condotta. Si recò da me spontaneamente. Il mio indirizzo, suppongo, lo
apprese da un tale che capitò lí, da lei, la sera famosa in cui mi
obbligasti a restare in sua compagnia. Costui ebbe agio di leggere la
mia carta di visita per un incidente che non ti raccontai perché non era
necessario raccontartelo. Quella sera, la pietà, che, sincera e anche
soccorrevole, non tardò a succedere in me al disgusto, la riempì d'una
intontita ammirazione mista a una specie di caparbia fiducia e ad una
esagerata gratitudine.
ULRICO
(_con una vivacità comprensiva_) Perciò quella sera la trovai
eccezionalmente distratta, eccezionalmente sviata!
FRANCESCO
Stammi attento, e non m'interromperei
ULRICO
Ammirazione, fiducia, gratitudine! Tutte cose mai provate da lei!
FRANCESCO
Mai provate, ne sono convinto come te, ed erano, forse, l'abbozzo vago
di una nascitura facoltà mentale. Un che di analogo si riscontra in un
bambino il quale abbia notato per la prima volta--che so?...--una
fiaccola, un albero, un lembo di mare, un volo di uccello. Ma è ozioso
vangare, ora, nel campo delle induzioni. Il fatto è che una
mattina--quella, di certo, in cui tu persistevi nell'attesa dopo
l'attendere di una notte interminabile--mi si presentò qui in preda a un
parossismo straziante. Usciva, indubbiamente, da una lunga orgia. Era
satura di alcool. Tra il nero del bistro i suoi occhi incavernati
avevano un luccicore vuoto di sguardi. Tra gli avanzi dei colori
posticci apparivano le due macchie paonazze degli zigomi accesi e il
livido delle labbra gonfie. Contro il letargo che le invadeva le membra
lottava in lei come un bisogno di non cedere ad esso; e contro lo
scompiglio del suo pensiero semispento lottava la sua volontà fissa di
ottenere il mio soccorso. In questa duplice lotta si dibatteva
spasimando. Pareva una povera bestiola idrofoba in agonia!
ULRICO
(_soggiogato da quella visione, balbetta:_) La volontà fissa di ottenere
il soccorso tuo! Perché non quello d'un altro?
FRANCESCO
Perché non un altro le aveva ispirata mai la fiducia a cui ho accennato.
L'idea che soltanto io potessi prestarle soccorso era già da lei
fermamente acquisita. Oltre di che, ritengo che quel signore dal quale
fu letta la mia carta di visita le abbia forniti degli schiarimenti
sulla mia professione e sullo scopo di questo Ricovero. Che la demenza
cerchi da sé la soglia d'un manicomio è meno insolito di quanto si
creda.
ULRICO
(_rintuzzando con pervicacia_) Sonia Zarowska non era una demente!
FRANCESCO
Era una demente tranquilla, inerte, chiusa nelle forme apatiche della
sua corruzione, dei suoi vizi, della sua mania di rubare. Poi, se è vero
che un po' di luce sia sopravvenuta a solcare quella sua demenza
compatta, appunto questo spiracolo di percezione deve aver mutata la
demente tranquilla in una demente agitata, paurosa, impaurita di sé
stessa. Ed eccola, in un accesso di agitazione, in una crisi di paura,
rivolgersi, anelante, verso il rifugio, verso il manicomio e verso colui
del quale conobbe la pietà. (_Breve pausa._) Ora, l'agitazione è
cessata, ed è cessata la paura. La demente agitata non c'è piú. E non
c'è piú, neppure, la demente tranquilla. Il nemico è stato dominato
sommergendo in una atmosfera di gentilezze e di caste idealità le losche
abitudini contratte, delle quali non si colgono che rare e quasi puerili
reminiscenze in qualche parola, in qualche gesto, in qualche atto
fugace. Ma non m'illudo che sia la salvezza definitiva. Io temo che il
ricordarle vivamente le attrattive ch'ella esercitava su i corrotti e su
i corruttori, e su te piú che su gli altri, possa fare in lei
ripullulare d'un súbito l'antico veleno non del tutto eliminato. Questa
è la ragione per la quale mi sono preoccupato della eventualità che tu
la riavvicinassi. Ma, giacché sei rimasto molto impressionato da quanto
ti ho esposto, la mia preoccupazione dilegua, e fido in te. Mi prometti
di non tentare di riavvicinarla?
