_(a Sebastiano, a Giulio, al Dottore, con ostentata disinvol

ROBERTO BRACCO

TEATRO

VOLUME OTTAVO

=IL PICCOLO SANTO=

con nota dell'Autore

AD ARMI CORTE

REMO SANDRON — Editore

Libraio della Real Casa

MILANO-PALERMO-NAPOLI

PROPRIETÀ LETTERARIA

_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i

paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia._

È assolutamente proibito di rappresentare questi lavori senza il

consenso scritto dell'Autore (_Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre

1882_).

_Il piccolo Santo._ — Copyright 1910 by Roberto Bracco in the United

States of America.

_Ad armi corte._ — Copyright 1912 by Roberto Bracco in the United States

of America.

OFF. TIP. Sandron — 145 — I — 240212.

IL PICCOLO SANTO

_Dramma in cinque atti_

NOTA.

Con questo dramma, io tento — ancora — un'arte che sembra troppo vaga a

chi non ha voglia di concedermi una percezione acutamente alacre e a

chi, pur essendo disposto a concedermela, non ha la facoltà di acuire il

suo pensiero nell'esercizio della trasmigrazione verso il pensiero

altrui. Gli elementi essenziali, che compongono, in quadri brevi, la mia

nuova opera scenica, non hanno quasi mai una diretta e consona

espressione, perchè risiedono nel fondo della esistenza di creature le

cui parole e i cui atti non corrispondono alla loro psiche se non molto

oscuramente e ambiguamente o addirittura ne divergono come i rami dal

fusto. Il dissidio continuo, che si determina, or più or meno profondo,

or più or meno inconsciamente, fra la psiche delle creature da me

immaginate e le loro manifestazioni, costituisce l'invisibile filo

conduttore dello sviluppo drammatico ed implica l'impossibilità assoluta

di esporre il doloroso contenuto del dramma nella esteriorità

dell'azione. E appunto questa impossibilità, che sùbito mi si parò

innanzi quando la novella visione cominciava a sorgere, mi ha attratto

cimentandomi e mi ha indotto a non destinare l'abbozzo della mia

fantasia al limbo delle opere che pensai e cautamente non scrissi.

Ahimè!... Il mio povero _Piccolo Santo_ non poteva aspirare a un simile

destino....

_Però che gente di molto valore_

_Conobbi che in quel Limbo eran sospesi._

Io ho, dunque, celato in parte l'anima di alcuni personaggi ed ho quasi

tutta celata quella del protagonista (ugualmente si celerebbero esse

nella vita reale) sperando di lasciarle indovinare a traverso parole e

atti che ne tramutano le essenze psicologiche come la luce tramuta certe

combinazioni chimiche preparatesi nel buio.

Mi è stato detto e ridetto che il teatro non consente il proposito di

far comprendere ciò che non sia espresso dalle parole e dagli atti dei

personaggi. Questo proposito — mi hanno ripetuto con assiduità parecchi

dei miei autorevoli giudici, che hanno voluto avere la cortesia di

essere anche i miei... insegnanti — non è presumibile che nel

novellatore e nel romanziere. Costoro, difatti, con opportuna sagacia,

intervengono fra personaggi e lettori spiegando e commentando, ovvero

coloriscono, ricalcano, analizzano. Il commediografo, invece, dispone di

mezzi molto limitati. Se i suoi personaggi non spiegano essi medesimi

ciò che pensano, ciò che sentono, ciò che vogliono, ciò che li agita,

non c'è modo di conoscerli, nè d'intendere che cosa fanno. Questo è, in

sostanza, il monito dei miei cortesi insegnanti e io non saprei negarne

la prudente saggezza. Tuttavia, mi ostino a credere — imprudentemente —

che un complesso sintetico di segni significativi possa bene conferire

alla scena la trasparenza necessaria a rendere comprensibile anche

quello che non è _veramente_ espresso.

Non di rado sento definire _artificio_ la raffigurazione artistica che

io chiamo complesso sintetico di segni significativi. Nulla è più comodo

di questa spiccia definizione che dispensa da troppo sottili

discernimenti i cervelli un po' pigri o un po' frettolosi. Ma, intanto,

un tale «artificio» è il riscontro, perfettamente analogico, della

sintesi d'impressioni che s'incide nell'intelletto di un ipersensibile

osservatore di fatti umani. Come i raggi solari si riflettono e si

riuniscono nel fuoco di uno specchio concavo, le linee apparenti del

vero si riassumono nel centro cerebrale di questo osservatore commosso

con quel tanto di più che la sua intensa sensibilità scorge oltre la

parvenza delle cose, delle persone, degli ambienti. E tutto quanto la

sua sensibilità produce, riproducendo, per così dire, sè stessa, è

precisamente... _un complesso sintetico di segni significativi_ che

racchiude la realtà sostanziale nascosta dietro la realtà della

superficie.

Ecco quel che vorrebb'essere l'arte che — talvolta — io tento.

ROBERTO BRACCO.

PERSONAGGI:

DON FIORENZO

GIULIO

ANNITA

BARBARELLO

SEBASTIANO

IL DOTTOR FINIZIO

REGINELLA

ROSARIA

LISETTA

TITINA

CARMELA

MARIUCCIA

ALTRE COMPAGNE LORO

REMIGIO

UN CIECO

I POVERELLI

L'azione si svolge in un villaggio della Montagna dei _Tre Pizzi_, nei

pressi di Napoli.

ATTO PRIMO.

_Una stanzetta tutta bianca. Nessuna tappezzeria. La mobilia è semplice,

quasi rozza, ma pulita. Un tavolino e una poltrona verso il lato destro.

Qua e là, delle sedie impagliate. Uno stipetto basso su cui sono piccoli

oggetti d'uso. Nella parete destra, è il vano d'un balcone, dal quale, a

traverso le invetriate, sorridono, vivacemente, alcune piante di

garofani rossi. Alla parete opposta, una porta. Nel centro della parete

in fondo, la porta comune: più ampia, a doppio battente. Il

pianerottolo, da cui si accede, ha a sinistra l'uscio di un'altra casa,

di fronte una scalinata ascendente, a destra una scalinata discendente.

Poco distante dalla porta comune, a sinistra sopra una mensola, che è

come un alto sgabellone coperto fino al suolo da una stoffa fiorata, si

erge, addossato alla parete, un grosso scarabattolo, nel quale è un

grande Crocifisso di legno scolpito con l'Addolorata ginocchioni e

piangente. Innanzi allo scarabattolo, una lampada di metallo bianco,

accesa. Dall'altro lato della porta comune, un attaccapanni, da cui

pende un mantello da prete che s'allunga e spicca sul bianco del muro._

SCENA I.

