XVII.

Il socio di van Leven.

— Che ve ne pare, signor Pool? — domanda Camilla.

Si era visto da lungi il fumo del battello a vapore, e si era venuti

a parlare di viaggi di mare, e poi di burrasche; ora si vuol sapere

dal signor Pool, che ha molto viaggiato, la propria opinione sulla

preferenza da darsi in caso di burrasca ai vapori a ruote anzi che a

quelli a elice.

Il degno socio di fratel Biagio rialza il capo, e con la spartana

concisione che non gli viene mai meno, non dice che una parola:

— A elice.

— A elice? — ribattè Camilla; — si dondola maledettamente.

— Si va più presto.

— E che importa? La burrasca non si abbrevia lo stesso.

— Si arriva più presto.

Il signor Pool ha senso pratico. Impossibile dire se egli lo sappia

e se ne tenga, perchè ha il merito raro di parlare pochissimo, e

l'altro ancora più raro di non pretendere di occupare il prossimo dei

fatti suoi — ma che egli abbia senso pratico lo sanno tutti e nessuno

lo contrasta. — È naturale adunque che sia l'anima dei negozî della

Ditta che porta il nome del nostro van Leven, il quale, sebbene faccia

professione di commerciante, e incominci a metter pancia, si compiace

di certe romantiche aspirazioni peccaminose e piglia troppo sul serio i

fiori.

Pool al contrario è un commerciante austero; il suo aspetto grave lo fa

parere una cifra vivente, e il suo silenzio gli dà un'aria sbalorditoia

di registro chiuso.

Il signor Pool è certamente una virtù spartana, scampata non si sa come

al naufragio di tante virtù e andata a riparare in Olanda, nello studio

della buon'anima di Guglielmo van Leven, ma ciò non toglie che egli

abbia le sue debolezze. Una più delle altre merita d'essere svelata,

perchè sia sempre più provato che la natura non fa nulla di perfetto,

nemmeno le virtù spartane — ed è che ogni sera, dopo il suo parco

desinare da scapolo, egli suole fare una lunga passeggiata, in cui non

manca mai di incontrare, per caso, una dozzina di sciancati, di gobbi e

di rachitici (tutta gente che ha pochi cenci indosso e molto appetito),

ai quali egli dispensa gli spiccioli che si trova sempre avere, per

caso, nel taschino del panciotto. Il geroglifico socio di fratel Biagio

sa benissimo che gli economisti hanno provato fino all'evidenza come

qualmente chi fa l'elemosina è, senza avvedersene un cattivo soggetto,

ed è forse perchè non ama sfidare apertamente il biasimo erudito d'una

classe di galantuomini così rispettabile, che suole circondare di

mistero la sua debolezza.

Non è però proprio certo che sia questa la vera ragione, perchè,

ripetiamolo, il signor Pool è parsimonioso di parole, e a differenza di

tanta brava gente, la cui abilità consiste nel far parere al di fuori

solo ciò che non è al di dentro, egli serba tutto dentro e non fa parer

nulla al di fuori. L'indovinello è con ciò reso più difficile, ma è

anche più onesto.

Il signor Pool è giovane; ha soli trent'anni, ma ne dimostra

trentacinque. Sebbene le labbra sporgenti gli diano l'aria d'uomo che

faccia il broncio all'umanità, è tuttavia un bel giovane, di lineamenti

nobili e regolarissimi. È per lo più pensoso, e sembra mesto. Un abito

pensieroso assomiglia a mestizia, perchè tutti i mesti pensano.

Il signor van Leven e il signor Pool fanno due persone in una sola; le

individualità sono sparite, e rimane la Ditta van Leven e Compagni.

Ciò che vale in commercio, vale pure, e a maggior ragione, nella

vita intima. Biagio vuole Emanuele, ed Emanuele Biagio. Cianciano di

interessi, o tacciono; più spesso tacciono; si guardano alla sfuggita,

si intendono; il commercio delle loro anime è esatto come i loro

registri. La natura nel crearli aveva stretto un patto con la sorte — e

la sorte gli aveva appaiati.

Più severo, più intrepido nelle disavventure, Pool ha la fermezza e

la costanza di van Leven; non ne ha la dolce e serena fiducia che fa

costui più lieto.

Intanto il piroscafo, che si era visto da lungi, si è accostato

rapidamente e tocca la baia sottoposta di Laveno.

La zia Angelica, Bice e fratel Biagio si levano sulla punta dei piedi;

Pool si accontenta di voltare il capo; Camilla e Riccardo, non si sa

perchè, rimangono. Accorgendosi di questa armonia che il caso pone

ancora tra di loro, vogliono rimediare, e balzano in piedi al tempo

medesimo. La coincidenza non tanto li meraviglia quanto pare che

dovrebbe. Aggiungiamo che da qualche momento gli sprazzi di spirito di

Camilla tacevano, e che Riccardo s'era fatto pensoso. Si può credere

che ciascuno dei due in questo punto pensi la stessa cosa, perchè si

volgono pure a un tempo per guardarsi alla sfuggita. Arrossiscono, e

poi sorridono: e siccome il signor Pool, voltandosi prima degli altri,

coglie quel sorriso, arrossiscono entrambi un'altra volta.

Di che, buon Dio? Incomprensibili debolezze del cuore umano!

Frutti proibiti · 第 26 / 108 题