ULRICO
(_dolorosamente brusco_) Non te lo prometto! Non te lo devo promettere!
FRANCESCO
(_si percuote un ginocchio, e si leva, infastidito._)
ULRICO
Promettere per non mantenere non sarebbe da galantuomo. E promettere per
mantenere, nel caso mio, sarebbe una imbecillità. Riguardo alle mie
impressioni, tu hai preso un granchio madornale. Le mie impressioni sono
precisamente opposte a quelle che mi hai attribuite. Ciò che mi ha
impressionato, ciò che mi ha fatto e mi fa fremere di dolore e di sdegno
è che la ostinata stoltezza ideologica, tra cui si aggira la demenza
tua, sia riuscita a sconnettere la vita naturale di quella donna e a
strappar lei al suo nulla, alla sua pace, alla sua indipendenza, al suo
destino--nel quale io mi dissetavo!... Ma, per fortuna, la tua opera è
tutt'altro che compiuta. Rilevo questa buona notizia dai tuoi timori.
(_Ride il suo vecchio riso divenuto piú acre:_) Eh eh eh eh!...
«L'antico veleno»?!... Parole convenzionali! A chi nuoceva il cosí detto
veleno?... Non a lei! Non a nessuno! E a chi nuocerebbe se tornasse a
possederla?... A me, intanto, arrecherebbe un gran bene, restituirebbe
il bene che ho perduto. E tu mi chiedi che io rinunzii alla speranza che
questo si avveri dopo che i tuoi stessi timori mi hanno incitato a
sperare?... Non ci rinunzio, no, non ci rinunzio! Io la voglio vedere.
Io le voglio parlare. E ti consiglio di astenerti dall'ostacolarmi!
FRANCESCO
(_recisamente_) Non è inopportuno, Ulrico, che io consigli te di
astenerti dal trascendere!
(_Un filo di pausa._)
ULRICO
(_quasi pentito--si modera._) Se trascendessi, ne avrei poi un rammarico
piú penoso del tuo. Evvia, Francesco! Accontentiamoci un po'
reciprocamente. Cediamo un po' tutti e due. Tu accondiscenderai a che
io--magari sotto la tua sorveglianza--abbia un colloquio con lei, e, per
parte mia, ti garantisco che non mi affaticherò punto a riconquistarla
al suo passato. (_Traspare ch'egli esprime una temperanza momentanea._)
Mi limiterò a interrogarla sulle sue sensazioni attuali, sulle sue
intenzioni per l'avvenire, e il risultato di questo colloquio, da cui
sarà stimolata la sua sincerità, potrà servire, a guisa di scandaglio,
anche a te. Misurerai il valore dei tuoi criterii, la portata dei tuoi
metodi. Apprenderai se, dal tuo punto di vista, ella sia già guarita o
almeno avviata a guarire o se il mutamento verificatosi non sia che
effimero e occasionale. Dovrai riconoscere--ne sono sicuro--l'utilità
pratica della tua condiscendenza. E cessiamo di sperperare il nostro
tempo, te ne prego! Chiamala!
FRANCESCO
(_paziente, deferente_) Io non ho alcun diritto su lei, alcun diritto su
te. Ma è incluso nel mio assunto il diritto di proibire che
v'incontriate finché ella sarà qui. Tu la vedrai e le parlerai, altrove,
senza ambagi d'impegni e di controlli, quando io l'avrò congedata. Non
mi ostino a chiederti una rinunzia della quale non sei capace.
T'impongo, bensí, una dilazione per non essere il tuo complice.
ULRICO
(_levandosi di botto, con allucinata prepotenza_) E io ti risparmio di
essere il mio complice, poiché basterò io a chiamarla.
FRANCESCO
(_adiratamente_) Tu abusi dell'ospitalità che ti è concessa! Bada a
quello che fai!
ULRICO
(_con uno scoppio di stizza che geme di confessione_) Hai avuto, a modo
tuo, pietà di lei, e non sai averne di me!...
FRANCESCO
(_fervido e leale_) Ne ho di te, ne ho di te come di lei, a modo mio!
