Tomo Secondo

Capitolo 1.

In che propriamente consista la prima Educazione morale, che un

barbaro Costume fa da lungo tempo conferire a' fanciulli ebrei.

Le orali tradizioni passano regolarmente da' genitori a' figli, e da

questi al lignaggio susseguente colla stessa facilità, e colle

prerogative medesime che si farebbero passare direttamente i beni di

famiglia: ognuno riceve da' propri genitori gli stessi documenti, ad un

tale riguardo, che hanno essi medesimi ricevuto da loro; ma ognuno

altresì gli dilata, gli ristringne, gli modifica, e gli rappresenta a

misura delle passioni che sente intimamente delle idee delle quali è

nutrito, ovvero dell'interesse individuale che lo muove. Il Cervello

dell'uomo, sopra tutto nell'infanzia, è una cera molle, suscettibile di

ricevere qualunque siasi impressione che affiggere gli si voglia;

l'educazione, che giustamente si dice essere una seconda natura per esso

lui, gli somministra quasi tutte le di lui opinioni; e ciò che v'ha di

peggio ancora in un tempo in cui esso è nella massima impotenza di

discernerle, se ottime per adottarle, e trarne de' solidi vantaggi, se

riprovabili per sfuggirne l'incontro, e rigettarle. Noi crediamo

ciecamente di avere ricevuto dalla natura, o di avere portato seco noi

nascendo, le idee vere, o false, che in un età inesperta si è fatto con

violenza entrare nelle nostre teste; a questa fatale persuasione è stata

sempre mai riconosciuta una delle più venefiche sorgenti de'

travviamenti che cospirano l'intera perdita dell'uomo. In darno ci

avvertiscono sensatamente i filosofi che le prime impressioni che si

fanno prendere a' fanciulli sieno tali per esse medesime che non abbiano

duopo di essere in verun modo nè emendate, nè represse, onde non

venghiamo di essere costretti a sostituirne delle nuove, o che giungasi

all'arduo procinto di doverle riformare; è in vano che i nostri

benemeriti maestri antichi ci gridano indefessi che tutto quello che da

noi viene imparato sia di bene, sia di male ne' primi intervalli della

nostra fanciullezza, si è ciò appunto che ad indelebili caratteri più

agevolmente ritenghiamo; ma noi sempre sordi agli avvertimenti salutari

degli uni, ed insensibili ognora alle grida amorevoli degli altri,

fabbrichiamo da noi stessi i tormenti crudeli che ci affliggono, senza

traccia di scampo, nè di conforti, preparando ad un tempo così la nostra

perpetua irreparabile sciagura, e quella insieme de' traditi nostri

figli (1). //Insensibili\\ //tiranni!\\ Sembrami udire questi

rinfacciarmi amaramente un giorno, se da voi riconosciamo la nostra

misera esistenza sulla terra, ci diranno essi lacrimando, da voi soli

ripetere dobbiamo unicamente ancora le affliggenti calamità, delle quali

saremo un giorno le vittime eterne sopra d'essa; l'avarizia l'ignoranza,

e il fanatismo di cui siete fieramente predominati da una parte ci

resero tante macchine automate fra gli enti ragionevoli, di aggravio a

noi stessi, inutili alla società, ed i venefici principi de' quali ci

faceste imbevere dall'altra finirono di abrutirci a questo eccesso.

E che! Tale forse appunto non è l'umiliante linguaggio, che gli

sventurati fanciulli ebrei possono tenere meritamente co' propri loro

parenti, o genitori? Dicasi di grazia quale è mai il solido reale

vantaggio, che questi esseri innocenti possono in verun modo ritrarre

da' medesimi che sia efficace a compensarli de' danni incalcolabili che

gravemente risentono dalla depravata educazione che loro è infelicemente

conferita? Appena un bambino fra noi comincia a sviluppare le sue

facoltà loquaci e auricolari, tosto che desso mettesi a portata di

balbettare qualche tronco accento quali sono mai i primi suoni, quale il

primo linguaggio articolato che percuote le orecchie sue nascenti?

Quello, senza dubbio, il più delle volte, o di genitori superstiziosi,

ed ignoranti, ovvero quello di una torpida servente, o di un domestico

imbecille, che gli si assegna per guida, i quali forse insieme co' loro

errori, comunicano ad esso molto sovente ancora i propri vizj.

Tali sono, per sciagura universale, gl'istruttori odierni della prima

infanzia de' fanciulli ebrei, ed in ispecie di quelli nati nel suolo

dell'Italia, da opulenti famiglie.

Or la mente di un fanciullo, che quale tenera cera, come lo abbiamo

rimarcato non è che un istante, è suscettibile di qualunque impressione

che vi s'introduca, cosa diverrà esso mai, imbevuto dagli ammaestramenti

della più ributtante depravazione, e dalle voci corrotte, deformi, e

male sonanti, quali appunto sono quelle che debbono continuamente uscire

dalle bocche di costoro (2)? Un ammasso stranamente confuso di ogni

orrido assurdo, ed il deposito infetto di tutte le idee le più

stravolte, ed insensate; dopo tutto ciò oseremo lagnarci ancora di

vedere gl'ingannati fanciulli ebrei de' tempi nostri anche adulti, e

fatti uomini per ciò che riguarda il loro fisico soltanto, e d'altronde

conservarsi tutta via sempre fanciulli per tutto quello che concerne la

loro parte razionale? Non ci rechi dunque altrimenti stupore, se

l'infanzia di quasi tutti i nostri bambini dura per l'ordinario,

l'intero periodo della loro vita, e se anche provetti gli accompagna

sovente fino alla tomba (3).

Ma tutto ciò non rapportasi fino ad ora solo che alla prima puerizia de'

fanciulli unicamente, inoltriamoci avanti qualche breve passo, e noi

vedremo, con pena, il caso diventare molto peggiore, se non ancora più

disperato.

Il contegno detestabile che osservammo tenersi generalmente con

quest'illusi fanciulli per lo passato, dovrà senza mistero, farci chiaro

comprendere quale dovrà essere il riprovabile metodo d'istruzione che

loro preparasi nell'avvenire.

Fin quì l'odibile ingerenza di corrompere, o alterare l'opera stupenda

della natura, sembra che solo fosse d'ispezione degli snaturati

genitori, o degl'insensibili mercenarj; ma la loro incombenza ributtante

cessando nel momento istesso in cui l'infante è pervenuto all'età di 5,

o al più 6. Anni, è al termine di questi che la vittima innocente è

rimessa fra le mani spietate di nuovi manigoldi civili, i quali compiono

l'opera spregevole con tanto funesto successo miseramente cominciata

dagli antecedenti. Un nuovo Institutore gli si presenta; il depravato

linguaggio di cui questi si serve è fra essi comune, essendo quello

medesimo appunto che lo sventurato alunno apprese già nel patrio tetto

per sino dal primo istante ch'egli si produsse fra i viventi. Il primo

suo ufficio si è quello d'istruirlo di ciò che gli ebrei chiamano דקדוק

(sottigliezza) (Dichduk.) consistente nella cognizione de' Caratteri

ebraici, de' punti che ne tengono luogo di vocali (di cui quell'idioma è

affatto mancante) delle pause che marcate non sono, di sorte alcuna, in

detta Lingua, e delle note armoniose, e degli accenti, che si rendono

alla medesima essenziali (4); ma tutto ciò si eseguisce materialmente

dal primo stupido maestro senza principj grammaticali di sorta alcuna,

ed ecco frattanto sparito un intero biennio almeno; che tale è lo spazio

di tempo che si fa credere in certo modo presso che indispensabile a

questo primo non meno inutile, che lacerante meccanismo (5).

Divenuto in seguito il fanciullo mediocremente conoscitore della

semplice forma de' Caratteri ebraici (oltrepassare non potendo un tale

circoscritto confine) si fa ripetergli per varie volte le lunghissime

preghiere de' giorni solenni, e quelle ancora de' quotidiani, e feriali,

fino a tanto che le une, e le altre, ammucchiate gli restino

confusamente in testa, in modo che a tempo debito egli possa recitarle

colle solite ripetute cantilene senza mai nulla capire di tutto ciò che

esprime, come veggiamo accadere oggi appunto fra i cristiani alle

femmine, ed alla massima parte degli uomini ancora che recitano tutti

d'accordo con tanta devozione le loro quotidiane preghiere nell'idioma

latino, senza intendere la minima parola di ciò che le medesime

racchiudono.

Gionto ch'è dunque il fanciullo all'età di 9. o 10. anni, si procura di

farlo tosto passare alla lettura del Pentateuco, indi gli si fa scorrere

i Profeti con tutto il resto della _Mikrà_, facendolo ad un tempo

dedicare nella spiegazione, e nelle glose interminabili de'

Commentatori, non meno degli uni, che dell'altro; si ha inoltre la cura

di renderlo quanto è possibile intelligente ne' Divini (di cui abbiamo a

sufficienza ragionato altrove), giacchè gli espressi motivi

dell'osservanza de' precetti, e de' doveri che incumbono l'ebreo sono in

essi tutti onninamente racchiusi in un intero Corpo che ha per titolo

שולחן ערוך (Sciulhan' ngharuh) _mensa preparata_, se poi il fanciullo

manifestasse un declivio espresso alla professione del rabanismo, è

allora che procurasi di renderlo instruito ne' _Medrascim_, o _Rabbot_,

nel _Talmud_, nel _Zoar_, antichissimo Commento della Scrittura che

tutto si diffonde sulle allegorie, su' tratti d'immaginazione e su'

misteri (6); nelle opere sublimi del celebre Maimonide o _Rambam_, il

quale può dirsi con giustizia, il più colto, ed il più illuminato di

tutti i Rabbini dell'Israelismo, ne' dotti Commentarj di _Abarbanel_

sensatissimo critico pur esso, ed in qualche altro più recente ancora,

oltre que' tanti già menzionati, che la sua nuova elezione gl'impone di

conoscere minutamente per detaglio.

Ecco, in una parola, a che mai si riduce la mostruosa educazione, più

teocratica, senza dubbio, che sociale, conferita a' fanciulli ebrei di

nostra età, e se malgrado i pessimi principj co' quali pretendesi

condurli al premeditato disegno, alcuno di essi per fortuita

combinazione vi perviene, ciò non succede che nello spazio di venti anni

almeno, senza che in questo lunghissimo intervallo si pensi a fare

entrare giammai nella sua testa la benchè minima coltura, non dirò già

di scienze astratte, o contemplative, o di amena erudizione, mentre ciò

impossibile rendevasi all'ebreo sotto l'orizzonte dell'Italia

specialmente si funesto per esso lui ne' tempi andati (siccome dovrò,

pur troppo, dimostrarlo in seguito con orrore) ma una semplice pratica

di scrivere, una mediocre perizia della stessa lingua del paese in cui

vive, usata da quel popolo col quale ha esso duopo di contrarre ad ogni

istante stretti legami di Commercio, e di Società, e che per una

sventura inconcepibile non giugne mai l'ebreo che a balbettare

macchinalmente nella guisa che mirasi fare sovente a' perucchetti, o

papagalli, i quali non fanno che ripetere in tronche articolazioni que'

pochi vocaboli medesimi che odono (7). In fatti quanti ve n'ha fra gli

ebrei che nell'età di 12, o 15 anni leggeranno _Onkelos_ (parafrasi

caldea della Bibia) intenderanno _Jarki_, spiegheranno _Ezechiello_,

conosceranno il _Zohar_, e non sanno appena vergare il proprio nome, e

quanti altri parimenti ve n'ha che ci recano insoffribile nausea ad

udirli parlare di cinquanta? Ma almeno è un conforto per questi di

potere dividere la loro sventura con infiniti altri individui non ebrei,

attaccati fatalmente dallo stesso contagioso malore (8).

Barbari uomini che sì indegnamente vi usurpate il preclaro attributo di

padri di famiglia, senza conoscerne giammai nè le leggi rispettabili, nè

gli urgenti doveri! Ecco l'opera vostra, genitori spietati di misera

prole che la vostra detestabile negligenza rende perpetuamente

sventurata, fremete! I complici voi siete di ogni smarrimento che

l'ignoranza (sorgente inesauribile di tutte le sciagure che affliggono

l'umanità) in cui abbandonasti crudelmente i propri figli farà loro

commettere un giorno; ma che dico? No, no, irragionevole sarebbe

l'imputare i medesimi della più leggera colpa in questa parte, quando i

soli rei siete voi, voi siete i colpevoli, e di essi con più debita

ragione riportare voi dovrete la terribile meritata pena; e quale

avversione per la vostra rimembranza non dovrà non recare agli stessi

vostri figli un tempo, allorchè sviluppata dagli anni la ragione de'

medesimi, si vedranno costretti a riconoscere nello stesso autore della

loro propria esistenza la cagione fatale di ogni loro triste

avvenimento? A che vi gioverà di querelarvi allora contro voi medesimi,

detestando la vostra indifferenza brutale per la loro negligentata

Coltura? Se con un rincrescimento intempestivo mitigare forse credete il

vostro fallo enorme, o se immaginate che possa non esservi dagli altri

imputato quello come tale, vi lusingate indarno; ogni rimorso è inutile,

superfluo il pentimento per un male che da voi soli dipende di

allontanare onninamente o d'impedire; ma che per l'ordinario inevitabile

si rende una volta che lo abbiate permesso; in vano finalmente vi

sforzerete di palliarli entrambi, attribuendo la colpa alla supposta

inclinazione avversa dagli stessi figli per illuminare il loro spirito,

e coltivare i loro talenti, allorchè promettendo, forse, per loro intimo

declivio, i più rapidi avanzamenti, se tenuto aveste seco loro

tutt'altro differente sistema, meno barbaro, e più sociale, costituire

gli potevate in tale stato da ricolmare voi di onore, essi medesimi di

gloria, la società di ammirazione (9).

Ma la natura, e la ragione sono sufficientemente vendicate degli

oltraggi proditorj che dalla vostra insensibile fierezza si commettono

in tante guise differenti contro di esse.

