CAPITOLO V.

_Disposizione e novero delle province, delle quali ora si compone il

Regno._

La presente divisione delle nostre province in dodici, che ora

compongono il Regno di Napoli, dal Surgente[396], dal Mazzella[397],

e comunemente da tutti gli Scrittori s'attribuisce a Federico II

Imperadore, le quali non con nome di province, ma di Giustizierati

erano dinotate. Ma questa loro opinione non è in tutto vera, poichè

nè Federico fu il primo a far cotal divisione, nè a' suoi tempi il lor

numero arrivava a dodici ma era minore; onde non al solo Federico, ma

a Carlo I d'Angiò, ad Alfonso I d'Aragona ed a Ferdinando il Cattolico,

cioè a tutti insieme dee attribuirsi, siccome molto a proposito avvertì

il Tassone[398].

Nè questo numero fu sempre costante: poichè in alcun tempo per le

novelle prammatiche[399] alcune province (per ciò che riguarda il lor

governo ed amministrazione) furono unite, e da poi di nuovo divise in

dodici e poste nello stato, nel quale oggi si trovano; nè in tutti i

tempi ebbero le medesime città per loro metropoli e sedi de' Presidi.

Sortirono tal divisione tutta difforme dall'antica dei tempi d'Adriano,

o di Costantino M. e degli altri Imperadori suoi successori; poichè

mutata prima la vecchia descrizione da _Longino_, indi succeduti i

Longobardi, avendo sotto il Ducato, e poi Principato di Benevento

comprese parte intere, parte diminuite, la Campagna, la Puglia e

la Calabria, la Lucania, e' Bruzi ed il Sannio; variarono in tutto

l'antica divisione delle province d'Italia. Sortì ancora questa nostra

cistiberina Italia altra divisione, quando di più Principati e Ducati

ella si componeva: del Principato di Benevento, che fu poi diviso

in altri due, in quello di Salerno, e nell'altro di Capua: indi del

Principato di Bari e di quel di Taranto: de' Ducati di Napoli, di

Sorrento, di Amalfi, di Gaeta, ed ultimamente di Puglia e di Calabria,

siccome ne' precedenti libri di quest'Istoria si è potuto osservare.

Ma la più immediata cagione ed origine di quella divisione che oggi

abbiamo di queste nostre province non deve attribuirsi ad altro, che

a' _Castaldati_ e _Contadi_, che v'introdussero i Longobardi; poichè

avendo essi diviso il Ducato di Benevento in più _Castaldati_, come

in province, siccome manifesto dal Capitolare del Principe Radelchi

rapportato dal Pellegrino, quindi avvenne, che molti di quelli ne'

tempi de' Normanni passaron in _Giustizierati_ e da poi in Province.

Quanto fosse il numero di questi Castaldati in tempo de' Longobardi,

tutta la diligenza ed accuratezza di Camillo Pellegrino non bastò

per diffinirlo; poichè dalla divisione fatta del Principato di

Benevento da Radelchi con Siconolfo Principe di Salerno non può

certamente sapersi se tanti fossero, quanti se ne veggon in quella

nominati. L'accuratissimo Pellegrino[400] ne novera alcuni, de'

quali i più insigni furono, quello di _Capua_, che verso Occidente

si distendeva insino a Sora. L'altro di _Cosenza_, che si stendeva

insino a S. Eufemia e Porto del Fico, che sono ancora oggi i confini

della provincia di Calabria Citra, di cui tiene Cosenza anche ora il

primato, ed è sede de' Presidi, e quello di _Cassano_. Il Castaldato

di _Chieti_, che abbracciava molte città e terre, e che poi fu detto

anche la _Marca Teatina_. Il Castaldato di _Bojano_, che co' luoghi

adjacenti, posseduto prima da Alezeco Bulgaro sotto nome di Castaldo,

passò poi dopo 200 anni a Guandelperto, di cui presso Erchemperto hassi

memoria: la qual prerogativa da Bojano essendo passata a _Molise_,

castello a Bojano vicino, sotto nome di Contado, quindi avvenne, che

prima fosse detto _Contado di Molise_ e poi provincia del Contado di

Molise, il qual nome oggi ritiene.

