raccoglimento, seguiva il feretro con le donne del paese, ed io lì,
ostinato, a camminarle vicino, finchè non si giunse al cimitero.
Capirete che non c'era scampo per lei. Visto che ribellandosi avrebbe
attirato sul fatto l'attenzione della gente, fu obbligata a rassegnarsi,
la scontrosetta! Che gusto mi cavai!
SEBASTIANO
_(masticando il sigaro)_ Vi divertiste ai funerali di mia moglie!...
GIULIO
_(sconcertato)_ Mi divertii?!... Voi fraintendete. La vicinanza del
visino malinconico d'una gentile prefica volontaria aumentava la
commozione, che....
SEBASTIANO
Non state a distillare parole difficili per giustificarvi. Se vi
divertiste, _prosit_! _(Alzandosi con falsa pacatezza)_ Volete darvi
pensiero di questo vedovo imbecille che è rimasto a vivere per rompersi
le scatole lui e per romperle agli altri?...
GIULIO
Che dite mai, signor Sebastiano! Voi siete una così cara persona....
SEBASTIANO
Io sono semplicemente un seccatore incommensurabile. E se vi sto sullo
stomaco come un quintale, dovete chiederne conto al vostro
reverendissimo signor fratello. Imbecille anche lui con la sua
prosopopea di rigeneratore delle anime! Volevo andarmene alla malora una
volta per sempre.... Nossignore! Me l'ha proibito e si è impegnato di
fabbricarmi un cervello nuovo. Sicuro! Si è impegnato di farmi credere
in tutte le bellissime fanfaluche in omaggio alle quali è assolutamente
vietato di crepare quando se ne ha voglia e si deve portare la soma
della vita senza tirar calci. Io ci scommetterei che mentre noi
cianciamo qui, egli, chiuso in quella camera, ginocchioni, provvede già
a fabbricarmelo il cervello nuovo. Dice che per servirmi a puntino gli
basta di pregare per me. Preghi! Preghi! Io ho promesso di aspettare...
finchè potrò. Ma, nel frattempo, caro signor Giulio, aspettando
d'imparare a essere il ciuco che non tira calci, ne tirerò a chiunque ci
capita. E, a tirarne a voi, — sono franco — ci proverò un diletto
particolare!
GIULIO
I miei anticipati ringraziamenti!
SEBASTIANO
Eh!... C'entra un po' l'invidia. Voi vi cucinavate la «signorina
misteriosa» facendo la stessa strada che facevo io per andare a
seppellire mia moglie: è naturale che un tantino d'invidia m'inasprisca
il sangue. — E poi, non vedete? Io, tutto vestito nero, sembro un
mostruoso bacherozzolo: voi, tutto vestito bianco, preannunziando i
prossimi calori estivi, sembrate... il battistrada del sole! Per voi ci
sono i bei visini malinconici che aspettano d'essere avvivati dai raggi
cocenti che promettete; per me... un freddo cadavere di donna che gli
acidi della mia ipocondria non riescono nemmeno a imbalsamare! Posso
volervi bene, io? Posso fare a meno d'invidiarvi? E no! E no! Sarebbe
un'anomalia. Non pare anche a voi che sarebbe un'anomalia?
GIULIO
_(senza rispondere, siede con paziente noncuranza, cavando di tasca un
elegante portasigarette e cominciando a zufolare un motivetto della_
Geisha.)
SEBASTIANO
Al più al più, io posso farvi la concessione di non desiderare il vostro
male. _(Ha in mano un cerino perchè il sigaro gli si è spento.)_ Per un
invidioso, è già una bella generosità.
GIULIO
_(togliendo da una sigaretta un po' di tabacco per afflosciarla,
continua a zufolare.)_
SEBASTIANO
_(offrendo)_ Volete un cerino?
GIULIO
_(con durezza)_ No. _(Tira fuori la sua scatola di cerini.)_
_(Contemporaneamente, tutti e due accendono i cerini e dan fuoco l'uno
al sigaro, l'altro alla sigaretta, riempendo l'aria di fumo.)_
SEBASTIANO
Siete in collera con me?