(1) Se lo spirito di un fanciullo, si arrendevole per sua natura, si

limitato, è una volta sovvertito dal malefico pedantismo di una

ignorante educazione, invano tenteranno in seguito le scienze di

rischiarare quelle dense tenebre delle quali essa l'ha ingombrato;

indarno lo studio, il più metodico ancora, potrà giugnere a dileguarlo

dall'errore, ad elevarlo fino alla verità; esso in tale deplorabile

stato inutilmente userebbe ogni sforzo d'ingegno e di artifizio di cui

fosse capace per ritrovare lo smarrito sentiere, che diretto lo avrebbe

con sicurezza nel vero acquisto delle utili Cognizioni se tradito non lo

avesse la barbara negligenza di chi più dovea interessarsi per la di lui

morale educazione; ond'è che per infondere nell'animo sovvertito di un

fanciullo un numero adeguato di verità utili, e necessarie, sarebbe

duopo, come lo pensa Elvezio, di svellere dalla sua corrotta fantasia lo

stesso equipollente di quelle assurde illusioni delle quali essa

ritrovasi miseramente colma, e penetrata; quale rimozione si complicata,

e difficile richiederebbe, senza dubbio, un tempo assai lungo; ecco un

nuovo argine al felice progresso degli sventurati fanciulli non meno

pernicioso di tanti altri, che rendono pur troppo la loro infanzia

interminabile, come ce ne convinceremo, con ribrezzo, nel seguito delle

nostre successive osservazioni sopra un tale particolare.

(2) Ecco sembrami ritrovata la soluzione del problema per tante volte

agitato da' curiosi; per che mai il dialetto dell'ebreo si fa per lo più

si notabilmente distinguere da quello degli altri popoli fra i quali

esso vive, sia col mozzamento di parole, sia collo strascico di

reiterati accenti, ovvero colle nojose inflessioni di vocaboli, ed altre

tali deformità le quali sono talmente abituali ad esso, che anche

gl'individui più colti di questa nazione vi si mirano cadere assai di

frequente. E quale meraviglia? essi con ciò altro non fanno che

ripetere, essendo adulti, uomini formati, ed anche decrepiti, le stesse

disgustose modulazioni di voci, che sono state loro comunicate nelle

fascie: ciò che vieppiù contribuisce ad avvalorare la nostra preallegata

opinione che le prime idee succhiate, per così dire, alla mammella

insieme col latte nella prima infanzia, sono quelle appunto che restano

sempre dominanti nell'uomo.

(3) Quanto sarebbero stati più rapidi, e più felici i progressi di

coloro i quali per intima natura forse dotati di una perspicace

inclinazione alla coltura, ed allo sviluppo dello spirito, se il primo

linguaggio che si è fatto eglino imprimere, non fosse stato corrotto nè

vizioso, ma bensì quello di persone instruite, di tersi parlatori, di

coltivati soggetti? Non v'ha, per quanto io penso, dice un saggio

antico, la benchè minima differenza, tra l'affidare ad un rozzo, ed

inesperto manovale la direzione de' primi radicali sotterranei di un

edifizio, e l'abbandonare, sia per incuria, sia per ignoranza, i primi

anni dell'età di un fanciullo alle perniciose cure di un domestico

imbecille, od alla direzione di una persona incolta, o scevra di virtù e

di talenti. Quale grave torto non si fa a' giovinetti, quale immenso

nocumento non ne risente l'inesperta {{fantasia}} de' medesimi

abituandogli all'esecrando linguaggio di costoro, che in seguito

disimparare hanno duopo, ed anche con somma fatica che rarissime volte

//giugne\\ {{giungono}} a superare felicemente? _Natura_ (dice il più

dotto precettore della gioventù) _tenacissimi sumus eorum quae rudibus

annis percepimus ....... non assuescat ergo puer, ne dum infans quidem

est sermoni qui didiscendum sit_

_Quintili. Instit. Lib. 1. C. 1._

(4) Il Pentateuco, tal quale ritrovasi scritto nel viluppo che viene

denominato ספר תורה (Sefer Torah) _Libro della Legge_ di cui fanno gli

ebrei pubblica lettura in certi determinati giorni dell'anno entro la

Sinagoga, è scritto senza _punti vocali_, mentre questi sono stati, dopo

vari secoli dalla promulgazione fattane da Mosè inventati da _masoreti_

o critici ebrei (de' quali fu già da noi parlato nel 1º. vol.) ad

oggetto di fissare, o renderne più agevole l'intelligenza a coloro che

non ne avevano una perizia sufficiente; anche gli accenti, o note che

gli ebrei chiamano טעמים (Tanghamim) _tuono, gusto, armonia di voce_ è

parimenti l'opera di quelli; essi ne hanno inventati di due speci, di

cui l'una serve a distinguere le parti del discorso, nella stessa

maniera che i Greci, ed i latini usarono i primi de' punti, e delle

virgole, affine di separare i differenti periodi de loro variati

ragionamenti; gli altri poi hanno per oggetto d'indicare le pause,

l'elevazione, e l'abbassamento della voce, leggendo, o piuttosto

cantando com'essi fanno, seguitando il costume antico i vocaboli

medesimi e le frasi della Scrittura; vi si è finalmente rimarcato in

essi qualche analogia molto prossima colle note medesime, che noi

impieghiamo usualmente nella musica.

(5) Non è già che gli ebrei manchino di eruditi, ed ingegnosi

grammatici, essi ne hanno da disputare con successo la palma di trionfo

a tutte le altre nazioni civilizzate del mondo. I Rabbini _Jeudah_, e

_Jonah_, si distinsero mirabilmente in questo ramo: R. _David Kimhi_,

così nomato per antonomasia _Radak_, si rese oltremodo classico ancora,

ed _Abenesdra_ più di tutti quelli che lo avevano preceduto; ma _Elia

Levita_ celebre Rabbino Tedesco gli ha tutti sorpassati; questi al dire

de' dotti, è il più perspicace critico che abbia la nazione d'Israel

nell'arte della Grammatica. Non bisogna certamente obbliare fra i

moderni il rinomato _R. Arieh_ conosciuto altrimenti sotto nome di _Leon

di Modena_; e gli eruditi Rabbini _Calimani_, e _Saraval_ veneti

entrambi, i quali tanto nell'arte della grammatica, quanto in quella

della predicazione, oserei dire, che non hanno lasciato successori da

eguagliare; ma a fronte di tutte le utili cognizioni che gli ebrei

potrebbero acquistare in questa parte, nulla di meno quel tanto che i

medesimi posseggono dell'idioma ebraico, non è regolarmente fondato che

sopra un abitudine macchinale che fece loro meramente contrarre un lungo

uso, senza potere giammai in verun modo renderne motivo, nè ragione.

Quindi è che pochi giungono fra essi ad approfondirla, ed a conoscerne

il vero spirito.

(6) Il metodo di cui gli ebrei si sono sempre serviti per spiegare le

Scritture è stato differente secondo i varj tempi, e la diversità de'

luoghi; ma in qualunque siasi maniera è ben di raro ch'essi si siano

applicati a trovarvi il senso puramente letterale. In quasi tutti gli

antichi Commentari sulla bibblia non vi veggiamo altro che allegorie,

giuochi di spirito, istorie immaginate a piacere, e pochissimi concetti

morali. Alcuni, per altro, volendogli giustificare, vanno fino a

sostenere che lo spirito di quegli antichi scrittori è stato condotto

all'invenzione di si fatte stravaganti parabole, o mistiche allegorie,

in preferenza delle spiegazioni letterali, per che quelle erano allora

molto più gustate dal popolo di ciò che lo fossero queste incapaci del

tutto ad eccitare l'attenzione assidua de' loro ascoltatori.

(7) Non si saprebbe cominciare troppo presto una saggia ed istruttiva

educazione. È ben vero, per altro, che la tenera fanciullezza non può

ancora contenere uno spirito giusto, e moderato, ma per rimediare a

questo primo inconveniente è duopo fare prendere alla ragione de'

fanciulli un abito da fanciullo; e questo dovrebbe essere propriamente

l'ispezione de' genitori, e delle genitrici, a dovere tutti esaminare

minutamente da vicino, ed a studiare con assidua precauzione la portata

de' soggetti che quelli possono soffrire; tale è l'espediente il più

efficace per trarli, con successo dal loro ingenito letargo, ad un

simile riguardo, la pena è breve, ed il solido vantaggio che se ne

ritrae è di una interminabile durazione. I pregiudizj, e le passioni si

impossessano ben presto della vita dell'uomo e presto ancora si

corrompono lo spirito, ed il Cuore, quando a' fanciulli troppo tardi si

parla, ed allorchè la ragione viene per collocarsi, lo spazio, per così

dire, che dee contenerla, è già preventivamente occupato.

(8) È un difetto quasi universale in queste parti di mantenere i

fanciulli fino all'età di 8. e forse ancora di 10. anni immersi nella

totale ignoranza di ogni cosa, e scevri affatto eziandio del proprio

natio idioma. Alcuni filosofi opinano che non si debbono fare applicare

i fanciulli agli studj avanti ch'essi abbiano compiuti gli anni sette:

_Quidam Litteris instituendos_, (dice Quintiliano riferendo il

sentimento de' medesimi) _qui minores septem annis essent non putaverunt

quod illa prima ætas, & intellectum disciplinarum capere, & laborem pati

non possit_ (_Instit. Cap. 2. Lib. 1._). Però questi sembra essere di

opposto pensiere, appoggiato, senza dubbio, al sentimento di _Crisippo_

filosofo Stoico, il quale avendo ragionato estesamente sull'educazione

instruttiva de' fanciulli assegna tre soli Anni alle balie, alle quali

raccomanda che persino di allora si applichino a formare i costumi di

essi, ed a reprimere, per quanto elleno è possibile, la veemenza delle

loro passioni che fino a quell'età cominciano a farsi con tutta forza

sentire: or prosegue il medesimo Quintiliano, se questa età può essere

capace di norma per rapporto a' Costumi, per che mai non dee esserlo

egualmente per ciò che almeno riguarda il solo studio delle Lingue? _Cur

autem non pertineat ad Litteras ætas, quæ ad mores jam pertinet_ (Ibid).

Ma che direbb'egli mai quello stesso Quintiliano se spettatore un solo

momento ritrovare ei si potesse fra noi ad osservare il detestabile

contegno che si tiene in queste parti, concernente l'educazione morale

de' fanciulli? Cosa opinerebb'esso mai, vedendo quella professione

stessa che ha egli per lungo Corso di Anni esercitata felicemente con

altrettanto luminoso decoro, quanto avventurati universali successi,

oggi renduta fra noi sì abbjetta, sì comune, sì popolare? Quale giudizio

farebbe degl'insensati genitori, e quale prognostico darebb'egli mai

degli sventurati loro figli? Ci reputerebb'egli reprobi, stravaganti, o

forsennati?

(9) È certamente un assurdo ripugnante, ma d'altronde molto comune il

credere, che ci sieno pochi uomini i quali naschino colla facoltà di

bene acquisire le idee che loro si presentano, e di abbracciare gli

studj ne' quali si fanno i medesimi applicare; siccome pure ingannasi di

gran lunga chi s'immagina che la massima parte de' fanciulli perviene

con grande stento a superare quell'accidia molesta, che mirata, per così

dire, porta seco lo spirito di questi, poichè quasi tutti, al contrario,

sembrano egualmente organizzati ad applicare, a pensare, a ritenere con

la massima facilità e prontezza: _C'est un talent_ (dice _Elvezio_ P. 1.

_de l'Education_) _aussi naturel a l'homme comme le vol aux oiseaux, la

course aux chevaux, et la ferocité aux bêtes farouches. La vie de l'ame

est dans son activité, & son industrie, ce qui lui a fait attribuer un

origine celeste. Les esprits lourds, & inabiles aux sciences, ne sont

pas plus dans l'ordre de la nature, que les monstres & les phénomènes

extraordinaires, ces derniers sont rares._

Dal che mi sembra potere fondatamente conchiudere che agevole cosa si

rende di ritrovare ne' fanciulli delle risorse considerabili, le quali

per sciagura universale o non si conoscono affatto, o si lasciano, pur

troppo, sfuggire coll'età: quindi è che allora non dobbiamo qui

incolpare la natura, o il talento de' giovani, ma la nostra insensata

negligenza per la loro instruttiva educazione unicamente, la quale se

una volta giugneremo ad emendare de' suoi perniciosi errori, resteremo a

sufficienza convinti della pretta verità di ciò che quì fermamente

asseriamo.

Cap. II.

I mostruosi principj de' quali sono i fanciulli ebrei miseramente

imbevuti nella loro età puerile, rendono la loro ignoranza {{pressochè}}

inemendabile durante il Corso di tutta la loro vita.

L'Uomo, dice _Seneca_ il filosofo, nasce barbaro, nè lo miriamo

allontanarsi dall'abbjetta condizione delle bestie, che per il solo

efficace mezzo dell'educazione morale, de' lumi, e della coltura del suo

spirito; più questo è raffinato dall'istruzione, e vieppiù con

sufficienti ragioni può esso vantare meritamente nella società il rango

eccelso di uomo, cioè, della più ammirabile produzione tratta

dall'eterno Consiglio dell'opifice supremo; appoggiato senza dubbio, a

questo evidente inconcusso principio, uno de' più gran genj

dell'Inghilterra solea ripetere sovente che la scienza, e l'ignoranza

erano i positivi essenziali principi del bene, e del male di cui era

propriamente suscettibile tutta la specie umana (10).

Ma, che dissi, educazione, lumi, Coltura? Eh! quali nomi ignoti, e

scevri di sentimenti a' nostri tempi! I pregiudizj, le sregolate

passioni, gli errori, ecco l'odierna educazione dell'uomo; essi lo

assaliscono senza ritegno, e gradatamente s'impossessano dell'illuso suo

Cuore; la superstizione accorre a perpetuare le di lui calamità, e

quindi ne compie il misero edifizio, e mette il colmo alla fatale

clessidra; quell'orrido mostro persecutore inesorabile del genere umano,

diventa l'unica guida dell'uomo, esso lo fa degenerare dall'esimia sua

specie e di gran lunga più feroce lo rende di selvatica fiera. Smarrito

esso trovasi allora dall'ameno sentiere di quella solida, e perenne

felicità, che una saggia, e metodica educazione gli avrebbe profusamente

preparata, senza ostacolo, e quale forsennato vaneggiante al cupo

baratro delle chimere esso la cerca laddove non vi è, e persuaso egli

resta di ritrovarla laddove appunto non vi può essere (11); questa

informe produzione dell'umano delirio, sedotto che abbia un solo istante

il credulo mortale a' suoi tenebrosi agguati, inutile gli fa supporre

l'educazione per la sua vita, di aggravio la coltura dello spirito, i

lumi perniciosi, e costringendolo ad ignorare i vantaggi

incommensurabili della prima, vietandogli con ogni sforzo di conoscere i

salutari disegni che gli ultimi si prefiggono, esso rinunzia di buon

grado all'una, più gli altri non cura, e ciò è pur troppo allorquando la

più necessaria, e la più sorprendente produzione della natura, la più

inutile diventa la più spregevole[.]