Fuvvi ancora il Castaldato di Telese e di Sant'Agata: quello

d'Avellino; e l'altro d'Acerenza. Fuvvi il Castaldato di _Bari_, assai

celebre presso i Longobardi; onde avvenne, che a' tempi de' Normanni

ottenne questa città il primato di tutta la Puglia e fosse riputata

sua capo e metropoli. L'altro di _Lucera_ e di _Siponto_ città in

_Capitanata_ assai illustri, sotto il di cui Castaldato comprendevansi

tutte quelle città e terre, che erano tra il Castaldato di Bari e

quello di Chieti. Fuvvi il Castaldato di Taranto, quello di Lucania,

ovvero Pesto, e l'altro assai rinomato di _Salerno_. In questa forma

o poco dissimile divisero i Longobardi il Ducato beneventano, che

in que' tempi abbracciava nove intere province di quelle, che oggi

compongono il Regno di Napoli, e che sortirono questi nomi, cioè di

Terra di Lavoro, toltone alcune poche città marittime, come Napoli e

Gaeta; del _Contado_ di _Molise_; di _Abruzzo-Citra_; _Capitanata_;

_Terra di Bari_; _Basilicata_; _Calabria-Citra_; e l'uno e l'altro

_Principato_; e parte ancora delle province di _Terra d'Otranto_, di

_Calabria_ e d'_Abruzzo Ulteriore_. E se presso gli Scrittori di questi

tempi, e forse anche nel sermon popolare furono ritenuti gli antichi

nomi di _Campagna_; di _Calabria_ e di _Puglia_; di_ Lucania_ e _Bruzj_

e del _Sannio_, non è, che secondo questi nomi serbassero gli antichi

confini e la distribuzione antica; ma chi per ostentar erudizione, chi

per dinotare ove erano i Castaldati collocati, d'essi valevansi, non

altrimenti che presso di noi ancor rimane l'antico nome di _Puglia_,

ancorchè niuna delle dodici province del Regno si nomini di _Puglia_,

ma di _Bari_, o di _Capitanata_.

Succeduti a' Longobardi i Normanni, colla nuova Nazione presero nuovi

nomi; e siccome presso i Longobardi, dal nome del Magistrato, al

quale era commesso il governo di quelle regioni, ch'essi chiamarono

_Castaldo_, acquistarono il nome di _Castaldati_: così parimente

commettendo i Normanni il governo di quelle province a' loro Ufficiali;

ch'essi chiamavano _Giustizieri_, presero parimente il nome di

_Giustizierati_, onde sursero i nomi del Giustiziero, e _Giustizierato_

di Terra di Lavoro, d'Apruzzo, di Puglia, di Terra di Bari, e simili.

E siccome i nomi di queste province furono variati, e da _Castaldati_,

passarono in _Giustizierati_; così anche ciascheduna di loro, a

riserba di alcune, prese nuovo nome, ed alcune altre anche nuova

divisione, come si scorgerà chiaro noverandole una per una, secondo la

disposizione ed ordine, che oggi tengono presso i nostri più moderni

Autori.

§. I. _Terra di Lavoro._

Il Castaldato di Capua, non si disse _Glustizierato di Capua_, ma di

Terra di Lavoro. Ma in qual tempo e donde questa provincia prendesse

questo nuovo nome di _Terra di Lavoro_, e lasciasse quello di Campagna,

o di Capua, non è di tutti conforme il sentimento. Alcuni credettero,

che molto prima de' Normanni avesse questa provincia acquistato tal

nome, ingannati dal passo d'una lettera di Martino Romano Pontefice

scritta ad Elitterio, nella quale narrando egli ciò che patì nel

viaggio, che nell'anno 650 per ordine di Costanzo Imperador greco

gli convenne da Roma fare in Oriente, dice: _Pervenimus Kalendis

Julii Misenam, in qua erat navis, id est carcer; non autem Misenae

tantum, sed in Terra Laboris, et non tantum in Terra Laboris, quae

subdita est magnae Urbi Romanorum_ (cioè a Costantinopoli) _sed et in

pluribus Insularum, ec._ Ma siccome ben avvertì l'accuratissimo Camillo

Pellegrino[401], chi non vede, che in quella epistola per imperizia de'

librari, in vece di dirsi _Terra Liparis_, siasi con errore scritto

_Terra Laboris_? Perchè secondo il viaggio, che il Pontefice da Roma

intraprendeva per Oriente, da Miseno dovea passare in Lipari, siccome

da Lipari nell'altre isole, di Nasso, ed altre per condursi in Oriente.

