Lettera dell'Eletto e della Piazza popolare a D. Baldassarre Zunica
presidente del Consiglio d'Italia, con cui si espongono le querele di
essa contro le Piazze nobili.
“Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore — Sono tanti et tali gli
aggravii et vilipendii che questa nostra Piazza del fidelissimo Popolo
napoletano (tanto devoto della Maestà Sua et dei suoi reali Ministri,
et in particolare di Vostra Eccellenza) riceve giornalmente dalle
piazze de' Nobili un disservizio di Dio, del Re N. S. et del ben
publico, che obbligheriano noi, che la governiamo, a venire o mandare
cento et mille volte l'hora in codesta Real Corte ai piedi della Maestà
sua e suoi Consigli per gli opportuni rimedii. Ma, poichè questo non ci
è permesso, mercè che questa povera Piazza non ha modo dello spendere,
come l'hanno quelle de' Nobili, che (per le prerogative che ora godono
di poter quattro di esse sole far conclusione di Città, benchè la
nostra Piazza pretenda non senza raggione o la parità de' voti, o che
non possa farsi cosa senza la nostra saputa, giacchè così conviene
al servizio del pubblico e del Re), spendono e spandono del peculio
universale come lor pare et piace, ancorchè ci habbiano così poca
parte; poichè l'entrate della Cittâ si cavano mille volte più da questo
Popolo numerosissimo che da' Nobili che sono così pochi; habbiamo
stimato ben degno, se non in tutto almeno in parte, ragguagliarne V.
E. Capo del Consiglio d'Italia, et sopra modo zelante del servizio di
Sua Maestà et beneficio de' suoi sudditi, et supplicarla con questa
(se pure la nostra buona fortuna vuole che ella capiti nelle sue mani,
poichè possiamo assicurarcene per la potenza e stratagemmi degli
avversarii), a degnarsi far queste nostre giuste querele pervenire
alle reali orecchie della Maestà sua, acciocchè possa essa nostra
fidelissima Piazza, riportarne quelle gratie et provvigioni che la
giustizia de' suoi miserabili casi ricerca; assicurando V. E. che non
meno sarà opera degna di vera pietà christiana l'adoperarsi essa con la
Maestà del Nostro Re a pro di questo fidelissimo Popolo, di quello che
sarebbe se l'Eccellenza Sua cavasse dalla schiavitudine molte migliaia
di persone.
Saprà dunque V. E. che tra le molte cose, nelle quali è venuta e viene
la nostra fidelissima Piazza aggravata et vilipesa da' Nobili (tacendo
l'altre peggiori per hora per non tanto fastidirla con la lunghezza
di questa lettera) ve ne sono tre che a nostra istanza si discutono in
questo regio Collaterale.
L'una è che quattro delle cinque Piazze nobili conclusero ad Agosto
passato, ciascuno da per sè separatamente, contro la forma del dovere
e del solito, che dovesse tenersi aggente perpetuo in cotesta Corte, et
in effetto, senza chiamare la nostra Piazza, elessero il Dottor Giovan
Camillo Barnaba, che quivi resiede, con provvisione di 600 ducati
l'anno, a tempo che questa Città va debitrice sinhora (e Dio perdoni a
coloro, per colpa de' quali ciò è avvenuto) in più di 11 milioni, senza
le tante centinaia di migliaia di ducati che deve di terze vecchie, non
ad essi Nobili, Signore Eccellentissimo, perchè ha ben saputo e potuto
pagarsi: ma a tante povere vedove, pupilli et altri miserabili del
popolo.
L'altra, che a' 9 di Settembre anche passato, deputarono et mandarono
per ambasciatore in codesta medesima Real Corte il Padre Taruggi dei
Gerolomini, senza il nostro intervento e saputa, e non obstante che
dal Collaterale Consiglio fosse stato tre giorni prima, mediante
provvisione agli stessi nobili notificata a' 6 del medesimo mese,
ordinato che non si mandasse.
E la terza, che havendo la stessa piazza de' Nobili firmata una
capitolazione, sotto il titolo di _Riforma de' Tribunali_ della nostra
Città, per la quale si levano e tolgono affatto non pure alla nostra
fidelissima Piazza et ai suoi Eletti le loro antiche raggioni et
autorità, ma anche a' regii Ministri che in essi Tribunali assistono a
petition nostra, hanno rechiesto essa nostra Piazza a concorrere alla
detta riforma, et noi abbiamo ricusato di farlo per essere cosa di
tanto nostro preiudizio e della Reale giuridittione.
Intorno alle due prime V. E. resterà servita veder dalle qui incluse
copie come già per decreto del Signor Regente Valenzuela, commissario
in questo particolare delegato dall'Illustriss. Signor Cardinale
Vicerè, sta sospesa l'elettione di Aggente, et per decreto parimente
di tutto il Collaterale, annullata l'ambasceria del Padre Taruggi, come
fatte illegittimamente et contro la forma del dovere.
