XXXIX.

Camilla a Riccardo.

«Indovino il vostro affanno, e colgo il primo momento di libertà per

iscrivervi, per confortarmi. Ciò che avvenne ieri ha tanto sconvolto

la mia mente, che non so più se debba lusingarmi o rammaricarmi della

sorte. Aiutatemi voi; ecco come andarono le cose.

«Non era passata un'ora dacchè mi trovavo nella mia camera, quando mio

marito entrò, mi parve tranquillo; sorrideva. Volli andargli incontro,

farmi forza e vincere il turbamento che la sua presenza mi cagionava,

ma non mi potei muovere, e finsi d'essere attenta alla lettura di un

libro. Egli mi parlò di cose indifferenti e non parve accorgersi del

mio imbarazzo; poco dopo uscì. Tornò tardi; io mi era posta a letto e

fingevo di dormire, lo vidi accostarsi ad una tavola, sedersi, levarsi

repentinamente, passeggiare agitato per la camera. Osservai per altro

che non dimenticava d'alleggerire il passo quando si accostava al mio

letto. Come mi batteva il cuore!

«Tutta notte non chiusi occhio.

«Verso le due del mattino egli si accostò al mio letto e stette un

istante chino sul capezzale. La mia ansietà era tale, che, temendo

di tradirmi, finsi di svegliarmi, e mi meravigliai ad arte di vederlo

ancora levato, e gli domandai che avesse. Era pallidissimo in volto, e

batteva i denti nel rispondermi, aveva la febbre. — Lo esortai a porsi

a letto, non volle.

«— Non è nulla, — disse, — un'infreddatura; l'umidità della notte...

aspetterò che mi sia passata. —

«Invano volli fargli mutare consiglio. — Andare a letto, diceva, era

darsi vinto. —

«Allora mi levai anch'io e gli preparai un beverone di camomilla.

Ritornando, lo trovai in preda al delirio; parole rotte, sconnesse, gli

uscivano dalle labbra; mi guardava senza riconoscermi.

«La notte era fitta; andai a destare la zia Angelica, e vegliai con

essa al capezzale.

«Il rimanente vi è noto.

«Quando entraste nella camera, sentii una stretta dolorosa di rimorso;

e lessi nel vostro volto le stesse torture; avrei voluto dirvi ciò che

era avvenuto per non lasciarvi temere di peggio, non mi fu possibile.

Partiste; volevo scrivervi subito, ma non mi si lasciò mai sola.

Sola! E lo sono io davvero in questo istante? No; le spietate larve

accusatrici mi seguono da per tutto.

«Che avete fatto, Riccardo? Perchè ci siamo riveduti? Perchè mi amate?

Ed ah! perchè non ho io più la forza di resistere a questo amore

sciagurato?»

Frutti proibiti · 第 48 / 108 题