_LUIGIA con un mazzo di fiori slegati che depone sul tavolo, dal fondo.
DETTI._
SILV. — A meraviglia! Ma lei ha una ricchezza di sinonimi e di aggettivi
che sbalordisce.
MARC. — Eh! se toglie l'aggettivo alla letteratura e all'arte oratoria,
che cosa resta? E poi due, tre martellate conficcano meglio un chiodo
che una sola!
SILV. _(scherzando)_. — È vero che lei piglia così il nostro cervello
per un pezzo di legno, ma la spiegazione è evidente.
GIUS. — Senti, Luigia, che cosa dice il signore di Tullio. _(a Marcolini
alzatosi)_ Mia figlia, stia commodo, signor..... professore.
MARC. — Non sono professore, grazie. Dicevo che Tullio è avvocato nato.
Ma quale meraviglia se il destino lo faceva nascere di famiglia già
famosa nell'arte oratoria? Quale meraviglia se sua madre, quasi presàga
del futuro, bene vi auspicava battezzandolo col nome del più grande
oratore romano, sebbene non fosse veramente un romano _de_ Roma ma
Arpinate, l'immortale più che divino Marco Tullio Cicerone?
GIUS. — (Dev'essere un giudice di tribunale). È vero, signor magistrato,
è vero.
MARC. — Grazie, non sono magistrato. La sua è adunque una vera
consacrazione naturale, originale, direi fatale, sopratutto per le
grandi cause criminali, perchè egli ha il segreto del nuovo e
dell'impreveduto che intontisce il pubblico; il torrente di filippiche e
il fuoco d'artifizio che annichila il Pubblico Ministero...
SILV. — Mille grazie dell'avvertimento.
MARC. _(con un inchino)_. — Era un dovere per me. _(seguitando)_ E
infine l'arte superlativa, indispensabile per vincere; l'ineffabile arte
di toccar le corde ai Giurati! — La parola essendo un fatto — _for
faris_ parlare ed agire — chi disse che il silenzio è d'oro non era
certo un avvocato: la parola è un suono, è un'idea, ma forse più giova
suono che idea, ed è perciò che Tullio ha una voce e due polmoni che
possono lavorare tre, quattro ore come tutto il giorno, vale a dire
finchè la parte avversaria non sia rimasta senza fiato. Che armonia in
tanta forza! Che varietà di gamme dalle basse per parlare ai giudici,
alle medie per i Giurati, alle acutissime per trafiggere il Pubblico
Ministero! E a sentirlo vi par sempre che sia uno specialista, lo
specialista del soggetto che tratta... _(con sdegno)_ Il mio Tullio un
miserabile specialista? Ma allora il concertista meraviglioso non
saprebbe suonare che un pezzo, il comico potente non saprebbe recitar
bene che una commedia! Tullio invece è tutta un'orchestra, tutta una
compagnia di comici impareggiabili!
GIUS. — Senza dubbio, il signore è un artista?
MARC. — Sarebbe troppo onore; ma a lei pare forse che paragonando Tullio
ad un attore, gli faccia torto. No, illustre signore, perchè comico ed
avvocato sono, in fondo, una cosa sola!
GIUS. e SILV. — Oh via!
MARC. — E glie lo provo subito. Un avvocato non è forse tanto più bravo,
quanto più fa valere la parte che si è assunto di rappresentare in
Tribunale?
GLI ALTRI. — Senza dubbio.
MARC. — E che cosa è un comico, se non l'avvocato che tanto s'immedesima
nella sua parte, da farla parere parte sua, causa sua, passione sua?
Dunque avvocati e comici professano in fondo una poco dissimile arte
magnifica e fuggitiva, colla sola diversità che il comico non recita che
in teatro, e non dà mai ad intendere di recitare la parte del patriotta
per il bene del popolo e della nazione!
GLI ALTRI. — Bravo, signor avvocato, bravo!
MARC. — Mille sentitissime grazie; ma non sono neanche avvocato.
GIUS. — (Chi diavolo può essere?) Sono ben lieto che Tullio abbia tante
disposizioni; ma al mio tempo non si conosceva l'avvocato concertista,
attore e che so io!
MARC. — Lo credo io! allora non c'erano i Giurati, e toccar le corde ai
magistrati, eh! eh! era tutto un altro par di maniche.
SILV. — Mi scusi; ma dove le ha trattate il signor avvocato Tullio tutte
le cause che hanno rivelato il suo straordinario ingegno?
MARC. — Nel suo studio, fra me e l'avvocato Petronio Barbariccia. Io
faccio da Giurato e Barbariccia da delinquente. A proposito, eccolo in
persona.