GIULIO
_(seccamente)_ Sì.
SEBASTIANO
Per la qual cosa, io vi saluto. _(Andando via lemme lemme, col sigaro in
bocca.)_ Ma avete torto, perdiancine! L'invidia porta fortuna!... Voi
siete nato vestito, caro signor Giulio!
GIULIO
_(una gamba sull'altra, la sigaretta fra le labbra, modula ora con la
voce il suo motivetto favorito, dondolando un piede su quel ritmo.)_
BARBARELLO
_(non visto nemmeno ora da SEBASTIANO che sta per uscire, sporge la
testa di sotto la tappezzeria che covre il sostegno dello scarabattolo,
e guarda alle spalle Giulio con ostilità timorosa. — I denti stretti e
la bocca aperta dànno alla fisonomia di lui un carattere beffardo.)_
SEBASTIANO
_(sulla soglia)_ E,... se la ragazza vi piace,... in un modo o
nell'altro, vi vedremo felici.... Augurii!... Augurii!... _(Esce.)_
GIULIO
_(getta un sospiro di sollievo. Si alza, va fino alla porta in fondo con
un comico slancio d'ira e ha un gesto che sembra un ceffone assestato
all'aria.)_ Per quanto è vero che esisto, questo vedovo addolorato è
peggio di un gufo!
BARBARELLO
_(ha ritratta in tempo la testa.)_
GIULIO
Voglio fare uno scongiuro contro il malocchio!
SCENA II.
DON FIORENZO
_(entra dall'uscio di destra affrettatamente, ma con passo malfermo,
guardando dietro di sè quasi fosse incalzato da un'ombra.)_
GIULIO
_(voltandosi di botto)_ Fiorenzo!?...
DON FIORENZO
_(fermandosi)_ ... Che c'è?...
GIULIO
Lo domando io a te. Mi sembri uno spiritato!
DON FIORENZO
_(confusamente)_ Uno spiritato?... Che esagerazione!... Avrò forse un
po' l'aria stranita....
GIULIO
Altro che stranita!... Hai avuta qualche brutta notizia?... Hai avuta
qualche cattiva sorpresa?...
DON FIORENZO
Ma no.... Gli è soltanto che mi sono or ora liberato da una specie
d'incubo, da una specie di sogno....
GIULIO
T'eri addormentato?!
DON FIORENZO
_(con simulazione)_ Appunto.... Credo di essermi assopito.... Il
raccoglimento... la stanchezza.... Mi levo troppo per tempo la mattina,
e poi... nelle ore calde....
GIULIO
_(ridendo)_ Il bello è che quell'ottimo Sebastiano era sicuro che tu
stessi a pregare per lui.
DON FIORENZO
È stato qui Sebastiano?
GIULIO
Sì, è stato qui.
DON FIORENZO
E se n'è andato?
GIULIO
Per fortuna!
DON FIORENZO
Era di umor nero?
GIULIO
D'umore nerissimo, con sintomi allarmanti di alienazione mentale!
DON FIORENZO
È degno di tanta compassione, poveraccio!... Bisogna proprio ch'io vada
a fargli un po' di compagnia. Dammi licenza. _(Sta per andare.)_
GIULIO
Ma bada che ce l'ha anche con te.
DON FIORENZO
_(sostando)_ Con me?!
GIULIO
Sì, perchè non gli hai voluto dare il permesso di suicidarsi. Abbi
pazienza: com'è che ti è saltato in mente di non darglielo?
DON FIORENZO
_(stringendosi nelle spalle con malinconica mitezza)_ Non sono permessi
che posso dare io.
GIULIO
Del resto, quello è un ometto da fartela in barba! Una delle sue
fissazioni è di sbarazzarsi di sè stesso, e, giacchè si vanta, più che
mai, di essere ateo, quando meno te lo aspetti egli si accopperà come se
niente fosse.
DON FIORENZO
No, Giulio! Non dirlo nemmeno per celia!
