Il serraglio.
Allo sposo rapitore è naturale che parenti, amici, vicini, conterranei
contrastino la sposa rapita; quindi, per la sposa rapita, si armano le
guerre epiche; e dal mondo epico-mitico l'uso popolare ha derivato,
fra gli altri impedimenti nuziali, la cerimonia del serraglio, con la
quale s'impedisce l'allontanamento della sposa.
Nell'India antica, parecchie ragazze cercavano trattenere con varii
scherzi lo sposo mentre egli veniva a pigliare la sposa; e lo sposo le
placava con doni.
Così, in Russia, sono ancora le fanciulle che arrestano lo sposo prima
ch'egli arrivi alla chiesa; e lo sposo le manda via contente con
moneta spicciola e pan pepato.
Quando lo sposo, nell'Heideboden in Ungheria[361], conduce via la
sposa, la gioventù del villaggio con un nastro di seta impedisce la
via; gli sposi si riscattano con un bicchiere di vino e un po' di
pane, sebbene, alla prima, il procuratore della brigata dimandi assai
più.
Questa cerimonia è chiamata generalmente in Italia _fare il
serraglio_, in Corsica, _far la travata_ o _far la spallera_, nel
Pistoiese, _far la parata_, nella Valtellina, _far la serra_, nel
Tarentino, _fare lo steccato_[362] od anche _fare la parata_[363], e
in parecchi luoghi del Piemonte, _fare la barricata_.
In generale, stimasi poco onorata la sposa di quei nostri contadi ove
l'uso vige, se gli amici non arrestano gli sposi, mentre partono;
arrestando lo sposo, si prova di stimare la sposa; perciò le spose si
mostrano sempre liete di un tale contrasto, il quale consiste, per lo
più, in un semplice nastro che la sposa stessa deve tagliare, e talora
pure in una vera barricata (il serraglio qui appare simbolico della
verginità della sposa).
Del _serraglio_ nuziale trovo già ricordo per la Toscana, presso il
Sacchetti e poi nella decima novella di Agnolo Firenzuola[364] e in
uno scritto, forse inedito, del Rinuccini, che, per quanto spetta le
nozze, io riferisco per intiero, in nota, da un manoscritto della
Magliabecchiana[365].
Quando la sposa va fuor di paese, il serraglio si fa agli sposi sulla
porta del paese; ed ordinariamente è la sposa quella che con le
forbici taglia il serraglio, se pur questo serraglio è solamente un
nastro o cordoncino da potersi tagliare con le forbici, quasi voglia
la sposa mostrare con tale atto ch'essa va via volentieri e che non
le importa di perdere quello che perderà. Se invece si tratti di un
serraglio impossibile a tagliarsi con forbici, provvedono la ronchetta
del marito e le braccia di lui e della brigata soddisfatta ne' doni,
occorrendo talora di rovesciare una vera barricata composta di
parecchi attrezzi da campagna.
Pure alcuna volta accade che la brigata de' giovani, ricevuta, per
rispetto alla consuetudine, una piccola moneta, regali invece essa
stessa con lauti cibi e bevande gli sposi.
L'uso del serraglio dura, per quanto è pervenuto a mia notizia,
quantunque si vada ora sensibilmente perdendo, nel Monferrato,
nell'alto Canavese, nell'Ossola, presso il Lago Maggiore, nella
Valtellina, nel Trentino (Valle di Non), nel Fanese, nel Pesarese, in
alcuni contadi della Toscana, in Corsica, nell'Abruzzo Teramano e nel
Tarentino.
L'uso è de' più caratteristici nelle nostre cerimonie nuziali, e può
servire di lucido commento alla più bella pagina dell'epopea. Lo
sposo, sia che tolga la sposa stessa, sia che tolga alla sposa quello
ch'essa custodisce più gelosamente, è sempre un rapitore; ora le cose
vietate non ottenendosi senza difficoltà, allo sposo rapitore, che pur
finisce col trionfare, si oppone, per via, qualche ostacolo; il
_serraglio_ è figura evidente di ostacoli siffatti che lo sposo
rapitore incontra. Adamo Oleario, che viaggiava nell'anno 1637 in
Persia, vi aveva notato quest'uso. Quando si faceva il contratto
nuziale, tutti gli astanti dovevano tenere le mani distese, poichè in
tal modo s'impedivano loro atti di spregio allo sposo, come per
esempio, il taglio di un lembo della vesta, con imprecazione affinchè
lo sposo riesca impotente; ma di ciò si vedrà meglio nel nostro
libretto sopra gli _usi natalizii_.