Parimente se intendeva di Terra di Lavoro, non dovea separar Miseno

da questa provincia, come fece, per esser quella città compresa in

quella nè porla tra le altre isole; già che Terra di Lavoro non è

isola, ma Terra continente, la quale non era allora tutta sottoposta

all'Imperador greco di Costantinopoli.

Non dissimile fu l'error di Narcisso Medico[402], il quale presso

Sebastiano Munstero, credette che Terra di Lavoro fosse stata un tempo

chiamata anche _Terra Leporis_; quando gli antichi monumenti, ch'egli

allega parlano non già della Campagna, oggi detta _Terra di Lavoro_, ma

della Terra di Lipari: poichè prima così tutte l'isole di Lipari erano

nomate: non altrimente che presso Erchemperto[403] si legge, _Barium

Tellus_ ed altrove _Rhegium Tellus_; e noi anche diciamo perciò _Terra

di Bari, Terra d'Otranto, Terra di Lavoro, ec._

Più sconci, e da non condonarsi furono gli errori presi su ciò dal

Biondo, e dal suo seguace Leandro Alberto, e da' nostri moderni

Scrittori, che il seguitarono. Credette il Biondo nella descrizione

della Campania, che essendo Capua per l'antico odio dei Romani, e

per le desolazioni patite, resa infame, i Popoli delle città e terre

convicine, reputando il nome de _Campani_ ignominioso insieme e

pericoloso, lasciarono di nomarsi più tali, e vollero esser chiamati

non più Campani, ma _Leborini_: e che indi dalla loro ostinata

perseveranza nacque, che tutta quella regione nella quale prima eran

poste le città e luoghi della Campagna, si nomasse Terra di Lavoro.

Ma esser tutti questi sogni, appieno l'ha dimostrato il non mai a

bastanza lodato Pellegrino nella sua _Campania_[404], il quale ci ha

data la vera origine di tal nome, il suo Autore, ed il tempo quando fu

a questa provincia imposto. E' narra, che non prima acquistasse tal

nome, se non intorno l'anno di Cristo 1091, e non da altri prima il

ricevesse, che dal Principe di Capua Riccardo II e da' suoi Normanni

in quell'anno, i quali da' Capuani longobardi discacciati da Capua

nell'entrar di quest'anno 1091, come abbiam narrato nel nono libro di

quest'Istoria, furono i primi, che disusarono nel parlare il nome del

_Capuano Principato_, ed introdussero in suo cambio quello di _Terra

di Lavoro_, preso dalla dolcezza del terreno atto ad ogni travaglio, e

lavorio; il qual nome fu da essi ritenuto, benchè di Capua avesser poi

di nuovo fatto acquisto nel 1098, sicchè quel primo sol rimase in bocca

di pochi, e nelle pubbliche scritture; non in altra maniera, ch'oggi

con la stessa varietà, ancor questo Regno ritiene due nomi.

Così questa provincia, che dall'oriente ha per confine il fiume Silari,

dall'occaso il Garigliano, già detto Liri, da settentrione il Monte

Appennino, e da mezzogiorno il mar Tirreno, acquistò non meno questo

nome, che sì ampia estensione, ed oggi infra l'altre tiene nel Regno

il primo luogo, non meno per le tante città che l'adornano, e per

l'ubertà ed abbondanza de' suoi campi, quanto per Napoli capo già e

metropoli del Regno. Ne' tempi, ne' quali siamo di Federico II questa

provincia era anche per una annoverata, detta _Terra Laboris_, come si

legge presso Riccardo di S. Germano; e ne' tempi de' Re così normanni,

come svevi fu governata dal suo Giustiziero che risedeva ora in Capua,

ora in Napoli, ora in altre città di quella, presso di cui erano i

Giudici, e gli altri Ufficiali di Giustizia coll'Avvocato fiscale.