GIULIO
_(con severità buffonesca)_ E tu, intanto, invece di pregare per la sua
conversione, ti metti a fare dei sogni... che chi sa poi quali sogni
sono!
DON FIORENZO
Eh, mio caro, il tuo ammonimento mi tocca assai più che non possa
parere. Da un certo tempo in qua, sono distratto,... sono distolto dalle
mie cure....
GIULIO
_Vade retro, Satana!_
DON FIORENZO
Lascia stare Satana. Lui non mi dà nessun fastidio.
GIULIO
Fiorenzaccio, io pretendo di sapere i particolari del tuo così detto
incubo!
DON FIORENZO
Ricominci con gl'interrogatorii?!
GIULIO
T'impongo di rivelarmi quello che sognavi!
DON FIORENZO
_(diventando di scatto quasi tragico)_ Ma che sognare! Ma che sognare!
Non sognavo, no! _Vedevo!_ E non era la prima volta che _vedevo_!... Dal
giorno in cui tu m'inducesti ad accennarti la mia follia di studente
romantico, la stessa immagine che quel giorno rievocai mi riappare
dinanzi sempre che cerco di concentrarmi nella preghiera. E mi riappare
così evidente, così vera, così viva, così vitale che io mi sento
ricacciare, anima e corpo, nel passato di venti anni fa. L'illusione che
i miei occhi compongono ha la consistenza precisa di un fatto reale. In
quei momenti, io ho la certezza profonda che quella donna sia lì, lì,
dinanzi a me, come per invocare soccorso contro l'infamia dell'uomo
nefasto a cui la conobbi doverosamente fedele. Ed io ritorno, in quei
momenti, alla mia giovinezza, io ritorno alla mia libertà, io ritorno
alla mia follia primaverile, e per di più, nella singolare illusione,
concepisco speranze che venti anni addietro non osavo concepire!... Ma
ecco che, all'improvviso, una chiaroveggenza nascosta dà a tutto ciò la
fisonomia della tentazione e dell'insidia. Io mi spavento. Chiudo gli
occhi. Continuo a vedere. Mi agito, mi dibatto, m'insulto, mi percuoto,
e continuo a vedere, continuo a vedere, continuo a vedere... finchè non
riesco a fuggire distaccandomi da lei con uno sforzo disperato, e
allora, finalmente, rientro in me stesso e mi metto in salvo! _(Breve
pausa)_ Ora, per esempio, sono al sicuro. Dov'è la mia giovinezza?...
Dov'è la mia libertà?... Dov'è la follia primaverile?... Più nulla!...
Un piccolo sfogo col fratello compiacente, un po' di pazienza in
saccoccia per gli eventi della giornata... e una visitina al vedovo
infelice per ottenere che egli perdoni al prete inetto di non averlo
ancora saputo conquistare a Dio.
GIULIO
_(togliendosi la paglia e sedendo serio, quasi pensoso)_ Sì, mio buon
Fiorenzo, vai, vai a fare la tua pietosa visitina. Ma non trattenerti a
lungo, ti raccomando. Io t'aspetto qui.
DON FIORENZO
Perchè?
GIULIO
Per niente. Ho piacere di stare con te. Ogni volta che mi parli, mi fai
del bene. Quando non ti vedo, quando non ti ascolto, io ricasco nella
mia frivolezza, e poi me ne dolgo, me ne irrito!
DON FIORENZO
Ma tu, al contrario, mi farai il favore di ricascarci, perbacco! O che?
Per causa mia ti vuoi mummificare?! Non ci mancherebbe altro!... Lascia
che dentro l'anima ti frulli! Ridi, salta, canta, fatti sempre bello
come oggi, porta in giro, nella luce meridiana, i tuoi trent'anni,... e,
se fioriranno gl'idillii villerecci sul tuo cammino, non prendere troppo
sul serio... la buona condotta che mi feci promettere. Tanto, anche
senza il permesso di Don Fiorenzo, il mondo seguiterà ad andare com'è
andato sempre. _(Animandosi)_ Stavi per uscire. Non esci più?
