I dolori degli altri.

_Ecco, in sintesi, una realtà e una fede sofferte con cuore tra

cristiano e prometeico: una fede e un programma di redenzione. I

dolori degli altri sono il problema della torbida e perigliosa vita

contemporanea._

_E qui, il cuore di London, uomo, non è inferiore alla mente

dell’artista. Egli ci rivela, nel_ Tallone di Ferro, _la sua forza e

la sua dolcezza, il suo coraggio e la sua saggezza, e ci addita la via

che ogni uomo onesto deve seguire; una via che non mena ai facili onori

e alle più facili ricchezze, premii plutocratici, ma con gli umili, i

denutriti, con le creature dell’abisso, conduce alla verità e al cielo

della bontà. Oggi, il mondo è tale, che «vive pericolosamente» colui

che difende la propria rettitudine, secondo gli immortali principî di

bontà, libertà e giustizia, ch’è più facile sentire che definire._

_Il London ci mostra che la lotta è mortale, e che, sebbene nolenti e

riluttanti, come ieri dovemmo partecipare ad una guerra non nostra,

così domani dovremo partecipare alla rivoluzione degli altri; ma

ci mostra anche che nella libertà di scelta del nostro posto di

combattimento, sta il giudizio dell’anima nostra, e la sua salvezza._

* * *

_Ed ora che dai primi tre volumi ci è dato il modo di conoscere

l’artista e l’uomo, ecco in «Martin Eden» la sua vita._

_Ogni commento è inutile, ogni chiarificazione superflua: davanti ad

una vita vissuta con così semplice e profonda umanità, e rappresentata

con tale scultorea, precisa evidenza, ciascuno di noi può vedere il

meglio del proprio cuore e riconoscere la propria anima._

_Ma benchè in «Martin Eden» il London racconti la propria anima di

scrittore e tutto il tormento per realizzare il suo sogno d’arte, temo

che molti letterati e critici italiani stenteranno a riconoscersi in

Martin Eden, e considereranno forse questo romanzo autobiografico,

o come «noioso», o, addirittura, come falso, perchè qui è la vita

e non una meschina parodia della vita; perchè qui è l’arte, e non

virtuosismo, mestiere, commercio._

_No, questi volumi del London non sono fatti per animucce letterate._

_Vanno per il mondo a cercare cuori che non abbiano ancora perduto

il sentimento romantico e cavalleresco della vita; a cercar cuori in

cui canti ancora una canzone, in cui palpiti ancora una fede. Cuori

che, per fortuna dell’anima nostra e dell’Umanità, esistono ancora. I

fratelli di Martin Eden sono fuori delle accademie, fuori dei partiti

politici, fuori delle consorterie e delle camorrette di vanità; fuori

della gazzarra che infuria per le piazze e per le vie. Essi vivono

in solitudine, ma in solitudine lavorano, meditano e soffrono. Oh

potessero conoscersi tutti, ed unirsi per raccogliere e riagitare la

fiaccola che cadde bruscamente dalle mani di Jack London, quarantenne!_

* * *

_Veramente, Martin Eden ci dice che la fiaccola non gli cadde dalle

mani, ma che egli la gettò perchè credette che gli fosse venuto

meno l’amore. Senza l’amore, la gloria gli apparve vana, e la vita

insopportabile. Jack London morì come Martin Eden, sprofondato

volontariamente e disperatamente negli abissi dell’Oceano?_

_Noi non sappiamo come Jack London sia morto._

_Però se tale non fu la sua morte, certo egli tale l’immaginò e

desiderò. E forse non v’è uomo di genio che nella sua vita non abbia

pensato, almeno una volta, a questa suprema sfida, a questo atto sereno

di volontà dell’uomo che sfugge al ricatto dell’istinto per varcare,

sdegnoso d’ogni legge umana e divina, la soglia del Mistero._

_Per due cose soltanto l’uomo può sentirsi proletario dell’Eternità:

per l’Amore e per la Gloria. Ma se esse mancano o tradiscono, come

adattarsi ad accrescere, sino a vedere decadere in sè ogni bellezza ed

ogni forza, il numero dei morti-vivi o dei vivi che non vivono?_

_Anche se il Santo Uno ritarda, sia benedetto l’Angelo della morte, il

liberatore!_

_Il tristo Angelo strozzò in gola a Jack London quarantenne il canto

del_ Chad Gadya, _ma non l’uccise. Le sue opere serbano l’impronta

eterna del suo cuore e del suo genio, e tramandano, con la bellezza,

fede e speranza agli uomini._

_Passi, dunque, in altre mani la sua fiaccola e su altre labbra il_

Chad Gadya: _il Santo Uno verrà, l’Angelo della Morte sarà ucciso;

e Prometeo, dal cuore incatenato, sarà finalmente libero fra uomini

liberi e padroni della propria anima._

Rapallo, aprile del 1925.

Martin Eden(#73373) · 第 9 / 69 题