VIII.

Bice a Riccardo.

«Così va bene, e poichè tu sei finalmente sicuro di amarmi, dirò che io

non sono sicura di non impazzire di gioia. La fortuna mi guarda come

una madre e mi prepara un cumulo di felicità così grande, che quasi

ne sono atterrita. Mio fratello è arrivato ieri; la nostra casa è in

festa; la mia cognatina non può stare un momento ferma, la vedo da per

tutto; la zia Angelica fiuta tabacco più dei solito; i servitori sono

in gran faccende; il cuoco.... bisogna vedere il cuoco!... indolente e

sfiaccolato tutto l'anno, ha preso una solennità che fa proprio ridere;

insomma tutto intorno a noi è mutato. Perfino il mio canarino sbatte le

ali, e si tuffa nel secchiello, e cinguetta come se gli sia toccata una

gran fortuna.

«Come è opprimente la felicità! Se tu fossi con noi a respirare

quest'aria che respiriamo! (Oh! se tu fossi con noi!) Ci si sta a

disagio come in un'atmosfera viziata. Si sente l'affanno, l'oppressura;

si sente che è qualche cosa che esce dalle leggi naturali della vita,

che non è la vita, che non può durare, che è troppo potente per le

nostre fibre. Si prova la stessa sensazione che nel salire le prime

Alpi. Non sorridere, ci sono stata io! Più si va in alto, e più

l'aria è balsamica, e più il corpo s'affatica. Diresti che la gioia ha

dell'ossigeno, e che le grandi gioie ne sovrabbondano.

«Tutto il giorno non ho fatto che girare intorno a mio fratello come

un adulatore importuno. Io l'aveva qui, sulle labbra, il mio segreto,

«Glielo dico? Glielo dico?...» E non gliel'ho mai detto.

«Mi sono arrabbiata dentro di me di questa debolezza: mi pareva una

cosa tanto facile, ma, venuto il momento, me n'è mancato l'ardire. Ho

avuto un bel rimproverarmi la mia inettitudine, non sono riuscita che

a fare nuovi propositi invece degli altri che mi parevano saldissimi,

e a vederli venir meno anch'essi sul buono. Aggiungi che il timore

di un rifiuto non vi ha proprio avuto parte. Io sono certa che fratel

Biagio non dirà di no, perchè è buono, e mi ama tanto. Mi chiama la sua

bambina, e io non me ne offendo; sono niente io ai suo confronto; egli

è una specie di colosso e dacchè sono al mondo l'ho sempre visto tale e

quale; ho creduto per un pezzo che fosse nato così.

«Sai perchè ti scrivo? Per dirti che domani, appena sarà l'alba,

correrò incontro a fratel Biagio, e farò quello che tutt'oggi ho

tentato inutilmente di fare. Ti scrivo per incorarmi nel mio proposito;

ora che ti ho promesso (e giurato) di farlo, non saprò più venire

a patti con la mia coscienza. È uno stratagemma che qualche volta

riesce, io lo adopero spesso quando voglio costringere la mia volontà a

_volere_ proprio sul serio.

«Così andrò a letto più tranquilla. A quest'ora tu dormirai, perchè è

tardi; se non dormi, buona notte. A domani.»

_P. S._ «Come sono felice! Ti scrivo col cuore traboccante di gioia. Se

tu sapessi!... Ora saprai tutto.

«Non so dove io trovi la forza di stare a questo tavolino per

iscriverti; ho una strana sensazione di benessere, il sangue mi

galoppa per le vene. Vorrei saltare al collo di fratel Biagio, della

zia Angelica, della cognatina, se il mio orgoglio di donna non si

ribellasse; vorrei correre in giardino, e ricercare un angolo oscuro,

sotto il padiglione di rose bianche, dove neppure il sole potesse

vedermi, per nascondervi il mio pazzo tripudio...

«Dove s'arresterà questo turbine d'idee che mi gira pel capo? Non so

come incominciare...

«Come avevo promesso, stamane mi levai di buon'ora, e venni innanzi

a mio fratello per dirgli tutto. Ero risoluta più che io stessa non

sperassi — pensavo a te... tuttavia di' tu se il cuore mi battesse!

«Fratel Biagio era di buon umore; egli lo è sempre, ma questo mi parve

buon indizio. Mi attaccai al suo braccio, passeggiai gran tempo con

lui per la casa, e riuscii a trarlo a poco a poco in giardino. Lo

tempestai di domande sul suo viaggio, sulla sua intrapresa di stagni,

sull'Olanda... Fratel Biagio era lontano mille miglia dal supporre a

che volessi venire, e siccome se può parlare dei suoi viaggi è l'uomo

più felice di questa terra, entrò in cento minuzie per soddisfare la

mia curiosità.

«Intanto ch'egli parlava, io rivolgeva in mente la mia idea fissa,

rampognandomi di scegliere una via così lunga, e frammettendo ogni

tanto qualche cenno del capo e qualche accento di meraviglia per non

tradire la mia distrazione. Ma o non vi riuscii punto, o vi riuscii

male, perchè all'improvviso mio fratello tacque; io, tolta da quel

silenzio repentino alle mie fantasie, lo guardai in faccia... Mi

guardava... balbettai qualche parola e mi feci di bragia in volto.

E mio fratello a ridere come matto. Quel riso sonoro, aperto, mi

indispettì e rallegrò a un tempo; ma non osai interrogarlo più sui suoi

viaggi. Allora fratel Biagio mi guardò fisso, mi prese il braccio che

io aveva svincolato, e incominciò alla sua volta l'interrogatorio.

«La conclusione?... La conclusione è che gli ho detto tutto!

«Quand'ebbi finito, egli rimase un momento silenzioso; poi incrociando

le braccia e appuntando il mento sul petto, mi si piantò dinanzi

serio serio, e mi disse con accento che voleva essere severo: «Ah!

la signorina è innamorata! ah! la signorina scrive delle lettere e ne

riceve!»

«Io non sapeva se dovessi credergli o no, ma ti giuro che fui lì lì

per fuggire e sottrarmi alla sua collera. Lo guardai supplichevole,

ed egli diede in un altro scoppio di risa. Questo secondo impeto

d'ilarità, invece d'indispettirmi, mi rese audace; gli dissi che noi

eravamo sicuri della _fermezza dei nostri sentimenti_ e gli domandai il

consenso al nostro amore.

«— Ah! tu vuoi anche che io acconsenta?

«— Che egli venga da noi...» interruppi.

«— Ch'egli venga!... balbettò maravigliato.

«Non aveva detto di no, non era andato in furia; non volli sapere

altro, gli posi una mano sulla bocca, e via come una freccia.

«Per due ore il cuore mi battè forte forte. Finalmente la cognatina

venne nella mia camera sorridendo, e mi disse:

«Ma non posso più star ferma; vorrei poter volare io stessa a portarti

questa lettera, e dirti io stessa la mia felicità... la nostra

felicità. Ma se potessi venire, non t'avrei scritto; e da un pezzo non

sarei qui. Vieni tu e tutti i voti del mio cuore saranno esauditi.

«Volevo che ti invitassero con lettera, ma mi hanno detto che sarebbe

una _sconvenienza_. Io non sono persuasa, ma non mi ostino. Basta che

io possa dirti _vieni_ perchè tu venga; e a me basta che tu venga.»

Frutti proibiti · 第 17 / 108 题