Egli amministrava l'intera provincia, ancorchè ciascuna delle città

avesse suoi particolari Capitani, da cui immediatamente eran rette,

dalle determinazioni dei quali per via d'appellazione si ricorreva al

Giustiziero della provincia. Anche Napoli, non dico Pozzuoli, e l'altre

città, ebbe in questi tempi il suo Capitano, il quale co' suoi Giudici

amministrava giustizia in Napoli, e suoi borghi[405]. E poichè ne'

tempi di Federico cominciava ad ingrandirsi, volle questo Imperadore,

che a pari di Capua, e di Messina, il suo Giustiziero, o sia Capitano

potesse presso di se tener tre Giudici, e più Notai; ciò che non

era permesso all'altre città minori. E narrasi, che Giudice appresso

questo Capitano nell'anno 1269 fosse stato Marino di Caramanico valente

Dottore di que' tempi[406].

§. II. _Principato citra_. §. III. _Principato ultra_.

L'altra provincia ovvero _Giustizierato_ fu detta, ed ancora oggi

ritiene il nome di _Principato_. Donde prendesse tal nome è assai

chiaro; ed in ciò tutti i Scrittori concordano. Arechi quando, come

si è narrato nel sesto libro di quest'Istoria, da Duca ch'era di

Benevento, volle incoronarsi Principe, fece, che quello che prima era

detto Ducato di Benevento prendesse nome di Principato; ed abbracciando

allora il Ducato di Benevento, prima della divisione fatta da Radelchi

con Siconolfo, anche Salerno, fatta che fu tal divisione, sursero due

Principati, e quindi avvenne, che il nome di _Principato_ convenisse

ad ambedue, e questa provincia abbracciasse tante immense e spaziose

regioni; in maniera che da poi per la sua estensione bisognò dividerla

in due; onde surse il nome di Principato _citra_ (l'Appenino) detta

ancora Picentina, con parte della Lucania; e Principato _ultra_

(l'Appennino) ovvero il Sannio degl'Irpini.

Il _Principato citra_, che abbraccia la regione, che fu anticamente

abitata da' Picentini, e parte da' Lucani, si divide da Terra di Lavoro

col fiume Sarno dall'occaso: da settentrione lo divide dagl'Irpini

l'Appennino: dall'oriente il fiume Silario lo divide con la Basilicata;

e da mezzogiorno ha per termine il Mar Tirreno, e tiene _Salerno_ per

suo capo e metropoli.

Il Principato _ultra_ è quella provincia, che sola delle altre del

Regno si allontana dal mare, essendo posta fra' monti nelle viscere

dell'Appennino. Ella è nel capo del Sannio, ove furono anticamente

gl'Irpini. Si divide dal Principato _citra_ co' gioghi dell'Appennino

verso mezzogiorno: da _Terra di Lavoro_, e Contado di Molise è partita

col detto Monte Appennino sopra Nola, e con le _Forche Caudine_

sopra Arpaja verso ponente, e col principio del Monte Matese verso

settentrione, col quale ancora si divide da _Capitanata_ verso

tramontana; ma più da oriente col medesimo Appennino, col quale

si parte ancora da _Basilicata_. Contiene una contrada detta Valle

Beneventana, che fu prima parte principale del Sannio; ed avea prima

per metropoli la città di _Benevento_: ma da poi che quella passò sotto

il dominio della Chiesa di Roma, ebbe altre città per sede de' suoi

Presidi.

Quindi avvenne, che i Normanni succeduti a' Longobardi nomassero

questa provincia col nome di _Principato_; e l'Abate della Noce[407],

trascrivendo nelle sue note alla Cronaca Cassinense le parole del

privilegio conceduto da Niccolò II R. P. all'Abate Desiderio, facendolo

suo Vicario sopra i monasterj e Monaci di queste nostre province, tra

l'altre, novera questa col nome di _Principato_, come sono le parole

del Privilegio: _per totam Campaniam, Principatu quoque, et Apuliam,

atque Calabriam etc_. E Lione Ostiense[408], che scrisse quella Cronaca

poco da poi della morte dell'Abate Desiderio; e poi Papa, detto Vittore

III pur disse _per totam Campaniam, et Principatum, Apuliam quoque,

atque Calabriam, etc_.

