Il socio di van Leven.
— Che ve ne pare, signor Pool? — domanda Camilla.
Si era visto da lungi il fumo del battello a vapore, e si era venuti
a parlare di viaggi di mare, e poi di burrasche; ora si vuol sapere
dal signor Pool, che ha molto viaggiato, la propria opinione sulla
preferenza da darsi in caso di burrasca ai vapori a ruote anzi che a
quelli a elice.
Il degno socio di fratel Biagio rialza il capo, e con la spartana
concisione che non gli viene mai meno, non dice che una parola:
— A elice.
— A elice? — ribattè Camilla; — si dondola maledettamente.
— Si va più presto.
— E che importa? La burrasca non si abbrevia lo stesso.
— Si arriva più presto.
Il signor Pool ha senso pratico. Impossibile dire se egli lo sappia
e se ne tenga, perchè ha il merito raro di parlare pochissimo, e
l'altro ancora più raro di non pretendere di occupare il prossimo dei
fatti suoi — ma che egli abbia senso pratico lo sanno tutti e nessuno
lo contrasta. — È naturale adunque che sia l'anima dei negozî della
Ditta che porta il nome del nostro van Leven, il quale, sebbene faccia
professione di commerciante, e incominci a metter pancia, si compiace
di certe romantiche aspirazioni peccaminose e piglia troppo sul serio i
fiori.
Pool al contrario è un commerciante austero; il suo aspetto grave lo fa
parere una cifra vivente, e il suo silenzio gli dà un'aria sbalorditoia
di registro chiuso.
Il signor Pool è certamente una virtù spartana, scampata non si sa come
al naufragio di tante virtù e andata a riparare in Olanda, nello studio
della buon'anima di Guglielmo van Leven, ma ciò non toglie che egli
abbia le sue debolezze. Una più delle altre merita d'essere svelata,
perchè sia sempre più provato che la natura non fa nulla di perfetto,
nemmeno le virtù spartane — ed è che ogni sera, dopo il suo parco
desinare da scapolo, egli suole fare una lunga passeggiata, in cui non
manca mai di incontrare, per caso, una dozzina di sciancati, di gobbi e
di rachitici (tutta gente che ha pochi cenci indosso e molto appetito),
ai quali egli dispensa gli spiccioli che si trova sempre avere, per
caso, nel taschino del panciotto. Il geroglifico socio di fratel Biagio
sa benissimo che gli economisti hanno provato fino all'evidenza come
qualmente chi fa l'elemosina è, senza avvedersene un cattivo soggetto,
ed è forse perchè non ama sfidare apertamente il biasimo erudito d'una
classe di galantuomini così rispettabile, che suole circondare di
mistero la sua debolezza.
Non è però proprio certo che sia questa la vera ragione, perchè,
ripetiamolo, il signor Pool è parsimonioso di parole, e a differenza di
tanta brava gente, la cui abilità consiste nel far parere al di fuori
solo ciò che non è al di dentro, egli serba tutto dentro e non fa parer
nulla al di fuori. L'indovinello è con ciò reso più difficile, ma è
anche più onesto.
Il signor Pool è giovane; ha soli trent'anni, ma ne dimostra
trentacinque. Sebbene le labbra sporgenti gli diano l'aria d'uomo che
faccia il broncio all'umanità, è tuttavia un bel giovane, di lineamenti
nobili e regolarissimi. È per lo più pensoso, e sembra mesto. Un abito
pensieroso assomiglia a mestizia, perchè tutti i mesti pensano.
Il signor van Leven e il signor Pool fanno due persone in una sola; le
individualità sono sparite, e rimane la Ditta van Leven e Compagni.
Ciò che vale in commercio, vale pure, e a maggior ragione, nella
vita intima. Biagio vuole Emanuele, ed Emanuele Biagio. Cianciano di
interessi, o tacciono; più spesso tacciono; si guardano alla sfuggita,
si intendono; il commercio delle loro anime è esatto come i loro
registri. La natura nel crearli aveva stretto un patto con la sorte — e
la sorte gli aveva appaiati.
Più severo, più intrepido nelle disavventure, Pool ha la fermezza e
la costanza di van Leven; non ne ha la dolce e serena fiducia che fa
costui più lieto.
Intanto il piroscafo, che si era visto da lungi, si è accostato
rapidamente e tocca la baia sottoposta di Laveno.
La zia Angelica, Bice e fratel Biagio si levano sulla punta dei piedi;
Pool si accontenta di voltare il capo; Camilla e Riccardo, non si sa
perchè, rimangono. Accorgendosi di questa armonia che il caso pone
ancora tra di loro, vogliono rimediare, e balzano in piedi al tempo
medesimo. La coincidenza non tanto li meraviglia quanto pare che
dovrebbe. Aggiungiamo che da qualche momento gli sprazzi di spirito di
Camilla tacevano, e che Riccardo s'era fatto pensoso. Si può credere
che ciascuno dei due in questo punto pensi la stessa cosa, perchè si
volgono pure a un tempo per guardarsi alla sfuggita. Arrossiscono, e
poi sorridono: e siccome il signor Pool, voltandosi prima degli altri,
coglie quel sorriso, arrossiscono entrambi un'altra volta.
Di che, buon Dio? Incomprensibili debolezze del cuore umano!