Tale è lo stato deplorabile a cui ridotti io vi miro o sventurati

fanciulli d'Israel! Ma ciò che più di ogni altra cosa mi attrista si è

il vedere la somma difficoltà de' mezzi efficaci a liberarvene, e di

//credere\\{{avere}} presso che inutili riconosciuti da gran tempo fino

ad ora tutti i miei sforzi, onde rischiarare le insite vostre tenebre,

istruirvi, e migliorare la vostra sorte (12); ma con quale fondamento

lusingarcene giammai, dopo l'abominevole preparazione, che testè

riprovato abbiamo, e che il loro spirito ritrova, senza pena fino dalla

culla? Se anche prescindere si volesse da tutti que' panici timori, e

ridicole apprensioni che s'incutono a' fanciulli col vano disegno forse

di contenerli nel loro dovere, ed abituarli per tempo all'obbedienza,

costume generalmente riprovato da' saggi, ma che non lasciasi frattanto

di praticare dalla massima parte (13); come supporre che co' tanto

venefici elementi de' quali gli abbiamo noi veduto imbeversi possano

quelli giugnere una volta a superare quegli argini funesti che

formeranno sempre mai un ostacolo presso che ineluttabile alla sviluppo

delle loro facoltà intellettuali, come sperare che condurre si possano

un giorno fino alla verità, se loro mancano affatto i mezzi opportuni di

conoscerla, se la ignorano i loro primi Institutori, e se i propri loro

parenti si fecero sempre uno scrupolo di sapere ciò ch'ella fosse?

Ingannati eglino stessi grossolanamente fino da' loro primi anni, è ben

naturale che si crederanno in dovere d'ingannare alternativamente i

propri figli, trasmettendo loro quel tessuto informe di errori, e di

Contraddizioni che hanno essi medesimi ricevute come in retaggio da loro

travviati progenitori (14). Indi col soccorso dell'abitudine malefica

che fanno loro sì per tempo contrarre, ed i panici timori che loro

incutono come si disse, fino dalle fascie, essi pervengono a farli

tenacemente persistere nelle assurdità più materiali, nel mentre che

queste sono il più chiaramente significate. In vano tenterebbe la

ragione di fare in simile procinto formalmente valere i suoi diritti; la

ragione nulla può contro l'abitudine, la quale diventa, come suole

dirsi, una seconda natura per lo spirito umano (15).

Inoltre quando ancora questi miseri fanciulli arrestati non fossero da

tale funesto impedimento, con quale coraggio si indurrebbero essi mai ad

affrontare le opinioni di quelli che loro fece amare natura, e che

mirano cotanto impegnati ad istruirli? Essi non solo gli credono più

abili di loro, ma debbono supporli anche intimamente convinti di tutto

ciò che da quelli viene loro di proposito comunicato; ed ecco un valido

motivo di più onde rendere maggiore la confidenza di questi esseri

inesperti verso i propri genitori, dalla parte de' quali non sospettano

giammai nè frode, nè menzogna, e quindi fatti adolescenti ancora sentono

aumentare la loro sicurezza per essi, in ragione dell'incremento di età,

memori delle cure che quelli presero per l'infanzia de' medesimi,

allorchè erano impotenti di sostenersi da essi, e senza l'influenza di

straniero soccorso (16).

Ecco in quale maniera si fanno insinuare gli errori più grossolani, e si

perpetuano i pregiudizj i più degradanti nell'animo degl'ingannati

fanciulli dall'Israelismo, senz'altra base fondamentale fuori l'equivoca

parola di coloro a' quali essi debbono l'esistenza; ed ecco finalmente

il solo genuino motivo per cui una gran parte di essi, specialmente in

molte Città dell'Italia, non giugne mai a sviluppare l'intelletto, anche

nelle Cognizioni le più agevoli ad abbracciarsi, e le più triviali:

quindi vedendo riuscire vani tutti i possibili sforzi per arrivarvi,

stancasi per ultimo al segno, che ne abbandona totalmente l'impresa, e

più non si cura di proseguirne i tentativi. Egli è dunque così che

quella stessa ignoranza ch'ebbero come in retaggio dal primo infelice

istante che si produssero al mondo gli accompagna durante la loro vita,

nè gli lascia in alcun tempo fino all'estremo periodo delle loro forze.

Ma non vi sono forse altre cause da potersi fondatamente assegnare,

oltre le testè menzionate all'alienazione decisa che osservasi nelle

8/10 parti de' giovinetti ebrei per l'assidua coltura delle scienze, e

per una solida istruzione? Questo è ciò appunto che noi andiamo ad

investigare con ogni diligenza possibile nel cap. Seguente.

(10) Tale è il sentimento di _Bacon_. In fatti s'è vero, nel modo che in

tante guise fu da' saggi dimostrato, che le sole scienze possono rendere

l'uomo felice (purchè pago egli resti di coltivarle da uomo, cioè da

essere creato, ed efficiente) quanto l'ignoranza farebbe sulla terra

meno progressi funesti a danno degli enti ragionevoli, se questi

cospirando unanimemente d'accordo, la perdita estrema di quell'orrido

mostro, si dedicassero onninamente all'esercizio di quelle, e premurosi

di seguitarne con trasporto i salutari ammaestramenti, essi

perverrebbero allora a sbandire dal loro spirito que' malefici prestigj

che risultano direttamente dall'ignoranza, che formano il tormento

perpetuo dell'uomo, e la sua più avvilente degradazione. E appunto ad un

tale riguardo che la Grecia ebbe diritto di chiamare barbaro tutto il

resto del mondo, mentre non vi ha niente di sì grossolano, e ripugnante

dell'ignoranza, siccome niente avvi di più proficuo per l'uomo, e di più

salutare per la sua specie della coltura dello spirito, e dello sviluppo

della ragione.

(11) Come mai ritrovare felicità in mezzo delle chimere che ci

tormentano senza ritegno, come pervenire a possederla, combattuti

dall'ignoranza, assaliti da' pregiudizj che ci fanno continuamente una

guerra spietata e universale? Essa naturalmente schiva l'incontro

disgustoso di questi mostri detestabili, cotanto familiari pur troppo

alla specie dell'uomo della nostra età; e questa frattanto assurdamente

persuasa di poterla ritrovare nel tumultuoso conflitto delle passioni

criminose che da quelli derivano, prende l'illusione che queste fanno

ciecamente sullo spirito umano come una vera felicità, si pascola di

essa riguardandola per tale, e non si accorge, ch'ella si offrì qualche

volta a suoi sguardi nel suo integro sembiante, ma che i suoi

deplorabili errori allontanare la fecero dal suo cuore, trasformandola

in un labile fantasma che lo inganna, e lo tormenta: _Il est du bonheur

comme de la verité_, dice un illustre antico, _elle s'offre quelque fois

à nos regards, sans que nous la reconnoissons, & c'est alors qu'elle

nous échappe pour toujours._

(12) Questa è una verità con mio intenso rammarico esperimentata da me

in 20. Anni consecrati alla istruzione della gioventù; nè sapea

intendere la cagione per cui io ritrovava i progressi de' fanciulli

ebrei di certi paesi, specialmente dove la lingua è più corrotta, e

l'ignoranza è loro più omogenea, sempre più lenti, e più incerti di ciò

che lo fossero quelli di coloro nati in certi altri climi differenti,

malgrado tutte le mie più assidue cure per farneli riuscire, e ruminando

in mestesso quali potessero essere i veri motivi di sì strano

inconveniente, due principali soltanto io vidi risultarne il primo può

dirsi certamente la superstizione l'ignoranza, e l'avarizia di una gran

parte de' loro genitori i quali dopo di avere tenuto sepolto lo spirito

de' propri figli nel vortice di una brutale stolidezza per 6. e 7. anni

gli affidano in seguito per altrettanti all'abominevole istruzione di un

ignaro pedante, dalle cui mani essi ne sortono molto peggiori di quando

vi sono entrati. E quale di questa ritrovare si può mai cecità più

deplorabile? È ben vero che il grato prezzo rende agevoli e comuni le

cose più rare; ma un Calcolo sì assurdo, e pregiudicevole al progresso

della gioventù, non si fa in simile caso, che dagl'insensati unicamente,

i quali non potendo pervenire a conoscere il grave nocumento che apporta

un tale risparmio ai propri figli, giusta l'opinione di un dotto

Inglese, si abbandonano con essi nel più orrido precipizio: _Some

persons employ such masters, as these to save expences, others for want

of knowing them_; indi conchiud'egli saggiamente. _These are blind

people who suffer themselves to be led by others, that are also blind,

and all of them fall down the precipice together_. Johnson's Works.

Quindi le loro menti abbacinate dell'enorme affluenza di errori

insinuatigli da quegli infelici maestri, più non sono capaci di

sostituire a questi altrettante verità utili, e salutari; e quando ciò

ancora riuscisse, una sifatta rimozione richiederebbe un lungo tempo, ed

ecco un nuovo argine al progresso di questi sventurati fanciulli, niente

meno pernicioso degli altri testè indicati.

Il secondo motivo poi io ritrovai essere il lunghissimo tempo che si fa

loro inutilmente dissipare nello studio della religione, il quale

distraendoli da tutto ciò che rapportasi allo studio delle Scienze,

delle Belle Lettere, alla Società, e all'uomo, gli fa considerare ogni

altra applicazione come profana indegna totalmente di un vero Israelita;

ed opposta alle pratiche bizzarre delle quali sono que' fanciulli

macchinalmente impressionati.

(13) Fra i tanti difetti condannabili all'eccesso che paralizzano

l'educazione morale de' fanciulli, che distruggono al loro nascere i

migliori successi che potrebbero aspettarsene, può certamente

annoverarsi il primo quello che quì noi riproviamo. Qual esecrabile

sistema! Credere che non siavi altro mezzo più pronto, e più efficace

per ridurre i fanciulli all'obbedienza, che mettendo in pratica le

ridicole apparizioni di notturni fantasmi, ed i panici timori che in

varie guise differenti gli s'incutono nello spirito, il quale in simile

foggia abituato a temere, tutte le volte che si vorrà, mentre è

fanciullo, o reprimere le sue passioni, o renderlo più saggio, si sarà

costretti di minacciarlo con si fatte apprensioni, e queste resteranno

talmente inveterate nella sua mente fatta un giorno adulta, che tutta la

sua vita non sarà poscia che una serie successiva di timori, e questi

inseparabili dalle di lui azioni, lo abrutiranno in tale maniera, che

credere, e tremare saranno un giorno per lui la cosa stessa.

(14) Tanto è ciò vero quanto che se noi interroghiamo non dirò già i

fanciulli i quali mancano di discernimento, e di esperienza; ma gli

stessi vecchi, e provetti genitori che che dobbiamo supporre consci, e

inveterati nelle massime della Religione che professano; se noi ci

facciamo, dico, ad interrogarli de' giusti fondamentali motivi per cui

essi le praticano, noi gli udiremo sempre aggiugnere l'uno all'altro

assurdo, senza dare giammai la benchè minima evasione alla nostra

obbiettata ricerca, e tutto al più gli vedremo impegnati a farci

credere, che siccome i loro padri gli hanno costretti di rinunziare alla

teoria del raziocinio, così appunto debbono essi obbligare i propri

figli ad imitarli, non solo, ma a diffidargli ancora della testimonianza

de' sensi, e sottomettersi ciecamente a ciò ch'essi loro annunziano come

positivo, e irrefragabile, con niun altro fondamento, che le stupide

asserzioni de' loro troppo creduli progenitori.

(15) Siccome l'abitudine regolarmente si contrae ripetendo le medesime

azioni, o rinnovando con frequenza la pratica delle medesime Cose;

quindi è che l'anima vi si porta prontamente, e con piacere, di modo che

sembra essere quella trascinata verso l'oggetto che la attrae appena ei

si presenta, o che s'egli è assente essa lo brama con un trasporto

estremo: è per ciò che l'uomo difficilmente perviene a distruggere un

abitudine profondamente inveterata nel suo spirito, massime se questa

tende al vizio; e quando ancora egli fosse capace d'implorare i soccorsi

della ragione per liberarsene, questa si troverebbe nell'impotenza di

prenderne parte, atteso i grandi ostacoli ch'essa v'incontrerebbe dalla

parte dell'uomo predominato da un'abitudine viziosa.

(16) L'inesperienza massima nella quale si ritrovano i fanciulli di

questa età, generalmente parlando, gli trascina molto sovente a credere

quello appunto che in una età più avanzata essi vorrebbero rigettare per

che riconosciuto in ogni parte assurdo, pernicioso, ed opposto

interamente alla verità; ma è troppo tardi, e infatti a che mai

gioverebbe loro il tentarlo, dopo di essere divenuti le vittime eterne

della loro propria imperizia macchinale, e lo scherno fatale della

torpida ignoranza di coloro che gli astringono ad imitarli, facendo loro

adottare ciecamente tutti que' mostruosi delirj de' quali furono eglino

medesimi primi già imbevuti? Quindi è per che questi miseri fanciulli

trattenuti dal riguardo ridicolo di non doversi opporre giammai a ciò

che fu loro fatto credere ne' primi Anni della loro esistenza, e

venerare come fanno da quelli a' quali essi debbono le prime luci

vitali, non possono in verun tempo dipartirsi dal tenebroso loro stato

primievo, e non giungono a misurare le loro azioni, e i loro pensieri

che unicamente sopra un semplice _udito dire_ Quale di questa ritrovare

si può mai condizione più deplorabile!

Cap. III.

