[250] Al tempo di Giovanni Villani, come appare dalla sua cronaca lib.
2, c. 9, dovea già questa parola avere un altro senso: «E feciono la
Legge, che ancora si chiama Longobarda; e tengono ancora e' Pugliesi,
e gli altri Italiani in quelle parte, dove danno Monualdo, overo il
volgare Monovaldo alle donne, quando si obbligano in alcun contratto;
e fu buona e giusta legge.»
[251] Renier Michiel, _Origine delle feste veneziane_.
[252] Libro IX:
Ho di tre figlie nella reggia il fiore,
Crisotemi, Laodice, Ifianassa.
Qual più d'esse il talenta a sposa ei prenda
Senza dotarla, ed a Peléo la meni.
Doterolla io medesimo e di tal dote
Qual non s'ebbe giammai altra donzella.
[253] III, 2:
_Nolo ego mihi te tam prospicere, qui meam egestatem leves;_
_Sed ut inops infamis ne sim; ne mi hanc famam differant,_
_Me germanam meam sororem in concubinatum tibi_
_Sic sine dote dedisse magis quam in matrimonium._
[254] Presso Nonio, XII: «_Nubentes veteri lege Romana asses tres ad
maritum venientes solere pervehere, atque unum quem in manu teneret et
tamquam emendi causa marito dare, alium quem in pede haberent in foco
Larum familiarum ponere, tertium quem in sacciperione condidissent
compito vicinali solere resonare._»
[255] Tacito: _Dotem non uxor marito, sed uxori maritus offert._ E per
il medio evo Germanico, il Mittermaier (_Grundsätze des gemeinen
deutschen Privatrechts_) scrive: «_Der Ausdruck: Dos kommt zwar in den
alten Deutscher Rechtsquellen vor; allein er bezeichnete damals nur
ein vom Ehemanne der Frau bei Eingehung der Ehe angewiesene
Vermögesstück, und noch zuweilen kommt in Mittelalter in diesem sinne
Dos vor._»
[256] Cfr. CHÉRUEL, _Dictionnaire historique des institutions, moeurs
et coutumes de la France_.
[257] Se la fanciulla è forte, ben fatta e bella, il prezzo è di 100
_toman_ o 160 _toman_ (4640 o 6960 franchi circa). Per una donna
ordinaria il futuro sposo paga una dote di 60 od 80 _toman_. Se la
ragazza poi ha qualche difetto fisico, assai meno. — Per chi ami tal
genere di confronti, rilevo da Ricordano Malaspini (o chi per lui),
quali erano le doti che nel principio del secolo decimoterzo si davano
in Firenze alle fanciulle da marito: «Libbre cento era comune dote, e
libbre dugento o trecento era tenuta a quel tempo grandissima dote,
avvegnachè il fiorino d'oro valea soldi venti.» E dal _Chronicon
Placentinum_ del Musso, presso il Muratori, _Rerum Italicarum
scriptores_, t. XVI, quali erano nel secolo decimoquarto le doti a
Piacenza; «_Magnæ dotes nunc oportet dari. Et communiter nunc dantur
in dotem Floreni CCCC et Floreni D et Floreni DC auri et plus._» Le
principesse portano talora in dote regni ed imperi; quindi leggiamo,
per esempio, nella vita di Marco Antonino scritta da Giulio
Capitolino, presso gli _Scriptores Historiæ Augustæ_: «_Multi autem
ferunt Commodum omnino ex adulterio natum; siquidem in Faustinam satis
constat apud Caietam conditiones sibi et nauticas et gladiatorias
elegisse; de qua cum diceretur Antonino Marco, ut repudiaret, si non
occideret, dixisse fertur: «Si uxorem dimittimus, reddamus et dotem.»
Dos autem quid erat, nisi imperium quod ille ab socero, volente
Hadriano adoptatus, acceperat?_»
[258] Trieste, 1861, II, 24.
[259] Trieste, 1861, II, 77.