ULRICO
Sí, sí, abuso dell'ospitalità che mi è concessa. E cacciami via, se
questo esige la tua pietà!... (_Infrenabile, chiama, sbraitando:_) Sonia
Zarowska! Sonia Zarowska! Sonia Zarowska!
LA VOCE DI SONIA
(_lontana e vibrante d'immediata sorpresa_) Ulrico! Ulrico!
ULRICO
(_investendo_ FRANCESCO) Hai udito come grida il mio nome nonostante il
bavaglio della tua tirannia?
FRANCESCO
(_sorgendo con fierezza_) Finiscila, adesso! Non tollero piú che tu
adoperi un simile linguaggio!
LA VOCE DI SUORA MARTA
(_vivacissima_) Chiunque sia che vi chiami cosí, restate al vostro
posto!
FRANCESCO
(_veemente_) Lasciatela libera, Suora Marta! Lasciatela andare dove
vuole!
ULRICO
(_sbraitando piú di prima_) Lasciatela libera! Lasciatela libera!
LA VOCE DI SONIA
(_vicina_) Ulrico!...
FRANCESCO
(_disdegnoso, a Ulrico_) Tu le potrai parlare come meglio ti aggrada. Io
non ti sorveglierò! (_Fugge per la porta a destra._)
V.
SONIA
(_ancora di dentro_) Ulrico! Ulrico!... (_Giunge slanciandosi a
stringergli le mani._) Ulrico!
ULRICO
(_stringendole a lei_) Finalmente! Finalmente!...
SONIA
Ti ritrovo? Ti rivedo?...
ULRICO
Mi credevi morto addirittura?
SONIA
Proprio morto di morte non ti credevo.
ULRICO
Mi avevi dimenticato, ecco.
SONIA
Non ti avevo dimenticato.
ULRICO
Mi pensavi!
SONIA
Ti pensavo, pensando che non esistevi piú.
ULRICO
Ma appena ti ho chiamata, hai sentito berne che tornavo a esistere.
SONIA
Questo ho sentito.
ULRICO
Molta meraviglia?
SONIA
Molta.
ULRICO
Anche molta gioia, se non m'inganno.
SONIA
Molta.
ULRICO
Non hanno potuto trattenerti dal correre a salutarmi risorto.
SONIA
Non l'hanno potuto.
ULRICO
E perché, dimmi, perché ti pareva che io non esistessi piú?
SONIA
Perché non esisteva piú nessuna delle cose d'allora.
ULRICO
Di allora, cioè di quando?
SONIA
Di quando si stava cosí spesso insieme.
ULRICO
Tutte sparite, dunque?
SONIA
Tutte sparite.
ULRICO
Da un giorno all'altro?
SONIA
Sparite a poco a poco.
ULRICO
E non le rievochi? Non le rimpiangi?
SONIA
Di tanto in tanto, sí, ma come in sogno.
ULRICO
(_frugando, guardingo_) Io credo che ci sia qualcuno che se ne accorge e
che ti sgrida.
SONIA
Per esempio, chi?
ULRICO
... Per esempio, Suora Marta, che ti sorveglia continuamente.
SONIA
Non se ne accorge Suora Marta.
ULRICO
(_accennando la porta a destra_) Oppure se ne accorge lui, che ha la
fissazione e la sapienza di scrutare.
SONIA
Nemmeno lui se ne accorge.
ULRICO
E se, per ipotesi, egli se ne accorgesse?...
SONIA
Si dorrebbe.
ULRICO
E ti toccherebbero, quindi, le durezze della sua severità.
SONIA
Severo, lui?... No, mai!
ULRICO
Non ti assilla, forse, non ti martirizza con i suoi rigori, con le sue
costrizioni?
SONIA
No!
ULRICO
Tuttavia, hai l'obbligo d'essergli sottoposta, hai l'obbligo di
obbedirgli.
SONIA
No!
ULRICO
Che tu neghi o non neghi, è certo che qui ti si tiene come in un
carcere.
SONIA
No!
ULRICO
Peggio che in un carcere ti si tiene. In un carcere non si perde che la
libertà esteriore, mentre qui ti si comanda e ti si spia perfino nel
cervello!
SONIA
No!
ULRICO
Io affermo che ne sei stanca! E con me tu fingi, tu fingi, tu mentisci!
