_GIUSEPPE dal giardino in abito da uscire. DETTE._
GIUS. — Brava la mia Luigia: già tutta in gala!
LUIG. — Per far onore ai tuoi invitati ed al cugino. E dimmi, come sta
l'Alessandri?
GIUS. — Pur troppo non c'è più nulla da sperare.
PROSP. — Oh! finchè c'è fiato c'è vita.
GIUS. — Il guaio è che è giusto il fiato che comincia a mancare al
nostro deputato. È tutto in ordine, Prospera?
PROSP. — Tutto. Vedrà la tavola. Fiori a bizzeffe. Nel bel mezzo, fra i
posti d'onore, il gran trionfo d'argento.
GIUS. — A proposito dei posti d'onore, ti sei ricordata che il nostro
vecchio Vicario va matto per lo stufato al Madèra?
PROSP. — Si figuri! Per assicurarmi ho voluto assaggiare il Madèra che
ha fatto venire di città: eccellente!
GIUS. — Speriamo che non ti sia ingannata.
PROSP. — No, perchè anche il cuoco ed il cocchiere l'hanno trovato
meraviglioso.
GIUS. — L'hanno assaggiato anche loro? E non l'ha assaggiato nessun
altro?
PROSP. — Si, un ditino la cameriera che l'ha trovato sublime.
GIUS. — Allora non c'è più da sperare che una cosa: che lo possa
assaggiare un pochino anche lo stufato. — Ma avete pensato a quelli che
non pranzano mai e desinano di rado?
PROSP. — C'ha pensato lei e basta! Già se lei è rispettato e benedetto
da tutti lo deve a questa sua figliuola così cara, bella e buona!
LUIG. — Quando la smetti?
PROSP. — Che ho forse da benedire il giorno in cui qualche omaccio ti
porterà via dai piedi?
GIUS. — Nessuno me l'ha da portar via la mia Luigia: sposare, oh questo
sì, se la si merita; ma in casa, sempre con me!
LUIG. — Quanto sei buono! _(lo abbraccia)_ Bada, Prospera, che laggiù al
cancello c'è un signore e non c'è nessuno ad aprirgli.
PROSP. — Corro io subito. Ma che faccia proibita! Che sia uno degli
amici dell'avvocatino Tullio?
GIUS. — Possibile che in tanti anni non ti sia svezzata dal metter fuori
quanto ti viene in bocca? Davvero che faresti dubitare della
perfettibilità dell'uomo!
PROSP. — Scusi, commendatore; ma s'io fossi perfetta sarei troppo
noiosa, e poi con sua licenza io non sono un uomo, no davvero! _(corre
via dal fondo)_
GIUS. — (E neanche una donna alla tua età: un essere neutro!) Oh! mentre
siamo soli, dimmi un po', sei contenta di rivederlo questo cugino che
con te forma ora la mia famiglia?
LUIG. — Contentissima, e spero che egli sia degno dell'interesse che gli
porti.
GIUS. — Lo deve essere degno, e lo sarà, se il suo cuore è all'altezza
del suo ingegno. Ma il tuo cuore è sempre libero?
LUIG. — Liberissimo, te l'ho già detto.
GIUS. — Sì; ma da un giorno all'altro voi altre ragazze...
LUIG. — Sarà; ma io non preferisco nessuno, neanche fra i giovani
ammessi in casa. Non c'ho gran merito, veh! poichè nessuno di loro,
fuori dei soliti complimenti, dimostrò mai di voler aspirare alla mia
mano... E l'avvocato Silvestri non fa neanche i complimenti!
GIUS. — Sfido io: un sostituto Procuratore del Re! Ma è un giovane
proprio di proposito, che ha un alto ideale della vita...
LUIG. — Davvero?
GIUS. — Certo. Ho visto più d'una volta che mentre può accendersi per
un'impresa generosa, il sentimento del dovere parla in lui sempre più
forte dell'entusiasmo... Noi abbiamo molto bisogno di giovani
cosiffatti... Anzi, se non ci fosse... (Ma che dico?) Parliamo di
Tullio... Vedi, io sarei proprio contento che ti piacesse, e che fosse
degno di te, perchè col dono della tua mano riparerei senza farti torto
alle ingiustizie della sorte che bersagliò il mio povero fratello.
LUIG. — Tu giudicherai se egli mi convenga; quanto al piacermi o no, non
dubitare che te lo dirò presto, sinceramente e senza leggerezza.
GIUS. — Oh brava la mia Luigia, e sta pur sicura che se non ti piace non
l'hai da sposare.