gran Bretagna in
favore de' sudditi ebrei di quello stato; ma lo spirito reprobo, e
intollerante di certi accaniti oppositori ne troncò i felici successi
che poteasi aspettarne.
Sebbene scevri affatto noi siamo di monumenti positivi che c'indichino
con qualche probabilità l'epoca determinata in cui avvenne il primo
stabilimento degli ebrei sul suolo dell'Inghilterra, è d'altronde
innegabile che la loro sorte non fu niente meno lagrimevole in tale
monarchia di ciò che osservammo esserlo stata in tutte le altre. Però se
dobbiamo prestare fede agli storici Inglesi il numero d'essi divenne
esorbitante a' tempi di Guglielmo il Conquistatore, il quale col mezzo
di cospicue somme di denaro, introdusse una colonia immensa di normanni
ebrei in questo regno; ed essa si accrebbe sotto Odoardo Primo sì
considerabilmente al segno che questo videsi costretto a dovere fare de'
Regolamenti espressi per governarli. Ma il loro affluente numero, e la
loro immensa ricchezza bene lontano dal fare ad essi meritare qualche
riguardo, non servirono che a vieppiù rendere aggravante la loro
condizione; e sotto l'esecrabile pretesto di punirli (nel modo appunto
che osservammo praticarsi in ogni altro territorio apostolico Romano) di
quegli enormi attentati perfidamente attribuiti agli ebrei, si
derubavano, si avvilivano, si opprimevano, come per tutto altrove (94).
L'enorme superstizione che predominava in que' tempi, non meno lo
spirito de' popoli, di quello de' Regnanti, faceva credere
universalmente queste feroci violenze come una specie di crociata
religiosa oltremodo gradita all'Essere supremo, e nel tempo medesimo
indispensabile ad ogni riguardo per ispiazione generale de' delitti del
popolo:
_Tantum Relligio potuit suadere malorum!_
E ciò che mise il colmo della desolazione di questi sventurati ebrei per
la strana condotta tenuta verso di essi da Odoardo Primo, il quale
nell'anno 1290. gli espulse interamente dall'Inghilterra, con divieto di
ricomparirvi sotto pena di morte (_Thul. & Tovey. angl. Jud. 1.^e p.
365._). E sebbene questa barbara, quanto ingiusta proscrizione riuscisse
molto pregiudicevole al pubblico erario, non per tanto gli ebrei
restarono tre secoli e mezzo in tale penoso stato di esilio, fissando il
loro stabilimento nelle piazze più commercianti dell'Europa, e
particolarmente nella metropoli ragguardevole dell'Olanda.
Questa piazza divenuta in que' tempi l'emporio del più florido traffico
del mondo, si rese, a molti riguardi un oggetto immediato d'emulazione
per tutto l'intero Corpo commerciante dell'Inghilterra, nella guisa
medesima che la tolleranza illimitata che miravasi allignare nelle
belgiche provincie formava un nuovo soggetto di astiosa emulazione del
Britannico Governo, ciò che non potea in verun modo certamente sfuggire
alle menti perspicaci degli anglici osservatori. Quindi se a tali
imponenti circostanze aggiugnere si voglia lo spirito di odio, e di
vendetta, che allora cominciava a prevalere, o piuttosto come dice
Thurloes spiegava altri furori contro il Papismo; niente di più naturale
che di vedere da una parte trasformare sotto quel Cielo l'antico
accanimento in favorevole riguardo per la nazione d'Israel; ed
alimentare le speranze dall'altra nell'Animo degli ebrei di Amsterdam
per la nuova ripristinazione del loro Corpo sulle spiaggie del Tamigi,
ciò ch'essi videro completamente realizzare in breve spazio di
tempo (95).
A fronte di questo beneficio apparente, una nuova impenetrabile barriera
di separazione, non meno funesta di quella già in gran parte superata,
erigere si vide frattanto in Inghilterra fra i recenti abitatori ebrei,
ed il popolo naturale di quello stato. Essi videro, colla rapidità di un
baleno, cambiare la loro sorte, la quare era bene differente durante la
loro permanenza in quelli stati, da quella che antecedentemente
prometteva il loro ingresso, da principio gli pareggiava, in quanto a
diritti Civili, agli stessi cristiani protestanti, come ce lo assicura
di proposito una scrittore insigne di quella nazione (_Blakstone
Comment. 375._)
Ma in mezzo ancora di queste fatali peripezie l'esempio percuotente
delle colonie americane, dove gli ebrei potevano aspirare alla
naturalizzazione dopo una stabile residenza di sette anni consecutivi
(_Stat. pap. 13. Georg. 2. C. 7._) rianimò le lusinghe degli altri ebrei
abitanti già da qualche tempo nell'Inghilterra, fino a sottommettere al
parlamento una supplica in comune cogli stranieri, onde vedere portare
da questo l'atto medesimo in loro favore. In fatti i loro disegni non
andarono delusi per qualche breve intervallo. L'Anno 1751. il Parlamento
avea emanato un _Bill_ che dichiarava apertamente la naturalizzazione
de' Protestanti, dopo il domicilio d'un corto spazio di anni negli stati
Britannici; ed è da rimarcarsi che questo Bill stendevasi da principio
anche in vantaggio de' sudditi ebrei di quella monarchia; ma le
alternative difficoltà che si suscitarono all'accettazione di esso, lo
mise allora in abbandono, dove restò per il corso di un completo
biennio, al termine del quale, ciò che seguì il mese di marzo 1753. si
vide presentare al Parlamento un altro Bill il quale rendeva gli ebrei
Inglesi legittimamente abilitati d'implorare di nuovo da esso la domanda
in questione, senza una previa formalità nè sacre cerimonie di sorte
alcuna (96).
Ebbero un bel declamare allora tutti i partigiani della Riforma, per
dimostrare i vantaggi moltiplici, e perenni che avrebbe procurati a
quella Monarchia una Legge sì umana, e si salutare; tutte le più fondate
precauzioni prese da' medesimi per farla valere non furono sufficienti
per fare assicurare al bill l'unanimità de' suffragj: la Camera alta lo
avea già passato, ma esso trovò delle opposizioni {{irresistibili}}
//formidabili\\ nella Camera bassa; tutto il mondo si tumultuò col
medesimo livore contro il Bill, ed il Parlamento si trovò inondato da
rimostranze insultanti che vivamente instigavano la totale soppressione
del medesimo. I libelli satirici si impossessarono in tale incontro
dello spirito del pubblico, e tutto vi ebbe parte in queste violenti
discussioni. Che non si opinò, che non si disse allora per fare valere
ovunque l'intrigo degl'inesorabili oppositori di questa provvida Legge;
or s'immaginò che quest'atto renderebbe gli ebrei molto potenti colla
facilità che desso accorderebbe loro di acquistare delle terre, ciò che
fino a quell'epoca era a' medesimi interdetto dalla Legge; ed ora si
andò fino a sostenere che l'enorme affluenza di commercianti di ogni
genere che desso attirerebbe, formerebbe l'estrema rovina degli stessi
mercanti nazionali col deperimento totale del loro traffico: così dunque
per prezzo de' servigj importanti che gli ebrei avrebbero renduti con
tale mezzo a quello stato; ecco la ricompensa che da esso era a'
medesimi riserbata.
I partigiani poi dell'ammissione del Bill, declamando più alto, non
cessavano di fare conoscere al partito antagonista il suo torto
evidente, sotto qualunque punto di vista che contemplare si volesse
questo atto contro di cui sì accanitamente infieriva senza giusti
motivi, e senza base. Infatti quale più assurda illazione della prima, e
quale delirio più deplorabile dell'altro? Cosa si può egli mai inferire
di più inconseguente della naturalizzazione degli ebrei della presunta
potenza che questa loro procurerebbe coll'acquisto libero di fondi
stabili a cui si vedrebbero con tale beneficio ampliamente autorizzati?
E quale principio più contraddittorio del supposto nocumento che
cagionerebbe a' naturali di uno stato il concorso d'industriosi
individui che una provvida Legge richiamasse nel suo seno? In quante
Città dell'Europa mirasi l'ebreo a' tempi nostri assoluti possessori di
beni considerabili, e di allodiali ricchezze; e che? Lo rendono forse
gli uni, o le altre meno cauto esecutore de' suoi doveri, lo fanno essi
forse questi splendidi agj meno buon suddito, meno buon Cittadino; cessa
egli per ciò di essere fermamente rassegnato alle Leggi dello stato in
cui vive, è desso meno utile finalmente al suolo che vide nascerlo,
benchè da questo si trovasse in tante Circostanze oppresso, e rigettato?
Anzi tanto più esso trovasi favorito dalle Leggi, e vieppiù sente il
bisogno pressante di divenire l'uno, e prende coraggio di farsi
distinguere cogli altri di tali qualificati requisiti (97).
D'altronde, come si può osare di sostenere, senza delirio, che una città
debba rendersi sventurata aumentando il numero della sua popolazione, e
dilatando il suo Commercio, la sua industria, i suoi capitali, le sue
ricchezze? Ciò non sarebbe lo stesso che supporre, come lo pensa
giustamente Mirabeau, che un nuovo stabilimento di Commercio non potrà
mai prosperare in una piazza Commerciante, che al detrimento degli
antichi che già vi fanno l'esercizio, per la concorrenza di un numero
maggiore di trafficanti? Quale mostruosa ipotesi? Oltre gl'infiniti
esempi che concorrerebbero a dimostrarci l'assurdo di tale strano
principio, io solo ne attesto Livorno Amsterdam, Marsilia, Venezia,
Trieste, Genova, e tutte quelle altre piazze ragguardevoli dell'Europa
in particolare dove ciascuno ha il diritto d'implorare l'auspicio delle
Leggi, e fruire i vantaggi a livello eguale d'ogni altro probo, ed utile
Cittadino: quale danno risentirono essi mai di avere accolti gli ebrei
nel loro seno, e quale scapito ne soffrirono quegli antichi trafficanti
dalla nuova concorrenza d'individui, i quali esercitando le stesse
professioni arricchivano il commercio, accrescevano industria, ed
introducevano per tutto la più florida prosperità, e le più opime
ricchezze? E non sono queste sole prove sufficienti (per tacere infinite
altre che addurre si potrebbe al medesimo riguardo) per confondere, o
ammutolire, ad un tempo, qualunque siasi opposizione in contrario?
Questi furono dunque i più forti Argomenti de' quali si servì una parte,
e l'altra in simile ostinata controversia, per passare sopra a tanti
altri del pari assurdi, che ridicoli, messi in campo da' feroci
oppugnatori della naturalizzazione degl'Israeliti. Ma non è già da tali
futili questioni, che dipendeva essenzialmente l'estremo destino della
Causa. Da un confine del Regno all'altro si rinnovarono ad un tratto de'
fragori allarmanti, e universale, de' sordi intrighi, de' furibondi
clamori contro si fatta deliberazione, tutti tendenti a sollecitarne
frettolosamente la revoca; e ciò in un fatale momento in cui era per
accadere la rielezione generale del ministero, il quale fu ad un eccesso
tale intimorito dal pubblico malcontento, che erasi per ogni parte
manifestato, ch'esso prese repentinamente il partito di cedere alle
//alle\\ voci tumultuose del popolo, che in altra Circostanza, esso
avrebbe, senza dubbio, represse, e disprezzate, abrogando quell'atto
infausto sì tosto che il Parlamento fu di nuovo convocato (_Ist. del
Commer d'anders._)
In tale maniera dunque il Governo Britannico si lasciò vilmente imporre
degli schiamazzi brutali di una turba insana fino a revocare un atto
pubblico a suo riguardo, di cui la sanzione avrebbe perpetuata la sua
gloria, e recati allo stato de' vantaggi solidi, e illimitati, quanto
l'abrogazione formò la sua ignominia, e cagionò alle sue finanze de'
danni continui, e incalcolabili (98).
