L'obbedienza non l'ho insegnata mai, e non mi piace. Io non ammetto di

essere obbedito!

SUORA MARTA

Queste lagrime, Direttore, chiedono ancora aiuto!

SONIA

Ancora aiuto chiedono, ancora aiuto! La vostra bontà, Suora, lo intende,

lo vede. Fate che lo veda la bontà di lui!

ULRICO

(_si abbatte sopra una sedia._)

FRANCESCO

(_nonostante una recondita preoccupazione, accondiscende._) Voi sapete,

Suora, che spesso mi è di sollievo subordinare le mie decisioni al

vostro discernimento. Voi mi consigliate di rinviare il congedo di Sonia

Zarowska?

SUORA MARTA

Mi permetto di consigliarvelo.

FRANCESCO

E sia. Conducetela nella sua camera, e ripetetele bene che rimarrà.

SONIA

(_con un recrudescente effluvio di lagrime, si avvinchia a Suora Marta_)

Tenetemi stretta!... Non mi lasciate!

SUORA MARTA

(_traendola dolcemente_) Non vi lascio, no, figliuola mia!... E cessate

di piangere come una bimba sperduta!... Rimarrete. Rimarrete. Il

Direttore lo desidera. Non vi si mentisce. Rimarrete...

(_Escono._)

VIII.

ULRICO

(_pronto, febbricitante, inquisitorio, imponente_) E che pensi, adesso,

di lei? Parlami, adesso! Che cos'è, a giudizio tuo, quello che in lei

abbiamo insieme osservato?

FRANCESCO

(_vorrebbe distrigarsi dalla preoccupazione. Non ci riesce.--Finge una

certa tranquillità._) A me non è parso di osservare nulla che

modificasse l'opinione chiara che ti ho manifestata. Su per giú, siamo

lí. «Le sue lagrime chiedono ancora aiuto» ha intuito la Suora. E Sonia

Zarowska ha confermato. Non significa, in sostanza, che continua a

diffidare di sé?...

ULRICO

(_con un preciso gesto del braccio che accentua l'indicazione_) L'aiuto,

per lei, sei tu! Sempre tu sei! Sempre tu!

FRANCESCO

Perdura il fenomeno cerebrale per cui non può scindere l'idea del

soccorso dalla mia persona.

ULRICO

(_ricordando con significativa acutezza le parole di Francesco_) È sorta

un'anima in quel corpo strappato agli artigli del vizio e del peccato--e

quell'anima è tua! Ecco il segreto di ciò che accade in lei!

FRANCESCO

(_come aggredito_) Ma quale assurdità asserisci con codesta fatua

pretesa di veggente miracoloso?!

ULRICO

Non ribellarti e non ti difendere! Nella mia asserzione non è nemmeno

l'ombra d'un sospetto che ti accusi. (_Levandosi disperato_) È tua,

solamente tua quell'anima nuova e pura--pura come se fosse di

un'adolescente--, perché tu l'hai fatta sorgere, perché da te ne ha lei

ricevuto il soffio e l'alimento. Ed io, io, che per lo sperpero

quotidiano del suo corpo non provavo ribrezzo, non rancore, non dolore,

non il piú lieve morso della gelosia e anzi ne avevo un cinico

compiacimento ributtante di cui mi vantavo, ora sono geloso della sua

anima, che tu solo possiedi! È una gelosia infinita che non c'è mezzo di

placare o di sopire! E sembra una camicia di spine sottili dalle quali

si sia ineluttabilmente penetrati fino al midollo!

FRANCESCO

(_ambascioso, esortante, fraterno_) Ulrico! Ulrico!... Amico mio!

Fratello mio!...

ULRICO

(_gettandogli le braccia al collo, dà in una esplosione di pianto

puerile._) Della sua anima sono geloso, io, e tu sai, tu sai che non c'è

un tormento piú crudele di questo!...

FRANCESCO

Fratello mio!... Fratello mio!...

SIPARIO.

