_(in un trasalimento che lo irradia e lo trasforma)_ Voi, dunque, siete

Annita?!... Ma sì!... Voi siete Annita! Siete Annita!... Siete la bimba

di cui ho carezzata la testolina d'angelo sulla spalla della mamma

tenerissima!... Io mi ostinavo a dubitarne, mi ostinavo a non crederci,

ma pure l'avevo udito... l'avevo veduto... perchè della mamma voi avete

la voce, voi avete la fisonomia: tutta la sua fisonomia avete, appena

mutata... come l'avrebbe potuta mutare un pittore interpretandola a modo

suo.... _(Frenandosi, padroneggiandosi)_ Oh, io l'ho conosciuta la

mamma!... L'ho conosciuta... molto tempo fa. Poi... non ci siamo più

incontrati; ma... me ne ricordo bene. Come potrei non ricordarmene?

Fummo, per più di un anno, buoni amici. E comprendo che anche ella possa

talvolta essersi ricordata di me. Ciò che non mi spiego ancora è che vi

abbia designata la mia povera persona come una specie di rifugio; ciò

che non mi spiego ancora è la vostra ansia di cercarmi,... la vostra

ansiosa richiesta di protezione.... _(assalito da cento timori diversi)_

.... poichè la circostanza che vi tiene lontana dai vostri genitori è

senza dubbio temporanea, è senza dubbio passeggera....

ANNITA

Mio padre abbandonò la casa quando io ero adolescente per andare non so

dove... non so con chi,... e mi ha dimenticata. La mamma... è morta.

_(Si copre con le palme delle mani gli occhi, che aspettavano di poter

piangere.)_

DON FIORENZO

_(sente il colpo nel centro del cuore: — sente dissolversi. Ma

gradatamente si costringe a un contegno insospettabile. Pare che

s'impietrisca: e il pianto che gli è vietato traspare come un'onda

interiore di lagrime dal volto diafano e immoto.)_

_(Un lungo silenzio.)_

ANNITA

Proferì il nome vostro, che io non avevo udito mai nè da lei nè da

altri, qualche momento prima di morire. Mi raccomandò di non rivolgermi

che a voi se un giorno io mi fossi sentita troppo sola e avessi avuto

bisogno di un appoggio.... Era il delirio dell'agonia, ma le poche

parole con cui mi fece questa raccomandazione uscirono limpidamente

dalla sua bocca che quasi sorrideva.... «È un santo uomo» — mi disse

ella in ultimo —: «vedrai che non si rifiuterà di aiutarti.» E, dicendo

così, aveva lei il viso d'una santa. Com'era bella! _(Piange ancora.

Poi, un poco più serena:)_ Per circa tre anni ho aspettato inutilmente

che la necessità m'insegnasse il modo di bastare a me stessa. Non mi

mancavano i mezzi di sussistenza perchè la mamma ci aveva, alla meglio,

provveduto; ma dentro di me non ho trovato nulla di ciò che serve per

essere libera, per essere forte. Ero vissuta del suo respiro.... E da

quando il suo respiro mi fu tolto, io non sono stata che una cosa

inerte, un fragile oggetto qualunque gettato sul lastrico di una strada

per la quale tanta gente, tanta gente passava! Se uno di quei passanti

avesse abbassata la mano in atto di raccogliermi, io non avrei saputo

prevedere nè avrei saputo domandargli che ne volesse fare di me,... e,

forse,... mi sarei anche lasciata prendere.