Ma avanti di porre l'estremo fine a questo disgustoso proposito, non
dobbiamo, per altro, tacere, che anche gli stessi ebrei, per quanto
assicurano gli storici, non erano unanimemente concordi nella brama di
conseguire questo atto naturalizzatorio (99); i più zelanti fra i
medesimi non iscorgevano in esso che un allontanamento pressochè
generale dalla religione de' loro progenitori; i più indigenti di quella
nazione temevano di restare isolati, ed essere nel tempo stesso
dimenticati dagl'Israeliti doviziosi che loro somministravano de'
soccorsi in ogni loro urgenza; altri finalmente supponevano di vedere
una emigrazione inevitabile ad altra setta, a spese, e detrimento, della
loro antica natia. Quindi sbigottiti da tali panici timori gli ebrei
Inglesi si mostravano indifferenti a' moltiplici consolanti vantaggi che
quell'atto benefico di Politica Riforma loro avrebbe per tante parti
copiosamente procurati; siccome dovettero essere insensibili del tutto
alla perdita di quelli allorchè si trovarono delusi nella loro
aspettazione. E in ultimo così che tutti d'accordo contribuirono
proficuamente dal canto loro all'oltraggio il più enorme, il più
infamante che possa farsi giammai alle Leggi, all'umanità, e alla
Natura.
(94) È quì opportuno da rimarcarsi col _Thurloes_ (_state papery V. 1.
p. 387._) che queste persecuzioni non avendo per iscopo principale che
le affluenti dovizie Israelitiche si ebbe luogo di osservare che non
udivasi parlare giammai di quelle colpe enormi malignamente imputati a
questa prosapia sventurata, se non se allora quando i regi scrigni erano
esausti di numerario, non osando estorcerlo, come da noi fu detto
altrove, agli altri sudditi dello stato, si dediti alla rivolta, ed alla
opposizione, in modo da compromettere la tranquillità pubblica, e la
sicurezza del Governo.
(95) Tutti gli scrittori Inglesi asseriscono d'accordo, che moltissime
trattative fossero state realmente agitate sopra un tale soggetto, e che
per esaurirlo con propizio successo, gli ebrei olandesi affidassero
l'ampia plenipotenza di sifatta negoziazione al celebre Manasse Ben
Israel, il quale era in que' tempi annoverato nella Classe de' primi
dotti dell'Europa. In realtà questo egregio rabbino si trasferì per tale
circostanza, in Inghilterra, e determinò _Cromwel_ a prendere in seriosa
considerazione tutte le varie differenti domande ch'esso fece a nome de'
suoi connazionali; in seguito di che esso convocò un Consiglio ad
oggetto di potere deliberare diffinitivamente sul partito che prendere
dovea ad un tale riguardo; ma s'ignora fino ad ora il risultato delle
moltiplici discussioni che vi ebbero luogo in questo disgustoso affare;
e le opinioni degli scrittori specialmente Inglesi, sono molto disparate
intorno a ciò; alcuni volendo che il medesimo Cromwel accordasse a tutti
gli ebrei senza eccettuazione la facoltà di stabilirsi liberamente in
Inghilterra; ed altri sostengono ancora che una simile facoltà non fosse
loro concessa che sotto il Regno di Carlo Secondo l'Anno 1665.
(96) Non dobbiamo qui ommettere di avvertire che nello stesso momento in
cui erasi per sanzionare il primo Bill si vide comparire uno Statuto
portante, che niun individuo sarebbe naturalizzato in Inghilterra, a
meno che non facesse con sicurezza constare di essersi appressato della
sacra mensa un mese avanti la sua naturalizzazione (_Stat. pap. 7. jac.
1. C. 2._) ciò che come ognun vede escludeva intieramente gli ebrei,
togliendo loro ancora ogni lusinga di vedere felicemente riuscire i loro
disegni, a fronte di qualche altr'ostacolo che restava tutta via da
superare.
(97) Gli ebrei (nel modo che lo abbiamo già ripetute volte dimostrato)
diventeranno sempre ciò che sono gli altri Cittadini in ogni stato, dove
i medesimi diritti saranno loro accordati, e le stesse obbligazioni
saranno a' medesimi imposti; ed i moltiplici esempi riportati a tale
riguardo possono sufficientemente autenticare questa verità, che il
popolo ebreo ebbe pur troppo, molto sovente, l'occasione di
esperimentare in tante guise differenti.
(98) Il celebre Lord _Chesterfield_ fa un giusto rimprovero (nel _T. V._
delle sue _Lettere_) al ministero Inglese d'avere in questo affare
troppo vilmente ceduti a furibondi schiamazzi del Popolo, i quali non
aveano altro scopo che quello spirito perverso d'intolleranza, di astio,
e di vendetta, che ogni saggio e illuminato Governo dee tentare ogni
mezzo di reprimere, e opporsi a' suoi progressi malefici, se non può
almeno soffocare al suo nascere.
(99) È assolutamente inconcepibile l'idea bizzarra, e antisociale che
nutrono gli ebrei, e quelli specialmente che abitano l'Italia, di vivere
tutti concentrati, e racchiusi per l'ordinario entro i più mefitici, ed
angusti recinti delle città nelle quali essi fanno il domicilio, ed il
loro deciso trasporto per i medesimi è a segno tale condotto che la
massima parte degli Israeliti dell'Italia rinunzierebbe di buon grado a
qualunque siasi vantaggio solido, e ragguardevole, che la società gli
offrisse, tutte le volte che questo conseguire egli dovesse al prezzo
dell'abbandono della dissoluzione de' suoi _ghetti_ (che con tale nome
quelli vengono chiamati); tentando, al contrario, di ogni sforzo per
restarvi, tutto che negletti, e vilipesi dagli altri abitatori del paese
in cui essi vivono. Molti si sono, per altro, studiati d'investigare la
vera cagione di sifatto abrutimento, e non seppero ritrovarla che ne'
motivi direttamente conformi, che facevano riguardare come inutili
affatto presso gli anglici ebrei l'atto salutare di loro
naturalizzazione dell'Inghilterra.
Cap. XII.
Della Condizione attuale del Popolo d'Israel sotto il dominio delle
differenti Potenze del mondo alle quali è il medesimo soggetto, e
particolarmente in Francia.
In seguito di tutto quanto fu da noi esposto rapidamente ne' capitoli
precedenti, troppo ci si rende con evidenza comprovato non avere mai
esistito sopra la terra Città, Provincia, o monarchia, che non abbia
diviso, e mutato il funesto esempio altrui nella strana quanto barbara
maniera di procedere verso la profuga, e derelitta progenie d'Israel: ma
d'altronde ommessa non abbiamo di dimostrare parimenti che una sifatta
unanimità insensata de' popoli, ben lontano dall'assolvere le loro
colpe, o mitigare i rimproveri troppo ragionevolmente fondati che la
posterità imparziale loro sdegnosamente prepara, essa non servirà che ad
aggravare le une, e ad accrescere il numero degli altri, mentre ogni
giustificazione in contrario resta ovunque sufficientemente smentita in
mille guise dalla condotta medesima degli ebrei sempre graduata in
ragione diretta de' trattamenti ch'essi ricevono dalle nazioni colle
quali o vincolano de' rapporti, o ne sono sottomessi; e le prove
percuotenti da noi testè riportate, oltre quelle tante che prodursi
potrebbe, vieppiù concorrono a confermarcelo in ogni senso, tanto per
ciò che riguarda il loro intimo zelo, e deciso attaccamento che nutrono
per lo stato che gli protegge, quanto per i talenti perspicaci che dessi
manifestano nel prestare al medesimo i loro più importanti, e leali
servigi (100).
Ma gettiamo un colpo d'occhio rapido sull'istoria, ed osserviamo col
soccorso di questa, se la condizione del popolo ebreo ha deteriorato
sotto l'influenza delle nazioni recenti alle quali è {{egli}} sottomesso
attualmente, da quello che il medesimo era sotto le antiche alle quali
fu esso altre volte soggetto: discendendo però dalle epoche da noi
troppo remote donde i critici fanno partire le prima dispersioni delle
dieci tribù che Salmanasar condusse cattivi nella Media, mentre sarebbe
questa una ricerca non solo estranea del tutto al proposito nostro, ma
che non farebbe che trascinarci in un pelago immenso di contraddizioni
fondata unicamente sopra vaghe congetture, senza mai rivelarci frattanto
niente di positivo nè di verosimile, noi ci atterremo a' secoli più
recenti, e più da noi conosciuti, onde essere in qualche maniera
garantiti di potere colpire la verità di tutto ciò che ha un prossimo
rapporto col popolo ebreo; assunto che dovrà essere esaurito da noi
colla più gran brevità possibile, non essendo quì mio scopo di delineare
il quadro analitico della totale dispersione del medesimo.
Appena dunque accaduta la funesta distruzione del secondo Tempio fatta
da Adriano l'anno sessantesimo circa dell'Era volgare, la dispersione
de' miseri avanzi d'Israel sfuggiti al brutale furore degl'inflessibili
tiranni di questo popolo, si rese presso che generale in ogni angolo di
mondo allora conosciuto; ma la posizione dove ha quello fissato i suoi
stabilimenti maggiori fu in quell'epoca l'oriente; sebbene alcuni
pretendono che un numero considerabile di ebrei fosse già domiciliato in
alcune provincie di questa parte di terra anche lungo tempo avanti la
fatale proscrizione di questo popolo dal suolo de' di lui progenitori;
ma accolti in un luogo, espulsi in un altro, quì derubati, calunniati
colà, perseguitati per tutto; essi non potevano fare una stazione
permanente di un intero secolo continuato entro uno stato medesimo ed
egli fu allora che l'Europa, e tutti gli stati d'occidente, così pure
che l'Africa, e l'Asia, si riempirono ancora di queste sciagurate
vittime erranti, e con un affluenza infinitamente maggiore di quella che
calcolavano esse già ne' tempi fino allora decorsi (101).
Il primo esilio dunque che si procurarono gli ebrei nell'Europa, dopo la
loro estrema espulsione dalla Giudea dee essere stato probabilmente la
Spagna, in cui Vespasiano gli avea fino da quell'epoca trasportati,
siccome il loro stabilimento in Alemagna non è, al parere degli storici,
niente meno antico; ma cacciati da tutta l'estensione della Spagna nel
1492. da Ferdinando, il quale per si barbaro eroismo fu denominato il
Cattolico (102), e da Isabella, molti di quella nazione si rifugiarono
in varie provincie dell'Italia, e particolarmente in Roma, dove avevano
lo stabile domicilio fino da' tempi di Augusto; alcuni passarono in
oriente, ed altri si diffusero in molte provincie dell'Europa, dove
furono ora più, ora meno crudelmente trattati a misura de' tempi,
dell'interesse, e delle circostanze.