Ne' tempi del nostro Federico II, secondo che Riccardo di S. Germano,

parlando delle Corti generali instituite da Federico nel Regno,

rapporta, perchè questa provincia non fosse ancor divisa in due,

come fu fatto da poi, perchè statuendo _Salerno_ per città, ove dovea

tenersi la general Corte, e dove doveano ricorrere le altre province,

dice: _In Principatu, Terra Laboris, et Comitatu Molisii usque Soram,

apud Salernum_.

§. IV. _Basilicata._

Siegue, secondo quest'ordine, la _Basilicata_, che occupa molta parte

dell'antica Lucania, e parte della M. Grecia. Vien circondata in parte

anch'ella dall'Appennino, col quale si divide da Principato _ultra_,

e col medesimo da Principato _citra_. In questa provincia si divide

l'Appennino in due capi principali intorno a Venosa: con quel che va

a Brindisi è partita Basilicata da _Terra di Bari_ sino ad Altamura:

e con l'altro da _Calabria citra_ infin alla metà del fiume Crati, ove

entra Corianello; distendesi un poco al mare, e tocca _Terra d'Otranto_

nel golfo di Taranto nel lido del suo mare piccolo. Confina ancora per

breve spazio con _Capitanata_, dalla quale è divisa con una parte del

fiume Ofanto fra Ascoli di Puglia, e Lavello. Ebbe questa provincia

Pesto, Venosa, Acerenza, Melfi, ed altre chiare città: ora ha Matera,

Potenza, Lavello, ed altre città minori, e delle antiche appena serba

vestigio.

Donde questa provincia pigliasse il nome di _Basilicata_, ed in qual

tempo, non ben seppero i nostri Scrittori rintracciarlo: ma sarà molto

facile rinvenirlo, se si porrà mente a ciò che nel fine del decimo

secolo avvenne a queste nostre province, per le tante spedizioni, e

conquiste fattevi da' Greci, i quali siccome per un nuovo Magistrato

introdotto da essi in Puglia detto Catapano, diedero nome ad una gran

parte della medesima, detta ora perciò _Capitanata:_ così ne' tempi

di _Basilio_ Imperador greco, o di qualche suo Capitano, ch'ebbe il

medesimo nome, acquistò questa parte di Lucania nome di _Basilicata_;

essendosi veduto nel libro ottavo di quest'Istoria, che nell'anno 989

mentre in Oriente imperava _Basilio_ con Costantino suo fratello, i

Greci per la famosa vittoria, che riportarono sopra Ottone II Imperador

d'Occidente, non solo dominarono per lungo tempo, insino che da'

Normanni non ne fossero discacciati, tutta la Puglia e la Calabria;

ma anche questa parte della Lucania fu da _Basilio_ occupata, la

quale fu amministrata dagli Ufficiali greci da lui mandati, alcuni

de' quali, come è manifesto nella Cronaca di Lupo Protospata, anche

tennero di _Basilio_ il nome; onde questa provincia _Basilicata_ fu

detta. Giovanni Pontano anche credette, che in questi tempi de' Greci

acquistasse questa provincia tal nome; ma donde così si denominasse,

soggiunse, _jure anceps est, ac dubium_[409].

Ne' tempi di Federico II fu da Riccardo da S. Germano la _Basilicata_

anche annoverata per una delle province del Regno, dicendo questo

Scrittore, che Federico avea designata la città di _Gravina_ per

reggervi la Corte generale, ove doveano ricorrere queste tre province,

cioè _Apulia, Capitaniata, et Basilicata apud Gravinam_.

