NOTE:

[188] Nella leggenda di Çakuntalâ presso il _Mahâbhârata_ sono

indicate otto maniere di matrimonii indiani, quello ad uso brâhmanico

(brâhmah), quello ad uso degli dêi (dâivas), quello ad uso dei

sapienti rishi (ârshas), quello a modo di Prâgèapati, cioè fatto col

solo intento di ottener prole (prâg'âpatyas), quello ad uso dei

demonii celesti (âsurah), quello ad uso dei musici, ballerini ed

angeli celesti, cioè il matrimonio per amore, per inclinazione, il

matrimonio gandharvico (gândharvah), quello ad uso dei rakshasi o

mostri rapitori, cioè il matrimonio fatto col rapimento della sposa

(râkshas), e infine il matrimonio a uso de' mostruosi selvaggi

antropofagi _piçâc'i_ (_pâiçâc'as_). Al guerriero erano leciti il

matrimonio per amore e il matrimonio per rapimento; i matrimonii a uso

de' demonii e de' piçâc'i, ossia la sola congiunzione carnale fatta

per violenza o per sorpresa non erano leciti ad alcuno, od al più alle

infime caste sociali.

[189] «Ieri a sera.»

[190] «La mia mammina.»

[191] «Mi osservò», ma come chi vuole interrogare.

[192] «Ove.»

[193] «Io ci vado.»

[194] «Bella.»

[195] «Guidamici, indicamelo.»

[196] «Un tantino.»

[197] «Io ne godo.»

[198] «Vossignoria.»

[199] «Non ho senso, son fuori di me.»

[200] «Non vedo.»

[201] Andria:

_Hac fama impulsus, Chremes_

_Ultro ad me venit, unicam gnatam suam_

_Cum dote summa filio uxorem ut daret._

_Placuit, despondi; hic nuptiis dictus est dies._

Propriamente, era il padre della ragazza o _sponsa sperata_ quello che

_spondebat_; il giovine o _sponsus speratus_ dal padre suo

_stipulabatur_.

[202] Cfr. i matrimonii di Devayánì e di Draupadì, presso il

_Mâhabhârata_, I, 3379, 3380, 7341.

[203] Buonarroti, _Tancia_, atto 4.º, scena 4ª. E un canto popolare

toscano, presso il Tigri:

Saprai pur, bello, che legati siamo,

E sposar tu non puoi altra persona.

Colla man destra femmo il toccamano,

E colla lingua ci demmo parola.

Se tu con altra in Chiesa ti dirai,

Le tue pubblicazion fermato avrai.

Secondo la _Sporta_ del Gelli (scena 6.ª, atto 5.º), basta la stretta

di mano fra il suocero e il genero:

_Franzino_: «Siate testimoni, spettatori; ponete su la

mano.»

_Ghirigoro_: «Eccola.»

_Franzino_: «Padrone, ponete su la vostra.»

_Alamanno_: «Perchè? Eccola.»

_Franzino_: «Buon pro vi faccia a tuttaddua; la Fiammetta

vostra figliuola è moglie qui di Alamanno mio padrone.»

[204] Isidorus Hisp., lib. 2. De Divin. Offic., cap. 15: «_Quod in

primis nuptiis, anulus a sponso sponsæ datur, sit nimirum vel propter

mutuæ dilectionis signum, vel propter id magis, ut eodem pignore eorum

corda jungantur._»

[205] «_Anuli subarratio non est de substantia matrimonii, sed pro

signo et pro quadam investitura._» Cfr. Monterenzio, negli scolii

delle _Sanctionum et Provisionum inclitæ civitatis studiorumque matris

Bononiæ_. Bologna, 1569, t. 2.º

[206] Lib. 3, tit. I. Cfr. BARONIUS, Ann. 58, num. 51 et

seg. — L'editto di Liutprando, art. 30: «_Si quiscumque sæcularis

parentem nostram saecularem disponsat cum solo anulo, eam subarrat et

suam facit._»

[207] E un altro canto popolare toscano:

Dissi: Quell'uomo, datemi un anello,

Che c'è me' pa' che mi vuol maritare,

E mi vuol dare a un giovan di castello,

Io voglio un giovanin che sia 'l più bello.

[208] Per mezzo di un ambasciatore; così agli ambasciatori del _re di

pagania d'oltremare_, la principessa Orsola di Ungheria, nella

Leggenda di questa santa, presso il Del Lungo, dice: «ed allora

compieremo il matrimonio e la convenzione carnale; e al quale se voi

siete mandati a ciò e se voi avete balìa aiutoria, per cagione di

compiere tutto lo suo intendimento, datemi l'anello per nome del

figliuolo di messere lo re d'Oltremare.»

[209] Nella novella della Gualdrada, ove all'onesta fanciulla Ottone

III consegna l'anello della promessa in nome di Guido, lo sposo che le

destina.

[210] _Novella ventesimaprima_, ove si ricorda la sola buona azione di

che abbia forse meritato lode in sua vita il duca Alessandro de'

Medici. Udito come due cortigiani avevano tradito una povera

fanciulla, egli si reca presso la medesima in compagnia di loro e

«cavatosi un ricco anello di dito, lo porge a colui che promesso aveva

di prenderla per donna e disse: «sposala.» In Francia, in simili casi,

colui che era obbligato a sposare, dovea ricevere invece di un anello

metallico, per segno d'infamia, un anello di paglia. La paglia ha un

originario significato fallico. Cfr. CHÉRUEL, _Dictionnaire historique

des institutions, moeurs et coutumes de la France_.

[211] Cfr. WEBER. _Op. cit._

[212] Io ricordo il caso di Maria di Borgogna, impegnata per tal modo

col duca Massimiliano d'Austria, riferito nelle Memorie del Commines,

Cologne, 1615, p. 507, 508: «Ainsi d'aucuns commencérent à pratiquer

le mariage du fils de l'Empereur, à present Roi des Romains: dont

autresfois auoit esté paroles entre l'Empereur et le duc Charles, et

la chose accordée entre eux deux. Si auoit l'Empereur une lettre faite

de la main de la dite Damoiselle, du commandement de son Père et un

anneau, où il y avoit un diamant.»

[213] _La nationalité Serbe d'après les chants populaires._

[214] «_Despondeo tibi filiam meam in honorem et uxorem et dimidium

lectum, in seras et claves._» Presso Stiernhoek, citato dal

Mittermaier, _Grundsätze des gemeinen deutschen Privatrechts_.

[215] Un simile uso viveva tra i Romani, quando si trattava dai loro

ambasciatori per la pace; un lembo ripiegato della toga significava

pace: disteso, invece, guerra.

[216] Ossia la sposa; cfr., nel secondo libro, il capitolo che tratta

degli _Sposi incoronati_.

[217] Lo sposo; come sopra.

[218] Tali fazzoletti e asciugamani sogliono essere riccamente

ricamati in rosso.

[219] Cioè, «non fate il battimano.»

[220] Cioè, non avvicinate i due lembi delle pelliccie ripiegati.

Storia comparata degli usi nuziali in Italia e presso gli altri popoli indo-europei Seconda edizione riveduta e ampliata dall'autore · 第 44 / 141 题