Innocenzo non solo faceva dei bagni, ma, côlto da una malattia di

languore, faceva de'bagni di sangue umano, secondo Infessura. Gregorio

XVI beveva vino in grande abbondanza; anzi, per usare una gentilezza

all'acqua e per non mancare di rispetto al vino, mescolava questo

con dello Sciampagna. Giulio II fece commercio di cipolle, quand'era

semplice marinaio di Artizuola. Sisto IV vendette come beneficio ai

preti ed ai vescovi _tres putanas in burdello, quæ reddunt singulis

hebdomatibus julios viginti_. Non solo il titolo di re non è più

inconciliabile con quello di cristiano, ma Gregorio VII e i suoi

successori si chiamarono _re dei re!_ Un battuto di pollo, condito

con essenze, che Pio IV prese come afrodisiaco, gli cagionò una

indigestione, che accelerò la sua morte. Leone X fece rappresentare

davanti a sè la _Mandragora_ di Machiavelli. Nessun papa penserebbe più

a scomunicare, come Innocenzo III, la Magna Carta e i baroni inglesi. I

papi non leggevano molto gli autori profani; nondimeno Urbano VIII si

dilettava della lettura di Petronio, di Marziale e persino dell'Aretino

e di Marini. Pasquino diceva di lui: «Il papa è cattolico?--No, egli

è cristianissimo», per indicare ch'egli pendeva piuttosto verso la

Francia, che verso la Spagna. I papi non sono ammogliati, ma essi

hanno largamente usato dell'adulterio e del concubinato con le loro

cognate, come Innocenzo X, e colle loro nipoti, come Pio VI. V'ebbero

inoltre due papi figli di papi: S. Silvestro, figlio di papa Milziade;

e Giovanni XI, figlio di Sergio III.

Noi siamo inoltre convinti che il Concilio di Roma sarà forse meno

eccentrico di quel che s'immagini, e che i Padri stranieri--lontani dal

loro paese, dove la loro ostinata credenza è un'arma politica di un

partito contro un partito--faranno udire ai Padri romani consigli di

saggezza.

Finalmente bisogna contare su ciò che si chiama altrove l'impreveduto,

ed a Roma lo Spirito Santo, il quale rappresenta una sì gran parte

in tutte le riunioni, meeting, parlamenti, Conclavi o Concilii. Ma,

malgrado tutto ciò, l'intrapresa del Concilio è un pericoloso cimento,

a cui la vanità di Pio IX espone la Chiesa.

XXXVIII.

San Gregorio Nazianzeno disse (lettera LV): «Io non ho mai veduto un

Concilio che abbia avuto un buon fine e che non abbia accresciuto i

mali, anzichè guarirli. L'amore della disputa e l'ambizione regnano al

di là di quanto si può dire in qualunque assemblea di vescovi».

Noi non crediamo che il Concilio di Roma avrà gli stessi risultati; ma

esso non potrà sfuggire ad una di queste due conseguenze:

O la Chiesa si metterà a rimorchio della civiltà, e lascerà andare per

la corrente l'infallibilità del papa e del Concilio, la supremazia

di questo su quello, il poter temporale, l'ingerenza nell'educazione

pubblica, gli Ordini religiosi, i dogmi contrarii alla logica, alla

fisica, alla chimica ed al senso comune;

Ovvero la rovina della Chiesa cattolica è compiuta.

Le nazioni, non potendo seguire il Concilio nelle sue aberrazioni, che

mirano alla distruzione di tutto ciò che il mondo ha guadagnato colla

scienza--l'astronomia, le scienze naturali, la fisiologia del cervello,

le scienze fisiche e chimiche--, respingeranno i canoni malaugurati

che condannano il progresso. Ed allora accadrà: che gli Stati si

separeranno dalle credenze della Chiesa universale, come i protestanti

del secolo decimosesto; che ciascuna nazione avrà il suo _Credo_; e che

le Chiese nazionali, come la gallicana di un tempo, si stabiliranno

dappertutto.

La Chiesa nazionale è l'ultima tappa per giungere al prete libero

nello Stato libero, ch'è la costituzione definitiva della Chiesa

dell'avvenire; poichè, non bisogna dimenticarlo, la gerarchia uccide la

fede.

La fede non è più un fiore spontaneo dell'anima, ma una consegna, una

servitù.