_(Nella stanzetta silenziosa, non c'è che BARBARELLO, il quale, disteso

a terra proprio davanti alla porta comune — che è chiusa —,

puntellandosi il cranio con un braccio, dormicchia. — Qualche rumore lo

scuote. Egli si leva. Mette l'orecchio all'uscio, e, alzando le spalle,

se ne allontana. — Giunge fino al tavolino, le mani allacciate a tergo e

la testa bassa stupidamente dondolantesi sul collo un po' torto. — Poi,

si aggira per la stanza sempre con le mani unite a tergo e con lo stesso

dondolìo del capo.)_

_(In quell'atteggiamento appaiono, visibilissimi, i caratteri della

deficienza cerebrale, che sono in compassionevole dissonanza coi suoi

precipui connotati fisici. Il suo sembiante di adolescente, benchè

sparuto cachettico e pronto alla deformazione della smorfia, serba,

tuttora, i segni di una originaria schietta bellezza maschile. Egli ha

le labbra fortemente accentuate, i denti massicci e bianchi, gli occhi

grandi a mandorla, il naso aquilino, i capelli bruni folti e crespi

formanti come un breve berretto sul capo di regolari proporzioni. Anche

il suo corpo, se l'andatura incerta e melensa e le frequenti contorsioni

nervose non lo deturpassero, parrebbe di un giovinetto normale,

abbastanza agile e robusto, in quei panni che appunto ricordano un poco

la robustezza e l'agilità del montanaro. Egli porta i calzoni stretti

intorno alle caviglie e ficcati nei gambali delle grosse scarpe unte di

sego, una camicia che gli si apre alla gola fin quasi allo sterno e una

giacchetta succinta che gli sfugge di su i lombi e lascia scoperta, sul

ventre, la cintola di vecchio cuoio. — Il suo aspetto, in complesso, è

un misto di malinconico, di grottesco e di vagamente pauroso.)_

_(Si picchia alla porta.)_

BARBARELLO

_(finge di non udire.)_

_(Si picchia più forte.)_

_(Si sentono, quindi, di fuori, le voci del DOTTOR FINIZIO e di

SEBASTIANO.)_

IL DOTTOR FINIZIO

Don Fiorenzo!... Don Fiorenzo!...

BARBARELLO

_(si ferma, ascolta, sorride mostrando di divertirsi, e non si muove.)_

IL DOTTOR FINIZIO

Don Fiorenzo!... Vi prego!... Sono io, il dottore!...

_(Si picchia di nuovo.)_

BARBARELLO

_(sorride ancora.)_

IL DOTTOR FINIZIO

Signor Sebastiano!... Don Fiorenzo non apre e non risponde!... Che non

sia in casa?...

SEBASTIANO

Ci dev'essere, ci dev'essere. A quest'ora c'è sempre. E se per caso si

fosse dovuto assentare, mi avrebbe avvertito. _(Si ode la sua voce più

presso.)_ Sbrìgati ad aprire, Fiorenzo! Che stai ponzando? Io e il

dottor Finizio abbiamo bisogno di parlarti. E c'è molt'altra gente ad

aspettare. Sbrìgati! _(Pausa)_ Ma questo è strano, perdiancine!

IL DOTTOR FINIZIO

Perchè strano? Sarà uscito senza avvertirvi.

SEBASTIANO

_(irritandosi)_ No, no e no! Questo non è mai accaduto! Ed è anche

strano che non si veda nemmeno quel bestione di Barbarello.

BARBARELLO

_(ascolta impassibile.)_

SEBASTIANO

_(risoluto)_ Sapete che voglio fare, io? Io voglio forzare la porta. Qui

la cosa non è liscia. Un martello! Un martello!

IL DOTTOR FINIZIO

Ma no! Lasciate stare, Sebastiano!

SEBASTIANO

Lascio stare un corno!

BARBARELLO

_(diventando serio, tende le orecchie e aggrotta le sopracciglia.)_

_(Dopo un istante, si sente un primo colpo sulla serratura.)_

BARBARELLO

_(a guisa di un cane ringhioso che non possa abbaiare, si getta a piè

della porta e mugola sordamente.)_

IL DOTTOR FINIZIO

Ma questo è il mugolìo di Barbarello!...

SEBASTIANO

Perdiancine! E com'è che non apre lui?!...

_(Giunge un bisbiglio d'allarme contenuto.)_

_(Altri colpi alla serratura.)_

BARBARELLO

_(eccitato, si contorce e mugola più rabbiosamente.)_

_(La porta cede.)_

BARBARELLO

_(si drizza e stringe i pugni, opponendosi alla invasione.)_

SEBASTIANO

_(entra, respingendolo vigorosamente.)_

_(È seguíto dal DOTTOR FINIZIO e da una piccola folla di contadini

poveri, uomini e donne. Sono quasi tutti attempati. Il più vecchio è

REMIGIO, che cammina appoggiandosi a un lungo ramo d'albero sfrondato.

Egli porta gli scarsi capelli un po' a zazzera e una barbetta floscia

che gli si allunga sulla gola breve. Qualcuno è più evidentemente

cencioso. Qualcun altro ha il volto più evidentemente malaticcio. C'è

tra essi un cieco che va a tentoni, munito di un bastoncello. Una donna

piuttosto giovane reca sulle braccia un bambino.)_

_(Entra anche ANNITA, che tra la piccola folla si distingue per i suoi

abiti e per il suo portamento signorili.)_

SEBASTIANO

_(a Barbarello, che non cessa di mugolare e di stringere minacciosamente

i pugni)_ Hai sentito tutto il putiferio che abbiamo fatto e non hai

voluto aprire?!... Dov'è il reverendo? Dov'è? _(Infila la porta a

sinistra, chiamando:)_ Fiorenzo!... Fiorenzo!... Fiorenzo!...

IL CIECO

_(avanzandosi, urta col bastone nelle gambe di Remigio.)_

REMIGIO

Queste sono gambe mie, santa Lucia benedetta!

IL CIECO

Eh, caro amico, se io avessi riavuti i miei occhi come tu hai riavute le

tue gambe!...

SEBASTIANO

_(ritornando più allarmato)_ C'è da perdere la testa! Quando mai è in

giro a quest'ora?!... E poi, senza avvertirmi? È inverosimile! È

inverosimile! _(A Barbarello:)_ Insomma, che è accaduto? È uscito? È

crepato? Si è squagliato? Si è volatilizzato?

BARBARELLO

_(resta nel suo atteggiamento ostile, ma con l'aria di non occuparsi più

di quel che accade.)_

SEBASTIANO

Rispondi, perdiancine!

IL DOTTOR FINIZIO

In fede mia, siete più scemo voi che lui! Pretendete che egli vi

risponda, come se non sapeste che solamente Don Fiorenzo riesce a fargli

pronunziare qualche parola.

SEBASTIANO

_(abbassando la voce)_ Per me, ho sempre sospettato che, se volesse,

potrebbe parlare benissimo anche senza il miracolo del santo. La dà a

bere allo stesso Fiorenzo per campargli addosso e scansare il lavoro.

IL DOTTOR FINIZIO

Ecco una corbelleria!

SEBASTIANO

Ho bell'e capito! Da un certo tempo in qua avete cominciato a crederci

anche voi ai miracoli del nostro amico!

IL DOTTOR FINIZIO

Ma che miracoli e miracoli! Si tratta di un semplice fenomeno che non ha

nulla di comune col soprannaturale e che, oramai, entra perfettamente

nell'orbita della scienza.

SEBASTIANO

Sia quello che sia, io, oggi, provvisoriamente, _(levando un po' il

martello)_ gli romperei il muso a questo ragazzaccio. Il suo mutismo non

mi ha mai irritato come oggi. _(Rivolgendosi ai poverelli)_ Da stamane,

nessuno di voi lo ha visto, il reverendo? Nessuno di voi lo ha

incontrato per il villaggio?