§. V. _Calabria citra._ §. VI. _Calabria ultra._

La Calabria secondo la denominazione, che prese dagli ultimi Imperadori

greci, ne' tempi di Federico era divisa in due; non già come ora

diciamo in Calabria _citra_, ed _ultra_, ma in _Terra Jordana_, e

_Val di Crati_, come rapporta Riccardo di S. Germano, _in Calabria,

Terra Jordane, et Vallis Gratae apud Cusentiam_: e questi nomi anche

s'osservano nelle scritture, non solo nel Regno degli Angioini, ma

anche degli Aragonesi; ed in tempo del Re Alfonso I il Tutino[410]

fa vedere, che valevansi di questi medesimi nomi; e si dissero

così dal fiume Crati, che irriga quella _Valle_, come rapporta il

Pellegrino[411]; e oggi _Terra Jordana_ diciamo la provincia di

Calabria _ultra_, che riconosce _Catanzaro_ per capo; e _Val di Crati_

Calabria _citra_, che ha ora _Cosenza_ per sede de' Presidi. Ambedue

queste province se ne vanno dall'una e dall'altra parte dell'Appennino

al Jonio ed al Tirreno. Si dividono fra loro ne' Mediterranei

sopra Cosenza, andando per dritta riga all'uno ed all'altro mare,

nel Jonio presso a Strongoli, e nel Tirreno al golfo Ipponiate. La

Calabria _citra_ include parte della M. Grecia, termina fra terra

con _Basilicata_ e con _Principato citra_, e nel monte Appennino da

Ponente, e si distende all'uno, e all'altro mare; finchè dalla parte,

che mira a Levante, si giunge con _Calabria ultra_. La Calabria _ultra_

(ove furono i Bruzj) ha questi soli confini, dalla parte che ella

riguarda Tramontana; ma nel rimanente è per tutto circondata da' mari;

da levante, dal Jonio: da mezzogiorno, dal Siciliano: e da ponente, dal

Tirreno.

§. VII. _Terra di Bari._ §. VIII. _Terra di Otranto._

La Puglia (secondo che pure i Greci la denominarono) la quale

abbracciava ancora parte dell'antica Calabria, ora detta _Terra

d'Otranto_, ne' tempi di Federico non era divisa, com'oggi, in due

province, cioè in _Terra di Bari_, e _Terra d'Otranto_; e siccome si

reputava per una provincia, così anche si denotava coll'istesso nome

d'_Apulia_, come la chiama Riccardo. Egli è però certo, siccome anche

rapporta il Pontano[412], che questi nomi di _Terra di Bari_, e di

_Terra d'Otranto_, nacquero ne' medesimi tempi, ne' quali _Basilicata_,

e _Capitanata_ acquistarono tali nomi: e presso Erchemperto[413] ancor

leggiamo: _Barium Tellus_, e nei diplomi a' tempi de' Normanni anche

si legge la provincia di _Terra d'Otranto_. L'una di queste province

fu tale appellata da _Bari_ sua antica ed illustre metropoli, e che fu

capo di quella regione. L'altra da _Otranto_ città pur ella chiara e

rinomata ne' Salentini.

Terra di Bari, già detta Puglia Peucezia, dalla parte, ch'ella è volta

a ponente riceve il suo principio dal fiume Ofanto, e distendendosi

per lungo, si contiene fra il lido del mar Adriatico, ch'ella

ha da tramontana, e l'Appennino, che da mezzogiorno la divide da

_Basilicata_, ov'ella termina verso levante. Si divide da _Terra

d'Otranto_ nel territorio d'Ostuni fra terra, e tra Monopoli e Brindisi

nel lido del mare a Villanova, già porto d'Ostuni.

Terra d'Otranto quivi riceve il suo principio, e fu inclusa ancor'ella

dagli antichi fra la Puglia, e chiamata ancora Calabria, Japigia e

Salentina. Questa provincia forma quell'estremo capo di Terra, ch'è uno

de' triangoli d'Italia, ove ha per fine l'uno di que' due principali

capi, ne' quali si parte l'Appennino. Finisce ancora ivi il mare

adriatico, e si mesce col Jonio; ed è toccata solamente fra terra da

ponente con _Terra di Bari_, e con _Basilicata_. La circondano poi

da Settentrione l'Adriatico, da Levante il fine di questo mare, e 'l

principio del Jonio, e da mezzogiorno il golfo di Taranto nel mare

Jonio. Ha nelle spiagge marittime Brindisi, Otranto, e Gallipoli e

Taranto già fortissime città, e comodissime di Porto.

