NOTE:

[361] Cfr. SZTACHOVICZ. _Op. cit._

[362] «Staccatu.»

[363] «Apparatu.»

[364] «Costui adunque (un tal di Prato) sapendo ch'un suo amico menava

moglie, pensò subito, come è usanza di queste contrade, di farle un

serraglio.»

[365] Dico _forse_ inedito, perchè non vorrei che qualche eruditissimo

e gentilissimo bibliofilo mi venisse tosto, se io pubblico per inedito

ciò che forse non lo è più, a dare accusa di falso, come avviene tanto

spesso in queste care controversie dei nostri letterati; quasi che ci

fosse così gran merito a scoprire un manoscritto, quando questo

manoscritto si trova inscritto a catalogo; quasi che provenga molta

più gloria a chi copia da un manoscritto che a chi copia da un libro;

quasi che ogni copiator di manoscritti diventasse un Angelo Mai. Io do

per inedito lo scritto che segue; se non lo è, poco male; io lo

ripubblico perchè nessuno lo conosce, o tanto pochi ne hanno notizia

da non riuscire superflua una nuova edizione. Per dare poi il suo a

chi spetta, debbo ancora soggiugnere come fu una indicazione del dotto

ed ora compianto bibliotecario della Magliabecchiana cav. Canestrini,

che mi pose il manoscritto fra le mani. È una inezia per la quale

parrà che io spenda troppe parole; ma poichè sovra tali inezie si

spacciano e si pretendono, in giornata, diplomi d'immortalità, è bene

avvertire il lettore che io non vi pretendo affatto.

_Considerazioni sopra l'usanze mutate nel presente secolo del 1600

cominciate a notare da me, cav. Tommaso Rinuccinj, l'anno 1665 e con

pensiero d'andar seguitando fino a che Dio benedetto mi darà vita,

trovandomi nell'età d'anni 69._

Nozze.

Concluso che era un Parentado, gl'interessati dell'una e dell'altra

banda, ne davano conto, o in persona alli più prossimi parenti, o per

mezzo d'un servitore ai più lontani; poi per il giorno stabilito a

uscir fuori la fanciulla in abito di sposa s'invitavano le parenti

fino in terzo grado ad accompagnarla alla messa; e nell'uscir di casa

s'incontravano alla porta una mano di giovani, che facevano il

serraglio, che era un rallegrarsi colla sposa de' suoi contenti, e

mostrare di non volerla lasciar uscire, se non donava loro qualcosa,

al che rispondeva la sposa con cortesia, e dava loro, o anello, o

smaniglio, o cosa simile, et allora quello che haveva parlato (che era

sempre uno de più giovani e riguardevoli della truppa) ringraziava e

pigliava a servire la sposa, con darli di braccio sino alla carrozza o

per tutta la strada se s'andava a piedi, come per lo più seguiva, e al

ritorno a casa restavano a banchetto tutti quei parenti e parente che

erano stati invitati, e quelli del serraglio restavano licenziati.

L'anello si dava poi in altro giorno, nel quale si faceva una

colizione grande di confettura bianca, et un festino di ballo, dove

era sala capace, o pure si giuocava a Giulé, se era stagione da

vegliare. Nel mettersi a tavola ai banchetti, c'era un uomo in capo

alla sala che con una listra, che haveva in mano, chiamava per ordine

de' gradi di parentela ciascuno; e così senza confusione andava

ciascuno al suo luogo, le donne da una banda, e gli uomini dall'altra.

Mentre erano a tavola al banchetto delle nozze, soleva ordinariamente

comparire con mandato di quello, che haveva parlato nel serraglio, che

riportava alla sposa in un bacile di fiori, o con guanti d'odori, il

regalo che haveva havuto da lei, e lo sposo rimandava il bacile con

30-40, e fino in 60, e 100 scudi, secondo le facoltà, de quali se ne

serviva poi quello con gli altri compagni in una cena tra loro, o in

fare una mascherata, o altra festa simile.

Si dismesse poi il far il serraglio, perchè cominciarono alcuni a

servirsi del denaro in uso proprio; onde questo costume non si

riconosce adesso se non in Corte, che quando una delle dame della

Ser.ma Gran Duchessa se ne va sposa a casa sua, i paggi del Gran Duca

vi fanno il serraglio e la servono sino alla porta del palazzo, e

fanno poi del denaro un banchetto tra di loro.

Si dismesse ancora ne' banchetti il chiamare i parenti nel mettersi a

tavola con l'ordine del grado del parentado, onde pare ne siano nati

due disordini, cioè, che non tutti gl'invitati sanno in riguardo degli

altri il loro grado, e si mettono a fare insieme tante cerimonie, per

voler mandare in su gli altri, che genera confusione, e disagio per

chi è di già al suo posto. E l'altro, che in vece di molti parenti si

invitavano degli amici, che si pongono a tavola mescolati tra quelli e

qualche volta questi amici sono tanti, che escludono dall'invito molti

parenti (per non esser la sala capace di tante persone) che si va

perdendo quella famigliarità, che dovrebbe essere tra i parenti.

S'è anco dismesso il dar conto del parentado ai parenti in persona o

per mezzo d'altri, ma s'è introdotto di farlo per polizza, scrivendosi

in un quarto di foglio. N. dà conto a V. S. Ill. che ha maritata la N.

sua figliola o sorella al sig. N. in via tale, e si consegnano ad un

servitore o altra persona domestica di casa, che le porta dove vanno,

lasciandole in casa di ciascuno. E perchè molti hanno cominciato, per

meno briga, a fare stampare queste polizze, pare che si possa credere,

che l'usanza s'introduce comunemente.

La funzione dell'anello s'è fatta quasi sempre in casa, se bene

qualch'uno l'ha voluto, per devozione, dare in chiesa, e le spose

vestivano quel giorno di bianco, e con una veste che aveva le maniche

aperte fino in terra, ma poi s'è dismesso, e il colore, e la foggia,

vestendosi ciascheduna sposa all'uso dell'altre donne, e di che colore

più li piace.

Storia comparata degli usi nuziali in Italia e presso gli altri popoli indo-europei Seconda edizione riveduta e ampliata dall'autore · 第 91 / 141 题