SONIA
No, Ulrico! No! No! No!
ULRICO
(_in un muggito di esasperazione--tappandosi gli orecchi con le mani_)
Ah, sono esecrabili i tuoi «no»! Non farmene udire di piú!
SONIA
(_spaventata, si trae indietro.--Resta in pena, sospesa._)
(_Un silenzio._)
ULRICO
(_scaccia l'ira che lo pervade. Siede. Le parla con una specie di leale
remissività._) Riconosco che farnetico. Riconosco che, immaginando
costrizioni e martirii, sono in errore. Ma è l'acredine! È la rabbia! È
la malignità della rabbia! Ricordo la tua vita d'un tempo non remoto, la
ricordo scorrere fluida come un fiume, apportatrice imperturbata di
godimenti, tra i rovi e le asperità delle tristezze altrui, degli altrui
malori, delle altrui miserie, e in questo ricordare il rimpianto mio,
cosí diverso dal tuo, s'inasprisce, si esulcera.
SONIA
(_ascolta attentamente._)
ULRICO
In te il rimpianto non è suscettibile di esacerbazioni. È saltuario,
scialbo, superficiale, svanente, estraneo al fermento della realtà.
«_Come in sogno_» hai detto, e ti sei espressa con esattezza, poiché, di
fatti, ti hanno addormentata nella convinzione che il tuo piccolo mondo
d'allora sia sparito per sempre. (_Scattando facinoroso_) Ma è falso! È
falso! La falsità è stato il tuo narcotico!... Esisto io tale qual ero.
Lo vedi! Esiste tale qual era tutto ciò che lasciasti! E con la medesima
voce con la quale io t'ho chiamata pocanzi, tutto ciò che lasciasti ti
ha chiamata e ti chiama!
SONIA
(_ha un lieve fremito. La sua attenzione diviene piú tesa._)
ULRICO
Ti chiamano le tue stanze dove nulla è sparito, dove nulla è mutato
dall'ultima sera in cui ne respirasti l'aria iniettata di profumi a te
cari e di desiderî; ti chiamano i bizzarri abiti neri che secondavano
incantevolmente le seduzioni del tuo corpo serpentino; ti chiamano i
fedeli specchi avidi della tua immagine nella ebbrezza della danza; ti
chiamano le tue ore senza misura, le tue ore senza albe e senza
tramonti, riempite dei tuoi capricci fuori da ogni legge, riempite di
abbandoni e di oblii! È tuo, è tuo tutto ciò, ancora tuo, piú tuo di
prima. Svegliati, Sonia! Svegliati, e rivivi! Nel sonno che ti avvolge
come una cappa di piombo, tu piú non vivi,... tu piú non vivi e non mi
fai piú vivere!
SONIA
(_è presa dalle rievocazioni. Le cose di allora le si riavvicinano. Già
la sfiora il loro fascino. Le si disegna sul volto un'animazione
perplessa.--Interroga, cauta:_) Ci sei stato laggiù in questi giorni?
ULRICO
(_s'irradia_) Non un giorno è trascorso che io non mi ci sia recato. E
lungamente ci restavo.
SONIA
Solo solo?
ULRICO
(_malinconicamente_) Solo solo.
SONIA
Ti piaceva di restarci?
ULRICO
Mi piaceva di soffrire.
SONIA
Nulla è sparito?
ULRICO
Nulla.
SONIA
Nulla è mutato?
ULRICO
Nulla.
SONIA
(_con segretezza_) Anch'io rivedrei volentieri le mie stanze, i miei
abiti, i miei specchi...
ULRICO
(_dissimulando l'emozione che rigurgita_) Ti recheresti volentieri
laggiù?
SONIA
Soltanto una volta!
ULRICO
(_con subdolo assenso_) Soltanto una volta, s'intende! Una fugace visita
al passato! Non piú di questo.
SONIA
Non piú di questo.
ULRICO
Io, poi, ti faccio notare che se realmente lo vuoi, non ti sarà troppo
difficile.
SONIA
(_sottovoce_) Non posso.
ULRICO
L'impossibilità è nella tua immaginazione.
SONIA
Non si esce dall'asilo senza il permesso di lui.
ULRICO
Mi hai assicurato che non tiranneggia, che non è severo con te. Gli
chiederai il permesso che ritieni indispensabile, e l'otterrai.