DON FIORENZO

_(cercando le parole e misurandole in una pavida tensione di pensiero)_

La povera moribonda non poteva avere nessuna ragione per chiamare me in

vostro soccorso; ma... nel vaneggiamento delle agonie... parla spesso

una volontà superiore a tutte le ragioni umane. A questa volontà io

obbedisco. — Eravate vissuta del respiro di vostra madre, che fu... una

donna sublime...: possa io riescire a serbarvi sempre degna di vivere

della sua memoria. _(S'accorge di non resistere più. Tace, temendo di

tradirsi.)_

_(Si ode giungere dalle scale lo zufolìo di GIULIO: sempre lo stesso

motivo, ritmato questa volta con dolcezza triste. — Lo zufolìo si

avvicina. — Egli attraversa, con andatura pigra, il pianerottolo,

gettando lo sguardo nella camera, e continua a salire, zufolando.)_

DON FIORENZO

_(ripigliando lena, si alza, affinchè il colloquio non si prolunghi)_

.... E, per oggi, abbiamo detto abbastanza.... Non è già che anche oggi

io mi permetta di congedarvi, ma vi chiedo bensì licenza di

ritirarmi.... Ho una specie di stanchezza qui, _(si tocca l'occipite)_

che esige un po' di riposo....

ANNITA

_(alzandosi con mite premura)_ Ve ne prego....

DON FIORENZO

Da domani, voi potrete contare sulla mia affettuosa assistenza....

Preferiremo il raccoglimento della chiesa, dove... l'ausilio della

sicura serenità... mi rende meno perplesso nel compiere i miei doveri.

ANNITA

Come vorrete.

DON FIORENZO

E siate tranquilla, ora.

ANNITA

Sono tranquilla.

DON FIORENZO

A domani, Annita.

ANNITA

A domani. _(Resta lì, incapace di allontanarsi, invasa da una convinta

devozione come innanzi a un altare.)_

DON FIORENZO

_(ancora raffrenandosi, ma con l'urgenza di nascondersi, va alla porta

della stanza accanto, l'apre sùbito pur cercando di moderare la fretta,

e, poichè sta già per essere preso da un capogiro, si precipita dentro e

richiude.)_

ANNITA

_(lo ha seguíto con gli occhi devotamente pietosi, e, adesso, in un

atteggiamento di mestizia calma e soave, si avvia, lenta, verso il

fondo. — Sulla soglia, si ferma, quasi non volesse uscire. — Sporge il

capo. — Guarda giù per le scale. — Non vede nessuno. — Prosegue.)_

_(Appena ella è uscita, torna a risuonare, fiocamente, l'invariato

zufolìo di GIULIO. — Quelle note insistono, insistono, fioche e

monotone, nel silenzio che incombe.)_

(SIPARIO.)

ATTO TERZO.

_La medesima camera._

SCENA I.

_(Qualche istante di vuoto e di silenzio.)_

BARBARELLO

_(entra dalla porta a sinistra con rapidità precipitosa andando verso le

scale. Nella foga del correre, sulla soglia della porta in fondo, che è

aperta come di consueto, scivola e casca rumorosamente.)_

DON FIORENZO

_(venendo sùbito dopo di lui dalla stessa porta a sinistra e vedendolo a

terra, lo sgrida_:) Eh!... Per forza devi cadere!... Corri così

all'impazzata!...

BARBARELLO

_(raccogliendo una lettera che gli è scappata di mano e rialzandosi

indolenzito)_.... Tu... tu hai detto....

DON FIORENZO

E sempre con quel «_tu hai detto_...»! Che t'ho detto io?!... T'ho detto

di affrettare il passo, non già di precipitarti in cotesto modo

selvaggio!... Il solito eccesso di zelo!... E adesso è inutile che tu mi

stia a contemplare!... Va, ragazzo mio.... Va.... In fretta, sì, ma, ti

prego, senza romperti la nuca, perchè quest'altro guaio sarebbe proprio

fuori programma!

BARBARELLO

_(via, correndo, un po' meno rapidamente.)_

SCENA II.

DON FIORENZO

_(si mette ad andar su e giù per la stanza facendo dei piccoli gesti

nervosi. Indi si ferma presso il tavolino. Riflette senza più

gesticolare. — Con risolutezza dà un pugno sul tavolino e conclude:)_ Ne

ho il dovere! _(Esce sul balcone, e, alzando il capo, chiama

vivamente:)_ Giulio!... Giulio!...

_La voce di_ GIULIO

Che vuoi, Fiorenzo?

DON FIORENZO

Scendi giù. Dobbiamo discorrere. _(Passeggia ancora, finchè non arriva

Giulio.)_

GIULIO

_(entrando)_ Che hai? Sei arrabbiato con me?