Allorchè gl'Imperatori si ebbero arrogata la potenza temporale sopra gli
ebrei sparsi per tutta la superficie della terra, essi divennero una
so[rta] di armento del sovrano a cui erano sottoposti; _serfs de la
chambre_, come dice _Basnage_; tale infatti essendo il carattere
umiliante che dessi portarono per lungo tratto di tempo in Alemagna,
dove seguendo Mr. _Dohm_ (ved. la sua _Nota 35._ sulla _Legisl. Germ._
relativamente agli ebrei.) fino all'epoca della Bolla d'oro alcuno stato
dell'Impero non osava tollerarli, senza una permissione espressa
dell'Imperatore. In Francia essi appartenevano al pubblico demanio
_Servi fiscales_. In Inghilterra alla Corona, e non fu che nel secolo
16. che una Legge dell'Impero (come lo pretende il testè riportato Dohm)
accordò il diritto a tutti i membri del Corpo germanico di concedere un
rifugio alla raminga stirpe d'Israel; ma questo diritto siccome
osservano i politici non si vide già mettere in pratica da veruno stato
di Alemagna come prescritto lo avrebbe una saggia misura; poichè in
varie provincie, come la Svizzera, tutto il ducato di Wurtemberg, il
vescovado di Osnabruck ed alcune altre di tal fatta, gli ebrei non sono
di veruna maniera neppure oggi tollerati.
La Russia gli ha espulsi ne' tempi decorsi, ed indi gli ha
premurosamente richiamati a' //tempi\\ nostri giorni, accordando eglino
de' privilegj tali che fanno ad evidenza conoscere l'equità, la
saggezza, la tolleranza esemplare delle sue Leggi, siccome pure, i
perspicaci talenti dell'inclito monarca che la governa.
In Danimarca non era un tempo accordato agli ebrei di abitare solo che
certi dati recinti prefissi del paese, ed i medesimi non erano sofferti
nè in Norvegia, nè in Isvezia; ma ora sono essi parzialmente protetti
nell'una, bene accolti nell'altra, ed onorati nell'ultima. E
l'illuminato Regnante di Baviera non è che due anni che gli ha
formalmente naturalizzati per tutta l'estensione de' suoi dominj.
La Polonia è il paese in cui gli ebrei si sono sempre trovati in più
gran numero, e dove hanno essi ottenuta la maggiore facilità per
esercitare il loro Culto, e trarre liberamente partito dalla propria
loro industria: è là sopra tutto, dice Basnage (_Lib. X. Cap. 35. p.
968._) dove si odono gli alti ripetuti clamori sulla massima
impossibilità in cui sono i cristiani a sostenere la concorrenza cogli
ebrei, non meno in numero, che in ricchezze, in talenti, ed in
Commercio. Quindi è che ogni traffico che mirasi esercitare in tutta
l'estensione di quello stato, resta dall'influenza delle combinazioni
abbandonato interamente in potere degli ebrei.
Era già da lungo tempo che questi venivano trattati con molto maggiore
dolcezza, umanità, ed una politica infinitamente più sana di ciò che
scorgevasi per lo passato in varie Città dell'Italia, e partitamente
negli stati già dominati dal Pontefice Romano dove da molti anni
godevano de' vantaggi ragguardevoli, e la Condotta irreprensibile de'
medesimi gli faceva continuare di meritarli.
Reca certamente stupore di rilevare dall'Istoria gli stabilimenti
considerabili ch'ebbero da tanti secoli, e che hanno attualmente ancora
gli ebrei per tutto l'immenso territorio del dominio musulmano, le
esenzioni cospicue che vi godettero sempre, e che vi godono, e
l'ascendente assoluto ch'essi prendono sull'animo de' grandi, e de'
primarj Magnati dello stato, non meno che sullo spirito degli stessi
Sovrani, senza escludere ancora le medesime Potenze Barbaresche (103).
La Spagna, e il Portogallo sono forse i soli stati nel mondo che sieno
rimasti in tutta la ferina barbarie de' loro vetusti inveterati
pregiudizj, e de' quali non avvi apparenza che possano pervenire ad
emendarsene giammai, rimarcandosene inoltre, e non senza stupore, che
quegl'individui ancora fra gli ebrei, i quali s'inducono alla
conversione dalla loro fede, sono così pure nominatamente distinti da
coloro nati ortodossi col carattere offensivo di _nuovi
cristiani_ (104).
L'Olanda, e l'Inghilterra si arricchiscono considerabilmente dopo molti
secoli degli ebrei espulsi da entrambi i testè menzionati Regni; e che
senza calcolare la loro industria, ed i loro talenti, essi vi hanno
portato sovente delle dovizie innumerabili. È colà dove gli ebrei sono
il più rapprossimati de' Diritti dell'uomo, e del Cittadino; ed è là
parimenti dove si fanno quelli distinguere come individui, ad ogni
riguardo, infinitamente utili allo stato; e non è che un istante che noi
venghiamo di fare menzione onorevole degli ebrei abitanti
nell'Inghilterra dichiarati capaci di naturalizzazione, in forza di un
atto del Parlamento emanato l'anno 1753. e che avrebbero conseguito
agevolmente se la resistenza irrazionale del Popolo allarmato dalla
corruzione del ministero allora siedente, nel modo che io lo provai a
sufficienza, non lo avesse fatto revocare l'anno seguente[.]
Federigo il Grande in Prussia, Giuseppe Secondo in Alemagna, e Leopoldo
in Toscana dimostrarono con sensibili esempi ad evidenza quanto valgono
gli ebrei, laddove sono i medesimi trattati con giustizia, con umanità,
e con favore. Le distinte prerogative, e le rimarcabili esenzioni che ha
questo popolo goduto in superiore grado per lungo periodo di Anni in
que' tre felici stati fanno dimostrativamente conoscere che la prosapia
d'Israel è suscettibile ancora di una chiara elevata Civilizzazione,
sempre che le Leggi sieno esse pure civilizzate, sagge, e
tolleranti (105); e provano efficacemente ad un tempo, che dessa può
aspirare meritamente ad un rango qualificato nella società degli altri
popoli della terra, sempre che accordato venga alla medesima il favore
d'essere governata da sovrani più filosofi che devoti, da principi
tolleranti, benefici, e illuminati.
Ora passiamo brevemente ad investigare quale sia stata la condizione
degli ebrei negli stati dell'antica Francia, e quale quella in cui si
ritrovano essi nella moderna. Tale indagine metterà, senza dubbio, il
colmo alla persuasione che ci siamo per tante vie proposti di insinuare
nello spirito abbacinato degli accaniti nemici di questo Popolo.
Il primo stabilimento degli ebrei nella Monarchia francese è per noi sì
oscuro, quanto ci riesce presso che impenetrabile quello fissatovi da
essi in tutte le altre, di cui fu da noi fino ad ora sufficientemente
ragionato.
Per altro, se si dee prestare fede agli storici, la dimora di questa
Nazione in tale parte d'Europa rimonterebbe ad un epoca notabilmente
avanti la devastazione del secondo Tempio (_Lechmann Chron. Spir. Lib.
V. C. 37. p. 472._). Ma senza rigettare questa opinione come
improbabile, nè adottarla come sicura, che il domicilio di questo Popolo
in Francia fosse antichissimo, chiaro lo dimostrano le Leggi de'
Borghignioni emanate da Gondebaud loro sovrano, verso il secolo 15.
relativamente agli ebrei (106).
Ma qualunque sia stato lo stabilimento della nazione Israelitica sopra
il suolo della Francia de' secoli decorsi, essa più non contava
attualmente nelle sue antiche provincie, Corpo, di sorte alcuna, di
questo Popolo, a meno che eccettuare si volesse un discreto numero di
ebrei Portoghesi i quali godevano in Bordeaux, ed in Bajon de' privilegj
ragguardevoli, accordati loro dallo stesso Enrico Secondo, che il primo
in quegli stati dette il segnale delle guerre di religione. Ve n'era
d'altronde una certa quantità ne' paesi un tempo appartenenti alla sede
rom[ana] in Francia, siccome se ne trovano sparsi in un gran numero
nell'Alsazia, e nella Lorena, dove ad eccezione del diritto d'Autonomia,
essi erano concentrati e oppressi come potevano esserlo qualche secolo
fa in Alemagna, o in alcuni paesi dell'Italia.
Del resto se gli ebrei abitanti in Francia furono per qualche intervallo
di tempo all'eccesso male trattati dalle insensate Leggi dalle quali era
essa diretta, governata, e dalla superstiziosa intolleranza di coloro
che la governavano: se quelli ritrovarono un _Childebert_ loro
persecutore inesorabile; un _Chilperick_ che gli costringeva colla
violenza a battezzarsi; un _Clotario_ secondo che gli privava di ogni
umano diritto; e _Dagoberto_ Primo il quale non attentava meno che alla
estirpazione totale dell'Israelismo dalla Francia; essi ebbero il
contento di vedere trasformato il loro calamitoso avvilimento sotto il
felice dominio di _Carlo magno_ e sotto quello di _Luigi il Buono_, in
un auge di gloria, di esultazione, e di trionfo (107).
Tale fu dunque per il corso di molti secoli lo stato in cui si ritrovò
il popolo d'Israel in Francia fino a' tempi dell'ultima Rivoluzione,
epoca in cui si vide proclamare que' benefici Decreti de' 28 Gen. e 16.
aprile 1790. co' quali l'assemblea azionale reggente allora quello
stato, costituiva Cittadini Attivi tutti gli ebrei dimoranti dopo tre
Anni entro il territorio francese (108).
Ma tutti questi salutari vantaggi, tutte queste notabili preferenze
delle quali ha il popolo ebreo goduto dopo un certo periodo di Anni
sotto le provvide Leggi di vari umani, benefici, e illuminati regnanti
della terra, non furono che la debole Aurora di quel fulgido meriggio,
che il gran Dio de' suoi avi gli preparava per il secolo avventurato in
cui viviamo. E solo a' nostri giorni che l'opera eternamente memorabile
compiere si dovea per l'organo potente d'uno di que' sublimi genj, che
l'alta Provvidenza invia bene di raro fra gli enti ragionevoli per
confortarli nelle loro pene, per ricompensarli delle loro virtuose
azioni durante l'instantanea permanenza di essi in questo mondo; essa
dunque prescelse degnamente fra i suoi eletti il grande, l'incomparabile
_Napoleone_ onde reintegrare l'abbattuta, e derelitta prosapia d'Israel
ne' suoi quasi perduti diritti, rimarginare le di lei piaghe, riguardate
fino ad ora presso che insanabili, e consolidare felicemente la sua
politica morale rigenerazione, nella guisa medesima che gl'impenetrabili
arcani dell'Essere Supremo destinarono in altro tempo gli Antiochi, i
Pompei, i Titi, gli Adriani, e pochi altri per istraziarla, disperderla,
e ridurla senza speranza di lena, o di conforto agli estremi periodi
dell'abbiezione, della calamità, della miseria; a questo eccelso Monarca
era unicamente riserbato l'espediente infallibile e salutare onde
renderla migliore, rendendola più tranquilla, più saggia, più felice;
verità che noi ci disponghiamo a mettere in chiaro giorno in tutta la
sua forza, ed estensione, nel capitolo immediatamente seguente.
(100) Benchè dietro quanto fu da noi significato ne' capitoli
antecedenti, più non debba oggi rimanervi alcuno che dubiti un solo
istante della verità delle nostre esposizioni a questo riguardo, pure
desistere non posso di aggiugnerne poche altre ancora per dimostrare a
quale grado gli ebrei si sono fatti sempre, ed ovunque distinguere nel
mondo per la loro fedeltà leale e per il loro integerrimo affetto a quel
qualunque governo a cui il destino delle armi gli rendevano sottomessi:
tanto è ciò immaginabile che Alessandro il Macedone persuaso, per
isperienza, di questa verità, volle in qualche modo ricompensarli,
concedendo loro la provincia di Samaria coll'esenzione del tributo; ed
allorchè fece fabbricare Alessandria vi stabilì degli ebrei co'
privilegj medesimi che godevano gli altri Cittadini, al segno che (per
quanto ci assicura _Flavio_ _12. Antiq. 2._) i//l\\ medesimi portavano
fin anche il nome di _Macedoni_.