IL CIECO

Io non l'ho visto affatto.

SEBASTIANO

E volevi vederlo proprio tu che sei orbo?! Che imbecille!

LA DONNA COL BIMBO

Nemmeno io l'ho visto.

REMIGIO

Nemmeno io.

ANNITA

.... Io non lo conosco il reverendo; ma, verso le nove, da lontano, ho

scorto un prete sulla strada maestra.... Non so poi se....

SEBASTIANO

Com'era? Grasso? Magro? Lungo? Corto?

ANNITA

Era un prete piuttosto grasso....

SEBASTIANO

_(brusco)_ E allora la ringrazio tanto! Quello era Don Candido, il

parroco. — Don Fiorenzo è magro come un'acciuga. _(Rivolgendosi al

Dottore)_ Io vi confesso che sono preoccupatissimo! Vi confesso che sono

sui carboni ardenti!

IL DOTTOR FINIZIO

Ma sul serio?!... Decisamente, la malattia di vostra moglie vi ha

scombinate le cellule cerebrali. Ho paura che, tra breve, dovrò curare

più voi che lei. Vedete una tragedia in ogni nonnulla, mio caro!

SEBASTIANO

In ogni nonnulla?! Lo chiamate un nonnulla, voi?! Don Fiorenzo,

all'improvviso, mi scomparisce, e io dovrei infischiarmene? È sempre

così buono con me quel tanghero di prete che io gli ho perdonato perfino

di essere prete.

IL DOTTOR FINIZIO

_(canzonandolo un po')_ Avete fatto bene. L'indulgenza non è mai troppa!

SEBASTIANO

E se lo perdo, me lo impastate voi un altro come lui?

IL DOTTOR FINIZIO

Adesso poco ci manca che non lo piangiate addirittura per morto!

SEBASTIANO

Le disgrazie ci sono per tutti.

IL DOTTOR FINIZIO

Ma, santodio, su questa montagnella Don Fiorenzo è adorato come un nume:

vi pare che, se davvero qualche disgrazia gli fosse incolta, il

villaggio non sarebbe già sottosopra? E poi, non vi rassicura il

contegno del ragazzo? Egli è ancora un po' scosso per la violenza che

avete fatta forzando l'uscio, ma si capisce che, in fondo, è tranquillo.

Miracoli mai; ma che questo poveretto sia una specie di barometro o una

specie di apparecchio sismico di maravigliosa sensibilità in rapporto a

tutto ciò che riguarda la persona del suo benefattore, è certissimo. Gli

basterebbe che Don Fiorenzo corresse un pericolo per convellersi e

guaire come un cagnotto ferito.

SEBASTIANO

«Miracoli mai»; ma, intanto, voi non fate che costatare miracoli!

IL DOTTOR FINIZIO

E voi non fate che dire corbellerie! Io non costato miracoli: io cerco e

costato le ragioni scientifiche — suggestione, telepatia e via

discorrendo — di alcuni fatti non comuni che possono passare per

miracoli agli occhi di questi ignoranti.

REMIGIO

Posso dire una parola io?

IL DOTTOR FINIZIO

Parla, parla, papà Remigio. Tu vuoi parlare in difesa degl'ignoranti e

ne hai il diritto, perchè sei fedelmente ignorante da ben settant'anni,

se non erro.

REMIGIO

E in questi settant'anni, per campicchiare, ho praticato una dozzina di

mestieri....

IL DOTTOR FINIZIO

Io ne pratico uno solo, e in ciò riconosco, senza discussione, la mia

inferiorità.

REMIGIO

Dunque, ignorante sì, grullo no.

IL DOTTOR FINIZIO

Lo so che sei un furbacchione. Concludi.

REMIGIO

Vi servo súbito. Io ho due gambe che da quando Dio volle se n'erano

scordate di camminare. Non un passo, anche a darci sopra con l'accetta.

E non le faceste camminare nemmeno voi che ci passaste il telegrafo per

dentro....

IL DOTTOR FINIZIO

_(con serietà comica)_ La corrente elettrica ci passai, non il

telegrafo.

REMIGIO

Come va che Don Fiorenzo le ha fatte camminare? Egli mi comanda di

venire da lui una volta la settimana e le gambe camminano. Il miracolo

c'è o non c'è?

IL DOTTOR FINIZIO

Dimmi un po': tu perchè ci vieni, qui, una volta la settimana?

REMIGIO

Perchè ci vengo?! Io sono il primo pezzente del paese. Ogni settimana

Don Fiorenzo mi dà tre lire.

IL DOTTOR FINIZIO

E allora, senti: il miracolo c'è; ma credo che senza quelle tre lirette

la settimana, Don Fiorenzo avrebbe fatto fiasco come me.

SEBASTIANO

_(che si è avvicinato al balcone per guardare a traverso i vetri, scatta

all'improvviso:)_ Dottore! Venite un momento qua!

IL DOTTOR FINIZIO

Perchè?

SEBASTIANO

_(arrabattandosi per aprire in fretta il balcone, la cui serratura

arrugginita non cede all'urgenza)_ M'è parso di vedere giacente, in un

solco del burrone, una piccola massa nerastra e bislunga!... Accidenti

anche alle serrature!...

IL DOTTOR FINIZIO

Una piccola massa nerastra e bislunga?!

SEBASTIANO

_(riuscendo ad aprire con una forte strappata)_ Eccola lì: è come il

corpo di un morto tutto vestito nero!

IL DOTTOR FINIZIO

_(accorrendo)_ Ma che diavolo dite?!

_(Tutti si agitano con sul volto un'espressione di vivissimo orgasmo.)_

SEBASTIANO

_(animandosi di terrore e affacciandosi, sbraita:)_ Non c'è dubbio!

Quello è il corpo di Fiorenzo!

BARBARELLO

_(si serba impassibile.)_

_(Ma gli altri, unendo le lor voci in un grido solo, simultaneamente,

come trasportati da un'onda, si gettano alle spalle di SEBASTIANO e del

DOTTORE.)_

SCENA II.

DON FIORENZO

_(all'istante, comparisce e si arresta sulla soglia con gioiosa

meraviglia.)_ Cos'è quest'assembramento in casa mia?!

_(TUTTI si voltano con un moto di straordinaria sorpresa. — I POVERELLI

restano a bocca aperta. — IL DOTTOR FINIZIO, guardando SEBASTIANO, che è

lì intontito e irritato, piega le braccia e tentenna il capo. — ANNITA,

discretamente, si ritrae, quasi nascondendosi. — BARBARELLO ride come

uno di quei fantocci meccanici a cui il ventriloquo presta i suoi rumori

fonici.)_

DON FIORENZO

Ebbene?

SEBASTIANO

Che il diavolo ti porti! Mi hai fatto avere una paura...!

IL DOTTOR FINIZIO

Il signor Sebastiano aveva scorto in un solco del burrone nientemeno che

il vostro cadavere.

DON FIORENZO

_(scoppiando in una risata)_ Ah, ah, ah! Questa è graziosa davvero! _(A

Sebastiano)_ Come ti è venuta un'idea così balzana?

IL DOTTOR FINIZIO

_(in tono declamatorio e buffonesco)_ Due maggio, millenovecento e otto,

morte e resurrezione di San Fiorenzo Barsi da Napoli!