L'ignoranza di tutto ciò che tende allo sviluppo della ragione che i

Rabbini //(concordi in questa sola parte con tutti gli altri preti de'

Culti che conosciamo)\\ prescrivono come ovvia alla salute dell'anima,

allontana gli ebrei dallo studio delle scienze.

Si è osservato in ogni tempo, e si è per reiterate volte ripetuto in

varie Lingue che tutta la specie umana è diretta onninamente dalle sole

abitudini. Or lo stato dell'educazione (come lo pensano _Elvezio_, e

_Mirabeau_) altro per se stesso non è che l'arte, o la maniera di fare

prendere agli uomini le abitudini adeguate, che si giudicano loro

necessarie nelle differenti circostanze alle quali si suppone che

possono essere richiamati.

Tanto è ciò vero quanto che veggiamo tutti i legislatori antichi

servirsi della sola educazione pubblica, come di un espediente il più

ovvio, ed il più efficace a sostenere, e a propalare le loro istituzioni

differenti: alcuni di questi, e _Licurgo_ in particolare, hanno sempre

considerata la gioventù, come l'assoluto patrimonio dello stato, non

lasciando a' rispettivi genitori che la mera soddisfazione di avere

procreati degl'individui, utili alla patria che vide nascerli. E appunto

in questa verdeggiante età che vollero essi radicare i primi germi

salutari della messe sociale. Ma alcuni individui troppo interessati per

il loro benessere unicamente in preferenza di quello della patria, e

dell'intera società umana, meditando di annientare le idee già

propalate, come opposte onninamente a quelle che dessi tentavano di

estendere, e perpetuare fra i mortali, hanno delusa l'aspettazione

universale, miseramente rovesciando da colmo a fondo quest'edifizio

salutare già con ammirabile successo preparato da quegli uomini, cotanto

benemeriti della specie umana (17).

Per altro alcuni eruditi critici rimarcarono che gli accennati

Legislatori, presso che tutti in sifatta maniera procedendo tentavano di

fare contrarre agli uomini delle abitudini affatto contraddittorie, e

distruttive di quelle che la natura avea in origine disposte, e

sistemate in vantaggio de' medesimi: ciò potrebbe anche essere da una

parte; ma io veggio frattanto che quella sifatta classe di uomini di cui

parlammo, dall'altra, occupata unicamente di garantire i suoi interessi

particolari da ogni esame, e persuasa che il suo ascendente basato sopra

certe pratiche superstiziose e assurde, il più delle volte, non potea

mai conservarsi, che sugli appoggi medesimi soltanto, che servirono un

giorno a farla cominciare ad esistere, ad introdurla fra i popoli, ha

usato di ogni sforzo per illaqueare l'umana ragione, e paralizzando lo

spirito nascente di quegli esseri deboli e limitati, co' mostruosi

principj de' quali l'ha essa funestamente imbevuto, fece credere

superflua l'abitudine della prima, e quasi come pernicioso lo sviluppo

del secondo (18).

Comunque sia che si riguardino le abitudini che si fanno prendere a'

fanciulli dell'Italia specialmente; sotto qualunque siasi aspetto che ci

rappresentiamo lo stato deplorabile in cui è attualmente ridotta la

gioventù dell'Israelismo di queste nostre contrade, non possiamo

certamente astenerci dal commiserarli tutti d'accordo; acciecati

dall'errore dal primo istante della loro fanciullezza; avvinti co' ceppi

tenaci dell'opinione; vessati da' continui panici timori; marciti nel

vortice immenso dell'ignoranza, come sperare che quegli sventurati

fanciulli, sia che appartenghino ad una, o ad altra credenza

religionaria, possano giugnere a conoscere in alcun tempo le vere cause

legittime delle loro sofferenze laceranti, o che pervenghino giammai a

superarle (19)? Qui odesi da una parte il rabbino altamente gridare che

ogni libro fuori della _Mikrà_, della _Misna_, della _ghemarà_, tutto è

inutile, tutto è pernicioso, tutto è profano sopra la terra; che il vero

Israelita non ha duopo di conoscere che questi; e chiunque si versasse

nelle scienze filosofiche è dannato irremissibilmente (20): colà

intendesi dall'altra i ministri di altro Culto ripetere incessantemente

alle loro gregge che la terra non è già la vera loro patria, che la vita

presente altro non è che un labile tirocinio, e quindi che le Scienze si

rendono affatto inutili per l'uomo in questo mondo; che essi non

ritraggono la loro autorità che dal solo Essere Supremo dal quale

dipendono, e che come suoi organi assoluti, e mediatori, tutti gli

uomini debbono rendere loro unicamente un conto esatto delle loro

operazioni, facendo riguardare come un delitto eccessivamente criminoso

di resistere al loro feroce teocratico dominio (21): altrove finalmente

mirasi il Dervigi avventarsi a braccio armato contro le scienze ed i

scienziati, riguardare come un infamia la coltura dello spirito, e

idolatrare l'ignoranza come il primo requisito necessario per un vero

fautore dell'Alcorano essendo questo uno degli attributi essenziali (nel

modo che osservammo distesamente altrove) che caratterizzavano il

venerato promulgatore di questo codice, e l'indole di presso che tutti i

popoli orientali di que' tempi (22). Ed in tale strana guisa procedendo

si perviene ad iterizzare fra i popoli l'ignoranza la più oltraggiante,

a scoraggirli ed a farli vilmente sacrificare ogni loro più sacro

interesse in favore di questi sedicienti plenipotenziarj dell'Essere

Supremo (23).

Tutto che noi convenghiamo di proposito col primo, come è positivamente

di ragione, che la mikrà, la misna e la Ghemara sieno opere utili a

conoscersi, e la prima di queste in particolare sovra di ogni altra

necessaria ad intendersi, ed oltremodo utile a praticarsi; sebbene

ancora accordiamo al secondo che instantanea, e caduca è la vita

dell'uomo sopra la terra, ciò che è troppo evidente per dubitarsi; ne

risulterà egli però l'esecrabile illazione dell'ultimo che debbasi

proscrivere dal mondo la coltura dello spirito, e che senza l'ignoranza

l'uomo speri in darno di conseguire l'eterna salute dell'Anima?

Insensati! Può egli farsi mai un ingiuria di questa più enorme alla

specie dell'uomo, alla natura allo stesso Opifice Eterno creatore

dell'uno, e fondamento dell'altra, che è la stessa increata sapienza

universale con cui la regge, la governa, le alimenta entrambe? Eccitati

a gran forza da queste massime venefiche, ciecamente guidati da sì

esecrabili principj, oseremo noi sorprenderci ancora per che

l'educazione de' nostri fanciulli ebrei, e quella specialmente che si

pratica in Italia ci fa fremere, per che quella è si opposta all'indole

umana, per che si recalcitrante alle Leggi del Cielo, e della terra? Nè

ci lusinghiamo di pervenire in verun tempo a migliorarla fino a tanto

che il fanatismo si farà risentire ne' nostri Cuori con un trillo più

squillante, e più sonoro di quello che la voce consolante dell'esimia

ragione ci tramanda, e che storditi a tal segno dallo strepito di quello

ci abbandoneremo alle cure proditorie di certi esseri automati che sotto

un illusoria sembianza umana o per insofficenza ci corrompono co' loro

contraddittori, e assurdi principj, o ci abbrutiscono per pravità,

impressionandoci sinistramente contro lo studio delle Scienze,

pregiudizio il più funesto di quanti altri mai abbiano ferocemente

soggiogata la specie umana, e che noi passiamo a distruggere senza

ritardo.

(17) L'interesse particolare di tali pericolosi individui di cui

parliamo non è ad altro scopo fatalmente diretto che a distruggere que'

sani principi che riconoscono contraddittorj a quelli ch'essi tentano

ovunque fare valere scapito de' lumi, della verità, della ragione, che

molto sovente essi pervengono pur troppo a soffocare nello spirito

abbacinato degli uomini, e quegli sventurati che ne restano le vittime,

imbevuti funestamente da tali //funesti\\{{venefici}} principj, più non

sono in istato discernerne il nocumento, ne più si curano di ritrovare

uno scampo sicuro onde sottrarsi al baratro infernale dell'ignoranza, e

de' pregiudizj, che loro si apre sotto il passo, e dove la loro

indolente buona fede dovrà tosto, o tardi miseramente trascinarli.

(18) Non so per quale consuetudine malefica si è fatto in molti luoghi

tenacemente prevalere l'uso pernicioso di affidare ad una certa classe

inutile di fanatici, e devoti l'arduo malagevole assunto di formare il

Cuore, e lo Spirito de' giovani destinati un giorno al governo di

Popoli, o al maneggio d'importanti affari. Ma quali cognizioni, di

grazia, possono avere Istitutori di tal fatta, di quale interesse

possono quelli essere animati? Ferocemente soggiogati essi medesimi da'

pregiudizj i più enormi, è ben naturale ch'essi mostreranno a' loro

alunni la superstizione come la cosa la più urgente all'uomo, e la più

sana per condursi nella vita; l'intolleranza, e lo spirito persecutore,

come i più solidi fondamenti di un regnante, o il corredo essenziale di

un anima devota; essi procureranno di farne un Capo di partito, ed un

tiranno, od un fanatico sleale, e turbolente; essi soffocheranno di buon

ora, {{nell'uno}} la ragione, nell'altro la morale, e //chiuderanno\\, e

chiuderanno l'accesso ne' loro cuori alla verità, e alla giustizia, onde

non possino giammai arrivare a penetrarvi, gli mostreranno come inutile

la coltura dello spirito; i talenti perniciosi, ridicole le scienze, e

l'ignoranza al grado massimo convenevole per l'uomo. In una parola, essi

faranno un devoto imbecille dell'uno, un furibondo entusiasta

dell'altro, che non avrà nè questi la benchè minima cognizione di

morale, nè di virtù, nè quegli alcuna idea di giusto, nè d'ingiusto, nè

di solida gloria; e che saranno entrambi sprovveduti di lumi, e di

criterio necessari alla differente loro destinazione.

Ecco in compendio delineato quale dovrà essere propriamente per se

stesso, il piano detestabile di Educazione che potranno conferire

quegl'insensati maestri a que' fanciulli, che debbono formare un giorno

la felicità permanente, o la sventura inevitabile de' popoli, o la sorte

lacrimevole, o ridente di molte numerose famiglie.

(19) Quintilliano ci avvertisce sensatamente che l'uomo non dee già

ripetere che da se stesso la massima parte delle orride sciagure delle

quali noi lo veggiamo rendersi la vittima sì di frequente: _frustra mala

omnia ad crimen fortunæ relegamus; nemo nisi sua culpa diu dolet_,

dic'egli: _Institut. X._ volendo, senza dubbio inferire all'efficacia

possente dell'educazione morale sull'animo umano.

(20) Non è mancato chi volendo in qualche modo giustificare i Rabbini

per rapporto a questa loro opinione, la quale sembra in vero trascinare

seco le più dannevoli, ed assurde conseguenze, adduce che gli ebrei

antichi non avevano duopo di profondi Studi per formarsi lo spirito il

quale non dovea essere continuamente preoccupato che da quello solo

della religione; (sempre che intendere vogliasi almeno per istudio la

cognizione di molte lingue, o la lettura, e l'applicazione di opere

instruttive differenti, come da noi si considera); addetti nel modo

ch'essi erano alla vita campestre, circoscritti ne' loro bisogni,

isolati nella società, la loro lingua materna era per essi alquanto

sufficiente, e questa era l'ebraica, tale come noi la veggiamo nella

Scrittura. Oltre a ciò pare verosimile che uno de' motivi principali che

rendeva gl'Israeliti affatto alieni dallo studiare i libri stranieri, si

era il timore d'imbeversi delle menzogne e delle favole, che allora

formavano il soggetto primario, ed essenziale della Teologia di tutte le

idolatre nazioni del mondo antico.

Or ammettendo quanto si espone, io aggiungo che tutto ciò potrà essere

stato forse adattabile all'epoca della prima infanzia del Popolo

d'Israel; ma ora che questo più non ha per patria la Giudea; ora che

l'idioma ebraico più non è quello del Commercio di sua vita; ora in fine

che più non ha motivo alcuno di temere le favole, o menzogne de' popoli

fra i quali esso vive, non è egli vituperevole, in ogni senso, il

vedersi accreditare tutta via da gran parte di ebrei, e col massimo

fervore, un opinione sì ributtante, e sì lesiva al carattere onorifico

di ente ragionevole?

(21) //Non v'ha delitto più esecrando in faccia degli amministratori de'

Culti, generalmente parlando, di quello di mettere in dubbio un solo

istante ch'essi ricevono direttamente da Dio solo l'autorità assoluta

che i medesimi pretendono arrogarsi sullo Spirito de' mortali; ed è

questa una verità renduta omai troppo evidente presso qualche popolo

moderno, specialmente poichè un individuo che commette un misfatto

qualunque, per sacrilego che siasi, e quando ancora questo offenda la

Divinità medesima è tosto completamente assoluto da' suoi mistici

rappresentanti col mezzo di poche monete le quali o si convertono in

loro profitto, o si fanno servire per acquistare della cera da ardersi

sopra gli altari in gloria di qualche martire (così distinguendo

quegl'entusiasti che si fanno straziare sopra un patibolo follemente

immaginando di rendere con tale stravaganza più autentica la supposta

verità della credenza per cui soffrono): ma se alcuno osasse dubitare,

per esempio che due dita allungate del Pontefice romano sono sufficienti

a purificare un milione di anime umane in un solo, e medesimo istante,

colui che in tal foggia opinasse, dovrebbe essere, secondo gli statuti

monacali, dannato senza scampo nell'altra vita, e punito religiosamente

in questa come iniquo, e ribelle alla mistica possanza di colui che si

fa credere l'arbitro disponitore di ogni Cuore, di ogni pensiere umano,

e la suprema Divinità della terra, e che come tale qualunque Cattolico

romano, sotto pena di eterodossia e degli orribili flagelli che da

questa derivano è obbligato per se stesso di riflettere, di credere, e

di sostenere che il Papa pensa giustamente nel medesimo tempo ch'ei

s'inganna.\\

//Tale è presso a poco il carattere imponente che da tutti gli altri

popoli conosciuti mirasi fare de' loro Capi o ministri di Altari.\\

(22) Tutti gli Storici Arabi si accordano a descriverci questa nazione

come all'eccesso barbara, ed ignorante; ciò è comprovato dall'esperienza

medesima, se si riflette che quando Maometto intraprese di passare per

Profeta, non vi era, al dire degli storici, che il solo _Varakak_ in

tutta la Mecca, che sapesse leggere, e scrivere, e ciò anche per

accidente, atteso che essendosi fatto ebreo, indi cristiano, esso

apprese dopo il di lui commercio con entrambi i due partiti a scrivere

l'arabo in caratteri ebraici. La poca cosa che questo popolo avea presa

di coltivare le Lettere dette luogo di disegnare sovente gli abitatori

della Mecca col termine di _ignoranti_, nella guisa che si chiamavano,

al contrario gli abitanti di Medina: _Il Popolo del Libro_ a cagione

ch'essi sapevano leggere, e scrivere, e basare i loro discorsi sulle

regole della Lingua.