E se il primo de' Tolomei allorchè prese Gerusalem per inganno, condusse
gli ebrei prigionieri in Egitto, diramandoli fino all'estremità della
Cirenaica; avvedutosi poscia della sua ingiustizia, gli ripristinò nella
di lui confidenza, ne aggregò un gran numero nelle sue guarnigioni, e
gli protesse al grado che ne attirò un affluenza considerabile di altri
a domiciliarsi ne' suoi stati; e Filadelfo di lui figlio redense tutti
gli ebrei che erano schiavi sotto i suoi dominj, e mandò una gran
quantità di doni in Gerusalem in ricompensa della traduzione che aveva
egli a' medesimi commessa del Pentateuco di Mosè (_Jos. Flav. Ibid._): E
di quanti rimarcabili favori non gli hanno molti Re di Siria per tante
volte colmati? Seleuco Nicanore conferì loro il diritto di cittadinanza
nelle città fatte da esso lui costruire nell'Asia minore, e nella Siria
inferiore, non meno che in Antiochia sua Metropoli cogli stessi
privilegj di cui fruivano ancora fino sotto i Romani.
Antioco il grande finalmente in contemplazione de' notabili servigj che
ad esso renduti aveano gli ebrei, non solo concesse alla Città di
Gerusalem delle immunità e delle grazie sorprendenti, ma per vieppiù
assicurarsi della Libia, e della Frigia, le quali non erano molto
fedeli, nè costanti alla di lui autorità suprema, stimò conveniente
stabilirvi delle colonie di ebrei, loro conferendo il comando, e
l'arbitra libertà dell'esercizio del loro Culto; siccome ancora il
permesso illimitato di fabbricare delle piazze, di possedere qualunque
bene stabile, e di governarsi a loro migliore piacere.
(101) Vari scrittori fanno rapportare il primo stabilimento degli ebrei
specialmente nell'Africa fino da' tempi di Tolomeo Sotero Re d'Egitto,
il quale, per quanto ci assicura Flavio mandò varie Colonie di questa
nazione nella Cirenaica, e nella Libia, indi si moltiplicarono
eccessivamente, e si diramarono in tutte le Città di queste due
Provincie (ved. _Jos. contr. app. Lib. 2. pag. 472. T. II._ e _Antiq. L.
14. p. 695. T. 1._) col favore delle concessioni di Tolomeo, e de' suoi
successori, essi vi godevano parimenti che in Egitto la prerogativa di
cittadinanza; vi aveano i loro Magistrati particolari, e vi formavano
una specie di corpo di Repubblica, ed allorchè la Cirenaica venne colla
Libia in potere de' Romani, gli ebrei stazionati colà ottennero da
questi la piena confermazione de' loro antichi diritti, esenzioni, e
privilegj de' quali essi godevano (_Ibid. p. 799. Cap. 6._)
(102) Non debbo astenermi dal fare quì opportunamente rimarcare che il
Papa Alessandro Sesto (che tutto il mondo conosce) dette, come abbiamo
poc'anzi osservato, a Ferdinando di Spagna il titolo di _Cattolico_ in
benemerenza di avere questi proscritti barbaramente gli ebrei da tutta
l'estensione de' suoi stati, quando esso medesimo gli accoglieva
favorevolmente in tutti i dominj della sua sede, accordando loro
impieghi, protezioni, e qualità distinte: Tale è pur troppo l'enorme
incongruenza della natura umana; e tale è l'assurda contraddizione in
cui si mira essa cadere bene di frequente.
(103) Per quanto ci rapportano tutti i viaggiatori i più accreditati,
non v'ha in tutta l'estensione degli stati Maomettani un solo musulmano
distinto, sia per impieghi pubblici, sia per i titoli, o per ricchezza,
che non tenga uno, due, ed anche un maggior numero di ebrei al suo
servizio, o nella qualità di segretario, o di economo, o di direttore, o
di medico, o di chirurgo, o di finanziere; tanta è la buona fede che i
Turchi hanno generalmente parlando, negli ebrei, che coloro fra i
medesimi che hanno del talento per gli affari politici pervengono ad
occupare i primi ranghi qualificati nelle Corte orientali; ed i Principi
confidano loro bene di frequente le ingerenze le più luminose, e le più
importanti dello stato, come seguì appunto a _Pacheco_ cui l'Imperatore
di Marocco destinò Ambasciatore nelle Provincie unite nel Secolo 16.
_(mis. de Bar. Hist. univ. Juiv._), ed a tanti altri, benchè gli ebrei
sieno in corpo esposti sovente ad ogni sorta di avarie, come lo sono i
Cristiani Greci specialmente i quali vivono soggetti al dominio
Maomettano.
(104) Tale è il carattere detestabile di entrambe queste superstiziose
Nazioni; ma esse non sono già le sole {{per altro,}} nella Cristianità a
procedere in tal foggia verso i Catecumeni ebrei; v'ha fin anche de'
popoli i quali dopo di avere, come dimostrammo altrove, ferocemente
usata ogni violenza, ed ogni frode per attirare de' proseliti ebrei a'
fonti battezzimali, gli abbandonano in seguito all'inedia,
all'avvilimento, all'ignominia, rigettandogli come più spregevoli degli
esseri, insultandogli sovente, e non curandogli giammai: infatti quanti
ve n'ha di questi che ridotti agli estremi della disperazione, sono
astretti a mendicare laceri, e famelici per le pubbliche contrade, o una
miserabile moneta che non è appena sufficiente per impedir loro di
morire, ovvero un tozzo di pane muffito, e nero, che non avrebbero
voluto, essendo ebrei, porgerlo ad un loro simile per timore di
nuocerlo. Sono questi forse i vantaggi che ritraggono coloro che si
abbandonano alla fede? Così dunque ricompensa la chiesa romana
gl'iniziati ne' suoi mistici arcani!
(105) Noi attribuiamo sovente alla natura delle cose, dice un critico
moderno, alle quali vogliamo con la forza delle Leggi provvedere, ciò
che deriva da' mezzi che s'impiegano per ottenere il fine propostosi.
Quindi è per che sì di frequente si fanno Leggi pessime, e
insofficienti, e che per conseguenza non si arriva a conseguire il fine,
che ha avuto in mira il Legislatore, e per ciò assurdamente si opina non
essere possibile riescire nell'impresa. In varie parti di mondo si sono
fatte delle Leggi relativamente agli ebrei; ma siccome poche fra queste
ebbero per iscopo il meglioramento di essi, si giunse follemente a
conchiudere che non ne erano capaci, e che inutili per tale oggetto
riuscivano le Leggi: quale insana deduzione! Proscriv//ete\\{{asi}}
dalla società, grida Mirabeau, ogni distinzione avvilente per essi,
apr//ite\\{{asi}} loro tutte le vie di sussistenze, e di acquisti,
facciansi delle Leggi che gl'incoraggischino {{a dedicarsi}} alle arti,
//ed\\ a' Mestieri, ed alle scienze, che gli pongano, e gli mantengano
in possesso di tutti i diritti di Cittadini, e bentosto questa
Costituzione equa gli porrà nella classe de' membri i più utili allo
stato, e riconoscere//te\\{{mo}} allora come queste Leggi utili, e
salutari per elleno medesimi rimedieranno, ad un tratto, a tutti que'
mali che loro si //......\\ sono fatti, ed alle mancanze, delle quali
furono essi costretti a rendersi colpevoli: _cette nation a reçu de la
nature comme toute autre la faculté de devenir la meilleure et plus
heureuse & c'est une entreprise favorable à l'humanité ordonnée par la
Justice, invoquée par une saine politique, d'améliorer sa situation_
(_Esprit de mirab. T. II. Lib. IX. Phil._)
(106) L'una di queste Leggi delle quali parliamo fa chiaramente vedere
che gli ebrei erano sparsi negli stati di questo Principe, che
comprendevano una parte della Provenza, il vivarese, il Delfinato, la
Savoja, il Lionese, il Ducato di Borgogna, la franca contea, e la
Svizzera. Fa duopo credere che essi fossero in gran numero nella massima
parte delle Città di questo Regno, il quale avea per capitale il Paese
di Vienna, poichè lo scopo essenziale di questa Legge, che
verosimilmente apparire ci potrebbe alquanto rigorosa era di reprimere
gli inconvenienti gravi risultanti dalle questioni religiose che si
suscitavano assai di frequente fra essi, ed i Cristiani (ved. _Lex
Burgund. add. Tit. XV. in Cad. Leg. antiq. p. 305._)
(107) Gli onori de' quali furono gli ebrei colmati sotto questi due
monarchi sono inesprimibili, siccome anche l'ascendente che alcuni
individui di quella nazione acquistarono sull'animo de' medesimi, pare
al di là del verosimile. Un ebreo chiamato _Isaak_ seppe sì bene
cattivarsi la confidenza del primo di que' menzionati Principi, che
questi lo destinò per accompagnare i Conti _Lautfrid_, e _Sigismondo_,
che mandò in ambasciata al Califfo _Alrashid_, il quale regnava in
//Gerusalem\\ Asia con molto maggiore fasto, e splendore, di c[iò] che
dominasse in occidente il più formidabile Principe cristiano di que'
tempi (_Chron. orient. p. 57._) Ma siccome i due Ambasciatori cristiani
morirono in Cammino, Isaak evase con molta intelligenza da per se solo
l'importante commissione affidata a' medesimi. Questi ricevè in detta
corte tutti gli onori che erano dovuti al suo Carattere, ed esso ne
partì ricolmo di magnifici doni per Carlo Magno (ved. _Elmarc. Ist.
Saracen. Lib. 2. Cap. 6. p. 112._ E _Abulfar. Ist. Dynast. p. 150._)
Il credito degli ebrei si accrebbe considerabilmente sotto il Regno di
Luigi il Buono, figlio, e successore di Carlo Magno; egli non cessava di
testificare a' medesimi delle marche di sua benevolenza in loro favore.
I Cortigiani stessi non cessavano di ricercare con trasporto la loro
amicizia, reputando un onore sommo il possederla: essi dicevano
altamente che bisognava rispettare la posterità degli antichi
patriarchi, si raccomandavano alle loro preghiere, e riconoscevano con
eguale rispetto il medesimo loro Legislatore. Le femmine ebree
partecipavano delle Liberalità stesse di cui erano fregiate le
Principesse del sangue e le dame le più qualificate della corte, le
quali mandavano elleno de' Cospicui abbigliamenti, e delle ricche
suppellettili. Una si potente protezione fece risorgere
considerabilmente quel popolo il quale era stato all'eccesso avvilito
ne' secoli precedenti (_Agob. Epist. ad Nibr. p. 105._)
(108) Le stesse accanite opposizioni che ha incontrato il Bill
dell'Inghilterra, quando trattavasi di accordare la naturalizzazione
agli ebrei di quello Stato, come già dimostrammo, si sarebbero suscitate
senza dubbio, in Francia nella medesima occasione di cui parliamo, se
coloro che in quell'epoca vi presedevano fossero stati del pari deboli,
o poco energici, come lo fu l'anglico parlamento all'eccesso di
lasciarsi vilmente imporre dalla feccia del popolo allarmata dallo
spirito di superstizione, e di perfidia da cui era essa orribilmente
predominata: mostri che giammai seppero allignare nel petto de'
francesi.
Cap. XIII.