GIULIO
No, non stavo per uscire. Ho già passeggiato lungamente stamane.
DON FIORENZO
E passeggia ancora! Passeggia! _(Gli rimette la paglia in testa e lo
costringe ad alzarsi)_ Su! Su!... È cominciato un giugno che serba tutti
i dolci profumi del mese di maggio. Vatteli a godere! E ti voglio dare
un garofano più sfacciato, più audace. _(Corre svelto al balcone e ne
coglie uno rosso fiammante.)_ Audace come il fuoco!... Audace come la
fiamma! _(Indi, sostituendolo a quello che Giulio porta all'occhiello)_
Guarda che bellezza!... Rosso su bianco!... La fiamma fra le nevi!... Ti
va a meraviglia!... Sei magnifico!
GIULIO
_(con un compiacimento un po' malinconico)_ Ma sta' zitto!
DON FIORENZO
_(arricciandogli un po' i baffi e calcandogli la paglia da un lato)_ E
poi... baffetti rubacuori... cappello a sghimbescio... e passo di
bersagliere! Avanti!... _March!_... Alla conquista dell'universo! _(Ride
forte per mostrare un'allegria che cerca invano di sentire.)_
GIULIO
_(ridendo anche lui con poca voglia di ridere)_ E sentirai che squilli
di vittoria!
DON FIORENZO
_(sospingendolo fino alla porta)_ Ohè!... Fate largo! Fate largo!...
Fate largo!... Passa l'Amore!
GIULIO
Sì, fate largo, perchè l'amore è una bestia pericolosa!...
_(Ridono, ancora, tutt'e due separandosi sul pianerottolo.)_
DON FIORENZO
_(entra nella casa di Sebastiano.)_
GIULIO
_(discende le scale.)_
BARBARELLO
_(sbucando dal suo nascondiglio, contento di essersi saputo nascondere,
ride alla sua volta. — La sua risata debole e lenta sembra un'eco in
ritardo del riso dei due fratelli. — Indi, tace a un tratto, tendendo
l'orecchio verso la porta. E aspetta.)_
SCENA III.
ANNITA
_(comparisce, titubante, sul pianerottolo.)_
BARBARELLO
_(nel vederla, retrocede, curvandosi un poco in atto di rispetto e
cercando di articolare qualche parola, che resta indistinguibile nelle
modulazioni stentate della sua voce.)_
ANNITA
_(come incoraggiata dalla presenza di Barbarello)_ È permesso?
_La voce di_ GIULIO
_(dal cortile)_ Sì, signorina, è permesso.
BARBARELLO
_(ha in tutto il corpo una contrazione rabbiosa, e, in silenzio, con una
velocità e una leggerezza di gatto, fugge nella stanza attigua.)_
ANNITA
_(si è voltata verso le scale con un lieve sussulto.)_ Ma io non so,
signore, se Don Fiorenzo sia in casa.
GIULIO
Favorisca, la prego. _(La raggiunge, le passa davanti ed entra
togliendosi il cappello.)_ Favorisca.... Io l'ho raggiunta apposta per
non farla andar via. È vero che lei, viceversa, si è decisa a venir su
precisamente perchè ha visto uscire me...; ma spero che non mi vorrà
mortificare evitandomi anche nel domicilio di mio fratello. Non merito
tanta diffidenza.
ANNITA
_(si avanza cauta ed impassibile sotto quel suo velo di mestizia,
cercando vagamente con lo sguardo Barbarello.)_ Non ho nessuna ragione
per evitarla. Ma... se suo fratello non c'è....
GIULIO
Fiorenzo è qui accanto, dal suo amico Sebastiano. Non potrà tardare
molto.
ANNITA
Allora, mi farebbe il favore di avvertirlo?
