Un silenzio esterreffatto seguì questa dichiarazione. Gli occhi di
Myosotis, fissi su quel viso barbuto, si allargavano smisuratamente....
Egli vide quelle iridi balenare azzurrissime, poi con un rapido battere
delle palpebre, velarsi subitamente di lagrime.
Erano lagrime di bruciante umiliazione. In un lampo tornarono alla mente
di Myosotis le lettere ch'ella aveva scritto a quest'uomo, lettere
puerili in cui gli aveva svelata tutta se stessa, in cui aveva descritto
le sue intime sensazioni, in cui aveva persino descritto il colore dei
suoi occhi e dei suoi capelli.... Tutti, tutti i suoi pensieri aveva
detto a questo sconosciuto, credendo, di parlare ad un'amica, a una
dolce donna dagli occhi profondi, dalla fronte serena sotto i capelli
bianchi....
Un immenso rancore, quasi un senso d'odio, la invase; e colui che la
guardava vide un pallore latteo salire lentamente a sbiancarle il viso
delicato. E vedendola così pallida, colle sue rose in mano, un
improvviso rimorso gli strinse il cuore.
Frattanto Miss Jones aveva ritrovato la favella.
— Ma come, — esclamava stupita, — è lei la persona che firma «zia
Marianna?» Ma è possibile!... E come fa lei, un uomo, a intendersi di
fronzoli e di fiocchi, di regole d'etichetta e di cosmetici?
Egli cessò di guardare Myosotis e si volse con cortesia verso Miss
Jones. — Voglia accomodarsi, signora. — E additava una poltrona accanto
al suo scrittoio; indi andò a prendere dal vano della finestra una
seggiola e l'offerse a Myosotis. — La prego.... segga.
La fanciulla obbedì, come in sogno.
E come in sogno contemplò quell'uomo, alto, largo di spalle, dai folti,
capelli ricciuti e un po' grigi, la fronte alta e sbarrata dalle
sopracciglia dritte e nere come una spennellata d'inchiostro della
china; e sotto a quelle nerissime sopracciglia due occhi chiari,
infossati, taglienti....
Myosotis non udì nulla di ciò che Miss Jones gli diceva; la udì che
rideva d'un riso un po' stridulo e affettato; finalmente vide che si
alzava, che quell'uomo si alzava anch'egli; allora come un'automa ella
pure si alzò. L'uomo le si avvicinò e chinando il capo dalla sua grande
altezza le parlò.
— Lei deve perdonarmi — disse. — È da vent'anni che faccio la «zia
Marianna», e, al principio, rispondendo alle sue lettere non pensavo
affatto all'inganno. Poi le sue lettere mi piacquero tanto che.... non
volevo che cessassero. Mi comprende? Mi perdona?
Ella non potè alzare gli occhi nè rispondere. Finalmente trovò un filo
di voce per dire sommesso, con amaro rimprovero:
— Quella fotografia!...
Egli si avvicinò d'un passo. — È la fotografia di mia madre, — disse.
Un suono, una vibrazione nella sua voce, toccò qualche cosa nel cuore
della fanciulla. Con subitaneo impulso ella tese verso lui la mano che
teneva le rose.
— Allora... _è quella_ la mia amica! Porti le rose a lei.
Egli accettò il mazzo fragrante, senza rispondere, senza neppur
ringraziare.
Miss Jones era già sulla porta e Myosotis la raggiunse.
Le due donne si ritrovarono nell'oscuro corridoio. Passarono davanti al
ragazzo che leggeva e che non si mosse.
— Mio Dio! — esclamò Miss Jones appena furono in istrada, — che cosa
fantastica! La zia Marianna, un uomo!... Chi mai l'avrebbe pensato!
Probabilmente — soggiunse, — sarà molto povero, e non avrà trovato altro
da fare.
— Già, — fece Myosotis ad occhi bassi.
E non disse altro.
D'improvviso Miss Jones si fermò.
— Giusto cielo! — esclamò, — abbiamo dimenticato di chiedergli come si
deve salutare la dama d'onore della regina d'Olanda!