QUARTO ATTO

_Il vestibolo._

_Tra il vespero e la sera.--La lampada è già accesa. Nel giardino va

addensandosi la notte. Il lembo di cielo visibile, attraverso il vano,

sulle chiome degli alberi, va, man mano, avvivandosi di qualche stella._

I.

(_Dall'interno della Casa di Salute si propaga, sommessa, la preghiera

dell'_Angelus _cantata a coro dalle Ricoverate._)

ULRICO e FRANCESCO

(_sono seduti presso il tavolino, l'uno di faccia all'altro: tutti e due

curvi, oppressi, meditabondi nella acuita ascoltazione che li

accomuna._)

LA PREGHIERA

(_È l'ultima strofa:_)

Ancora ancora serbaci, o Signore,

il tuo favore,

d'ogni bene, quaggiú, principio e via.

E cosí sia!

(_La melopea si spegne, lasciando nell'aria un'ondulata scia di

misticismo._)

(_I due amici parlano in un tono di segretezza. Non ne sanno il perché.

Non se ne danno ragione._)

ULRICO

La sua voce, l'hai distinta?

FRANCESCO

L'ho distinta, sí.

ULRICO

Anch'io l'ho distinta. E mi ha sorpreso che prettamente modulasse le

note d'un canto ascetico quella bocca che sino a qualche mese fa aveva

modulate, con esperta lascivia, le note di una danza voluttuosa.

FRANCESCO

Ed era tra tutte le voci la piú carezzevole.

ULRICO

La piú carezzevole e la piú pacata, la piú ferma.

FRANCESCO

Verissimo.

ULRICO

Come spieghi la schietta serenità di lei dopo le emozioni che oggi

l'hanno squassata?

FRANCESCO

Ella cantava pregando. E appunto il pregare contribuiva a rasserenarla.

ULRICO

È diventata cosí mistica, cosí religiosa da trovare la serenità nella

preghiera?!

FRANCESCO

È diventata cristiana:--nell'altruismo, le sue aspirazioni; nella

temenza di peccare, i suoi spasimi; nella preghiera, il conforto da cui

le deriva la serenità.

ULRICO

Converrai che c'è da intontire. Un'atea di quella risma!...

FRANCESCO

Un'atea, no. Non una credente, ma nemmeno un'atea. L'ateismo è un

convincimento. Ed è una forza, giacché un convincimento è sempre una

forza. Ella non recava in sé nessuna forza, non c'era in lei che una

psichica inferiorità, una fiacchezza ignara che vagava e si smarriva

nella sua ignoranza. Mi è stato agevole, per questo, fare di lei la piú

religiosa delle mie Ricoverate. L'ignoranza dei deboli è un gran vuoto

che aspetta d'essere riempito e che la religione può senza fatica

riempire.

ULRICO

(_ha la mente scompigliata ed esausta, il corpo vinto dalla

rilassatezza._) Sarà stato come tu dici! Non discuto... Non ho la

capacità di discutere... Del resto, tutto ciò non ha piú alcuna

importanza! (_Ostenta un gesto noncurante e risolutivo._) Quel che è

fatto è fatto! Io ci metto sopra una croce, e la saluto con una voltata

di schiena! (_Si alza, piglia il cappello._)

FRANCESCO

(_impulsivamente_) Cos'è? Te ne vai?... Te ne vuoi andare?

(_Una pausa._)

ULRICO

(_come un infermo abbattuto dalla infermità_) Mio caro Francesco, ti ho

afflitto, vessato, tormentato senza restrizioni. È tempo che ti liberi.

Tu, scusami, dimentica e non ti preoccupare piú di me. Tant'è: sono

quasi calmo. L'uragano è dileguato. Lo ha disperso quel supremo

pacificatore dei piú gravi cataclismi dell'umanità che è...

l'Ineluttabile!... La sola conseguenza che deploro di tutta questa

faccenda è che non saprò come impiegare i logori avanzi della mia vita.

Ci sarebbe da buttarli via... Ma... vedremo!... Si ha pure da attendere

un po' l'impreveduto. Buona notte, Francesco!

