Riccardo a Camilla.
«La notizia che mi avete dato mi ha afflitto; se le mie faccende non me
lo impedissero, lascerei subito questo dannato paese.
«Vorrei ringraziarvi del carico che avete assunto, ma una strana
riluttanza me ne trattiene — quello stesso sentimento di carità che non
ha trovato la strada del vostro cuore. Forse io m'inganno. Voglio però
essere franco con voi e non vi nascondo che la vostra lettera mi ha
fatto male.
«Il mio passato mi è caro perchè mi fu largo di promesse e di sogni.
Oggi che mi sono destato, vedo con rammarico che altri sparga il
ridicolo su quel tempo rapidamente fuggito.»
A questa lettera ne andava unita un'altra per Bice.
La buona fanciulla, fuor di sè per la gioia, voleva che la cognatina
stesse a udirne la lettura; ma Camilla si schermì, protestando.
— Non mancherebbe altro!
— A che cosa?
— Nulla. —
E si sottrasse all'insistenza della fanciulla, la quale non sapeva
comprendere come si potesse rimanere indifferenti a una bella lettera
di quattro pagine, che incominciava così: «Mio angelo, mia vita!» vale
a dire la vita e l'angelo di Riccardo.