TOLSTOI

Già nell'_Uomo di genio_, aveva notato che Tolstoi avesse l'aspetto

anomalo, che lo scetticismo filosofico l'aveva condotto ad uno stato

vicino alla follia del dubbio; e che a somiglianza di molti altri geni,

mancava in lui il tipo etnico, — una visita di più giorni presso di

lui mi rivelava in lui un genio ancor fresco, malgrado l'età avanzata,

ed una forza muscolare singolarissima, uno spirito di contraddizione

impulsivo e nei discendenti spruzzi di gravi nevrosi.

Ora dal primo volume delle _Memorie_ del Tolstoi recentemente

pubblicate, e che comprende l'infanzia, l'adolescenza e la giovinezza,

per quanto rivestano le spoglie di un altro, il Dr. Mariani sorprese

altri fatti non meno importanti per dimostrare in Tolstoi qualche

cosa di più[48] della semplice nevrosi del genio, ormai da tutti

ammessa, anche dai più restii. Già uno storico russo, il Waliszewski

nell'_Hèritage de Pierre le Grand_ (Paris, Plon, 1901), ci attesta

che un antenato del Tolstoi prese parte al colpo di Stato, che dopo la

morte di Pietro il Grande, portò al trono la vedova di lui Caterina I

ad assicurarsi la continuazione delle ricche prebende di cui era stato

gratificato, insieme agli altri congiurati.

Da varî passi delle _Memorie_ il padre di Tolstoi ci appare, sia nel

lato fisico che nel morale, fornito di tutte le stigmate fisiche e

psichiche che caratterizzano i degenerati, quali il _tic_ ed il difetto

nella pronunzia, l'emotività esagerata, la scarsa moralità, l'egoismo,

la ricerca istintiva e costante del piacere sotto tutte le forme, ecc.

"Le sue due grandi (vi è scritto) passioni erano il giuoco e le donne.

Egli guadagnò o perdette al giuoco, durante la sua vita, parecchi

milioni, ed amò un numero incalcolabile di donne, in tutti i ceti

sociali."

Di moralità dubbia o scarsa: "In morale aveva dei principî? Dio solo

lo sa: ma la vita era sempre stata per lui così piena di attrattive di

ogni genere, che non doveva aver avuto il tempo di formarsene. — "Tutto

ciò che gli procurava piacere e felicità era buono".

Era anche invidioso: "egli serbava rancore ai vecchi suoi compagni,

per essere giunti ad un'alta posizione sociale, mentre egli era

rimasto luogotenente in ritiro". Egoista, era incapace di capire e di

apprezzare quell'angelica creatura che fu sua moglie, ch'egli non seppe

rendere felice; e non molto tempo dopo la morte di lei, passò a seconde

nozze, sposando una signorina ch'era invisa alla sua prima moglie e che

questa non aveva mai voluto frequentare.

La madre di Tolstoi, una santa donna, come si rileva dallo splendido

ritratto morale che ne fa il figlio, era nervosa, frequentemente

estatica, tanto da non accorgersi "benchè avesse lo sguardo fisso

sulla teiera, che questa traboccava e l'acqua scendeva nel vassoio";

credeva fermamente alle predizioni di Gricha, un idiota vagabondo, che

pronunziava parole enigmatiche, che alcuni prendevane per profezie.

Morì prematuramente di malattia polmonare, dopo aver predetto la sua

prossima fine.

La nonna materna di Tolstoi, buona, ma austera e rigida, tanto che

il Tolstoi stesso dice che gli "ispirava terrore e sottomissione

rispettosa", dopo la morte della figlia (madre di Tolstoi) sofferse

frequenti _attacchi di nervi_. Veramente questi che il Tolstoi

chiama "attacchi di nervi", per noi alienisti sono veri accessi

istero-epilettici. Riporterò testualmente i brani delle Memorie che li

descrivono:

"A volte, seduta nella poltrona, sola nella sua camera, aveva a un

tratto un accesso di riso seguito da singhiozzi senza lagrime che

la conducevano a convulsioni, grida forsennate, parole senza senso e

spaventevoli. Aveva bisogno di accusare qualcuno e pronunziava parole

orribili, minacce furibonde. Si alzava a un tratto dalla poltrona,

misurava la camera a lunghi passi e cadeva svenuta.

"Una volta andai da lei: era seduta e pareva calma, ma il suo sguardo

mi colpì, gli occhi spalancati, avevano un che d'indefinito, di ebete

quasi: li fissò su di me e pareva non mi vedesse. Le sue labbra

si socchiusero lentamente, sorrise, e disse con voce affettuosa,

commovente: "Vieni qui, angelo mio, avvicinati". Credetti che parlasse

a me e mi accostai; non era me che vedeva, ma la madre defunta.

"Mi immaginavo che non esistesse nulla, nè nessuno al mondo, che

gli oggetti non erano realtà, ma delle apparenze evocate da me nel

momento in cui fermavo su di loro la mia attenzione e che svanivano

quando appunto cessava di pensarci. C'erano dei momenti nei quali,

sotto l'influenza di questa _idea invadente_, giungeva a un tal

punto di smarrimento che tutto ad un tratto mi voltavo indietro nella

speranza di scorgere all'improvviso il nulla, là ove io non era!" Era

un'ossessione.

Presentò anche fenomeni di paramnesia come si può rilevare dal passo

seguente:

"Provai improvvisamente una strana impressione. Mi parve che tutto

quello che mi capitava in quel momento fosse la ripetizione di

ciò che era avvenuto un'altra volta: allora come oggi, pioveva,

il sole tramontava dietro le betulle, lei leggeva; guardandola, la

magnetizzavo, lei alzava gli occhi...."

