Un bel giorno, Martin si sentì solo, vigoroso com’era, in buona salute
e inattivo. La cessazione d’ogni lavoro, la morte di Brissenden, la
rottura della relazione con Ruth avevano lasciato un gran vuoto nella
sua vita. Certamente non era sufficiente per lui mangiare in una buona
trattoria e fumare delle sigarette egiziane. Il mare lo chiamava,
è vero, ma gli pareva che gli rimanesse ancora qualche cosa da fare
negli Stati Uniti, e che potesse ricavarne altro danaro. Avrebbe atteso
dunque per farne una buona provvista da portare laggiù. Alle Isole
Marchesi, conosceva una vallata e una baia che si potevano avere per
mille dollari cileni; la vallata si stendeva dalla baia in forma di
ferro di cavallo, sino ai picchi lontani le cui cime si perdono nelle
nuvole, per un’ampiezza di circa mille chilometri quadrati.
Essa era piena dei frutti dei tropici, di galline selvatiche, di
cinghiali, e anche di bestiame selvaggio, e sulle alture passavano
branchi di capre cacciate da bande di cani selvaggi. Tutto il luogo era
selvaggio, non abitato da creatura umana. Egli poteva averlo per mille
dollari cileni. La baia, — lo ricordava benissimo, — era magnifica, con
una pesca d’acqua sufficiente alle navi più grosse e così sicura, che
la Società del Pacifico la raccomandava come la migliore a cento leghe
in giro. Egli avrebbe comperato uno di quegli _schooners_ accomodati a
_yacht_, carenati di rame, che filano come il diavolo, e avrebbe fatto
commercio di perle attorno alle isole. La vallata sarebbe stata il suo
quartiere generale; là avrebbe costruito una casa di verzura, simile a
quella di Toti, e si sarebbe fatto servire da negri. Il direttore della
fattoria di Taiohae, i capitani di bastimenti mercantili, tutto il
fior fiore dei pirati del Pacifico, sarebbero suoi ospiti. Egli sarebbe
ospitale con tutti, riceverebbe come un sovrano e dimenticherebbe tutto
ciò che aveva letto e il mondo che lo aveva così amaramente deluso.
Ma per fare tutto ciò, bisognava rimanere in California il tempo
necessario per riempire la cassa. Già, giornalmente, il danaro
arrivava a fiotti, che aumentavano. Bastava che uno solo dei suoi
libri avesse avuto successo, e il valore di tutti i suoi manoscritti
sarebbe cresciuto. Egli poteva anche raccogliere novelle e poemi in
volumi e assicurarsi in breve l’acquisto della vallata, della baia e
dello _schooner_. Poi non avrebbe scritto mai più. In attesa, intanto
bisognava scuotere quell’apatia normale e vivere in modo meno stupido e
meno abbrutito che non facesse lui in quel momento.
Una mattina di domenica seppe che la scampagnata dei Fornaciai avveniva
quel giorno allo Shell Mound Park, e vi andò. Egli aveva troppo spesso
frequentato una volta quei divertimenti popolari, per non conoscerne i
minimi aspetti, così che, appena entrato, risentì tutte le sensazioni
d’una volta, ampliate. In fondo, quello era il suo ambiente! Egli era
nato là in mezzo, vi era cresciuto e benchè se ne fosse volontariamente
allontanato, gli piaceva ritrovarcisi.
— Vorrei essere impiccato se quello lì non è Mart!... — disse una voce,
e una mano cordiale gli battè sulla spalla. — Dove sei stato durante
tutto questo tempo? Hai navigato? Vieni a bere un bicchiere!
Ritrovò tutta la sua banda, la sua banda d’una volta, tranne qualcuno
che mancava e qualche faccia nuova. Non erano affatto dei fornaciai,
ma come un tempo, frequentavano i ritrovi della domenica, per il ballo,
le lotte ed il divertimento. Martin bevve in loro compagnia e si sentì
rivivere. Quale follia averli lasciati! — riflettè; certo, sarebbe
stato mille volte più felice se fosse rimasto fra loro, senza libri,
senza cultura, senza alte relazioni. Eppure, la birra gli sembrava
meno buona d’una volta; Brissenden gli aveva guastato le bevande a buon
mercato; i libri gli avrebbero anche guastato i compagni di gioventù?
