Ancora un soliloquio.
Riccardo lottava, non più come uomo che si travaglia in un tormentoso
dilemma, ma a guisa d'uno sciagurato che si ribelli al giogo che gli si
vuole imporre. Da ciò un impeto ed un ardore, che gli provenivano dalla
coscienza di voler legittimamente resistere ad una tirannia.
Il tiranno era naturalmente fratel Biagio con le sue pazze idee da
moribondo, inspirate senza alcun dubbio dalla cancrena.
— Se pure, — aggiungeva Riccardo, rincarendo la dose, — se pure non era
già il delirio, annunziato per il giorno successivo. Oibò, io sto saldo
come una piramide; se mi hanno a pigliare nelle reti ci ho a essere
anch'io. —
E pure tentennava. Un altro pensiero venne a gettare nuovo scompiglio
nella sua testa. Fratel Biagio era morto sereno, benedicendo ad
un'unione che gli faceva parer bella la morte, fiducioso nella virtù
di Camilla, nella fedeltà dell'amicizia, lontanissimo dal pensare al
tradimento... Invece!.... non vi è dubbio che se la sorte lo aveva
tenuto in vita qualche giorno di più, ed aveva permesso il delitto,
era stato perchè questa considerazione dovesse più tardi pesare sulla
bilancia!...
In tale vicenda bizzarra di riluttanze, di dubbî, e di propositi
generosi, Riccardo trascorse le prime giornate che seguirono la
luttuosa novella, senza recarsi innanzi a Camilla. E come avrebbe
osato? come avrebbe potuto dissimulare il proprio affanno al cospetto
di quella dolente?
Di quella dolente!... Curioso a dirsi: al pensiero che Camilla avrebbe
vestito il bruno, e lagrimato la memoria di suo marito, egli si sentiva
mordere il seno da un dispetto, che assomigliava alla gelosia.