SEBASTIANO

Ma, perdiancine!, dove ti eri cacciato?... Da che abiti accanto a me, è

la prima volta che ti sei permesso di uscire senza avvertirmi.

DON FIORENZO

Perchè è la prima volta che ero aspettato da una persona che mi è più

cara di te.

SEBASTIANO

Cioè? Cioè?

DON FIORENZO

_(tornando sulla soglia e parlando verso le scale)_ Qui, qui, al primo

piano! Perchè non sali?

GIULIO

_(di giù)_ Eh! Giungo adesso. Ti vado correndo dietro, ma tu galoppi

come un capriolo per queste balze!

DON FIORENZO

Lascia lì le valige. Provvederemo poi.

SEBASTIANO

_(raccapezzandosi)_ Che sia tuo fratello?!

_(Si scorge GIULIO sul pianerottolo.)_

DON FIORENZO

_(presentandolo con commossa festosità)_ Proprio lui, venuto fresco

fresco da Buenos-Aires! Non lo vedevo dalla bellezza di ventiquattro

anni, perchè, ohè!, non meno di tanti ne son passati da che la

buon'anima di zio Raffaele se lo portò laggiù per allevarselo nella

bambagia. Converrai che non c'è troppo da meravigliarsi se ti ho

trascurato. Iersera, quando ti eri già rinchiuso in casa, mi giunse un

espresso con cui questo galantuomo, _ex abrupto_ mi annunziava da Napoli

la sua visita e mi indicava per stamane l'ora del suo arrivo a

Castellammare. Fu tale la sorpresa e fu tale la gioia che io credetti di

ammattire. Farneticavo come un ubbriaco di _champagne_, e per la

baldoria che faceva il mio cervello... dimenticai perfino le orazioni

della sera! Stanotte, poi, naturalmente, ho dormito con un occhio solo.

Mi sono levato prima dell'alba, ho chiamato Barbarello per affidargli la

pulizia della casa, e via, a rompicollo, per la strada di Pimonte.

SEBASTIANO

A piedi sei sceso?!

DON FIORENZO

A piedi, s'intende. Se no, come avrei possedute le cinque lirette per

tornare in carrozza col fratello americano? Per lo più, quando ho cinque

lire in saccoccia, non ne ho mica dieci. Io non sono un grasso borghese

come te! — Mio caro Giulio, ti presento nel signor Sebastiano Minucci il

mio padrone di casa e anche un formidabile mio avversario, perchè egli è

di professione ateo.

SEBASTIANO

_(burbero)_ E me ne vanto! Non sono merlo, io, per certe panie!

GIULIO

Stringiamoci la mano, signor Minucci. Noi c'intenderemo perfettamente.

DON FIORENZO

E un altro mio avversario te lo presento nel nostro giovane e benemerito

Dottor Finizio, scienziato all'ultima moda.

GIULIO

Sono lieto, Dottore.... _(Stringe la mano anche a lui.)_

DON FIORENZO

_(continuando)_ Ma, in fondo, è un avversario più accomodante, più

remissivo.... La scienza è un fanciullo terribile, che poi, quando si

trova all'oscuro, si mette a piangere e chiede aiuto.

IL DOTTOR FINIZIO

A chi?

DON FIORENZO

_(con scherzosa modestia)_ Io non lo so.

IL DOTTOR FINIZIO

Sì sì: illudetevi, voi!

DON FIORENZO

_(indicando la piccola folla)_ E costoro, fratello mio, sono i miei

creditori... i miei poverelli del sabato.... _(Scorgendo Annita,

s'interrompe)_.... No... Veramente, non tutti. Quella signorina lì non è

certo una poverella.... E la vedo per la prima volta....

ANNITA

_(timidissima)_ Son giunta appena ieri, quassù.... Ci son venuta...

perchè i medici mi hanno consigliata quest'aria....

DON FIORENZO

_(guardandola, ne è stranamente colpito, ma dissimula.)_ Ed io in che

posso servirla, signorina?

ANNITA

_(confondendosi)_ Desideravo... di conoscerla... e anche desideravo di

parlarle. Ma forse ora....

DON FIORENZO

Sì... difatti.... L'arrivo di mio fratello....

ANNITA

Mi permetterà, spero, di ritornare....

DON FIORENZO

La mia porta è sempre aperta.

SEBASTIANO

Eccetto quando si ha da forzarla a colpi di martello, come ho dovuto

fare io pocanzi.

DON FIORENZO

Hai dovuto forzarla a colpi di martello?! E non c'era il giovanotto per

aprire?!

SEBASTIANO

Ma che! Si è atteggiato a cane guardiano, e, vedendoci entrare suo

malgrado, voleva saltarci addosso. E come stringeva i pugni, lui! Come

digrignava i denti!

DON FIORENZO

_(con l'austerità con cui si sgrida un bimbo per impressionarlo)_

Barbarello!... Si fa questo?! Di': si fa questo?!

BARBARELLO

_(è in fondo, col capo appoggiato al muro, imbambolato, quasi estraneo e

indifferente, come se stesse solo. Ma, al rimprovero di Don Fiorenzo, si

smuove súbito e fa un intimo sforzo per parlare:)_.... Tu!... Tu!...

DON FIORENZO

Che c'entro, io? Vuoi gettare la colpa sulle mie spalle?

BARBARELLO

... Tu hai detto....

DON FIORENZO

Io t'ho detto di tener chiusa la porta. Questo è vero. Ma il signor

Sebastiano è il mio migliore amico. Sta in casa mia come in casa sua.

Non lo sai, forse? Non lo sai?

BARBARELLO

_(ha un piccolo scoppio di pianto bambinesco con una smorfia di

mascherone e poche lagrime.)_

DON FIORENZO

_(affettuoso)_ Be', è niente, è niente. Non sciupare lagrime per questa

bazzecola. Il signor Sebastiano ti assolve, e ti assolvo anch'io.

BARBARELLO

_(desiste immediatamente dal piangere.)_

DON FIORENZO

_(a Sebastiano)_ Cosa vuoi!... Lui è più realista del re. Per eccesso di

devozione, esagera bizzarramente ogni mio pensiero. _(Tornando ad Annita

con molta gentilezza e quasi congedandola)_ Dunque, signorina, io sono

dispiacentissimo, ma....

ANNITA

Non si dia pena. Ritornerò un altro giorno....

DON FIORENZO

Ecco.

ANNITA

_(un po' incerta, imbarazzandosi)_ I miei rispetti, reverendo....

DON FIORENZO

I miei rispetti, signorina.

ANNITA

_(molto emozionata, accenna un inchino. Esce.)_

GIULIO

_(la segue con uno sguardo di curiosità e d'ammirazione.)_

SEBASTIANO

_(badandole poco, accende un sigaro.)_

BARBARELLO

_(sguiscia sul pianerottolo, e via.)_

DON FIORENZO

_(a Sebastiano, a Giulio, al Dottore, con ostentata disinvoltura,

nascondendo una non lieve preoccupazione)_ Eh!... Capirete.... Aveva

scelto male il momento, la signorina. _(Poi, rivolgendosi alla piccola

folla, gaiamente)_ E anche voialtri... che pretendete, oggi? Che

aspettate da me? Oggi non pago! Non pago! Chiudo gli sportelli e me ne

impipo. Non do consigli e non faccio carità. Prima _caritas_, e poi

_caritatis_. Questo è un sabato in cui non ho nè tempo nè quattrini per

voi! _(Li scaccia seguendoli sino oltre l'uscio e agitando le braccia a

guisa di due ventaglioni come si fa per avviare verso il pollaio le

galline sparpagliate)_ _Sciò!... Sciò!_... Fuori tutti!... Fuori

tutti!...

