NOTE:

[177] _Lalita Vistàra_, tradotto sopra la versione tibetana dal

professore Foucaux.

[178] VIII, 21.

[179] _Statuti Criminali dell'isola di Corsica._ Lione, 1843.

[180] Art. 222. _Edicta regum Langobardorum_, ed. Baudi di Vesme «_Si

quis ancillam suam propriam matrimoniare voluerit ad uxorem, sit ei

licentiam; tamen deveat eam libera thingare, etc._»

[181] Pure furono sempre vietati dalla legge romana connubii fra

patrizii, e, non che schiavi e schiave, liberti o liberte o figli di

liberti e liberte, e specialmente istrioni. La legge su questo punto

era tanto severa, che se la figlia di un senatore sposava un

libertino, il padre veniva espulso dal Senato. E presso Paulus

abbiamo: «_Qui senator est, quive filius, neposve ex filio, proneposve

ex filio nato, cujus eorum est, erit; ne quis eorum sponsam, uxoremve,

sciens, dolo malo habeto libertinam; aut eam quæ ipsa, cujusve pater

materve artem ludicram facit, fecerit, etc._»

[182] Seneca ha, nel lib. IV _De Benefic._ «_Promisi tibi filiam in

matrimonium; postea peregrinus apparuisti. Non est mihi cum extraneo

connubium._» E Macrobio, nel primo de' _Saturnali_: «_peregrinis nulla

cum Romanis necessitudo._» L'avere sposata Cleopatra e Berenice,

straniere, fece gran torto, presso i Romani, al triumviro Antonio e a

Tito imperatore.

[183] Quelli di Gallese almeno ne adducevano una ragione scusabile; si

temeva che l'ingresso di sconosciuti nella città, per via di

matrimonio, vi portasse canaglia. Così, nelle _Constitutiones_ di

Ancona, si richiedeva, perchè il forestiero potesse pigliar moglie

nella città, ch'egli vi dimorasse almeno da due anni; il che viene

quanto a dire ch'egli vi fosse sufficientemente conosciuto.

[184] Elio Spartiano, presso gli _Scriptores Historiae Augustae_, ed.

Th. Vallaurius. «_Interest scire quemadmodum novercam suam Antoninus

duxisse dicatur; quæ cum esset pulcherrima et quasi per negligentiam

se maxima corporis parte nudasset, dixissetque Antoninus_: vellem si

liceret, _respondisse fertur_: si libet licet. _An nescis te

imperatorem esse et leges dare non accipere? Quo audito, furor

inconditus ad effectum criminis roboratus est; nuptiasque eas

celebravit, etc._»

[185] _De vita excellentium imperatorum_: «_Neque enim Cimoni fuit

turpe, Atheniensum summo viro, sororem germanam in matrimonio habere.

At id quidem nostris moribus nefas habetur._»

[186] Il caso nefando è riferito così dall'oratore Lisia, presso

Ateneo (XII, 16): «Navigando insieme nell'Ellesponto Assioco e

Alcibiade, in Abido, menarono in comune due mogli, Medonziade e

Xinocepe. Quindi essendo loro nata una figlia, nè sapendo essi se da

Assioco o da Alcibiade, come fu in età da marito, dormirono pure con

essa, con la quale se usava Alcibiade diceva essere dessa figlia di

Assioco, se Assioco, di Alcibiade.»

[187] III, 18.

Storia comparata degli usi nuziali in Italia e presso gli altri popoli indo-europei Seconda edizione riveduta e ampliata dall'autore · 第 42 / 141 题