Come questo Popolo dopo sì lungo tempo soggiogato, e vilipeso ovunque
da nazioni se-dicenti illuminate, potè oggi meritare gli augusti
riguardi del più eccelso monarca della nostra età, fino a reputare la
sua civilizzazione un oggetto degno d'interessare le sovrane paterne sue
Cure.
Decorsi già si videro pur troppo mille sette cento e cinquant'anni di
cattività, e di desolazione da quando il Popolo ebreo vivea
nell'obbrobrio gemente sotto le umilianti catene dell'oppressione, da
che le cerimonie essenziali al suo culto erano interamente abolite,
tutta la gerarchia della sua sinagoga rovesciata; le sue tribù e le sue
famiglie confuse, i suoi sacrifizj soppressi, atterrati gli altari,
senza che durante sì lunghissimo intervallo si manifestasse alcun
apparenza di sollievo nè di conforto. L'Avvenimento è a la verità de'
più strani, senza che l'Istoria di niuna età del mondo ce ne offra
l'esempio. Una seconda circostanza fatale rende più rimarcabile questo
inaudito prodigio; poichè questa nazione disgraziata, e avvilita non
trovava un solo spazio in tutta la superficie della terra in cui essa
potesse riposare tranquillamente la sua testa, nè collocare con
sicurezza il di //lui\\{{lei}} piede; essa era migliaia di volte passata
freddamente al traverso de' torrenti di sangue che lo zelo feroce delle
sette che ha essa medesima create gli avea fatto spargere impetuosamente
sopra ogni angolo dell'universo, e malgrado ciò la discendenza d'Israel
vi si è sempre conservata; e tutti que' tratti di accanita barbarie che
l'ignoranza e il fanatismo facevano per tante volte esercitare contro di
essa, non ebbero nè forza, nè attività sufficiente per farle cessare di
esistere, o per annientarla dal ruolo de' viventi; essi altro non fecero
che indebolire le sue forze, e paralizzare il suo spirito; e ad onta
delle truci inesorabili persecuzioni del papista, del protestante, del
musulmano, e dell'idolatra fieramente confederate insieme per il suo
ultimo inevitabile sterminio, il popolo d'Israel esiste ancora (109).
Uno spettacolo si commovente non potea a meno di penetrare il sensibile
cuore magnanimo di un Monarca fatto per essere il vero modello esemplare
de' Regnanti, il Baluardo inespugnabile de' giusti, ed il padre clemente
de' fedeli suoi popoli: fra le più alte importanti sue Cure una fu
quella di vendicare la natura stoltamente oltraggiata dall'umana
superstizione, umiliare i superbi, sollevare gli oppressi, proteggere
l'innocente contro gli assalti proditorj della calunnia, e fare, in
ultimo conoscere al mondo che gl'Israeliti erano uomini, e quindi
suscettibili di tutte le prerogative essenziali ammesse a questa specie;
l'opinarlo, il volerlo, e l'eseguirlo non fu che l'opera di un solo
rapido istante. Attonito restando della rara generosa costanza colla
quale seppero essi mantenere, e difendere (colle uniche troppo deboli
armi d'una macchinale rassegnazione) e coltivare assiduamente collo zelo
il più intenso, la edificante Religione de' loro padri per si lunga
continuazione di secoli (110); sdegnato dalle tante orride sciagure che
in ricompensa di tale ammirabile fermezza facevasi loro tenacemente
soffrire ovunque, dalla prima infanzia del Cristianesimo, fino a' tempi
odierni (111), risoluto concepisce il vastissimo disegno di eseguire ciò
che i più potenti Sovrani della terra hanno per reiterate volte
inutilmente intrapreso nelle epoche decorse; ma però fra tutti quelli
non contavasi già un _Napoleone_ Primo alla di cui augusta presenza non
avvi alcuno che resista, e qualunque anche più spinosa difficoltà resta
molto facilmente appianata, cede senza ritegno al suo supremo volere. I
Federighi Secondi, i Giuseppe Secondi, le Caterine di Russia, i Leopoldi
ed alcuni altri avanti questi ne concepirono l'idea, lo tentarono
sovente senza successo; questo eccelso prodigioso assunto era unicamente
riserbato al grande, all'invitto Rigeneratore d'Israel.
Or fremino pure a voglia loro cogli _Eisenmerger_, co' _Bielefeld_, co'
_Michaelis_, co' _Poujol_, e co' _Bonald_ tutti que' meschini
declamatori, che osarono inferocire per tante volte contro la causa la
più esimia che la filosofia, e la natura insieme abbiano in alcun tempo
sostenute; esse ne sono già bastantemente vendicate, e trionfante quella
in ultimo rimase de' suoi caparbi, e snaturati persecutori, i quali più
non rammenta oggi la Nazione d'Israel che con disprezzo, mercè l'augusto
Impero della Ragione affidato dall'Eterno autore della natura al
provvido Consiglio del //franco\\ franco Italo Regnante per conforto di
questo popolo vessato già da tanti secoli in mille spietate guise
differenti, che ripugnano l'indole medesima dell'essere umano.
Possa bentosto compirsi, o sovrano magnanimo, l'opera eccelsa che sì
gloriosamente cominciare vi piacque. Riconosca da essa la derelitta
famiglia di Sion il benefico vostro zelo augusto, come l'unica, e la più
solida base di sua perenne felicita! Verrà ben presto il giorno, e di
esso comparire già si vide il crepuscolo ridente in cui a vilipendio
eterno de' reprobi nemici dell'umanità, che futilmente distruggere
tentarono opera si portentosa e sì sublime, essa formerà l'oggetto
dell'ammirazione universale di tutto il mondo, e la gloria indelebile
dell'Eroe autore risuonerà dall'uno altro Emisfero.
E tu venturato Israel, lena riprendi ti riconforta! Il tempo divoratore
di quanto esiste sulla terra ha ormai seppellita in perpetua obblivione
l'esecrabile reminiscenza de tuoi perversi ed insensibili oppressori, e
se alcuno per fatale combinazione tuttavia mirasi esistere fra noi
sfuggito forse all'indefessa vigilanza del tuo Augusto Liberatore, esso
non tarderà guari a soccombere sotto la spada ultrice delle sane, quanto
eque, ed ammirabili sue Leggi, e sobire così la ria sorte medesima che
debbono provare gl'insensati ribelli della natura, ed esso intanto unito
a' satelliti suoi atterrito, e fugare corre tosto a seppellirsi coperto
d'ignominia taciturno, e confuso nel vortice immenso delle sue criminose
passioni da cui lo trassero un giorno i suoi deliri per flagello de'
suoi simili, e così di nuocerti la minima possanza più non gli resta.
Profitta dunque (nè un solo momento esitare tu dei) della disfatta
estrema di esso; infausto può a te riuscire ogni ritardo; sfuggire non
lasciare que' fortunati istanti ne' quali è a te accordato di respirare
tranquillo il delizioso ambiente di una memorabile rigenerazione
salutare, che dal Dio superno protettore degli avi tuoi ti è oggi
amorevolmente destinata.
E voi finalmente, o uomini, che con giusti attributi acquistate
l'assoluto diritto di comando sopra gli esseri umani vostri simili da'
quali siete meritamente riguardati sovrani della Terra! Rammentatevi che
tali voi non siete, se non se ad oggetto di rendere felici que' popoli
che la sorte fortuita delle armi ha renduti subordinati al vostro alto
potere (112); studiatevi pertanto unanime d'imitare il più Benefico de'
sovrani, l'Eroe Napoleone, sopprimendo da' vostri stati perpetuamente ad
esempio di questo illuminato Monarca di tutte quelle odiose distinzioni
che formano l'obbrobrio eterno di colui che vi acquiesce, o le
autorizza, e denigrano turpemente l'esimia specie dell'uomo; il vero
proprio interesse è impegnato non meno urgentemente di ciò che lo sia la
solida felicità de' vostri subalterni, affinchè gli esseri umani sieno
tutti riguardati in egual grado, in condizioni eguali, siccome tutti
scaturiti da una stessa identica origine, onde tutti gli enti dotati di
ragione sieno indifferentemente animati a veri comuni vantaggi della
patria, ed alle utili produzioni; e così le scienze vi faranno
altrettante nuove conquiste, quanto saranno per elleno medesime
abbondanti le ricompense liberali che voi profonderete al felice
progresso delle arti, e delle Scienze; fate che nulla vi sia
d'impenetrabile allo Spirito di chiunque individuo umano, nè al prode
valore de' vostri subalterni; e che, in ultimo, fra i luminosi trofei
che decorreranno le vostre giuste imprese, la superstizione, e
l'ignoranza sieno i primi de' funesti perturbatori della pubblica
tranquillità delle nazioni che avrete col massimo impegno soggiogati,
depressi, e combattuti
(109) Da tutte queste calamitose peripezie (da noi già per tante volte
descritte nel corso di quest'opera e partitamente rimarcate quanto era
duopo nella nostra Introduzione Preliminare) gli ebrei traggono dalla
loro parte un soggetto di gloria, di trionfo, e di esultazione, e
sostengono sempre colla più insistente asseveranza, che la loro Nazione
è il cuore dell'universo, volendo forse inferire con ciò essere la
prima, per che la più antica di tutte quante adorarono sulla terra il
Dio di Verità: _Israelitæ inter populos sunt instar Cordis ad reliqua
membra_ (ved. _Buxtorf._ in Lib. _Cuzarj_).
Essi appoggiano questa ferma persuasione sopra ciò che è loro assicurato
dal Profeta _Amos_, ed anche da vari altri che Dio non conosce ch'essi
fra tutti i popoli della terra, e che a cagione appunto di simile
preferenza egli non cessa di reprimere i difetti de' medesimi e di
emendare i loro travviamenti col mezzo delle tante sofferenze delle
quali sono essi da sì lungo tempo le vittime. E in tanto alimentati da
simile illusorio conforto un secolo vedea succedere l'altro, e la
desolazione d'Israel succedevasi con esso parimenti ognor più crudele, e
sempre più disperata.
(110) A fronte delle innumerabili tormentose oppressioni sotto le quali
ha in ogni tempo gemuto, come lo abbiamo per tante volte dimostrato, la
sventurata stirpe d'Israel, per altro, rimanere si vide sempre fedele
alla Religione de' suoi vetusti Patriarchi fondatori; ad onta parimenti
de' supplizj, de' roghi, delle confische, e delle _apostoliche_ torture
che ne fecero per tante volte nel mondo uno strazio crudele, ciò nulla
ostante quel popolo offre anche attualmente lo spettacolo commovente, e
incomprensibile alla mente dell'uomo di una immobile colonna superstite
all'impetuoso torrente de' secoli; e se la primitiva origine di questa
Nazione (siccome lo rimarca sensatamente un oratore insigne
dell'Assemblea degl'Israeliti convocata in Parigi l'anno 1806) risale
all'antichissima culla del genere umano, sembra che le sue reliquie
debbano conservarsi fino al giorno dell'estrema sua Consumazione.
(111) Per molto che abbiano ponderatamente dissertato le penne anche le
più classiche, e le più scienziate, ad oggetto di pervenire a conoscere
la vera positiva sorgente d'un odio talmente inveterato, e sì antico,
quale è quello che tutte le nazioni del mondo, senza eccettuarne forse
alcuna, hanno sempre nutrito concordemente contro gli ebrei, niuno ha
mai saputo dare fino ad ora delle ragioni verosimili almeno se non
certe.
