[55] Vedi, in questo libro, il capitolo che s'intitola: _L'autorità
del padre e del fratello nelle nozze_.
[56] Presso Orelli ed Henzen si trovano iscrizioni le quali ricordano
mogli romane morte a 13, a 12 ed anche ad 11 anni. Trovo poi nelle
_Petri Excerptiones_, come la fanciulla poteva a sette anni venir
fidanzata e a dodici sposarsi. La stessa età per le promesse è fissata
da MODESTINUS, _Differentiarum_, 4.
[57] Dovevano informarsi di certo a tale diritto gli _Statuti di
Lucca_, editi a Lucca nel 1539, i quali concedevano la facoltà di
menar moglie, quantunque non matura.
[58] CESARE: «Intra annum vero XX feminæ notitiam habuisse in
turpissimis habent rebus.»
[59] Nell'editto di Liutprando, art. 112, ediz. Baudi di Vesme e
Neigebaur, leggo: «_De puella unde antea diximus, ut non ante XII
annos legitima sit ad maritandum, sic modo statuimus, ut non intrante
ipso duodecimo anno, sed expleto, sit legitima ad maritandum. Ideo
autem hoc diximus, quia multos intentiones de causis istais
cognovimus, et apparuit nobis immatura causa sit ante expletos
duodecim quod annos._»
[60] Vi furono tuttavia eccezioni.
[61] A questo ideale s'accosta il proverbio palermitano: «_Omu di
vintottu e fimmina di dicidottu._» Termine estremo specialmente per la
donna, poichè un altro proverbio, pure palermitano, soggiunge:
«_Figghia di dicidott'anni, maritala o la scanni._» Ciò non toglie
naturalmente che donne di maggior età in Sicilia non si maritino, e
poichè mi trovo col discorso a Palermo, mi piace riferire la
descrizione assai lepida che fa Ricordano Malaspini, o chi per lui,
nella sua _Storia Fiorentina_, del matrimonio e parto di Costanza,
madre di Federico II:
Il papa Clemente «trattò con Costanza sirocchia del re Guglielmo che
era monaca, e d'anni 50, e fecela uscire del monastero, e dispensò
ch'ella potesse essere al secolo e usare matrimonio. E occultamente la
feciono partire di Sicilia e venire a Roma; e la chiesa la fece dare
per moglie al detto Arrigo imperatore. Onde appresso ne nacque colui
che poi fu chiamato Federico secondo imperatore, che tante
persecuzioni fece alla chiesa, indi dietro, e non senza giudizio di
Dio essendo nato da monaca sacrata e d'età d'anni 50; che era quasi
impossibile a natura di femmina di partorire figliuolo. E troviamo che
quando la detta Costanza imperatrice era gravida del detto Federico,
si sospettava per il paese, che per la sua antichità non potesse avere
figliuoli nè essere grossa. Onde s'ordinò ch'ella partorisse nel mezzo
della piazza di Palermo sotto un padiglione. E si mandò bando: che
quale donna volesse andare a vedere, potesse. E assai ve ne andarono e
vidonla; così cessò il sospetto.»
[62] Si confrontino nelle novelline, gli allievi e le allieve delle
fate, che non dovevano mai vedere alcuno e star di continuo nelle
tenebre, fino al dì delle nozze; il fondo di tali novelline è
evidentemente mitico, e allude ora al sole, ora all'aurora che escono
dalla notte.
[63] _La suegra del diablo_ presso i _Cuentos y poesias populares
Andaluces_, raccolti dal Caballero:
Yo te quisiera querer
Y tu madre non me deja
El demonio de la veja
En todo se ha de meter.
[64] Ib.
Aunque pongan a tu puerta
La artilleria real,
Y a tu padre de artillero,
Con tigo me he de casar.
[65] Atto 4.º, scena 6.ª.
[66] Fra gli altri si canta questo rispetto un po' ardito:
Fior di mentuccia
Pigliam lo scoppietto e andamo a caccia
Per dar l'uccelletto a Mariuccia.
Più assai decente un canto-serenata, che gli amanti nell'Abruzzo
teramano vanno accompagnati da chitarra o cornamusa a cantare sotto le
finestre delle belle ed incomincia:
Luna di notte e sol di mezzogiorno,
Stella Dïana e paradiso eterno, ecc.
[67] Zitella, e qui, particolarmente, fidanzata.
[68] Damigella, donzella, in accordo col damo, che è fidanzato.
[69] Fiore.
[70] Bellezza.
[71] Squaglia.
[72] A stilla a stilla.
[73] Bello.
[74] Codesta.
[75] Piccola mano.
[76] Bionda treccia.
[77] Quando.
[78] Si ingaggierà, si impegnerà.
[79] Spiega o spingi.
[80] Bandiera.
[81] Signora.
[82] Faccietta.
[83] Altiera.
[84] Bianchezze.
[85] Splendore.
[86] Di un sole nascente.
[87] Lo stendardo.
[88] Qui.
[89] Signora Filomena.
[90] Reco qui la traduzione italiana:
— Bella fanciulla dal grembiule a strisce,
Siete contenta che le mie brache tocchino il vostro grembiule?
— Il mio grembiule è di canevaccio,
Convien toccarlo con buona grazia.