GIULIO
Avvertirlo immediatamente sarebbe inutile. So che si tratterrebbe lo
stesso. Lo avvertirò fra qualche minuto. Si accomodi, intanto. Se me lo
ha detto con sincerità di non avere nessuna ragione per evitarmi,
cominceremo, finalmente,... a conoscerci, o, meglio, a rendere più
socievole una conoscenza che finora è stata troppo simile alle ombre di
questi piccoli boschi e alle asprezze di queste rocce. _(Offrendole una
sedia)_ Non vuole accomodarsi?
ANNITA
Ma sì.... Grazie. _(Siede.)_
GIULIO
_(sedendo, dopo di lei, a rispettosa distanza)_ Veda, è da stamane che
io ho pensato: «oggi parlerò con la signorina misteriosa».... L'ho
chiamata sempre così.... Non se ne dispiace?
ANNITA
Non me ne dispiaccio.
GIULIO
_(celiando)_ C'era forse la voce del destino nel mio pensiero? Chi sa!
Un mese di soggiorno in questi luoghi, dove tutto è piuttosto fantastico
e suggestivo, mi fa già credere alla probabilità che ci sia un
destino... con la relativa voce. Il certo è che, tornando dalla mia
passeggiata mattinale, ho incontrata lei qui presso in uno scorcio
angusto che non le consentiva la necessaria disinvoltura per mettersi in
fuga come di solito. Non le nascondo che avrei avuta l'impertinenza di
rivolgerle la parola se non avessi veduto accoccolato, poco lontano,
quel ragazzaccio mezzo ebete e mezzo furbo, che, non saprei dirle
perchè, mi paralizza, mi dà soggezione. Ma, anche dopo, «la voce del
destino» ha insistito. E, in realtà, ecco che io le parlo e, quel che
più importa, lei mi ascolta. _(Poi, quasi con umorismo)_ Cioè.... Mi
ascolta o non mi ascolta?
ANNITA
Sì, l'ascolto.
GIULIO
Come può ascoltare la «signorina misteriosa»!
ANNITA
_(sorride appena.)_
GIULIO
_(vivamente)_ Ha sorriso?!
ANNITA
No.
GIULIO
Io le assicuro che lei ha sorriso. Ha sorriso poco poco poco, ma ha
sorriso. Ho visto, in un attimo, come passare un lumicino dietro i vetri
chiusi di una piccola finestra oscura. Un lumicino che passa! Le pare
nulla? Deve pur esserci la mano che lo ha acceso. E dunque non è
addirittura insperabile che la stessa mano conceda d'illuminare la
finestretta di una luce meno scarsa e meno fugace. Che non sia facile
ottenere questa concessione, è perfettamente giusto; ma sono qua io per
fare del mio meglio. «L'importuno vince l'avaro». Lei non lo immagina
nemmeno come io sappia essere importuno!... E forse io non immagino...
come lei sappia essere avara. _(Mutando)_ Avara, del resto, di che?...
Rifiuterebbe, per esempio, di dirmi, intanto,... il suo nome?... Non
altro che il suo nome... di battesimo?
ANNITA
Sì.
GIULIO
E perchè?
ANNITA
_(severa, ma involontariamente graziosa)_ Perchè, certo, lei lo sa già.
GIULIO
_(con affettata energia)_ Nego assolutamente! E poi... in che modo avrei
potuto saperlo? Chiedendolo — mettiamo — al postino che le reca la non
abbondante corrispondenza?
ANNITA
Forse.
GIULIO
Il postino mi ha calunniato! E, difatti, se lei mi dicesse un nome
falso, ci crederei e mi lascerei ingannare.
ANNITA
_(con semplicità, come per troncare cortesemente)_ Io mi chiamo...
Annita.
GIULIO
_(di scatto)_ Ma questo è il nome vero! _(Tappandosi immediatamente la
bocca con le dita)_ Uh!... che bestia!
ANNITA
_(sorride di nuovo.)_
GIULIO
Ha sorriso un'altra volta?!... Ha sorriso un'altra volta?!... Dio, che
contentezza!... _(Alzandosi)_ Mi affretto a chiudere il mio primo
conticino di importuno perchè non voglio rischiare di guastarmi il
successo. In meno di cinque minuti, due sorrisi e il nome: è un successo
inaspettato, è un successo enorme! Sì, il nome lo avevo già carpito al
postino: questo è naturale; ma non so che cosa avrei dato per udirlo
pronunziare da lei. Non ho dato che una minuscola bugia, e l'ho udito.