Io, per altro, senza risalire col pensiero fino ai tempi da noi troppo
lontani, m'indurrei di proposito ad opinare che questo miserabile astio
universale, che per quanto apparisce dalla scrittura medesima può datare
dal primitivo stabilimento del Giudaismo, non debba in origine conoscere
che due sole genuine cagioni; la prima si è quel disprezzo fermo, e
deciso, che l'individuo Israelita ha ognora, e per tutto manifestato,
per gl'idoli, o pagodi, gli Dei, e semidei conosciuti e adorati da tutti
gli altri popoli del mondo antico: la seconda poi si è quella ridicola
primazia (di cui parlammo nella nostra Introduzione) che la Comunione
d'Israel pretese fare in ogni tempo valere preferibilmente a qualunque
altra nazione dell'universo, ciò che sempre la rese isolata da tutte
queste, e alimentò una perpetua vicendevole antipatia fra di esse.
(112) Se nella quantità considerabile de' Regnanti, che la Storia di
ogni secolo del mondo ci addita avere di tanto in tanto dominato sopra
la terra, se ne annovera di quelli che n'erano pur troppo affatto
indegni, essa per compenso ce ne mostra così pure degli altri,
nell'animo de' quali era una volta riuscito alla Ragione di fissare la
sua fede, alla giustizia il suo tempio, alla clemenza il suo sostegno, e
dove la filosofia era gionta a penetrare i suoi raggi benefici per
illuminarli, e fare ad essi conoscere in ogni senso i veri loro
interessi. Mercè l'opportuno soccorso di tali provvidi lumi, essi
pervennero a comprendere chiaramente, che un Re non saprebbe essere
ingiusto co' popoli ad esso lui subordinati, senza essere nel tempo
medesimo il tiranno contro se stesso per che tutti i mali dello stato si
rendono ad esso necessariamente personali.
Esempio ammirabile! Sublime Lezione! Per che mai non v'introducete voi
entro il cuore indurito di que' deboli sovrani che ripongono il proprio
fasto nella miseria de' rispettivi loro popoli, che non si arrendono
giammai ad altra voce che all'orribile trillo delle tumultuose passioni
dalle quali sono essi furiosamente predominati, per farne eglino capire
intimamente che se giusti non sono, saggi, benefici, e tolleranti, meno
ricchi saranno, meno felici, meno potenti? Poichè il Regnante non è
grande, se non se della grandezza de' propri sudditi, non è opulente che
nelle loro dovizie, non è forte che per l'unione de' medesimi; ed ogni
suo interesse è indissolubilmente vincolato a quello di essi, ne viene
per conseguenza che tutte le di lui mire debbono aggirarsi unicamente a
rendere felici quelle popolazioni che sono a quelli sottomesse: _Le sort
des armes_ (dice, per quanto Elvezio ci rapporta, un filosofo indiano a
_Tamerlan_ Imperatore de' Tartari) _nous sommet à toi; es'-tu marchand?
vend nous es'-tu bucher? Tue nous; es'-tu monarque? Rend nous heureux._
E quale sovrano potrebbe a lui d'intorno sentire, senza ribrezzo, un
simile rimprovero?
Per me diceva _Seneca_ il filosofo, se è permesso a' mortali di
giudicare degli arcani divini, io credo fermamente che i Principi non si
possano per altri mezzi procurare una felicità inalterabile che per
quello di creare de' felici: _Quin ego si fas piumque mortalibus
æstimare celestia nullam majorem crediderim esse Principum felicitatem,
quam fecisse felicem._ _De Benef._
Tale è per se stesso realmente il vero, e l'unico sentiere che può
condurre con sicurezza un sovrano della terra all'immortalità più
luminosa, e di tutti i suoi tesori, e di ogni suo fausto, questo è il
solo certamente che possa consolidate la sua gloria, e perpetuare la sua
riputazione al grado più elevato a cui possa l'uomo inalzarsi sopra la
terra.
Cap. XIV.
Un'assemblea de' più ragguardevoli fautori della credenza di Mosè
dall'Augusta deliberazione di sì Magnanimo Sovrano, viene per tal
effetto convocata nella Metropoli della Francia, ed in faccia
dell'universo, la Rigenerazione d'Israel è solennemente proclamata.
Nel modo stesso che una venefica preparazione si è per tante volte
veduto servire d'antidoto efficace contro gli effetti letali di un
rodente veleno, così appunto nel caso nostro un disordine orribile
produsse il sommo, e il più salutare di tutti que' beni che l'uomo possa
in verun tempo conseguire nella sua vita.
In mezzo di tutti que' distinti memorabili vantaggi de' quali godevano
pacifici gli ebrei abitatori della Francia, e dell'Italia dopo il fausto
avvenimento a entrambi questi due troni dell'Imperatore Napoleone, pare,
nulla di meno, la loro sorte era tutta via mal sicura, e fluttuante.
Questo inclito Monarca il quale avea già riempiuto l'universo dello
dello strepito squillante delle di lui gloriose gesta, e dell'alta
imperibile sua fama, profuse non avea esso ancora le splendide
testimonianze delle paterne sue Beneficenze sopra uno de' popoli i più
sventurati de' suoi felicissimi dominj; ma de' più esatti, e fedeli
osservatori delle ammirabili sue Leggi, e mentre che disponevasi forse a
pronunziarle, una folla di reclami accorrono a denunziare a piè del
Trono varie ingiustizie, ed estorsioni commesse a danno di certi modici
proprietarj da alcuni ebrei abitatori de' Dipartimenti settentrionali
dell'Impero francese. Sotto qualunque altro debole, o male prevenuto
sovrano si sarebbe veduto, senza dubbio, proporre contro i denunziati
fraudolenti de' mezzi perentorj di austerità, e di compressione affine
di vendicare que' torti de' quali erano ad essi da mille parti imputati;
ma l'Eroe clemente a cui benigna sorte volle renderci soggetti, ben
lungi dal colpirli con quegli atti di rigore, che già tante volte
gettarono la Nazione d'Israel nell'abisso d'ogni terribile
flagello (113), esso fece servire quel disordine come di base inconcussa
per il felice successo di quelle benefiche misure che serviranno ad
insinuare a questo Popolo le abitudini, e i Costumi adeguati a fare de'
Cittadini, ad ogni esperimento utili, saggi, e illuminati. Ecco in quale
maniera quello stesso crogiuolo che gli avversarj d'Israel aveano già
sollecitamente preparato, ad oggetto di raffinarvi le nuove sofferenze,
ed i tormenti di una frazione di questo popolo, e forse ancora di tutto
per consenso, diventa la fonderia opima, e inesauribile di ogni sua più
intensa felicità// (114)\\; è dunque così che il salutare imperiale
Decreto (30. Maggio 1806.) il quale sarà ne' fasti del Judaismo il
monumento il più luminoso che possa mai {{quello}} trasmettere alla
posterità, degno di eccitare l'emulazione, e lo stupore degli altri
popoli, fece in un istante convertire lo sdegno in protezione, il rigore
in provvidenza, nel modo appunto che una furibonda tempesta porta
regolarmente seco un cielo ridente, e sereno, e che un turbine di
guerra, è sovente il precursore di una pace solida, e tranquilla; e la
triste umiliazione a cui ridotto l'uno, e l'altro senza scampo l'avrebbe
trasformata si vide in decoro, civilizzazione, tripudio.
Lo scopo primo, ed essenziale dunque di si fatto eccelso Decreto si
rivolge propriamente a conferire alla nazione de' credenti mosaiti
quelle prerogative sociali, che la stupida criminosa ignoranza de'
secoli decorsi avea ad essa in ogni tempo ferocemente rifiutate, e
rimetterla ne' suoi diritti assoluti alla stima universale di tutto il
genere umano di cui essa fa parte, e dirigendola sull'ameno sentiere che
può guidarla senza pericolo all'intero possesso di una felicità
deliziosa, e permanente, renderla veramente degna dell'augusto
protettore che la sostiene, e della sventurata patria che le è da esso
amorevolmente accordata. Quindi è per ultimo, che un genio abituato a
concepire colla più saggia belicosa fermezza, quanto v'ha di utile, di
arduo e di sublime ad un tempo nell'ordine delle cose terrene; avvezzo a
tutto vedere cedere alla perspicacia incomparabile della di lui esimia
intelligenza dovea certamente ritrovare un assunto molto agevole quello
di rovesciare in un rapido movimento l'edifizio mostruoso che gli umani
smarrimenti avevano costruito in tanti secoli, e sotto le sue esecrabili
rovine seppellendo una volta per sempre tutte quelle traccie abominevoli
d'infamia e di abbjezione, che da tempo immemorabile sembrano perpetuate
sopra la terra per cospirare lo sterminio totale degl'infelici reliquati
di Gerosolima, la vetusta cospicuità di questo popolo risorgere si mira
più fastosa, e più durabile di quella dove sia il medesimo asceso in
verun epoca giammai, nè sotto alcun dominio a cui fu egli soggetto in
tante parti di mondo conosciuto dopo la di lui estrema
dispersione (114).
Per altro, tutte queste benefiche disposizioni, sebbene rivolte ad un
fine oltremodo edificante, pure aveano esse duopo frattanto di una certa
imponente apparenza di religiosa formalità che loro mancava fino a
questo momento, e senza la quale difficilmente avrebbero quelle ricusato
il loro salutare opportuno intento (115).
Una si fatta necessaria precauzione sfuggire non potea certamente in
modo alcuno alla sottile penetrazione dell'Eroe Benefattore; egli la
sentì, la vide, ne conobbe l'intimo valore, e prendere la volle
risolutamente //l...rebbe\\, onde ovviare a quest'ammirabile impresa
qualunque ostile contrasto, che avesse potuto arrestarne gli avventurosi
progressi, interromperne il corso, e allontanarlo; e poichè il popolo
non si pascola che di apparati esterni, come da noi fu dimostrato
altrove, esso volle quì ancora secondarlo, ordinarlo collo stesso
Imperiale Decreto, che una grande Assemblea composta d'individui
professanti la credenza di Mosè, e forniti di probità, di talenti, e di
coltura sarebbe immediatamente convocata nella metropoli dell'Impero
francese, e dietro le ricerche politico religiose (delle quali sarà da
noi ragionato sufficientemente) che le fossero state fatte dal
Magistrato Supremo, che avea fatto convocarla espressamente, essa
proclamerebbe in faccia dell'universo la Rigenerazione formale
dell'intera popolazione d'Israel; e così appunto accadere si vide; ma i
Capitoli seguenti ci faranno con evidenza più sensibile conoscere ciò
che fu dall'Assemblea medesima operato in questo importantissimo
assunto, non meno di quel tanto di più che da essa operare si potea in
suo speciale solido giovamento.
(113) Non mancano pur troppo, esempi nell'Istoria da farci inorridire di
questa fatale verità, e quanto fu da noi esposto, a varie riprese, fino
ad ora affine di viemaggiormente comprovarla (ved. il cap. IX. colle
annot. che vi sono comprese) non è che un debole saggio di quel tanto
che adurre si potrebbe, onde rendere più evidente che oltre le
innumerabili calamità di ogni genere, di cui si fecero gli ebrei sempre
le vittime in ogni angolo di mondo, e sotto qualunque siasi regime della
terra, spignevasi la perfidia contro di essi fino a dichiarare nulli i
loro Contratti, e ad assolvere i loro debitori dal pagamento delle somme
che avevano ricevute, e ciò sotto mendicato infame pretesto di frode, o
di estorsione, e questi miseri creditori senza difesa potevano anche
reputarsi felici se dessi non erano espulsi dal paese, o puniti in altra
guisa del male che ricevevano. E così che nell'Anno 1347. i Burgravi di
Norimberga e nell'Anno 1360. due gentilomini di Boemia furono dichiarati
dall'Imperatore Carlo IV. assolti di tutto ciò ch'essi dovevano agli
ebrei, capitale, ed interessi. L'Imperatore Venceslao fece ancora di
più: l'Anno 1390. con un editto pubblicato in ogni parte dell'Impero,
tutti i Principi, Baroni, Signori, Cavalieri, Cittadini, ed altri
sudditi dimoranti nel territorio de' franchi furono liberati, e assolti
onninamente da qualunque siasi debito contratto con individuo Israelita,
capitale, ed interessi.