FRANCESCO

(_alzandosi, rude, imperativo_) Ulrico, io non ti permetterò

d'allontanarti di qui sinché ci sarà lei.

ULRICO

Non me lo permetterai, perché?

FRANCESCO

Tu la rivedrai! Tu le riparlerai!

ULRICO

E a qual fine?

FRANCESCO

Per indurla ad amarti, per indurla a seguirti. Non si vince senza

combattere. Tu devi vincere!

ULRICO

Queste sono le frasi con cui s'incoraggiano gli eroi delle imprese

balorde!

FRANCESCO

Non è mai una impresa balorda l'ostinarsi d'un innamorato nel proposito

di farsi amare.

ULRICO

Tutto quello che potevo dirle per farmi amare, io glielo ho detto.

FRANCESCO

Non le hai detto abbastanza. Non hai abbastanza insistito.

ULRICO

La sua indifferenza verso i miei sentimenti, verso la mia persona, è,

oramai, insuperabile, e tu lo hai compreso come l'ho compreso io.

FRANCESCO

Il colloquio di oggi è stato troppo brusco, troppo subitaneo, troppo

breve, troppo superficiale. Insistere insistere insistere con l'ardente

pienezza della tua fiamma nuova! Presto o tardi, il grande amore suscita

l'amore!

ULRICO

Non in una donna nella quale l'amore sia già sbocciato con la sua anima

stessa!

FRANCESCO

(_muggendo sordamente_) E dàgli! E dàgli!..

ULRICO

Contro di me ti adiri?!

FRANCESCO

Sono tante scudisciate le tue obiezioni!

ULRICO

Le mie obiezioni rispecchiano, con esattezza, qualche cosa di cui il tuo

acume di scienziato e la tua sensibilità di uomo hanno ben còlta una

prova definitiva.

FRANCESCO

(_acceso, congestionato_) Io mi strapperei il cervello per non pensare

d'essere colui che te la toglie! Questo pensiero mi sconvolge, mi

terrorizza!

ULRICO

Anche di piú ti sconvolge e ti terrorizza, Francesco, il pensiero che

presto o tardi il grande amore suscita l'amore, inquantoché--se proprio

credi che ciò sia--non puoi ritenerti inaccessibile a un tale fenomeno.

FRANCESCO

(_esaltato di terrore_) La tua nefasta gelosia m'impone sempre di piú

l'incubo maligno che sorge dall'attaccamento di quella donna! Ma io lo

scaccerò! Lo scaccerò come si scaccia il profanatore d'un sacrario! E se

non riuscirai tu a farti amare da lei, riuscirò io a farmene odiare!

(_Si domina. Aduna le idee._)

ULRICO

(_inerte, flaccido_) Be', non incollerirti di piú. Sono a tua

disposizione.

FRANCESCO

Tu sarai ospite mio. E a cominciare da stasera avrai modo di ritentare.

Dopo la preghiera dell'Angelus e il raccoglimento che segue, è concessa

alle Ricoverate una parentesi di emancipazione affinché esse diano segni

espliciti delle loro vicende mentali, dei loro progressi o dei loro

regressi. Per Sonia Zarowska è convenuto piú specialmente che la Suora

la mandi in giardino se l'aria sia mite. Ciò serve a provarle che merita

d'essere trattata come una persona normale e a deviarla dalla tendenza

che rivela per la clausura. Oltre di che, sotto il cielo stellato o al

chiaro di luna, ella si abbevera di poesia; e la poesia si tramuta, per

lo spirito, in ossigeno di bellezza morale. Stasera l'aria è mitissima.

In giardino ella sarà tra pochi minuti. Lí, la troverai in condizioni

propizie ad ascoltarti.--E adesso vieni con me, buono e paziente. Non

sarebbe opportuno che súbito tu t'incontrassi con lei. Bisogna che, in

giardino, rimanga un pezzo tutta sola. So quel che dico. Fatti guidare

da me.

ULRICO

(_con accasciata malinconia_) Io il burattino, tu il burattinaio; ma

siamo ambedue egualmente grotteschi e miserevoli!