Egli non volle riflettere a queste cose, e si diresse verso la sala da
ballo, dove incontrò Jimmy, il piombatore, in compagnia d’una biondona
che lo lasciò immediatamente per Martin.
— Bah! è come una volta! — dichiarò Jimmy alla compagnia che lo
pigliava in giro vedendo che Martin e la bionda ballavano con slancio.
— E io me ne infischio un po’! sono troppo contento di rivederlo!
Guardate come balla bene! È meraviglioso! E la capisco, quella ragazza!
Ma Martin rese la bionda a Jimmy, e la banda dei compagni si divertì
a guardare le coppie che giravano come un vortice ridendo e celiando a
gara. Tutti erano contentoni di rivedere Martin. Essi ignoravano tutto
della sua carriera letteraria durante quei lunghi mesi, ma l’amavano
come uomo. Il cuore solitario si adagiò in quel bagno di cordialità;
egli si sentiva come un sovrano ritornato d’esilio.
Così se la godette liberamente, e come al tempo d’una volta, quando
ritornava dal mare, fornito della paga, gettò il denaro a piene mani.
A un certo punto, egli scorse Lizzie Connolly che ballava con un
giovane operaio; poco dopo, facendo il giro della sala egli la ritrovò
seduta a un tavolino, che prendeva dei rinfreschi. Sorpresa e tutta
contenta di rivederlo, lei gli chiese di accompagnarla in giardino,
dove avrebbero potuto parlare senza che la sua voce fosse soffocata dal
frastuono dell’orchestra. Dalle prime parole scambiate egli la sentì
sua. Tutto lo provava: l’orgoglioso abbandono de’ suoi occhi, il dono
carezzevole della persona tesa verso di lui, il modo come lei beveva le
minime parole. Non era più la giovinetta ch’egli aveva conosciuta, ma
una donna, ora; e la sua bellezza non aveva perduto nulla del fascino
selvaggio, il cui ardore sembrava più contenuto, più discreto.
Com’era bella! Dio! com’era bella!... Egli sentiva che bastava che le
dicesse: «Vieni», perchè lei lo seguisse in capo al mondo.
Stava così meditando, quand’ecco, sulla sua testa, un colpo così
formidabile che per poco non lo buttò a terra. Era un magistrale colpo
di pugno assestatogli con tale precipitazione e con tale furore, che
non aveva raggiunto il bersaglio: la mascella di Martin. Il quale
si voltò vacillando e, vedendosi nuovamente il pugno addosso, con
la rapidità d’un bolide, s’abbassò vivacemente. Il colpo passò senza
sfiorarlo neppure, trascinando l’uomo, che girò su se stesso. Martin
lo seguì con un vigoroso _crochet_ di destro, accompagnato dal peso di
tutto il corpo. L’uomo cadde sul fianco, si rialzò di balzo, si lanciò
nuovamente come un forsennato. Martin vide una faccia convulsa dalla
collera e si domandò quale potesse esserne la causa; ma, pur sorpreso
com’era, lo colpì con un formidabile destro, e l’uomo cadde rovescio
indietro, inanimato. Jimmy e la sua banda accorsero verso di essi.
Martin era tutto eccitato e vibrante. Ecco che ritrovava i giorni d’una
volta, con i balli, le lotte e i divertimenti! Pur vigilando con occhio
prudente il suo avversario, egli guardò Lizzie. Di solito, le donne
lanciano delle grida quando accadono di queste cose; ma lei non aveva
gridato: trattenendo il respiro, leggermente curva innanzi, col volto
avvivato, guardava con interesse appassionato e con occhi nei quali
fiammeggiava un’ardente ammirazione.
L’uomo s’era rialzato e si dibatteva fra le mani che cercavano di
trattenerlo.
— Mi aspettava, lei! mi aspettava, lei! — gridava a squarciagola.
— Aspettava che ritornassi, e poi quel ruffiano lì è venuto a
togliermela.
Lasciatemi, vi dico! Lo voglio conciare per le feste!
— Che ti piglia? — disse Jimmy, tenendolo solidamente. — Quel
_ruffiano_ è Martin Eden, e non ha le mani di pasta frolla, t’avverto,
e ti mangia vivo, se lo stuzzichi.
