III.

Pronostici.

La funzione più importante della vita è il matrimonio; occorre quindi

averlo propizio; le stelle, il cielo, la sorte, il destino si invocano

come augurii. La fanciulla incomincia a sottintendere ch'ella non può

mancare di maritarsi. Ma quando gli amanti si fanno desiderare ella sa

il modo di attirarli a sè e di vincerli.

Nell'India[25] e in Grecia v'erano formole per far nascere l'amore e

per far arrivare lo sposo. Nell'India, la fanciulla le recitava sopra

una pelle di vacca tentando il suo destino. Queste formole usano pure

nella Germania meridionale[26]; la giaculatoria ha la virtù di destare

l'amore nella persona indifferente che si ama[27]. Nato l'amore, chi

ne è posseduto diventa furioso. La Venere ellenica si vendicava spesso

così de' ribelli al suo potere; e le streghe del medio evo avevano

mille maniere d'unguenti e di incantamenti per muovere la passione

d'amore o allontanarla. Nelle nostre novelline non di rado l'eroe è

acceso, per erba o bevanda che gli passarono le streghe, da subita

passione per altra donna che non sia quella che egli ama.

Posta la necessità di un marito, bisogna sapere di qual parte egli

verrà, e quale sarà la sua condizione, e quando e dove si faranno le

nozze. Ora, con la rovina di Delfo non rovinarono tutti gli oracoli;

le nostre fanciulle ne conoscono parecchi i quali, a senso loro, non

possono sbagliare; e, poichè la sorte è quella che deve decidere, esse

la tentano in ogni onesta maniera. A Roma i due iddii Pilummo e

Picummo, secondo Nonio Marcello, presiedevano anticamente agli

auspicii per nozze; e in Toscana, era l'uso di digiunare, per

assicurarsi un felice matrimonio[28].

In Grecia ed in Roma si pigliavano pure augurii per nozze da parecchi

uccelli. Rileviamo da Plutarco che i Greci consultavano, per sapere se

la fidanzata sarebbe stata sposa fedele, le cornacchie, le quali

gracchiando fanno ingiuria alla castità di Penelope, che, per una sola

vita, attese il marito assente, quando invece esse, morto il marito,

rimangono vedove per nove intiere generazioni; le cornacchie erano

sacre anche in Roma a Giunone Dea delle nozze, onde abbiamo da Festo

che al di là del Tevere vi era un luogo sacro ad esse, detto perciò

_corniscarum divarum locus_[29]. Plinio ci fa ancora sapere che una

specie di sparviere detto Egituo, zoppo d'un piede, era di ottimo

augurio per le nozze[30]. Ma già fin dai tempi di Cicerone, che ne fa

motto nel suo trattato _De divinatione_, i riti augurali si erano

smessi nelle nozze, ed erano solo rimasti gli auguri come mediatori e

testimoni delle cerimonie nuziali[31]; questi auspici delle nozze sono

ancora ricordati da Giovenale e da Lucano.

Storia comparata degli usi nuziali in Italia e presso gli altri popoli indo-europei Seconda edizione riveduta e ampliata dall'autore · 第 23 / 141 题