(ved. _Haerbelins teutche Reich Histoire. VIII. p. IV. pag. 5 & 6._)
//(114)\\
(114) Cosa sono essi mai tutti que' vantaggi che osservammo avere
conseguiti l'ebreo sotto alcuni Principi saggi, e benemeriti
dell'umanità posti al confronto delle calamità incalcolabili alle quali
soccomberono sì di frequente sotto il regime sanguinario di tanti altri
governanti snaturati, e crudeli? E a che mai si riducono, d'altronde,
tutti que' favori de' quali si mirano colmati qualche volta gli
individui di questa nazione, livellati al cratere opposto di quelli che
la provvida mano del loro augusto liberatore compartisce ad essi
profusamente in questo istante? Quelli avevano per disegno un bene
precario, ed istantaneo, e che non limitavasi che ad una discreta esigua
popolazione; questi hanno per base fondamentale la prodigiosa
Rigenerazione universale dell'intero Corpo esercente nel mondo la
credenza di Mosè.
(115) Noi abbiamo avuto luogo di dimostrare fin quì molto sovente tale
essere appunto la meschina deficienza umana, ch'essa non cede che
all'apparenza, non si pascola che di quella, nè si arrende che alle sole
sue malefiche ripulsioni; gli oggetti i più triviali, se non ancora
forse i più spregevoli divengono sacri alla rinfusa per la moltitudine
abbrutita (la quale non giugne in alcun tempo a oltrepassarne la
superficie) quando sono corredati da quel falso brillante follemente
caratterizzato da essa collo specioso attributo di _religiosa
decorazione_; e quelli al contrario che portano daddovero seco loro {{ma
senza dimostrarsi}} l'impronta indelebile del sano, e del divino, sono
dal torpido volgo riguardati generalmente come antireligionarj, come
profani, per che trova esso mancare loro quell'orpello ammaliante, che
attrae la di lui adorazione macchinale senza riflessione, e senza esame
che offusca la sua mente, e lo confonde.
Cap. XV.
Divisione di quest'Assemblea in Concilio Politico, o Civile, ed in
sinodo, o _Gran sanhedrim_. Origine, e progresso di questo Tribunale
presso gli antichi ebrei; quali fossero l'Autorità, la giurisdizione, e
i requisiti del //Grand\\ Sanhedrim.
L'Alta missione affidata dal magnanimo sovrano delle Gallie, e
dell'Italia a questo ragguardevole Consesso, tutto che in superior grado
ammirabile per se stessa, nulla di meno acquistata non avrebbe giammai
si facilmente presso la totalità dell'Israelismo quella formalità
imponente, e religiosa che il bisogno urgente per se stesso esigeva, se
fosse stata esaurita solo da quello. Le soluzioni applicate agli
articoli indirizzati dalla Cesarea Maestà Reale all'assemblea
degl'Israeliti (e di che sarà da noi ragionato quanto è duopo nel
progresso di quest'opera) dovevano essere convertite in altrettante
decisioni dottrinali, affine di fare elleno prendere il carattere
autorevole che era necessario per condurle al proposto disegno salutare,
e farne quindi produrre risultati vantaggiosi che l'augusto Protettore
si prefiggeva: ciò che non avrebbe potuto per alcun mezzo effettuarsi
dalla sola prima assemblea nel modo che allora era la medesima
Costituita.
Or per deliberare dunque in un emergenza di tale guisa importante, non
vi volea meno di quella previdente saggezza, che è sì omogenea all'acume
immutabile di un Napoleone le di cui auguste mire paterne non avendo per
oggetto la sola civilizzazione politica dell'immensa famiglia d'Israel
(nella guisa ch'egli stesso rese conscia l'Assemblea per l'organo de'
Commissari delegati da esso a questo oggetto) ma la perfetta
ripristinazione ancora dell'antico suo Culto, alterato enormemente e
renduto oggi deforme, siccome ad esuberanza fu da noi opportunamente
dimostrato, da tante inutili parafrasi, e allegorie stravaganti; così
piacque ad esso risalire fino all'epoca distinta in cui la Nazione tutta
d'Israel era diretta onninamente da un tribunale dotto, e venerabile che
decideva i suoi destini, che formava il suo più luminoso decoro, e che
cadde, e si disciolse insieme col tempo. E questo rinomato _Sinedrio_
che risorgere ei fece con distinta comparsa nel Centro della sua vasta
capitale, affine di rendere a quel popolo il servigio importante di
migliorare la di lui sorte, illuminarlo intorno i suoi veri interessi, e
fissare sopra basi permanenti, ed inconcusse un metodico infallibile
nuovo sistema di credenza, sulle traccie medesime uniformi di quella che
trasmessa venne da Mosè a' suoi posteri; e sebbene a tanta impresa
edificante non siasi tutta via completamente pervenuti (come sarà da noi
successivamente rimarcato) nulla ostante non si ommise dalla prima
assemblea di esaurire con ogni acume ed esattezza possibile quanto era
stato alla medesima richiesto dal Benefico Sovrano che l'avea fatta
convocare, dal momento della di lei installazione seguita il 26. Lug.
1806. fino alla sua totale dissoluzione accaduta ne' primi giorni di
febb. 1807 colla promozione del _Gran sanhedrim_ che fu a quella
immediatamente sostituito, ad oggetto di triturare, e sanzionare più
autorevolmente, come si disse, quelle materie le quali erano già state
antecedentemente discusse, ed agitate dalla prima assemblea; e in ciò
questo pure vi è riuscito mirabilmente; e quanto fu operato da esso,
durante la di lui permanenza di un intero bimestre, corrispose in
qualche parte l'aspettazione di tutto il mondo, e soddisfece //nel\\
{{ad un tempo}} medesimo le brame salutari del sensibile Monarca
promotore.
Tali sono dunque i fondati motivi di sifatta Divisione in sinodo
religioso, ed in Assemblea politica. Ma avanti di passare al detaglio
analitico delle operazioni di entrambe queste rispettabili Adunanze, ci
veggiamo costretti di arrestarci qualche breve momento sul proposito del
Sanhedrim, affine di potere rinvenire colla maggiore chiarezza che ci
sarà possibile l'origine sua, e le sue principali attribuzioni per tutta
l'estensione della Giudea, essendo questo un tribunale che a molti
differenti riguardi, tutti del pari utili, che interessanti, merita di
essere ampliamente conosciuto, ed è questo appunto lo scopo nostro del
momento.
Gli ebrei, d'accordo uniti a vari critici accreditati (_Goesii, Pilatus
Judex animadvers. p 4. 6_, e _14._ _Suren. in misnah. Tit. Sanhedrim
Pref._ _Brunus de Bened. //XIV\\ XII. Patriar. p. 82._ _ferrand. Réflex
sur la Relig chret T. II. p. 26._) fanno rapportare l'origine del
sanhedrim fino a Mosè il quale (siccome abbiamo dalla scrittura)
oppresso dall'enorme affluenza delle controversie che erano al medesimo
portate incessantemente da tutto il popolo domandò di essere sgravato da
una soma che di gran lunga eccedeva le sue forze per sostenerla; fu
allora che Dio gli //Commise\\ {{commise}} di dividere questo peso con
70. Senili scelti dal popolo, e che desso animò del suo Spirito Divino
(Exod. C. v. ) ciò che fu dal medesimo tosto eseguito. Ecco infatti
il più valido appoggio che produrre si possa in favore dell'antichità
del Sanhedrim, senza che altri monumenti ce ne restino per comprovarla.
Or l'inferire dell'esposto l'epoca originaria del Magistrato di cui
parliamo, sembrami lo stesso che volersi prefiggere di non provarla,
mentre dalla medesima scrittura troppo chiaro si comprende che quello
più non esisteva ne' tempi che successero la morte di Mosè, ne' quali
essa ci mostra che il popolo era governato allora, e diretto da Jesuè
con assoluta autorità, e non accadeva che negli affari della massima
urgenza, che questi consultava qualche volta gli anziani del popolo, o i
padri delle tribù (_Jes. Cap. XXII. v. 14._), i quali non erano già
fissati in consiglio permanente, come lo pretendono taluni, ma
riserbati, come si disse, per i soli casi d'importanza, ed alle ultimate
diffinizioni di questi il //Consiglio\\{{Consesso}} era disciolto, ed i
consiglieri congedati.
Però tacendo quì le altre moltiplici opinioni, che cospirano univoche al
medesimo disegno, e che non giova quì annoverare, mi sembrerebbe più
consentaneo alla ragione di ripetere l'origine del sanhedrim da' tempi
di Alessandro il Macedone, e tanto più si ha fondato motivo di
presumerlo, se si riflette che il nome stesso che quello porta, è senza
contrasto, derivato dalla greca etimologia _Zanedron_, che significa
_consesso_, cioè a dire, adunanza di persone sedute. E niente di più
naturale di ciò che i Greci abbiano potuto dare luogo a sì fatto
stabilimento, essendo essi in que' tempi assoluti padroni della Giudea
(_Suren. Pref. ad Misnah T. IV. Tit. Sanhedrim._). Quindi è che
l'assunto si rende molto imbarazzante per coloro che pretendono
ritrovare la sorgente certa, e primitiva di sifatto Consiglio ne' primi
secoli della chiesa giudaica, in cui il dialetto greco era del tutto
sconosciuto (116).
Ma non per tante moltissime riprove appariscono concorrere, d'altronde,
ad assicurarci che un tale consiglio non possa essere stato istituito
che da Giuda, o da Gionata al tempo di Macabei, benchè l'opinione la più
generalmente adottata, come l'Istoria de' Macabei chiaro lo significa
(_Macab. I. Cap. 5. V. 16._) pare che spieghisi per l'ultimo.
Or passando sopra alle varie obbiezioni che si agitano contro i
differenti sentimenti riportati sul proposito di questo Magistrato, noi
possiamo con qualche fondamento conchiudere che a soli Macabei debbasi
l'origine del suo stabilimento, e la nostra asserzione prenderà una
maggiore consistenza, se coll'Istoria di questo popolo alla mano ci
faremo a ponderare con Basnage, il bisogno urgente in cui esso era in
que' tempi di un senato capace di guidarlo, di sostenerlo, e di
rappresentarne il corpo in tutta la sua totalità (117).
In quanto poi alle qualità che distinguevano i membri componenti questo
rinomato consesso, si osserva che il medesimo era composto di
ecclesiastici, e di Laici i quali riconoscevano per capo, o presidente
il sovrano sacrificatore che era denominato נשיא (Nassì) _Principe_, a
cui sostituivasi un assessore il quale veniva contraddistinto col
carattere di —אב בת דין (Av-Bet-Din) _Padre della casa di giustizia_.
Gli scribi tenevano il primo rango nell'Assemblea, come i più versati
nell'intelligenza della Legge, il solo requisito necessario per
aspirarvi meritamente. Non aggregavasi giammai a questo Corpo
venerabile, se non quegl'individui, i costumi de' quali erano
esperimentati irreprensibili, e la professione assai onorifica (_misn.
Tratt. De Syned. Sect. III. p. 221. T. IV._). I giuocatori gli usuraj,
gli eunuchi, e coloro che vivevano sulla disgrazia degli altri erano
vilmente rigettati, tutto che avessero in gran copia le cognizioni
necessarie per esservi aggregati (118).