DON FIORENZO

Com'è che supponi che io sia arrabbiato con te?

GIULIO

Non è mica difficile di capirlo. La voce con cui mi hai chiamato... la

tua fisonomia.... E poi, è già da qualche giorno che vedo maturare la

tua arrabbiatura....

DON FIORENZO

Non è un'arrabbiatura, caro Giulio!

GIULIO

No?... E che cos'è?...

DON FIORENZO

_(dopo una breve esitazione inquieta)_ È che debbo muoverti un

rimprovero, molto seriamente!

GIULIO

Perbacco! Mi metterai anche in punizione?... In ginocchio sui chicchi di

gran turco?...

DON FIORENZO

Non fare dello spirito. Vedrai che non è il caso.

GIULIO

Non avrò commesso un qualche delitto, spero.

DON FIORENZO

Il ricorrere all'artifizio raffinato di un falso innamoramento per

circuire una fanciulla onesta e inesperta è per lo meno... una viltà.

GIULIO

_(ha un immediato moto di sdegno; ma si padroneggia e piglia un'aria

fittizia di noncuranza.)_ Parli della signorina Annita?

DON FIORENZO

_(con austerità)_ Di lei parlo, s'intende. Di chi potrei parlare se non

di lei?... _(Siede, e cerca, anche lui, di moderarsi.)_ Tu non ignori,

Giulio, le ragioni supreme che mi hanno indotto ad aver cura della sua

esistenza. Quando cominciai ad accorgermi che tu ritornavi alle tue

antiche abitudini per tentare la conquista di quella buona creatura, mi

affrettai a confidarti _chi fu_ sua madre e come precisamente da _sua

madre_ mi fosse stata inviata affinchè io la proteggessi e le volessi un

po' di bene. Credetti che tu, possedendo già la chiave del vecchio

nascondiglio dei miei ricordi, avresti sentita l'imponenza di ciò che ti

confidavo; credetti che la tua rinascente galanteria d'uomo frivolo e

pervertito ne sarebbe rimasta interdetta, ne sarebbe rimasta

disarmata.... Ma, purtroppo, non fu così! Con me, da allora, hai

ostentata abilmente una completa indifferenza per Annita, e, nel

medesimo tempo, alla chetichella, hai cercato di attirartela, assumendo

degli opportuni atteggiamenti d'innamorato mite e rispettoso. Dopo

quanto ti avevo detto, non mi sarei mai potuto aspettare che tu avresti

agito così. Io ne ho avuto maraviglia e rammarico, Giulio, e, se ancora

te lo tacessi, come te l'ho taciuto fino a oggi per un ritegno che

deploro, mancherei al mio còmpito, e mi parrebbe, per giunta, d'essere

il tuo complice!

GIULIO

_(mettendosi a cavalcioni d'una sedia — con pacatezza dispettosa)_ Ti

faccio notare che per non venir meno al tuo còmpito, tu incorri in una

grave scorrettezza, per così dire, _professionale_.

DON FIORENZO

Io?!

GIULIO

Proprio tu. Da chi l'hai saputo che io abbia cercato di... conquistare

la signorina Annita? Visto che con te ho dissimulato abilmente le mie

intenzioni, non l'hai saputo che da lei stessa. Sicchè, movendomi un

rimprovero in base a ciò che la tua penitente ti ha _confessato_, tu,

sia pure per un ottimo fine, sfrutti il segreto della confessione.

DON FIORENZO

_(sorpreso)_ Sfrutto il segreto della confessione?!

GIULIO

Sicuro! Lo sfrutti, lo tradisci....

DON FIORENZO

_(scattando con orgoglioso furore)_ Ma che osi dirmi, tu?! Io non ti

permetto di ammonire in me il sacerdote! _(Poi, pentendosi del suo

scatto)_... Della signorina Annita io non sono solamente il confessore:

ne sono altresì l'unica guida, l'unico appoggio. La mia coscienza è

costretta a distinguere l'ufficio del confessore dalla missione di colui

al quale la volontà di una moribonda affidò sua figlia. E credo che il

tuo buon senso debba riconoscere che questa distinzione è

indispensabile.

