_PROSPERA e l'avvocato PETRONIO BARBARICCIA dal fondo. DETTI._
PROSP. — _(ironica)_ Un amico intimo del sor Tullio!
GIUS. — Favorisca, signor avvocato.
PETR. — Sono amico di suo nipote, anzi compagno di università. _Ciao_
Marcolini. Tullio mi ha dato _appuntamento_ qui, ed io ci sono venuto
senza _géna_.
GIUS. _(a Luigia)_. — Deve essere un francese. — S'accomodi.
PETR. — Dopo due ore di tram? Basta.
GIUS. — Padrone. Fa anche lei l'avvocato?
PETR. — A che? Noi si bada ai principii e non ad arrangiarci. So quello
che mi dico.
GIUS. — (È più fortunato di me).
MARC. — Di' loro subito che dirigi un giornale.
PETR. — _La Torpedine_, al loro servizio.
GIUS. — Alla larga! Ma il signore propugna forse la difesa delle nostre
coste?
PETR. — Io non difendo nulla, al contrario. _La Torpedine_ sociale.
GIUS. — Allora la rottura! Ma, mi perdoni, non l'ho mai intesa nominare.
PETR. — Non mi meraviglio. So di quali idee lei è _imbibito_...
GIUS. — Finora non capisco di quali sia _imbibito_ lei; ma, ad ogni
modo, sappia che le mie non hanno mai escluso nessuna opinione onesta e
sincera.
PETR. — Il signor Silvestri potrà dirle quali sono le mie idee.
SILV. — Mi scuserà se in conversazione non ricordo mai quanto ho saputo
o detto in correzionale.
PETR. — Tanto meglio; ma vorrà almeno aggiungere in processo di stampa.
SILV. — Se crede che debba dire così, sia.