— Io non voglio essere derubato così! — esclamò l’altro.
— Egli ha vinto Flying Dutchman, lo conosci, quello? — proseguì Jimmy,
con tono conciliante. — E in cinque _rounds_. Tu non resisteresti
neppure un minuto contro di lui, sai!
Questa informazione parve produrre un effetto calmante, perchè
l’irascibile giovanotto degnò Martin d’uno sguardo calcolatore.
— Non ha l’aria d’essere così _bravo_, — ghignò poi, diventato già più
calmo.
— Così, appunto, aveva pensato Flying Dutchman, — rispose Jimmy. — Su,
vieni. Non mancano donne. Vieni dunque.
Il giovanotto acconsentì a lasciarsi tirare verso la sala da ballo, e
tutta la banda lo seguì.
— Chi è quello? — disse Martin a Lizzie. — E poi, che diavolo l’ha
preso?
Già, l’eccitazione della lotta, tanto durevole e viva un tempo, era
venuta meno; ed egli sentì che ora analizzava troppo quella vita
proprio primitiva, per poterla vivere con allegria cordiale. Lizzie
fece un gesto d’impazienza.
— Quello lì? un uomo da nulla, — fece lei. — Mi corteggiava. Come
capirete, mi sentivo terribilmente sola. Ma non vi ho dimenticato. —
Lei abbassò la voce guardando diritto davanti a sè. — L’avrei piantato
per voi, in qualunque momento.
Martin lanciò uno sguardo verso la faccia che si voltava; sapeva che
bastava che stendesse la mano per averla, e si domandò se, in fondo,
un linguaggio corretto, perfettamente grammaticale, fosse veramente
indispensabile alla felicità. Poichè egli non rispondeva nulla, lei
aggiunse ridendo: — L’avete conciato ben bene!
— Però è un giovanotto robusto! — concesse egli generosamente. — Se non
l’avessero trascinato fuori, forse non l’avrei domato facilmente.
— Chi era dunque quella signora colla quale vi ho incontrato una sera?
— interrogò lei bruscamente.
— Un’amica, non altro.
— È passato molto tempo da allora, — mormorò lei penosamente. — Mi
sembra che siano passati dei secoli.
Ma Martin cambiò argomento. La condusse al _buffet_, le offrì del vino,
le paste più costose; poi tutt’e due ballarono insieme e seguitarono
finchè lei fu stanca. Egli ballava bene, e lei lo seguiva nel vortice
della danza, appoggiandogli la testa sulla spalla, in una vertigine
d’estasi, ch’essa s’augurava eterna.
Poi andarono a passeggiare sotto gli alberi; e, come aveva fatto tante
volte, egli s’allungò per terra, con la testa sulle ginocchia della
compagna. Egli era semi addormentato, e lei gli accarezzava i capelli
e lo contemplava con adorazione. Alzando a un tratto gli occhi, egli
lesse la tenera conferma su quel volto appassionato, e lei prima
abbassò i suoi, poi lo guardò fisso con audace tenerezza.
— Mi sono guardata, durante tutto questo tempo, — mormorò lei, con voce
così bassa, ch’egli l’udì appena.
E Martin comprese ch’era la verità, la miracolosa verità, e si sentì
il cuore dolcemente tentato. Dipendeva da lui renderla felice; e se la
felicità era stata negata a lui, doveva perciò negarla a quella donna?
Bastava sposarla e condurla laggiù, nel suo palazzo di verzura delle
isole Marchesi. Il desiderio d’agire era forte, ma più forte era in
lui la fedeltà all’amore; finito ormai il tempo dei capricci e degli
abbandoni! Egli era mutato, e ora capiva sino a qual punto.
— Morrò vecchio scapolo, Lizzie, — diss’egli lievemente.
La mano che gli accarezzava i capelli si fermò un momento, poi riprese
il gesto sapiente. Egli vide il volto di lei mutare espressione,
diventar duro come per una risoluzione improvvisa e luminosa.
— Non volevo dir questo, — fece lei, poi s’interruppe. — Comunque,
non ci tengo. Oh! non importa! — ripetè. — Sarò orgogliosa d’essere la
vostra amica. Per voi, farei qualunque cosa.