Laonde non più Chiesa, ma le Chiese; non più episcopato, ma il vescovo;

non più clero, ma il prete--tutti godenti della libertà e della

eguaglianza di tutti nella nazione[26].

Ecco la formula dell'avvenire, l'ultima parola del cristianesimo.

Noi ne siamo ancora lontani, ma progrediamo.

Nel 1848, Pio IX uccise il papato; nel 1870, egli ucciderà la Chiesa.

Il Concilio di Roma è il Solferino del potere spirituale.

_Parigi, agosto 1869._

FINE.

PREZZO DEL PRESENTE VOLUME

Una lira.

D'IMMINENTE PUBBLICAZIONE

PER IL XX. CONCILIO ECUMENICO

MDCCCLXIX

APPELLO AI PARROCHI, CANONICI, PROFESSORI

E MODERATORI DEI SEMINARI, E SACERDOTI ITALIANI

LIRE 1. 50.

LE MEMORIE DI GIUDA

DI

F. PETRUCELLI DELLA GATTINA

LIRE 5.

_Dirigere commissioni e vaglia all'editore E. Treves, in Milano._

NOTE:

[1] Novaziano era un prete della Chiesa di Roma, istrutto ed eloquente,

di carattere duro e di costumi severi, che ricusava di riammettere

nella Chiesa que'cristiani che, durante la persecuzione di Decio,

avevano abiurato. Egli si oppose alla elezione del papa Cornelio, e fu

il primo antipapa. Cornelio radunò un Concilio (254), in cui Novaziano

e i suoi partigiani furono scomunicati. Un altro prete di Cartagine,

per nome Novato, contribuì alla propagazione della dottrina. Vedi:

Milner, _Hist. of the Church_; Buston, _Lect. on the Ecc. Hist._;

Mosheim, _Comment. de Reb. Christ._; Walch, _Hist. der Ketzer_;

Eusebius, _Hist. Eccl._; Kenckel, _De Haeresi Novatiana_.

Manete era un dotto persiano, pittore e filosofo, che mirò a conciliare

le dottrine de'Magi con quelle di Cristo. Egli diceva che Cristo non

aveva compiuto la redenzione, e che lui, Manete, era il Paracleto

promesso dal Salvatore a'suoi discepoli. Oltre gli storici suindicati,

vedi: Neander, _Kirkenges_; Von Reichlinn Meldegg, _Die Theologie des

Manes_; D'Herbelot, _Biblioth, Orient., art. Mani_; Wolf, _Manich. ante

Manicheos_; Beausobre; Hyde, _De Relig. veter. Persarum_.

Due Donati, uno numida e vescovo di Casa Negra, l'altro vescovo di

Cartagine. I donatisti non erano eretici dal punto di vista del dogma,

fuorchè un ramo della loro sètta detto dei _Circumcellioni_. Il loro

errore era di credere che la Chiesa d'Africa era decaduta dal grado e

dalla condizione di vera Chiesa, e ch'essa non possedeva più i doni

dello Spirito Santo, per aver eletto il vescovo Ceciliano senza il

concorso dei vescovi della Numidia. Essi, per conseguenza, credevano

che gli ordini, le dottrine, le cerimonie fuori della loro Chiesa non

erano nel vero e non avevano efficacia. Vedi: Valesio, _De Schis.

Donat._; Ittig, _Hist. Donat._; Noris., _Hist. Donat._; Leng, _Hist. of

Donat._; Walch, _Hist. der Ketzer_.

Montano era un visionario frigio, che si dava come un Messia di

Cristo e degli Apostoli, i quali non avevano spiegato abbastanza

chiaramente certi punti della dottrina, a cagione della debolezza

de'popoli del loro tempo. Egli distingueva il Paracleto dallo Spirito

Santo, condannava come illecito il matrimonio de'vedovi e delle

vedove, proscriveva tutti gli ornamenti del lusso muliebre, voleva

che l'istruzione e la filosofia fossero bandite dalla Chiesa, e che

le vergini dovessero portare un velo.... Vedi: Burton, _Lect. on the

Eccl. Hist. of First Three Cent._; Wornsdorf, _Comment. de Montan._;

Matter, _Hist. Crit. du Gnost._; Gieseler, _Lehrbuch_; Milman, _Hist.

of Christ._; Ritter, _Geschichte der Christ. Philos._; Döllinger,

_Lehrbuch der Kirchengesch._, tradotto in inglese da Cox.