§. IX. _Capitanata._

Quella provincia, che ora diciamo di Capitanata, e che fu anticamente

chiamata Puglia Daunia, e che abbracciava la Japigia nel Monte Gargano,

acquistò tal nome da' Greci ne' tempi del maggior loro vigore, e quando

in Bari tenevano la loro principal sede. Essi, che pensavano mantener

le conquiste novellamente fatte, credendo, che col timore potessero

mantener in fede que' Popoli, vi mandarono un nuovo Governadore per

tener in freno la Puglia, chiamandolo non più _Straticò_, come gli

altri di prima, ma con nome greco _Catapano_, cioè che ogni cosa

potesse. Fra i Catapani, de' quali Lupo Protospata tessè lungo catalogo

fuvvi nell'anno 1018 Basilio Bugiano, che da Guglielmo Puliese[414]

vien chiamato Bagiano. Questi fu, che per lasciar di se nome in Italia,

tolta dal rimanente della Puglia una parte verso il Principato di

Benevento, e fattane una nuova provincia, vi fabbricò ancora nuove

terre e città, una delle quali nomò Troja per rinovar la memoria

dell'antica: l'altre Dragonaria, Firenzuola, ed altre terre: indi la

provincia, siccome altrove fu narrato, acquistò nome di _Capitanata_,

il qual ancor oggi ritiene.

Questa provincia è divisa dal _Contado di Molise_ col Monte Matese, e

col fiume Fortore, nella foce del quale si tocca con _Abruzzo citra_,

lasciandosi per se Termoli; e girando il monte Gargano, da Siponto pel

lido del mare viene insino al fiume dell'Ofanto, col corso del quale

si parte da _Terra di Bari_, lasciandole quelle ville, che sono nel

territorio di Barletta, che arriva fin presso al lago di Versentino;

col detto fiume Ofanto nel suo principio si divide da _Basilicata_, e

coll'Appennino in Crepacuore, ed in Sferracavalli ha i suoi confini con

_Principato ultra_.

Ne' tempi di Federico fu pure reputata una provincia; onde Riccardo

la novera coll'altre del Reame col nome di Capitaniata. Egli è però

vero, che ancorchè queste province di Puglia ne' tempi di Federico

fossero divise, perchè tutte tre, cioè Capitanata, Terra di Bari e

Terra d'Otranto, erano comprese nella Puglia, presa nel più ampio

suo significato, un solo Giustiziero le governava, detto perciò il

Giustiziero di Puglia.

§. X. _Contado di Molise._

Il Contado di Molise, che succedette al Castaldato di Bojano, diede

nome ad un'altra picciola provincia, che ancor oggi il ritiene[415];

e 'l prese da _Molise_ città antica del Sannio, non altramente

che Isernia, Bojano, ed altri luoghi, che ne' tempi de' Longobardi

componevano quel Contado, il qual diede anche nome alla famiglia

Molise, oggi estinta. Anche ne' tempi di Federico fu questo Contado

distinto dall'altre province, e Riccardo infra l'altre la ripone,

col nome istesso di _Comitatus Molisii_: ond'è che sia stata riputata

sempre, e sia ancor oggi la più ristretta provincia di tutte l'altre,

nè ritenga sedi di Presidi, ma il di lei governo sia commesso a quel di

Capitanata, colla quale si congiunge.

§. XI. _Abruzzo ultra._ §. XII. _Abruzzo citra._

Il Giustizierato d'Abruzzo ne' tempi di Federico II era riputato come

una sola provincia, e quest'Imperadore costituì _Sulmona_ per doversi

ivi reggere la Corte generale, come narra Riccardo: in _Justitiariatu

Abrutii_, _apud Sulmonam_. Alfonso I d'Aragona fu quegli, che per

togliere i litigi, che spesso sorgevano tra i Questori delle gabelle,

la divise in due parti. Fu un tempo questa regione assai chiara, e

rinomata per tanti valorosi Popoli, che l'abitarono, i Preguntini, i

Marrucini, Amiternini, Marsi, Vestini, Irpini, ed altri. I Longobardi

vi costituirono un Castaldato, che nomarono promiscuamente ora

d'Abruzzo, ora di _Teramo_, come si legge presso Pietro Diacono[416]:

_Castaldatus Teramnensis_; poichè Teramo, detta dagli antichi

_Interamnia_, fu la città metropoli de' Preguntini. Donde questa

provincia prendesse il nome d'Abruzzo, ancorchè se le assignassero

più derivazioni, chi dall'asprezza de' monti, altri dall'abbondanza

de' cignali; il vero è ch'ella tale si nomasse da Teramo, che fu

chiamata anche Abruzzo per esser metropoli de' Preguntini, dai Latini

detti _Praegutii_, onde con corrotto vocabolo furon da poi chiamati

_Abrutii_[417].