GIULIO

_(remissivo)_ Ti ho detto una stupida malignità; ma non mi sarei neppure

sognato di dirtela se tu non avessi usato con me un tono così ostile,

così tagliente. Mi sei stato antipatico, ecco! Mi hai stizzito!...

_(Dopo un istante di pausa, con una certa riluttanza e con un certo

pudore, si sforza di dare delle spiegazioni.)_ Che io abbia voluto

tentare di vincere la ritrosia della signorina Annita, quella sua

freddezza estatica, quella sua impassibilità di sfinge silenziosa, è

vero, ma non è vero affatto che il mio rispetto e la mia timidezza siano

un raffinato artifizio. Sul principio, parlando con lei, io sapevo

essere disinvolto, vivace, gentile, forse anche ardito. Ma da un pezzo,

quando riesco ad avvicinarla, faccio la figura dell'adolescente al

cospetto della donna per la quale ha perduto il sonno e l'appetito. Le

dico delle parole monche, senza nesso, senza sugo. Non so parlarle di

nulla. Non so nemmeno sospirare. E se, per caso, camminandole accanto,

urto col mio gomito nel suo, non solo ne arrossisco, ma mi affretto a

chiederle scusa tanta è la paura di lasciarle supporre che io l'abbia

fatto apposta. Tutto questo, malauguratamente, è sincerissimo! Non ho

che farci, io, se la sincerità non è sempre documentabile.

DON FIORENZO

La sincerità non è sempre documentabile, ma l'indole e il passato di un

uomo valgono più di qualunque documento quando si tratta d'interpretare

le azioni di lui in un modo piuttosto che in un altro. La tua indole è

quella di un gaudente che non è suscettibile se non di modificazioni

precarie e di pentimenti effimeri, e il tuo passato è quello di un

cinico ed astuto cacciatore di donne!

GIULIO

Senti, Fiorenzo. Tu, oggi, ti ostini a trattarmi con una severità

esagerata... che io non sono disposto a sopportare. Facciamo così:...

parleremo un altro giorno di questa faccenda. _(Levandosi)_ Oggi non sei

sereno, non sei calmo.... E giacchè non sono abbastanza calmo nemmeno

io, è meglio troncare.... Ti saluto. _(Si avvia per uscire.)_

DON FIORENZO

_(levandosi, alla sua volta, vivacemente, per trattenerlo)_ Io ti prego,

Giulio, io ti prego di non amareggiarmi di più! Io ti prego di non

sfuggirmi!

GIULIO

_(fermandosi)_ E io ti prego di lasciarmi andare. Se restassi ad

ascoltarti, non ti potrei garantire la mia pazienza.

DON FIORENZO

_(nervoso, ma con un accento supplichevole)_ Tu non mi farai il torto di

non ascoltarmi.... E mi ascolterai senza ribellarti... per non mettere a

repentaglio il nostro affetto ... al quale tutti e due dobbiamo tenere

come a un tesoro ritrovato.

GIULIO

_(tentenna il capo, si passa una mano sulla fronte. Indi, lentamente,

torna a sedere con sforzata rassegnazione.)_ E allora, continua.

DON FIORENZO

Io lo so che non sono calmo, ma come si fa a essere calmi nella mia

situazione? Debbo a qualunque costo difendere una creatura che mi è

sacra, da un uomo che è mio fratello. E questa situazione è tanto più

ardua in quanto che io non capisco chiaramente il giuoco di lui, non

capisco a quali pericoli sia ella veramente esposta....

GIULIO

A nessun pericolo, Dio buono! Annita è come un corpo di marmo... al

quale abbia prestato la sua anima una donna lontana. E quel marmo

resterebbe invulnerabile anche se io fossi davvero il sapientissimo

seduttore che tu credi.

DON FIORENZO

_(accalorandosi subitamente e assalendolo con gli sguardi sfavillanti di

allarme)_ Ma il giorno in cui si mostrasse proclive ad amarti, tu non le

risparmieresti le insidie che potrebbero farla pericolare, e non avresti

pietà nè del suo cuore nè del suo onore....

