Letto il bando[200] e replicato tre volte il suono di tromba, il
banditore procedette altrove, ma quella ciurma di popolo si volse
verso la casa di Masaniello; altri, come dice un testimone di veduta,
per guardare quante robe in essa vi erano, altri per rubarle, giacchè
era _sedia vacante_, altri finalmente per impadronirsi della moglie
e della sorella e condurle prigioni innanzi al vicerè[201]. Capo di
questi ultimi era Carlo Catania di Bracigliano, fornaio al Carminello,
uno degli uccisori dello stesso Masaniello, compare ed amico di lui, e
che era stato dal capitan generale, nel tempo del suo potere, nominato
provveditore delle milizie popolari. Pure i beneficii non erano stati
da tanto a vincere l'astio invidioso di lui, e il dispetto per le
minacce fattegli da Masaniello, allorchè credendo di poter profittare
del suo posto e della sua influenza, non temette di fare nel suo forno
il pane cattivo e mancante. Forse anche la moglie di Masaniello entrava
per qualche cosa in quest'odio e dispetto del Catania.
Egli dunque alla testa dei suoi seguaci, irruppe nella casa del
compare; andò difilato a Bernardina, la prese pel corsetto, e,
servendomi delle stesse parole del Pollio, “maltrattandola di poco
onore et boffettoni, et strascinata la condusse in istrada, con la
sua _guancia_ (mano) dentro il petto di quella meschina„, che col seno
scoperto e scarmigliata empiva l'aria di strida[202] e disperatamente
piangeva. Nello stesso modo Grazia di Amalfi maltrattata e vituperata,
era presa da altri compagni del Catania. Nè d'altra parte la grave età
era di schermo all'Antonia. Anch'essa insieme colla madre di Marco
Vitale, il segretario di Masaniello[203], veniva da quei popolani
imprigionata. Così le povere donne tra le beffe e gli scherni erano
condotte a Palazzo, facendo le stesse vie, che avevano fatte nella
domenica antecedente in un modo tanto diverso. Non vi furono vituperii
ed ingiurie, che quella gente villana ed inferocita non facesse a
quelle infelici. Non era persona, dice pure un grave scrittore di
quegli avvenimenti, che non si accostasse a darle un calcio o a
strapparle i capelli[204]. Alcuni plebei precedendo la ciurmaglia,
gridavano; _largo largo alla signora Duchessa delle sarde_; e qualcuno,
che non aveva mancato d'inchinarle e reverirle nei tempi della loro
fortuna, ora vilmente non risparmiava i motteggi e gli strapazzi[205].
Nè d'altra parte il vicerè e la viceregina più generosi si mostrarono
nel giorno del loro trionfo. Allorchè le donne, giunte finalmente
a Palazzo e portate innanzi al vicerè, si gettarono ai suoi piedi
chiedendo misericordia ed aiuto, il Duca d'Arcos non ebbe pietà alcuna
di quelle infelici. La stessa viceregina, che volle vederle, quasi per
prendersi la sua rivincita, sfogò (come accennano alcuni, sebbene altri
lo neghino) il dispetto della domenica antecedente, dileggiando la
povera vedova, veneranda allora per l'improvvisa sventura, col titolo
d'illustrissima, di generalissima e di viceregina delle popolane.
Soli il cardinale Filomarino e l'Eletto del popolo Francesco Antonio
Arpaia fecero sentire una parola di compassione tra gli strapazzi e
gl'insulti di tutti. Essi pregarono il vicerè a risparmiare quelle
povere donne, e così furono mandate nel Castel Nuovo, ove per alcuni
giorni ebbero vitto ed abitazione, ed ove furono pure trattenuti in
seguito il fratello, il cognato e gli altri parenti di Masaniello,
che al primo conoscere della morte di lui, si erano fuggiti o
nascosti[206].