«E il Santo Uno, sia Egli benedetto, viene e uccide l’Angelo della
Morte». _conclude l’antico canto caldeo, e il London ripete la
profezia. Per lui, il Santo Uno è l’Amore!_
* * *
L’Amore.
_Forse nessuno l’ha sentito, desiderato, cercato, sofferto, cantato
come Jack London._
_Per l’amore egli è vissuto, per l’amore è morto: per questa essenza
divina che illumina e pacifica il mondo. L’amore che accomuna tutte
le creature viventi, gli uomini, gli animali, le piante, i macigni, le
stelle; l’amore che riempie l’infinito, supera la morte e scioglie ogni
mistero: l’amore, vita, bellezza, luce!_
_Quest’innamorato dell’amore, finì, così, coll’amare la vita degli
altri più della propria; al punto che la terra gli parve angusta e la
propria forza impari a un sogno che abbracciava l’universo._
_La giovinezza di Jack London fu come un razzo infocato lanciato nelle
tenebre del mondo, come uno sprazzo di luce abbagliante che ascende,
prodigiosamente, poi precipita, e si spegne. A vent’anni è già un uomo
maturo; a trenta, vecchio; a quaranta, scomparso._
_Anche per lui l’Angelo della Morte viene prima del Santo Uno e gli
strozza in gola il suo Chad Gadya._
_Ma quanta intensità di vita, quanta luce d’ideali, quanta grandezza
morale e spirituale in quei suoi quarant’anni! e quale miseria, la
nostra, al confronto!_
_Bastano questi quattro possenti volumi — e ne ha scritti più di
quaranta — per rivelarci tutta l’angustia del nostro orizzonte e la
povertà dell’animo nostro di letterati che cianciamo d’amore e d’arte e
di lotte politiche e sociali; scettici, egoistici, meschini._
* * *
_Non a caso, ripeto, pubblicammo prima «Il Richiamo della foresta» e
«Zanna Bianca», cioè il poema della vita selvaggia. Volevamo, mediante
«una folata d’aria gelida, purificatrice», far sentire l’ossigeno agli
sparuti e intristiti uomini che fanno da padroni nelle patrie accademie
dell’arte; e dare almeno un guizzo al loro lucignolo dell’ideale,
fumoso e pestilenziale; alla gentaccia inorpellata, irretita
negl’intrighi eppure altosonante, per mostrare la differenza che passa
tra il volo di un’aquila e lo starnazzare di un’anitra._
_E col terzo volume, «Il Tallone di Ferro», ci proponemmo di mostrare
l’uomo nell’artista, e come non vi sia artista grande dove non è
grandezza d’uomo e altezza morale e spirituale, altruismo, in una
parola, cioè sogno del bene assoluto, universale, e dedizione di tutta
una vita a questo sogno._
_«Il Tallone di Ferro» è il crogiolo ardente che fonde in un’orribile
massa d’odio le miserie, le vergogne, le crudeltà dell’epoca nostra.
Non più canto, ma urlo: non l’urlo per i proprî dolori, ma per i dolori
degli altri._