(ved. _Pocok Speci. p. 157. Al Bochari_.)

(23) //La confidenza illimitata che i ministri delle Religioni,

generalmente parlando, seppero profondamente ispirare nello spirito de'

popoli in loro favore indusse questi da lungo tempo ad abbandonare, di

buon grado, nelle mani di essi l'educazione morale della gioventù,

intimamente persuasi che le loro instruzioni edificanti ne formerebbero

lo spirito, e il Cuore.\\

//Io non nego per altro, che molti ve ne abbia fra questi capaci

superiormente d'intraprendere questo assunto spinoso, e di riuscirci

ancora con avventurosi successi; ma dove ritroveremo noi attualmente un

_Fenelon_; quanti _Bossuet_ possono con giustizia vantare i popoli

odierni; chi mai fra questi può annoverare oggi un _Condillac_, quanti

_Millot_ si conoscono nel mondo, e dove sono attualmente fra gli ebrei

gli _Abenesdra_, i _Calimani_, i _Casses_ e i _Saraval_? Pur troppo al

loro confronto l'esperienza contrappone oggi molti altri che animati da

interessi onninamente differenti da quelli che guidavano quegli egregi

venerabili ministri, contaminano lo Spirito de' fanciulli colle loro

massime superstiziose, e chimeriche, a cui fanno tenere il rango, e le

qualità di sani doveri, e facendo loro un inquietissimo scrupolo di

elevarsi fino alla contemplazione della verità, tentano di soffocarne la

ragione, e molto sovente di allarmarli ancora contro di essa; e come

dunque le Scienze che gli servono di alimento ritrovare potranno giammai

un libero sentiere, onde penetrare senza ostacolo, fino al Centro del

loro Cuore, se questo è già infelicemente preoccupato, dal primo istante

che cominciò a respirare aura di vita, dalla più deplorabile delle

follie, qual'è quella di riguardare le Scienze come nocive alla

Religione, e di considerare l'ignoranza come l'unico efficace mezzo

indispensabile all'eterna salute dell'uomo?\\

Cap. IV.

De' pregiudizj dannevoli su' quali fondano i nemici delle scienze

l'avversione decisa ch'essi nutrono tenacemente d'accordo contro di

quelle; vantaggi delle medesime; danni incalcolabili dell'Ignoranza.

Quali giusti, e bene fondati motivi possono avere fatto determinare J.

J. Rousseau a smentire sì altamente se stesso, a rinunziare in un

istante al carattere suo, alle sue vaste Cognizioni, a' suoi perspicaci

talenti, dichiarandosi apertamente L'apologista dell'ignoranza, ed il

deciso difensore del suo partito? Esso non ebbe, per quanto si suppone,

altro disegno che quello di distinguersi nel mondo coll'imponente

soccorso de' numerosi mezzi che gli offriva la sua capacità, sostenendo

arditamente un paradosso filosofico, che i suoi più inesorabili

antagonisti non poterono astenersi di ammirare, e che una delle più

rinomate Accademie della Francia (_Dijon_) ha decorato della sua

approvazione, e del suo premio (24).

Gli odierni panegiristi poi dell'ignoranza i quali non hanno nè la

facondia, nè i talenti, nè le tante risorse morali del filosofo di

Ginevra, si appoggiano ad un punto assai più edificante, palliando col

misterioso velo della religione l'odio inveterato ch'essi nutrono contro

le Scienze, non meno che contro di coloro che le professano.

L'opinione di Rousseau, tutto che riprovata, e combattuta da' più

illuminati fautori delle scienze, e che sempre condannabile sia per se

stessa, è almeno fondata sopra basi filosofiche, sulle quali lo spirito

di questi ha dovuto necessariamente arrestarsi: ma dove mai si regge

l'irragionevole avversione che tanti fanatici settarj dimostrano univoci

contro lo sviluppo della ragione? Essi dunque assurdamente pretendono

che le scienze non solo conducono alla irreligione, ma che si oppongono

altresì a que' fini salutari a' quali tende propriamente il vero Culto,

che la specie umana è in dovere di prestare all'Essere onnipossente; e

tanto è ciò vero, aggiungono essi, quanto che ogni uomo che ragiona

diventa bentosto incredulo, adducendo come per autentica prova gli

esempi di Spinosa, di Hobbes, di Lametrie, di Voltaire, di Mirabeau, di

Bolingbroek, e di tanti altri. Quale deduzione inconseguente! Dunque per

che alcuni uomini scienziati, non saprei per quale sinistro disegno,

hanno fatto un uso pessimo e riprovabile de' loro propri talenti, si

dovrà inferirne quindi l'illazione di dovere considerare la filosofia

come perniciosa, e che debbasi proscrivere dal Consorzio degli uomini

l'applicazione, e lo studio delle scienze? Se nella moltitudine

prodigiosa degli esseri pensanti de' quali è popolato l'universo, alcuni

di questi abusando delle loro facoltà intellettuali e de' loro lumi, si

abbandonano inconsideratamente all'adulterio, all'omicidio, alle

dissolutezze, si dovrà forse dedurre che tutti gli uomini debbono

essere, o sieno in fatti per loro intima natura micidiali adulteri e

dissoluti? Chi è mai che non discerna l'eccelsa destinazione delle

scienze dall'abuso detestabile che se ne ha potuto fare da pochi

individui corrotti dall'orgoglio, e travviati dalla religione?

Sarebb'egli forse ragionevole di mettere in un cratere della bilancia

alcuni epigrammi di Catullo, o di Marziale per contrapporli nell'altro,

co' numerosi volumi filosofici, politici, e morali di Cicerone, ovvero

colli dottissimi poemi di Virgilio, di Pope? E chi mai senza delirio

azzarderebbe di porre in un livello stesso gli smarrimenti ontologici

dello Spinosa, e l'assurda metafisica dell'autore del _sistema della

natura_ col sublime _Intendimento umano_ di Loke coll'ammirabile

_Fedone_ di Mendelshonn? ma finiamo una volta di garrire contro

l'infamia di costoro, e conchiudiamo che ben lontano dall'essere le

scienze opposte all'esimio culto inalterabile che l'uomo dee rendere al

suo eterno Creatore; e tutt'altro ch'essere il filosofo incredulo di

quanto la sana Religione prescrive, non vi ha che quelle che sieno più

omogenee ad essa, siccome a questi appartiene unicamente l'impegno

eccelso di conoscerlo, estollerne le glorie, e propalarle: altrimenti

sarebbe necessario supporre che per sostenersi avrebbe duopo delle

tenebre, della cecità, //degl\\{{dell}}'ignoranza: qual esecrabile

bestemmia (25)!

Ovunque si rivolga il nostro sguardo scorgere dovrà indizj evidenti

degl'immensi vantaggi che ci apportano le scienze; non avvi oggetto

nell'ordine della natura, che quasi rimproverando l'indolenza umana per

la coltura delle medesime col più dotto degli uomini non esclami _melior

est enim sapientia cunctis pretiosissimis, & omne desiderabile, ei non

potest comparari_ (A). Tutto finalmente ci manifesta l'uopo urgente che

abbiamo delle scienze, tutto ci addita il grave nocumento che all'uomo

apporta il trascurarle, per che senza di esse la ragione vien meno,

stupida si rende qualunque religiosa adorazione, inutile diventa ogni

talento ancora più elevato; ma affine di restare viemaggiormente

convinti di questa verità troppo evidente, e ad oggetto di potere

assegnare alla medesima un giudizio più ragionevole, più sensato, più

inconcusso ed imporre così un perpetuo silenzio vergognoso a'

calunniatori delle scienze, analizziamone brevemente lo scopo essenziale

che le medesime si prefiggono, ed i solidi vantaggi perenni che ricavare

incessantemente possiamo quando almeno intendere vogliasi per scienza,

ciò che ne capiscono i filosofi, vale a dire, la vera cognizione di Dio,

quella dell'uomo, e della Natura (26).

La _Logica_ (la prima delle scienze che si fa conoscere all'uomo) forma

l'Intelletto umano, lo sviluppa, lo abilita a pensare con esattezza, e

precisione; gli addita un metodo infallibile onde acquisire le idee

distinte colle quali potere discernere sicuramente il vero dalla

menzogna, l'erroneo soffisma che ci nuoce, e che rigettare dobbiamo, dal

sano argomento che ci è necessario, e che ci giova; in una parola,

condurre l'uomo a conoscere al grado massimo, e ad apprezzare gli

eccelsi requisiti della Ragione.

La _Metafisica_, e tutte le altre scienze astratte che vi sono

racchiuse, ci porta col pensiere (già renduto precedentemente sistemato

dall'arte ragionatrice) alla investigazione delle verità ostensibili al

discernimento umano, e necessarie alla sua specie, e col mezzo del

raziocinio ci fornisce le più sublimi cognizioni, nel vero progresso

delle quali è riposta essenzialmente la più cospicua magnificenza

dell'uomo, ci eleva fino alla contemplazione dello stesso Dio Creatore

dell'universo.

L'_Etica_ (in certo modo, più di ogni altra scienza necessaria per la

vita dell'uomo) c'instruisce de' mezzi co' quali possiamo agevolmente

conseguire una felicità permanente sopra la terra, ci rende sobrj,

morigerati, e frugali, ci somministra la vera cognizione di noi

medesimi, ci emenda i Costumi, ci corregge i difetti, e mostrandoci le

funeste conseguenze che seco portano i vizj, ce ne insinua la

ripugnanza, e l'abominio, e ci allontana da' medesimi; essa dirige

infine al sentiere del vero bene la condotta nostra, e le nostre

passioni, origine molto sovente malefica, e vantaggiosa delle tante

calamitose sciagure che fanno gemere l'umanità.

La _Fisica_ scortata, per così dire, dalle _Matematiche_, si aggira a

guidarci alle più positive cognizioni alle quali pervenire mai si possa

da noi, e assoggettando l'intelletto umano alle regole infallibili, ci

offre le idee generali di tutti gli esseri della natura, che l'increata

Sapienza dell'artefice Divino trasse mirabilmente dal Caos, li quali

servono al filosofo come di altrettanti esemplari delle sue innumerabili

perfezioni, siccome per la loro assoluta contingenza quelli formano la

prova irrefragabile della di lui necessità.

La _Geometria_ oltre il rendere perfetto l'intellettuale dell'uomo

concorre a giovarlo anche nel fisico, insegnandogli un metodo con cui

potere facilmente costruire abitazioni comode, e bene distribuite nelle

Case per uso della propria sua vita; macchine di ogni specie, che

rendono agevole il progresso delle arti, ripari che lo difendono dalle

aggressioni de' nemici, e de' perturbatori della sua tranquillità, e che

formano la sua sicurezza.

La _Nautica_ non è dessa il risultato delle _matematiche_, e

dell'_Astronomia_ sostenute dall'_Algebra_? Senza le infinite risorse

che la medesima ci porge profusamente, e nel Commercio, e nelle scoperte

più interessanti, come sussistere giammai potrebbe una gran parte del

mondo un solo istante, cosa mai diverebbe allora l'intera società degli

uomini?

La _Medicina_ (quantunque molto lontana dalla infallibilità) la

_notomia_, la _chirurgia_ (più di quella sicure, e più evidenti) fanno

sovente prevedere in noi de' mali, che formerebbero, senza dubbio, la

distruzione della specie nostra, se per mezzo di quelle immantinente, o

in tutto, ovvero in parte non se ne troncassero i funesti progressi.

La _Botanica_, la _Chimica_, oltre le numerose utili esperienze che ci

mostrano, esse ci apprestano ancora gli antidoti efficaci i quali molte

volte ci liberano dalle più gravi malattie, ci sottrano sovente dalle

spietate braccia medesime della morte.

La _Giurisprudenza_, in ultimo mette al sicuro la proprietà de' beni, il

decoro dell'uomo, la riputazione dell'illibato Cittadino; ci addita i

pubblici doveri che convengono all'ente ragionevole, non meno verso i

suoi simili, che relativamente alle Leggi sotto le quali esso vive, ed

al sovrano da cui esso è governato, e tutte in somma le scienze unite,

non meno che ciascuna di esse in particolare non forma dell'uomo una

creatura degna del Creatore, un individuo utile a se stesso, e

necessario al Consorzio de' suoi simili (27)?

O demenza commiserabile de' Censori delle scienze! O stupenda confusione

delle loro strane id[ee!] Quale forsennato pensiere può mai trasportare

l'uomo ad inveire si accanitamente contro di ciò che più di ogni altro

oggetto ei dovrebbe apprezzare nella sua vita che in darno

spererebb'esso di {{rendere felice, o}} conservare senza di quelle. Ma

non è già nel solo uomo, nell'individuo isolato che si limita il bene

che recano le scienze; //a\\ qualunque siasi popolo proclive a

coltivarle, ne risente ad ognora gli effetti salutari. Infatti dove mai

si supporrebbe che la gloria durabile di uno stato essenzialmente

consista? Forse nell'affluenza delle dovizie che possiede?