GIULIO

Chi te lo dice?! Per la frenesia che ti ha preso di umiliarmi, mi

scaraventi addosso le più fantastiche ipotesi. Cerca di guardarmi dentro

prima di formulare giudizi sulla mia condotta presente e futura. Non

cominci a capire che io mi trovo in uno stato d'animo che esclude

assolutamente i mali propositi che vorresti sorprendere in me? Non

cominci a capire che io mi torturo per Annita come non avevo mai creduto

di potermi torturare per una donna?

DON FIORENZO

_(aspramente)_ È la prima che ti resiste, ed è perciò che ti torturi.

Quello che tu senti per lei non ha nulla di comune con l'amore!

GIULIO

_(alzando la voce)_ Ma, insomma, quale prova ne hai per affermarlo con

questa convinta sicurezza?! Un uomo della tua serietà dovrebbe ben

guardarsi dal correre dietro la sua fantasia come un bambino esaltato!

DON FIORENZO

_(prorompendo)_ Io ti ripeto che tutta la tua vita ti denunzia! Quello

che tu senti per lei non è, non può essere amore! È bensì la curiosità

suscitata in te dalla sua virtù adamantina! È la irritazione per la sua

resistenza! È la smania di trionfare in una impresa difficile! Ed è,

disgraziatamente, anche qualche cosa di peggio. Non ne dubito, io! Sì, è

anche qualche cosa di peggio! È il capriccio insoddisfatto, è il

puntiglio accanito dei tuoi sensi!

GIULIO

_(insorgendo con impeto iracondo)_ Ah, no, basta, adesso! Basta! Basta!

Non pare possibile che tu, giudicando tuo fratello, affoghi la tua bontà

in calunnie così grette, così malvage e così nauseanti!

DON FIORENZO

_(col gesto di chi riceve all'improvviso un urto formidabile)_ Giulio!

GIULIO

Te l'avevo avvertito di non contare troppo sulla mia pazienza!... Perchè

dovrei tollerare più a lungo la tua arbitraria requisitoria? Quello che

sento per Annita è degno di lei, e lo proclamo con tutte le forze del

mio essere, respingendo fieramente i tuoi sospetti inconsulti. Una

volta, no, non sarei stato capace di un simile amore, ed io per il primo

lo dichiaro; ma siete stati tu e lei che mi avete in poco tempo

ricostruito, siete stati tu e lei che mi avete rinnovato esercitando su

me una specie di malìa irresistibile, ed è davvero esasperante

l'ingiustizia con cui, ora che mi avete fatto diventare un vostro affine

e che per tale dovreste ritenermi, tu mi vilipendi ed ella mi disprezza!

Certo, non sono un asceta. Non so amare immergendomi nelle astrazioni

cerebrali. I miei sensi gemono, i miei sensi anelano, i miei sensi

chiedono! Essi attribuiscono alla persona di quella fanciulla una

bellezza eccezionale, una bellezza affascinante, che ella,

probabilmente, non ha. Io ho perduta la facoltà di esaminarla, di

analizzarla, di valutarla, e, malgrado questo, o appunto per questo,

nessun'altra donna, oramai, potrebbe sembrarmi bella come lei, ed io la

desidero, sì, la desidero, la desidero, come nessun'altra donna potrò

mai più desiderare!...

DON FIORENZO

_(ascolta, attonito, sillaba per sillaba, in una crescente tensione. Ha

le sopracciglia tirate in su, la fronte aggrinzita, le labbra tremule.)_

GIULIO

Ma è ben diverso, caro Fiorenzo, questo mio desiderio dalla cupidigia di

cui tu mi accusi e che, senza dubbio, io stesso ho tante volte provata!

Questo mio desiderio si muterebbe in ribrezzo, si muterebbe perfino in

odio se, per uno strano fenomeno mostruoso, Annita mi si offrisse così,

come tutte le donne che per me tradirono un amante o un marito o

gettarono alla ventura la loro verginità. E dunque? E dunque? Dov'è il

mio capriccio? Dov'è l'accanito puntiglio dei miei sensi? Dov'è?