_(I pezzenti, imbronciati ma rassegnati, si lasciano scacciare, uscendo

insieme.)_

REMIGIO

_(arrancando in coda e fingendosi per la occasione più cionco che non

sia)_ Ahi, le gambe!

DON FIORENZO

Non ci badare alle gambe, papà Remigio! Un giorno o l'altro, le gambe

saranno arnesi inutili. Non ti è stato detto che oramai gli uomini

imparano a volare come gli uccelli?... _Sciò... Sciò... Sciò...

Sciò...._

_(Adesso, tutti sono usciti.)_

SCENA III.

DON FIORENZO

_(rientrando e animandosi d'un brio bonario)_ Quasi quasi ci hanno

creduto! Ma metto pegno che non si muoveranno di quaggiù finchè non

avranno vista la solita borsetta. _(Indi, cavando una piccola borsa dal

cassetto del tavolino)_ Fammi il piacere, Sebastiano: distribuisci tu le

prebende per conto mio. Tu puoi spicciartela alla svelta perchè non hai

l'obbligo di aggiungere i consigli ai quattrini. Qui sono i fondi....

_(Gli consegna la borsa.)_ Un po' scarsi..., ma al tuo «ben formato

cuore» non proibisco d'impinguarli. A papà Remigio, per amor del cielo,

non un centesimo meno di tre lire! Se no, quel bravuomo mi ridiventa

paralitico prima di domani, e il Dottore mi dà la cucca!

SEBASTIANO

Non pensare: li contenterò tutti.... Ma, intanto, ti avviso che oggi

sarò io più indiscreto di loro. So bene che è una barbarie il

disturbarti in una giornata di festa per te, ma che ho da farci?! Quando

per una maledizione...! _(Lancia in su il pugno stretto.)_

DON FIORENZO

_(mettendogli quasi una mano sulla bocca per non farlo continuare)_ Taci

là! Chi non ammette le benedizioni non può avere il diritto di ammettere

le maledizioni! Che t'è accaduto di nuovo? Sentiamo.

SEBASTIANO

M'è accaduto che mia moglie sta peggio! Hai capito?!

DON FIORENZO

Oh, povera signora Adele!

SEBASTIANO

E, secondo il Dottore, la tua presenza sarebbe utilissima.

DON FIORENZO

Per sollevarle il morale, per darle animo.... Sì, è giusto.... Vengo

sùbito!... Abbi pazienza, Giulio....

GIULIO

Ti pare....

IL DOTTOR FINIZIO

Ma no: non c'è fretta, Don Fiorenzo! Io le ho fatta pocanzi una

iniezione calmante, e lei si è assopita. Preferisco che riposi, per ora.

A me premeva solamente di avvertirvi che avrò bisogno di voi. Penserò

dunque io a chiamarvi nel momento opportuno.

SEBASTIANO

_(desolandosi)_ Da stanotte, non ha potuto ingoiare neppure una goccia

di latte. Questa è la fine, Fiorenzo mio! Questa è la fine!

DON FIORENZO

_(al Dottore)_ Ma che dice?!

IL DOTTOR FINIZIO

Chiama le sventure anche quando quelle non vogliono venire! È la sua

abitudine. _(Mutando, e discettando)_ Sarebbe certamente grave che

l'impossibilità della deglutizione perdurasse. L'eccessiva fiacchezza

dell'organismo non ci darebbe più il tempo di difenderlo. Ma si tratta

di un episodio tutto nervoso, si tratta di un vero nervosismo, che non

si connette all'indole del male predominante e che forse non sarà

difficile vincere.

SEBASTIANO

Il Dottore, in conclusione, sostiene che questo _nervosismo_ potrai

facilmente vincerlo tu.

DON FIORENZO

Io?!

GIULIO

_(seduto in disparte, ascolta con vivissima attenzione.)_

IL DOTTOR FINIZIO

Spieghiamoci, Don Fiorenzo. Nel caso attuale non nego che la scienza si

trovi all'oscuro, ma per uscirne non fa come il fanciullo al quale

l'avete paragonata. Essa non chiede aiuto che a sè medesima.

DON FIORENZO

E allora, perchè vi rivolgete a questo misero pretonzolo?

IL DOTTOR FINIZIO

Voi siete un egregio sacerdote a cui faccio tanto di cappello e, per la

buona gente di questi luoghi, siete anche, non indegnamente, il _piccolo

santo_; ma per me, oggi, voi non siete che uno strumento della scienza,

cioè un uomo che io ho ragione di ritenere dotato d'una specialissima

energia, la quale, in alcune circostanze, agisce sulle energie altrui.

Può agire, a parer mio, perfino senza che voi lo vogliate.... E, vedete,

mi piace di confessarvi che il materialismo della mia opinione non

m'impedisce di riconoscere che sia un elemento efficace il vostro abito

sacerdotale. — «Perchè vi rivolgete a questo misero pretonzolo?» — avete

detto, e quel certo orgoglio camuffato a modestia non era

ingiustificabile....

DON FIORENZO

_(interrompendolo in tono di calorosa protesta)_ No, Dottore!

V'ingannate a partito! Io non ho avuta nessuna intenzione orgogliosa!

IL DOTTOR FINIZIO

Voi l'avete avuta, e io stesso la trovo legittima. Sissignore! La trovo

legittima giacchè sono persuaso che la figura... del _pretonzolo_

contribuisce a mettere l'animo del credente in uno stato che agevola la

trasmissione di quella tale energia che avete sortita da natura....

DON FIORENZO

_(con vivace umorismo misto di inquietudine)_ Ma, a buon conto, che

_accidempoli_ è?... _Ffffuh!..._ Un soffio? Un fluido? Una qualche cosa

sul genere di quella del telegrafo senza fili?

IL DOTTOR FINIZIO

Probabilmente, non molto diversa.

DON FIORENZO

Sicchè, io sono un uomo straordinario?... Un animale raro?...

IL DOTTOR FINIZIO

Siete un _animale_... — la parola è vostra — non comune. Questo, ve lo

posso garantire.

DON FIORENZO

«E così sia!» Disponete di quell'animale che sono, e che il Signore

v'illumini.

SEBASTIANO

_(quasi lagrimante)_ Io non ne capisco un'acca di ciò che dice il

Dottore, ma debbo pur fidare nella sua scienza... perchè... meglio la

sua scienza che niente!

DON FIORENZO

Coraggio! Coraggio, Sebastiano!

SEBASTIANO

_(con un impeto bruscamente doloroso)_ Se quella disgraziata mi muore,

vedrai quale specie di coraggio avrò!

DON FIORENZO

_(mettendogli una mano sulla nuca)_ Evvia, vecchio fanciullo!... Sono

cose che non si dicono e che, soprattutto, non si devono fare!...

_(Molto commosso anche lui, lo trattiene un istante, stringendoselo al

fianco; indi, lo sospinge.)_ Auff!...

