VII.

Bice a Riccardo.

«Io era troppo felice, troppo lieta, troppo spensierata; questo stato

non poteva durare. La mia istessa felicità era una minaccia; dovevo

stare in guardia, dovevo aver paura della mia gioia; al contrario

da pochi giorni a questa parte non ho fatto che pazzie; ho cantato

tutte le canzoni che so a mente, ho storpiato al pianoforte tutta la

mia musica, ho inseguito la cognatina lungo i viali del giardino, ho

costretto la zia Angelica a ballare il _valzer_ con me, e, — ingrata

nella gioia — ho dimenticato i miei fiori e il mio canarino. Metteva

proprio il conto che io facessi tutto questo, per dover poi piangere

come una bambina!

«Non volevo dirtelo, ma è meglio che tu lo sappia. Ebbene, sì, ho

pianto, piango ancora, piangerò ancora, e sei tu, è quella tua lettera

sciagurata che mi fa piangere.

«T'ho fatto qualche cosa? Ti ho offeso? È tutt'oggi che cerco di

ricordarmi ciò che ti ho scritto l'ultima volta; già, immagino che cosa

può essere: qualche parola insensata a modo mio e interpretata a modo

tuo. Tu vedi subito le cose in nero, e t'adombri, e pigli la penna

e sfoghi il tuo malumore scrivendo frasi, che mi farebbero un gran

dispetto se non mi facessero versare delle lagrime.

«Hai torto, ecco. Se vi sono ragioni d'essere in collera con me, non

devi usare questo linguaggio sibillino, ma parlarmi franco addirittura.

Già, io non voglio imitarti, e senza sapere di che, perchè non me l'hai

detto, ti domando perdono di ciò che può averti offeso per mia colpa.

Una colpa vi dev'essere, se tu hai potuto dubitare di me....

«— «Che sarà del nostro amore?» — non lo sai tu? Quali paure sono

queste? Credi proprio che io possa mutare un solo istante, mai? Non

te l'ho detto che t'amo? O dubiti forse di te medesimo, della tua

costanza?... Impossibile, se tu m'ami — e anche tu me l'hai detto!...

Che non darei per poterti leggere in cuore!

«Perdonami, sai, perdonami. Volevo essere buona teco, volevo essere

carezzevole, dolce, volevo dirti cento cose, toglierti dal cuore ogni

dubbio, ed ecco invece mi lascio vincere dal dispetto. E tu soffri!

Me l'hai scritto.... tu soffri per amor mio!... Perdonami, mio buon

Riccardo, perdonami.

«Senti; quando saremo insieme, quando potremo vederci a ogni ora,

quando io potrò diradare col sorriso le nuvole del tuo spirito, allora

mi farai giustizia e non ti cruccerai più dell'avvenire, perchè

imparerai a conoscermi meglio. Tu non sei di quegli uomini che non

credono, tu hai fede in un'altra vita, non mi hai deriso tu quando ti

ho detto che le stelle preparano le nostre future abitazioni; e perchè

dunque vorrai dubitare della sola cosa che ci nobiliti sulla terra,

dell'amore?

«Se ti potessi parlare, se ti potessi dire ciò che non so o non oso

scrivere, se potessi attaccarmi al tuo braccio e condurti nel mio

giardino, e farti vedere i miei insetti a cui uso dare dei petali di

rosa e di gelsomino e delle foglie fresche a patto che non mi rodano

le mie pianticelle; se potessi farti amare il piccolo mondo in cui ho

posto la parte dei miei affetti che non è assorbita da te, da fratel

Biagio, dalla cognatina e dalla zia Angelica, mi pare che lo sentiresti

tu pure il palpito che io provo allo spettacolo della natura.

«In un bel romanzo ho letto che gli uomini a forza di tentativi per

dimenticare i dolori, non riescono spesso che a dimenticare se stessi

e la natura di cui sono figli, e che raddoppiano così le smanie,

aggiungendo al loro fardello lo scetticismo e l'apatia.

«Ma tu non sei a questo punto, e io saprò guarirti. Ti educherò a modo

mio; farò di te un innamorato meno serio, meno grave, e più galante,

e più affettuoso... E più affettuoso — ed è questo il più — perchè

già, voglio dirlo, se hai osato dubitare del nostro amore, non può

essere che tu mi ami come dici d'amarmi, e molto meno come t'amo io.

Interrogane il tuo cuore...

«Ma non dirmene la risposta. Per più ragioni: prima di tutto perchè

non mi diresti il vero; in secondo luogo perchè non ti crederei; e poi

perchè se mi dicessi che io non m'inganno, non te lo perdonerei proprio

e ti farei il broncio.

«Ora che ti ho detto l'animo mio, mi par di sentirmi sollevata. Non

piango più, non piangerò più. Sei contento?

«Se tu sapessi quanto mi costa questa lettera! Essa è frutto d'una

lotta fra il cuore che voleva confortarti e piangere teco e lo spirito

che si ribellava per tenerti il broncio.

«Questa lotta non è finita, i due avversari non hanno ancora deposte

le armi, e si guardano biecamente provocandosi a vicenda. Non so

quale rimarrà vittorioso. Indovinalo. Tu intanto fa del tuo meglio —

e, a parer mio, il meglio che tu possa fare è di scrivermi subito per

domandarmi perdono.»

Frutti proibiti · 第 16 / 108 题