LXVIII.

Riccardo si bisticcia con Riccardo.

Riccardo rimase come fulminato, si cacciò una mano nei capelli, balzò

dal letto e misurò a gran passi la camera.

Non era un sogno, no, non era un sogno. Erano proprio i caratteri di

fratel Biagio, era proprio la sua sottoscrizione, e sul bollo della

posta era proprio scritto: _Amsterdam!_

Così dunque quell'uomo generoso aveva indovinato la propria sciagura,

ed era morto lontano dalla sua casa, senza conforto di lagrime e di

affetti... Atroce premura della sorte!

Non sapeva darsene pace; un sentimento d'angoscia mista di pietà lo

spingeva a compassionare il povero van Leven e ad incolpare in certo

modo sè stesso della morte.

Ed ora?... Giusti cieli! ed ora?... Sposare Camilla! Questo era il

desiderio del morto! Che ne pensavano i vivi?

Sposar Camilla! Eccoci da capo alle torture, alle lotte, alle

titubanze, allo sgomento. Pure Riccardo non poteva dissimulare a

sè stesso la grave responsabilità che pesava sopra di lui. La sua

coscienza gli favellava alto nel cuore, minacciandolo di mille

ingiurie, se avesse dato indietro un passo. Egli non poteva negare

questo conforto all'uomo ingannato, all'uomo tradito; non doveva

togliergli nel sepolcro l'unica fede che fratel Biagio avesse portato

seco....

Il mal animo non si dava tuttavia per vinto; piegava un istante,

ma tornava più invelenito alla battaglia; e poichè gli fallivano le

armi del sentimento e della ragione, ricorreva ai dardi avvelenati

dell'ironia.

«Dunque, perchè ad un marito cancrenoso viene in mente di addossare la

vedova sulle spalle d'un galantuomo che ha la disgrazia di essere amico

di casa, non si avrà più a ribattere sillaba? In che mondo viviamo?»

«Bada, ribatteva la ragione, in questo caso generalizzare è mentire;

non si tratta d'un marito, d'una moglie e d'un amico di casa, ma

precisamente...»

«Del signor van Leven buon'anima, della vedova van Leven, e di me,

Riccardo... A meraviglia. È vero, io ho della simpatia per Camilla...»

«Dell'amore...»

«È tutt'uno; ho avuto dell'amore....»

«E non ne hai forse più?»

«Ne ho, ne ho.... non lo nego, ma infine ciò non ha nulla a fare....»

«Ci ha a fare moltissimo.»

«Non ha nulla a fare... dico... chi mi assicura di poter amare Camilla

eternamente!»

«Dubiti del tuo amore? non ami.»

«Amo e dubito. Non si vive già al mondo come mummie, e vi si impara

qualche cosa... È la storia d'ogni giorno, d'ogni passione. E poi è

d'altro che si tratta; si tratta di matrimonio.... Questa è la nave

sdrucita! e dove andrà mai a parare? Uno scoglio, una corrente, un

basso fondo, un uragano, tutto è finito, i profondi gorghi dell'oceano

seppelliranno o tardi o tosto lo sconsigliato equipaggio....»

Ciò era sconfortante, ma Riccardo lo diceva a confortarsene, «Le cose

accadono così per tutti — e per me.» Involgere altrui nella nostra

miseria è sempre inganno fortunato che ci fa parere danno minore ciò

che in realtà è maggior danno. Generalizzare è pure talvolta scemare.

«Non siamo noi; è l'umanità — e l'umanità non l'abbiamo fatta noi.»

Frutti proibiti · 第 77 / 108 题