FRANCESCO

(_mettendogli, fraterno, una mano sulla nuca_) Vieni, vieni, Ulrico! E

taci. Non piú sfoghi amari e inutili! Vieni! (_Lo conduce via, a

destra._)

II.

(_Una strampalata vociferazione anima gradatamente l'atmosfera. Le voci

di alcune Ricoverate, in diversi toni e accenti, si succedono e anche si

mescolano, dissonanti:_)

--Uno due tre quattro cinque...

--Tutti manigoldi! Tutti assassini!

--(_una specie di ululato_) Aùuu! Aùuu!

--Suora Marta, io sono muta!

--(_risate._)

--Oh! che festa! che tempesta!

--(_con altisonante slancio declamatorio:_)

Non vuoi col brando uccidermi, e coi detti

Mi uccidi, intanto?

--Chi di noi è la piú bella?

--Io!

--Io!

--Io!

UNA VOCE ZELANTE

Andiamo nell'altra sala a chiassare! E sarà bene chiudere la porta!... È

serata bisbetica. Se il Direttore ci sente!...

(_La piccola gazzarra gaia e tragica si allontana._)

--Uno due tre quattro cinque sei...

--Aùuu! Aùuu!

--(_declamazione:_)

O morte, o morte,

Cui tanto invoco, al mio dolor tu sorda

Sempre sarai?

--Chi di noi è la piú savia?

(_Risponde un mugolio corale, in sordina:_)

--Sonia Sonia Sonia Sonia Sonia...

(_Silenzio._)

III.

(_Comparisce_ AGNESE _nel giardino.--Indossa un abito semplice e scuro.

Un semplice cappellino, che ha un po' la foggia d'una cuffia monacale,

le incornicia la fronte senza alterare le linee del volto, perspicue

come quelle d'un cammeo._)

AGNESE

(_indugia di là dalla soglia. La febbrile premura che la sospinge è

contrastata da un sopravvenuto sgomento. Quando ella si decide a varcare

la soglia, un leggero capogiro la squilibra e la costringe ad

appoggiarsi a uno spigolo del vano._)

(_Si avanza Sonia dalla porta a sinistra che si è appena aperta e si è

richiusa._)

SONIA

(_nel vedere_ AGNESE, _si sofferma con un vivo trasalimento._)

AGNESE

(_riavendosi, se la trova davanti, a molta distanza, in una strana

intensa contemplazione, e, memore delle stranezze che fioriscono tra

quelle mura, non si meraviglia._)

SONIA

(_persiste nel guardarla, trasfigurandosi, e un culminante moto

interiore traspare dalla sua trasfigurazione._)

AGNESE

(_è attirata da quella persistenza, e, facendo qualche passo verso la

giovane che le è ignota, la interroga, rinnovando l'antica consuetudine

di rivolgere la parola alle Ricoverate con affettuoso interessamento:_)

Chi siete voi, cara, che tanto mi guardate?

SONIA

Chi sono io?... Come dirtelo?... Sonia Zarowska mi chiamo, ma non sono

piú Sonia Zarowska.

AGNESE

Ah, no?

SONIA

Sono tutta diversa, ora, dal mio nome.

AGNESE

(_le si accosta, correggendola, garbata, suasiva_) Il nome non conta.

Siete tutta diversa da quella che eravate.

SONIA

(_compiacendosi di essere compresa_) Da quella che ero, sono diversa.

AGNESE

Una seconda esistenza?!

SONIA

Una seconda esistenza. Ne dubiti?

AGNESE

Non ne dubito, cara! Non ne dubito. Alcune circostanze della nostra vita

producono in noi profondi mutamenti. Dal bene al male, o dal male al

bene. Nel caso vostro, io credo, dal male al bene.

SONIA

Ma non una circostanza della mia vita mi ha mutata. Mi ha mutata Lui.

Solamente Lui.

AGNESE

Arguisco che il vostro Lui sia l'uomo filantropico e sapiente che vi ha

accolta in questo asilo per prendere cura di voi.

SONIA

Sí, quello è il mio Lui!

