Bice a Riccardo.
«Così va bene, e poichè tu sei finalmente sicuro di amarmi, dirò che io
non sono sicura di non impazzire di gioia. La fortuna mi guarda come
una madre e mi prepara un cumulo di felicità così grande, che quasi
ne sono atterrita. Mio fratello è arrivato ieri; la nostra casa è in
festa; la mia cognatina non può stare un momento ferma, la vedo da per
tutto; la zia Angelica fiuta tabacco più dei solito; i servitori sono
in gran faccende; il cuoco.... bisogna vedere il cuoco!... indolente e
sfiaccolato tutto l'anno, ha preso una solennità che fa proprio ridere;
insomma tutto intorno a noi è mutato. Perfino il mio canarino sbatte le
ali, e si tuffa nel secchiello, e cinguetta come se gli sia toccata una
gran fortuna.
«Come è opprimente la felicità! Se tu fossi con noi a respirare
quest'aria che respiriamo! (Oh! se tu fossi con noi!) Ci si sta a
disagio come in un'atmosfera viziata. Si sente l'affanno, l'oppressura;
si sente che è qualche cosa che esce dalle leggi naturali della vita,
che non è la vita, che non può durare, che è troppo potente per le
nostre fibre. Si prova la stessa sensazione che nel salire le prime
Alpi. Non sorridere, ci sono stata io! Più si va in alto, e più
l'aria è balsamica, e più il corpo s'affatica. Diresti che la gioia ha
dell'ossigeno, e che le grandi gioie ne sovrabbondano.
«Tutto il giorno non ho fatto che girare intorno a mio fratello come
un adulatore importuno. Io l'aveva qui, sulle labbra, il mio segreto,
«Glielo dico? Glielo dico?...» E non gliel'ho mai detto.
«Mi sono arrabbiata dentro di me di questa debolezza: mi pareva una
cosa tanto facile, ma, venuto il momento, me n'è mancato l'ardire. Ho
avuto un bel rimproverarmi la mia inettitudine, non sono riuscita che
a fare nuovi propositi invece degli altri che mi parevano saldissimi,
e a vederli venir meno anch'essi sul buono. Aggiungi che il timore
di un rifiuto non vi ha proprio avuto parte. Io sono certa che fratel
Biagio non dirà di no, perchè è buono, e mi ama tanto. Mi chiama la sua
bambina, e io non me ne offendo; sono niente io ai suo confronto; egli
è una specie di colosso e dacchè sono al mondo l'ho sempre visto tale e
quale; ho creduto per un pezzo che fosse nato così.
«Sai perchè ti scrivo? Per dirti che domani, appena sarà l'alba,
correrò incontro a fratel Biagio, e farò quello che tutt'oggi ho
tentato inutilmente di fare. Ti scrivo per incorarmi nel mio proposito;
ora che ti ho promesso (e giurato) di farlo, non saprò più venire
a patti con la mia coscienza. È uno stratagemma che qualche volta
riesce, io lo adopero spesso quando voglio costringere la mia volontà a
_volere_ proprio sul serio.
«Così andrò a letto più tranquilla. A quest'ora tu dormirai, perchè è
tardi; se non dormi, buona notte. A domani.»
_P. S._ «Come sono felice! Ti scrivo col cuore traboccante di gioia. Se
tu sapessi!... Ora saprai tutto.
«Non so dove io trovi la forza di stare a questo tavolino per
iscriverti; ho una strana sensazione di benessere, il sangue mi
galoppa per le vene. Vorrei saltare al collo di fratel Biagio, della
zia Angelica, della cognatina, se il mio orgoglio di donna non si
ribellasse; vorrei correre in giardino, e ricercare un angolo oscuro,
sotto il padiglione di rose bianche, dove neppure il sole potesse
vedermi, per nascondervi il mio pazzo tripudio...
«Dove s'arresterà questo turbine d'idee che mi gira pel capo? Non so
come incominciare...
«Come avevo promesso, stamane mi levai di buon'ora, e venni innanzi
a mio fratello per dirgli tutto. Ero risoluta più che io stessa non
sperassi — pensavo a te... tuttavia di' tu se il cuore mi battesse!
«Fratel Biagio era di buon umore; egli lo è sempre, ma questo mi parve
buon indizio. Mi attaccai al suo braccio, passeggiai gran tempo con
lui per la casa, e riuscii a trarlo a poco a poco in giardino. Lo
tempestai di domande sul suo viaggio, sulla sua intrapresa di stagni,
sull'Olanda... Fratel Biagio era lontano mille miglia dal supporre a
che volessi venire, e siccome se può parlare dei suoi viaggi è l'uomo
più felice di questa terra, entrò in cento minuzie per soddisfare la
mia curiosità.
«Intanto ch'egli parlava, io rivolgeva in mente la mia idea fissa,
rampognandomi di scegliere una via così lunga, e frammettendo ogni
tanto qualche cenno del capo e qualche accento di meraviglia per non
tradire la mia distrazione. Ma o non vi riuscii punto, o vi riuscii
male, perchè all'improvviso mio fratello tacque; io, tolta da quel
silenzio repentino alle mie fantasie, lo guardai in faccia... Mi
guardava... balbettai qualche parola e mi feci di bragia in volto.
E mio fratello a ridere come matto. Quel riso sonoro, aperto, mi
indispettì e rallegrò a un tempo; ma non osai interrogarlo più sui suoi
viaggi. Allora fratel Biagio mi guardò fisso, mi prese il braccio che
io aveva svincolato, e incominciò alla sua volta l'interrogatorio.
«La conclusione?... La conclusione è che gli ho detto tutto!
«Quand'ebbi finito, egli rimase un momento silenzioso; poi incrociando
le braccia e appuntando il mento sul petto, mi si piantò dinanzi
serio serio, e mi disse con accento che voleva essere severo: «Ah!
la signorina è innamorata! ah! la signorina scrive delle lettere e ne
riceve!»
«Io non sapeva se dovessi credergli o no, ma ti giuro che fui lì lì
per fuggire e sottrarmi alla sua collera. Lo guardai supplichevole,
ed egli diede in un altro scoppio di risa. Questo secondo impeto
d'ilarità, invece d'indispettirmi, mi rese audace; gli dissi che noi
eravamo sicuri della _fermezza dei nostri sentimenti_ e gli domandai il
consenso al nostro amore.
«— Ah! tu vuoi anche che io acconsenta?
«— Che egli venga da noi...» interruppi.
«— Ch'egli venga!... balbettò maravigliato.
«Non aveva detto di no, non era andato in furia; non volli sapere
altro, gli posi una mano sulla bocca, e via come una freccia.
«Per due ore il cuore mi battè forte forte. Finalmente la cognatina
venne nella mia camera sorridendo, e mi disse:
«Ma non posso più star ferma; vorrei poter volare io stessa a portarti
questa lettera, e dirti io stessa la mia felicità... la nostra
felicità. Ma se potessi venire, non t'avrei scritto; e da un pezzo non
sarei qui. Vieni tu e tutti i voti del mio cuore saranno esauditi.
«Volevo che ti invitassero con lettera, ma mi hanno detto che sarebbe
una _sconvenienza_. Io non sono persuasa, ma non mi ostino. Basta che
io possa dirti _vieni_ perchè tu venga; e a me basta che tu venga.»