— Oh! bella fanciulla, sta ella fresca l'acqua nella secchia?
— Ella sta fresca e dolente.
— Se io tornassi un'altra sera, sareste voi contenta?
— O contenta o no, per una volta, non conviene dir di no. —
— O bella fanciulla, che sapete tanto bene rispondere,
L'acqua del mare va a bell'onde.
— O bell'onde, o bei salti,
Io so rispondere questo ed altro.
— Bella fanciulla, il vostro amore è egli pari al mio?
— Se il mio fosse pari al vostro, saprei darvi risposta.
— Bella fanciulla, il vostro amore è egli pari al mio?
— Il mio è sotto il tavolo, il vostro è a casa del diavolo.
[91] Venite ad aprire.
[92] Aperto.
[93] Neanche vi voglio aprire.
[94] Io.
[95] State.
[96] Mi fate, o pure, secondo la lezione del Celesia, m'è fatt, cioè,
mi è fatto.
[97] Dolore, crepacuore.
[98] A me, mi.
[99] Abbiate.
[100] Io vorrei scrivere.
[101] Vi lascio la buonasera.
[102] L'anello.
[103] Chi ha macinato, insacchi. Io debbo questi particolari al signor
A. Bertolotti che primo pubblicò la canzone _Martina_ de' Canavesani
nelle sue geniali _Passeggiate nel Canavese_. — Vengo pure avvertito
come nel Pesarese, a Fenestrelle e in Calabria usino canti improvvisi
in occasione di nozze; ma non sono riuscito a procurarmene.
[104] La traduzione italiana suona così:
— Oh! buona sera, vegliatrici.
Pel corpo mio, buona sera.
Oh! buona sera, vegliatrici,
Vegliatrici, buona sera.
— Chi è egli che c'è lì fuori?
Pel corpo mio, chi c'è lì?
Pel sangue mio chi c'è egli fuori?
Chi è egli? chi c'è li?
— Io son Martino di Madonna,
Pel corpo mio, io son Martina,
Io son Martino di Madonna,
Pel sangue mio! Martino Martina!
— Dove se' tu stato, Martina?
Pel corpo mio, dove se' tu stato?
Dove se' tu stato, Martina?
Pel sangue mio, dove se' tu stato?
— Alla gran fiera, o vegliatrici,
Pel corpo mio, alla gran fiera,
Alla gran fiera vegliatrici.
Pel sangue mio, alla gran fiera.
— Che hai tu comprato per la fiera,
Pel corpo mio, che hai tu comprato?
Che hai tu comprato per la fiera?
Pel sangue mio, che hai tu comprato?
— Un bel cappellotto, vegliatrici,
Pel corpo mio, vegliatrici, un cappellotto,
Un bel cappellotto, vegliatrici.
Pel sangue mio, vegliatrici, un cappellotto.
— Apritemi l'uscio, vegliatrici.
Pel corpo mio, apritemi l'uscio,
Apritemi l'uscio, vegliatrici,
Pel sangue mio, apritemi l'uscio.
— Ecco aperto, Martina,
Pel corpo mio, l'uscio è aperto,
Esso è aperto, Martina,
Pel sangue mio, l'uscio è aperto.
[105] Phaedromus s'accosta alla porta della vergine Planesium e canta:
«_Quid si adeam ad fores atque occentem?_» Palinurus: «_Si lubet;
neque veto, neque, jubeo, etc._» Phaedromus: «_Pessuli, heus, pessuli!
vos saluto lubens, vos amo, vos volo, vos peto atque obsecro, Gerite
amanti mihi morem amoenissimi, etc._» Sembra una delle nostre
serenate.
[106] A motivo del loro caldo negli amori, che li rende pure
filarmonici alla loro maniera. I Romani nelle calende, e none di
maggio, sacrificando al Dio lare, incoronavano di pani un somarello,
probabile simbolo di fecondità.
[107] _Canti popolari toscani_, 2.ª edizione.
[108] Ciò appare da una nota di Benedetto Curzio al quinto _Arresto
d'Amore di Marziale d'Alvernia_, ricordata dal Minucci, in una sua
lunga nota al _Malmantile_ del Lippi: «_Prima die maii mensis juvenes
pluribus ludis ac jocis sese exercere consueverunt, arborem sæpenumero
deportantes, ac in loco publico, aut etiam ante alicujus egregii viri
januam, vel frequentius amicae fores plantantes, vestitam nonnunquam
promiscuis adamantibus, intersignis atque emblematibus._» L'uso de'
maggi, è, del resto, popolarissimo in Francia ed in Germania.
[109] LUCIANO, _Cenni sulla Sardegna_.
[110] L'espressione italiana _corbellare_ ha un senso somigliante, e
proviene da corbello; corbelli o tasche chiamano in Toscana i
testicoli; così pure l'espressione analoga _minchionare_.
[111] _Riv. Europea_, anno V, vol. I, fasc. I, pag. 90.
[112] Volete dunque toglier marito?
[113] Vi piacerebbe la mia persona?
[114] Vi piacerebbe la casa nostra?
[115] Magari fosse!
[116] Sentite il babbo mio o la mia mamma.
[117] _Gli amori di Abrocome e d'Anzia_ volgarizzati da Anton M.
Salvini. Pisa, 1816.