SONIA
Per andare laggiù, no, non glielo chiedo! Me ne vergognerei.
ULRICO
Ne farai a meno, ed egli ti assolverà.
SONIA
Mi consigli di uscire di nascosto?
ULRICO
Di tentarlo io ti consiglio.
SONIA
(_accesa d'una sinistra reminiscenza_) Di nascosto come per rubare?!
ULRICO
Dove salti con la fantasia? Si tratta semplicemente di uno strappo alle
consuetudini di clausura. Non è un crimine. Non è un'azione da
paragonare a un furto.
SONIA
Sí, ne convengo: un crimine non è.
ULRICO
Dunque, nessun ostacolo, nessun rischio e, soprattutto, nessun rimorso.
SONIA
Tu mi accompagnerai, n'è vero?... Mi devi accompagnare...
ULRICO
È naturale che io t'accompagni.
SONIA
E quando andremo? Quando?
ULRICO
Decidi tu. Non dipende che da te.
SONIA
Io non so... Io non oso decidere... Forse, oggi stesso potremmo!
ULRICO
(_levandosi ebro, esagitato, abbacinato, col respiro mozzo_) Ma
certamente! Oggi stesso! Oggi stesso!... Perché no?... E non bisogna
ritardare!... Egli, a quest'ora, è intento ai suoi studî; la zelante
Suora ha avuto l'ordine di risparmiarti il suo zelo; la mia riverita
persona si trova già, per caso, a tua disposizione: sarebbe una
ingratitudine verso la fortuna non profittare di circostanze cosí
favorevoli!
SONIA
(_con una esaltazione timorosa e frettolosa_) Ebbene, sí! Profittiamone!
Profittiamone!... Tu uscirai prima di me... Mi aspetterai alla svolta
della strada... Io cercherò di deviare l'attenzione del guardiano... Gli
farò credere che si riversa l'acqua dalla fontana, o, meglio, lo
pregherò di cogliere per me qualche fiore... Mi è amico: non si
negherà... E appena si sarà allontanato dal cancello, io, di corsa, di
corsa, a raggiungerti!... Sono contenta, Ulrico, sono tanto
contenta!--Vai vai vai vai!
ULRICO
Bada che ti aspetto!... (_Si avvia, veloce, sogguardandola un po'
diffidente._)
SONIA
(_in un lampo di allarme, dà un grido soffocato:_) No!
ULRICO
(_arrestandosi di colpo_) Sonia?!
SONIA
(_casca a sedere._)
ULRICO
(_accorre_) Sonia?!
SONIA
(_affaticata, fioca, con negli sguardi e nell'accento una intima
solennità_) Non mi aspettare... Torna laggiú, se vuoi, ma «solo solo»...
come in questi giorni. Io non ci sarò.
ULRICO
(_miseramente_) Avevi riaperte un poco le ali al volo: le hai richiuse.
SONIA
Laggiú... è il pericolo. Laggiú è la malia dei vizî, la malia del
peccato.
ULRICO
(_pallidissimo_) Parli di peccato?! Parli di vizî?! Due parole che non
conoscevi!
SONIA
Furono i miei nemici!
ULRICO
Tu distingui, nella tua vita, i fatti umani a cui si riferiscono le due
parole paurose e non tue che hai pronunziate?
SONIA
(_con una istantanea percezione_) Li distinguo! Li distinguo! Ero nei
vizî e nel peccato. Ora, non piú!
ULRICO
E sei capace, in coscienza, di odiarli? In coscienza sei capace di
temerli?
SONIA
Li odio e li temo perché mi benefica l'esserne lontana.
ULRICO
Parole non tue, Sonia! Parole non tue!
SONIA
Lo sento che ne sono beneficata. Lo sento! Non m'inganno!
ULRICO
Cosí ti hanno detto e a te pare che sia.
SONIA
Io vorrei che tu sapessi capire quello che sento.
ULRICO
Io vorrei che tu me lo facessi capire con parole che fossero veramente
tue!
SONIA
(_stentando a esprimersi_)... È qualche cosa che sta tutta dentro di me:
una grande dolcezza dell'anima!
ULRICO
(_attonito_) Dell'anima!... (_Si tortura i capelli con le dita nervose.