SEBASTIANO

_(con le lagrime negli occhi, esce.)_

DON FIORENZO

Ditemi la verità, Dottore: voi che ne pensate?

IL DOTTOR FINIZIO

Caro Don Fiorenzo, se riuscirete, come spero, a farla nudrire, potrà

resistere ancora.... Altrimenti....

DON FIORENZO

_(getta un sospiro con gli sguardi al cielo.)_

IL DOTTOR FINIZIO

Siamo d'accordo, eh?... Vi chiamerò io.

DON FIORENZO

Mi chiamerete voi.

IL DOTTOR FINIZIO

_(uscendo, saluta)_ Signor Giulio....

GIULIO

_(rispettosamente)_ Dottore....

SCENA IV.

GIULIO

Me ne spetterà, dico, anche a me un pezzettino di Don Fiorenzo....

DON FIORENZO

_(ravvivandosi e scacciando qualche preoccupazione)_ E sì! Eccoci soli,

eccoci soli, finalmente!

GIULIO

Eccoci soli, ma la tua testa continua ad essere in servizio pei guai

degli altri. Questo l'ho bell'e capito.

DON FIORENZO

No, sai. Ho una mala paura che oggi il demone dell'egoismo pigli il

sopravvento. E, d'altronde, sfido io a non diventare egoisti quando si

gode d'una contentezza come quella di cui tu mi fai godere!...

GIULIO

Caro quel reverendo!

DON FIORENZO

Sarà, forse, una contentezza che durerà poco, perchè chi sa con quante

attrattive ti richiamerà l'America latina, ma, se non altro, ti avrò

veduto, ti avrò... _conosciuto_! Ventiquattro anni addietro eri un

gingillino senza connotati; e, durante questo tempo, potevo io realmente

conoscerti per mezzo di qualche lettera e di qualche fotografia?

GIULIO

No certo!

DON FIORENZO

Dunque, ti conosco adesso. _(Allegro)_ Signor fratello, io sono

enormemente felice di far la sua conoscenza!

GIULIO

Ed io, reverendo, le dedico con tutto il cuore la mia servitù e mi onoro

di prevenirla che ho il fermo proposito... di appiccicarmele addosso!

DON FIORENZO

Che! Che!... Queste son parole al vento! Non ci credo.

GIULIO

Non ci credi?!... Vedrai se non mi ti appiccico come un francobollo!...

Ne ho fino ai capelli delle emozioni metropolitane.... Ho fatto lo

scapestrato... nell'America latina, e ne sono stufo! Adesso, ho sete di

tranquillità, ho sete d'aria pura....

DON FIORENZO

Dove pascola il mio gregge, aria pura _gratis et amore Dei_!

GIULIO

A scanso di equivoci, non vengo a mettermi in concorrenza coi tuoi

poverelli per spillarti il borsellino. Qualche soldo per vivacchiare a

mie spese l'ho messo in salvo.

DON FIORENZO

L'alloggio, per altro, lo accetterai, superbaccio che sei!

GIULIO

Grazie, no! Ho visto che la tua casa è molto frequentata... dal gregge,

il che non mi divertirebbe punto. A me serve un'abitazione libera e

indipendente.

DON FIORENZO

Per fare il comodaccio tuo?

GIULIO

Nè più, nè meno.

DON FIORENZO

Sì, ma, un momento.... Andiamo piano.... Che specie di comodaccio?...

L'aria pura è a tua disposizione.... Ma da queste parti molte altre cose

sono abbastanza pure, e quelle lì.... _(Ha un gesto proibitivo.)_ Mi

sono spiegato?

GIULIO

Se t'ho detto che ho sete di tranquillità....

DON FIORENZO

A trent'anni, è una sete che passa presto. Insomma, garantisci la buona

condotta?

GIULIO

Garantisco la buona condotta.

DON FIORENZO

E allora,... siamo a cavallo! Ho per te precisamente quello che

desideri.

GIULIO

Davvero?!

DON FIORENZO

Il secondo piano di questa palazzina, cioè la casetta soprastante alla

mia _(indica)_, è disponibile. Il buon Sebastiano te l'affitterà per una

manciata di ceci, e tu... mi abiterai sul capo! Bada che è una bella

combinazione! Corpo della fortuna!... Pare che questo quartierino, che

Sebastiano ha recentemente mobiliato, stesse ad aspettare proprio te!

GIULIO

_(rifacendolo)_ Corpo della fortuna, non per nulla sono il fratello del

santo miracoloso!

DON FIORENZO

Ah no, Giulio mio, no! No! No! Per carità, non cominciare anche tu a

ripetere questa scempiaggine!

GIULIO

Ho scherzato sulla leggenda che ti si appioppa, perchè ho sentito che ci

scherzi tu stesso.

DON FIORENZO

Io ci scherzo per mettere almeno l'argine della burletta alle

chiacchiere che si fanno. Ma è una faccenda che mi secca, che

m'infastidisce, che mi tortura, che mi amareggia. Ora il Dottor Finizio,

per mostrare di essere lo scienziato che va ai congressi, ha scoperta in

me... «l'energia»... il «fluido». Non è zuppa, è pan bagnato. E si

finisce sempre col chiedermi quello che non ho, quello che non so di

avere.

GIULIO

Dopo tutto, poi, che ti fa?, che te ne importa?

DON FIORENZO

_(eccitandosi)_ Che me ne importa?!... E la mia coscienza?... E la

continua preoccupazione che mi si procura?... Il dovere mio è di fare il

prete. Il dovere mio è di aiutare il prossimo alla meglio e

d'intercedere per il suo bene presso Dio. Ma quando la gente si aspetta

da me mirabilia, mi sembra di essere un cassiere il quale abbia una

cassaforte piena di monete false, ed io ci soffro, ci soffro!... Ci

soffro molto, Giulio! Te lo giuro!

GIULIO

Lo vedo che ci soffri, povero Fiorenzo! Soltanto a parlarne diventi

pallido come un cencio lavato. Protesta una buona volta, seriamente,

solennemente. È una ingiustizia che tu debba sopportare questa tortura

quotidiana!

DON FIORENZO

Non cavo nulla a protestare. Nessuno qui si persuaderà mai che

Barbarello non sia la prova vivente dei miei poteri misteriosi.

GIULIO

Barbarello è quel giovanotto scemo che non ha voluto aprire la porta al

signor Sebastiano?...

DON FIORENZO

Per l'appunto.

GIULIO

E come c'entra, lui?

DON FIORENZO

Qui tutti quanti credono che egli esista e agisca per opera e virtù mia.

Tutti quanti credono che egli sia il mio miracolo classico.

GIULIO

Perchè?

DON FIORENZO

Perchè?... _(Con modestia sincera)_ Perchè un giorno, quando egli era

ragazzetto, riuscii a fermarlo sul pendìo di una rupe. Sì... fu un caso

piuttosto strano.... Questo è positivo. Hai visto la rupe su cui gira il

viottolo che abbiamo percorso a piedi lasciando la strada carrozzabile?