Marcione era stato preceduto da Cerdone, un Siro. Egli ammetteva che vi

fossero due cause prime d'ogni cosa: una assolutamente buona, l'altra

assolutamente cattiva. In mezzo a queste due divinità sta l'architetto

del mondo, detto Dio, il quale non è nè assolutamente buono, nè

assolutamente cattivo, ma di natura mista, ossia giusta. Questo Dio

e il male sono in perpetua guerra, a cagione della loro supremazia

nel mondo.... Il Cristo non aveva che un'apparenza di corpo, Marcione

condannava il matrimonio, il vino, la carne e tutto ciò che piace al

corpo. Vedi: Tertulliano, e le note del suo traduttore in inglese;

_Books against the Marcionites_; Massuet, _Hist. du Manichéisme_; e gli

autori citati qui sopra.

Valentino era romano, della famiglia dei gnostici, e prese il titolo

di gnostico. Egli propagò un romanzo sull'origine del mondo. Nel

_Pleroma_, residenza di Dio, vivono trenta Eoni, quindici maschi

e quindici femmine, ed altri quattro Eoni, che non sono maritati:

Horus--il portinajo del Pleroma--Cristo, lo Spirito Santo e Gesù.

Sofia, la più giovane delle Eoni, è una fanciulla; Hachameth--la

filosofia,--che fu espulsa dalla residenza divina, divenne materia, e,

coll'aiuto di Gesù, ebbe un figlio, Demiurgo, l'artefice e signore del

mondo. All'uomo manipolato da Demiurgo, la madre Hachameth aggiunse

una terza sostanza, tutta spirituale. Demiurgo si considerò come un

vero dio. Allora, per reprimere la sua insolenza, Dio mandò Cristo,

che passò attraverso il corpo di Maria, «come l'acqua attraverso un

canale»; e Gesù, uno de'più alti Eoni, s'accoppiò con lei quando fu

battezzato da Giovanni nel Giordano.... La filosofia dei gnostici si

riduce a questo: che il mondo è un composto di bene e di male; che il

bene deriva da Dio padre, dalla luce, e ritorna a lui; il male sarà

distrutto col mondo. Valentino procreò parecchie sètte: i _Tolomeiti_,

i _Secundiani_, gli _Eraclioniti_, i _Marcositi_, gli _Adamiti_, i

_Cainiti_, gli _Abeliti_, i _Serpentiani_ od _Ofiti_, ecc., tutti

gnostici. Vedi: Ritter, _ubi supra_; Faydit, _Eclairciss. sur l'Hist.

Eccles. des deux premiers siècles_; Buddens, _Diss. de Haeresi

Valentiniana_; Bayle, Diz. art. _Adamiti_, _Prodicus_, _Cainites_,

ecc.; e le opere suindicate.

[2] Queste cappelle, più tardi, si chiamarono _Tituli_. Le belle

chiese erano soltanto i tempii antichi adattati al culto cristiano.

Dopo la conversione di Costantino, questa trasformazione de'tempii e

la costruzione delle basiliche si compirono con ardore, e ben presto

ve n'ebbe a profusione. Vedi: _Codex Théodos._ lib. IX; Jerome,

_Chronicon_ ad an. 332; Du Cange, _Gloss._, voce Titulus; De Croy, _Les

trois conformités_.

[3] Noeto aveva insegnato che Dio Padre aveva preso personalmente la

natura umana di Cristo.

Sabellio diceva che soltanto una certa energia, emanante dal Padre

supremo, od una certa porzione della natura divina, staccandosi da lui,

s'era unita al Figlio, ossia l'uomo Cristo. Lo Spirito Santo era una

parte consimile del Padre Eterno. Insomma, una persona sola sotto tre

forme, e malgrado ciò, una separazione tra queste forme.

Berillo opinava che Cristo non esistesse prima della sua nascita da

Maria, e che alla sua nascita, una particella di Dio stesso penetrò in

lui in forma d'anima.

Paolo di Samosata ammetteva che il Figlio e lo Spirito Santo esistevano

in Dio, come la ragione e la volontà esistono nell'uomo; che il Cristo

nacque semplice uomo, ma che la sapienza--logos--- del Padre discese

in lui, e lo pose in grado d'insegnare, non meno che di far miracoli;

e che a cagione del _logos_, la parola del Padre, il Cristo poteva

passare per Dio.