Nell'estensione del territorio che occupa? Nel numero esuberante de'

suoi medesimi abitatori? No; essa non è riposta solo che nelle

scienziate cognizioni delle quali è ornato, e ne' lumi che può

meritamente vantare; la stessa carta geografica io ne attesto per

comprovarlo. Vi si lanci uno sguardo, facciasi ciascuno a misurarvi

l'immenso territorio del dominio musulmano, quello della Persia, e la

massima parte della Russia ancora (Avanti che il czar Pietro avesse

cominciato //ad in...tenirla ...d\\ a scuotere quella ubertosa

popolazione dal suo natio torpore, barbaro, ferino), e quelle ci

//mostrarono\\{{mostreranno}} insieme, che nel globo terracqueo esistono

delle numerose popolazioni eccessivamente opulenti, le quali sanno

possedere un incommensurabile paese inutilmente. Per poca erudizione che

si abbia, chiunque dovrebbe ampliamente conoscere a quale grandezza

inalzarono le scienze l'Africa un tempo, e il rinomato Egitto, in cui

ebbero Culla un giorno le arti liberali, le scienze le più sublimi e le

più utili cognizioni; ed in quale abbiezione all'opposto si videro

entrambe quelle monarchie miseramente cadere da quando fu negletta da

que' popoli l'educazione morale, e che la coltura dello spirito fu da

essi posta in abbandono; ed a quale apice di gloria non fecero i lumi, e

le scienziate cognizioni ascendere il territorio degli ateniesi,

quantunque ristretto di estensione, e fausto di dovizie, e di tenuissima

popolazione? Ma che pensare si dovrà di quella metropoli stupenda, della

magnifica Roma? A chi dovette mai la Capitale dell'Italia quel grado

eccelso a cui pervenne se non alla coltura dello spirito, alle

instruttive Cognizioni, ed all'inerenza costante che i suoi stessi

abitatori nutrivano per le scienze? Fu certamente in qualità di uomini

scienziati che i romani soggiogarono quasi tutte le monarchie della

terra, formarono l'ammirazione de' loro stessi nemici, e giunsero non

solo a contendere la gloria alle più cospicue, e formidabili nazioni,

allora conosciute nella circonferenza del globo, ma di gran lunga a

superarlo ancora, e dall'infelice momento in cui questa gran mole

reggente ogni loro antico fasto, cominciò gradatamente a indebolirsi, e

a deperire, fu in tale epoca lacrimevole che vinti da tutte le parti, i

terribili vincitori del mondo, sobirono in qualità d'ignoranti lo stesso

giogo fatale de' popoli del Nord (28).

In seguito di tutto ciò può egli supporsi giammai nella natura uno stato

più deplorabile di quello dell'ignoranza per le infelici nazioni che ne

sono predominate? _Toute nation sans lumières_, dice _Elvezio_,

_lorsqu'elle cesse d'être sauvage, & feroce, est une nation avilie, &

tôt ou tard subjuguée. Ce fut moins la valeur, que la science militaire

des Romains qui triompha des gaules._ Si consultino le Istorie di ogni

età dell'universo, si esaminino i monumenti di tutti i popoli che

conosciamo, e noi resteremo a colpo d'occhio convinti che i secoli

d'ignoranza sono stati in ogni epoca i più funesti per l'umanità; il

regime di quello che comanda non è allora che il dominio della crudeltà,

e della frode; al buon ordine che rimunera la virtù, e punisce il vizio,

succede una scossa continua di una turba di malvaggi contro il tenue

numero di giusti, è allora quando i poteri rivali si fomentano da ogni

parte al prezzo detestabile di sangue umano, che trucemente si fa

scorrere a impetuosi torrenti; è allora che le

//infelici\\{{sventurate}} nazioni contaminate dall'alito pestilenziale

di questo mostro, si abbandonano in preda a ogni delitto, più non

conoscono i fondamenti delle Leggi nè i doveri sociali, nè i rapporti

dell'uomo col suo simile, nè i sacri diritti di natura; ma tutto infine

si converte in abuso tirannide, ingiustizia; è, per ultimo, in tale

situazione deplorabile, quando l'impostore profittando scaltramente

della credula ignoranza delle abbacinate nazioni sparge ovunque il suo

recondito veleno, fomenta la dissenzione fra i popoli, agguzza il

cruento pugnale, e quale nuovo Coribante di un Dio sanguinario che

vittime domanda, ei lo porge fra le mani dell'uomo, il quale dimentico

de' vincoli religiosi di società, calpestando gli altri doveri che il

vero Culto rispettabile prescrive, è costretto a divenire il carnefice

tiranno del suo simile (29).

Ecco l'orribile quadro dell'ignoranza; ecco gl'infaustissimi effetti che

necessariamente risultare ne debbono; or dopo un prospetto sì

disgustoso, e sì lacrimevole, si oserà insistere ancora nel delirio

condannabile di sostenere l'ignoranza come utile all'anima ragionevole,

e come ovvia alla Religione?

(24) _Elvezio_ rapporta di avere egli stesso veduto {{esultare}} alcuni

fautori dell'ignoranza inebriati dalla radicata fiducia dell'eminente

conversione positiva di J. J. Rousseau, in conseguenza della ripugnanza

costante che desso manifestava asseverantemente contro le Scienze:

Perchè mai, ripetevano essi continuamente disperare di sua salute? Gian

Giacomo protegge l'ignoranza con tutta quella fermezza di cui l'uomo è

capace; odia i filosofi, si allarma contro i loro sistemi, e gli

combatte; sdegna qualunque ottimo, e sottile ragionatore; se lo

scrittore di Ginevra fosse un santo, cosa potrebb'egli sperare più a

proposito? (Ved. _Elv. T. III. Sect. V. Nº 28._)

(25) Chi ha mai opinato, senza delirio, che le tenebre producessero la

luce, e che l'ignoranza fosse il risultato della Ragione? È all'opposto

assai bene riconosciuto che le prime non convengono che a que'

miserabili etiopi, che nemici della luce si ritiravano entro i latiboli

i più neri, onde schivarne l'incontro, e che l'altra non fu in alcun

tempo utile che a' nemici della ragione, ed a' promulgatori dell'errore,

della menzogna. D'altronde, l'ignorante assomigliato da un pensatore

Inglese ad un frale ragnatelo che ritiratosi in un angolo tenebroso si

avviluppa nella sua tenuissima tela, ed è insensibile alle innumerabili

bellezze che lo circondano: _The ignorant_ (dice _Bacon_) _is a spider

which into some dark corner, and wraps itself in its own dusly cobweb,

insensible of the innumerable beauties which sorround it_.

Ben contraria, per altro, la destinazione dell'uomo colto questi

conoscendo esattamente quanto v'ha di ammirabile nella natura, sa trarre

profitto della sua propria Intellezione, in gloria del di lei autore

supremo, ed in solido vantaggio de' suoi simili.

Da tutto ciò si può ragionevolmente conchiudere che l'ignoranza disonora

la Religione, avvilisce i suoi pregj, e che la scienza la rende più

venerabile, più sublime, e che per conseguenza la credulità

dell'ignorante non ha per base che la cecità la più insana, e la più

brutale, e che quella dell'uomo scienziato è sostenuta dalla verità la

più integra, e nutrita dalla ragione.

(A) _Sal. Proverb. Cap. 8. v. 2._

(26) _Seneca_ il filosofo c'insegna, e ci consiglia non solo a non

dovere mai trascurare le scienze, ma a studiarci ben anche di trarne

tutto quell'ameno giovamento che se ne dee aspettare; quindi è che noi

considerare la dobbiamo non già come nostro fine speciale, ma come mezzi

soltanto che possono condurci con sicurezza; e se quelle non hanno per

oggetto immediato la virtù, preparano ad essa, ed agevole ne rendono

l'acquisto: elleno sono (per servirmi della frase medesima del citato

filosofo) rispetto a questa, ciò che i primi elementi della Grammatica

sono verso le Belle Lettere; _non quia Virtutem dare possunt, sed quia

animum ad accipiendam virtutem preparant. Quemadmodum prima illa, ut

antiqui vocabant Litteratura per quam pueris elementa traduntur &c._ Ep.

88. E _Cicerone_ con sensi meglio espressi avea già detto avanti Seneca

che lo studio delle scienze è l'alimento della gioventù, ed il sollievo

della vecchiezza; nella prosperità esse ci servono di ornamento, e di

asilo nelle disgrazie; ci diletta in casa non c'impedisce fuori, e in

viaggio, e nella solitudine, in ogni tempo, in qualunque siasi luogo

forma la più grata delizia della nostra vita: _Studia adolescentiam

aliusto senectutem oblectant secundas res ornant adversis perfugiunt

præbent delectant domi, non impediunt foris, pernoctant nobiscum,

peregrinantur, rusticantur_: Cicer. _Tuscul. Qæst._

(27) Io quì altro non faccio che passare celermente sopra tutte queste

Scienze, attenendomi soltanto alle principali, le più generalmente

conosciute, e praticate dagli uomini, tacendo le tante altre che già

accessoriamente o direttamente possono tutte essere comprese nella

Categoria di quelle medesime da noi già menzionate, siccome coloro che

sono sufficientemente versati nelle medesime possono rilevarlo

agevolmente in tutta l'estensione. Ho stimato, per altro, quì

prescindere dall'Eloquenza, la quale sebbene utile sia per se stessa,

qualche volta necessaria, e sempre amena, ed istruttiva, non tanto essa

non fu mai riconosciuta da' dotti come scienza, ma solo semplicemente

come arte.

(28) Qualunque male da cui sono gli uomini tormentati, e oppressi non

trae, per l'ordinario, sorgente che dalla sola ignoranza; essa forma il

terribile supplizio de' suoi fautori medesimi e quale mortifero Contagio

infetta, e distrugge tutto ciò che ne comunica; quindi se un tale

venefico malore noi possiamo giugnere ad aumentare dal Consorzio degli

uomini, possiamo inoltre essere presso che garantiti di avere dissipato

ancora ogni germe funesto del male morale; in certa guisa niente di meno

del fisico pericoloso per il genere umano. L'ignoranza, come

giudiziosamente lo rimarca il Sidney, non solo trascina le intere azioni

entro il baratro de' vizj più degni di abominio, ma estingue del tutto

in esse parimenti per sino qualunque sentimento di equità, di umanità,

di onore: cosa è quello mai che l'ignorante desidera coll'avidità la più

irrequieta? Che l'uomo diventando inferiore di se medesimo sia

superstizioso, e assurdo: cosa è mai ciò che il più esso teme? Si è che

l'uomo sviluppi il suo spirito, e illumini la propria sua ragione; di

qui è che i più ignoranti sono, senza contraddizione i più brutali ed i

più spietati: chi si mostrò nelle guerre decorse il più tiranno, ed il

più sanguinario di tutti i popoli? L'ignorante e il barbaro Portoghese;

esso recideva trucemente il naso, e le orecchie egli sventurati

prigionieri che aveano l'infortunio di cadere fra le loro mani; e quanti

altri autentici esempi di medesimo valore non concorrerebbero a

confermare queste verità, se arrestare io non sentissi la mia penna

dall'orrore nel riportarli!

(29) Chi potrebbe calcolare, se non al certo, almeno al verosimile, il

giusto numero di secoli consecutivi, durante i quali noi ci siamo

straziati mostruosamente per contendere alla natura il suo

incontestabile potere, ovvero per sostenere delle mistiche favole, e

delle sacre chimere, che gl'insensati apologisti dell'ignoranza

mettevano in campo ad ogni istante adombrate dall'orpello seducente di

simulata religione? Questa pratica brutale non è ancora interamente

distrutta; essa è soltanto indebolita; le traccie malefiche, pur troppo,

rimangono tutta via intatte fra gli esseri umani, ed è la sola truce

maniera di eseguirla che ritrovasi unicamente cambiata.

Dopo che per uno spazio incommensurabile di tempo si vide scorrere

ovunque a lunghi, e perenni ruscelli il sangue umano apparentemente in

onore, in gloria, e per la difesa della verità, si fosse almeno

pervenuti a crederla, o a distinguerne il sembiante in tutta la sua

integra purità! Ma ciò era in fatti per viemaggiormente consolidare, e

propalare l'errore, per cimentare l'ignoranza, e il fanatismo, ed affine

di procurare loro il punto d'indestruttibilità a cui desse anelevano

d'accordo colla più tormentosa impazienza; ciò che riuscì eglino infine,

molto agevole di conseguire, mentre, siccome pensa giustamente _Pascal_:

_jamais_, dic'egli, _on ne fait le mal si pleinment, & si gaiement, que

quant ou le fait par un faux principe de coscience_. Pens. 38.

Ma l'illusione finalmente cessa, e si svanisce quando più non ha la

menzogna per suo Centrale punto di appoggio, nè la criminosa ignoranza

per servirgli di rilievo; ed è allora che l'esimia verità sbalza, per

così dire, agli occhi nostri in tutto il suo più fulgido splendore:

potessimo almeno rimirare questo prodigio edificante a' nostri giorni!

Cap. V.

La Riforma dell'educazione è talmente relativa, ed accessoria alla

Rigenerazione del Culto che proclamata quest'ultima con successo noi

vedremo quella immediatamente risultarne

Se il felice sentiere della verità fosse stato quello persino

dall'origine del mondo unicamente praticato, e battuto, e che di una in

altra generazione gli esseri umani vi avessero fatti de' solidi, e

durevoli progressi, ma senza divagarsi però nelle tortuose regioni delle

chimere, il sacro codice della Religione non meno che l'Istoria delle

scienze sarebbero entrambe oggi per noi gl'infallibili monumenti della

ragione; essi tramanderebbero insieme la luce la più nitida, e la più

sfavillante, e nell'una, e nell'altra vi ritroverebbero gli uomini con

sicurezza la scorta indefettibile della condotta loro della loro vita,

tanto nella speculazione, quanto nella pratica, e attualmente si sarebbe

ormai raggiunto il positivo disegno commendevole a cui esse tendono,

d'accordo, per la felicità universale del genere umano; cioè, di avere

sopra ogni specie di soggetto quella precisa certezza della quale

possono, e le une, e le altre essere suscettibili: _comme le bon usage

des sciences_, riflette un pensatore moderno, _affermit en nous le

penchant qui non porte au bien, de même notre amour pour la verité

augmente aussi les lumières dont nous avons besoin pour la

defendre_ (30).

