Febbre reumatica.
Camilla ha dato una cattiva notizia; fratel Biagio s'è ammalato, ha la
febbre, delira...
Si manda in fretta a Laveno per un medico, e intanto la famigliola
circonda di cure l'infermo, il quale con gli occhi semichiusi, la
fronte fasciata da pezzuole inzuppate d'aceto, la faccia stranamente
sconvolta, getta lo scompiglio nelle anime pietose ed affezionate che
gli stanno intorno.
La sposa e l'amico ne sono conturbati più di tutti. Ogni gesto, ogni
accento del delirio li commuove, gli agita. Bice ha gli occhi gonfi
di lagrime, la zia Angelica, che è in maggior intimità coi santi,
interroga a quando a quando il cielo cogli occhi.
— È curioso, — dice fratel Biagio parlando fra sè e sè; — non è vero
che è curioso?...
— Sicuro, che è curioso! —
Camilla guarda Riccardo e Riccardo Camilla.
— La belladonna è una pianta velenosa... _Atropa Belladonna_ — prosegue
a dire l'infermo, ed allunga le labbra a una smorfia nel pronunziare il
nome latino.
Poi compone il volto ad un'espressione di contentezza, mentre la
zia Angelica guarda di nuovo il soffitto, e Bice cambia la pezzuola
inzuppata d'aceto.
— Grazie, piccina... che fai? che cosa mi metti sulla fronte?
— È aceto. —
L'infermo fa ancora la sua smorfietta sdegnosa; poi dice: —
Un'insalata... i begli uomini, la belladonna... la vuoi proprio far tu
quest'insalata?... —
La testa di fratel Biagio si confonde; non è più possibile afferrare il
senso dei suoi vaneggiamenti.