Be', il fatto accadde proprio lì. Era di domenica. Una frotta di

contadini stava a godersi il panorama chiacchierando con me, e

Barbarello faceva il chiasso insieme co' suoi piccoli amici. Nota che

lui, allora, era tutt'altro che un deficiente. Si distingueva, anzi, fra

i monellacci pari suoi per una intelligenza assolutamente eccezionale. E

com'era audace! E com'era bello nel suo aspetto di minuscolo barbaro

indomabile! E che lampi di geniale ribellione gettava dagli occhi

profondi! Non si ammansiva che vicino a me. Diventava, con me, dolce e

sottomesso, e io gli parlavo tanto, gli parlavo con più serietà che non

si parli a un bimbo, e avevo l'illusione che m'ascoltasse un'anima

adulta in quel selvatico fiore umano appena sbocciato. _(Breve pausa)_

Era orfano, com'eravamo orfani noi due fin dalla prima età, e mi

compiacevo e m'intenerivo nel chiamarlo: figliuolo mio. Noi sacerdoti le

pronunziamo spesso queste due parole, per consuetudine; ma io le

pronunziavo con una tenerezza che mi pareva dovesse molto somigliare

alla vera tenerezza paterna. Che cosa mi legava a quel fanciullo?...

Niente. Eppure, talvolta... non so... io lo consideravo... come una

parte di me stesso. E quando, quel giorno, egli, acceso d'allegria,

roteando nell'aria a guisa d'una piuma, sparì nel vuoto dietro il

parapetto diruto del viottolo, io, più dello spavento, più dell'orrore

che si prova innanzi alla catastrofe d'una persona cara, provai come la

sensazione d'essere vertiginosamente travolto insieme con lui. Sentii,

in quel medesimo istante, balzarmi dall'orlo del precipizio; sentii

tirarmi giù, giù, giù, giù, fra le asprezze della roccia che mi

laceravano i panni e le carni; e sentii inchiodarmi là dove il suo

corpo, impigliato in un vecchio cespuglio di ginestre, mi aspettava.

_(Ha i segni di una malsana concitazione. Nondimeno, padroneggiandosi,

celia un po'.)_ Ho detto che «m'aspettava» perchè..., parlando ad alta

voce, mi lascio sempre trasportare dall'enfasi rettorica, e vien fuori

il predicatore. Ma la verità è che, senza quel cespuglio di ginestre, il

mio saggio di acrobatismo sarebbe stato inutile. _(Facendosi di nuovo

serio)_ E, comunque sia, l'ipotesi del miracolo, oltre ad essere

fantastica, è una contraddizione, è una incoerenza! Se veramente per mio

mezzo si fosse compiuto un miracolo, il ragazzetto — dico io — si

sarebbe salvato tutto, si sarebbe salvato completamente. E invece no!...

no! Egli lasciò in quel cespuglio il tesoro del suo cervello, e non

salvò della sua anima adulta che un cantuccio angusto per riempirlo di

riconoscenza. È forse soprannaturale anche questo? È forse un prodigio

anche la riconoscenza?... Ma, Dio buono, visto che può essere

riconoscente un cane, perchè non dovrebb'essere riconoscente uno che è

nato uomo?... Sono sciocchezze, mio caro Giulio! Credi a me:... sono

sciocchezze!

GIULIO

_(commosso)_ Sì, sono sciocchezze, ma indubitatamente questo insieme di

cose è singolare, è impressionante, com'è impressionante la tua voce,

com'è impressionante il tuo sguardo, com'è impressionante tutto il tuo

piccolo mondo. Io sono uno scettico qualunque, futile e spensierato; e,

ciò non ostante, vedi, innanzi a te, penso, rifletto, mi commovo e ho

una specie di nostalgia del sentimento che guida le tue azioni, che

anima la tua persona e del quale io non ho neppure una vaga idea.

Vorrei... non so... vorrei rivolgerti mille interrogazioni, vorrei

scrutarti.... Anzi, di più: per capire bene come sei fatto, vorrei

addirittura essere, almeno per un'ora, quello che sei tu!

DON FIORENZO

_(in un tono di sorpresa)_ Quello che sono io?! _(Sorridendo con lieve

malinconia)_ Va' là.... Non te lo consiglio.

GIULIO

Non sei contento della tua vita?

DON FIORENZO

... Sì.

GIULIO

È un _sì_ in cui c'è la metà di un _no_. Dopo tutto, che cosa manca alla

tua vita?

DON FIORENZO

Uhm!...

GIULIO

Per esempio,... per esempio... manca l'amore, non è vero?

DON FIORENZO

Io amo tante persone e tante persone mi amano.

GIULIO

Non fare lo gnorri! Io parlo dell'amore con l'_A_ maiuscola, che è

alquanto più specializzato e più individuale.

DON FIORENZO

_(scherzosamente sorvolando)_ Ma sì che manca quello lì. Bisogna per

forza che manchi. Altrimenti, che razza di prete sarei?

GIULIO

Sicchè?...

DON FIORENZO

Mi fai il favore di lasciarmi in pace? Ficcanaso!

GIULIO

_(proseguendo)_ Sicchè nessuna donna ha mai attraversato il tuo cuore?

DON FIORENZO

_(sorvolando ancora con comicità)_ Mai mai mai mai!... Ma, scusa, che

discorsi son questi? _(Levandosi)_ Pensiamo ad altro! E finiamola, veh,

con gli argomenti troppo importanti!... Mi costringi a parlare di me e

ad essere inospitale. Non ti ho neppure offerto un ristoro....

GIULIO

Ci siamo rifocillati alla stazione. Non desidero più nulla, per ora.

DON FIORENZO

Ma un bicchiere di vinello locale devi beverlo. È digestivo.

GIULIO

No, Fiorenzo. Lo beverò poi a tavola.

DON FIORENZO

_(cavando dallo stipo una bottiglia, due bicchieri e un coltellino)_

Devi beverlo sùbito, perchè qui un bicchiere di vino bevuto è segno di

ospitalità accettata.

GIULIO

Se è così, beverò finchè vuoi!

DON FIORENZO

Benissimo!... _(Mette i due bicchieri sul tavolino.)_

GIULIO

La bottiglia promette un vino di lusso!

DON FIORENZO

_(tagliando i fili che mantengono il turacciolo)_ Creazione enologica

del nostro Sebastiano!... Me lo dà affinchè io lo conservi per le grandi

occasioni... purchè, intendiamoci, non sia una festa religiosa! È

spumante, sai. Spumantissimo! Guarda! _(Facendo saltare il turacciolo)_

Piiim!... _(Poi, versando)_ Viva il vino!... Io sono astemio, ma oggi

voglio spropositare..., voglio uscire di carreggiata.... _(Alza il

bicchiere)_ Alla tua salute!

GIULIO

Alla tua bontà, Fiorenzo! _(Beve.)_

DON FIORENZO

_(dopo aver bevuto un sorso con una certa timidità)_ Quello che mi

sembra buono sul serio è questo spumante. _(Beve più abbondantemente.

Indi, gustando, osserva:)_ Si è astemii, si è astemii, e poi... quando

si trova quel tale succo d'uva che garba al palato.... _(Un fresco

risolino gli tronca la frase)_ Eh! eh! eh! eh!

GIULIO

Stai attento, Fiorenzaccio!

DON FIORENZO

A che?!

GIULIO

L'analogia fra il vino e la donna è vecchia quanto la storia di Noè!