Riguardandole sotto un simile punto visuale, niente al certo è più

eccelso, più ammirabile, nè più adeguato a costituire la solida gloria,

e la delizia dell'uomo quanto lo è la religione alla chiara purità da

noi fin quì ridotta, quanto lo sono le scienze, quelle meramente utili,

e necessarie alla condizione degli enti ragionevoli (31); ma da quanto

questa progenie cominciò ad abbandonarsi ciecamente a' prestigi del

fanatismo, dal momento fatale in cui si lasciò essa ferocemente

predominare dall'ambizione, dall'errore; gli smarrimenti tennero le veci

dell'una, le passioni degradanti formarono lo scopo essenziale

dell'altro. Quale soggetto di sensibile stupore non avrà dovuto mai

recare ad una mente illuminata di vedere le innumerabili pratiche

informi, palliate sotto il nome illusorio di Religione, che dal troppo

credulo Popolo d'Israel professavasi fino ad ora, e la mostruosa

educazione che conferivasi, dopo tanti secoli, agli sventurati rampolli

di questa Nazione? Quanto era essa mai opposta a quella che riceveva già

questo medesimo popolo ne' tempi andati (32)! Quale orrore di osservare

le turbe immense de' fautori dell'una sostenere a gran forza i loro

mistici travviamenti e lo sciame spregevole de' partigiani dell'altra

quali forsennati garrire contro chiunque opporre si volesse

all'ignoranza loro a' corrotti ammaestramenti? Non è appunto così che

l'età decrepita del mondo non differisce dall'infanzia di esso

relativamente all'ebreo nato in certi climi, che per mezzo della

superstizione, dell'ignoranza? Incongruenze sì enormi non sembrerebbero

fatte espressamente per confondere gli spiriti, renderli alieni

dall'edificante Religione, dalla proficua coltura delle scienze,

piuttosto che ad alimentare ne' medesimi una vera tendenza verso di

quella, ed una decisa propensione per questa (33)?

O uomini! o illusa progenie d'Israel! o miei fratelli! Scuotiamoci una

volta per sempre da sì torpido letargo; quando mai c'indurremo

finalmente ad abjurare quegli errori umilianti imbevuti nella prima

educazione che tanto ci degrada? Quando arriveremo a distruggere ancora

que' venefici elementi che l'ignoranza, e il fanatismo c'insinuarono un

giorno, e che formeranno eternamente l'ostacolo funesto insuperabile a'

felici progressi della nostra abbacinata ragione? Proclamiamo, per tanto

la riforma universale de' Costumi con quel successo medesimo avventuroso

con cui già quella opportunamente proclamammo della stravagante credenza

de' tempi andati; usciamo dall'abisso dell'ignoranza di ciò che più

dovremmo interessarci di conoscere, in cui gli ammalianti prestigj di

una supposta Religione ci aveano immersi, e sgravati allora da que'

Ceppi crudeli che ci tenevano avvinti, noi potremo fissare con successo

un nuovo metodo di educazione morale, capace a distruggere quegli

automati, che l'antico fatalmente produsse, ed ovvio, nel tempo stesso a

rigenerare de' Cittadini illuminati degni del sovrano eccelso che gli

governa, utili alla patria che vide nascerli, e ne' quali essa ripone

onninamente la più solida sua felicità (34).

Per altro, dissimulare non posso in alcun modo che le indagini che io mi

sono proposto esigono, senza dubbio, una discussione analitica, e

profonda, ed in faccia alla generalità degli uomini ogni esame di tale

natura mirasi riuscire per l'ordinario annojante oltremodo, e

disgustoso: ma è egli mai possibile di spargere degli ornati che

dilettino sopra de' soggetti cotanto gravi, ed importanti? Comunque sia,

io non iscrivo già per gli uomini di genio, pe' filosofi abituati al

raziocinio, ed alle fatiche della mente; da questi non esigo (come ho

altra volta fermamente protestato) che il loro Compatimento; io mi

prefiggo soltanto d'illuminare l'idiota, l'uomo ignorante che incapace

di profonda riflessione, si disgusta facilmente di ogni soggetto che la

richiede, e pago esso resta unicamente di ciò che intende dagli altri,

abituati al pari di esso a confondere la menzogna colla verità, e ad

ammettere alla rinfusa tutto ciò che si ebbe un interesse di fare con

violenza entrare nelle loro teste (35); e l'esperienza, che rare volte

inganna, mi ha, pur troppo, infinite volte convinto ch'egli è sopra

tutto nel grembo dell'Israelismo che queste macchine umane sono il più

agevolmente reperibili, più di ogni altro luogo partitamente in Italia.

Ma ciò nulla di meno poco importa, l'assunto non è sì arduo ad

intraprendere quale immaginare si potrebbe, nè la pena tanto

eccessivamente malagevole a soffrirsi: ma prima di ogni altra cosa

diffinire ci è duopo, cosa intendere mai dobbiamo per religione. Altro

questa certamente non è che l'esatta pratica di doveri che vincolano

l'uomo al suo Creatore, ed il pubblico esercizio di quelli che in

complesso denominasi _culto_ si riduce alla Cognizione, ed

all'adorazione di quest'Essere Supremo, che è lo stesso che dire, avere

delle idee nette della sua Divina onnipotenza, e de' di lui ineffabili

attributi, amarlo, confidarvisi, temerlo, e modellare, infine, sulla sua

eterna volontà tutte le nostre morali, e religiose azioni: or, come mai

l'uomo potrebbe compiere tutto ciò esattamente, senza l'immediato

soccorso della propria sua Ragione (36)?

Proseguiamo ancora: a che mai si ridurrebbe il Culto che prestato fosse

all'onnipossente da una ragione imbevuta di que' tanti venefici principj

che per reiterate volte riprovammo, allora quando ci emerse di parlare

di coltura, di talenti, e di religione? A quali massime perniciose non

abbiamo veduto noi soggiogato l'ebreo più di una volta, nelle pratiche

stravaganti del suo Culto antico; quali venefici elementi noi lo vedemmo

imbeversi ancora nella sua depravata educazione morale? Dal che può

illativamente dedursi quale prossima analogia esista fra l'esercizio del

vero Culto, e lo sviluppo della Ragione, di maniera che si comprende ad

evidenza, come la riforma dell'una sia in ragione diretta della riforma

dell'altro, ed ad un tempo ci fa con eguale chiarezza conoscere, che se

la prima è necessaria, urgentissima è la seconda; e restiamo pure

convinti senza difficoltà che non v'ha solo che l'uomo saggiamente

educato il quale possa conoscere a perfezione l'esimio prezzo di una

tersa, e consolante religione, siccome è incontrovertibile ancora che

questa senza l'educazione diventa una follia, ed una mostruosa infermità

dell'intelletto; per maggiormente comprovarlo anche una volta, io ne

attesto la Religione che veggiamo praticare specialmente all'ebreo

Italiano, al Polacco, all'orientale, può essere quella giammai più

opposta al vero Culto che rendere dobbiamo al sommo autore dell'Esser

nostro, più avversa allo spirito integro che dee essergli di guida? È

essa da mettersi a livello coll'eccelsa Religione professata da'

Maimonidi, dagli Abravanel, da' Menasse Ben Israel, da' Mendelshon, e da

molti altri, che formeranno l'ammirazione de' secoli avvenire, come lo

furono dell'età in cui vissero e che tanto poco si curano i recenti

Israeliti d'imitare. Frema pure ogni anima profana nel mirare il solo

filosofo depositario del puro inalterabile Culto che gli enti

ragionevoli debbono prestare all'eterno creatore della ragione; io

frattanto non cesserò di ripetere mille volte ancora che al solo

filosofo appartiene superiormente di conoscere le divine perfezioni, e

com'egli è il solo a sentire la necessità, ed il dovere di apprezzarle,

di venerarle, così è che ad esso, e non ad altri spetta l'alta

benemerita ingerenza d'instruirne anche la specie, malgrado che da

questa vedasi lanciare sovente per guiderdone delle fraterne sue Cure il

dardo micidiale della reproba superstizione contro di esso (quale pur

troppo è regolarmente l'unica mercede che l'esimia filosofia ottiene

dall'uomo ingrato). Il sano filosofo, per che dell'esistenza indelebile

di un Dio intimamente convinto, e persuaso dell'urgente necessità di

dovergli rendere un culto semplice, veridico, e perfetto, invariabile

nel suo credere, circospetta nell'osservare, e nell'ammettere sempre

riserbato, e costante (37); lungi dal fomentare la superstizione la

detesta, ne misura l'abominio alla società de' suoi simili dimostrandola

come ingiuriosa oltremodo alla Divinità che adora, ed abbandonato a

contemplare negli esseri creati la feconda inesauribile mano

dell'onnipossente vivo conserva in se medesima ed inspira nell'animo

degli altri l'amore, il rispetto, e la riconoscenza verso di esso, dove

in massima consiste l'ingenuo e il vero Culto che gli si compete: è

desso quello che dall'ordine incommutabile con cui osserva dirigersi

l'universo con tutti gli esseri che lo compongono, riconosce una sovrana

Provvidenza che gli regola, egli sostiene siccome dall'armonia stupenda

inalterabile degli astri, dall'ordine costante della reciproca loro

ligagione dalla periodica rivoluzione de' giorni, delle notti, delle

stagioni, degli anni; dalla mutua concatenazione delle cause cogli

effetti, e di queste con quelle, dalla vegetazione delle piante,

dall'organizzazione degli animali di ogni specie, dall'uniforme varietà

de' differenti fenomeni della natura, che ad ogni istante ci si offrono

allo sguardo, non può esso di tutto ciò non riconoscere l'opifice sommo,

il Conservatore, l'arbitro padrone. Ripieno il filosofo a tali

edificanti riflessi[oni] di stupore, e di ammirazione, rapito il fautore

delle Scienze da un estasi quasi divina, dopo di avere in darno

ricercato ovunque, fra tutti gli oggetti che lo circondano quella solida

felicità presso la quale esso anela, e niente ritrovando in questo

profugo domicilio che possa rendere quanto è duopo soddisfatte le sue

brame, esso consacrasi onninamente all'adorazione di questo Opifice

immenso che tutto regge, e dispone con imperscrutabile Consiglio, e

formandosi esso, in fine, un sistema sacro, e infallibile di tutte

queste incommutabili verità eterne, lo stabilisce come per base

inconcussa di quel Culto Divino che si prefigge di rendere con verità,

con sentimento, e con candore al Creatore supremo de' Cieli, e della

terra (38).

Or se tali principj solidi, e inoppugnabili sono ad esuberanza efficaci

per formare la pura edificante religione del filosofo, per che non

potrebbero essi del pari essere idonei a costituire quella dell'intero

popolo d'Israel? E quali più sani, più eccelsi, e più invariabili motivi

di religione può alcuno idearsi mai, che debba credersi di questa più

favorita, e più accetta dal Dio di verità, utile a coloro che la

professano con animo integro, ed oltremodo vantaggiosa alla società

degli esseri umani? Ma d'altronde, con quale fondamento presumere di

potere giugnere ad imprimere, con successo, una pratica di Culto sì

Divino, e sì ammirevole, senza le debite preparazioni che possono

direttamente condurvici, vale a dire, senza un profondo accurato studio

della morale, e della scienza importantissima dell'educazione (39)?

E a chi mai affideremo noi con qualche lusinghiera speranza, un

intrapresa sì ardua, e sì delicata, se non è a quegl'individui, che

arbitri del Cuore, della volontà, e delle azioni de' popoli seppero

acquistare un ascendente tale sopra de' medesimi da farli risolvere,

pensare, e forse ancora gestire a loro talento (40)? O ministri de'

culti! O Rabbini dell'Israelismo! Dunque a voi soli, si unicamente a voi

un ministero sì eccelso, e più di ogni altro importante dal popolo

d'Israel restavi affidato; ma cominciare frattanto vi è duopo dal

rinunziare perpetuamente voi stessi i primi alle vostre chimere, alle

vostre insulse querele; relegate per sempre nelle tenebrose regioni

dell'obblio quelle mistiche allegorie, quelle bizzarre cerimonie, che se

di qualche validità sarebbero forse nella primitiva infanzia

dell'ebraismo, oggi che questo è ormai fatto adulto, convenire più non

gli possono in verun modo; studiatevi di meritare debitamente il tuono,

i diritti, e il grado che pretendete arrogarvi in faccia di esso,

predicandogli le virtù realmente utili, e sociali, distruggendo gli

abusi di questo Popolo, e riformando ad un tempo medesimo la sua

educazione morale, e i suoi Costumi ed in vece di empiergli lo spirito

di futili controversie, che ad altro non tendono che a vieppiù farlo

smarrire dall'ameno sentiere della verità (41), rendet[evi] gli

apologisti del buon senso, ed i zelanti difensori della ragione; in tale

commendevole foggia procedendo, voi sarete l'onore del vostro popolo,

come lo furono già ne' tempi andati coloro che Rabbini essendo, e

filosofi insieme, sapevano essere gli uni colle mire, lo spirito, ed i

talenti degli altri, meritando ad un tempo i riguardi, e la

considerazione di tutti i civilizzati popoli dell'universo.

(30) I filosofi sono tutti concordi nell'asserire, che l'uomo ritrova

sempre in se medesimo i mezzi pronti, ed efficaci per conoscere la

verità; ciò potrebbe essere anche vero, mentre quanto sarebbe mai

deplorabile lo stato di un ente ragionevole, s'egli non avesse

assolutamente qualche sicuro mezzo con cui separare la menzogna dalle

verità le più utili, e le più evidenti? I bruti sarebbero di esso molto

più felici, poichè quelli almeno ritrovano nel loro naturale istinto

delle risorse, che la stessa ragione non ha giammai fino ad ora

somministrata agli uomini: ma quando questi mezzi sono paralizzati da

noi, o che carpiti ci vengono dagli altri, come sperare di riuscirci in

così ardua impresa? In vano potremo noi sperarlo, con fondamento fino a

tanto che gli uomini suscettibili di pensiero, e capaci di ragione,

invece di cercare di nuocersi mutuamente, a distruggersi l'un l'altro

per difendere, o sostenere delle follie, non delibereranno d'accordo di

riunire i loro sforzi per combattere l'errore, e per cercare la verità,

e sopra tutto, per annientare dalla terra i pregiudizj di cui tutti gli

esseri umani soffrono il egual grado, e gli stessi accaniti fautori de'

medesimi finiscono o tosto, o tardi, coll'essere le vittime, senza

scampo.