AGNESE

E dunque?... Le azioni buone o cattive che riceviamo non sono appunto le

circostanze che piú influiscono su noi e piú ci trasformano?...

L'accoglienza da lui concessavi è stata la circostanza che ha prodotto

il vostro salutare mutamento.

SONIA

È giusto, è giusto. Hai ragione. Tu parli con sapienza: con la medesima

sapienza che ha Lui. Io da ignorante parlo.

AGNESE

E mi guardate!... Ancora mi guardate!?

SONIA

Non disdegnare che ti guardo!

AGNESE

No, non disdegno. Perché dovrei disdegnare?

SONIA

Sei cosí in alto!

AGNESE

Troppo si affretta la vostra immaginazione a illudervi sulla mia

persona! Io vivo nel piú umile cantuccio della terra.

SONIA

(_irradiandosi d'ammirazione_) E non sei forse tu sua moglie?...

AGNESE

(_con un sobbalzo_) Come lo avete indovinato che sono sua moglie?

SONIA

Non l'ho indovinato. Ti conosco.

AGNESE

Non ci siamo incontrate mai prima di stasera.

SONIA

Ti conosco nel tuo ritratto, presso al quale egli lavora e studia, e ti

conosco nella costante adorazione ch'egli ha per te.

AGNESE

Ammetto, cara, che un mio ritratto veduto presso di lui vi abbia dato

qualche indizio; ma che mi conosciate nella sua adorazione non è che una

fantasticheria cortese suggeritavi da un estro sibillino. Voi vi

compiacete di fare la zingarella lusingatrice.

SONIA

Che egli ti adori, io lo so! io lo so!

AGNESE

Non potete saperlo, mia buona creatura. Egli non può averlo palesato a

voi.

SONIA

Io so di saperlo. Quella adorazione, segreta, mi è entrata a poco a poco

nel cuore insieme con la sua voce, con i suoi sguardi, col suo fiato,

insieme con la sua tristezza. E, triste e sconsolata, quale egli,

segretamente, la sentiva, quell'adorazione, segretamente, quasi mia

diventava!

AGNESE

(_presa e attonita_) Quasi vostra!?

SONIA

... Tu eri assente. Eri assente e non morta. Dove ti nascondevi?...

Perché ti nascondevi?... Se fossi stata degna di ricondurti a lui, mi

sarei data a cercarti, a cercarti, e dovunque ti avrei cercata. Ma ecco

che, non cercata da nessuno, non ricondotta da nessuno, tu sei qui. Sei

tornata, sei tornata quando piú era provvidenziale che tu tornassi. Sei

tornata per la tua volontà e per la tua fede, anche piú fedele e piú

amorosa e piú devota di come ti fa il tuo ritratto. Che tu sia

benedetta!

AGNESE

(_ha l'impressione d'un incantesimo o d'un miracolo_) Sonia Zarowska!...

Insomma, chi siete, chi siete, voi? Chi siete realmente, ora, «tutta

diversa da quella che eravate»?... E che cosa è questa vostra generosa

dolcezza, che mi si è mossa incontro cosí bizzarra, cosí oltre le

facoltà umane?

SONIA

(_con uno scatto di cruccio allarmato_) Ti sembro io una demente?

AGNESE

(_sollecita e tenerissima_) Oh, no!... Una demente, no! Non è mai

demenza l'impulso di confortare, d'incoraggiare, di augurare. E i vostri

occhi sono pieni di un pensiero sicuro e sagace, la vostra fronte è

rischiarata dalla piú lucida ispirazione... (_La trae a sé, e se la

stringe al petto._) No, no, mia piccola grande amica misteriosa, voi non

mi sembrate e non siete una demente!

SONIA

(_rimpicciolendosi nell'abbraccio_) Grazie! Grazie!... E non mi

dimenticare, te ne prego! Non mi dimenticare!

IV.

(_Irrompono_ FRANCESCO _e_ ULRICO--_che si avviavano verso il vestibolo

e, dalla stanza attigua, hanno scorto_ AGNESE.)