Ora sì che posso dire di conoscerlo! Il nome di una donna non è
veramente il _suo_ nome che come essa medesima lo pronunzia. E lei,
signorina, lo ha pronunziato deliziosamente. «Annita»!... Ha prolungato
un po' quell'i, lasciando poi cadere l'ultima sillaba. A me è parso...
l'espressione melodica di una lontana stella cadente. _(Con genuina
delicatezza — impacciandosi alquanto — muta ancora.)_ E adesso lei
potrebbe sorridere per la terza volta, ma io,... a dirgliela
schietta,... no, non ne sarei troppo sodisfatto. Anzi..., veda,... ne
avrei un senso di sconforto. Non sorride?... Glie ne sono molto
grato.... Vado ad avvertire mio fratello.... A rivederla, signorina.
ANNITA
_(celando un moto intimo di sollievo, contraccambia freddamente il
saluto:)_ A rivederla.
GIULIO
_(oltrepassa la soglia in fondo, e, sogguardando Annita, si avvicina
all'uscio accanto. Sta per entrare nella casa di Sebastiano, ma si
ferma. Preferisce di non entrarci. E resta sul pianerottolo,
chiamando:)_ Fiorenzo!... Fiorenzo!... _(Pausa)_ C'è qui... la signorina
che voleva parlarti quel giorno.... L'ho vista entrare e sono tornato
indietro per riceverla. Ti attende. _(Poi, per avere il pretesto di
soffermarsi ancora, sempre sogguardando Annita, che non lo vede, si
dispone ad accendere una sigaretta.)_
ANNITA
_(al lieve stridore del fiammifero stropicciato sulla scatola, ha come
un leggero urto e, senza volere, si volta — per un istante solo.)_
GIULIO
Mio fratello viene sùbito, signorina.
ANNITA
_(non ha nemmeno un gesto di ringraziamento.)_
GIULIO
_(dopo avere accesa la sigaretta, accoratamente rassegnato, discende le
scale.)_
_(Qualche nota del suo consueto motivetto zufolato si allontana con
lui.)_
SCENA IV.
DON FIORENZO
_(contenendo, nell'entrare, la vivissima velocità del passo)_ Eccomi a
lei, signorina....
ANNITA
_(si alza, inchinandosi umilmente.)_
DON FIORENZO
No.... Resti comoda, resti comoda.... Sederò anch'io.... _(Mette una
mano sulla spalliera di una sedia. La presenza di Annita gli ha
rinnovata, molto più profondamente, l'impressione che provò quando la
vide fra la piccola folla dei suoi poverelli. Insiste ancora perchè ella
risegga.)_ Mi faccia il favore.... _(Appena Annita acconsente, egli si
lascia cadere sulla sedia a cui si è appoggiato.)_ Questa visita,
signorina, se non mi sbaglio, è una visita procrastinata di circa un
mese.
ANNITA
Sì, reverendo. Quel giorno, il suo congedo mi scoraggiò.
DON FIORENZO
_(osservandola e scrutandola con intensità)_ Era un congedo
momentaneo....
ANNITA
A me parve addirittura... d'essere scacciata. E non so davvero come oggi
io sia riuscita a vincere il mio scoraggiamento.
DON FIORENZO
Fui frainteso. Lei capitò in una giornata eccezionale. Non potetti darle
udienza, ma le dissi — ricordo bene —: «la mia porta è sempre aperta».
E, guardi: _(indicando la porta)_ non era una frase. Un sacerdote,
specie in un villaggio, deve, nei limiti del possibile, togliere di
mezzo tutti quegli ostacoli che possono... far ritardare coloro che
sentono la necessità di rivolgersi a lui. Una porta chiusa non cessa di
essere un ostacolo nemmeno quando ci sia una mano pronta ad aprirla,
giacchè, in ogni caso, è un divieto che bisogna mutare in consenso. Il
divieto di entrare nella mia casa non c'è... _per nessuno_.