La sua sensibilità fluttua scompigliata. Il suo pensiero brancola nel
vuoto._)
SONIA
(_rasserenata, buona, amicale--si leva._) Addio, Ulrico!
ULRICO
(_in un urgente trapasso_) Questo addio, Sonia, io lo respingo. (_Egli è
come colui che sul punto di affogare si rinvigorisce di una suprema
energia istintiva per salvarsi._) Lo respingo non per cercare ancora di
ricondurti dove si annida il pericolo, non per esortarti ancora a
rivivere il passato che hai misconosciuto. Io ti esorto unicamente a non
escludermi, a non sacrificarmi, a non distaccarti da me. Eri la donna
dei miei piaceri, non sarai piú tale, e non t'inciterò a ridiventarla,
non ti biasimerò, non soffrirò. Un'altra donna tu, un altro uomo io. Ti
farò abitare una casetta appartata, cheta, gentile, sorridente. Verrò a
bussare alla tua porta senza molto insistere, e quando me l'aprirai io
te ne sarò grato, e ti terrò compagnia, ci terremo compagnia a vicenda,
tu serbandoti come hai imparato a essere, io volendoti sempre piú un
bene che non avevo mai immaginato di poterti volere. Questo, questo ti
offro, Sonia, con un fervore profondo, e se di ciò che senti nulla è
rimasto in te inespresso e inesprimibile, non c'è nessuna ragione,
nessuna, per la quale tu debba rifiutare e ridirmi addio.
SONIA
(_è commossa, ma non conquistata. Sulla sua fisonomia si disegna
l'implorazione:_) Ulrico!...
ULRICO
Rifiuti?... Rifiuti?!... (_Prorompendo in un furore cattivo_) Ah, non
inutilmente ho rimescolato il mistero! (_Esce a destra, violento,
clamoroso_) Vieni, Francesco! Il mio colloquio con Sonia Zarowska è
terminato.
SONIA
(_in orgasmo_) No! Lui, no, te ne supplico! Lui, no!
ULRICO
(_di dentro, ancora clamoroso_) È necessario che tu venga, e súbito!
Vieni! Vieni!
SONIA
(_gridando_) Ma perché? Ma perché?
ULRICO
(_tornando_) I «perché» e i «ma», in un manicomio, fanno cilecca!
VI.
FRANCESCO
(_entra--freddo--accigliato--senza guardare._)
ULRICO
(_prontamente_) Ho bisogno che tu apprenda e che tu giudichi. Ciò che ti
dirò è straordinario, è incredibile. Tuttavia, sul mio onore!, non
smercio menzogne.
FRANCESCO
Molte cose che a te debbono parere incredibili non sono incredibili. E
che tu non smerci menzogne ho la piú ferma persuasione.
ULRICO
In breve. Poiché ella non ha ceduto alle visioni risvegliate in lei
dalla prepotenza della mia frenesia e l'ho trovata salda, irremovibile
nel suo odio al passato, nella sua volontà di seppellirlo, io le ho
sinceramente offerto un avvenire di onestà e di pace, le ho sinceramente
promesso di rispettare il suo odio e la sua volontà, le ho sinceramente
promesso di volerle bene, di volerle un bene tutto simile a quello che
sanno volere a una donna onesta i piú probi degli uomini. Come mi sia
accaduto di balzare da un polo all'altro, non me lo domandare.
M'imbroglierei a risponderti. Ma mi fulmini Dio o il diavolo se i miei
propositi non li ho concepiti e non li ho manifestati in piena lealtà.
FRANCESCO
E lei?
ULRICO
(_con un groppo alla gola_) Ha rifiutato.
FRANCESCO
Si è lasciata, forse, vincere dalla diffidenza.
ULRICO
Non dalla diffidenza si è lasciata vincere.