Martin si raddrizzò e le prese la mano; in quel semplice gesto c’era
una gran franchezza, una calda simpatia, ma così poca passione, che lei
ne rimase gelata.
— Non parliamo di questo, — disse lei.
— Voi siete una nobile donna! — disse Martin. — Io dovrei essere
orgoglioso di conoscervi; e lo sono, Lizzie. Voi siete il raggio di
sole della mia tetra vita, e voglio essere sincero, perciò, come siete
stata voi.
— Che lo siate o no, è lo stesso. Fate di me ciò che volete: potete
gettarmi nel fango e calpestarmi, se vi piace. E sareste il solo,
quanto a questo! — fece lei con aria di sfida. — Non per nulla ho
imparato a difendermi dacchè ero piccola!
— E perciò non lo farò, — diss’egli con dolcezza. — Voi siete così
retta, così generosamente fiduciosa, che voglio trattarvi come
meritate. Non voglio ammogliarmi, e... non voglio amare senza sposare.
Una volta non era così; si cambia. Mi dispiace d’essere venuto qui,
oggi, e d’avervi incontrata; ma che farci, ormai? Veramente io non
immaginavo che le cose dovessero finire così! Ma, Lizzie, sentite:
io non so dirvi quanta amicizia senta per voi; v’è di più, anzi: vi
ammiro e vi rispetto. Voi siete ammirevole e adorabilmente buona. Ma, a
che scopo tutto ciò?... Intanto, vorrei fare qualche cosa per voi; la
vostra vita non è stata facile sinora; permettete che l’agevoli. (Un
lampo di gioia attraversò i suoi occhi, poi si spense). Io sono quasi
sicuro d’aver fra breve un bel po’ di danaro, molto danaro.
Egli abbandonava il sogno tanto accarezzato della vallata laggiù, del
palazzo di verdura e del bel yacht bianco. In fondo, che importava
tutto ciò? Egli se ne sarebbe andato come tante altre volte, su una
nave qualunque, in un luogo qualunque.
— Bisognerà parlare di questo, insieme. Voi avete desiderio di
qualche cosa, no? di istruirvi, per esempio? Non vi piacerebbe essere
stenografa? Penserei io a questo. Forse i vostri genitori sono ancora
viventi? Potrei metterli in una drogheria o in altro negozio del
genere. Dite ciò che vi piacerebbe, qualunque cosa, e l’avrete.
Lei non rispose nulla; con gli occhi fissi, immobili, rimaneva
apparentemente insensibile; ma Martin sentiva che soffriva, e in un
modo tale che egli ne soffrì e si pentì di averle parlato.
Ciò che le aveva offerto, del danaro, così volgarmente, sembrava tanto
meschino a paragone di ciò che gli offriva lei. Egli le offriva una
cosa estranea, alla quale lei non teneva, mentre lei gli offriva tutta
se stessa, col suo fardello di vergogna, di sacrificio e di peccato.
— Non parliamo di questo, — disse lei finalmente con un singhiozzo
ch’essa coprì con un colpettino di tosse. Poi, alzandosi: — Andiamo,
venite, mi sento stanca morta.
La festa era terminata, e la gioventù s’era in gran parte dispersa.
Ma quando Martin e Lizzie lasciarono l’ombra degli alberi, trovarono
la banda dei compagni, che li aspettava. Martin capì immediatamente il
perchè: c’era odor di battaglia nell’aria, e la banda gli si offriva a
guardia del corpo. Essi varcarono il cancello del parco, seguiti a una
certa distanza dall’altra banda, quella degli amici che l’innamorato
respinto di Lizzie aveva adunati, per vendicarlo della perdita della
propria dama. Alcune guardie, temendo risse, cercarono di impedirle,
spingendo i due gruppi separatamente verso il tranvai di San Francisco.
Martin dichiarò a Jimmy che sarebbe sceso alla stazione della 16ª
strada per prendere il tranvai elettrico di Oakland.
Lizzie, calmissima, pareva che non s’interessasse punto di quanto
si stava tramando. Allorchè si fermò alla stazione che s’è detto, il
tranvai era lì, pronto a partire, col manovratore che faceva risuonare,
impazientemente, la campanella.