Apollinare diceva che il Cristo non aveva bisogno d'anima, avendo già

la sua natura divina. Un'anima razionale implicava una dualità nella

natura del Cristo.

Marcello considerava il Figlio e lo Spirito Santo come due emanazioni

del Padre, le quali, essendo ritornate in lui dopo il compimento delle

rispettive funzioni, non possono più stabilire una differenza tra le

tre persone.

Fotino supponeva che Gesù fosse nato dalla Vergine e che una certa

emanazione divina, detta la Parola, si fosse unita a lui, e fu perciò

chiamato Figlio di Dio. Lo Spirito Santo era una virtù od una energia,

procedente da Dio, e non una persona.

Macedonio intendeva lo Spirito Santo come una energia divina diffusa

nell'universo, e non come una persona distinta dal Padre e dal Figlio.

San Basilio, del resto, ricusava allo Spirito Santo il nome di Dio.

Vedi le opere già citate: Wormio, _Hist. Sabelliana_; Leclerc, _Ars

critica_; Chauffepié, _Nouv. Dictionn. hist. crit._; Voigt, _Biblioth.

Hæresiologica_; Bayle, _Art. Apollinaris_; Vogel, _De Marcello Ancyræ

episcopo_; De la Roque, _De Photino_, ecc.; Ittig., _Hist. Photini_.

[4] I primi tredici papi, che non credettero nella divinità di Cristo.

Poi Zefirino, Cornelio, Marcellino, Marcello, Silvestro I, Melchiade,

Liberio, Damaso, Eleuterio, Innocenzo I, Bonifazio II, Vigilio, Zozimo,

Felice III, Onorio I, Ormisida, Giovanni II, Anastasio, Gregorio il

Grande, a proposito del culto delle immagini; Adriano I, Leone III,

Giovanni VIII, Silvestro II, e lo stesso Gregorio VII, il quale pendeva

verso la dottrina di Béranger, il luterano precoce. Vedi: Petruccelli

della Gattina, _Hist. diplomatique des conclaves_, t. I, p. 198.

[5] Priscilliano era press' a poco un manicheo. Egli negava la realtà

dell'incarnazione e nascita del Cristo; sosteneva che il mondo non

era la creazione d'un Dio, ma l'opera d'un demonio o spirito maligno;

predicava l'esistenza degli Eoni, ossia emanazioni di Dio; dichiarava

che il corpo umano è una prigione fabbricata dall'autore del male per

gli spiriti celesti; condannava il matrimonio; negava la risurrezione

de' corpi. Mosheim pretende che i Priscilliani furono calunniati, in

quanto alle loro orgie licenziose ed altre accuse mosse contro di

loro. Vedi: Simon de Vries, _Diss. crit. in Priscillian_; Girvesius,

_Hist. Priscill. chronolog._; Lardner, _Credibility_, ecc.; Lübkert,

_De Haeresi Priscill._; e le opere già citate, in particolare Matter,

Walch, Beausobre.

[6] Aezio, orefice, medico e vescovo, pretendeva che il Cristo era una

semplice creatura. Il suo segretario Eunomio aggiungeva che Gesù era

un essere creato, e di una natura diversa da quella di Dio. (Vedi gli

autori sunnominati).

[7] Ecco nondimeno alcune curiose disposizioni dei Concilii, che non

possiamo passare sotto silenzio. Il Concilio d'Elna proibisce di

dipingere sui muri delle chiese le immagini che si adorano. Quello di

Sardica proibisce ai vescovi di andare alla Corte e di rimanere più

di tre settimane assenti dalle loro diocesi. Quello di Toledo (400)

proibisce alle religiose d'avere famigliarità co'loro confessori. Il

Concilio di Besanzone depone il vescovo Celidonio, che aveva sposato

una vedova (444). Il Concilio d'Arles (452) scomunica gli attori.

Quello d'Angers scomunica i chierici, che abbandonano la chiesa per

farsi soldati. Quello d'Agde (506) fissa a quarant'anni l'età di una

donna per prendere il velo religioso; a venticinque per farsi ordinare

diacono, a trenta per divenir prete. Il Concilio d'Albone (517) vieta

alle persone clericali di visitare donne dopo il mezzodì, ai vescovi

di aver cani da caccia e falconi, agli abati di liberare i servi, «non

essendo conveniente che i laici riposino, mentre i monaci lavorano».