DON FIORENZO

E dàgli, tu! Batti sempre lì, donnaiuolo! _(Sorbisce un altro sorso.)_

GIULIO

Donnaiuolo dimissionario, beninteso. Ho rassegnate le mie dimissioni,

io. Mi sono piaciute tutte le donne, e forse per questo non me ne piace

più nessuna. Il caso tuo, al contrario....

DON FIORENZO

_(animandosi quasi fosse già leggermente ebbro)_ Il caso mio!... Il caso

mio!... Non te ne occupare del caso mio.

GIULIO

Si è astemii, ma poi, quando si trova quel tale succo....

DON FIORENZO

Quel tale succo io l'ho trovato ai bei tempi in cui avevo il diritto di

non essere astemio, briccone di un fratello!... Non portavo il nicchio,

allora, ma il berretto birichino dello studente universitario, e

declamavo al chiaro di luna: «Donne, ch'avete intelletto d'amore....»

GIULIO

E avesti il coraggio di rinunziare alle amorose rime del Poeta per le

aride malinconie del breviario?!...

DON FIORENZO

Non fu un coraggio, fu una necessità dell'anima mia!

GIULIO

Amavi una stupida che ti respinse?

DON FIORENZO

Non fu una stupida e non mi respinse lei!

GIULIO

Perbacco, ci sono arrivato! Era una moglie, e ti respinse suo marito!

DON FIORENZO

_(lasciandosi prendere dall'ebbrietà, che mescola in lui la gaiezza e la

tristezza)_ Ma no! Ma no! Ma no! Era una moglie, e mi respinse la sua

onestà.

GIULIO

E non potevi consolarti con le altre innumerevoli donne che ingombrano

la superficie terrestre?

DON FIORENZO

Non potevo, Giulio!... Non potevo! A te sono piaciute tutte; a me ne è

piaciuta... una sola. _(Ride un po', mentre una lagrima vagola sulle sue

pupille.)_ Il Signore te lo perdoni! Che mi fai dire?! Dove mi fai

andare col pensiero?! _(Brillano i suoi occhi lagrimosi pieni di

visioni.)_ Oh!... Quante cose lontane!... Quante cose lontane!...

GIULIO

_(lo contempla con rispetto ed ammirazione.)_

IL DOTTOR FINIZIO

_(sul pianerottolo, in tono discreto, ma premurante)_ Ci siamo, Don

Fiorenzo!... Se volete compiacervi....

DON FIORENZO

_(udendo la voce del Dottore, vede come dileguare bruscamente le sue

visioni. Ha un attimo d'imbarazzo, quasi di mortificazione. Indi, si

volge a lui:)_ Sono ai vostri ordini, Dottore.

IL DOTTOR FINIZIO

Vi aspetto. _(Sparisce.)_

DON FIORENZO

_(a Giulio)_ Questa fiducia è terribile, per me!... _(Si drizza in tutto

il corpo. Una forte emozione gli sale al cervello.)_ Mi si chiede

nientemeno che di prolungare la vita di una moribonda....

_(Dolorosamente)_ È terribile!... È terribile!...

GIULIO

_(con gentilezza accorata)_ Ma non metterti così in orgasmo! Farai

quello che potrai... con la tua buona assistenza, col tuo affetto....

DON FIORENZO

_(umilmente)_ ... Farò... quello che potrò.... _(Poi, assorto,

pallidissimo, si avvia.)_

(SIPARIO.)

ATTO SECONDO.

_La medesima camera._

SCENA I.

SEBASTIANO

_(sta solo — vestito a lutto — a cavalcioni di una sedia. Lentamente,

cerca e trova un sigaro in una saccoccia del panciotto. Lo accende. Fuma

e muove le labbra agitando il sigaro messo nell'angolo della bocca.

Rabbuiato, accigliato, parla e bestemmia fra sè e sè.)_

GIULIO

_(di fuori, gaiamente)_ Ah, tu scappi ancora, piccolo Cagliostro?!...

Scappi ancora? Ti piglia la tremarella quando t'inseguo?

_(Si ode ridere BARBARELLO di un riso nervoso, misto di ululati e di

guaiti. Egli, non veduto da SEBASTIANO, entra velocemente carponi e si

caccia sotto il sostegno tappezzato dello scarabattolo.)_

GIULIO

_(arrivando di corsa)_ Ma se una di queste volte ti raggiungo, guai a

te! _(È vestito di bianco, con una eleganza il cui carattere

cittadinesco è attenuato da un voluto disordine campagnuolo. Ha

all'occhiello un bel garofano color di rosa screziato. La paglia

all'indietro e il bastoncino portato a guisa di frusta gli dànno un'aria

graziosamente smargiassa. Si ferma un istante nel centro della stanza.)_

Dov'è?... _(Si avvia vivacemente verso la porta a sinistra.)_ Ma io ti

scovo, sai!

SEBASTIANO

No, no, signor Giulio. Non andate a disturbare Fiorenzo. Quando si mette

a star solo in camera sua non vuole essere disturbato.

GIULIO

Ma ci è già Barbarello a disturbarlo!

SEBASTIANO

Barbarello non c'è.

GIULIO

Come non c'è? Qui si è infilato!

SEBASTIANO

_(molto burbero)_ Bravo! Ora assoderemo che Barbarello può perfino

diventare invisibile. Quest'altra fandonia ci vorrebbe per finirci di

scombussolare la testa.

GIULIO

A me è parso di vederlo entrare qui, carponi come una scimmia.

SEBASTIANO

Avrà fatto finta per burlarsi di voi, e se la sarà svignata correndo più

su.

GIULIO

Ed è uno scemo costui?

SEBASTIANO

Chi lo capisce quello che è? _(Masticando il sigaro)_ Io lo manderei

all'inferno spesso e volentieri. Me ne astengo soltanto per non dar

dispiacere a Fiorenzo. E voi fate male a mostrare antipatia per quel

giovanotto.

GIULIO

È piuttosto lui che mostra antipatia per me.

SEBASTIANO

Lo inseguivate chiamandolo piccolo cagliostro!...

GIULIO

Lui scappava come la volpe davanti al cane, ed io lo inseguivo per

chiasso. È, su per giù, l'episodietto comico che si ripete, oramai,

quasi quotidianamente. Io lo sorprendo spesso ad aggirarsi intorno a

quella signorina misteriosa che voleva parlare a Fiorenzo lo stesso

giorno del mio arrivo, e che, non si sa per qual ragione, si è

affrettata... a non tornarci. Quando lo scorgo, mi nascondo e quindi gli

càpito di botto alle spalle, facendogli: _buuuh!_ Allora, lui piglia la

rincorsa, io minaccio di acchiapparlo, e così ci esercitiamo lui a

funzionare da volpe, io da cane. Correndo, egli non fa che ridere;

sicchè non è già che abbia paura di me: ma, in fondo in fondo, si secca

che io lo sorprenda. E il più curioso poi è questo: che la signorina

subisce pazientemente la presenza dello scemo e non c'è caso che tolleri

la mia. Ma una volta... una volta l'ho ben costretta a non evitarmi!...

Sapete in quale occasione? Ai funerali della vostra povera moglie.

SEBASTIANO

_(con un moto comico di stupore rabbioso)_ Ah, sì?!

GIULIO

Il piccolo santo: Dramma in cinque atti · 第 1 / 6 段