FRANCESCO

(_vibrante di stupore_) Tu qui, Agnese!

(_Le due donne si staccano l'una dall'altra con simultanea rapidità._)

SONIA

(_come trasportata da una raffica, sparisce nella penombra del

giardino._)

FRANCESCO e ULRICO

(_oltre che dell'arrivo di_ AGNESE, _sono stupiti di aver trovate le due

donne unite in un amicale abbraccio._)

AGNESE

(_ansima, ammutolita da una emozione in cui annegano le sue forze._)

FRANCESCO

... Non una lettera, non un telegramma che mi avvertisse del tuo arrivo!

Non un cenno qualunque che me ne facesse intravvedere la probabilità!...

Un proposito repentino deve averti spinta a venire proprio

all'improvviso.

AGNESE

Un proposito non repentino, ma di cui repentinamente ho sentita

improrogabile l'attuazione.

FRANCESCO

E, invece di correre da me appena arrivata, ti trattenevi con una

estranea?! In una cordialità cosí confidenziale--per colmo di

stranezza--che perfino l'abbracciavi!

AGNESE

Quella estranea mi è stata preziosa. Il piú gentile, il piú commovente

esemplare dell'Incomprensibile!... Mi è apparsa dinanzi estatica quando

io giungevo trepidante, scoraggiata. Il ricordo d'un mio ritratto e una

specie d'intuito fatidico le hanno fatto súbito riconoscere in me tua

moglie. E, come un piccolo angelo protettore, mi ha misteriosamente

circondata d'una infantile effusione nella quale sorrideva la fiducia di

sollevare il mio spirito e di ricongiungerlo al tuo. Poi, si è

costernata sospettando di sembrarmi una demente, e io... l'abbracciavo

per chetarla con un segno della mia tenerezza riconoscente.

FRANCESCO

(_accorgendosi che Ulrico è rimasto lí, in disparte_) Hai udito, Ulrico?

Hai udito?

ULRICO

(_si ravviva come per un raggio di sole baluginante nel buio_) Ho udito,

sí!

FRANCESCO

(_cui la presenza di_ AGNESE _costringe a velare di disinvoltura

l'intenzione del richiamo_) In rapporto alle apprensioni che hai per

Sonia Zarowska, questo episodio ha un significato speciale e

rassicurante.

ULRICO

(_elettrizzandosi, scoppiettando di giubilo mal represso_) Difatti,

modifica, anzi... capovolge l'aspetto delle cose! Si direbbe, presso a

poco, che io mi sia sbagliato!... Santodio, che logogrifo è il mondo!...

Ma tu tralascia, tralascia di badare alle mie miserie. La signora Agnese

è venuta, lo sento, a riprendere il suo posto al tuo fianco, nel tuo

cuore... Innumerevoli spiegazioni, mi figuro, dovrete scambiarvi... Io,

nel frattempo, me ne starò in giardino... a cavare l'oroscopo dal

firmamento, e chi sa!... chi sa!... (_Ride nervoso, ma senza amarezza:_)

Eh eh eh eh!... Giornata memorabile, questa, signora Agnese! Memorabile,

dal principio alla fine! Eh eh eh eh!... (_Esce dal fondo._)

V.

(AGNESE _e_ FRANCESCO _si dispongono, agitati, perplessi e pur

contenuti, all'imminente colloquio._)

FRANCESCO

Anzitutto, entra. (_Indica la porta a destra._) Io non ti consento di

rimanere sul limite della casa dove hai il diritto d'entrare, dove ho il

dovere di farti entrare.

AGNESE

Entrerò, Francesco, ma non súbito. Prima che ci riuniscano--come sarà

inevitabile--i nostri diritti e i nostri doveri nella casa comune,

bisogna che stiano l'una di fronte all'altra, in un'ora che escluda

appunto i vincoli dei doveri e dei diritti, due sincerità indipendenti e

complete.

FRANCESCO

La sincerità mia ha sempre aspettata la tua. E l'aspetta piú che mai!

