Pronostici.
La funzione più importante della vita è il matrimonio; occorre quindi
averlo propizio; le stelle, il cielo, la sorte, il destino si invocano
come augurii. La fanciulla incomincia a sottintendere ch'ella non può
mancare di maritarsi. Ma quando gli amanti si fanno desiderare ella sa
il modo di attirarli a sè e di vincerli.
Nell'India[25] e in Grecia v'erano formole per far nascere l'amore e
per far arrivare lo sposo. Nell'India, la fanciulla le recitava sopra
una pelle di vacca tentando il suo destino. Queste formole usano pure
nella Germania meridionale[26]; la giaculatoria ha la virtù di destare
l'amore nella persona indifferente che si ama[27]. Nato l'amore, chi
ne è posseduto diventa furioso. La Venere ellenica si vendicava spesso
così de' ribelli al suo potere; e le streghe del medio evo avevano
mille maniere d'unguenti e di incantamenti per muovere la passione
d'amore o allontanarla. Nelle nostre novelline non di rado l'eroe è
acceso, per erba o bevanda che gli passarono le streghe, da subita
passione per altra donna che non sia quella che egli ama.
Posta la necessità di un marito, bisogna sapere di qual parte egli
verrà, e quale sarà la sua condizione, e quando e dove si faranno le
nozze. Ora, con la rovina di Delfo non rovinarono tutti gli oracoli;
le nostre fanciulle ne conoscono parecchi i quali, a senso loro, non
possono sbagliare; e, poichè la sorte è quella che deve decidere, esse
la tentano in ogni onesta maniera. A Roma i due iddii Pilummo e
Picummo, secondo Nonio Marcello, presiedevano anticamente agli
auspicii per nozze; e in Toscana, era l'uso di digiunare, per
assicurarsi un felice matrimonio[28].
In Grecia ed in Roma si pigliavano pure augurii per nozze da parecchi
uccelli. Rileviamo da Plutarco che i Greci consultavano, per sapere se
la fidanzata sarebbe stata sposa fedele, le cornacchie, le quali
gracchiando fanno ingiuria alla castità di Penelope, che, per una sola
vita, attese il marito assente, quando invece esse, morto il marito,
rimangono vedove per nove intiere generazioni; le cornacchie erano
sacre anche in Roma a Giunone Dea delle nozze, onde abbiamo da Festo
che al di là del Tevere vi era un luogo sacro ad esse, detto perciò
_corniscarum divarum locus_[29]. Plinio ci fa ancora sapere che una
specie di sparviere detto Egituo, zoppo d'un piede, era di ottimo
augurio per le nozze[30]. Ma già fin dai tempi di Cicerone, che ne fa
motto nel suo trattato _De divinatione_, i riti augurali si erano
smessi nelle nozze, ed erano solo rimasti gli auguri come mediatori e
testimoni delle cerimonie nuziali[31]; questi auspici delle nozze sono
ancora ricordati da Giovenale e da Lucano.