FRANCESCO
Piú che di te, di sé stessa ha diffidato. E non avrebbe dovuto! (_A
lei_) Voi, Sonia, aspettate da me, dal vostro medico, la garanzia della
vostra salute morale?... Io non esito a darvela. Voi siete guarita. Ed è
un prodigio:--un prodigio non mio. Io non ho fatto che alimentare
qualche imprevedibile seme di virtú scorto improvvisamente in voi come
nel fondo sconvolto di una piccola bolgia. La guarigione è cosí perfetta
che avete potuto resistere all'uomo che piú vi ha desiderata e perfino
mutare il suo desiderio... in amore. Egli vi ha promesso di volervi
bene. Non ha avuto il coraggio di pronunziare la parola divina. Quel che
egli vi ha promesso è piú ampio e migliore. Vi ha promesso di amarvi! E
voi, Sonia, lo amerete. Nel vostro corpo strappato agli artigli del
vizio e del peccato, un'anima è sorta. Quest'anima è nuova, ed è pura
come quella di una adolescente. Dell'amore, dunque, si è dischiusa, nel
centro del vostro essere, la piú facile fonte. Il mio buon Ulrico non
avrà che da ricercarla.
SONIA
(_si è contratta, schiva, ritrosa, con gli occhi bassi._)
ULRICO
(_è stato, ed è, intento a sorprenderne le sensazioni._)
(_Una breve pausa._)
FRANCESCO
(_impassibile, calca, sul tavolino, un bottone della soneria
elettrica._)
(_Si ode, lievemente, il suono interno._)
SONIA
(_ne è tutta percorsa nei nervi._)
ULRICO
(_nota quella specie di brivido._)
VII.
SUORA MARTA
(_entra con sollecitudine_) Qualche ordine per me, Direttore?
FRANCESCO
Nessun ordine, Suora. Ho da farvi una comunicazione e da rivolgervi una
preghiera. Sonia Zarowska è congedata. Tra pochi minuti non sarà piú
nostra ospite.
SONIA
(_ha una forte scossa interiore._)
FRANCESCO
(_proseguendo_) Mi risulta in modo positivo che le sue condizioni
psichiche sono tali che le sarebbe superfluo, se non dannoso,
costringerla a prolungare la dimora in questo Ricovero. Intanto, mi è
impedito di trattenermi con lei per gli ultimi doveri dell'ospitalità.
Mi occorre disbrigare molto lavoro, e al piú presto. Voi, Suora,--e
questa è la preghiera che vi rivolgo--avrete la cortesia di sostituirmi,
come frequentemente desidero. Le sarete accanto col vigile garbo che vi
è consueto se ella vorrà salutare le amiche che l'hanno cullata nella
loro affezione e la sua cameretta dove per la prima volta ha conosciuto
il riposo affrancato dall'insidia. Poi l'accompagnerete fino al cancello
del giardino, e lí cederete a Ulrico Nargutta--il quale ne sarà
felice--la vostra e la mia prosciolta responsabilità.
SUORA MARTA
Sta benissimo.
SONIA
(_si è curvata nella schiena, simile a un giunco colpito dalla grandine.
Il capo le pende in avanti. I suoi occhi, aperti e soffusi di cupezza,
non hanno piú battito di ciglia._)
ULRICO
(_attraverso lo sconforto, non cessa un attimo di osservarla._)
FRANCESCO
E voi, che avete, che avete, Sonia? Non deve né attristarvi né avvilirvi
il commiato. Deve, invece, rendervi lieta, secura, orgogliosa. Su! Su!
Alzate la testa! Alzate la testa con la piú balda lietezza come per una
resurrezione, e sia tutto ridente il vostro saluto!
SONIA
(_rifugiandosi, a un tratto, presso la Suora_) Suora Marta! Suora Marta!
Voi siete la madre generosa di noi tutte e a lui, nella generosità,
siete sorella. Intercedete voi perché non mi mandi via!
ULRICO
(_tagliente_) Spetta a me d'intercedere! E sarà una intercessione
efficace.
FRANCESCO
(_impetuoso_) A te spetta di tacere, e tacerai! (_Indi a Lei_) È
inconcepibile che confondiate i provvedimenti suggeritimi da ponderate
considerazioni con l'atto di un ostile congedo. Io mi sono proposto di
ridonarvi il respiro d'una libertà completa per rafforzare in voi la
consapevolezza delle vostre rapide conquiste, della vostra vittoria. Se
è per voi troppo nebuloso quel che vi dico, proverò di chiarirvelo.
SONIA
No, non darti piú pena! Sarà di me quello che tu vuoi!... (_La cupezza
si risolve in lagrime dirotte._) Ti obbedirò.
FRANCESCO