Per ciò che in ultimo riguarda la giurisdizione e l'autorità del
sanhedrim, è incontestabile che avanti che la Giudea fosse sottomessa a'
Romani, essa avea l'assoluto diritto di vita, e di morte sopra tutto il
Popolo, ma questa facoltà gli fu tolta da' medesimi appena che quelli
ebbero fatta la conquista di quel paese, mentre l'uso generalmente
adottato da' Romani era quello di lasciare a' popoli vinti, o
conquistati, i loro Dei, la loro religione, i loro Tempj; ma rapporto al
civile, essi gli obbligavano a seguitare le stesse Leggi, ed il medesimo
sistema praticato dalla Repubblica. (_Jos. De Bel. Lib. 1. Cap. V. pag.
720._). Era parimenti di competenza del Consiglio di regolare la pace
colle estere nazioni, ed anche pronunziare i voti suoi sulla
dichiarazione di certe guerre che potevano farsi luogo nello
stato (119).
Io non comprendo per altro in massima con quale solido fondamento vari
accreditati soggetti si fecero a sostenere fermamente che la
giurisdizione del sanhedrim estendevasi fino ad eleggere, o a deporre
gli stessi sovrani della Giudea (_Selv. De syned. Lib. II. Cap. 9. p.
434._ _Grot. De Jure Bel. & pacib. 1 Cap. 3. pag. 141._); quando noi
abbiamo d'altronde certi dati positivi che ci assicurano non
riconoscersi da questi un tribunale superiore a cui potessero i medesimi
essere soggetti (120). E quelli pure che sostengono appartenere al
Sanhedrim la nomina de' sovrani, asseriscono che affine di rendere
questa nomina grata a Dio, il Consiglio non se ne rapportava già al
nitrito di un cavallo, nel modo che praticavano i Persiani; ma esso
consultava rispettosamente gli _Urim_, e _Tumim_, col mezzo de' quali
Dio medesimo comprendere faceva prodigiosamente se spiacevole, o gradita
eragli la scelta (121).
Del resto veggiamo che questo Magistrato supremo dilatava il suo potere
assoluto, per quanto assicura l'Istoria de' suoi atti, sopra tutte le
sinagoghe della giudea, sia de' paesi lontani, sia di quelli esistenti
nel centro medesimo dello Stato, e di più ci si fa credere che non solo
non facevasi luogo a veruna sorta di appello di tutto ciò che desso avea
pronunziato; ma che chiunque individuo altresì il quale si fosse opposto
alle sue decisioni dovea essere irremissibilmente punito di morte: esso
regolava nel tempo medesimo gli affari i più importanti; giudicava anche
gli stessi Profeti, e qualunque siasi caso di coscienza non potea essere
discusso che da quello; attribuivasi ancora un potere illimitato sulle
ordinanze della Religione le quali erano generalmente ricevute colla più
sommessa rispettosa venerazione. In somma, esso dominava tutto
l'ebreismo intieramente, ed imponeva delle Leggi le quali erano
mantenute, ed osservate rigorosamente da un confine all'altro del mondo
abitato dalla popolazione d'Israel, la quale per lunghissimo periodo di
Anni altre certamente non conobbe fuori di quelle, non fu diretta, e
governata che da esse.
Tali sono dunque le nozioni le più verosimili che ci offrono d'accordo
tutti i più autorevoli monumenti che l'antichità ci ha trasmessi
relativamente al Sanhedrim, la di cui forma in qualche modo somigliante
rinnovare si vide oggi solennemente fra noi, benchè di precaria
permanenza, con attribuzioni assai differenti da quelle che costituivano
il principale carattere di esso, e con una autorità molto più
contingente, e circoscritta di quella che osservammo testè esserne
l'antico Sinedrio rivestito.
In sequela, per tanto, di simile preallegato confronto, non mi sembra
del tutto inopportuno al mio assunto principale di entrare, per quanto
ci sarà possibile, a conoscere, e approfondire le dotte ponderate
operazioni del sanhedrim de' nostri giorni, affine di potere con esatta
cognizione di causa più metodicamente sistemare quelle che da noi si
preparano sull'importante proposito medesimo in questione.
(116) _Tito Livio_ rimarca (_Dec. V. Lib. V. p 508._) che i senatori,
che i Macedoni mettevano alla testa del loro governo, si chiamavano
_Sinedrj_ da cui gli ebrei debbono probabilmente avere tratto il
vocabolo _Sanhedrim_. Oltre a ciò si potrebbe quì aggiugnere ancora che
_Aristotile_ avea chiamato parimenti _Sinedrj_ i giudici ch'esso avea
prescelti per andare a prendere il loro luogo respettivo nelle
occorrenti sedute del Consiglio. Da ciò si comprende che nuovo non era
questo termine fra gli uomini quando gli ebrei denominarono con esso il
primo Tribunale della Giudea.
(117) Molti scrittori antichi, e recenti, e Basnage fra questi,
ritrovando al quanto verosimile questa opinione, dicono che vi era pure
in quel tempo una ragione che rendeva questo Stabilimento assai
necessario presso i Macabei, atteso che questi cambiando la natura del
governo, aveano bisogno del Consenso del popolo, e di determinato Corpo
che lo rappresentasse in forma autorevole, e legale e siccome alcuno fra
quelli non prendeva giammai verun titolo qualificato di sovranità, era
duopo indispensabilmente ch'essi facessero approvare le loro
deliberazioni da un senato, od un Consiglio stabilito per tale oggetto
(ved. _Basn. Hist. des Juifs T. IX. Lib. VI. Cap. 1._)
(118) V'ha inoltre chi pretende che rigettati fossero ancora i vetusti
decrepiti, e quegli uomini giovani pure che non aveano prole vivente per
che si supponevano crudeli, ed inflessibili a' clamori della umanità
supplicante. Tre segretarj erano destinati per questo Magistrato, l'uno
scriveva le sentenze di coloro che erano assolti; l'altro i decreti di
Condanna, e l'ultimo registrava le vertenze delle parti querelanti;
oltre a questi vi erano tre ordini di Candidati per instruirsi, ed il
più anziano fra questi era chiamato a compiere le ingerenze del primo
impiego vacante: alcuni assicurano, per tanto, che i giudici erano
tratti da' tribunali inferiori, per che allora si supponevano periti
nella difficile arte di amministrare la giustizia (_mis. Tract. De
Syned. T. IV. p. 228._)
(119) La Scrittura pare che distingua due sorte di guerre, le une erano
ordinate dalla Legge, e le altre non servivano che ad aumentare la
gloria del Principe, e a dilatare i Confini dello stato. Il suffragio
del Consiglio era indispensabilmente necessario per le ultime, ma in
quanto alle altre, siccome quelle altro non erano che un evasione
precisa de' Cenni dell'Eterno, colui che era alla testa del popolo,
potea prendere le armi a suo migliore piacere, fare delle leve quante
sembrate gli fossero a proposito, e ciò ancora senza assoggettarsi ad
altra deliberazione che a quella unicamente del suo Consiglio.
(120) Per viemaggiormente provare che il sanhedrim non ebbe giammai la
benchè minima influenza sull'elezione de' Principi ebrei, alcuni critici
rimarcano 4. maniere differenti di cui si sono serviti i Re di Giuda per
montare sopra il trono della Casa d'Israel in tutto il tempo della
durazione della Repubblica; cioè gli uni erano eletti immediatamente da
Dio, come lo furono _Saulle_, e _David_; gli altri succedevano a' loro
predecessori, come _Salomone_, _Roboamo_, e presso che tutti i Re di
Giuda; i terzi usurparono lo scettro coll'intrigo, colla violenza, e
colla frode, come fecero appunto _Attalia_ e i _Macabei_; finalmente gli
ultimi erano eletti, ed installati da Pagani nella guisa medesima che lo
furono _Sedacia_ da Nabuccodonosor, ed _Erode_ da' Romani, senza fare
detagliata menzione di tanti altri che le sacre pagine ci additano (ved.
_Basn. T. 2. L. I. C. 15._ _Becan. analog. vet. & nov. Test. C. 16._
_Quæst. E. opus. T. 3. p. 365._)
(121) Questi due vocaboli significano alla Lettera, _lumi_, e
_perfezioni_, ovvero, nella guisa che gli spiegano i Settanta
_manifestazioni_ e _verità_; alcuni gli credono di etimologia ebraica,
altri Egiziana; ma comunque sieno questi erano gli epiteti delle pietre
del _Razionale_, che per cenno di Dio il sommo Pontefice degli ebrei
dovea esserne ornato (_Exo. cap. 28. v. 30._) allorquando emergeva di
consultare l'oracolo Divino intorno qualche soggetto rilevante
concernente l'interesse pubblico della Sinagoga giudaica, e dello Stato.
Allorchè trattavasi dunque di consultare l'_Urim_, e _Tumim_, il
Pontefice abigliato delle sue sfarzose vestimenta di Cerimonia,
presentavasi non già nel Santuario, dove non gli era permesso di entrare
che una sola volta l'anno, e questo era il giorno di Espiazione (ved.
_Maimon Cale Amikdash C. 10. & Jalkut fol. 248._) colà essendo in piede
col volto diretto alla parte dell'arca dell'Alleanza, sula quale
risedeva la presenza ineffabile dell'Essere Supremo, esso proponeva il
soggetto per il quale era esso consultato. Dietro di lui, e sulla
medesima Linea a qualche distanza di là, e fuori del luogo Santo eravi
la persona per cui si consultava, che rispettosa, ed umile attendeva la
Risposta dell'Eterno. I Rabbini tutti sono di fermo pensiero che allora
il Pontefice avendo gli occhi fissi sulle pietre del razionale che
portava davanti vi leggeva la Risposta dell'Eterno. Le Lettere che si
elevavano fuori del loro rango, e che gettavano uno splendore
Straordinario, formavano la Risposta desiderata (ved. _Zohar_ in _Exod.
Jalkut ex Lib Siffrè R. Behai in Deut. C. 33. v.8._). Per esempio, David
avendo ricercato a Dio, col mezzo degli Urim, & Tumim s'egli
ascenderebbe con successo, in una delle Città di Giuda, esso gli rispose
עלה (nghalè) _ascendi_; le tre Lettere ה-ל-ע di cui si compone il
termine suddetto sortirono dal loro luogo, sollevandosi al di sopra
delle altre per formare la parola che marcava la Risposta domandata (_2.
Reg. C. II. v. 1._)
Cap. XVI.
Riflessioni critiche sopra i dodici articoli indirizzati dalla Maestà
dell'Imperatore Napoleone alla prima assemblea Israelitica, e da questa
fatti quindi passare alla sanzione del Gran Sanhedrim, unitamente alle
soluzioni analoghe date a quelli della medesima.
Si tosto che per sovrana deliberazione la prima Assemblea generale
degl'individui professanti la credenza di Mosè venne convocata in
Parigi, nella seconda sua seduta, l'Augusto promotore volle fare
sensibilmente conoscere ad essa le sue benefiche intenzioni al solido
vantaggio del popolo che veniva da essa in tale circostanza formalmente
rappresentato. Eccitato da sì benemerito edificante disegno, egli fece
alla medesima indirizzare le seguenti dodici questioni, affinchè a
ciascuna delle quali fossero applicati da essa gli schiarimenti
necessarj, onde su' quali potere in seguito fondare il vasto piano
indefettibile, e permanente della Rigenerazione politico morale del
popolo d'Israel; esse dunque si riducono tutte alle appresso Ricerche.