_PROSPERA, PETRONIO e BOBI dal fondo. DETTI._
PETR. — Un momento, Tullio, un minuto solo per un affare urgentissimo.
TULLIO. — Ma non si potrebbe differire dopo pranzo?
PETR. — No; si tratta probabilissimamente di un cliente coi fiocchi.
SILV. — Posso offrire il mio braccio alla signorina?
GIUS. — Certamente... _(a Tullio)_ Ma spicciati... _(agli altri,
avviandosi)_ Mi duole che non possa essere fra noi anche il nostro bravo
deputato Alessandri, e che pur troppo non ci sia oramai più
speranza..... _(a Tullio)_ Non perder tempo..... _(esce con Valori, dopo
Silvestri e Luigia, dalla sinistra)_.
PROSP. — Il deputato Alessandri, ma non lo dicano a tavola, è morto in
questo momento. _(si avvia verso la sinistra)_
TULLIO. — Allora questo collegio è vacante!
PROSP. _(volgendosi agli altri)_. — Per poco! Per poco!
PETR. — Lei sa chi vi si porterà?
PROSP. — Altro che lo so! Lo si dice da tutti: dall'avvocato Silvestri,
un giovane proprio per la quale, a cui tutti vogliono un bene
dell'anima!
TULLIO _(ridendo)_. — Pensiamo: il sostituto Procuratore del Re!!
PROSP. — E con questo? Se mai ci fosse qualcheduno che volesse farsi
sotto, gli dicano che perderà il tempo e le spese, perchè l'avvocatino
piace agli uomini e alle donne; e quando si piace anche alle donne,
significa che s'ha dalla sua tanto i santi lassù... che i diavoli
laggiù. _(esce dalla sinistra ridendo)_
TULLIO. — Io temo di capire!
PETR. — E io ho bell'e capito. Il Silvestri si farà facilmente un
onorone nel processo Valori, e sarà eletto.
TULLIO. — Ma se io contassi sull'influenza di mio zio?...
PETR. — Per approfittarne bisognerebbe passare armi e bagaglio nel suo
campo, che è il campo conservatore, il campo del Silvestri; ma allora io
ti pianto e ti combatto, e ad ogni modo la tua carriera è bell'e
suonata. Se tu invece potessi stargli a fronte nel _débat_ Valori,
_debutteresti_ clamorosamente, ed io ti sosterrei, tanto attaccando ogni
giorno il Silvestri, quanto facendo la tua apologia, e così il nostro
rivale, sia in tribunale, quanto in collegio elettorale, finirebbe per
essere completamente _ecrasato_!
TULLIO. — Ma che _ecrasato_, se l'imputato è contumace e sarà difeso di
ufficio! E sai che cosa temo io dopo le parole di quella donna? Che il
Silvestri aspiri anche lui alla mano di mia cugina, sì; e così io corro
il pericolo di perdere, non solo l'elezione a deputato, ma anche la mano
di Luigia, colla eredità dello zio... E l'imputato è contumace! Oh il
malfattore volgare! Oh lo stupido brigante cretino!!
PETR. — O la triplice quintessenza d'imbecille che perde l'occasione di
scapolarsela con una miseria di condanna!
BOBI _(facendosi in mezzo a loro, guardingo, sottovoce)_. — E se andasse
invece a costituirsi?
TULLIO. e PETR. _(sbalorditi)_. — Lei lo conosce?
BOBI. — Un momento. Sanno che ha fatto Bobi Lascifare?
TULLIO. — È imputato di incendio, furto e tentato omicidio: una stupenda
causa.
BOBI. — E se non si presenta al _divertimento_, sarebbe condannato?
TULLIO. — Con tutto il rigore della legge, tanto che se scampa alla pena
di morte, non scampa certo alla reclusione a vita.
BOBI. — Mondo... bello! Il gioco è grosso...
PETR. — Ma se si presenta, assistito da un avvocato come lui, una
miseria, seppure non è l'assoluzione, il trionfo della innocenza!
BOBI. — Innocenza? Troppo lusso! E costa troppo!
TULLIO. — Che costare d'Egitto! Ma neanche un soldo! Non ha capito che,
a premio della mia vittoria, ci sarebbe la mano d'una ricca e bella
fanciulla, l'elezione a deputato, e una pingue eredità? Ma che cosa
vuole che io faccia di qualche centinaio di lire?
PETR. — Fa meglio: se egli conosce Bobi, sa dove pigliarlo e lo induce a
costituirsi senza perder tempo, fagli un bel regalo.
TULLIO. — Giusto: io darò a lei quanto avrei domandato a Bobi se la sua
sorte non fosse legata alla mia ambizione ed alla mia felicità.
BOBI. — Allora qui, due parole all'ufficiale dei carabinieri quassotto,
per raccomandare... che mi trattino bene.
TULLIO. e PETR. — È lei?!
BOBI. — Si dice!
PETR. — Scrivi!