Un colloquio non desiderato.
Che cosa era dunque avvenuto? E se Camilla aveva dovuto mancare ai
ritrovo, perchè non dirne le cagioni? «A domani!» La sibilla ne avrebbe
detto di più. E poi il _domani_ bisognava partire.
Gran parte della notte Riccardo ruminò a questo modo. Una paura segreta
gli stringeva il cuore; il sonno invano combattuto ritornava a brevi
intervalli pieno d'immagini angosciose.
Un lume intanto rifletteva dal di fuori una luce fantastica sui
vetri della sua finestra. Qualcuno vegliava al par di lui... forse
Camilla!...
Finalmente il sonno lo vinse.
All'alba balzò in piedi di scatto, si vestì in furia, e scese in
giardino. Passeggiò a gran passi alcun tempo, respirando con voluttà
l'aria frizzante; poi risalì nella sua camera, aprì la finestra,
accese un sigaro. Non soddisfatto ancora, prese un libro e andò a
sdraiarsi sopra un seggiolone nell'ampia sala da pranzo. Un'agitazione
invincibile pareva dominare il suo spirito; teneva tuttavia fra le mani
un foglio di carta spiegazzato, su cui erano scritte le due parole
misteriose che lo avevano tanto affannato la vigilia, e guardava ad
ogni tratto una porta, che metteva nelle camere di fratel Biagio.
Non si udiva un rumore nella casa. Al di fuori le rondini
incominciavano ad abbandonare i loro nidi, empiendo l'aria di canti
e di voli; qualche fringuello mattiniero cinguettava dondolandosi
sull'estrema punta delle roveri.
Riccardo pensava a Camilla, all'amor suo, alla felicità dell'ieri, e
con la baldanzosa insaziabilità degli amanti tesseva nella fantasia
mille insidie per carpire nuovi baci e nuova felicità.
Egli non pensava alla felicità minacciata di fratel Biagio, non pensava
alla felicità distrutta di Bice.
All'improvviso una porta si aprì, una donna comparve sulla soglia.
Il fruscìo della veste, l'effluvio della persona, e il cuore,
soprattutto il cuore, martellando a festa, avevano detto a Riccardo
che quella donna era Camilla. Si rizzò egli di botto e fece un passo
innanzi.. ma si trattenne turbato e girò l'occhio intorno cercando uno
scampo. Il fruscìo della veste, l'effluvio della persona, e soprattutto
quell'instancabile martellatore che era il cuore di Riccardo, gli
avevano detto una bugia, quella donna non era Camilla, — era Bice.
La vaga fanciulla vestiva di bianco; i capelli scomposti le sfuggivano
dalla reticella cadendole in ciocche giù per le spalle. Il suo
abbigliamento negletto lasciava vedere il collo ignudo e il principio
del seno; l'estrema candidezza del volto, la dolce serenità dei
grand'occhi le davano aspetto d'una visione di sogno.
Vide ella Riccardo e portò istintivamente le mani al petto per
coprirsi, e le si tinse il volto di vergogna; ma un altro sentimento
più forte si fe' strada nel suo cuore, e vi gettò il turbamento e
l'affanno. S'arrestò anch'essa sulla soglia, e fece atto di volgersi
per rientrare, ma si pentì, rimase, chinò gli occhi al suolo.
L'altro mosse due volte le labbra per dire «buon giorno,» e non lo
disse: alla terza volta lo disse.
— Buon giorno, — rispose Bice con un filo di voce.
Il massimo sproposito di Riccardo sarebbe stato di mostrarsi debole
dinanzi a Bice; bisognava protendere lievemente il corpo ad un inchino,
poi rizzarsi di botto e piantarsi lì, a capo alto, come un punto
d'ammirazione; tutto questo bisognava fare per darsi aria disinvolta.
Rincorato dal turbamento della fanciulla, fece anche di più, le si
appressò e le chiese se avesse dormito bene.
Bice non rispose. Ed ecco l'infedele, che non aveva preveduto il
silenzio, un'altra volta mutolo, immobile, in contemplazione dinanzi
alla fanciulla, a cui non osava più rivolgere la parola.
La giovinetta era pur bella! assolutamente bella!... ma poteva l'amore
inesperto e puerile di quella creatura ingenua pagare l'immenso fascino
che spirava dallo sguardo di Camilla? Ah! Camilla! con le sue forme
rigogliose, col suo seno palpitante, con la sua bocca fremente, coi
mille incanti della voluttà!... Era ben altro Camilla! ben altre erano
le lusinghe, le tempestose lusinghe di quell'amore!
Riccardo continuava a tacere; Bice pure. Una gran lotta si combatteva
nel petto di entrambi: l'esito non poteva essere dubbio; egli trionfò,
ella soggiacque, e si coprì il volto colle mani per soffocare un
singhiozzo.
La vista delle lagrime turbò più ancora l'animo dell'infedele; un
sentimento prepotente, qualche cosa che stava tra la tenerezza e la
pietà, ruppe d'un tratto le barriere dell'indifferenza; si accostò
egli alla fanciulla, e le prese una mano. Bice lasciò fare. Un'onda
d'eloquenza corse sulle labbra di Riccardo; stava per dirle... che mai?
si confuse, mormorò parole rotte.
— Lasciatemi, — disse Bice, — lasciatemi. —
Riccardo obbedì come un fanciullo; ma Bice die' in un altro scoppio di
pianto, ed egli pentito si affrettò a riprendere la mano abbandonata.
— Non mi amate più? — domandava quell'innocente fra le lagrime; —
ditemelo con franchezza; ditemelo, io sono forte, lo vedete, non piango
più.
Ma le sue lagrime scorrevano copiose, come onda invano trattenuta.
Il cuore di Riccardo, che se non era dei più fermi era però dei più
facili, si scioglieva in una sterile pietà; per poco non piangeva egli
pure.. ed oh! se avesse potuto piangere su «questa spietata legge che
regola i moti dei cuore!...» Ma troppo spesso le glandule si ribellano
al sentimento; così fatto è l'uomo.
In quel punto si aprì la porta della camera di fratel Biagio, e
comparve sulla soglia, pallida, stravolta, lagrimosa, la bella Camilla.
Riccardo si sentì allargare il petto, e Bice fuggì per nascondere il
suo dolore.