ANNITA
_(ascolta, compunta e raccolta.)_
DON FIORENZO
Deploro, comunque, di aver contribuito, benchè senza volerlo,
all'equivoco che l'ha trattenuta finora.
ANNITA
Il torto è mio. Non avrei dovuto ritardare.
DON FIORENZO
Voglio credere... che il ritardo non le abbia troppo nociuto.
ANNITA
Nociuto, no; ma... in questo lungo mese....
DON FIORENZO
Parli.... Parli liberamente, signorina!
ANNITA
... è stato anche più triste, è stato anche più pauroso del solito il
mio vagabondaggio.
DON FIORENZO
_(intento a udire ogni più intima vibrazione della voce di lei)_ Più
_pauroso_ del solito?!... Evidentemente, il suo vagabondaggio non è che
una agitazione, una inquietudine del suo spirito smarrito....
ANNITA
Sì.
DON FIORENZO
Una inquietudine che arriva fino alla paura?!
ANNITA
Sì.
DON FIORENZO
Ma... perchè?... Perchè?... Si spieghi....
ANNITA
Se si cammina nel buio... senza nessuna guida....
DON FIORENZO
_(cercando d'indovinarla, di definirla)_ Lei teme... ciò che non
vede....
ANNITA
Sì.
DON FIORENZO
Teme l'ignoto....
ANNITA
Sì.
DON FIORENZO
Il che significa che lei non è sorretta dalla fede religiosa. Non
sarebbe forse questa, signorina, la causa vera del suo pánico?
ANNITA
Non credo.
DON FIORENZO
Soltanto chi manca di fede religiosa può aver paura dell'ignoto, che è
poi, in altri termini, quello che minacciosamente si nasconde nella
realtà della morte.
ANNITA
_(con una improvvisa animazione)_ Ma di quello che si nasconde nella
realtà della morte io non ho paura! Io ho paura di quello che si
nasconde nella realtà della vita.
DON FIORENZO
_(sorpreso, la guarda, acuendo sempre più la sua osservazione.)_ Lei,
signorina, distingue due cose che, per noi cristiani, ne costituiscono
_una sola_ nell'unica aspirazione della salvezza dello spirito. Dai
pericoli della vita che passa, noi siamo preservati e difesi appunto
dalla stessa luce divina che rischiara l'eterna vita futura. Il suo
istinto, del resto, glie lo ha già detto, visto che lei si reca a
chiedere il consiglio di un sacerdote.
ANNITA
Io chiedo a lei... più che il suo consiglio. Io chiedo... la sua
protezione.
DON FIORENZO
La chiede a me, suppongo, come la chiederebbe a chiunque porta, non
indegnamente, questo abito.
ANNITA
No.
DON FIORENZO
.... Non capisco....
ANNITA
.... Quando lei mi scòrse, inaspettata, fra i suoi poverelli, io,
naturalmente,... non le potetti dire la verità.
DON FIORENZO
Mi accennò di essere venuta quassù per una ordinazione dei suoi
medici....
ANNITA
I medici avevano creduto opportuno di consigliarmi un'aria piuttosto
elevata e un soggiorno tranquillo, ma la scelta del luogo l'avevo fatta
io.
DON FIORENZO
_(si sorveglia con ferma volontà per non lasciar trapelare la sua
crescente emozione.)_
ANNITA
Ero ben certa di trovare quassù chi avrebbe saputo proteggermi.
DON FIORENZO
Non avrà avuta la ingenuità — mi scusi l'espressione un po' aspra — di
lasciarsi attrarre dalle stolte fantasticaggini popolari.
ANNITA
Che pensa?!
DON FIORENZO
E allora, qual'è l'origine di una così strana certezza?
ANNITA
A me è stata messa nell'anima... da mia madre.
DON FIORENZO