AGNESE

(_si smarrisce nella difficoltà di cominciare a esprimersi. Siede._)

Purtroppo, non saprò dire. Non troverò le parole adeguate alla decisione

di dirti tutto ciò che esigo sia da te approfondito. È un groviglio di

sentimenti, di sensazioni e di idee inestricabile, inesprimibile.

FRANCESCO

Non sono infrequenti i casi in cui non dicono abbastanza le parole. Ma

io intenderò piú che esse non diranno se tu hai la ferma volontà ch'io

intenda. (_Le siede dirimpetto, presso il tavolino._) Fídati, Agnese!

AGNESE

... Quale errore, quale errore nella mia fuga! Quale errore nel credere

che allontanandomi da te mi sarei liberata dai dubbî tortuosi e dalle

indagini prepotenti che la tua esaltazione m'infliggeva!... Quei dubbî e

quelle indagini mi raggiunsero, mi perseguitarono, mi dominarono, mi

avvolsero: divennero come una rete di acciaio in cui la mia anima fosse

rimasta impigliata! Non erano piú nelle tue interrogazioni, nei tuoi

occhi, nei tuoi silenzi, ed erano--ahimé, peggio!--in ogni attimo del

mio pensiero. Io medesima dubitavo. Io medesima indagavo.

FRANCESCO

(_autoritario_) Dovevi indagare!

AGNESE

Non lo dovevo, Francesco, perché saldamente ricordavo che la mia fedeltà

era stata cosí intrinseca ai miei istinti femminili da poter

fronteggiare imperterrita le insidie delle piú abili seduzioni,

l'assalto dei fascini piú possenti. E ricordavo di piú. Ricordavo...

che, nonostante le torture che preparavano il nostro distacco, in una

ultima parentesi di ardore, io ti avevo tenuto tra le braccia con

l'identica dedizione limpida del mio primo abbandono di sposa!... Ma tu

mi avevi comunicato il sospetto che l'infedeltà spunti talvolta fuori

dei confini nei quali la considera l'umanità semplice alla quale io

appartengo; mi avevi comunicata la febbre di scoprire il seme d'una

infedeltà mia fuori delle vie che menano al peccato...

FRANCESCO

(_interrompendo_) Sono vie che restano ignote a una donna come te.

AGNESE

E a furia d'indagare e di dubitare, nella solitudine che contribuiva a

farmi cedere alla ossessione, a farmi astrarre dalla prova tangibile

della mia innocenza, a cacciarmi in una atmosfera fantastica, simile a

quella in cui ho veduto vivere qui tante disgraziate che tu soccorri, io

finii con l'accusarmi.

FRANCESCO

(_divampando_) Di che ti accusasti?... Parla! Di che ti accusasti?...

AGNESE

Mi accusai d'una profonda inquietudine per la morte d'un uomo che

disperatamente l'aveva voluta.

FRANCESCO

(_battendo un pugno sul tavolino_) Paolo Gemmi!

AGNESE

(_ribadisce_) Paolo Gemmi.

FRANCESCO

(_livido--dilatando le pupille, e in un tono di rapace circospezione_)

Paolo Gemmi ti amava?

AGNESE

(_con mitezza_) Sí, mi amava.

FRANCESCO

Da lui lo apprendesti?!

AGNESE

Lo appresi da lui, attraverso la maschera che egli s'imponeva. Nessun

uomo che molto ami una donna da cui non sarà mai amato riesce a

dissimularle il solitario amore che lo strugge.

FRANCESCO

Tu sospettasti che per questo suo amore egli si fosse ucciso?!

AGNESE

Lo sospettai, e mi fu confermato dal padre, che ne aveva raccolto

l'estremo respiro.

FRANCESCO

(_attanagliandola_) Perché lo interrogasti?

AGNESE

Io non lo interrogai, ma le sue lagrime di padre mi vollero consapevole.

FRANCESCO

(_col fremito irruente d'una imprecazione_) Ti vollero consapevole e

t'incatenarono immediatamente all'amore del martire!

AGNESE

I pazzi: dramma in quattro atti · 第 5 / 6 段