Et in quanto alla terza, già si sta da noi facendo istanza appresso
questi signori Reggenti che sieno intese le nostre raggioni. Non
lasciando di dire a V. E. che i sudetti Nobili oltre l'haver privato
alcuni dei nostri di qualche carica o officio conferitogli dalle lor
Piazze, senz'altra caggione che di non haver voluto aderire a' loro
disegni, si sono lasciati trasportar dall'odio conceputo contro di noi,
solo perchè habbiamo voluto difendere le ragioni della nostra Piazza
con termini della giustizia contro le loro irragionevoli pretensioni et
conclusioni, che e privata et pubblicamente in absenza et in presenza
nostra non si sono astenuti dal maltrattarne di mille ingiurie et
minacce, come ne abbiamo dato parte all'Ill. signor Cardinal Vicerè
et suo Collaterale Consiglio, forse per provocarci a farne qualche
resentimento da per noi, per lo quale poi avessero potuto tacciarne di
persone rivoltose et inquiete. Ma noi habbiamo il tutto sopportato con
animo piucchè forte per non cagionare qualche giusta alterazione al
nostro fedelissimo Popolo, il quale, come chè non è mai stato solito
di ricevere simili affronti della Nobiltà nelle persone de' suoi
Eletto, Capitani et Consultori, da che è stata fondata questa Città,
facilmente havrebbe potuto far qualche movimento di vendetta, se noi
havessimo cercato di rissentirci dell'aggravio fattone, e non havessimo
procurato diminuire al possibile la gravità delle cose appresso quelli
de' nostri quartieri. Anzi, hierimattina, 27 del corrente, vigilia
dell'odierna festa de' gloriosissimi Apostoli Simeone e Giuda, tutte le
Cinque piazze Nobili ad una stess'hora, unite, ciascuna però nella sua,
con manifesto monopolio (con riverenza) conclusero che si facessero
deputati, i quali potessero, per mezzo del sudetto Padre Taruggi
asserto ambasciadore o d'altri, non pur resentirsi dalle istanze
fatte (com'essi dicono) tanto licenziosamente dalla nostra Piazza
in disservizio del Publico, ma dar parte a S. M. degli aggravii, che
dicono haver patiti nel particolare delle istanze fatte anche da noi
intorno all'haver voluto impedire il detto Padre, dove medesimamente
si dolgono e del signor Vicerè (di niuno de' quali non mai si
contentarono) che del Collaterale, per ordine del quale, con somma
giustizia, si prende informationi contro i deputati c'hanno spedito il
medesimo Padre, cosa che mai si ricorda c'abbiano fatto contro questa
fedelissima Piazza, della quale sempre hanno fatto qualche stima,
fuorché da alcuni mesi in qua, sebben crediamo (se pur ad altro non
hanno l'occhio) che tutto ciò habbiamo fatto et facciano per atterrirci
et farci desistere dalle oppositioni, che tanto giustamente facciamo
alle loro ingiuste conclusioni et pretensioni, et ottenere per questa
strada quanto bramano, poiché veggono che questa nostra fidelissima
Piazza è hoggidì, per gratia d'Iddio, retta e governata da persone da
bene (se pure è lecito lodarci con la propria bocca) timorose di Dio e
della giustizia, et sopratutto amiche della pace e zelose del servitio
della M. S. et in particolare del suo Eletto, di conosciutissima bontà
e qualità. Però noi staremo sempre fermi e saldi et attenderemo coi
termini del dovere e della giustizia la difesa delle nostre raggioni,
sintanto che da chi può comandarci non ci verrà altrimente commesso
et ordinato, ancorchè ci fosse con notabile preiudizio dell'havere
dell'honore et della vita di tutti noi.
Abbiamo dunque, signore Eccellentissimo, voluto narrare queste cose a
Vostra Eccellenza, sia perchè Ella ne stia com'è di dovere informata,
sì anche, come detto abbiamo, perchè ci faccia la gratia col suo
christianissimo zelo di farlo a saper a S. M. acciocchè et Ella et
V. E. col suo Consiglio non pure intendano che suddetti Aggente et
Ambasciadore sono stati dichiarati nulli, come eletti contro la forma
della raggione e che come tali non devono esser ammessi et ascoltati,
ma anche la M. S. provvegga con la sua giusta e potente mano in maniera
che non siamo a questo modo maltrattati e dispreggiati da questi
Nobili che ad altro non aspirano che a farsi soli et assoluti padroni
del maneggio delle cose, di questa Città, senza la nostra fidelissima
Piazza del Popolo ci abbia una menoma parte. E per fine baciando a
Vostra Ecc. humilissima et riverentemente le mani le preghiamo da
Sua Divina Maestà il colmo di ogni felicità e compita grandezza — Di
Napoli a 28 Ottobre 1622 — Humilissimi e Devotissimi Servi — L'eletto,
Capitani et Consultori della piazza del fed. Popolo Nap. — _Paolo
Vespolo_, eletto — _Anello Auricola_, cons. — _Orlando Prencipe_,
capitano — _Giacomo Pinto_, cons. — _Giuseppe Palmisano_, capitano —
_Giov. Ang. della Monica_, cons. — _Giov. Batt. Pelliccia_, capit. —
_Pietr'Antonio Ferrante_, cons, et capit. — _Andrea Pulce_, capit. —
_Loise Rispolo_, Cons, et Cap. — _Agost. de Juliis_, cap. — _Agost.
Miranda_, Cons, e capit. — _Francesco d'Anna_, capit. — _Francesco
Schettino_, capit. — _Horatio Pisano_, capit. — _Giov. Loise Saggio_,
capit. — _Giuseppe Maffeo_, capitano — _Giov. Tommaso Giovine_, capit.
— _Pietr'Antonio Sorrentino_, cap. — _Genn. Fasano_ cap. — _Santolo
Manso_, cap. — _Ottavio Cassano_, cap. — _Marcello Manna_, cap. —
_Bened. Mancino_, cap. — _Ottavio di Mayo_, cap. — _Lutio di Maria_,
cap. — _Giov. Andrea Sances_, capitano — _Giov. Andrea Canale_, cap.
— _N. Giov. Vinc. Petito_, cap. — _Cesare Campanile_, cap. — _Paolino
d'Amato_, cap. — _N. Giov. Bernardino de Juliano_, Cap. et Secr.„