Tralascio altre bizzarrie, anomalie del sentimento e della sensibilità,

che si potrebbero spigolare ancora, specie nei capitoli che trattano

dei suoi amori precoci e delle sue amicizie, per venir subito all'esame

di fatti ben più importanti, per la diagnosi della nevrosi di Tolstoi.

I più interessanti in proposito sono i due capitoli: _L'Eclissi e

Delirii_.

Nel primo noi vediamo ritratto un particolare stato d'animo che

entra già nel campo delle alterazioni psichiche gravi, e che non può

spiegarsi altrimenti che ammettendo in Tolstoi uno _stato morboso

epilettico_.

"Quando penso alla mia adolescenza e soprattutto al mio stato d'animo

di quel giorno nefasto, capisco benissimo i più atroci delitti,

commessi senza un fine, senza intenzione di nuocere, semplicemente così

per curiosità, per bisogno incosciente d'azione. In quei momenti in

cui il pensiero non controlla più gl'impulsi della volontà, e in cui

gl'istinti grossolani rimangono i soli padroni dell'essere, io capisco

il ragazzo inesperto, il quale senza ombra di esitazione nè di paura,

con un sorriso di curiosità accende ed alimenta il fuoco nella propria

casa, dove dormono i suoi fratelli, suo padre, sua madre, tutti coloro

ch'egli ama teneramente: Sotto l'influenza di questa eclissi temporanea

del pensiero, direi quasi di questa distrazione, un giovane contadino

di 17 anni contempla un'accetta, arrotata di fresco, vicino alla panca

su cui dorme supino il suo vecchio genitore; ad un tratto la impugna,

poi guarda, con curiosità ebete, come dalla gola tagliata del padre il

sangue cola sotto la panca".

Secondo Mariani (ed io sono in gran parte d'accordo con lui), la

è questa una magistrale descrizione dello stato psichico in cui si

compie il crimine epilettico, di cui sono classiche caratteristiche:

l'incoscienza (_ecclissi temporaneo del pensiero_); la causale futile o

nulla (_per curiosità, per bisogno incosciente d'azione_); la freddezza

e la calma nel colpire (_senza ombra d'esitazione nè di paura_); ne

è persino indagato il meccanismo psicogenetico, cioè l'abolizione od

almeno la diminuzione dell'azione inibitoria e direttrice dei centri

superiori, colla prevalenza ed aumento dell'eccitabilità dei centri

subprimario sottoposti, che tendono a rendersi preponderanti, ed

adombrato sapientemente nelle parole: "il pensiero _non controlla più

gli impulsi della volontà... e gli istinti grossolani rimangono i soli

padroni dell'essere_". (_ibidem_).

Se il Tolstoi, non commise alcun delitto, era certamente in stato

epilettoide quando reagì così sproporzionatamente e così violentemente

ad una punizione meritata e giusta. "Appena sentii la sua stretta

non connettei più; fuori di me dalla rabbia, senza sapere quel che mi

facessi, mi disvincolai e lo buttai con tutte le mie deboli forze".

Nel capitolo seguente: _Delirii_, si può ravvisare agevolmente lo

stato delirante che sussegue ordinariamente ad un accesso di epilessia

psichica; e ne sono caratteristiche le idee vaghe persecutorie ("_ero

convinto che tutti, dalla nonna fino a Filippo il cocchiere, mi

detestavano e godevano nel vedermi soffrire_"); idee melanconiche

con depressione dell'animo: ("provai un sollievo nel pensare che ero

infelice, perchè il destino mio era di essere sfortunato fin dalla

mia nascita"), con allucinazioni terrifiche, ansiose: ("immaginai di

essere vicino alla morte") e quindi espansive, religiose, in cui si

deve salire al cielo, incontrarvi la madre e volare con lei "_in alto,

sempre più in alto_" (_ibidem passim_).

Nè manca l'accesso classico di epilessia motoria a completare il

quadro. Come in un epilettico genuino per la diminuzione di resistenza

dei centri superiori inibitori, e l'aumentata eccitabilità delle zone

motorie, basta una causa qualsiasi (intossicazione, emozione, ecc.)

per produrre una scarica motoria disordinata ed automatica, così nel

giovane Tolstoi, che trovavasi in uno stato di tensione psichica dopo

la notte passata nello stanzino buio, bastò una parola rivoltagli

dal padre in tono compassionevole, per farlo esplodere in nuove

accuse contro il precettore, svolger idee di persecuzione ingiuste ed

illogiche, e finalmente per soccombere ad un accesso convulsivo, con

caduta e sonno consecutivo di dodici ore.

"Con chi l'hai? mi disse il papà con un tono compassionevole,

piegandosi su me.

— "Egli... è il mio tiranno... il mio carnefice... ne morrò; non mi

vuol bene nessuno! Pronunziai queste parole con fatica e fui preso

dalle convulsioni.

"Il papà mi prese in braccio e mi portò in camera mia. Mi addormentai.

"Quando mi svegliai dopo 12 ore era già tardi. Vicino al mio letto era

accesa una sola bugia; e il nostro medico con Mimì e Liubotska erano

seduti poco distanti da me, tutti e tre inquieti per la mia salute,

come apertamente si leggeva sui loro visi".

Questo accesso non ha bisogno di commenti: le convulsioni,

l'incoscienza e la caduta (adombrata nelle parole: il papà mi prese

in braccio), l'attacco di sonno profondo durato 12 ore, sono più che

sufficienti per caratterizzarle un vero accesso epilettico.

E così col più grande dei scrittori viventi si completa la prova della

psicosi epilettoide del genio.

Nuovi studii sul genio vol. I (da Colombo a Manzoni) · 第 48 / 60 题