VII.

Il giorno dopo.

Gli sposi essendo così difinitivamente fatti[446], il giorno dopo, la

madre dello sposo arriva, nel Palermitano, col cioccolatto, per _ridar

le forze agli sposi_. La sposa presenta alla suocera i panni

insanguinati, affinchè ella riceva _una soddisfazione_, ossia si

convinca che la sposa era novizia, e le due suocere, al primo loro

incontro, si mostrano, con reciproci rallegramenti, gli stessi panni.

L'uso è antico e sparso non pure tra gli Indo-Europei, ma anche tra i

Semiti e gli Egizii.

Presso Adamo Oleario, che viaggiava in Persia nell'anno 1637, trovo

riferito il seguente uso persiano. Celebrate le nozze, se la sposa non

era vergine, lo sposo usava rinviarla, tagliandole talora anche il

naso o le orecchie (il taglio del naso si usava pure nell'India, come

rileviamo da un racconto del _Panciatantra_, per punire le mogli

infedeli); se la sposa invece era vergine, lo sposo mandava ai parenti

le prove della verginità ed allora banchettavasi allegramente per tre

giorni. A tali festini venivano spesso invitati poeti, i quali

portavano sovra un piatto un albero i cui rami erano carichi di

frutti. L'albero doveva simboleggiare la verginità della sposa. Ogni

astante cerca di carpirne un frutto; se gli riesce, il marito deve

riscattarlo con un regalo; se il rapitore, invece, vien sorpreso in

flagrante, deve restituire al marito cento volte più ch'ei non ha

preso.

Il marchese Orazio Antinori mi assicura d'aver visto l'indomani della

consumazione d'un matrimonio, a Maratona, in Grecia, spiegati sulla

finestra della camera nuziale i panni insanguinati. Nella Piccola

Russia questi venivano portati processionalmente pel villaggio; e da

pochi anni soltanto vennero sostituiti da una simbolica bandiera

rossa, come può rilevarsi da un quadro di Sukoloff, che rappresenta

una festa nuziale. Se la pubblica allegrezza per la sposa deflorata è

tanta, non può recar meraviglia che lo sposo abbia potuto per la

contentezza della trovata e tolta verginità, dare talora in premio

alla sposa tutta o quasi la sua fortuna. Questa liberalità dello sposo

chiamavasi col nome di _morgincap_ o _morgengabe_ o _dono del

mattino_, poichè nel mattino che succedeva alla notte del consumato

matrimonio soleva, nel medio evo, lo sposo germanico spogliarsi di una

parte delle sue sostanze, in favore della fanciulla ch'egli avea fatto

diventar donna. Nel codice dell'imperator Lodovico (XII, 134) il

_morgengabe_ è definito «un regalo fatto alla donna pel massimo de'

pregi ch'ella abbia ricevuto da Dio[447]» e di cui ella fa sacrificio

al marito. Il diritto Longobardico[448] stabilisce già tuttavia che

il regalo dello sposo non possa eccedere la quarta parte del suo

avere; ma che l'ordine fosse male osservato si può rilevare dalla

ventesima dissertazione del Muratori[449] e dalla preoccupazione di

quasi tutti i nostri Statuti comunali per impedire le eccessive

donazioni per parte de' mariti. Che l'uso poi non fosse esclusivamente

germanico, ci consta dal sapere come la sposa greca, dopo la prima

notte nuziale (νὺξ μυστική) fosse pure, oltre che dai parenti, come

negli usi nostri, generosamente regalata dal marito.

La sposa indiana, dopo la prima notte, per dieci giorni non usciva

dalla casa maritale; la sposa nostra, generalmente, vi si trattiene

per otto; il pudore la nasconde alle ciarle indiscrete del mondo, il

pudore, per rispetto al quale lo sposo del Lago Maggiore è sollecito

ad alzarsi il mattino per levare i puntelli che la brigata, volendo

far vergogna alla sposa, pose nella notte alla casa, come se il _ludus

Veneris_, per troppa energia, avesse potuto farla crollare. L'antica

formola indiana invita la sposa a salire lieta sul talamo, ma a

destarsi col primo raggio del mattino; e questa è pure la

sollecitudine continua delle spose pudiche e prudenti; ma la brigata

maligna non lo permette sempre. Nel Trentino essa ha cura di mettere

assi alle finestre o di chiuderne le esterne imposte, affinchè il

primo raggio del mattino indicato dal poeta indiano non risvegli gli

sposi, e la vergogna li sorprenda quando accade che fra le risate del

volgo si levino a giorno avanzato. Così nemmeno la luna di miele, che

è pur tanto invidiata e tanto fuggitiva, può dirsi priva delle sue

amarezze; le cure della fanciulla non son finite; quelle della donna

hanno già principiato; e, fra le une e le altre, si agitano speranze

miste di timori, ed illusioni piene di disinganni. La giovine sposa ha

sempre fretta di divenir madre per togliersi a tanta smaniosa

incertezza; così all'uccello non sembra mai suo il nido, finch'esso

non vi abbia covata, nudrita e addestrata al volo una novella prole.

Storia comparata degli usi nuziali in Italia e presso gli altri popoli indo-europei Seconda edizione riveduta e ampliata dall'autore · 第 117 / 141 题