Dimmelo! Dimmelo! Dimmelo, perdio!

DON FIORENZO

_(umiliandosi, annichilendosi)_ No, Giulio!... No! Riconosco che sono

stato orribilmente ingiusto con te.... Riconosco di averti

calunniato.... Che devo fare?!... Che devo dirti?!... Me ne pento.... Te

ne chiedo perdono....

_(Breve pausa.)_

GIULIO

Mi hai costretto a parlare di cose, che volevo tenere per me, chiuse nel

mio cuore. La voce e le parole le guastano... le rendono perfino

ridicole.... Se ti preme ch'io non ti serbi rancore d'avermele strappate

di bocca, fingi di scordarle e non costringermi a parlarne mai più.

DON FIORENZO

E pretenderesti che io restassi a contemplare inerte il compassionevole

caso che minaccia di atrofizzare la tua giovinezza? Pretenderesti che io

mi rassegnassi a non venire in tuo aiuto?

GIULIO

Tu non puoi mutar nulla!

DON FIORENZO

_(levandosi con uno slancio inconsapevolmente altero)_ Ah, lo vedremo se

non posso mutar nulla! Io voglio vederti felice, Giulio! Io voglio che

ella intenda ed apprezzi profondamente questa adorazione che sinora le

hai fatto ignorare! Io voglio che ella sia, in un giorno non lontano, la

tua fedele compagna..., la tua sposa devota....

GIULIO

Ma bada che diventi matto!

DON FIORENZO

_(infervorandosi sempre più del suo forte convincimento)_ No che non

divento matto!... Stai pur tranquillo! Non divento matto! Un nuovo

dovere, diametralmente opposto a quello indicatomi dal mio pessimismo, e

più urgente e più bello, mi è ordinato dalla tua rivelazione, e io ti

garantisco che lo adempirò! Spetta a me di ottenere che lei ti ami come

tu meriti. Spetta a me di ravvivare quel marmo e di farlo vibrare se le

sue fibre non sono già, nascostamente, vive e vibranti.

GIULIO

Tu stesso non credi alla possibilità di quello che ti riprometti!

DON FIORENZO

_(congestionandosi in un impeto volitivo)_ Io ci credo, ti dico, come

credo alle cose tangibili che stanno davanti ai miei occhi!... Non vedi

come sono agitato?!... Non vedi come mi squassano i battiti del

cuore?...

GIULIO

Ma sì, lo vedo....

DON FIORENZO

E sai tu che è questo? Lo sai? Lo sai? Lo sai?... È l'esultanza, è

l'esultanza febbrile che provo quando mi sento _sicuro_ di essere

realmente un po' utile col semplice soccorso della mia logica e della

mia volontà, senza le energie affibbiatemi dal Dottor Finizio e senza

mettere a soqquadro le sfere celesti!... Per fortuna, potrò anche

procedere speditamente, perchè lei è preparata ad avere proprio oggi,

qui, non in chiesa, un colloquio decisivo con me....

GIULIO

_(saltando in piedi)_ Un colloquio decisivo?!

DON FIORENZO

Le ho mandato pocanzi un biglietto per mezzo di Barbarello... che, se

non mi sbaglio, _(tendendo le orecchie)_ è già di ritorno. La pregavo di

recarsi in casa mia e l'avvertivo che prima di parlarle ti avrei

interrogato per scrutare il tuo animo. Ah!... ora che io lo conosco a

fondo, saprò farlo conoscere a lei come tu non sapresti mai!

GIULIO

Non secondare la tua illusione, Fiorenzo, te ne supplico! Non procurarmi

il dolore e la mortificazione di un rifiuto reciso!

DON FIORENZO

_(con un involontario scatto di durezza)_ Io so quello che faccio, e non

mi lascerò trattenere dalla tua pusillanimità! _(Continuando ad agitarsi

in una malsana vivacità esuberante)_ E Barbarello perchè non sale?...

Perchè non sale?... _(Va sul pianerottolo e chiama:)_ Barbarello!...

Barbarello!... Che aspetti lì?... Svelto!... Svelto!.. Svelto!