Ebbe quella regione, che ora diciamo _Abruzzo ultra_ (cioè di là dal

fiume Pescara) oltre Teramo, Amiterno (dalle ruine della quale è surta

l'_Aquila_, sede oggi de' Presidi) Forcone, Valeria, ed altre chiare

città ne' Marsi. Ebbe nella regione de' Maruccini e Ferentani, oggi

chiamata _Abruzzo citra_ (cioè di qua dal fiume Pescara) Chieti, detta

da Strabone Theate, che fu capo e metropoli de' Marrucini, e che oggi

ancor è sede de' Presidi, Ferentana, Orione, Lanciano, Sulmona, Aterno,

ed altre insigni città, delle quali alcune ancor oggi sono in piedi.

Per queste province d'Abruzzo si divide il Regno dallo Stato della

Chiesa romana suo confine mediterraneo, e quasi tutti i confini onde da

quello si parte, si fanno con queste province, e con un poco di quella

di Terra di Lavoro.

Ecco come a' tempi del nostro Federico erano disposte queste province,

che oggi compongono il nostro Reame, chiamate Giustizierati, da

Giustizieri, a' quali era commesso il di lor governo. Secondo il conto,

che ne fa Riccardo di S. Germano Scrittor di que' tempi, non eran più

che diece. Calabria, divisa in due, cioè _Terra Jordana_, e _Val di

Crati_. Puglia divisa in due, _Terra di Otranto_, e _Terra di Bari_.

Capitanata. Basilicata. Principato, diviso in due. Terra di Lavoro.

Contado di Molise. Giustizierato d'Abruzzo, poi diviso in due.

Non ad ogn'una era destinato il Giustiziero, ma sovente un solo

governava più province, come leggiamo di Giacomo Guarna Conte di

Marsico, che fu Giustiziero di Puglia e Terra di Lavoro[418], e

di Tommaso d'Aquino, che fu Giustiziero di Puglia, sotto la cui

amministrazione era tutta la Puglia, che oggi è divisa in tre province;

ed anche a' nostri tempi si vede, che il Preside di Capitanata, che

tiene la sua sede a Lucera, governa anche la provincia di Contado

di Molise. Alle volte due Giustizieri amministravano una provincia,

siccome nell'anno 1197. Roberto di Venosa, e Giovanni di Frassineto

furono Giustizieri di Terra di Bari; e nell'anno 1225 Pietro d'Eboli,

e Niccolò Cicala di Terra di Lavoro[419]. Nel Regno degli Angioini

un solo Giustiziero si mandava a più d'una provincia; e così ancora

si praticò sotto gli Aragonesi; e fino a' tempi del Re Filippo II per

quello, che rapporta Alessandro d'Andrea[420], il quale scrisse, e fu

nella guerra, che questo Re ebbe col Pontefice Paolo IV, non vi erano

che sei Governadori, chiamati prima Giustizieri, e poi volgarmente

Vicerè, e congiungendosi intorno al governo per conto della giustizia

alcune province insieme, siccome ne' due Abruzzi vi era allora un

sol Preside, nel Contado di Molise, e Capitanata un altro, siccome

è ancor oggi. Principato ultra ne avea un altro. Principato citra e

Basilicata un altro. Uno terra di Bari, e terra d'Otranto, ed un altro

le due Calabrie. Ma da poi al numero de' Ministri dell'entrate regali,

chiamati Tesorieri, ovvero Percettori, a comodo de' quali, e per cagion

di più diligente esazione fu fatta la divisione, fu pareggiato quello

de' Governadori, onde ora, toltone il Contado di Molise, ciascuna

provincia tiene il suo proprio e particolar Preside.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 4 · 第 46 / 58 题