XVII.

Il corredo.

Vi son luoghi parecchi, ove la dote non si richiede dal marito nè dal

padre, e si domanda invece dal primo e si concede o si desidera

spontaneamente dal secondo che la sposa si rechi al nuovo suo

soggiorno abbondantemente fornita di tutto ciò che deve bastare a

vestir sè e ornare la casa maritale. Questo che ora è un supplemento,

ora un complemento alla dote chiamasi _fardello_ in Piemonte, _sa

robba_ (ossia _la roba_) in Sardegna, l'_addobbo_ nell'Abruzzo

Teramano, il _corredo_ o _i corredi_ in Toscana, i quali ci sono così

definiti dagli _Statuti di Lucca_[260]: «_Sono i corredi, secondo il

comune uso di parlare, quelle vestimenta, locali et beni mobili, i

quali porta seco la donna a marito in tempo di nozze._»

Mi piace osservare, come già nell'inno vedico, intitolato

_sùryàsùkta_[261], abbiamo una specie di corredo nuziale nel cofano

(_koça_), nel coltrone (_upabarhan·am_) e nel belletto (_abhyan' g'

anam_) che la sposa porta con sè, mentre viene condotta alla casa

dello sposo.

Il cofano, il letto, e l'occorrente per la teletta sono pure

indispensabili a quasi tutti i nostri corredi. Il coltrone, e talora

più d'uno, vuol essere sempre di lana, il cofano o baule può essere

supplito da un cassettone o da una guardaroba. Questo cofano poi suol

mettersi a' piedi del letto nuziale, come per suo compimento. I letti

talora son due, come raccolgo da un atto del 1184; ad un Fulcone che

prende in moglie la sorella di certi Balzamo e Nicola, questi

promettono fra l'altre cose «_duos lectos francinscos, duas culcetras

de lana, duos plumagios de lana plenos_»[262].

Il letto è veramente la parte essenziale del corredo nuziale, e che

ciò fosse pure tra i Romani parmi potersi chiaramente rilevare da un

passo di Cicerone, nella sua orazione _pro Cluentio_[263].

Ma non sempre il letto si somministra completo dalla sposa, e nella

Lomellina, per esempio, il fusto ed il pagliariccio vogliono esser

procurati dallo sposo.

La fanciulla cura, appena promessa, e talvolta anche prima, di

arredare nella casa paterna tutta una stanza de' mobili ed oggetti

ch'ella porterà nella casa dello sposo; e il trasporto di tanta roba

è, per certi paesi nostri, una cerimonia solenne. Io posso qui

ricordare, fra gli altri, l'uso di Cossato nel Biellese, quello di

Sardegna e quello dell'Abruzzo Teramano. Intorno al primo, ecco quanto

mi scriveva il compianto monsignor Gio. Pietro Losana, vescovo di

Biella: «I parenti della sposa devono provvederla d'un letto compito.

Il paese è agricolo; i contadini più agiati usano farne una solennità;

lo caricano su d'un carro, ma tutto allestito e bell'e fatto col suo

cuscino e perfino con la coperta già rivoltata. Il letto è tutto

guarnito di fiori, di nastri ed altre cianfrusaglie. I buoi od i

cavalli inghirlandati a festa. Il carro, così fatto elegante, segue la

comitiva che accompagna la sposa alla nuova sua dimora.»

In Sardegna[264]: «Lo sposo accompagnato da' suoi parenti ed amici,

tutti a cavallo, si parte dalla casa paterna; una quantità di carri

proporzionata a quella degli oggetti che si devono trasportare segue

la comitiva. Quando si è giunti alla dimora della sposa, i parenti di

questa rimettono il corredo allo sposo; egli osserva ogni cosa

minutamente e fa quindi caricare sopra i suoi carri ogni oggetto;

quindi si ritorna alla casa dello sposo. Due suonatori di _launedda_,

scelti fra i più capaci, aprono il corteggio, eseguendo arie

campestri. Seguono giovanotti, donzelle e donne; tutti vestono i loro

abiti più belli e portano sopra la testa o le spalle gli oggetti

fragili che non si credette di poter mettere senza rischio sopra i

carri. Un giovine, per esempio, porta sopra una spalla un grande

specchio con larga cornice dorata, un altro sopra l'una e l'altra

spalla un quadro di santo (il santo protettore della fanciulla e il

santo protettore del giovane) dipinto con colori vivissimi e spiccati;

un terzo è caricato d'un gran cestone pieno di tazze di maiolica o di

porcellana, vasi di vetro celeste per fiori e simiglianti oggetti; un

quarto finalmente trasporta sopra il suo berretto piatto una cesta

ripiena di bicchieri, di caraffe ecc. Immediatamente dopo camminano di

fronte quattro o sei ragazze o donne[265], ciascuna delle quali porta

sopra la sua testa parecchi guanciali tutti più o manco ornati di

nastri color rosa e di fiori e di foglie di mirto. La mezzina di rame

o di terra, di cui la moglie deve servirsi per attingere acqua alla

fonte, posa, in tal giorno, sopra un guancialetto scarlatto collocato

sulla testa della più bella fra le fanciulle del luogo; questo vaso ha

quasi sempre una forma antica elegantissima; esso è decorato di nastri

e ripieno di fiori naturali. Parecchi fanciulli portano quindi varii

piccoli utensili di casa; e, in somma, si mette in mostra tutto ciò

che dovrà arredare la casa. A questa avanguardia che, naturalmente,

leva non poco strepito, succede, in silenzio, una numerosa cavalcata,

in mezzo alla quale lo sposo si fa distinguere per lo splendore degli

abiti nuovissimi, e per la ricca bardatura del cavallo (imprestata,

per lo più, in tali occasioni, dai signori del luogo).