— Eccola! — consigliò Jimmy. — Corri! pigliala su! Intanto noi lo
tratterremo. Su, va’! Spicciati!
Questa manovra sconcertò la banda avversaria, per un momento; poi, essa
si lanciò all’inseguimento del tranvai. I bravi borghesi d’Oakland che
s’affollavano sul tranvai osservarono appena il giovanotto e la giovane
che s’erano affrettati a salire e s’erano seduti davanti, all’esterno.
Essi non istabilirono alcun rapporto fra questa coppia e Jimmy che,
saltando sul marciapiede, gridò al conduttore:
— Via vecchio! lasciali tutti giù.
Nello stesso tempo Jimmy fece una piroetta su se stesso, e i
viaggiatori lo videro che assestava un pugno sulla faccia d’un uomo
che tentava di salire sulla vettura. E da ogni parte calarono pugni
sulle facce. Era la banda di Jimmy, che, proteggendo l’accesso al
tranvai, riceveva l’assalto della banda nemica. Poi il tranvai partì
velocemente, scampanellando con grande fracasso, abbandonando i
combattenti; e i viaggiatori, stupiti, non indovinarono mai che il
tranquillo giovanotto e la graziosa operaia seduti in un cantuccio,
all’esterno, erano la causa di tutta quella confusione. Quella
confusione aveva divertito Martin; gli aveva fatto risentire un
po’ della febbre combattiva d’un tempo, che però venne subito meno,
lasciando il posto a una grande tristezza, che l’oppresse. Egli si
sentì ad un tratto più invecchiato, molto più invecchiato dei suoi
incuranti compagni del passato. Egli s’era allontanato di troppo, per
poter ritornare al loro modo di vivere, che un giorno era stato anche
suo e ora gli dispiaceva. Tutto gli dava fastidio; era diventato un
estraneo. Come la birra, che gli sembrava aspra, così anche la loro
compagnia gli sembrava grossolana.
Egli s’era troppo evoluto; troppi libri aperti li separavano. Aveva
fatto un viaggio così lungo nel paese dell’intelligenza, che non
riusciva più a trovare la strada del ritorno. D’altra parte, il suo
bisogno umano di avere dei compagni rimaneva insoddisfatto. Egli
non aveva potuto formarsi un nuovo focolare. Come i suoi compagni
d’una volta non potevano comprenderlo, e neppure la sua famiglia,
nè la borghesia, così anche quella ragazza seduta accanto a lui e
ch’egli stimava con tutto il cuore, era incapace di comprenderlo, di
comprendere lui e il sentimento ch’egli nutriva per lei. Riflettendovi,
la sua tristezza diventava piena d’amarezza.
— Rappaciatevi con lui, — consigliò a Lizzie, lasciandola davanti al
casamento operaio dov’ella abitava, presso Sixth and Market.
Alludeva al giovanotto che aveva soppiantato, quel giorno.
— Non posso.... ora, — disse lei.
— Andiamo, su! — diss’egli allegramente. — Basta un fischio, ed egli
tornerà di gran carriera.
— Non volevo dir questo, — fece lei con semplicità.
Ed egli comprese.
Sul punto di salutarla, lei si chinò su di lui — oh, senza civetteria,
senza impudicizia, ma ardentemente, umilmente. Egli ne rimase commosso
nel profondo del suo gran cuore indulgente. Cingendola con le braccia,
egli la baciò sulla bocca, e il bacio che gli fu reso, fu certo il più
sincero che un uomo abbia mai ricevuto.
— Dio mio! — singhiozzò lei. — Vorrei morire per voi! vorrei morire per
voi!
E si svincolò precipitosamente e salì le scale correndo.
Egli si sentì gli occhi umidi di pianto.
— Martin Eden, — confessò a se stesso, — tu non sei un bruto e non
sei che un meschino nietzschiano. Se tu potessi, la sposeresti e
riempiresti così di felicità quel povero cuore fremente. Ma non puoi!
Tu non puoi! Che maledetta vergogna!...
— Il povero vecchio vagabondo parla delle sue povere vecchie ulcere,
— borbottò egli, ricordando Hanley, — Credo che la vita non sia che
equivoci, e una vergogna. È vero: un equivoco e una vergogna.