Riccardo si bisticcia con Riccardo.
Riccardo rimase come fulminato, si cacciò una mano nei capelli, balzò
dal letto e misurò a gran passi la camera.
Non era un sogno, no, non era un sogno. Erano proprio i caratteri di
fratel Biagio, era proprio la sua sottoscrizione, e sul bollo della
posta era proprio scritto: _Amsterdam!_
Così dunque quell'uomo generoso aveva indovinato la propria sciagura,
ed era morto lontano dalla sua casa, senza conforto di lagrime e di
affetti... Atroce premura della sorte!
Non sapeva darsene pace; un sentimento d'angoscia mista di pietà lo
spingeva a compassionare il povero van Leven e ad incolpare in certo
modo sè stesso della morte.
Ed ora?... Giusti cieli! ed ora?... Sposare Camilla! Questo era il
desiderio del morto! Che ne pensavano i vivi?
Sposar Camilla! Eccoci da capo alle torture, alle lotte, alle
titubanze, allo sgomento. Pure Riccardo non poteva dissimulare a
sè stesso la grave responsabilità che pesava sopra di lui. La sua
coscienza gli favellava alto nel cuore, minacciandolo di mille
ingiurie, se avesse dato indietro un passo. Egli non poteva negare
questo conforto all'uomo ingannato, all'uomo tradito; non doveva
togliergli nel sepolcro l'unica fede che fratel Biagio avesse portato
seco....
Il mal animo non si dava tuttavia per vinto; piegava un istante,
ma tornava più invelenito alla battaglia; e poichè gli fallivano le
armi del sentimento e della ragione, ricorreva ai dardi avvelenati
dell'ironia.
«Dunque, perchè ad un marito cancrenoso viene in mente di addossare la
vedova sulle spalle d'un galantuomo che ha la disgrazia di essere amico
di casa, non si avrà più a ribattere sillaba? In che mondo viviamo?»
«Bada, ribatteva la ragione, in questo caso generalizzare è mentire;
non si tratta d'un marito, d'una moglie e d'un amico di casa, ma
precisamente...»
«Del signor van Leven buon'anima, della vedova van Leven, e di me,
Riccardo... A meraviglia. È vero, io ho della simpatia per Camilla...»
«Dell'amore...»
«È tutt'uno; ho avuto dell'amore....»
«E non ne hai forse più?»
«Ne ho, ne ho.... non lo nego, ma infine ciò non ha nulla a fare....»
«Ci ha a fare moltissimo.»
«Non ha nulla a fare... dico... chi mi assicura di poter amare Camilla
eternamente!»
«Dubiti del tuo amore? non ami.»
«Amo e dubito. Non si vive già al mondo come mummie, e vi si impara
qualche cosa... È la storia d'ogni giorno, d'ogni passione. E poi è
d'altro che si tratta; si tratta di matrimonio.... Questa è la nave
sdrucita! e dove andrà mai a parare? Uno scoglio, una corrente, un
basso fondo, un uragano, tutto è finito, i profondi gorghi dell'oceano
seppelliranno o tardi o tosto lo sconsigliato equipaggio....»
Ciò era sconfortante, ma Riccardo lo diceva a confortarsene, «Le cose
accadono così per tutti — e per me.» Involgere altrui nella nostra
miseria è sempre inganno fortunato che ci fa parere danno minore ciò
che in realtà è maggior danno. Generalizzare è pure talvolta scemare.
«Non siamo noi; è l'umanità — e l'umanità non l'abbiamo fatta noi.»