(31) Siccome la Religione che ha per base la purità nelle sue massime,

la semplicità ne' suoi dogmi, e la chiarezza nelle sue induzioni, esente

da quelle cerimonie abusive che ne adombrano i veri pregj, quale

l'abbiamo noi radicalmente sistemata, forma il più solido conforto di

coloro che la professano, così le scienze coltivate con metodo, e

saggezza, sono di un pronto efficace soccorso all'anima umana per

liberarla dalle truci catene de' suoi inveterati pregiudizj, e per

sanarla da que' ridicoli micidiali terrori, che questi pregiudizj

medesimi gl'inspirano a danno irreparabile della propria sua ragione.

(32) L'educazione de' fanciulli presso gli ebrei antichi sembra esser

stata presso che uniforme a quella praticata generalmente dagli Egizj, e

da' Greci dell'antichità (ved. _Plat. De Repub. 2. & 3._). Essi

formavano il loro Corpo colla fatica, e con gli esercizj, e lo spirito

con la musica. La fortezza, e l'agilità del Corpo erano da questi popoli

considerati come gli oggetti i più fondamentali dell'educazione de' loro

propri figli; ed i Greci in particolare le ridussero entrambe in arte

che denominarono _Ginnastica_, per che si esercitavano ignudi; e

_Ginnasii_ chiamarono i luoghi ne' quali questi esercizj si facevano.

(33) Se non meno in Religione che in coltura di talenti, tutto è pur

troppo contraddittorio a' nostri tempi, quale meraviglia, se cotanto

frequente mirasi fra noi prendere le pratiche le più ridicole, e le più

assurde cerimonie per altrettanti dogmi sacri di religione, e se

l'educazione della nostra gioventù, sì depravata, e stravagante, non è

ad altro capace che a farne degli esseri torpidi, e macchinali, senza

speranza d'instruirli, e d'illuminarli sopra ciò che più importa loro di

conoscere, di acquistare? Tale sarà mai sempre il destino infausto di

quella, e l'esito infelice di questa, intanto che non faremo servire

l'una di appoggio infallibile all'altra, ed entrambe promiscuamente

regolate sopra un sistema del tutto differente da quello praticato da

noi fino al presente.

(34) In tanto che le nazioni (come lo riflette sensatamente _Hume_) non

giugneranno a perfezionare la ragione umana, in darno si lusingheranno

di rendere perfetti i loro sistemi religiosi, di megliorare le loro

Leggi, e di ristabilire la loro politica. Infatti in un paese dove

scarseggiano gli uomini distinti nelle scienze, e nelle Lettere, non vi

può essere certamente nè gran politici, nè periti Capitani. D'altronde

come persuadersi che un popolo il quale non sa l'arte di scrivere, nè

quella di ragionare possa giammai stabilirsi ottime Leggi, e liberarsi,

ad un tempo, dal giogo crudele di quella detestabile superstizione, che

forma l'eterna ignominia de' secoli? L'esempio memorabile di tanti

Legislatori filosofi, provano a sufficienza quanto i progressi della

ragione possono contribuire alla felicità pubblica delle nazioni.

(35) _C'est le propre de l'abitude de changer la face des choses_, dice

_Boulanger_ (_Pens. diver. T. 8. C. 24_) _les hommes se familiarisent

peu à peu avec ce qui les revoltait d'abord; le tems parvient à

confondre la mensonge & la veritè; les faussetés les plus demontrées

finissent par devenir des faits indubitables pour les ignorants & les

paresseux qui font par tout le plus grand nombre._ Infatti quando

l'errore, o l'impostura ha durato per lungo tempo sopra la terra,

acquista una solidità che niuna causa può rimuovere; ciò che molte

persone hanno fermamente creduto per vari secoli, pare avere de'

fondamenti reali, e tutto l'aspetto di probabilità. Allorchè una volta

le traccie dell'impostura sono state cancellate dal tempo riesce più

difficile di rinvenirle; ed è così che quasi tutti gli uomini ritrovano

più agevole di appigliarsene all'opinione ricevuta che di ricercare

penosamente ciò ch'essi dovrebbero pensare.

Ecco le vere genuine cagioni dell'indolenza che gli uomini dimostrano

generalmente tutte le volte che trattasi di rendere conto a se stessi

de' motivi delle loro opinioni, specialmente tradizionali, essi restano

paghi di seguitare il torrente comune. D'altronde, quando il pregiudizio

è sostenuto dalla forza, (come lo pensa un politico filosofo) e diventa

necessario agl'interessi di un Corpo potente, si rende assai pericoloso

di combattere e pochi individui hanno il coraggio di reclamare contro le

menzogne che tutto il mondo approva, e che l'autorità sostiene con

impegno. Inoltre l'errore quando è abitualmente inveterato passa per

verità, e diventa, in mente di coloro che ci si abbandonano, tanto

dilettevole com'essa. Noi tenghiamo a' nostri vizi, ed a' nostri

pregiudizj; le virtù, e le opinioni che loro sono opposte, ci

appariscono ridicole, o dispiacevoli: sono queste disposizioni inerenti

alla specie umana, [e le] quali fanno che le nazioni s'identificano a

poco a poco colle opinioni le più stravaganti, colle fa[vo]le le più

ridicole, e co' più assurdi sistemi.

(36) Eh! che? È egli mai possibile, esclama _Bolingbroek_ che il Dio

dell'universo non possa mai essere da' popoli adorato che pel gran Lama,

per Mosè, //pel Pontefice Romano\\, per Maometto, senza che alcuno vi

sia, nell'immensa folla di questi adoratori, capace di conoscerlo,

amarlo, adorarlo in forza della propria sua ragione? Una sì strana

procedura, aggiugn'egli, a cui la massima parte degli uomini lasciasi

trascinare sull'assunto primario, e il più importante per la felicità di

questa Specie, non parrebbe concorrere a dimostrare essere la medesima

composta di macchine animate, l'istinto limitato delle quali non

oltrepassa i momenti presenti?

Tale era l'inconseguente pensiere di Bolingbrock ma quest'Inglese era

deista, ed il di lui sistema non potea dettargli de' principi

differenti: noi però che abbiamo la sorte di appartenere ad una credenza

vera, infallibile, e divina facciamo servire la ragione di appoggio alla

rivelazione, col mezzo della quale reputiamo un dovere di conoscere,

obbedire, e adorare l'infinito autore della natura.

(37) Alcuni si fecero bizzarramente ad opinare che tutto ciò che era al

di sopra dell'umana percezione riuscendo di sua natura propriamente

inintelligibile, dovea essere per tanto riguardato come inutile, o

assurdo, e che per conseguenza l'ignoranza, o il disprezzo delle scienze

che illuminano, sosterrebbe le veci del sapere. Quale insania!

Se la credulità cieca, dice _Charron_ (_Trait. de la Sagesse, T. III._)

è una debolezza che degrada la ragione, la prevenzione precipitata che

condanna è un ingiustizia che la sana filosofia abomina, e disprezza; il

saggio non crede, e non giudica di veruna cosa temerariamente senza

esame; esso cerca d'illuminarsi e su' pensieri, e sulle cose, e s'egli

si risolve di svelare l'orrido bandello che l'autorità, e l'educazione

avevano tenacemente attaccato sopra i suoi occhi per sino dalla sua più

tenera infanzia, ciò non dee essere veramente, che per meglio scorgere

da vicino le insidie proditorie della menzogna, e liberarsene con felice

successo; ed affine di potere camminare più sicuramente all'eterno

lucore della verità, del buon senso, della ragione.

(38) Non è già come lo pensano assurdamente alcuni che l'uomo diventi

incredulo appena comincia esso a contrarre l'abitudine del raziocinio;

egli tale non diventa che unicamente delle orride follie che il

fanatismo aggiugne sovente alla sana Religione, che la rende contraria a

tutti i principj del buon senso, e che porta un colorito di menzogna in

fronte di tutte le nozioni che la teologia ci trasmette come sacre, ed

essenziali. Quindi l'uomo illuminato rigetta soltanto quella credenza

ributtante fabbricata dall'ignoranza, sostenuta dall'illusione, e

propalata dalle chimere, per che riconosce sensibilmente che questa

lungi dal rendere gli uomini più saggi, e più felici è la sorgente

inesauribile de' più gran disordini, e delle calamità permanenti di cui

l'umana specie è afflitta; ed esso prende solo ad impugnare la difesa di

quella Religione che ha per sua base la nuda verità, per suo scopo la

ragione, per sua guida la tolleranza; vi si attacca, e dichiarasene

fautore, bene convinto intimamente essere questa l'unica edificante

Religione accetta all'Essere Supremo, e capace di rendere al grado Sommo

felice gli osservanti che vi si consacrano con un Cuore integro, con un

animo scevro da pregiudizj, e con uno spirito suscettibile di lumi, di

Coltura, e disinganno.

(39) Ogni uomo di cui lo spirito si abbandona interamente alla

riflessione, dice un pensatore anonimo, non può a meno di conoscere i

suoi propri doveri di scoprire i rapporti esistenti fra Dio, e lui, e

quelli che vincolano esso co' suoi simili, di meditare la sua natura,

d'investigare i suoi bisogni, e d'istruirsi di tutto ciò ch'esso dee

agli esseri contribuenti alla di lui felicità. Si fatte riflessioni

conducono direttamente alla vera cognizione della morale cotanto urgente

per gl'individui che vivono in società, ed una scienza tale non si

acquista che mediante il solo studio dell'uomo, e de' rapporti suoi:

_celui qui ne réflechit point parlui même_ (aggiugne l'anonimo citato)

_ne connoit point la vraie morale & marche d'un par peu sûr dans le

chemin de la vertu._

In fatti è col chiarore dell'evidenza troppo ben riconosciuto, che gli

uomini tanto ragionano meno, tanto più il loro Culto è imperfetto, e più

sono incapaci di virtuose azioni; gl'individui de' quali si compone la

classe infima del popolo sono, per l'ordinario, i più stupidi

religionarj non solo, ma sovente riuscire si mirano ancora i più

perversi degli uomini, per che sono quelli che ragionano il meno.

(40) La cieca sommissione che ovunque hanno mostrato presso che tutti i

popoli della terra per i respettivi Ministri de' loro Culti, fu sempre

mai il patrimonio di questo Ceto, il quale non lasciò in verun tempo

sfuggire l'opportunità di profittarne, onde acquistare sull'animo di

quelli un ascendente assoluto fino a persuaderli non esistere per essi

altra regola di Condotta, che quella che piaceva a' medesimi d'indicare

loro. Certamente se questo loro ascendente avesse avuto per disegno di

megliorare la condizione di coloro su' quali avevano essi diramato il

loro aggravante dominio, il giogo che da quelli era imposto, sarebbe

loro riuscito alquanto più soffribile; ma sotto pretesti d'instruire, e

d'illuminare gli uomini, esso non si è mai aggirato che a ritenerli

propriamente nell'ignoranza, a togliere loro il desiderio di conoscere

gli oggetti che gl'interessano il più, ad insinuare loro un avversione

fin anche per la verità, da quando essa non si accorda colle opinioni

che questo ceto pretende di avvalorare fra i mortali. E pur troppo così

che tutto concorre a rendere i popoli devoti, ma tutto si oppone altresì

a ciò che essi sieno umani, ragionevoli, e virtuosi. Non si potrà egli

mai fare accordare la religione co' lumi dello spirito, colla virtù, e

col buon senso? Da voi soli o ministri di altari l'umana specie attende

con la più avida impazienza questo bene.

(41) Noi abbiamo già dimostrato altrove che gli ebrei non mancano di

eruditi autori, e di ottimi instruttive produzioni dove potrebbero essi

attignere, con successo, le più chiare nozioni di virtù, di coltura, e

di buon senso; ma l'uso riprovabile sembra che abbia oggi fatalmente

prevaluto a fare loro preferire le opere nelle quali le //insulse\\

{{inutili}} questioni, le prolisse controversie occupano la più estesa

parte, ed è da queste che follemente pretendesi attignere que' sani

principj di cui hanno essi tanto urgente bisogno; in vano ci

lusingheremo noi di vedere consolidarsi una riforma durabile

nell'educazione, e ne' Costumi del Popolo Ebreo, fino a tanto che coloro

destinati a conferire l'una, e dimostrare la necessità degli altri,

adotteranno de' metodi tutt'affatto contrarj per pervenirvi.

Cap. VI.

Metodo indispensabile per sistemare solidamente le teorie sulle quali

erigere si potrebbe un nuovo piano interessante di scientifica

educazione universale.

Le indagini accurate da noi fatte fino al presente, relativamente

all'educazione, non ebbero altro scopo che dimostrarci in chiari sensi,

che di tutti i metodi di educazione morale praticati fino ad ora, il più

inutile per l'uomo, e sovente ancora il più pericoloso per i fanciulli

ebrei in particolare, dovette, senza dubbio essere quello che adottavasi

nel conferirla in Italia dopo alcuni secoli. Noi rimarcammo, inoltre,

come tutti i flagello dello spirito, sia dalla parte della religiosa

superstizione di cui essi erano imbevuti, sia da quella di una depravata

educazione ch'era loro insinuata, assalivano quegli sventurati innocenti

fino dalla culla, per quindi riprodursi nelle scuole un giorno, e

soggiogare la gioventù dopo di avere dannevolmente ingannata l'infanzia.

È ben tardi per fare gustare all'uomo i melliflui frutti dello spirito,

da quando gli errori, e le debolezze, con cui si tenta di corromperlo,

ne hanno già profondamente radicati vizj letali, e fattone pullulare i

germogli funesti. L'uomo saggio, il viaggiatore istruito sdegnati da si

detestabile abuso, rappresentandolo come un assassinio civile, fremevano

entrambi di orrore al solo considerarne i malefici effetti; attualmente

più essi non vi pensano senza deridersene, vedendo oggi gli assurdi

passare in abituale consuetudine, ed io me ne dileggio con essi, benchè

non senza qualche interno rincrescimento; io che nato nel seno di quella

stessa religione, educato, e vissuto sempre fra i suoi abitatori, ebbi

adito sovente di verificare, con positiva certezza i dati esposti, e di

esperimentarne, in un tempo medesimo, in ogni parte i perniciosi

effetti.

Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo II · 第 1 / 9 题