Per istrada.
La maggior solennità delle antiche nozze romane era la così detta
_deductio_; il popolo affollavasi alla porta, onde la sposa doveva
essere condotta alla casa maritale tra le fiaccole, i suoni[366], gli
osceni motti Fescennini, gli augurii e gli evviva al Dio Talassio, una
specie di Fallo latino. I parenti, gli amici intimi, la pronuba erano
della comitiva; così pure un _puer camillus_ col vaso _cumerum_, e tre
_patrimi et madrimi pueri praetextati_, l'uno de' quali precedeva con
una fiaccola di spina bianca, di ottimo augurio nelle nozze, gli altri
due guidavano la sposa. In Grecia usano ancora nel corteo nuziale
esser presenti i saltatori, i suonatori ed i cantori d'inni
epitalamici; la sposa carica di ornamenti procede in mezzo a due donne
che la sostengono.
La stessa pompa si nota nelle antiche e moderne nozze di tutto
l'Oriente, ove il massimo lusso di vesti, bardature e carri è
sfoggiato. Nell'India poi, lungo il viaggio, gli sposi solevano
recitar varie formole di augurio per la fecondità e felicità e di
scongiuro contro le malattie e contro i ladri che si potessero
incontrare per via. Tali formole ci sono, nella massima parte,
conservate dall'_Atharvaveda_. Così gli sposi romani in viaggio si
raccomandavano alla _Iuno domiduca_ o _iterduca_.
Secondo gli _Statuti di Modena_, sopra citati, la _deductio_ in
pubblico era il vincolo vero del matrimonio; così la _traduttione_,
che vale il medesimo, secondo gli _Statuti di Lucca_[367]. Forse per
questa ragione, e per evitare maggiori scandali, gli _Statuti di
Narni_ e di qualche altra città italiana stabiliscono che la sposa non
possa essere menata via di notte.
È uso ancora in alcune parti d'Italia[368] che la comitiva nuziale,
nel tornar dalla chiesa, faccia il giro alle case de' prossimi parenti
ed amici, ov'è rallegrata di cibi e di bevande. A Riva di Chieri,
talora, innanzi a tali case, s'improvvisano le danze, al suono degli
istrumenti portati dai musici che precedono la comitiva.