Quello d'Orléans (533) proibì di ordinare prete un diacono che non

sapesse leggere; e quello di Orléans (538), d'ammettere agli onori

ecclesiastici un servo o un colono. Quello di Tours (567) ordinò ai

vescovi maritati di riguardare la _vescova_ (_episcopa_) come sorella.

A Mâcon si discusse se conveniva comprendere la donna sotto il nome

_homo_; e si condannò i vescovi che facessero guardare dai cani le

loro case (585). Il Concilio d'Auxerre proibì di mascherarsi da cervo

o da vacca nelle calende di gennaio. Il papa Teodoro, nel Concilio di

Roma (648), firmò la condanna di Pirro, vescovo di Costantinopoli,

col sangue di Cristo mescolato con inchiostro. Il Concilio di Toledo

(680) dichiara decaduti dal trono i re condannati dalla Chiesa; e

quello di Saragozza (691) condanna al chiostro, pel resto della loro

vita, le regine rimaste vedove. Il Concilio di Verberia (753) permette

ad un marito, che uccise un assassino mandatogli da sua moglie, di

allontanarla da casa e di rimaritarsi. Se un marito è costretto a

partire per un lungo viaggio, e se la moglie non vuol seguirlo, essa

può rimaritarsi, e così il marito. Un marito oltraggiato può prendere

un'altra moglie. Il Concilio di Parigi (829) notifica ai re, ch'essi

non hanno ricevuto il trono dai loro antenati, ma da Dio. Il Concilio

di Nantes (898) vieta alle vedove ed alle religiose di frequentare le

pubbliche assemblee, dove le donne parlavano molto, senza il consenso

del vescovo. Quello di Selingstadt ordina a' preti di non dire più

di tre messe al giorno. Ad Avignone si proscrive il canto di poesie

amorose ed il ballo nelle chiese, alla vigilia dei Santi. Quello di

Laterano ordina ai medici di non dare alcuna medicina agli ammalati,

prima d'aver chiamato il confessore. Quello di Tolosa proibisce

alle persone sospette d'eresia di esercitare la medicina. I sinodi

francesi di Tolosa, Arles, Narbona, Béziers, Lione e Pamiers si

scagliano con furore contro gli eretici. Quello di Nantes ordina di

non servire ai vescovi più di due piatti nelle loro visite diocesane.

Quello di Vienna, presieduto da Clemente V, vieta agli ecclesiastici

di esercitare il mestiere di beccaio, albergatore, commerciante di

oggetti contrarii alla decenza, e di vestire abiti di colore o di

seta. Nondimeno questo papa conduceva seco pubblicamente la sua

concubina, la contessa di Périgord. Il Concilio di Toledo ordina

agli ecclesiastici di radersi almeno una volta al mese; e quello

d'Avignone (1326) condanna coloro che scomunicavano i vescovi, che li

avevano scomunicati. Il Concilio di Nantes (1431) proscrive il costume

di sorprendere gli ecclesiastici nel loro letto, probabilmente con

una donna, di condurli nudi per la città, di porli sull'altare e di

aspergerli d'acqua benedetta.

[8] Voltaire dice: «Se si crede alle parole di Arnoud, vescovo

d'Orléans, Leone non era nè ecclesiastico nè cristiano». Egli fuggì in

Germania, ritornò con Ottone, e fece degradare ed esiliare Benedetto

V. Egli è Leone VII per coloro che non ammettono come canonico Leone

V, che fu una donna e morì di parto al Laterano. _Peperit papissa

papillam!_

[9] Parlo delle Rosmunde, delle Teodolinde, della stessa contessa

Matilde, e specialmente di Ermenganda, di Teodora e di Marozia. Teodora

amava l'arcivescovo di Ravenna; ma siccome, per la distanza da Roma,

essa non poteva giacere col suo amante--_rarissimo concubitu potiretur_

(dice Liutprando)--essa lo fece nominare papa, e si chiamò Giovanni X.

Egli fa un papa guerriero come Giulio II. Marozia, figlia di Teodora,

che lo odiava, lo fece gettare in un carcere; e dopo avergli fatto

soffrire la tortura e la fame, lo fece soffocare come Desdemona:

_cervical super os ejus posuerunt._ Marozia fece altresì morire in

un carcere papa Leone VII ch'essa aveva fatto eleggere per attendere

che il proprio figlio, avuto dal papa Sergio III, avesse raggiunto i

ventidue anni. Ella fece, infatti, nominar papa questo giovane, che fu

Giovanni XI, e che morì alla sua volta avvelenato (Vedi: _Hist. diplom.

des conclaves_, t. 1).