SCENA III.

BARBARELLO

_(giunge affaccendato, zelante, e un po' sorridente. Nel vedere Giulio,

si muta. Ha una espressione di diffidenza e di riluttanza e lo guarda in

cagnesco.)_

DON FIORENZO

Hai trovata la signorina Annita?

BARBARELLO

_(pronunziando con minore stento del solito)_ Sì... ho trovata.

DON FIORENZO

E il mio biglietto?... La mia lettera?...

BARBARELLO

Sì.

DON FIORENZO

L'ha letta?

BARBARELLO

_(con un superfluo gesto esplicativo)_ L'ha letta.

DON FIORENZO

E non ti ha assicurato che sarebbe venuta sùbito?

BARBARELLO

_(avvivandosi in tutta la persona, trincia l'aria dall'alto in basso con

l'indice della mano destra teso verso il pavimento)_.... Signorina è

venuta, e sta giù.

DON FIORENZO

Bravo Barbarello! Ti si comincia a sciogliere lo scilinguagnolo!

Progredisci che è una meraviglia! Falla salire, adesso, la signorina

Annita! Falla salire!

BARBARELLO

_(con immediata obbedienza, esce frettolosamente.)_

DON FIORENZO

_(a Giulio)_ Dunque, il tuo diavolo non è poi tanto brutto come tu lo

dipingi.

GIULIO

Perchè?

DON FIORENZO

Lei non ha perduto tempo a venir qui.

GIULIO

_(con ironia)_ Gran cosa!

DON FIORENZO

Non sarà _gran cosa_, ma è certo un piccolo indizio promettente.

GIULIO

Oh!... Molto piccolo!

DON FIORENZO

Sono spesso appena percettibili gl'indizii che preannunziano i fatti più

importanti della nostra vita!...

GIULIO

_(troncando)_ Il che, per altro, non m'impedisce di andarmene. _(Fa per

allontanarsi.)_

DON FIORENZO

_(afferrandolo per il braccio)_ Un momento almeno per salutarla. Non c'è

scopo di essere un maleducato....

GIULIO

Io preferisco di non incontrarmi con lei!... Non m'imporre questo

incontro insopportabile!

SCENA IV.

ANNITA

_(entrando, ode le parole di Giulio, e sta per ritrarsi.)_

DON FIORENZO

_(scorgendola con la coda dell'occhio e voltandosi d'urgenza)_ Entrate,

Annita!... Ve ne prego.... Può egli preferire di evitarvi, ma sono io

che vi ho chiamata.

ANNITA

_(si avanza.)_

_(Un silenzio.)_

GIULIO

_(rammaricato, imbarazzato)_ Spero, signorina, che non abbiate

attribuito alcun valore alle mie parole. Vi son potute parere sgarbate

ed aspre, ma... non le dicevo che a me stesso... per la molestia che ho

temuto di darvi incontrandomi con voi....

DON FIORENZO

_(in un tono di gaiezza ostentata)_ E siccome la signorina Annita si

guarda bene dal protestare, a te non resta che sospenderle l'incomodo...

della tua presenza.

GIULIO

Indubitatamente. _(Si avvia difilato verso il fondo.)_

DON FIORENZO

_(tra lo scherzoso e il serio)_ Ah, no! Dove vai, ora?! È necessario che

tu mi stia a portata di mano. Avrai la compiacenza di non prendere il

largo e di trattenerti nelle stanze del _reverendo_, che ti autorizza

anche a profumarle con le tue sigarette....

GIULIO

Ma io mi annoio di rimaner sequestrato in quelle topaie!...

DON FIORENZO

_(accompagnandolo, fino all'uscio, con un braccio sulla spalla)_ Ti

metterai a passeggiare sul terrazzino e guarderai le rondini che

s'inseguono. Non ti pare abbastanza divertente nemmeno questo?

GIULIO

_(uscendo triste e svogliato)_ Sì, divertentissimo.... Te ne

ringrazio!...

SCENA V.

DON FIORENZO

Il piccolo santo: Dramma in cinque atti · 第 3 / 6 段