I carri sono tirati da bovi, i quali su la punta delle loro corna

fasciate, portano un arancio[266]. Tutti questi carri procedono in

fila; i due primi portano parecchi materassi affatto nuovi, messi

diligentemente gli uni sovra gli altri, e formanti sovra ogni carro

una pila quadrata; i due carri seguenti sono caricati dei legni da

letto e di tutti i loro accessorii; in una mezza dozzina d'altri si

veggono le sedie disposte a piramide e ornate di lauro e di mirto;

quindi le tavole e le panche, e poi due immensi cassoni, l'uno de'

quali contiene la biancheria di casa, l'altro gli abiti della sposa;

due carri sono occupati dagli arnesi di cucina[267] e parecchi

utensili, fra i quali si nota un'ampia provvisione di fusi e di

conocchie, e fra queste una apparecchiata e fornita per la

filatura[268].

Tre o quattro carri pieni di grano compongono la prima provvigione

della nuova famiglia; dopo il grano, segue naturalmente la macina e

quanto occorre in Sardegna per fabbricare il pane. Finalmente il

paziente _molentu_[269] attaccato con una lunga fune alla macina che

lo precede e ch'egli deve far muovere la prima volta, chiude

piacevolmente il corteggio. Con la coda o le orecchie ornate di mirto

e di nastri, questo pacifico animale attrae sopra di sè gli ultimi

sguardi della moltitudine già stanca dello spettacolo che ha

contemplato; l'ilarità che esso eccita forma allora un piacevole

diversivo alla serietà della pompa precedente. Il corteggio è, per lo

più, seguito da tre o quattro _tracche_ (specie di carri), che

trasportano parecchie ragazze, amiche o parenti della sposa,

incaricate di ammobigliarne la casa e metterne in ordine il corredo;

il loro costume, in tale solennità, è sommamente splendido. Tutta la

comitiva essendo giunta in casa dello sposo, si procede allo

scaricamento de' carri, che s'opera con lo stesso ordine seguitosi

nella marcia. Lo sposo dà l'esempio caricandosi primo, sopra le

spalle, uno de' materassi del letto nuziale; allora gli altri giovani

gli sbarrano la via alla camera e succede fra loro una lotta. Bene

spesso questi ultimi, avendo ciascuno un materasso, lo gettano sopra

lo sposo e ne lo opprimono, per far allusione senza dubbio al fardello

ch'egli sta per imporsi.»

Un simigliante impedimento allo sposo si osserva nell'uso del contado

Teramano. Anzi, tutti i parenti della sposa si siedono sopra i bauli,

facendo sacramento che non lasceranno portar via la roba; ricevuti

alcuni regali dallo sposo, accondiscendono. Si caricano parecchi

giumenti ornati, e la comitiva si mette in via; ma giunti alla dimora

della sposa, ricominciano i contrasti; e conviene allo sposo dar prima

da bere e da mangiare, s'egli vuol mettere in casa il così detto

_addobbo_.

Del resto, il corredo della sposa è più o meno ricco, secondo l'amor

proprio ed i mezzi di lei, dello sposo e dei parenti. Vi fu tempo e vi

sono ancora luoghi in Italia ove la vanità del corredo e la paura che

i mariti si facciano usurpatori vanno così lontano che la dote si

dimezza nelle vesti e nelle gioie; il quale eccesso si studiarono di

correggere i nostri Statuti, ma, come ordinariamente avviene, in modo

eccessivo, e stranamente inquisitorio, di maniera che anche il modesto

corredo della povera Tancia poteva correre il rischio di riuscire

_contra legem_[270].

Ella ce lo descrive ne' versi che seguono[271]:

E 'l mio corredo, che lo lasceróe?

La mia gammurra co' nastrin di stame

E la becca[272] ch'i' ho di taffettà,

Il vezzo di coralli e 'l mio carcame[273]

S'io nol porto, a chi domin rimarrà?

E quel bell'orciolin nuovo di rame,

Le mie stoviglie bianche chi l'arà?

E' miei sei sciugatoi col puntiscritto,

E duo' lenzuol cuciti a sopraggitto?

Storia comparata degli usi nuziali in Italia e presso gli altri popoli indo-europei Seconda edizione riveduta e ampliata dall'autore · 第 51 / 141 题