[10] Questo Gregorio V, un lanzichenecco tedesco, non si contentò della

scomunica: sorprese il suo rivale a Roma, lo fece spogliar nudo, porre

sopra un asino, trascinare in berlina e orribilmente mutilare.

[11] Clemente II fu avvelenato da Benedetto IX. Questo papa, minacciato

d'essere rovesciato dal trono per le sue scelleraggini, lo aveva

venduto a Gregorio VI. Costretto a combattere i suoi due rivali,

Benedetto IX e Silvestro II, Gregorio VI aveva ottenuto che i Romani

gli dessero un coadiutore per lo spirituale; in modo che i tre papi

si divisero la città di Roma. Fu allora che Enrico III fece eleggere

Clemente II dai Concilio di Sutri; ma essendo Clemente perito,

l'imperatore nominò Damaso II. Benedetto IX lo avvelenò, e poi abdicò.

[12] I parenti di Giovanni XX gli avevano comperato il trono, in età

di 10 anni, da Benedetto VIII, espulso; e divenne papa in età di

dodici o quindici anni. Ma i Romani lo scacciarono. Giovanni ritornò

co'Tedeschi; e fu cacciato di nuovo. Ritornò in fine con de'parenti e

partigiani, e costrinse Silvestro III, che aveva comperato la tiara, a

prender la fuga.

[13] Questo Stefano IX fu il primo ch'ebbe il sentimento dell'unità

dell'Italia, e volle creare suo fratello re di tutta Italia. Alessandro

VI ebbe anch'egli questo sentimento per Cesare Borgia. Ma Stefano

IX fu così maltrattato e malmenato in una sommossa, che non potè

più mostrarsi in pubblico. E fu in seguito avvelenato in un calice

consacrato.

[14] Il vescovo d'Alba chiama Alessandro II _Asinandrellus_.

Ildebrando, figlio del falegname di Soano, che fu poi Gregorio VII,

aveva fatto nominare questo papa senza la sanzione imperiale, istituita

dai Concilii. Alessandro voleva abdicare; ma Ildebrando s'impadronì con

violenza della sua persona, soppresse le rendite della Chiesa, e non

gli lasciò pel suo mantenimento che cinque soldi di Lucca al giorno.

(Vedi card. Beno; _Hist diplom. des conclaves_).

[15] Calisto non si limitò alla scomunica del suo rivale Gregorio VIII,

ma l'assediò nella fortezza di Sutri, lo fece prigioniero, lo colmò

di mali trattamenti, e lo condusse a Roma, coperto di pelli di bestie

ancor sanguinose, seduto a rovescio sur un cammello, con la coda in

mano in luogo di briglia, facendosi da lui precedere come un ornamento

trionfale. Dopo di che, fu rinchiuso in una gabbia di ferro nel cortile

d'una fortezza, e un po'più tardi avvelenato. (Vedi Pandulph. Pisan,

_Vit. Calix._ II; Falco Benev.; Suger abb.)

[16] Bonifazio si credeva infallibile, ma non credeva alla

infallibilità de' suoi predecessori. Egli fece bruciare tutti gli atti

di Celestino V, e tolse il cappello ai cardinali Colonna, suoi nemici.

Nel giorno della ceneri, allorchè Porchetto Spinola, arcivescovo di

Genova, si pose a' suoi piedi per ricevere la croce, Bonifazio gli

disse: «Ricordati che tu sei ghibellino, e che morrai coi ghibellini».

E gli gettò la cenere negli occhi. Egli aveva avuto figli dalle sue

due nipoti e dalla moglie di suo nipote, che avea creato cardinale

mentre essa viveva. Ricusò la corona ad Alberto d'Austria, ricevendone

gli ambasciatori seduto in trono, con la corona sul capo e colla spada

nel pugno, esclamando. «Io sono Cesare, io sono l'imperatore!» E noto

che Sciarra Colonna le schiaffeggiò con la mano guantata di ferro, che

Napoleone Orsini lo rinchiuse, e che egli si condannò dapprima a morire

di fama, poi si spezzò il cranio contro il muro. Dante lo collocò

nell'_Inferno_, al pari di Nicolò III e Clemente V. Benedetto XI cassò,

alla sua volta, tutti gli atti di Bonifazio.

Il Concilio · 第 6 / 7 段