XIV.

La sposa si accaparra.

L'anello pronubo è la prima delle caparre; ma altre ordinariamente

l'accompagnano anco presso i Romani, come appare evidente da un passo

di Giulio Capitolino, tra gli _Scriptores Historiæ Augustæ_[221].

L'uso italiano le ha continuate non contraddetto dal Diritto

longobardico, la cui _meta_ era una vera caparra[222]. La caparra in

danaro o _strenna_ (come la chiamano nel Canavese e nel Biellese) che

lo sposo dà, in Piemonte, alla sposa, non eccede mai la somma di lire

cinquanta[223]; se le nozze si guastano, per causa dello sposo egli

perde la sua caparra; se, per causa della sposa, la caparra viene

restituita a colui che la diede, raddoppiata talora, come usa nel

contado di Pinerolo ed anche nell'Osimano. La caparra si dà

generalmente il dì delle promesse, ossia, come dicono nel Canavese, il

giorno in cui si va a baciare la sposa, poichè da quel giorno

veramente i parenti dello sposo la riconoscono con un bacio. Ma non

sempre la sposa accetta la caparra in danaro, a molte fanciulle

sembrando offesa quel pegno; o se, come nell'Abruzzo[224],

l'accettano, esse hanno cura di levare, all'unica moneta che

acconsentono di ricevere, il valore di moneta; perciò, bucatala, se

l'appendono al collo ad uso medaglia, quale pegno di fede promessa.

È ancora una specie di caparra la cerimonia nuziale del governo di

Tver, in Russia, che si chiama _bere la beltà della ragazza_. In una

bottiglia di acquavite si mette un'erba detta _del diavolo_; la si

orna di nastri e candelotti ed il padre dello sposo deve riscattare

questo diavolo per mezzo di cinque kapeika[225]. A tale offerta gli si

dice: «La nostra principessa[226] non vale solo questo;» allora il

mandatario aggiunge ancora; gli si ripete il medesimo, ed egli sempre

aggiunge, finchè la somma non sia arrivata fino a cinquanta

_kapeika_[227].

Storia comparata degli usi nuziali in Italia e presso gli altri popoli indo-europei Seconda edizione riveduta e ampliata dall'autore · 第 45 / 141 题